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Cammino, su di te da quando mia madre mi ha insegnato a farlo, mentre il cuore gli scoppiava di felicità. Da quel giorno tu mi hai preso tra le tue braccia e mi accompagni, sostenendomi, da sempre. Sei il foglio su cui scorrono i miei pensieri, in cui si realizzano i miei sogni. Sei il telo su cui sprofondo quando le delusioni diventano macigni. Sei compagna discreta e se non ci fossi precipiterei negli abissi che ti contengono. Sei come il mio cammino, lento e veloce fluire dei miei passi mentre esco da un giorno per infilarmi in un altro senza soluzione di continuità apparente. Sei sabbia in cui si imprimono, per poi sparire, giorni che voglio dimenticare. Sei fresca ed umida di lacrime, quando lascio impronte indelebili di momenti indimenticabili per me e per chi ogni tanto, forse, mi ricorderà. Sei palude, quando sprofondo in pensieri grandi due misure in più del mio cuore e da cui non riesco a venirne fuori. Sei arida e piena di crepe quando dimentico me stesso da qualche parte. Sei terra, terra mia e di nessuno, terra violata e benedetta, terra brulla e lavorata, strada, asfalto, viale, sentiero…in ogni modo, in ogni tempo, mi conduci, mi sostieni. Quando voglio tornare a te, basta che su di te mi stenda, inerme, come amante che vuole essere solo preso e cullato. E li, mentre il tuo freddo mi da brividi alla schiena, sento il tuo respiro che mi trapassa l’anima. Perche vengo da te , e a te tornerò. Ti appartengo! Perchè di te sono fatto e te tornerò ad essere. Sei mia, terra antica e mai stanca di questa umanità. Mia in un pugno che lentamente, ti lascia andar via dalle mie dita in granelli infiniti e leggeri. Ma tu non sei di nessuno se non di te stessa. Terra bella, incontaminata e viva di alberi di sole e di vento.
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Le sedie sono girate sui tavoli, gambe all’aria, come i pensieri passati da qui. Alle pareti, riflessioni ancora da scrivere, appese ad asciugare nel fluire dei pensieri di ogni giorno. C’è silenzio in questa stazione di posta. Silenzio che come un velo protegge dal mondo la fuori e fa di questo non luogo un posto protetto da quel mondo, almeno per qualche minuto. Ora è tempo di ricominciare...un nuovo anno, nuove suggestioni, pensieri, polaroid di vita da mettere nei cassetti della memoria e qualcuna diventerà fogli di istruzioni per l’uso di una vita, questa vita, che scorre e va, nonostante tutto. Buon Viaggio ai viandanti che si fermeranno in questo posto piccino. Se passerete di qui, anche quest’anno, sarete i ben accolti!
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I sogni rubati sono quelli dell’infanzia e dell’adolescenza perche poi si impara dal dolore, a chiudere il cuore dietro ad una porta a due battenti (diffidenza e paura) "dipinta" di esperienza e dotata del lucchetto di ricordi pungenti come spilli. I sogni rubati sono quegli spazi vuoti di amore nella sequela di emozioni fissate nel ricordo e poste sulla mensola della memoria, nel nostro cuore. Sono state mani amiche a rubarli quei sogni. E questo fa dolore, perché con loro è andata via la fiducia. Sono state mani materne o paterne a portarli via. E questo apre abissi di sprofondo che non si chiuderanno mai più e su cui riusciremo solo a mettere fragili tappeti di vita quotidiana, per camminarvici sopra come equilibristi perennemente in bilico. Sono mani sconosciute ad averli venduti al mercato della pochezza, sporcandogli e togliendovi ogni nostro tratto distintivo. Ma quei sogni continuano a chiamarci, perchè la loro flebile voce riesce comunque a giungere direttamente al nostro cuore facendoceli riconoscere oltre ogni camuffamento che vuole nasconderli ai nostri occhi. Sono i nostri sogni, quelli più puri! Sono i sogni dove c’è un amore che non conosce l’odio, che si tuffa nell’altro, chiunque esso sia, senza la rete della diffidenza, perché crede che l’altro ha due ali con cui saprà prenderlo al volo quel nostro amore offerto. Sono sogni color pastello di speranza, candore e purezza dove le tinte forti di accecanti passioni spesso puzzolenti di egoismo ancora non esistono… quelle le impareremo più tardi quando ce li porteranno via! Qualche sogno, per fortuna, resiste al ladrocinio ed alla volgarità dell’altrui prendere grazie a quella porta di esperienza. che il dolore ci monta al cuore. Ma è importante, molto importante, che essa sia sempre apribile ed aperta. Una porta chiusa soffoca anche i sogni più belli col paradosso che, per difenderli, li uccide! Quella porta si deve sempre comunque socchiudere al nuovo, perché quel nuovo, spesso è un altro come te derubato dei suoi sogni. Magari sono quelli che hai tu, ed èi suoi quelli che rimpiangi da una vita ed allora sai che festa poterli condividere! Magari, come te, ha una porta della esperienza che sa aprirsi ancora dando aria al suo cuore. Perciò, anche se la tua mensola è piena di polvere di rimpianto, lì, nel posto di quei sogni che non ci sono più, non smettere di custodire quelli che ti sono rimasti aprendoti con disincanto a chi passa dalle tue parti: chiunque esso sia!Q Quella porta saprà chiudersi se è un falso ed un rapinatore e socchiudersi per poi, chissà, magari spalancarsi, a chi saprà ri-donarti un suo sogno che è anche il tuo e che credevi perduto. Buona fortuna!
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Beato chi avrà il mio amore, si nutrirà di un pane caldo sfornato per lui. Beato chi avrà le mie carezze, saranno petali di pace, dispensati con cura lungo membra bisognose di me. Beato chi avrà il mio cuore nel suo, avrà me, con sé, per sempre. Beato chi non smetterà di conoscermi, saprò stupirlo sempre di me. Beato chi mi abbraccerà senza paura, troverà la mia sete a dissetarlo. Beato chi guarderà, e osservandomi si ritroverà, amato, sarò per lui un rifugio dalle porte spalancate. Ovunque tu sia, amore lontano o vicino, ovunque tu stia ridendo o piangendo, vivendo o sospeso su di una paura, questi versi sono per te ora che non li leggerai. E quando ci sarai sarà un frammento di me che parlerà di te che ora sei qui.
Narpi
martedi 17 dicembre 2009, ore 17.51
Rooms by the sea - Edward Hopper |
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Il mondo scolora lento dietro un vetro bagnato dalle sue gocce. E sembra che la vita scorra più lenta,regolare, calma, placida. Con lei l’aria si mette il vestito della festa ed è leggera, limpida, pulita. Pioggia, lenta come un valzer lontano, fine come farina invisibile, immacolata su queste strade lorde di frenetico cammino. Pozzanghere che raccolgono questa ricchezza trasparente, che renderà verde un fazzoletto di terra che dorme, che porterà lontano un dolore, mischiandosi con lacrime silenziose di qualcuno che aspetta o non tornerà più. Acqua che è fuori e dentro me, mi circonda, mi bagna e vorrei che queste gocce che lente scorrono giù, potessero portare con se quelle foto che non vorrei nei miei album ,ma sono li sfocate e sinistre a ricordarmi chi ero e a spalancarmi la finestra di un futuro che c’è. Pioggia violenta, si infrange, e sconvolge piani e progetti fragili ed umani. Appuntamenti che scorrono via con lei, impegni che non ci saranno più perché c’è lei, forte ed impetuosa, a portarsi via tutto quel che c’era, per far posto a quel che c’è già ed è imminente. E intanto il mondo, la fuori, ha smesso di scolorirsi dietro al vetro e la vita, bagnata come un pulcino, si scuote,si stiracchia e riprende frenetica. Lei non c’è più, eppure è dentro ogni cosa, bagnando della sua presenza. Tra un po’ un sole bambino la farà volare via, per tornare presto qui, tra noi. Ma ora è un secondo di cioccolata,delizioso, immobile con la sua aria tersa e profumata…lo scarto lo vivo, lo gusto. E torno a vivere.
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il 15/12/2009 alle 18:06
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il 07/12/2009 alle 20:27
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il 09/10/2009 alle 22:57