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Nicola D'Agostino

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« LA STORIA DI ECOPER SORRIDERE UN PO' »

IL DA-DA-DA

Post n°13 pubblicato il 31 Luglio 2008 da nick60libri
 
Tag: dada, Libri

 

Gentilissimi Fratelli. Io sono giunto a questa conclusione, frutto di una geniale intuizione: se in Italia c'è così poca gente che legge i libri, non è perché si è una massa di incolti lecca-tv. La verità, io dico, è che la maggior parte dei libri è una vera chiavica e chi ci mette le mani su, il più delle volte, si addormenta prima della fine della prima pagina per la noia e un vago senso di disgusto. Proprio così, premi vari compresi. Anzi, soprattutto quelli. Perché? E me lo chiedete? Va bene, vi rispondo: così come in tutti gli altri settori, anche in questo il mercato è assolutamente bloccato ed appannaggio di Editori senza fantasia che vendono cultura come si trattasse di preservativi Meno male, fratelli, che un po' ci salva Internet, ma solo un po', credetemi. Che fare? Continuare, insistere, e, soprattutto, affidarci al DA-DA-DA. E che è 'sto DA-DA-DA? Volete proprio farmelo dire? Va bene, risponderò anche a questa vostra domanda. CURIOSI !!! Dunque, dovremmo tutti quanti andare nelle librerie d'Italia e fare una specie di sit-in, una protesta, una astensione dall'acquisto e costringere ad eliminare dagli scaffali tutti i libri per far restare solo quelli di Dante, d'Annunzio e ... D'Agostino. Sissignore, il DA-DA-DA, per qualche mese unici libri rintracciabili. Dopo, la gente si sarà riavvicinata con gusto alla bellezza della lettura, gli Editori avranno capito l'antifona e vedrete che daranno spazio ai libri buoni e che si venderanno per questo, solo per questo. Il DA-DA-DA salverà l'Italia dalla rovina, dalle fiction e dai reality show. Fatemi sapere qualcosa in proposito, eh? Ciao a tutti, “grandi fratelli”.

 

 
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L'INCIPIT DI BACIAMI ANCORA

 

Nonostante la minaccia di un imminente temporale, alle sette del mattino i primi ambulanti, mestamente, collocavano le loro mercanzie lungo il Viale dei Fori Imperiali. Era Novembre e faceva freddo. Athor era giunto da poco a Roma a bordo del suo vecchio ma ben tenuto furgone westfalia rosso, allestito come un mini camper. Lo parcheggiò alla meno peggio nei pressi della Domus Aurea. Tentò di avviare la piccola stufa a gas, sfregandosi le mani, ma l'aggeggio stentò a partire. Provò ancora mentre intonava:

 

Nei cieli bigi vedo fumar dai mille comignoli

Parigi, e penso a quel poltrone di un vecchio

caminetto ingannatore,

che vive in ozio come un gran signore.

 

Proveniva da Sorrento. Le prime ore della notte le aveva trascorse guidando. In autostrada si era fermato un paio di volte presso gli autogrill a bere caffè per restare sveglio. Per esibirsi preferiva giungere sul posto con molto anticipo, così da avere il tempo per il disbrigo delle formalità e riposarsi prima di lavorare. Gli piaceva viaggiare di notte. A notte fonda, quando accedeva nei punti di ristoro delle stazioni di servizio più piccole, un po' stordito dalla musica e dalle vibrazioni della vettura, viveva come in un sogno l'atmosfera piatta che aleggiava nei bar quasi deserti dove i clienti consumavano piano, in silenzio, le loro bevande. Si sentiva come un personaggio del quadro di Edward Hopper più noto: Nighthawaks.

Restò nel camper circa una mezz'ora. Poi scese e raggiunse il Viale. - Qui potrebbe andare bene. - si disse strisciando il piede sulle basole per liberare la zona che aveva scelto dalle cicche.

La presenza del Colosseo garantiva un via vai sufficiente di turisti e la muraglia ad una trentina di metri dinanzi a sé avrebbe consentito un effetto acustico accettabile. Lo spazio era ampio abbastanza per farvi sostare chiunque avesse voluto farlo. Quel posto era proprio l'ideale per ciò che doveva fare Athor.

 

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