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Creato da pierrde il 17/12/2005

Mondo Jazz

Il Jazz da Armstrong a Zorn. Notizie, recensioni, personaggi, immagini, suoni e video.

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IL JAZZ SU RADIOTRE

giovedì 9 settembre 2010 22.30

Locandina FESTIVAL DEI FESTIVAL IUC - ISTITUZIONE UNIVERSITARIA DEI CONCERTI

MEV - Musica Elettronica Viva Gran Raccordo Anulare

Richard Teitelbaum campionatori, tastiera e computer, Alvin Curran pianoforte e strumenti elettronici, Frederic Rzewski sintetizzatori e computer

registrato il 1 dicembre 2009 nell'Aula Magna dell'Università la Sapienza di Roma

 

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I PODCAST DELLA RAI

Dall'immenso archivio di Radiotre è possibile scaricare i podcast di alcune trasmissioni particolarmente interessanti per gli appassionati di musica nero-americana. On line le puntate del Dottor Djembè di David Riondino e Stefano Bollani. Da poco è possibile anche scaricare le puntate di Battiti, la trasmissione notturna dedicata al jazz , alle musiche nere e a quelle colte. Il tutto cliccando  qui
 

CITAZIONI

  • "La musica non è separata dal mondo; può aiutarci a dimenticarci di noi e al tempo stesso a capirci. In un dialogo fra due persone, si aspetta che l'altro abbia finito di dire quello che ha da dire prima di rispondere o commentare. In musica, due voci dialogano simultaneamente, ognuna si esprime nella forma più piena, e al tempo stesso ascolta l'altra. Da ciò nasce la possibilità di imparare non solo la musica ma dalla musica..."
    Daniel Barenboim (La Musica sveglia il tempo)
  •  

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    UbuWeb Rari filmati, anche scaricabili, dell'avanguardia artistica in ogni campo

    Point of departure a on-line musical journal

    New York Jazz Guide

    Jazz Colours una e mail-zine di jazz italiana !

    Bells

     

     

     

     

     

    HO LETTO E AMATO : CECITÀ DI JOSÈ SARAMAGO

     
    “La cecità di cui parlo in questo libro in realtà non esiste, è metaforica. A me interessano gli uomini che si comportano da ciechi. Volevo raccontare la difficoltà che abbiamo a comportarci come esseri razionali, collocando un gruppo umano in una situazione di crisi assoluta. La privazione della vista è in un certo senso la privazione della ragione []. Quello che racconto in questo libro sta succedendo in qualunque parte del mondo in questo momento.” (J.Saramago)
    Cecità è certamente uno dei libri più profondi che ho letto ultimamente. Alla stregua di La Strada di Cormac McCarthy è ambientato in un non luogo, alle prese con una situazione non convenzionale e con tutti i protagonisti conosciuti e raccontati senza mai rivelarne il nome. In più lo scrittore portoghese fa un uso libero e inusuale della punteggiatura, praticamente eliminandola se non per la chiusura dei periodi. Se il romanzo di McCarthy è angosciante e crepuscolare, il racconto di Saramago è impregnato della stessa oscurità che pervade tutti i personaggi , con la luminosa eccezione della protagonista.
     Il significato è palese, tutti noi siamo immersi nella cecità della ragione e dello spirito e solo poche persone eccezionali in situazioni al limite sanno ritrovare la luce, ridare la speranza e fortificare le coscienze. Lo scrittore sa scandagliare in profondità l'animo umano, capace di raggiungere abissi di orrore e violenza ma anche di ritrovare la solidarietà, l'amore, il rispetto, la tenerezza. La riflessione  implicita nel racconto è semplice e devastante: basta poco, un evento straordinario ed imprevisto che faccia cadere le regole e le barriere sulle quali si poggia il vivere comune e la regressione dell'uomo è inevitabile, animalesca, ineludibile. Passare dalla società dei consumi alla legge della jungla è affare di un attimo. La perdita della capacità di compassione e solidarietà porta alla devastazione di ogni convivenza pacifica, alla disumanizzazione e alla violenza del più forte. Le pagine in cui Saramago descrive la lotta per la sopravvivenza sono permeate di un pathos  angosciato e lucido e trasmettono una emozione profonda. Il libro è uscito nel 1995 e rappresenta sicuramente il vertice assoluto raggiunto dallo scrittore premio Nobel per la letteratura nel 1998. E' un romanzo appassionante e bellissimo che cattura fin dalla prima pagina il lettore, accompagnandolo passo passo negli antri bui della disumanizzazione e dell'indifferenza e poi, lentamente, in un susseguirsi di spiragli di luce fino all'inatteso finale.   
     

     

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    E' SCOMPARSO BILL DIXON

    Post n°1531 pubblicato il 17 Giugno 2010 da pierrde
     
    Tag: NEWS

    Il trombettista, compositore e pittore Bill Dixon è scomparso la scorsa notte nel sonno nella sua casa nel Vermont dopo due anni di malattia. Figura straordiaria per lungimiranza e coerenza, Dixon aveva pubblicato nello scorso autunno un album con dvd, Tapestries For Small Orchestra, tra i migliori in assoluto del 2009.

    Per rendere omaggio al grande musicista riprendo la mia recensione dell'album pubblicata sulla e-mail-zine Jazz Colours, anno III numero 3, mese di marzo (un grazie al responsabile Antonio Terzo per la concessione)

    La figura di Bill Dixon ha un’aura del tutto speciale: trombettista e pianista, compositore, pittore, insegnante, artista visivo . A ottantaquattro anni compiuti è una delle figure più luminose e importanti del panorama jazzistico mondiale, quasi che l’età non influisca sulle sue capacità creative che, al contrario, appaiono ancora in piena spinta propulsiva. Nel novembre scorso è uscito questo cofanetto per Firehouse 12 che raccoglie due compact disc ed un dvd. La musica scritta da Dixon è per un organico alquanto singolare: cinque trombe con flicorni, cornette ed elettroniche (Dixon, Mazurek, Graham Haynes, Stephen Haynes, Taylor Ho Bynum), un clarinetto basso (Michel Conte), un violoncello (Glynis Loman), un contrabbasso (Ken Filiano) ed un percussionista impegnato su più strumenti (Warren Smith). La scrittura di Dixon è complessa ed attenta ad ogni sfumatura; vengono privilegiate le situazioni d’assieme con ricchezza di incastri e timbri, e grande varietà di soluzioni, mentre, curiosamente, sono praticamente assenti gli spazi solistici che normalmente danno il valore aggiunto ad una formazione jazz. D’altronde le composizioni rappresentano un unicum ricco di riferimenti e atmosfere più vicine alla musica contemporanea che non al jazz, del quale viene comunque mutuato il feeling, poi stemperato ed amalgamato con mano ferma fino a raggiungere una profondità musicale ricca di spiritualità e di valori. La realizzazione del cofanetto è stata resa possibile dal finanziamento della LEF Foundation’s Contemporary Work Fund e supportata dal Festival Of New Trumpet Music. Le riprese del video raccontano i tre giorni di lavoro dell’ensemble negli studi della Firehouse 12, documentando come mai prima il lavoro di scambio, di assemblaggio e di confronto fra i musicisti con interviste esclusive e con le immagini delle registrazioni audio che fanno ben intendere i complessi movimenti interattivi dei cinque trombettisti. Prima di essere musicista Dixon è stato ed è pittore, e questo influenza molto il suo modo di comporre. La musica è tratteggiata con colori tonali e spazi che cedono al silenzio. Ogni brano è come una tela, con gli strumenti adoperati in maniera cromatica, quasi fossero pennelli per completare un quadro dalle tinte tenui ma compatte. Non c’è beat se non nelle iniziative estemporanee di Smith nell’unico brano (Phrygian II) dall’andamento inquieto e mosso . Tutte le altre composizioni sembrano invece paesaggi dalle lente mutazioni ma incantevoli per nitidezza e profondità. In questa ottica Allusions che apre il secondo dischetto è uno scrigno ripieno di meraviglie sonore: apre la tromba su un tappeto di elettroniche abilmente intersecato da contrabbasso, batteria e vibrafono. La tensione si mantiene per tutti i nove minuti senza cedimenti e senza che nessuno strumento prevarichi, tessendo probabilmente la composizione più intrigante dell’intero album. 

     
     
     
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    UN FILM CHE HO AMATO


     

     

    Improbabile, surreale, grottesco, privo di qualsiasi parvenza di verosomiglianza, e per di più nella versione italiana penalizzato da un assurdo doppiaggio (originalmente il film è in francese ed in russo, e sarebbe stato di gran lunga preferibile una versione sottotitolata). Eppure il film di Mihaileanu, il regista di Train de Vie, è in egual tempo una pellicola che diverte, commuove e avvince lo spettatore. Ovviamente non tratterò della trama per non togliere il piacere della sorpresa a coloro che il film non l'hanno visto, basti dire che tra i molti temi, quello centrale che la pellicola sviluppa in maniera esemplare è il rapporto tra immagini, storia e musica, un mix di ingredienti comune alle migliori pellicole che vedono la musica in veste di protagonista. In questo caso si tratta del concerto per violino e orchestra op. 35 di Tchaikovsky, suonato dalla Orchestra Sinfonica di Budapest con la giovane violinista rumena Sarah Nemtanu nel ruolo di solista. Anche se la durata del concerto viene ridotta ed estrapolata, dei circa 22 minuti della partitura originale si ascoltano solo 12 minuti, l'abilità del montaggio e la sapienza narrativa del regista creano una atmosfera ricca di pathos, armonia e struggimento. Se la seconda parte del film è focalizzata sulla musica, nella prima parte il regista dispensa una arguta autoironia sui proverbiali vizi della cultura ebraica, per non parlare delle esilaranti bordate alla grottesca versione della democrazia che trionfa oggi in Russia. Il tutto tratteggiato con mano ferma ma lieve, venata da un abbondante pizzico di surreale ironia. In un mondo dove trionfano insulsi e volgari cinepanettoni o noiosi e prevedibili action-movie di stampo amerikano, ecco un film da non perdere, proprio perchè imperfetto e sgangherato, ricco di grande musica e di corrosiva ilarità. Non un capolavoro, ma tra le migliori storie che attualmente è possibile vedere in sala.

     
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