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Il Jazz da Armstrong a Zorn. Notizie, recensioni, personaggi, immagini, suoni e video.
IL JAZZ SU RADIOTRE
FESTIVAL “RUMORI NELL’ISOLA” 2012 – ANTOLOGIA:
Maria Pia De Vito-Silvia Bolognesi duo
Maria Pia De Vito, voce;
Silvia Bolognesi, contrabbasso
Registrato al Carcere di S. Stefano il 7.9.2012
Emanuele Parrini solo
Emanuele Parrini, violino
Registrato alle Cisterne Romane di Ventotene il 6.9.2012
Dimitri Grechi Espinosa - Tito Mangialajo Rantzer duo
Dimitri Grechi Espinosa, sax;
Tito Mangialajo Rantzer, contrabbasso
Registrato ai Giardini del Castello, Ventotene il 7.9.2012
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Dall'immenso archivio di Radiotre č possibile scaricare i podcast di alcune trasmissioni particolarmente interessanti per gli appassionati di musica nero-americana. On line le puntate del Dottor Djembč di David Riondino e Stefano Bollani. Da poco č possibile anche scaricare le puntate di Battiti, la trasmissione notturna dedicata al jazz , alle musiche nere e a quelle colte. Il tutto cliccando quiMessaggi del 05/07/2012
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Post n°2313 pubblicato il 05 Luglio 2012 da pierrde
Vivere a pochi chilometri dal confine svizzero presenta una serie di vantaggi e svantaggi: tra i primi va sicuramente annoverata la possibilità di vedere i 4 canali televisivi elvetici, decisamente di un'altro livello rispetto alla maggioranza dei programmi italiani generalisti cosi' sciatti e insulsi. Ad esempio, l'Estival (Jazz) di Lugano è ripreso in diretta integrale per tutte e tre le serate. Sicchè, senza dovermi sobbarcare una trasferta piuttosto impegnativa in termini di tempi, ho la possibilità di vedere da casa comodamente seduto lo svolgersi delle tre serate. Innanzitutto una prima osservazione: dalle insegne e dalle parole dei presentatori è scomparsa la parola Jazz. Estival e basta. Ed era ora, visto che oramai la rassegna luganese arrivata al 34° anno, da parecchio ha perso per strada tutto ciò che originariamente ne costituiva l'essenza. Scelte, naturalmente, confortate da una piazza piena e da una diretta televisiva. Business che ha preso il posto di quello che c'era prima. Inutile rimpiangere, il pubblico cambia ed è sempre pronto ad applaudire qualsiasi cosa. I toni di Jacky Marty e della sua collega sono quelli di Fazio a Che Tempo che fa: tutti coloro che passano dal palco sono "eccezionali", "formidabili", e via con i superlativi, spesso a dispetto della verità oggettiva. Ma tant'è, passiamo alla musica, o perlomeno a quella che sono riuscito ad ascoltare prima di essere schiantato dalla noia e dal piattume di un cartellone senza grandi idee o grandi personaggi. Ovviamente i miei pareri sono del tutto personali e non ho pretese di essere condiviso, anzi, visto il tipo di pubblico che presenzia a Lugano mi aspetto dure reprimende da qualche incauto che cercando conferme alla serata di "grande musica" passa casualmente da qua . Inizio con Raul Midon e Lizz Wright, sulla quale riponevo le mie attese di un concerto almeno con qualche affinità con il jazz. Nulla di tutto questo, i due si presentano rispettivamente con chitarra e bongo ed il sostegno di un bassista ed un batterista, dando vita ad un set di natura cantautorale e intimista. Belle voci, sopratutto Lizz, ma due palle stratosferiche. Perfino il pubblico, a Lugano notoriamente abituato a digerire bufale, mi è parso timido ed annoiato. Non va meglio neanche con con il duo maliano Amadou e Mariam: spesso danno la sensazione di avere qualche problema di intonazione, ma sopratutto è la proposta musicale ad essere poco stimolante. Più mossa rispetto al primo set, e ci voleva poco, è però prigioniera dei soliti luoghi comuni della musica africana imparentata con il rock. Un batterista picchiatore, due coriste e ballerine di pura immagine, e la solita apparente immobilità della musica che dopo un'ora farebbe piombare nel sonno catatonico perfino un insonne collaudato oppure, visto in tivù, può far ballare buona parte di una piazza che non distingue più la noia dal divertimento. Non basta a sollevare il concerto la visibile buona vena chitarristica di Amadou. Mi riconosco nella figura dell'insonne pentito e non ho il coraggio di aspettare Sheila E, il terzo "formidabile" nome della serata. Chissà che cosa mi sono perso..... Se non vengo colto dalla depressione ci risentiamo domani notte.... |
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Post n°2312 pubblicato il 05 Luglio 2012 da pierrde
Paolo Angeli è un amico di Ambria Jazz, il festival valtellinese giunto alla sua terza edizione, che anche quest'anno vede ospite il chitarrista sardo in duo con la violinista Takumi Fukushima (lo scorso anno il patner era Hamid Drake). I due si esibiranno nella miniera abbandonata di Lanzada, in una location tanto suggestiva quanto inconsueta. Intanto sul Fatto Quotidiano di ieri spicca una intervista a Paolo ad opera di Luciana Apicella. Ne riporto i tratti che parlano del suo incontro con Pat Metheny, rimandando come sempre al link di piè pagina per la lettura completa.
Scordatevi la chitarra come fino ad ora l’avete vista e sentita suonare: perchè quello di Paolo Angeli è uno spettacolare strumento a 18 corde, 6 normali, 8 posizionate di traverso e 4 sospese, corredato da una serie di martelletti, pedaliere, eliche e pick up. Un mix tra una chitarra, un violoncello e una batteria , costruito dallo stesso Angeli: con un suono così unico che Pat Metheny (era il 2003) se ne fece costruire una uguale dallo stesso Angeli dopo aver assistito ad una sua performance. Così oggi esistono due esemplari di chitarra sarda preparata, come la chiama con orgoglio isolano Angeli, o Paolo Angeli’s guitar, come l’ha ribattezzata Metheny Com’è avvenuto l’incontro con Pat Metheny, e come è stato trovarsi di fronte ad una leggenda della musica? Con Pat ci siamo incontrati nel 2001. Puoi immaginare cosa ho provato nel confrontarmi con un idolo della mia adolescenza che confermava le mie scelte azzardate chiedendomi la costruzione di una chitarra. Superata la sbronza della sorpresa, l’avventura è andata ben oltre la collaborazione che ha visto la nascita delle due chitarre gemelle. È nata una stupenda amicizia e, dopo aver suonato insieme, Pat è sempre tra i primi a ricevere la copia master dei miei lavori. Penso che Pat sia un musicista ed una persona straordinaria ed è bellissimo che i nostri percorsi, che si sviluppano autonomamente, convergano a cadenza annuale in scambi umani ricchissimi, riflessioni sul fare musica che alimentano la mia voglia di esplorare. Link: |
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Post n°2311 pubblicato il 05 Luglio 2012 da pierrde
È morto ieri a Roma lo scrittore e saggista Walter Mauro. Tra i più noti esponenti della critica letteraria militante italiana e storico del jazz, aveva 87 anni. Mauro era nella giuria di numerosi riconoscimenti letterari tra cui il Premio Lerici-Pea (dove entrò nel 1963 insieme a Libero Bigiaretti, Ferdinando Giannessi, Rafael Alberti e Luigi Silori), il Premio Penne-Mosca, il Premio di saggistica Città delle Rose e dal 1964 faceva parte del Premio Strega. Nato a Roma nel 1925, si era laureato all’Università di Roma con Giuseppe Ungaretti discutendo una tesi su Giacomo Leopardi e la luna. Al suo maestro ha dedicato una biografia «Vita di Ungaretti». Critico e storico della letteratura, Tesoriere della Società Dante Alighieri, autore di seguitissime letture dantesche, Mauro ha collaborato a numerose riviste culturali e a quotidiani. Ha insegnato per lunghi anni al liceo classico «San Leone Magno» di Roma, forgiando generazioni di allievi. Tra i suoi libri «Realtà mito e favola nella narrativa italiana del Novecento» (Garzanti), «Realtà e ideologia. Antologia del neorealismo italiano» (Editore Dante Alighieri), «La progettazione letteraria fra formalismo e realismo» (Longo editore), «Il ponte di Glienicke. La letteratura della disfatta» (Grisolia editore) e «Il peso di Anchise» (Frassinelli). Walter Mauro è autore di monografie critiche di numerosi autori italiani e stranieri, come Sciascia, Alvaro, Fenoglio, Baldwin, Gramsci, Dante, Sartre. Con Elena Clementelli - a cui era sentimentalmente legato - ha pubblicato tre antologie dedicate al Blues, agli Spirituals e ai canti dei lavoratori neri d’America, una biografia di Louis Armstrong e una di George Gershwin. Leggi l'articolo completo: Addio a Walter Mauro | Liguria | cultura | Il Secolo XIX I due agili volumetti che vedete riprodotti in fotografia sono stampati in edizione supereconomica e sono ancora abbastanza facilmente reperibili Sono stati tra le mie prime letture in campo jazzistico. |
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