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HO LETTO E AMATO : CECITÀ DI JOSÈ SARAMAGO
Cecità è certamente uno dei libri più profondi che ho letto ultimamente. Alla stregua di La Strada di Cormac McCarthy è ambientato in un non luogo, alle prese con una situazione non convenzionale e con tutti i protagonisti conosciuti e raccontati senza mai rivelarne il nome. In più lo scrittore portoghese fa un uso libero e inusuale della punteggiatura, praticamente eliminandola se non per la chiusura dei periodi. Se il romanzo di McCarthy è angosciante e crepuscolare, il racconto di Saramago è impregnato della stessa oscurità che pervade tutti i personaggi , con la luminosa eccezione della protagonista.
Il significato è palese, tutti noi siamo immersi nella cecità della ragione e dello spirito e solo poche persone eccezionali in situazioni al limite sanno ritrovare la luce, ridare la speranza e fortificare le coscienze. Lo scrittore sa scandagliare in profondità l'animo umano, capace di raggiungere abissi di orrore e violenza ma anche di ritrovare la solidarietà, l'amore, il rispetto, la tenerezza. La riflessione implicita nel racconto è semplice e devastante: basta poco, un evento straordinario ed imprevisto che faccia cadere le regole e le barriere sulle quali si poggia il vivere comune e la regressione dell'uomo è inevitabile, animalesca, ineludibile. Passare dalla società dei consumi alla legge della jungla è affare di un attimo. La perdita della capacità di compassione e solidarietà porta alla devastazione di ogni convivenza pacifica, alla disumanizzazione e alla violenza del più forte. Le pagine in cui Saramago descrive la lotta per la sopravvivenza sono permeate di un pathos angosciato e lucido e trasmettono una emozione profonda. Il libro è uscito nel 1995 e rappresenta sicuramente il vertice assoluto raggiunto dallo scrittore premio Nobel per la letteratura nel 1998. E' un romanzo appassionante e bellissimo che cattura fin dalla prima pagina il lettore, accompagnandolo passo passo negli antri bui della disumanizzazione e dell'indifferenza e poi, lentamente, in un susseguirsi di spiragli di luce fino all'inatteso finale.
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COME SI ASCOLTA IL JAZZMartedì 13 luglio in anteprima nazionale alla libreria Palazzo Roberti Marco Bertoli presenterà "Come si ascolta il jazz. Conversazioni con Wayne Shorter, Pat Metheny, Sonny Rollins, Ornette Coleman, Joshua Redman, Branford Marsalis e altri" di Ben Ratliff, libro edito da Minimum Fax. Ai nastri di partenza della diciottesima edizione del Summer Jazz Workshop, il seminario di didattica jazz organizzato da Veneto Jazz e in ![]() programma a Bassano dal 12 al 23 luglio, un appuntamento di conoscenza e di incontro in libreria con i grandi del genere. Bertoli è il traduttore della pubblicazione, scrive sulla rivista Musica Jazz e in rete sui blog pomeriggio-jazz.blogspot.com e primavista.splinder.com. L'autore, Ben Ratliff, è un critico musicale del New York Times, è autore di “Coltrane: The Story of a Sound” e di “The New York Times Essential Library: Jazz, una guida ai cento migliori dischi della storia del jazz.”. Nel panorama di libri che parlano di jazz pubblicati in Italia, i lettori più appassionati e curiosi non avranno potuto non notare che alcuni titoli, ad esempio l'autobiografia di Miles Davis e quella di Thelonious Monk scritta dal pianista francese Laurent De Wilde, sono stati pubblicati da Minimum Fax, una testimonianza dell’interesse profondo e duraturo che si trova ribadito nella nuova recentissima uscita della collana "Sotterranei". Per il suo libro Ratliff ha incontrato quindici fra i maggiori jazzisti contemporanei e li ha invitati a conversare di musica liberamente, fuori dalle logiche della promozione discografica o da quelle della confessione biografica. Ha chiesto a ciascun artista di scegliere uno o più brani da ascoltare e commentare insieme a lui per intraprendere insieme un viaggio nella musica che è allo stesso tempo esame delle tecniche esecutive, espressione dei sentimenti suscitati dall’ascolto, riconoscimento delle paternità e dei debiti artistici. Che sia Pat Metheny a commentare la tromba di Miles Davis, Sonny Rollins a spiegare il genio di Charlie Parker, o Joshua Redman, a confrontarsi con il genio di Coltrane, i musicisti che prendono la parola in questo libro raccontano per suoni e voci ad ogni pagina la magia e l’incanto del jazz, da molti considerato la forma più avanzata dell’arte musicale contemporanea. L’appuntamento in libreria prevede reading ed intermezzi musicali a cura di Calgaro&Martin Duo che eseguiranno brani dei compositori jazz protagonisti del libro ed è organizzato in collaborazione con Veneto Jazz e Operaestate Festival. L’incontro è ad ingresso libero. Nel frontespizio il logo di Mondo Jazz elaborato da Giuseppe di Hot Club Roma che ringrazio, invitando anche alla scoperta del sito http://hotclubroma.it/ |
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JAZZ E FOTOGRAFIA : HERMAN LEONARD
Una sequenza delle più celebri fotografie di Herman accompagnate dalla voce inimitabile di Ella Fitzgerald.
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UN FILM CHE HO AMATO

Improbabile, surreale, grottesco, privo di qualsiasi parvenza di verosomiglianza, e per di più nella versione italiana penalizzato da un assurdo doppiaggio (originalmente il film è in francese ed in russo, e sarebbe stato di gran lunga preferibile una versione sottotitolata). Eppure il film di Mihaileanu, il regista di Train de Vie, è in egual tempo una pellicola che diverte, commuove e avvince lo spettatore. Ovviamente non tratterò della trama per non togliere il piacere della sorpresa a coloro che il film non l'hanno visto, basti dire che tra i molti temi, quello centrale che la pellicola sviluppa in maniera esemplare è il rapporto tra immagini, storia e musica, un mix di ingredienti comune alle migliori pellicole che vedono la musica in veste di protagonista. In questo caso si tratta del concerto per violino e orchestra op. 35 di Tchaikovsky, suonato dalla Orchestra Sinfonica di Budapest con la giovane violinista rumena Sarah Nemtanu nel ruolo di solista. Anche se la durata del concerto viene ridotta ed estrapolata, dei circa 22 minuti della partitura originale si ascoltano solo 12 minuti, l'abilità del montaggio e la sapienza narrativa del regista creano una atmosfera ricca di pathos, armonia e struggimento. Se la seconda parte del film è focalizzata sulla musica, nella prima parte il regista dispensa una arguta autoironia sui proverbiali vizi della cultura ebraica, per non parlare delle esilaranti bordate alla grottesca versione della democrazia che trionfa oggi in Russia. Il tutto tratteggiato con mano ferma ma lieve, venata da un abbondante pizzico di surreale ironia. In un mondo dove trionfano insulsi e volgari cinepanettoni o noiosi e prevedibili action-movie di stampo amerikano, ecco un film da non perdere, proprio perchè imperfetto e sgangherato, ricco di grande musica e di corrosiva ilarità. Non un capolavoro, ma tra le migliori storie che attualmente è possibile vedere in sala.












Inviato da: pierrde
il 05/09/2010 alle 10:34
Inviato da: pierrde
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