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Creato da myotherworld il 16/01/2009

In and outside

Riflessioni

 

La fatica del sogno

Post n°46 pubblicato il 22 Maggio 2012 da myotherworld

A 42 anni ha lasciato la moglie e 3 figli per andare alla ricerca del grande amore ma il grande amore lo bistratta, lo prende in giro, gli sta succhiando il midollo senza considerare che a dividerli ci sono 1500 km. Lui però non ha la forza di realizzare in maniera concreta questo pensiero, si sa, è dura rinunciare ai propri sogni. Io sono la sua amica, la sua confidente, lo bastono e lo coccolo allo stesso tempo...sì perché mi fa tenerezza questo uomo inaffidabile eppure così dolce, impegnato, generoso, sognatore e ingenuo.
Razionalmente non so cosa mi porti a voler bene ad A., lui è quello che io non vorrei mai essere, ha seminato dolore rifiutando le proprie responsabilità di marito e di padre, è fuggito in funzione di un miraggio, racconta bugie a sé stesso e a chi gli è vicino... Ma allora, perché dopo una serata trascorsa in amicizia tra confidenze, risate e complimenti oggi mi sento tanto di m....? Vuoi vedere che once more mi sono presa una cotta per un uomo impossibile? Vuoi vedere che il bacio scampato di ieri sera sostituito da innumerevoli abbracci mi ha alienata dal mio fasullo equilibrio? Acciderbolina acida e marcia, che fregatura!

 

 
 
 

il fiume

Post n°45 pubblicato il 18 Aprile 2012 da myotherworld

Certi fantasmi tornano ed invece di sbattere loro la porta in faccia, ti lasci trascinare dal fiume delle emozioni pur sapendo che sfocerà nell'inferno.
Ma il letto del fiume si è improvvisamente asciugato, tutta colpa della siccità...

Ora puoi decidere se rimetterti in piedi e ripercorrere a ritroso il tortuoso ma sicuro letto del fiume oppure confidare in una piena che ti trascini giù.

 
 
 

Nel silenzio di me

Post n°44 pubblicato il 08 Dicembre 2011 da myotherworld

 

Quante cose sono successe…

Ho abbandonato il passato al suo destino, ho concesso una seconda possibilità facendo un rapido ma non indolore passaggio all’inferno, ho preso nuove decisioni per il mio futuro accettando sfide e gioendo all’idea di complicarmi l’esistenza, ho fatto nuove esperienze, mi sono affannata per sentirmi meno sola infine  ho fatto finta di essere forte e ho tentato di accettare la solitudine.
Ma quanto male si sta nel silenzio di sé stessi? Quanta inquietudine, quante paure, quanta inadeguatezza dentro di me…


Ma stavolta no, non rinuncio alla possibilità di risolvermi e risollevarmi!!!

 

 
 
 

TERZA PUNTATA

Post n°43 pubblicato il 27 Agosto 2011 da myotherworld

“Dopo 8 mesi di questa vita, la curia ha iniziato a chiedermi di riavvicinarmi al ministero. La storia con Anna traballava perché lei aveva mal digerito il mio vivere in quella struttura religiosa. Un domenica, in prossimità della festività pasquale, un amico prete con gravi problemi di salute, mi ha chiesto di celebrare una messa al posto suo ed io ho accettato.
Mi sentivo in debito nei confronti della chiesa che si stava dimostrando tanto comprensiva con me, indispensabile nel sostegno del mio amico in difficoltà e poi, forse a dire il vero, mi mancava un po’ dire messa, la Pasqua in particolare è molto importante per un prete.
Dopo questo episodio la storia con Anna si è conclusa, lei non ha più retto.
Io mi sono sentito solo, confuso, abbandonato, disperato, non avrei mai pensato possibile soffrire così tanto per amore.
Ho mantenuto il mio posto di lavoro ma, su insistenza della curia mi sono riavvicinato al ministero, all’inizio con titubanza ma poi ho capito che quello era il mio porto sicuro, riempiva i miei vuoti. E così da allora nei fine settimana vado a dare una mano in una parrocchia il cui parroco ha gravi problemi di salute a causa di un virus per il quale sembra non esserci cura”.

Accipicchia che botta! Mi sento in balia di una tempesta.
Trovo estremamente umano che Anna non abbia più retto la situazione, lei aveva deciso di amarti, di mettersi in gioco per te, di uscire allo scoperto, di fregarsene di pregiudizi e di giudizi…lodevole, a maggior ragione per una ragazza poco più che ventenne.
Come mai D. ti sei lasciato nuovamente coinvolgere dal ministero? Forse non eri abbastanza forte e sicuro di te, è comprensibile che tu nell’incertezza abbia sentito il richiamo verso l’unica realtà che conoscevi, verso quella istituzione che ti ha cresciuto, che ha colmato i tuoi vuoti, che ti ha nutrito ed istruito.
Non so come ma questo riesco a capirlo. Forse perché la mia storia non è troppo diversa dalla tua, forse perché anch’io nonostante un lavoro, una casa mia, degli affetti extra familiari, in alcuni momenti avverto come ineludibile il senso di dovere nei confronti dell’istituzione che mi ha cresciuto: la mia famiglia. E poco mi importa se questa non è sana, se tante volte mi bastona e mi fa star male, rimane il mio porto sicuro anche nella complessa sofferenza che può generare.
Dici di aver sofferto per amore, non lo affermo con cinismo ma credo che sia un bene, hai toccato la vita vera!

 
 
 

SECONDA PUNTATA

Post n°42 pubblicato il 27 Agosto 2011 da myotherworld

“Io non ero un prete, io sono un prete”.
Gelo, ghiaccio, grandine…
C’è ancora spazio per comprendere?
Ricordo quella frase scritta da una persona che ora non c’è più: “Splendida Laura, ti auguro di non stancarti mai di capire, nemmeno di fronte a realtà non comprensibili a prima vista”.
Taccio, mi impongo il silenzio nonostante il grido di rabbia, di dolore e di frustrazione che sento salire dalle mie viscere.
Lui si avvicina a me, cerca un contatto con il mio corpo ma io lo respingo, non ce la faccio proprio.
Tra i pensieri che rimbombano nella mia testa, a quel contatto fisico uno prende il sopravvento… mi sento sporca, inutile, meretrice perché ho amato e forse ancora amo un prete…
Andrò all’inferno, pagherò per questo. Poi penso, NO, l’inferno è questo, sto già pagando.
Ancora oggi mi chiedo quale forza misteriosa mi abbia spinto ad ascoltare (a tratti solo a sentire) il suo racconto ma credo si trattasse dell’Amore.
“Sono stato messo in seminario all’età di 11 anni, sapessi quanto ho pianto per quella decisione dei miei genitori, quanto li ho supplicati di riprendermi con loro, quanto ancora oggi io non riesca a perdonarli per non avermi amato.
Ma loro sono dei fanatici religiosi, lo sono sempre stati, motivo per cui anche oggi non sanno accettare l’idea che io possa lasciare il ministero. Ci ho già provato, un paio d’anni fa. Mi ero innamorato di Anna che avevo conosciuto nell’ambito parrocchiale. Quando ho detto loro che lasciavo il ministero perché amavo una donna e volevo costruire con lei il mio futuro c’è stato un blackout generale. Mio padre si è ammalato, a mia madre è venuto un esaurimento nervoso, mio fratello maggiore mi ha tolto persino il saluto. L’unico affetto che mi ha silenziosamente teso la mano è stato mio fratello minore che mi ha trovato un posto di lavoro nella stessa azienda della quale è dipendente.
Ho parlato con la curia, mi hanno concesso tempo senza tagliarmi i viveri, senza allontanarmi, sono stati comprensivi. Dopo un primo insostenibile periodo trascorso a casa dei miei genitori, un amico prete con il quale avevo condiviso diversi anni di studio, mi ha offerto la possibilità di andare a vivere in una struttura religiosa nella quale lui prestava la sua opera.
Ho accettato di buon grado, non avevo alternative, non avendo grande disponibilità economica, ho pensato potesse essere una buona temporanea soluzione”

Dubbi? Perplessità?                                                                  
TANTI!

Come mai la curia gli ha concesso tempo nonostante la dichiarata presenza di una donna nella sua vita?
Come mai gli ha offerto attraverso il suo amico, vitto e alloggio nonostante avesse un lavoro?
Come mai D. non ha pensato di costruire qualcosa assieme ad Anna?

Molte giustificazioni a queste domande me le ha fornite lui, altre le ho dedotte io.
Anna andava ancora all’università, era troppo giovane per pensare di costruire una vita a due.
La curia gli ha concesso tempo nella speranza che la storia con Anna potesse finire e lui rinsavisse.
Gli sono stati offerti vitto e alloggio in una struttura religiosa sia per poterlo controllare sia perché D.  non si estraniasse del tutto da quella che per più di vent’anni era stata la sua unica realtà esistenziale, sostanzialmente l’hanno tenuto legato.

 
 
 

PRIMA PUNTATA

Post n°41 pubblicato il 27 Agosto 2011 da myotherworld

Ci siamo conosciuti per caso, in un posto senza nome, in un momento senza tempo come può accadere nella normalità.
All’inizio ci siamo studiati a lungo, abbiamo parlato molto, abbiamo tastato il terreno dell’atro, abbiamo tentato di capire se potevamo piacerci e poi, d’incanto, come in una favola il mio mondo si è tinto di ogni colore dell’arcobaleno…si sono incontrati gli occhi, poi i sorrisi, poi le mani, poi le labbra, poi i corpi…la mia anima conosceva già la sua, questo ho pensato quando siamo usciti a pranzo quella nostra prima domenica in cui ogni emozione era al posto giusto.
A quell’incontro ne sono seguiti altri e per un mese ho pensato che lui fosse la metà mela, il mio raggio di sole, ho creduto che il centro dell’universo fossimo noi.
Non posso negare che porto ancora nel cuore la gioia di quel primo completissimo periodo.
Io sapevo che lui era stato prete ma che da due anni aveva lasciato il ministero, aveva trovato lavoro per una grossa azienda grazie all’aiuto del fratello e viveva in un appartamento che condivideva con un amico.
Un sabato sera accondiscendo al suo desiderio di andare a messa assieme, mal sopporto l’istituzione ma penso che anche questo modo di stare assieme sia un’opportunità di crescita, di condivisione di un pezzettino della sua storia.
Durante la celebrazione sono super tesa, ipercritica, nervosa ma lui è caldo, tenero, sorridente, accogliente, mi tiene la mano per tutta la durata della messa, durante lo scambio della pace mi bacia addirittura sulle labbra.
Accidenti penso tra me…vuoi vedere che grazie a lui forse posso riscoprire il valore della fede?!
Ma sì, gliela butto lì…”cosa dici se domenica prossima torniamo a messa assieme? Non è stato terribile come pensavo e mi farebbe piacere condividere ancora momenti come questo”.
Lui glissa sulla mia domanda. Io non capisco, mi sembrava estremamente a suo agio, aveva insistito lui per andare a messa assieme quella prima volta, perché mai non dovrebbe voler tornarci con me domenica prossima? Insisto, ho bisogno di capire, c’è puzza di bruciato, campanelli d’allarme che suonano ovunque.
Mi impongo di rimanere tranquilla, è tutto perfetto, perché rovinarlo con pensieri paranoici?
No, se un pensiero nasce esige una risposta…
Arriviamo a casa mia e lui esordisce così: “ti devo parlare, forse dopo quello che ti dirò non vorrai più saperne di me, ma ci sono alcune cose sulle quali non posso più mentire”


 
 
 

Verso la (ri)soluzione

Post n°39 pubblicato il 08 Agosto 2011 da myotherworld

Perché mi sono accanitamente attaccata a lui accettando soprusi, menzogne, vie di mezzo?
Perché ho lasciato che il sogno di un futuro migliore potesse incidere maggiormente che i rari e fugaci attimi di serenità?
Cosa e come mi ha lasciato la relazione con D.?

A distanza di quasi un mese da quell’ultimo omnicomprensivo incontro con lui, queste sono domande alle quali devo cercare di dare una risposta se voglio voltar pagina ed utilizzare questo pezzettino di vissuto come spinta per avvicinarmi a me stessa.
Ho imparato a furia di bastonate che non serve scappare dai quesiti; se nascono vanno sentiti, poi ascoltati, poi accolti, poi ragionati ed infine risposti.

Oggi sono riuscita a dar loro voce mettendoli nero su bianco, con calma, pazienza e dedizione confido riuscirò a trovar loro la più coerente delle risposte.

Unico dubbio è che pensando ancora a lui io possa rischiare di non lasciarlo andare ma se questo percorso significa poter tornare in pace con me stessa, ben venga anche sta faticaccia!!!

Per aspera ad astra giusto?!

 
 
 

L'unicità

Post n°38 pubblicato il 07 Agosto 2011 da myotherworld

Un altro pezzo di me se n’è andato…è così che la penso, ma forse sarebbe meglio dire che un altro pezzettino di vita è stato vissuto, con intensità, gioia, desiderio e qualche errore.
Vorrei chiamarlo una parentesi, ma così non è stato perché sarebbe come dire che tutto ciò che si vive nel bene e nel male è una parentesi…ed invece è la vita che è così, alti e bassi, momenti più e meno intensi, felicità e lacrime, oblio e lucidità assoluta.
E se riuscissi ad orientare il mio pensiero in tal senso non mi sentirei inadeguata, irrisolta, abbandonata.
Ma forse anche questo mio modo di sentirmi è finalizzato a qualcosa che mi farà sentire più grande, meno disorientata e pur sempre fiduciosa e sensibile (e quindi viva!) nei confronti della vita.
Non so dove l’ho letto, magari me lo sto inventando al momento per tentare di fare un po’ di ordine in questo naufragio, ma ognuno di noi è unico per il suo modo di sentire e nel suo sentire. Se questo è vero, significa anche che chi più è capace e disposto a “sentire”, più vive intensamente ed in maniera autentica.
Tante volte mi sono chiesta perché sono stata condannata al turbinio delle emozioni. Oggi voglio pensare che questa non sia una condanna ma una marcia in più sulla quale poter contare indiscutibilmente a patto di avere la forza, il desiderio e l’audacia di saper mettere ordine al marasma di emozioni che tante volte mi hanno dato l’impressione di schiacciarmi e soffocarmi.
Per 30 anni ho cercato di essere adeguata, di combattere i mie limiti, di apparire come pensavo gli altri desiderassero io fossi.
Oggi forse, all’alba del mio prossimo compleanno, ho capito che in me non c’è proprio niente da combattere, da rifiutare, da tenere nascosto. Forse ciò che mi è sembrato un peso ingiusto da portare, può essere riconosciuto da me stessa come una delle caratteristiche che mi rende unica e viva.
E “chissenefrega” se troverò sul mio cammino persone giudicanti ed intolleranti, chiuse ed impazienti.
La mancata accettazione di me stessa, non mi ha certo preservato negli anni da scelte sbagliate e conseguenti delusioni, dispiaceri, allontanamenti. Anzi forse fautore di ripetuta sofferenza è stato proprio il mio disperato ed insistente bisogno di conferme dagli altri, conferme che difficilmente sono arrivate perché chi può dirti che vai bene così come non sei?!
Non so essere insensibile, o cinica, o distaccata alle meraviglie del mondo così come al dolore che accompagna la vita (la mia e quella degli altri). E’ forse un limite questo o piuttosto un piccolo tesoro da curare e al quale voler bene ed affezionarsi?
Mi sto orientando verso la seconda ipotesi… per troppi anni ho creduto nella prima affannandomi e probabilmente perdendomi, deludendo e deludendomi.
Oggi desidero che anche quelli che per anni ho considerato limiti, che anche la mia storia poco lineare, che anche i miei bisogni, diventino motivo di forza e di orgoglio.

PS: (scritto dopo mezza bottiglia di vino!!!)

 

 
 
 

Il surrogato affettivo

Post n°37 pubblicato il 08 Luglio 2011 da myotherworld
 

È qualcuno che:

-          Avanza pretese ma non accetta consigli

-          Mette tutto prima di te (tanto tu ci sei…)

-          Si adatta benissimo ad ogni situazione ed incontro perché dotato di  sorriso disarmante

-          Prende sempre di più di ciò che da

-          Capisce solo quello che vuole capire

-          Non si arrabbia mai, comporta troppa fatica

-          Se passa la notte da te, lo fa come se fosse un favore

-          Ti racconta ciò che hai bisogno di sentirti dire ma quando si tratta di passare ai fatti, ti lascia sempre a bocca asciutta

-          E’ eccezionalmente bravo a portare avanti progetti in esclusiva funzione di sé stesso

-          E’ sempre prodigo di buoni consigli… per tutti meno che per te

-          E’ un esperto dei grandi sistemi ma fallisce nei piccoli

-          Ama fare le coccole purché ne riceva in cambio il triplo

-          E’ critico su tutto e su tutti ad eccezione di se stesso

-          Ti cerca per avere rassicurazioni ma se tu ti piegassi ai suoi piedi supplicante di aiuto ed in fin di vita, andrebbe a dire che non ti aveva visto

-          Quando ti chiama lo fa per raccontarti di se, non gli interessa per nulla di te

-          Se hai fatto con lui un programma, grande o piccolo, a breve o a lungo termine, 90 volte su 100 avrà una scusa buona per non tenergli fede

-          Esige comprensione ma non ha la più pallida idea di cosa significhi darne

-          Detesta ogni situazione emotivamente coinvolgente

-          Pone vincoli e paletti ogni tre per due ma non accetta che tu possa avere dei limiti e se ci li hai sei “out”

-          Non si adatta mai ai tuoi tempi ma pretende che ci si adatti ai suoi altrimenti ti accusa di abbandonarlo

-          Non spreca il suo tempo per conoscerti ma puntualmente sa far leva sui tuoi lati più deboli (conoscenza innata?!)

-          E’ un amante attento e premuroso purchè si arrivi dove vuole arrivare

Ebbene, sei sicura che questo sia quello che vuoi, quello che è sano per te, quello che ti fa star bene?!
Ok, l’amore è fatto anche di compromessi ma non stai compromettendo un po’ troppo il tuo equilibrio?!
Sei sicura che da sola staresti tanto peggio?!
Non ce la fai a pensare a qualcuno di diverso da lui ma se così facendo ti privassi di qualcosa di più grande e vero, fosse anche solo il rispetto per te stessa?!
Medita, medita, prima o poi arriverà l’illuminazione e con essa la forza di dire basta e ancora, ancora vita, ancora amore, ancora felicità!

 
 
 

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Post n°36 pubblicato il 08 Giugno 2011 da myotherworld

Cos'è la vita senza AMORE?!

una merda.

 
 
 
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