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Un blog creato da NOCACCIA il 25/08/2008

CACCIA? NO GRAZIE

COMBATTIAMO LA PRATICA DELLA CACCIA

 
 

RICHIAMI VIVI

I richiami vivi
Per cacciare si ricorre anche all’utilizzo di richiami vivi. Purtroppo la “cattura di uccelli ad uso di richiamo” è consentita per legge. Per catturare i volatili che fungeranno da richiami vivi, i cacciatori utilizzano reti  ben mimetizzate lungo il tragitto e le rotte percorse dagli stormi migratori. Gli impianti di cattura (i più diffusi sono i roccoli e le bressane, lunghe distese di reti verticali alte fino a tre metri, disposte su base rettangolare o circolare) sono gestiti dalle Province ed impiegare lo stesso sistema da parte dei privati è illegale in quanto si tratta di attività di uccellagione.

I volatili rimasti imprigionati dalle reti vengono sottoposti a trattamenti crudeli per indurli a cantare e ad attirare i loro simili in un’imboscata. Dal momento della cattura, gli uccellini trascorreranno tutta la loro vita rinchiusi in una gabbietta più piccola di un foglio A4, per molti mesi all'anno in cantine o stanze buie e molto fresche.

La manipolazione umana interviene sui presicci (così si chiamano gli uccelli catturati) e ne modifica la percezione del ciclo stagionale, con lo scopo di spingerli a emettere il loro verso di richiamo fuori stagione ma proprio durante il periodo di apertura della caccia. Il buio e la temperatura non calda della cantina, il distacco artificiale di numerose penne - per simulare una muta - imbrogliano gli uccelli, che credono di essere in inverno. Per favorire questo ciclo, oltre alla tecnica ‘tradizionale’ descritta sopra, oggi esiste un dispositivo elettronico (fotoperiodo) che consente di creare artificialmente l'alternanza luce/buio con i periodi di alba e tramonto tipici della stagione invernale.

Una volta riportati all’esterno, a settembre, i 'richiami vivi'  percepiscono una temperatura più tiepida rispetto a quella alla quale sono stati imprigionati, le penne cominciano a crescere. Gli uccellini ritengono di essere in primavera e cantano. I cacciatori caricano le loro gabbiette in auto (possono portarne legalmente fino a 40) e le trasferiscono nel loro luogo di appostamento, dove le appendono su supporti naturali o artificiali, per creare un sistema irresistibile di richiami e una gigantesca trappola, in cui cadono centinaia di vittime alla volta.

Oltri agli uffici provinciali del settore caccia, i luoghi in cui si commerciano uccelli da richiamo sono le Fiere degli Uccelli, organizzate periodicamente in tante località. Si tratta di manifestazioni in cui non è raro che, in un circuito parallelo e illegale, si attui la vendita di specie protette, sia come richiami che come volatili da tenere in casa.

 

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CACCIATORI, SPECIE IN VIA D'ESTINZIONE

Post n°42 pubblicato il 21 Settembre 2009 da NOCACCIA
 
Foto di NOCACCIA

CACCIA: DOMENICA 20 SETTEMBRE RIAPRE LA STAGIONE

LAV: CACCIATORI VERSO L’ESTINZIONE, DIMEZZATI E SEMPRE PIU’ ANZIANI.
ILLECITI, DENSITA’ VENATORIA E VIGILANZA VENATORIA

Cacciatori italiani in progressiva (e auspicata) estinzione e sempre più
anziani. Alla vigilia dell’apertura ufficiale della stagione di caccia
2009-2010, anche nelle poche regioni che non hanno effettuato alcuna
pre-apertura, la LAV propone un’analisi dell’evoluzione dei seguaci di Diana
e della loro pressione venatoria sul territorio, che conferma la lenta ma
inesorabile riduzione del loro numero: dal 1988 al 2007 i cacciatori in
Italia si sono dimezzati passando da 1.500.986 (1988) a 751.876 del 2007
(Istat).

Esaminando i dati di una delle regioni dove l’attività venatoria è più
radicata, l’Emilia Romagna, si evince che i cacciatori appartenenti alla
classe di età 18-50 anni si sono drasticamente ridotti del 72% passando da
52.569 (1988) a 14.711 nel 2004; la classe di età over 50 si è invece
ridotta in misura minore, solo del 12%, passando da 46.661 (1988) a 41.268
nel 2004.

“L’assenza di ricambio generazionale tra i cacciatori è la prova più
evidente, e confortante, che i più giovani non hanno interesse a praticare
questa attività o la disapprovano - dichiara Massimo Vitturi, responsabile
nazionale LAV settore caccia e fauna selvatica - Il sen. Orsi, autore della
scellerata proposta di abbassare a 16 anni l’età per cacciare, avanzata nel
disegno di legge con cui si sta tentando di legalizzare una inaccettabile
caccia senza limiti, può rassegnarsi e presentare finalmente il preannunciato emendamento abrogativo di tale proposta.”

Tra le altre scellerate proposte inserite nel disegno di legge di riforma
della caccia, sostenuto dal sen. Orsi, vi è quella di abrogare il divieto di
caccia decennale nelle zone boscate colpite dagli incendi. Per comprendere
quanto sarebbe dannoso autorizzare la caccia nelle aree boscate bruciate,
basti pensare che in Italia nel 2008 e in questa prima parte del 2009 (1
gennaio – 6 settembre 2009) si sono verificati complessivamente 9.778
incendi boschivi che hanno percorso 43.235 ettari boscati (fonte: Corpo
Forestale dello Stato). Calcolando che per ogni ettaro di bosco a macchia
mediterranea che brucia muoiono in media 400 animali selvatici tra uccelli,
rettili e mammiferi, possiamo stimare che gli incendi boschivi nell’ultimo
anno e mezzo hanno ucciso circa 17,2 milioni di animali ai quali si sommano
migliaia di piccoli condannati a morire di fame a causa della difficoltà di
procacciarsi il cibo nelle aree bruciate. Il divieto di caccia decennale in
queste aree è indispensabile per preservare la vita animale sopravvissuta e
il suo prezioso habitat.

Il principio per cui la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello
Stato (art. 1, legge 157/92), sembra essere noto più ai cittadini italiani
che ad alcuni parlamentari e amministratori locali fautori della
deregulation venatoria e della caccia in deroga: secondo un recente
sondaggio Ipsos (2009, commissionato da Lipu, Legambiente e WWF), infatti,
il 90% degli intervistati si è dichiarato contrario all’aumento dei tempi e
delle specie cacciabili, il 69% è fortemente contrario alle doppiette.
Eppure i tentativi di derogare alle norme europee sulla tutela dell’avifauna
selvatica continuano a ripetersi (Lombardia, Veneto, Toscana, ecc.) con
gravissimi danni ambientali e il concreto rischio di sanzioni comunitarie.

Sebbene i cacciatori italiani siano sempre più esigui, la densità venatoria
– che esprime il numero di cacciatori ogni 1.000 ettari di territorio – non
è diminuita in modo significativo e negli anni 2000-2007 si è mantenuta
costante sul valore di 40-42, a fronte di 57,25 nel 1988. Ciò significa che,
sebbene la popolazione dei cacciatori sia in netta diminuzione, la loro
pressione sugli animali è aumentata a causa della costante erosione di
territorio causata dalle attività di urbanizzazione.

Sconfortante il dato sulla vigilanza venatoria, ovvero il numero di cacciatori che deve essere controllato da ogni agente della polizia
provinciale: 246 cacciatori nel 2000, 260 cacciatori nel 2007; poiché una
pattuglia di agenti è composta da due persone, vuol dire che ogni pattuglia
deve controllare ben 520 cacciatori!

Tra le violazioni di legge commesse più di frequente dai cacciatori:
abbattimento di fauna non cacciabile, caccia con modalità diversa da quella
prevista (es. mezzi non consentiti), caccia in ATC diversa da quella di
residenza venatoria, caccia a distanza da abitazioni, strade o luoghi di
lavoro, inferiore a quella prevista dalla legge, caccia con documenti non in
regola, caccia con utilizzo del cane da riporto (non ammesso nelle giornate
di preapertura). Nel 2008, secondo i dati diffusi dal Corpo Forestale dello
Stato, i reati a danno della fauna selvatica autoctona (caccia,
antibracconaggio e tassidermia) sono stati 1.136 (+ 0,4%) e 2.717 (-13,9%)
gli illeciti amministrativi effettuati in base alla legge sulla caccia e
antibracconaggio.


Sul sito <http://www.lav.it/> www.lav.it (sezione Caccia) sono disponibili
informazioni sulle principali violazioni alle norme in materia di tutela
della fauna selvatica, con indicazioni sulla procedura per presentare
denuncia alle autorità preposte, e una pagina a disposizione di coloro che
volessero inviare testimonianze alla LAV.


 
 
 

CACCIA IN DEROGA

Post n°41 pubblicato il 06 Settembre 2009 da NOCACCIA
 

L'assessore alla caccia del Veneto annuncia una delibera regionale per cacciare i piccoli uccelli insettivori protetti.

Andrea Zanoni della LAC: Abbiamo pronto sia un ricorso al TAR che una denuncia per abuso in atti dufficio nei confronti degli assessori del Veneto.

La commissione "Agricoltura e Caccia" della Regione Veneto, lo scorso primo settembre ha approvato un progetto di legge per rendere cacciabili addirittura specie di uccelli protetti dallEuropa e dallo Stato; si tratta di Frosone, Fringuello, Peppola, Storno, Pispola e Pispolone, protetti dal 1984 dal decreto Spadolini, insettivori e pertanto alleati degli agricoltori e di chi vive in campagna, perché sterminatori di zanzare ed insetti dannosi alle colture agricole.

Il progetto di legge doveva essere votato dal Consiglio Regionale del Veneto venerdì scorso ma non è stato nemmeno messo all'ordine del giorno; si profila così l'intervento della Giunta regionale che, come anticipato nei giorni scorsi dall'assessore Elena Donazzan, farà una delibera di giunta.

L'attuale giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione e i recenti pronunciamenti della Commissione Europea ha commentato Andrea Zanoni presidente della LAC del Veneto hanno finalmente smascherato anni di leggi e leggine illegittime sulla caccia a specie protette, spacciate ai quattro venti come rispettose delle normative europee.

Ora si profila l'avvio della cosiddetta caccia in deroga tramite una delibera della giunta regionale; in questo caso tengo a precisare che i nostri legali hanno già pronto sia il ricorso al TAR contro l'eventuale delibera, sia una denuncia per abuso in atti d'ufficio nei confronti degli assessori della giunta regionale del Veneto.

La LAC del Veneto con una diffida formale del 25 agosto scorso, indirizzata agli assessori ed al suo presidente, li ha informati in merito alle violazioni penali ed amministrative che comporterebbe un tale atto.

C'è in atto una guerra tra Lega e PDL per accaparrarsi i voti dei cacciatori e a farne le spese oltre agli uccelli protetti sono anche i cittadini del Veneto che rischiano di dover pagare pesanti sanzioni all'Europa per la violazione delle Direttive comunitarie che tutelano la natura.

Trovo aberrante che la fauna selvatica, patrimonio di tutti i cittadini, venga utilizzata allo scopo di far campagna elettorale in vista delle prossime elezioni regionali del 21 marzo 2010.

La LAC del Veneto aderisce alla manifestazione contro la caccia di Verona che si terrà con una fiaccolata per le vie del centro, sabato 19 settembre, con ritrovo alle ore 20.00 in piazza Brà (Per informazioni sul programma: Anna Pilati, Cell. 347/0531108 email info@no-alla-caccia.org, per partecipazione con partenza da Treviso: cell. 347/9385856 email: lacveneto@ecorete.it)

 
 
 

CACCIA IN DEROGA NEL VENETO

Post n°40 pubblicato il 03 Settembre 2009 da NOCACCIA

CACCIA IN DEROGA, IL VENETO CI RIPROVA: PRESENTATO NUOVO TESTO IN CONSIGLIO REGIONALE. LAV: SE APPROVATO CONSENTIRA’ LA CACCIA A SEI SPECIE DI PICCOLI UCCELLI, “PRONTI A DENUNCIARE I CONSIGLIERI REGIONALI PER ABUSO D’UFFICIO, IN CASO DI APPROVAZIONE DELLA LEGGE”
 

L’ufficio legale della LAV è pronto a sporgere denuncia per abuso in atti d’ufficio nei confronti dei Consiglieri regionale della Regione Veneto, qualora fosse approvata la legge sulla caccia in deroga.
 
Nel corso della seduta tenutasi il 1° settembre, infatti, la IV commissione agricoltura del Consiglio Regionale del Veneto ha approvato un nuovo progetto di legge che vuole autorizzare la caccia in deroga a ben 6 specie di piccoli uccelli protetti dalle normative europee.
 
Dopo il rinvio in Commissione del testo originale che prevedeva la caccia ad 11 specie di uccelli, deciso dal Consiglio Regionale il 30 luglio scorso, quindi, il Veneto ci riprova, presentando un testo che  assomiglia più ad un regalo per i cacciatori, in previsione delle elezioni del prossimo anno, piuttosto che ad un atto nell’interesse della comunità veneta.
 
Proprio sul tema della caccia in deroga la Commissione Europea ha recentemente richiesto la condanna dell’Italia per le ripetute violazioni alla Direttiva Comunitaria, derivanti dall’approvazione delle deroghe in Veneto. Anche la Corte Costituzionale si è chiaramente espressa sul tema, definendo incostituzionale il ricorso allo strumento delle leggi regionali per consentire la caccia in deroga.
 
Nonostante tali pesanti pronunciamenti gli amministratori veneti proseguono imperterriti lungo la loro strada, consapevoli di violare le normative europee e la Costituzione italiana – dichiara Massimo Vitturi responsabile del settore caccia e fauna selvatica della LAV – un comportamento riprovevole, inaccettabile ancor di più perché attuato da persone che hanno giurato di svolgere il loro servizio nel pieno rispetto delle norme e della Costituzione italiana”.
 
Ora la parola passa ai consiglieri regionali: dipende da loro la decisione che potrebbe consentire ai cacciatori veneti di ammazzare milioni di piccoli uccelli protetti, in una sorta di far-west venatorio, dove le leggi e la democrazia sono parole prive di senso.
 
Con il loro voto favorevole alla caccia in deroga, i consiglieri regionali si renderebbero quindi responsabili di consentire gravissime violazioni penali ed amministrative, pur essendone stati preventivamente informati con un atto formale, indirizzato dalla LAV al Presidente del Consiglio Regionale, Marino Finozzi.
 
2.09.2009
 
Ufficio stampa LAV 06 4461325 – 339 1742586 www.lav.it <http://www.lav.it>  

 
 
 

BOCCONI AVVELENATI A ROVIGO

Post n°39 pubblicato il 03 Aprile 2009 da NOCACCIA
Foto di NOCACCIA

                                              

 

LENDINARA COME UN FAR WEST?  TAGLIA DI MILLE EURO PER SCOPRIRE AVVELENATORI

 A seguito del drammatico episodio avvenuto il 21 marzo u.s., dell’avvelenamento di due cani di proprietà dei coniugi Davì all’interno della loro Azienda Agricola a Lendinara, la  LAV denuncia con forza l’ennesima barbarie perpetrata ai danni di animali inermi, utilizzando micidiali esche avvelenate; e ancora una volta, all’interno di una zona di ripopolamento e cattura gestita dalle associazioni venatorie. Evidenziamo che il fatto avrebbe potuto avere risvolti ancora più tragici, perché il cortile di proprietà è tranquillamente frequentato dai tre figli della coppia, l’ultimo di soli due anni.

A tal proposito, la Legge quadro 157/92, che regolamenta l’attività venatoria, all’art.21 fa espresso divieto di utilizzo di esche o bocconi avvelenati, pratica peraltro, consentita fino al 1979. Anche le statistiche parlano chiaro, ed indicano come siano frequenti gli avvelenamenti di migliaia di animali domestici e selvatici in prossimità di aziende faunistico-venatorie, con picchi di  incidenza a cavallo tra la chiusura della stagione di caccia e l’inizio dell’attività di ripopolamento. La LAV, pur non sostenendo l’equazione avvelenatore-cacciatore, rileva che solo pochi giorni precedenti l’avvelenamento, la polizia provinciale aveva invitato i sigg. Davì a controllare maggiormente l’esuberanza dei due cani temendo per la loro incolumità, ‘colpevoli’, con le loro scorribande, di disturbare le prede (lepri) liberate. Consiglio del resto, immediatamente recepito, con la costruzione di un ampio recinto; purtroppo questa accortezza non si è rivelata sufficiente, poiché i delinquenti hanno violato la proprietà privata, disseminando bocconi avvelenati sia nell’aia prospiciente la casa, sia proprio all’interno del recinto, provocando una terribile agonia e la morte ad una femmina di golden retriver di soli 9 mesi ed al pastore tedesco.    Circa lo specifico fatto, denunciato immediatamente alle autorità competenti, sono già in corso le indagini, mentre sarebbe interessante conoscere l’opinione del presidente dell’ATC 4A1, sig. Bernardelli Luca, nel cui territorio è compresa l’area di ripopolamento in questione.La preoccupante e diffusa persistenza del fenomeno dei bocconi avvelenati in tutto il territorio nazionale ha indotto il sottosegretario all’Welfare on.Martini ad emanare la recente Ordinanza 18/12/2008, che assegna puntuali obblighi alle Istituzioni locali: il Sindaco deve provvedere alla bonifica dell’area interessata dalle esche e all’intensificazione dei controlli; i Servizi veterinari dell’AUSL, con l’ausilio dell’Istituto Zoprofilattico, devono svolgere tutti gli accertamenti sugli animali deceduti; le Prefetture devono attivare un ‘Tavolo di Coordinamento’ per monitorare il fenomeno e gestire gli interventi necessari. La LAV vigilerà sul puntuale rispetto della citata normativa, ed invita tutti i cittadini a segnalare sempre ogni atto di crudeltà nei confronti degli animali. Con l’occasione la LAV invita alla partecipazione al Convegno “ Cani e gatti nel mirino dei cacciatori” che si svolgerà il 24 Aprile presso la Sala della Gran Guardia a Rovigo, durante il quale verranno affrontati i punti salienti della proposta di legge di liberalizzazione estrema della caccia e della normativa regionale veneta in particolare.   Riguardo il criminoso episodio di Lendinara la LAV offre una taglia di 1.000 euro a chiunque fornirà notizie utili a scovare i colpevoli, mentre l’Ufficio legale sta valutando l’ipotesi di costituirsi parte civile contro i responsabili.

Ufficio stampa LAV onlus lav.rovigonfolav.org cell. 3297934814

 

 
 
 

CACCIA AI CINGHIALI

Post n°38 pubblicato il 28 Gennaio 2009 da NOCACCIA
Foto di NOCACCIA

IN LIGURIA VOGLIONO SPARARE SEMPRE AI CINGHIALI
Attacco alla normativa statale. LAV al contrattacco.



 


Riduzione delle aree protette, raddoppio della stagione venatoria sui cinghiali, anche nelle zone boscate percorse da incendi: sono queste le richieste che la regione Liguria vuole inoltrare al Governo nazionale in materia di caccia lamentando presunti danni da parte dei cinghiali.
“Richieste da integralisti della doppietta, prive di senso, ancora più gravi perché elaborate dagli ambiti istituzionali e non dai soliti cacciatori ammazza-tutto. Un chiaro tentativo di attaccare la normativa statale, basato sulla presunta emergenza cinghiali oramai sbandierata come uno spauracchio allo scopo di raccogliere consensi e finanziamenti”, dichiara la LAV in relazione alle proposte elaborate nei giorni scorsi dagli Assessori regionale e provinciali della regione Liguria in materia di caccia.E’ “curioso” che tali richieste vengano proposte al Governo proprio nel momento in cui, presso la Commissione Ambiente del Senato, sono allo studio numerose proposte di liberalizzazione della caccia. La curiosità si fa ancora più interessante se si considera che il relatore di tali proposte è l’on. Orsi, fattosi tristemente conoscere proprio in Liguria per la demolizione delle aree protette regionali a tutto vantaggio dei cacciatori, demolizione orgogliosamente ostentata anche nella propaganda elettorale dello stesso on. Orsi.“Le proposte delle istituzioni liguri sembrano elaborate al solo scopo di “fare da spalla” alle richieste filo-venatorie dell’onorevole Orsi, dichiara Massimo Vitturi, responsabile nazionale del settore caccia e fauna selvatica della LAV.La presunta emergenza cinghiali viene cavalcata in tutto il Paese dalle categorie interessate (politici, agricoltori e cacciatori) allo scopo di ottenere consensi elettorali, maggiori finanziamenti e sempre meno vincoli all’attività venatoria. Nessuno di loro ha però il coraggio di ricordare che cinghiali così prolifici sono stati inseriti nell’ambiente proprio dai cacciatori, i quali continuano ad abbattere le volpi (gli unici predatori che potrebbero in qualche misura contrastare la prolificità dei cinghiali) con il benestare delle amministrazioni provinciali, le quali non si sono mai azzardate a bloccare i piani di ripopolamento che riguardano anche gli stessi cinghiali.
“E’ evidente che nessuno è seriamente intenzionato a far diminuire il numero di cinghiali e i presunti danni a loro attribuiti adottando soluzioni coerenti - conclude Vitturi - gli interessi in gioco mirano a mantenere lo status-quo, garantendo agli assessorati alla caccia, agli agricoltori e ai cacciatori, di soddisfare i loro interessi, basati sul massacro di milioni di animali”.


 
 
 

REGOLAMENTO DI TUTELA

Post n°37 pubblicato il 05 Dicembre 2008 da NOCACCIA

                                                 

 

 

 

APPROVATO A ROVIGO IL REGOLAMENTO TUTELA ANIMALI

 

 

 

Dopo anni di  solleciti ed incontri il Consiglio Comunale di Rovigo, in data 18 novembre, ha finalmente discusso ed approvato il “Regolamento di Tutela degli Animali” che prevede anche norme di Polizia Veterinaria. Viva soddisfazione viene espressa dalla Lav locale,  per il raggiungimento di questo importante risultato, che vede coronati anni di impegno: la sua proposizione all’Amministrazione, infatti, risale al 2004. Siamo particolarmente soddisfatti – precisa il delegato Guolo – perché alcuni passaggi per noi fondamentali del Regolamento sono stati approvati senza modifiche: per esempio a Rovigo ora è vietato offrire animali in premio o in omaggio nell’ambito di attività commerciali, di spettacoli o giochi; è assolutamente vietato l’utilizzo di animali di qualsiasi specie per la pratica dell’accattonaggio, mentre è previsto il sequestro se gli animali sono tenuti in situazione di incuria. In evidenza  l’articolo che riguarda l’attendamento di circhi e delle mostre viaggianti: le strutture circensi che vorranno esibirsi nel territorio comunale dovranno rispettare i criteri ‘CITES’ individuati dal Ministero dell’Ambiente, che garantiscono riconosciuti standard di benessere agli animali detenuti. Accanto a precise norme, non sempre                                   così scontate, per una corretta cura degli animali d’affezione, vi è espresso anche il divieto di esposizione di animali ‘pericolosi per la salute’ (rettili, aracnidi) nei bar e negli esercizi commerciali. Ricordiamo inoltre come agli animali esposti nei negozi debbano essere garantite condizioni di benessere, invitando, nel caso di animali non convenzionali ed esotici, a conformarsi alle tabelle redatte dalla SIVAE (Società Italiana Veterinari per Animali Esotici) per quanto riguarda le misure dei recinti. “Dopo aver ottenuto il riconoscimento – continua Guolo – di alcuni importanti punti che garantiscano un giusto rapporto tra l’uomo e l’animale, vigileremo comunque in prima persona per una puntuale applicazione del regolamento da parte delle Forze dell’ordine, con le quali si auspica una fattiva collaborazione.        

 
 
 

Post N° 36

Post n°36 pubblicato il 05 Novembre 2008 da NOCACCIA

SCIOPERO

     

SCIOPERO DEI BLOG

05/11/2008

 

I BLOG DI DIGILAND

CONTRO TUTTE LE

OSCENITA’ E SCHIFOSE ESIBIZIONI

CHIEDONO:

 

UNA COMMUNITY PULITA

 

UN GIORNO DI SILENZIO

PER PROTESTARE CONTRO

CHI INFESTA DI IMMAGINI

E FRASI PORNOGRAFICHE

LA “NOSTRA” COMMUNITY

LIBERO VOGLIAMO
UNA COMMUNITY

LIBERA DALLA PORNOGRAFIA!!

24 ORE DI SILENZIO. NESSUN COMMENTO.
SOLO
QUESTE FRASI DA POSTARE.

 
 
 

RICHIAMI ELETTROACUSTICI, VIETATO L'USO MA NON LA VENDITA

Post n°35 pubblicato il 02 Novembre 2008 da NOCACCIA

Quattro cacciatori denunciati a Masi

 

MASI (PD). Per catturare gli uccelli utilizzavano un impianto stereo in grado di riprodurre i loro rumori. Ma gli uomini del Corpo forestale dello Stato li hanno individuati e denunciati. Contestualmente è stata sequestrata l’apparecchiatura. I quattro cacciatori indagati sono: M.D., 60 anni di Noventa Vicentina, T.C., 50 anni di Nanto, C.C., 66 anni di Masi e O.A., 76 anni di Noventa Vicentina. Tutti e 4 praticavano la caccia con strumenti proibiti, cioè con questi richiami acustici artificiali. Si appostavano e con gli altoparlanti a palla riuscivano a trarre in inganno molti volatili della zona. Il divieto è chiaramente espresso dall’articolo 21 della legge sulla caccia. Tali strumenti, funzionanti con batteria e spesso telecomandati, riproducono perfettamente il cinguettio delle allodole, dei tordi e dei fringuelli., richiamando le specie verso le postazioni presidiate dai cacciatori pronti all’abbattimento a colpi di fucile.  I comandi stazione forestali di Padova, Monselice e Torreglia hanno scoperto i cacciatori nella zona dei colli: a Lozzo Atestino, Masi, Este e Noventa Vicentina. Nel corso dei servizi di vigilanza venatoria hanno riscontrato anche diverse violazioni amministrative come la mancata annotazione sul tesserino regionale della giornata di caccia o del numero di animali abbattuti. In conseguenza di queste violazioni sono state elevate sanzioni da centinaia di euro. L’utilizzo dei richiami elettroacustici ha portato invece al sequestro penale dei mezzi stessi, nonché dei fucili in possesso dei cacciatori denunciati all’autorità giudiziaria.  L’attenzione degli uomini della Forestale resta comunque alta, soprattutto in questo periodo caratterizzato dalle migrazioni degli uccelli, diretti verso le zone più calde.

 
 
 

PIOMBO NELLE ZONE UMIDE

Post n°34 pubblicato il 13 Ottobre 2008 da NOCACCIA
 
Foto di NOCACCIA

LA COMMISSIONE AMBIENTE E PROTEZIONE CIVILE BLOCCA LA REVOCA DEL DIVIETO
DELL’USO DEI PALLINI DI PIOMBO NELLA CACCIA NELLE ZONE DI PROTEZIONE SPECIALE
VOLUTA DALLA REGIONE VENETO.
UNA SCONFITTA BRUCIANTE PER L’ASSESSORE ALLA CACCIA ELENA DONAZZAN E PER IL
GOVERNATORE DEL VENETO GIANCARLO GALAN DA SEMPRE SU POSIZIONI DI ESTREMISMO
VENATORIO CHE OGGI HANNO PORTATO IL VENETO AD ESSERE L’UNICA REGIONE D’EUROPA
DOVE SI CACCIANO ADDIRITTURA GLI UCCELLI INSETTIVORI PROTETTI UTILI
ALL’AGRICOLTURA.

L’8 ottobre la commissione Ambiente e protezione civile formata dagli
assessori delle Regioni, coordinata dall'assessore all'ambiente della
Calabria, Silvio Greco, a maggioranza ha espresso un parere contrario alla
proposta del Ministro Stefania Prestigiacomo sulla deroga al divieto di
utilizzare pallini di piombo per la caccia nelle aree protette, deroga voluta
dalla sola regione Veneto.
La proposta di decreto del ministro dell'Ambiente aveva lo scopo di far
slittare il divieto, oggi gia' in vigore, per l'uso dei pallini di piombo, a
partire dalla stagione venatoria 2009/2010 nelle zone umide classificate come
Zone di Protezione Speciale (ZPS).
Il provvedimento originario venne adottato il 17/10/2007 per rispondere ad una
ennesima procedura di infrazione comunitaria che eccepiva carenze all'azione
di protezione delle ZPS.
Il parere negativo al tentativo della Prestigiacomo, espresso a maggioranza
con l'unica opposizione del Veneto e l'astensione della Lombardia, e' stato
inviato alla Conferenza dei Presidenti delle Regioni per la decisione da
esprimere in sede di Stato-Regioni.
Andrea Zanoni presidente della Lega Abolizione Caccia del Veneto ha
dichiarato: “L’Assessore alla caccia del Veneto Elena Donazzan ha collezionato
un’ennesima sconfitta a carico della regione Veneto, unica tra tutte le
regioni italiane a voler vergognosamente eliminare il divieto dei pallini di
piombo nelle aree protette. E’ un segnale importante che vede bocciata la
politica di estremismo venatorio portata avanti dalla Donazzan e in
particolare dal presidente della Giunta Regionale Giancarlo Galan, politica
che quest’anno ha portato a consentire nella nostra regione addirittura la
caccia a piccoli uccelli insettivori protetti come la Pispola o la caccia agli
animali domestici inselvatichiti tra i quali potrebbero esserci cani e gatti. ”.

 
 
 

BRACCONAGGIO

Post n°33 pubblicato il 13 Ottobre 2008 da NOCACCIA

NEGRAR (VR). Nuovi episodi all’esterno dell’allevamento vicino a residenza Costagrande, sulle colline di Montecchio
I bracconieri tagliano le reti e sparano ai daini
Nel Veronese è vietata la caccia agli ungulati senza un piano di abbattimento Ma i controlli non bastano
 
Marzio Perbellini
 
Negrar (VR) - Bracconieri scatenati. A Montecchio la storia è sempre la stessa. Cacciatori senza scrupoli tagliano le reti dell’allevamento di daini, caprioli e mufloni che si trova adiacente a residenza Costagrande (il complesso immerso nel verde di proprietà del collegio universitario don Mazza e dove ha sede anche la fondazione Exodus), fanno uscire gli animali e poi li braccano nei boschetti dove le bestiole vanno a nascondersi. Non a caso, sul cocuzzolo che fa da spartiacque tra Negrar, Montecchio e Grezzana gli amanti delle doppiette sono sempre numerosissimi. Un affollamento. E sparano all’impazzata.
La scorsa settimana, da uno squarcio della recinzione dell’allevamento, erano stati fatti uscire una mamma con tre cuccioli e, appostati nella vegetazione, i bracconieri non risparmiavano i loro fucili, tanto che molti amanti della passeggiata domenicale, quelli che avevano scelto di percorrere un piccolo tratto del sentiero Europeo E5, che passa proprio da lì, hanno dovuto desistere per non correre il rischio di essere impallinati.
Che qui ci siano battute di caccia dei bracconieri è cosa risaputa, ne sono a conoscenza gli agenti della Polizia provinciale, che in diverse occasioni sono intervenuti per recuperare gli animali (già nel 2006 avevano fatto un’ispezione alla struttura raccomandando al gestore di migliorare le recinzioni). E lo sanno quelli di residenza Costagrande, che non fanno altro che sistemare la reti ormai ridotte a una specie di grande rattoppo. E aggiustarle è quanto mai necessario visto che, oltre al problema del bracconaggio, esiste anche il pericolo di incidenti stradali, dal momento che gli animali liberati attraversano una strada molto battuta e percorsa, oltre che da automobili, anche da numerosissimi ciclisti e motociclisti.
Ma la responsabilità dell’allevamento non è di Costagrande, bensì di Pietro Delaini, un imprenditore molto conosciuto soprattutto sul lago per i suoi numerosi esercizi alberghieri e ristorativi con il quale, purtroppo, non è stato possibile parlare.
A Delaini, al quale la Provincia ha rilasciato l’autorizzazione per «allevare», si legge, «daini, caprioli, mufloni e lepri a scopo amatoriale e ornamentale», spetta, infatti, tra gli obblighi, pena il ritiro dell’autorizzazione, «il pieno governo dei capi in allevamento i quali devono essere mantenuti in stato di cattività mediante predisposizione di recinzioni idonee ad evitare l’uscita degli animali allevati». Oltre al «risarcimento di eventuali danni causati dall’attività medesima a persone, colture o cose».
Danni a parte, si ricorda comunque che cacciare il daino nella provincia di Verona è vietato, fanno sapere dalla Polizia provinciale. Come è vietato cacciare altri ungulati, come ad esempio i caprioli, in assenza di un preciso piano di abbattimento.
A Montecchio, quindi, quello che viene regolarmente messo in atto è bracconaggio, un reato punibile con il ritiro della licenza da 1 a 3 anni e con una ammenda che arriva fino a tremila euro per esemplare abbattuto. Ma i controlli sono difficili: preposti a presidiare un territorio di 280 mila ettari, a vegliare su 13 mila cacciatori (compresi anche i tre mila che vengono da fuori provincia) e 40 mila pescatori ci sono infatti solo trenta agenti. Un compito immane che, di fatto, lascia campo libero ai bracconieri e a cacciatori senza scrupoli.

 
 
 
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EQUILIBRIO DELL'AMBIENTE!?!?!?

Lotta al bracconaggio, sequestrati fucile e richiami vietati
Continua l’attività di antibracconaggio sul territorio. Con la scusa di difendersi dai danni provocati alle coltivazioni molti bracconieri ricorrono infatti all’uso di armi per abbattere animali selvatici
 
Macerata - Nell’ambito di un ampio servizio di antibracconaggio e vigilanza, effettuato su tutto il territorio di competenza, gli agenti della polizia provinciale di Macerata hanno sequestrato la notte scorsa un fucile semiautomatico provvisto di puntatore laser e caricato con cartucce a palla di proprietà di un tolentinate che poco prima del sequestro si aggirava, alla guida di un fuoristrada, su terreni agricoli all’interno di una zona di ripopolamento e cattura nel comune di Tolentino.
Dopo un lungo appostamento gli ufficiali Alberto Casoni e Marcello Cioppettini, coordinati dal comandante della Polizia Provinciale, capitano Alberto Storani, e grazie anche alla collaborazione di alcuni referenti dell’associazione nazionale Libera Caccia di Tolentino, sono entrati in azione. Dopo le opportune verifiche, oltre a procedere al sequestro dell’arma e delle cartucce, gli agenti hanno contestato al proprietario del veicolo in questione l’esercizio di caccia in periodo vietato ed all’interno di un territorio protetto.
Con la scusa di difendersi dai danni provocati alle coltivazioni molti bracconieri ricorrono all’uso di armi per abbattere animali selvatici. Un’azione del tutto illegale che viene punita severamente e che, nelle ultime settimane, ha fatto alzare la guardia a chi è incaricato di effettuare verifiche e controlli. Per limitare la presenza dei selvatici la Provincia ricorda che in questo periodo sono state programmate diverse battute di contenimento selettivo, in particolare della popolazione di cinghiale, in tutto il territorio Maceratese.
Tornando all’attività di prevenzione delle scorse ore, sempre gli agenti della Polizia Provinciale, nel pomeriggio di ieri, hanno rinvenuto un richiamo acustico di tipo vietato posizionato all’interno di un’area privata in località Squartabue di Recanati. Lo strumento, perfettamente funzionante, era utilizzato per il richiamo di selvaggina migratoria. Il richiamo acustico è stato subito sequestrato mentre una persona, proprietaria del fondo interessato dall’operazione, è stata segnalata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Macerata
 

NOTIZIA FLASH

Cucciolo di cinghiale ucciso a pietrate
 
Calice (SV) - L’Enpa di Savona si costituirà parte civile in un eventuale procedimento davanti al tribunale dei Minori di Genova contro un gruppo di sei ragazzi che ha massacrato a pietrate un cucciolo di cinghiale a Calice Ligure, nell’entroterra di Finale.
L’episodio, riferisce l’Enpa (ente nazionale protezione animali) è accaduto lunedì sera e dopo una breve indagine gli autori del gesto sono stati identificati dal corpo forestale dello Stato della stazione di Calice Sembra che i ragazzi si siano accorti della presenza del cucciolo in prossimità del paese e abbiano iniziato a scagliargli contro alcune pietre, sino a quando uno di loro ne ha tirato una più grossa, che l’ha ucciso. Sull’episodio è stata inviata un’informativa alla magistratura, che ha poi trasmesso gli atti, per competenza, alla procura del tribunale dei Minorenni di Genova.
L’Enpa, nonostante che i coinvolti siano tutti minorenni, ha deciso comunque di costituirsi parte civile: «Quanto è accaduto è solo la punta dell’iceberg di azioni criminali contro gli animali che dovrebbero preoccupare anche le autorità preposte alla vigilanza» Dopo l’ennesimo episodio avvenuto il mese scorso poco distante, sulla spiaggia di Varigotti, dove un gruppo di giovani ha ucciso un piccolo pesce usandolo come palla da ping pong, la protezione Animali aveva chiesto alle istituzioni l’intensificazione dei controlli di polizia: «Gli animali, siano pesci, cinghiali, gabbiani, cani o gatti, putroppo - aggiunge l’Enpa - hanno vita dura nel nostro Paese e i messaggi dati dalle istituzioni ai giovani sono davvero deludenti e controversi».
 

CONSEGUENZE DELLA CACCIA

Animali feriti
Non tutti gli animali colpiti muoiono all'istante e vengono quindi portati via, molti rimangono sul terreno o vagano trascinandosi feriti, spegnendosi anche dopo giorni di agonia, in cui possono finire preda di altri animali. Anche gli animali che non vengono catturati e uccisi all’istante soffrono. Gli inseguimenti, la paura, i danni fisici riportati durante fughe impari apportano conseguenze anche gravi a chi riesce a evitare i pallini o i proiettili. Per non parlare dei piccoli che rimangono orfani e muoiono di denutrizione e di stenti, o si perdono e cadono inesorabilmente come vittime 'secondarie' dello sport venatorio.

Uova e nidi
Al contrario di ciò che ritengono i più, i nidi e le uova sono tutelati e protetti. Distruggerli, anche nelle città, è una violazione delle norme EU e nazionali.
La falconeria, che consiste nell'addomesticamento di rapaci diurni anche a scopo venatorio, è una “passione” che sovente si basa sulla sottrazione di uova o pullus (i pulcini di pochi giorni di vita). L’uovo viene rubato dal nido per imprintare il piccolo falco e fargli riconoscere l’umano che l’ha rapito come genitore, facilitando l’addestramento del volatile ad ubbidire agli ordini del suo ‘padrone’.

Danni all’agricoltura
Gli agricoltori possono richiedere (e ricevere) fondi per sopperire ai danni provocati dalla fauna selvatica ai campi e ai raccolti. La legge impone che, per contenere i danni all'agricoltura, non si possa disporre l'uccisione degli animali selvatici, se prima non sono stati adottati mezzi “ecologici” (ovvero che non prevedono il ricorso alle armi dei cacciatori) dei quali deve essere dimostrata l'inefficacia. Mezzi ecologici sono, ad esempio,  le colture a perdere e le recinzioni in fettuccia elettrificata.

Divieto di caccia 
In base all’ articolo 842 del codice civile, un cacciatore può invadere la proprietà privata senza che il legittimo proprietario sia in grado di opporsi. Se, nel corso della sua battuta venatoria, si trova a dover passare su terreni altrui per poter inseguire l’animale o appostarsi per braccarlo, o per abbatterlo, può farlo. In base a una norma risalente a tempi in cui, per motivi bellici, era considerato favorevole che le persone familiarizzassero con l'uso delle armi. Ma oggi? In Italia il rispetto della proprietà privata è un obbligo. Non per tutti. I cacciatori possono entrare nei fondi privati, gli altri cittadini no.

La LAV si è mossa per far abolire questo diritto insensato, lavorando per una proposta di legge che imponga ai cacciatori gli stessi obblighi che ricadono su tutti gli altri cittadini e consenta ai proprietari dei terreni di disporre liberamente delle loro pertinenze.

 

ULTIMA ORA

STAGIONE VENATORIA DAL 21 SETTEMBRE. Pronti all?azione 20 mila cacciatori berici, i più numerosi di tutto il Veneto
Vicenza diventa capitale di doppiette e animalisti
Da lunedì si inizia a sparare Il 20 settembre i ?No caccia? sbarcano a Vicenza con la manifestazione nazionale
Regione Veneto nel mirino della protesta: ?Fate gli interessi delle lobby. In Europa va diversamente?
 
Gian Maria Maselli
 
Vicenza - I ventimila cacciatori berici stanno lucidando le loro doppiette, e gli animalisti si preparano a disturbarli con una manifestazione nazionale. A settembre Vicenza, la provincia che conta il più alto numero di cacciatori del Veneto, diventerà la capitale della caccia e anche degli anti-caccia.
Lunedì 1 c?è la preapertura della stagione venatoria, ma la data ?calda? che tutti hanno cerchiato sul calendario, è quella del 21 settembre, giorno della riapertura generale della stagione che chiuderà il 31 gennaio 2009.
I cacciatori berici trepidano, perch? questo per loro sarà un anno ricco di novità, come la reintroduzione dell?uso dei richiami vivi, l?estensione delle specie cacciabili e la gestazione del futuro Istituto veneto per la fauna selvatica.
Gli animalisti di Lav, Lac, Enpa e No alla Caccia scalpitano, e si mobilitano contro la piega presa dalla situazione in campo legislativo: ?In omaggio agli interessi delle lobby e a un malinteso federalismo le regioni legiferano in maniera sempre meno restrittiva, in barba ai pronunciamenti della Corte costituzionale. Lombardia e Veneto sono capofila dei 790 mila cacciatori italiani, che ogni anno fanno strage di milioni di uccelli utili perch? insettivori, che nel resto d?Europa sono protetti. Ci mobiliteremo un giorno prima della riapertura, sabato 20 settembre, con una manifestazione nazionale a Vicenza. Alle 14.30 da Campo Marzo si snoderà un corteo pacifico lungo le strade del centro di una delle città più venatorie d?Italia, dove i cacciatori violano costantemente le leggi a tutela degli animali e mettono a rischio l?incolumità dei cittadini che si trovano a passeggiare in collina e campagna. Il giorno dopo, all?alba, ci raduneremo in una località della periferia vicentina e faremo una passeggiata nelle campagne, con fischietti, tamburi, trombe e pentole. Le nostre note aiuteranno gli animali a stare lontani dalle doppiette?.
Vicenza dunque via via sta diventando anche capitale delle pentolate (No Dal Molin docet), ma intanto resta anche la capofila della caccia veneta: su 60mila doppiette della regione, un terzo è concentrato nel solo Vicentino. E il calendario della caccia non si ferma: la stagione venatoria generale inizierà come detto il 21, per chiudere il 31 gennaio 2009. Il martedì e il venerdì saranno giornate di divieto, per il resto via libera. Già dall?1, 3 e 4 settembre si potrà cacciare la tortora. Il 6,7,13,14 e 20 nel mirino entreranno anche merlo, ghiandaia, gazza, cornacchia nera e cornacchia grigia. Stormi e fringuelli saranno cacciabili sin dall?apertura generale fino al 31 dicembre, mentre peppole e pispole solo dalla prima domenica di ottobre all?ultimo giorno di dicembre. In particolare a Vicenza, tra passioni e proteste, sarà un inizio scoppiettante.