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Fare silenzio … quando si è sconfitti dalle circostanze o da qualcuno … sottile sconfitta che ti porti addosso dai banchi di scuola, bruciante amarezza dopo parole buttate al vento. Fare silenzio per raccattare le parole uscite senza controllo o per passione civile o del semplice vivere. Fare silenzio, inversione ad “U” al primo svincolo utile di disimpegno. Fare silenzio per storie che muoiono, per uomini e donne mai capiti, per fogli di giorni pieni di scarabocchi di cattiveria. Eppoi , quando credi che hai fatto fin troppo silenzio, quando pensi che sei sconfitto abbastanza, un giorno impari l’esercizio del silenzio. Esercitarsi al silenzio ovvero la cloche della propria vita saldamente nelle proprie mani, Testa bassa e pedalare, mentre vedi che il resto del gruppo sbanda per strade pure segnalate errate. Esercitarsi al silenzio, massaggio alla propria intelligenza, di fronte alla sbragata stupidità che vuole sprofondare nella tua esistenza rigurgitando le sue idiozie. Ma la tua vita è un bel tavolo col suo vaso di fiori di genialità e talenti al sole tiepido di nuove opportunità che non ammette deturpanti mutilazioni di questi “encefalogrammi piatti” che camminano come mine vaganti per la precaria serenità della gente e per la tua. Esercitarsi al silenzio con sorrisi di circostanza, se è il caso, per chi non vuol capire, per chi non può capire ancora, per chi non capirà, o per chi semplicemente e diverso da te. Sospensione di giudizio per situazione che attendono tempi ed indizi più maturi, per dare il quadro di ciò che, forse, il cuore ha già percepito. Coccola segreta alla tua intelligenza prima che diventi insopportabile supponenza per gli altri. Mutuo soccorso ai tuoi dubbi, quando credi di non capire più le carte nautiche del viaggio della tua vita, mentre nel mondo che ti circonda impazza una tempesta di perche senza risposta! Esercitarsi al silenzio, per non sversare inutilmente altro di te che merita di essere centellinato per te, per chi c’è già e per chi verrà.
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Non si può amare davvero se non si accoglie. Accogliere è annusare l’amore versato nel calice della tua vita, prima di berne e saziare il tuo cuore. E’ sentire il profumo dell’altro nei suoi gesti, prima ancora di gustarne il sapore della sua essenza. Non conta se è il vino rosso della passione di due amanti, il bianco frizzantino di una amicizia che non passa mai di moda, o il novello dei tuoi figli che crescono all’ombra del tuo bene. Accogliere è il preliminare e l’atto finale dell’amare, l’indispensabile momento in cui chi ami è li dinanzi a te, in tutta la sua pienezza di anima così diversa dalla tua (e per questo affascinante ai tuoi occhi!) e in tutta la sua umana fragilità che tanto ti somiglia, da ricordati sei. Se sai accogliere, puoi amare, ma se non sai amare davvero, non potrai mai accogliere. Accogliere vuol dire aprire la porta, prima ancora che il tuo ospite sia seduto tra la tua vita che saprai offrigli. Chi accoglie non misura, ma sceglie con l’irrazionale felicità dell’in-contro a chi desidera; sarà cura del tempo e dell’accolto dimostrare chi è! Chi accoglie, non ha vita senza porte, ma porti di altri cuori, dove sa di avere approdi sicuri. Chi accoglie, prima ancora di amare, è come marinaio esperto che getta la rete senza curarsi del vento contrario del giudizio e pregiudizio, sicuro della saggezza del suo istinto e di ciò che troverà nel suo andare verso gli altri. Accogli prima di amare se davvero vuoi inebriarti l’anima senza ubriacarti di illusioni!
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Le cose, come le donne, hanno sempre un lato B da ammirare. Non sempre, infatti, sono quello che sembrano, le cose, ma hanno in sé risvolti inattesi, verità nascoste agli altri e tuttavia ben chiare a te che le hai vissute sulla pelle. |
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Ogni creatura, su questa terra, conosce nell’intimo del suo cuore chi è e cosa desidera. Eppure ogni creatura ha sperimentato su di sé, la sindrome dell’inadeguatezza che gli specchi deformanti restituiscono della propria immagine riflessa. Gli specchi deformanti ovvero le immagini di ciò che si deve essere e di come bisogna esserlo. Gli specchi deformanti..quelle credenze e convinzioni, quei giudizi e pregiudizi, che questa umanità errante e fragile si è costruita per camminare sul vuoto di senso che a volte la pervade. Se nasci maschio devi amare da maschio: guai ad essere signorili nel tuo viverti da uomo: fa parte del mondo delle donne! Se nasci femmina devi essere ciò che si aspettano da te: guai ad essere una donna che sa vivere la sua femminilità senza strisciare dietro i pantaloni di qualcuno: saresti un uomo! Povero o ricco, ignorante o colto, tutto è steccato attorno a te, nulla deve uscire dai ranghi. Non un guizzo di fantasia ammettono gli specchi deformanti, eppure è dalla fantasia di qualcuno più grande di noi che siamo qui! Di amore c’è ne cosi poco in giro, che ancora ci permettiamo il lusso di discettare su come e sul dove debba nascere e svilupparsi. Tutto deve essere bianco e nero, non c’è spazio per le sfumature. Ogni gesto ha una conseguenza, ma le conseguenze degli specchi deformanti, a volte, provocano gesti che ci fanno essere costernati il tempo esatto per accorgerci della nostra vera immagine. Tra gli interstizi degli specchi deformanti, a volte capita di specchiarsi in vetri puliti ed è uno spettacolo mozzafiato perché appariamo per quelle creature made in Cielo(per chi ci crede) o in qualcos’altro, che brillano di una bellezza senza pari. Quegli specchi puliti sono incontri di persone, uniche ed irripetibili per il frammento o l’intera vita che ci passano accanto. Attimi intimi e preziosi custoditi nella parte più riservata e protetta dello zaino del proprio vissuto, buoni da essere tirati fuori, come merendine ristoratrici, quando il cammino si fa in salita o troppo ripido verso cose che non ci appartengono. Gli specchi puliti non ci chiedono nulla, ma sanno donarci il meglio di ciò che siamo incartato nel meglio di ciò che sono loro. Sanno essere silenziosamente presenti, nel chiasso dei nostri pensieri, ma sanno anche spezzare il pane di un pò di vita fragrante, nelle sere del piacere del vivere. Sono specchi puliti da cui se ne esce, degni di ciò che si è, rafforzati, in quel che si può essere, e liberi di essere ciò che si vuole purché non ci si faccia troppo male( a noi e agli altri!).
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Ci sono uomini che non hanno conosciuto l’amore, ma comunque hanno amato. eppure sono stati bambini. eppure sono stati padri. eppure sono stati grandi. eppure hanno raggiunto vette da togliere il fiato. eppure, lo sono per se stessi.
(Narpi69)
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Inviato da: oro_nordico
il 12/10/2011 alle 18:58
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il 10/04/2011 alle 18:47
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il 20/02/2011 alle 16:00
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il 20/02/2011 alle 08:48
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