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Maria Pia De Vito, voce;
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Emanuele Parrini solo
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Dimitri Grechi Espinosa - Tito Mangialajo Rantzer duo
Dimitri Grechi Espinosa, sax;
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Registrato ai Giardini del Castello, Ventotene il 7.9.2012
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Dall'immenso archivio di Radiotre č possibile scaricare i podcast di alcune trasmissioni particolarmente interessanti per gli appassionati di musica nero-americana. On line le puntate del Dottor Djembč di David Riondino e Stefano Bollani. Da poco č possibile anche scaricare le puntate di Battiti, la trasmissione notturna dedicata al jazz , alle musiche nere e a quelle colte. Il tutto cliccando quiMessaggi del 16/06/2012
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1 A Day Off5:50 2 Tomorrow Sunny6:30 3 So Pleased, No Clue3:34 4 See The Blackbird Now9:27 5 Ambient Pressure Thereby10:34 6 Put On Keep / Frontispiece, Spp6:25 Bass Guitar – Stomu Takeishi Cello – Christopher Hoffman Drums – Elliot Humberto Kavee Flute, Alto Saxophone, Composed By – Henry Threadgill Guitar – Liberty Ellman Trombone, Tuba – Jose Davila “Henry Threadgill is my favorite composer hands down. Within “Tomorrow Sunny / The Revelry, Spp”, Zooid establishes a new line in the sand. They are the vanguard of counterpoint. My head nods to Threadgill just as deep as it does J Dilla. Threadgill strikes me as the most patient of improvisers: waiting for the right moment to stab a note, or send the next note sailing over the horizon. And Zooid continues to be a breathtaking vehicle for Threadgill’s terrain.” — Jason Moran Per fortuna i più giovani musicisti americani sembrano non avere affatto dimenticato la grandezza e l'originalità del sessantottenne Threadgill, un nome che nonostante la lunga carriera non è certo di casa sulle pagine dei magazine dedicati alla musica afro-americana. Lo scorso anno grazie a Mosaic e Cam Jazz sono usciti due cofanetti che praticamente coprono tutta l'opera del sassofonista e flautista, dal trio Air fino alle diverse formazioni in cui negli ultimi decenni Threadgill ha fatto da leader (il sestetto e Very Very Circus). L'ultima, lo Zooid di cui mi occupo quest'oggi, continua da oramai dodici anni nella linea espressiva unica e originalissima del compositore chicagoano, certo non incasellabile negli album di facile ascolto. Come ci ha abituato negli anni e nel susseguirsi delle uscite discografiche, Threadgill percorre un suo personale sentiero e si ritaglia fin dalla formazione (un contrabbasso, un violoncello, una tuba, una chitarra, la batteria, il flauto ed il sassofono alto) un ambito espressivo ben poco battuto in precedenza in campo jazzistico, contrassegnato da un magistrale equilibrio tra forma ed improvvisazione, una attenzione notevole ai timbri e agli impasti sonori. Lontanissima da hard-bop e free, la musica ha un beat sottile, uno swing che non fa battere il piede ma che occupa la mente con idee fresche e prepotenti. La sensazione, e non da oggi, è che il musicista percorra strade in largo anticipo rispetto ai tempi, tanto da guadagnarsi in questo senso un per me felice accostamento a Thelonious Monk in una recente intervista a Vijay Iyer. Il compositore e l'organizzatore sonoro è grande almeno quanto lo strumentista: il suo sassofono è abrasivo e incendiario, il flauto lirico e aulico. Nella formazione spicca la chitarra di Ellman, un fedelissimo di Zooid, ma ogni musicista ha il proprio spazio per assoli pertinenti e perfettamente incastonati nella complessa scrittura dell'autore. Se siete stanchi del post-free ripetitivo e inconcludente e, peggio ancora, delle noiose riproposizioni hard-bop, Henry Threadgill vi sorprenderà se ancora non lo conoscete. Richiede solo disponibilità ed attenzione: si tratta di proposta assolutamente diversa da tutto ciò che oggi viene spacciato come jazz. V A L U T A Z I O N E : * * * * *
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