La nostra storia -
SITO NON UFFICIALEDa quanto son tornato mi sento sempre porgere la stessa domanda, perché ? perché sei voluto andare ? ho sempre risposto con sincerità, ho sembre ribadito le mie ragioni, ma mi é sempre stata posta la stessa domanda. Forse le persone che la porgono si ostinano a non voler capire, si ostinano a continuare a credere in ciò che leggono o sentono. E' passato ormai quasi un anno, ma la domanda é sempre la stessa, io da semplice ragazzo sono andato laggiù per aiutare quella popolazione, cosa che adesso altri ragazzi semplici stanno svolgendo. Sono sicuro che ancora dovrò rispondere ad altri, che mi porgeranno la fatitica domanda, in attesa voglio con questo articolo rispondere.
Irak , una Nazione sconosciuta
Circa un anno fa di questo meraviglioso paese non si conosceva quasi nulla, la sua fama è venuta alla ribalta con la strage di Nassiryah, in cui perirono 19 dei nostri militari appartenenti al contigente italiano inviato sotto mandato del nostro Parlamento, in missione umanitaria di pace.
Ricordo perfettamente quel giorno, il giorno della strage, in cui ogni cittadino italiano si è sentito ferito, nel profondo del suo animo, si è sentito violentato da un qualcosa di sconosciuto e una domanda si è posto il perché di tale gesto, uccidere chi portava aiuto. In effetti a questa spontanea domanda in molti hanno dato interpretazioni diverse e di conseguenza risposte diverse. In particolare i mass media, con i loro tam tam, hanno trasmesso, spesso, informazioni errate a seconda dell’area politica di appartenenza. Tutto ciò ha creato confusione una gran confusione, allontanando spesso il comune appartenente alla nostra Nazione dalla reale verità, dalla effettiva importanza della presenza del personale militare Italiano in questa missione umanitaria. Da quel giorno è nato il mio desiderio di voler capire, capire il perché di quelle 19 bare avvolte nel tricolore. Il perché di questa carneficina, il perché di tanto odio verso chi ha porto la mano in segno di soccorso, il perché di tanta inaudita violenza. La mia reazione, come quella di milioni di italiani, a quelle immagini, in cui sfilavano le bare dei nostri fratelli, figli di questa Italia, è stata un lungo pianto, mi sono commosso nel vedere il nostro tricolore a mezz’asta, la nostra civiltà che dava l’ultimo saluto inginocchiandosi ai nostri caduti, caduti per la pace. Pochi mesi dopo ho inoltrato istanza per essere inviato in quel territorio, pensavo che come appartenente ad un Ente umanitario avevo la possibilità di mettere sul campo anni di preparazione teorica, in relazione all’assistenza umanitaria, ma soprattutto avevo la possibilità di capire, il perché di tale vile atto, visto che gli organi di stampa non riuscivano a convincermi con le loro informazioni contrastanti.
Dopo breve tempo giunse da parte dell’Ispettorato Nazionale del Corpo Militare, la convocazione a presentarmi a Roma per seguire il corso preparativo, amalgama, per il successivo impiego in territorio iracheno. Durante la amalgama, ho frequentato dei corsi e mi è stato insegnato a come operare e come comportarmi in teatro operativo. A metà del mese di marzo venni inviato in Iraq insieme ad altri colleghi ed precisamente a White Horse Nassiryah. All’inizio questa nuova realtà fu un po’ traumatica, lontano circa 4000 chilometri dai propri affetti, con difficoltà a poter comunicare con loro e senza aver la possibilità nella immediatezza di poterli tranquillizzare.
Successivamente, ritrovai i colleghi che avevano frequentato la mia stessa amalgama, questa sarebbe stata la mia nuova famiglia con cui avrei trascorso i prossimi sessanta giorni della mia vita.
I primi giorni passarono, e via via si chiarì per noi nuovi arrivati, i molteplici compiti che dovevamo ricoprire, essendo noi il personale che dava il cambio ad personale precedentemente giunto. Il nostro personale con i relativi mezzi erano di supporto sanitario alle pattuglie del contingente e della popolazione civile irachena, che si andava ad incontrare sul vasto territorio di competenza .
Ogni giorno affrontavavamo quel modo di vivere medioevale, che differiva profondamente dalla nostra civiltà e dalla nostra democrazia. Un Popolo ed una cultura lontani anni luce dalla nostra, dove tanto per fare un esempio, la donna nella famiglia, viene dopo l’animale, anche se questo pensiero potrebbe venir comodo ad alcuni del nostro tempo, non è attuabile. I giorni passavano, noi accrescevamo le nostre conoscenze e mettevamo in pratica ciò che ci era stato insegnato, abbiamo potuto costatare la differenza della teoria, alla pratica. Come, quando nei pressi di Nassiryah, siamo andati in un villaggio dove era in corso uno scontro etnico, tra sunniti e sciiti. La nostra pattuglia si è trovata fra due fuochi, ma nello stesso tempo ci ha dato il via libera a qualsiasi nostro intervento, che ritenessimo necessario.
Siamo andati in mezzo alle macerie a soccorrere quei feriti, lì ci prendemmo cura di un iracheno, che ci manifesto la sua meraviglia !! aveva negli occhi lo sguardo smarrito, non capiva perché lo stavamo soccorrendo. Ero sicuro che non comprendesse la mia lingua e con fare gentile incominciammo con l’infermiere a medicarlo. Pochi istanti dopo, notai che il ferito iracheno dialogava con il mio infermiere, con stupore mi avvicinai e ascoltai la loro discussione. Il ferito ci pose una infinità di domande, a cui nel limite del possibile, con sincerità abbiamo risposto. Ci disse in un traballante italiano, che aveva sentito parlare dagli anziani, di noi, chiamati “ Angeli della Croce “ esseri a suo dire immortali. Aveva anche individuato la differenza di colore del mezzo, la cosa mi fece un enorme piacere, essere riconosciuti e forse in un certo modo apprezzati.
La cosa invece che mi lasciò perplesso fu il suo volto, turbato, forse per la prima volta toccava con mano una verità diversa da quella che gli era stata inculcata con la metodologia del fanatismo. Abbiamo sentito che in quel momento avevamo vinto, era una vittoria piena, si di paure le nostre paure, contornata dal sibilo delle pallottole che ci fischiavano intorno. Quanto è stato duro, mettere in atto i nostri principi, siamo stati chiamati esseri immortali, ma quali immortali, avevo una paura che mi attanagliava il cuore.
Oggi ripenso a quei giorni con profonda nostalgia, a quelle lunghe corse con il nostro mezzo, la nostra ambulanza, che non conosceva ostacoli, sfrecciavamo fra le vie di Nassiryah, sfrecciavamo fra le dune del deserto, lungo tutto il territorio di competenza del contingente italiano e alle volte oltre. Dove vi era un ferito, di qualsiasi origine, li c’erano gli Angeli della Croce, che mettevano in gioco la propria vita, per dare quell’aiuto, quella assistenza sanitaria per salvare la vita.
La cosa che mi faceva enorme piacere, che ognuno delle forze in campo usava chiamarci in modo diverso, gli iracheni ci chiamavano “Angeli della Croce”, gli americani ci chiamavano “The Blue Light Matrix “ ( Lappi blu del deserto ), forse perché quando passavamo vicino alle loro linee accendevamo le nostre lucciole per evitare di essere presi di mira. Il mio più profondo ringraziamento lo debbo alla mia squadra, con cui ho condiviso le paure, con cui ho diviso gli stati d’animo. E’ stata la mia famiglia, per sessanta giorni, che mia ha dato forza, che mia ha dato sicurezza. In qualcosa non sono riuscito, non sono riuscito a dare risposta a quel perché ? Forse perché non esiste una logica risposta !! Quell’atto vile, è stato spinto da un fanatismo, per cui ogni logica sfugge.
David Modena
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Cara Amy,
so che leggerai fra le righe di questo blog per tal motivo volevo darti quelle spiegazioni che pochi giorni fa non ho potuto darti visto che continuavi a piangere senza darmi modo di spiegare. chiamandomi vigliacco, traditore. Personalmente, non ritengo esserlo, ma in effetti il ns ritiro dal teatro Iracheno é una fuga, una disfatta, voluta da questo nuovo Governo, da questa nuova politica distruttiva che é salita al potere. Come soldato debbo obbedire, come uomo avrei certamente rifiutato. Ma ciò nonostante comprendo il tuo malessere, tutto ciò deriva da un modo diverso di fare politica. La politica della tua Nazione si batte per far forte il proprio paese, da noi invece la politica si batte per far forte i propri interessi, fregandosene della Nazione. Un Kiss David
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Dedicato a voi, che con il vs impegno di leali custodi ci avete permesso di poter svolgere in sicurezza la nostra missione di pace. Pace, per noi che siamo andati laggiù é una parola piena di significato,profonda, carica di un unico sentimento di amore, anche verso chi ci sparava adosso, con l'ntento di distruggere la nostra integrità fisica. Mi spiace per loro, non ci siete riusciti, anche se molti di noi, io compreso, siamo stati feriti, ci siamo sempre rialzati più convinti di prima, sorretti dal nostro credo, non politico, che abbraccia sopratutto chi ci vuole far del male. Questo é il credo dei Principi della Croce, che ci rende uguali e nello stesso tempo una forza unica che ancora non ha conosciuto sconfitta. David
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In effetti cosa si può dire, penso niente, il tuo sguardo, mi lascia senza parole, forse perché anch'esse sono state rese nulle dalla profondità dei tuoi occhi. David
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L'amore é un qualcosa che ci riempe la vita, ci fa sentire importanti per quello che ci dà ma sopratutto per quello che riusciamo a dare verso chi amiamo. A parole sembrerebbe tutto semplice, ma traducendo a fatti, ad azioni, questo nobile pensiero, incominciano i problemi. Forse perché quasi tutti gli esseri umani sono schivi, sono stati in parte colpiti e quasi affondati da delusioni amorose e sono restii a bere nuovamente dal calice del sentimento.
Disgraziatamente, io sono un idealista che crede profondamente in questo sentimento, forse per questo che spesso, tropoo spesso prendo cantonate immagginabili. Ma ciò nonostante, pur essendomi scottato, son sempre pronto a rialzarmi e ricominciare la mia ricerca. Son sicuro che da qualche parte esisterà una fanciulla che creda, come me, nell'amore. David
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