Mondo Jazz
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IL JAZZ SU RADIOTRE

martedì 22 maggio 2012 20.30
Locandina
IL CARTELLONE
FORMIA JAZZ FLIRT
Eddie Gomez Trio “We Love La Faro”
contrabbasso Eddie Gomez batteria Joe La Barbera pianoforte Salvatore Bonafede
Registrato a Itri il 1° agosto 2011 -----------------------------------
FORMIA JAZZ FLIRT
Paolo Recchia Trio "Ari's Desire"
sax contralto Paolo Recchia contrabbasso Pietro Ciancaglini batteria Nicola Angelucci Registrato a Formia il 17 agosto 2011
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Ultimi Commenti
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tu0no il 25/05/12 alle 09:11 via WEB
.. Jazz, musica non per tutte le orecchieTu0no
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redrecords il 24/05/12 alle 22:30 via WEB
Secondo me la sig.ra Floris sa quel che dice e condivido quel che dice.
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Luca Conti il 24/05/12 alle 20:28 via WEB
Ma nemmeno io. La mia considerazione iniziale era di tutt'altro ordine, vale a dire che "Jack Johnson" è, nella mia opinione, uno dei dischi davisiani più accessibili per chi proviene, che so, dal rock. E, a differenza di "You're under Arrest," è pure bello.
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loopdimare il 24/05/12 alle 19:09 via WEB
non ho nessunissima voglia di addentrarmi nell'analisi delle takes e dei taglia e cuci delle varie incisioni.
ammetto anche che il risultato finale sia più che buono, ma frutto di un lavoro di editing mostruoso e probabilmente unico nel panorama jazzistico.
visto che del Miles elettrico abbiamo una certa varietà di scelta, mi sembrava più "elegante" un'altra scelta. tutto qui.
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Luca Conti il 24/05/12 alle 15:43 via WEB
Ripeto, non credo che le modalità di realizzazione di un'opera d'arte debbano rientrare nella sua fruizione estetica. Allora, per limitarsi al jazz, certi brani di Lennie Tristano in cui il pianista improvvisava su sezioni ritmiche estratte di peso da altri dischi dovrebbero essere valutati come poco aderenti al "vero jazz" (che non si sa qual è).
L'assolo di Kenny Drew su "Blue Train" di Coltrane, per dire, viene dalla seconda take del brano, non da quella su cui è stato successivamente appiccicato. Quindi non è mai stato eseguito in quel preciso contesto. E allora? L'edizione originale di "Mingus Ah Um," per citare un altro disco, è largamente frutto di tagli praticati in fase di post-produzione (e che Macero fosse nel giusto a voler tagliare, per me, lo dimostra l'edizione - l'unica, purtroppo - attualmente reperibile e che ripropone le versioni integrali dei pezzi).
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loopdimare il 24/05/12 alle 14:15 via WEB
le sessioni integrali di Jack Johnson contengono pezzi notevoli.
l'editing fatto da Macero (yesternow e Right off) è un gran calderone dove convive di tutto. anche musica registrata in precedenza.
che il risultato sa notevole, sono d'accordo, che però non sia per nulla tipico nelle modalità con cui il jazz prende forma, mi sembra assodato. Un disco così anomalo nella sua realizzazione, seppur molto interessante, non mi sembra quello più giusto per rappresentare il jazz ai neofiti.
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riccardo il 24/05/12 alle 13:20 via WEB
Jack Johnson è un disco della madonna e non ha molto da invidiare agli altri citati del periodo elettrico. Miles suona con energia la tromba e grande fuoco creativo, forse del periodo è il disco più "energico". In "In a silent way" il taglia e cuci di Macero non mi pare da meno di quello di Jack Johnson e per certi versi è anche più discutibile anche se meno grezzo, pur nell'apparenza di maggior compattezza, in realtà dettata forse più dalla scelta di Macero di far risultare al pubblico un disco ancora prossimo al jazz, procurando artificiosamente una struttura tema-improvvisazioni- ripetizione del tema finale (mi riferisco in particolare alla prima facciata del LP) non so quanto condivisa da Miles, in quanto, se senti poi il cofanetto pubblicato decenni dopo, ti rendi conto che Davis aveva abbandonato quel tipo di concezione strutturale tipica dell'hard bop. L'impressione è che Macero volesse attutire in modo più graduale il cambiamento stilistico di Davis, forse giudicato troppo traumatico, col rischio di perdere gli affezionati jazzofili e non di guadagnarne in ambito rock. Chissà. Bitches Brew è tutto meno che facilmente accessibile, se l'intento della lista era quello, e You're under arrest per me è alla fine un disco molto più datato pur essendo più recente e tutt'altra cosa rispetto all'indicazione precisata, nel senso che è in effetti più di facile approccio, ma siamo già prossimi al pop più che al jazz e come disco non è all'altezza comunque degli altri citati in termini musicali assoluti.
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loopdimare il 24/05/12 alle 12:50 via WEB
se doveva essere una scelta per il Miles elettrico non sarebbe stato meglio In a silent way (anch'esso molto editato ma molto più compatto)? O Bitches Breew.
O se si voleva puntare a qualcosa di più facile, Under arrest...
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Luca Conti il 24/05/12 alle 08:28 via WEB
Invece io trovo che quella di Davis sia una delle scelte più azzeccate in questa stramba lista. "Jack Johnson" resta, tra gli album di Miles, uno dei dischi più accessibili a chi di jazz sa poco o niente. Cosa importa se è un disco largamente costruito in studio? Quel che conta è l'opera finita, a mio parere, non il procedimento utilizzato per realizzarla.
LC
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loopdimare il 23/05/12 alle 23:21 via WEB
lasciamo da parte per il momento il mistero di Ambrose Akinmusire, miracolosamente nominato per non ben chiari motivi.
i dischi per iniziare al jazz non debbono per forza essere i capolavori assoluti della storia del jazz, però scegliere Jack Johnson che è uno dei dischi più editati e rimaneggiati del Davis elettrico è un po' strano.
e far conoscere Ellington come pianista senza la sua orchestra, anche se benissimo accompagnato, è curioso.
non capisco il criterio della scelta: se si dovevano scegliere dei dischi gradevoli che attirassero i neofiti, trovo strano che manchino Silver, Mulligan, Peterson e sopratutto Armstrong. se si voleva dare invece un panorama delle diverse facce del jazz, siamo ancora messi peggio.
forse si voleva solo far parlare di sé...
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I FESTIVAL JAZZ IN EUROPA

25.-28.5. moers jazz festival, Moers, Germany
Programme in English hre: http://www.moers-festival.de/?L=1
Carla Bley and the premiere of her new work “La Leçon Française”, James "Blood" Ulmer with Joe Bowie's Defunkt n'EU Soul, Lakecia Benjamin and Soul Squad, Andrew N D'Angelo DNA Big Band, Jozef Dumoulin Trio, Erik Friedlander solo, Gunter Hampel European-New York Quintet, Juan de Marcos Afro Cuban All Stars, The Dorf and many more...

23.5.-2.6. the 40th Nattjazz Festival, Bergen, Norway
Nattjazz (Nightjazz) is the longest jazz festival in Northern Europe and is arranged annually in late May / early June in Bergen, Norway. Nattjazz was founded in 1972 and is despite its age now stronger than ever. Every year more than 60 concerts are presented throughout the festival period. The main festival aerea is an old sardines factory which now contains several concert venues plus exhibitions, theatre, cinema and artists studios. This old factory is named USF Verftet (United Sardines Factory). In addition the festival uses various other venues in Bergen, including a outdoor stage with free concerts in the city centre. The Programme 2012 here: http://www.nattjazz.no/index.php?Program=Oversikt
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UN FILM CHE HO AMATO

Improbabile, surreale, grottesco, privo di qualsiasi parvenza di verosomiglianza, e per di più nella versione italiana penalizzato da un assurdo doppiaggio (originalmente il film è in francese ed in russo, e sarebbe stato di gran lunga preferibile una versione sottotitolata). Eppure il film di Mihaileanu, il regista di Train de Vie, è in egual tempo una pellicola che diverte, commuove e avvince lo spettatore. Ovviamente non tratterò della trama per non togliere il piacere della sorpresa a coloro che il film non l'hanno visto, basti dire che tra i molti temi, quello centrale che la pellicola sviluppa in maniera esemplare è il rapporto tra immagini, storia e musica, un mix di ingredienti comune alle migliori pellicole che vedono la musica in veste di protagonista. In questo caso si tratta del concerto per violino e orchestra op. 35 di Tchaikovsky, suonato dalla Orchestra Sinfonica di Budapest con la giovane violinista rumena Sarah Nemtanu nel ruolo di solista. Anche se la durata del concerto viene ridotta ed estrapolata, dei circa 22 minuti della partitura originale si ascoltano solo 12 minuti, l'abilità del montaggio e la sapienza narrativa del regista creano una atmosfera ricca di pathos, armonia e struggimento. Se la seconda parte del film è focalizzata sulla musica, nella prima parte il regista dispensa una arguta autoironia sui proverbiali vizi della cultura ebraica, per non parlare delle esilaranti bordate alla grottesca versione della democrazia che trionfa oggi in Russia. Il tutto tratteggiato con mano ferma ma lieve, venata da un abbondante pizzico di surreale ironia. In un mondo dove trionfano insulsi e volgari cinepanettoni o noiosi e prevedibili action-movie di stampo amerikano, ecco un film da non perdere, proprio perchè imperfetto e sgangherato, ricco di grande musica e di corrosiva ilarità. Non un capolavoro, ma tra le migliori storie che attualmente è possibile vedere in sala.







