CACCIA? NO GRAZIECOMBATTIAMO LA PRATICA DELLA CACCIA |
BOCCONI AVVELENATI

Le esche al veleno causano ogni anno la morte di migliaia di animali selvatici e domestici. Il loro scopo è l’eliminazione degli animali ritenuti nocivi, concorrenziali o soltanto fastidiosi per la caccia o per l’agricoltura.
Si tratta di una pratica illegale che – per quanto concerne il fenomeno in zone non urbanizzate - ha le sue radici nello stesso mondo venatorio. Fino al 1977, infatti, la pratica dell’uso dei bocconi avvelenati era consentita allo scopo di eliminare gli animali carnivori, naturali competitori dei cacciatori. Oggigiorno l’uso dei bocconi avvelenati configura una pratica di bracconaggio. Sono spesso i cacciatori di frodo infatti a disseminare le esche, con l'obiettivo di distruggere potenziali concorrenti nell'attività venatoria, come volpi, lupi e altri carnivori selvatici, ma anche corvi, gazze e cornacchie, che si cibano anche di uova di altri uccelli.
I bocconi avvelenati non colpiscono solo la specie a cui sono diretti, ma tutti gli individui legati nella stessa catena alimentare. Provocano anche gravi danni all’ambiente. La stricnina, ad esempio, rimane molto a lungo nei tessuti delle vittime, innescando una lunga successione di morti, inquinando suolo e falde acquifere.
Negli ultimi anni sono sempre più numerosi anche i decessi di animali domestici, colpiti dai micidiali preparati anche in parchi pubblici, giardini privati e tra le colonie feline.
Golosità letali
Gli animali vengono attirati all’ingestione del veleno perché questo è contenuto in preparati ripieni di sostanze mortali mescolate a carne, lardo o ad altri prodotti appetibili come:
• salsicciotti
• polpette
• teste o colli di gallina
• uova
• frittatine di castagne
• altri composti golosi per gli animali
La gamma dei veleni utilizzati è molto varia e comprende sostanze facilmente reperibili in commercio, come topicidi, pesticidi, diserbanti o persino semplici liquidi anticongelanti, e componenti d'importazione, quali cianuro e stricnina, di cui esiste un vero e proprio smercio clandestino.
TECNICHE
Nell’ambito dell’attività venatoria gli animali si aspettano, si inseguono, si bloccano, si attirano, si spaventano, si imbrogliano, o si utilizzano altre strategie, vagando nel loro habitat o appostandosi in attesa del loro passaggio.
A seconda della specie da colpire, della sua taglia e delle sue abitudini, il cacciatore si avvale di vari tipi di armi e di proiettili e di espedienti quali la mimetizzazione, i capanni e mille altri. Con il fucile spara e, servendosi di uno o più cani addestrati a stanare e/o a raccogliere la preda, si procura gli animali selvatici da cucinare, regalare, vendere o imbalsamare.La caccia si basa anche sull’utilizzo di svariati inganni volti ad attirare le prede in vere e proprie imboscate. Un esempio sono i richiami studiati per sfruttare la forza attrattiva che la vista, o l’ascolto del verso di un proprio simile, esercitano su uccelli..
RICHIAMI INERTI

I richiami inerti
Sono diffusi nella caccia ‘in zona umida’. Si tratta delle sagome (stampi) di dimensione e colore identico all’uccello migratore acquatico (soprattutto anatidi) che si intende uccidere. Un buon numero di finti volatili viene caricato sulle barchette da laguna e trasportato nel luogo deputato all’appostamento. Qui il cacciatore dispone le sagome sull’acqua in modo da imitare la posizione di uno stormo in riposo. L’effetto di questa trappola viene spesso potenziato dall’impiego illegale di uno o più richiami elettromagnetici (non sono vietate la fabbricazione, la vendita e la detenzione dei richiami elettromagnetici, ma ne è vietato l’uso) che imitano il verso del migratore sul punto di transito sopra la scena predisposta per lo sparo, che attirerà gli uccelli di passaggio, rassicurati dalla vista dei propri simili in riposo.
RICHIAMI VIVI
I richiami vivi
Per cacciare si ricorre anche all’utilizzo di richiami vivi. Purtroppo la “cattura di uccelli ad uso di richiamo” è consentita per legge. Per catturare i volatili che fungeranno da richiami vivi, i cacciatori utilizzano reti ben mimetizzate lungo il tragitto e le rotte percorse dagli stormi migratori. Gli impianti di cattura (i più diffusi sono i roccoli e le bressane, lunghe distese di reti verticali alte fino a tre metri, disposte su base rettangolare o circolare) sono gestiti dalle Province ed impiegare lo stesso sistema da parte dei privati è illegale in quanto si tratta di attività di uccellagione.
I volatili rimasti imprigionati dalle reti vengono sottoposti a trattamenti crudeli per indurli a cantare e ad attirare i loro simili in un’imboscata. Dal momento della cattura, gli uccellini trascorreranno tutta la loro vita rinchiusi in una gabbietta più piccola di un foglio A4, per molti mesi all'anno in cantine o stanze buie e molto fresche.
La manipolazione umana interviene sui presicci (così si chiamano gli uccelli catturati) e ne modifica la percezione del ciclo stagionale, con lo scopo di spingerli a emettere il loro verso di richiamo fuori stagione ma proprio durante il periodo di apertura della caccia. Il buio e la temperatura non calda della cantina, il distacco artificiale di numerose penne - per simulare una muta - imbrogliano gli uccelli, che credono di essere in inverno. Per favorire questo ciclo, oltre alla tecnica ‘tradizionale’ descritta sopra, oggi esiste un dispositivo elettronico (fotoperiodo) che consente di creare artificialmente l'alternanza luce/buio con i periodi di alba e tramonto tipici della stagione invernale.
Una volta riportati all’esterno, a settembre, i 'richiami vivi' percepiscono una temperatura più tiepida rispetto a quella alla quale sono stati imprigionati, le penne cominciano a crescere. Gli uccellini ritengono di essere in primavera e cantano. I cacciatori caricano le loro gabbiette in auto (possono portarne legalmente fino a 40) e le trasferiscono nel loro luogo di appostamento, dove le appendono su supporti naturali o artificiali, per creare un sistema irresistibile di richiami e una gigantesca trappola, in cui cadono centinaia di vittime alla volta.
Oltri agli uffici provinciali del settore caccia, i luoghi in cui si commerciano uccelli da richiamo sono le Fiere degli Uccelli, organizzate periodicamente in tante località. Si tratta di manifestazioni in cui non è raro che, in un circuito parallelo e illegale, si attui la vendita di specie protette, sia come richiami che come volatili da tenere in casa.
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CACCIA: DOMENICA 20 SETTEMBRE RIAPRE LA STAGIONE |
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Post n°41 pubblicato il 06 Settembre 2009 da NOCACCIA
L'assessore alla caccia del Veneto annuncia una delibera regionale per cacciare i piccoli uccelli insettivori protetti. Andrea Zanoni della LAC: Abbiamo pronto sia un ricorso al TAR che una denuncia per abuso in atti dufficio nei confronti degli assessori del Veneto. La commissione "Agricoltura e Caccia" della Regione Veneto, lo scorso primo settembre ha approvato un progetto di legge per rendere cacciabili addirittura specie di uccelli protetti dallEuropa e dallo Stato; si tratta di Frosone, Fringuello, Peppola, Storno, Pispola e Pispolone, protetti dal 1984 dal decreto Spadolini, insettivori e pertanto alleati degli agricoltori e di chi vive in campagna, perché sterminatori di zanzare ed insetti dannosi alle colture agricole. Il progetto di legge doveva essere votato dal Consiglio Regionale del Veneto venerdì scorso ma non è stato nemmeno messo all'ordine del giorno; si profila così l'intervento della Giunta regionale che, come anticipato nei giorni scorsi dall'assessore Elena Donazzan, farà una delibera di giunta. L'attuale giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione e i recenti pronunciamenti della Commissione Europea ha commentato Andrea Zanoni presidente della LAC del Veneto hanno finalmente smascherato anni di leggi e leggine illegittime sulla caccia a specie protette, spacciate ai quattro venti come rispettose delle normative europee. Ora si profila l'avvio della cosiddetta caccia in deroga tramite una delibera della giunta regionale; in questo caso tengo a precisare che i nostri legali hanno già pronto sia il ricorso al TAR contro l'eventuale delibera, sia una denuncia per abuso in atti d'ufficio nei confronti degli assessori della giunta regionale del Veneto. La LAC del Veneto con una diffida formale del 25 agosto scorso, indirizzata agli assessori ed al suo presidente, li ha informati in merito alle violazioni penali ed amministrative che comporterebbe un tale atto. C'è in atto una guerra tra Lega e PDL per accaparrarsi i voti dei cacciatori e a farne le spese oltre agli uccelli protetti sono anche i cittadini del Veneto che rischiano di dover pagare pesanti sanzioni all'Europa per la violazione delle Direttive comunitarie che tutelano la natura. Trovo aberrante che la fauna selvatica, patrimonio di tutti i cittadini, venga utilizzata allo scopo di far campagna elettorale in vista delle prossime elezioni regionali del 21 marzo 2010. La LAC del Veneto aderisce alla manifestazione contro la caccia di Verona che si terrà con una fiaccolata per le vie del centro, sabato 19 settembre, con ritrovo alle ore 20.00 in piazza Brà (Per informazioni sul programma: Anna Pilati, Cell. 347/0531108 email info@no-alla-caccia.org, per partecipazione con partenza da Treviso: cell. 347/9385856 email: lacveneto@ecorete.it) |
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Post n°40 pubblicato il 03 Settembre 2009 da NOCACCIA
CACCIA IN DEROGA, IL VENETO CI RIPROVA: PRESENTATO NUOVO TESTO IN CONSIGLIO REGIONALE. LAV: SE APPROVATO CONSENTIRA’ LA CACCIA A SEI SPECIE DI PICCOLI UCCELLI, “PRONTI A DENUNCIARE I CONSIGLIERI REGIONALI PER ABUSO D’UFFICIO, IN CASO DI APPROVAZIONE DELLA LEGGE” |
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Post n°39 pubblicato il 03 Aprile 2009 da NOCACCIA
LENDINARA COME UN FAR WEST? TAGLIA DI MILLE EURO PER SCOPRIRE AVVELENATORI A seguito del drammatico episodio avvenuto il 21 marzo u.s., dell’avvelenamento di due cani di proprietà dei coniugi Davì all’interno della loro Azienda Agricola a Lendinara, la LAV denuncia con forza l’ennesima barbarie perpetrata ai danni di animali inermi, utilizzando micidiali esche avvelenate; e ancora una volta, all’interno di una zona di ripopolamento e cattura gestita dalle associazioni venatorie. Evidenziamo che il fatto avrebbe potuto avere risvolti ancora più tragici, perché il cortile di proprietà è tranquillamente frequentato dai tre figli della coppia, l’ultimo di soli due anni. A tal proposito, la Legge quadro 157/92, che regolamenta l’attività venatoria, all’art.21 fa espresso divieto di utilizzo di esche o bocconi avvelenati, pratica peraltro, consentita fino al 1979. Anche le statistiche parlano chiaro, ed indicano come siano frequenti gli avvelenamenti di migliaia di animali domestici e selvatici in prossimità di aziende faunistico-venatorie, con picchi di incidenza a cavallo tra la chiusura della stagione di caccia e l’inizio dell’attività di ripopolamento. La LAV, pur non sostenendo l’equazione avvelenatore-cacciatore, rileva che solo pochi giorni precedenti l’avvelenamento, la polizia provinciale aveva invitato i sigg. Davì a controllare maggiormente l’esuberanza dei due cani temendo per la loro incolumità, ‘colpevoli’, con le loro scorribande, di disturbare le prede (lepri) liberate. Consiglio del resto, immediatamente recepito, con la costruzione di un ampio recinto; purtroppo questa accortezza non si è rivelata sufficiente, poiché i delinquenti hanno violato la proprietà privata, disseminando bocconi avvelenati sia nell’aia prospiciente la casa, sia proprio all’interno del recinto, provocando una terribile agonia e la morte ad una femmina di golden retriver di soli 9 mesi ed al pastore tedesco. Circa lo specifico fatto, denunciato immediatamente alle autorità competenti, sono già in corso le indagini, mentre sarebbe interessante conoscere l’opinione del presidente dell’ATC 4A1, sig. Bernardelli Luca, nel cui territorio è compresa l’area di ripopolamento in questione.La preoccupante e diffusa persistenza del fenomeno dei bocconi avvelenati in tutto il territorio nazionale ha indotto il sottosegretario all’Welfare on.Martini ad emanare la recente Ordinanza 18/12/2008, che assegna puntuali obblighi alle Istituzioni locali: il Sindaco deve provvedere alla bonifica dell’area interessata dalle esche e all’intensificazione dei controlli; i Servizi veterinari dell’AUSL, con l’ausilio dell’Istituto Zoprofilattico, devono svolgere tutti gli accertamenti sugli animali deceduti; le Prefetture devono attivare un ‘Tavolo di Coordinamento’ per monitorare il fenomeno e gestire gli interventi necessari. La LAV vigilerà sul puntuale rispetto della citata normativa, ed invita tutti i cittadini a segnalare sempre ogni atto di crudeltà nei confronti degli animali. Con l’occasione la LAV invita alla partecipazione al Convegno “ Cani e gatti nel mirino dei cacciatori” che si svolgerà il 24 Aprile presso la Sala della Gran Guardia a Rovigo, durante il quale verranno affrontati i punti salienti della proposta di legge di liberalizzazione estrema della caccia e della normativa regionale veneta in particolare. Riguardo il criminoso episodio di Lendinara la LAV offre una taglia di 1.000 euro a chiunque fornirà notizie utili a scovare i colpevoli, mentre l’Ufficio legale sta valutando l’ipotesi di costituirsi parte civile contro i responsabili. Ufficio stampa LAV onlus lav.rovigonfolav.org cell. 3297934814
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Post n°38 pubblicato il 28 Gennaio 2009 da NOCACCIA
IN LIGURIA VOGLIONO SPARARE SEMPRE AI CINGHIALI
Riduzione delle aree protette, raddoppio della stagione venatoria sui cinghiali, anche nelle zone boscate percorse da incendi: sono queste le richieste che la regione Liguria vuole inoltrare al Governo nazionale in materia di caccia lamentando presunti danni da parte dei cinghiali. |
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Post n°37 pubblicato il 05 Dicembre 2008 da NOCACCIA
APPROVATO A ROVIGO IL REGOLAMENTO TUTELA ANIMALI |
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Post n°36 pubblicato il 05 Novembre 2008 da NOCACCIA
SCIOPERO
SCIOPERO DEI BLOG 05/11/2008
I BLOG DI DIGILAND CONTRO TUTTE LE OSCENITA’ E SCHIFOSE ESIBIZIONI CHIEDONO:
UNA COMMUNITY PULITA
UN GIORNO DI SILENZIO PER PROTESTARE CONTRO CHI INFESTA DI IMMAGINI E FRASI PORNOGRAFICHE LA “NOSTRA” COMMUNITY LIBERO VOGLIAMO LIBERA DALLA PORNOGRAFIA!! 24 ORE DI SILENZIO. NESSUN COMMENTO. |
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Post n°35 pubblicato il 02 Novembre 2008 da NOCACCIA
Quattro cacciatori denunciati a Masi
MASI (PD). Per catturare gli uccelli utilizzavano un impianto stereo in grado di riprodurre i loro rumori. Ma gli uomini del Corpo forestale dello Stato li hanno individuati e denunciati. Contestualmente è stata sequestrata l’apparecchiatura. I quattro cacciatori indagati sono: M.D., 60 anni di Noventa Vicentina, T.C., 50 anni di Nanto, C.C., 66 anni di Masi e O.A., 76 anni di Noventa Vicentina. Tutti e 4 praticavano la caccia con strumenti proibiti, cioè con questi richiami acustici artificiali. Si appostavano e con gli altoparlanti a palla riuscivano a trarre in inganno molti volatili della zona. Il divieto è chiaramente espresso dall’articolo 21 della legge sulla caccia. Tali strumenti, funzionanti con batteria e spesso telecomandati, riproducono perfettamente il cinguettio delle allodole, dei tordi e dei fringuelli., richiamando le specie verso le postazioni presidiate dai cacciatori pronti all’abbattimento a colpi di fucile. I comandi stazione forestali di Padova, Monselice e Torreglia hanno scoperto i cacciatori nella zona dei colli: a Lozzo Atestino, Masi, Este e Noventa Vicentina. Nel corso dei servizi di vigilanza venatoria hanno riscontrato anche diverse violazioni amministrative come la mancata annotazione sul tesserino regionale della giornata di caccia o del numero di animali abbattuti. In conseguenza di queste violazioni sono state elevate sanzioni da centinaia di euro. L’utilizzo dei richiami elettroacustici ha portato invece al sequestro penale dei mezzi stessi, nonché dei fucili in possesso dei cacciatori denunciati all’autorità giudiziaria. L’attenzione degli uomini della Forestale resta comunque alta, soprattutto in questo periodo caratterizzato dalle migrazioni degli uccelli, diretti verso le zone più calde. |
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Post n°33 pubblicato il 13 Ottobre 2008 da NOCACCIA
NEGRAR (VR). Nuovi episodi all’esterno dell’allevamento vicino a residenza Costagrande, sulle colline di Montecchio I bracconieri tagliano le reti e sparano ai daini Nel Veronese è vietata la caccia agli ungulati senza un piano di abbattimento Ma i controlli non bastano Marzio Perbellini Negrar (VR) - Bracconieri scatenati. A Montecchio la storia è sempre la stessa. Cacciatori senza scrupoli tagliano le reti dell’allevamento di daini, caprioli e mufloni che si trova adiacente a residenza Costagrande (il complesso immerso nel verde di proprietà del collegio universitario don Mazza e dove ha sede anche la fondazione Exodus), fanno uscire gli animali e poi li braccano nei boschetti dove le bestiole vanno a nascondersi. Non a caso, sul cocuzzolo che fa da spartiacque tra Negrar, Montecchio e Grezzana gli amanti delle doppiette sono sempre numerosissimi. Un affollamento. E sparano all’impazzata. La scorsa settimana, da uno squarcio della recinzione dell’allevamento, erano stati fatti uscire una mamma con tre cuccioli e, appostati nella vegetazione, i bracconieri non risparmiavano i loro fucili, tanto che molti amanti della passeggiata domenicale, quelli che avevano scelto di percorrere un piccolo tratto del sentiero Europeo E5, che passa proprio da lì, hanno dovuto desistere per non correre il rischio di essere impallinati. Che qui ci siano battute di caccia dei bracconieri è cosa risaputa, ne sono a conoscenza gli agenti della Polizia provinciale, che in diverse occasioni sono intervenuti per recuperare gli animali (già nel 2006 avevano fatto un’ispezione alla struttura raccomandando al gestore di migliorare le recinzioni). E lo sanno quelli di residenza Costagrande, che non fanno altro che sistemare la reti ormai ridotte a una specie di grande rattoppo. E aggiustarle è quanto mai necessario visto che, oltre al problema del bracconaggio, esiste anche il pericolo di incidenti stradali, dal momento che gli animali liberati attraversano una strada molto battuta e percorsa, oltre che da automobili, anche da numerosissimi ciclisti e motociclisti. Ma la responsabilità dell’allevamento non è di Costagrande, bensì di Pietro Delaini, un imprenditore molto conosciuto soprattutto sul lago per i suoi numerosi esercizi alberghieri e ristorativi con il quale, purtroppo, non è stato possibile parlare. A Delaini, al quale la Provincia ha rilasciato l’autorizzazione per «allevare», si legge, «daini, caprioli, mufloni e lepri a scopo amatoriale e ornamentale», spetta, infatti, tra gli obblighi, pena il ritiro dell’autorizzazione, «il pieno governo dei capi in allevamento i quali devono essere mantenuti in stato di cattività mediante predisposizione di recinzioni idonee ad evitare l’uscita degli animali allevati». Oltre al «risarcimento di eventuali danni causati dall’attività medesima a persone, colture o cose». Danni a parte, si ricorda comunque che cacciare il daino nella provincia di Verona è vietato, fanno sapere dalla Polizia provinciale. Come è vietato cacciare altri ungulati, come ad esempio i caprioli, in assenza di un preciso piano di abbattimento. A Montecchio, quindi, quello che viene regolarmente messo in atto è bracconaggio, un reato punibile con il ritiro della licenza da 1 a 3 anni e con una ammenda che arriva fino a tremila euro per esemplare abbattuto. Ma i controlli sono difficili: preposti a presidiare un territorio di 280 mila ettari, a vegliare su 13 mila cacciatori (compresi anche i tre mila che vengono da fuori provincia) e 40 mila pescatori ci sono infatti solo trenta agenti. Un compito immane che, di fatto, lascia campo libero ai bracconieri e a cacciatori senza scrupoli. |
EQUILIBRIO DELL'AMBIENTE!?!?!?
NOTIZIA FLASH
CONSEGUENZE DELLA CACCIA

Animali feriti
Non tutti gli animali colpiti muoiono all'istante e vengono quindi portati via, molti rimangono sul terreno o vagano trascinandosi feriti, spegnendosi anche dopo giorni di agonia, in cui possono finire preda di altri animali. Anche gli animali che non vengono catturati e uccisi all’istante soffrono. Gli inseguimenti, la paura, i danni fisici riportati durante fughe impari apportano conseguenze anche gravi a chi riesce a evitare i pallini o i proiettili. Per non parlare dei piccoli che rimangono orfani e muoiono di denutrizione e di stenti, o si perdono e cadono inesorabilmente come vittime 'secondarie' dello sport venatorio.
Uova e nidi
Al contrario di ciò che ritengono i più, i nidi e le uova sono tutelati e protetti. Distruggerli, anche nelle città, è una violazione delle norme EU e nazionali.
La falconeria, che consiste nell'addomesticamento di rapaci diurni anche a scopo venatorio, è una “passione” che sovente si basa sulla sottrazione di uova o pullus (i pulcini di pochi giorni di vita). L’uovo viene rubato dal nido per imprintare il piccolo falco e fargli riconoscere l’umano che l’ha rapito come genitore, facilitando l’addestramento del volatile ad ubbidire agli ordini del suo ‘padrone’.
Danni all’agricoltura
Gli agricoltori possono richiedere (e ricevere) fondi per sopperire ai danni provocati dalla fauna selvatica ai campi e ai raccolti. La legge impone che, per contenere i danni all'agricoltura, non si possa disporre l'uccisione degli animali selvatici, se prima non sono stati adottati mezzi “ecologici” (ovvero che non prevedono il ricorso alle armi dei cacciatori) dei quali deve essere dimostrata l'inefficacia. Mezzi ecologici sono, ad esempio, le colture a perdere e le recinzioni in fettuccia elettrificata.
Divieto di caccia
In base all’ articolo 842 del codice civile, un cacciatore può invadere la proprietà privata senza che il legittimo proprietario sia in grado di opporsi. Se, nel corso della sua battuta venatoria, si trova a dover passare su terreni altrui per poter inseguire l’animale o appostarsi per braccarlo, o per abbatterlo, può farlo. In base a una norma risalente a tempi in cui, per motivi bellici, era considerato favorevole che le persone familiarizzassero con l'uso delle armi. Ma oggi? In Italia il rispetto della proprietà privata è un obbligo. Non per tutti. I cacciatori possono entrare nei fondi privati, gli altri cittadini no.
La LAV si è mossa per far abolire questo diritto insensato, lavorando per una proposta di legge che imponga ai cacciatori gli stessi obblighi che ricadono su tutti gli altri cittadini e consenta ai proprietari dei terreni di disporre liberamente delle loro pertinenze.
ULTIMA ORA
Vicenza diventa capitale di doppiette e animalisti
Da lunedì si inizia a sparare Il 20 settembre i ?No caccia? sbarcano a Vicenza con la manifestazione nazionale
Regione Veneto nel mirino della protesta: ?Fate gli interessi delle lobby. In Europa va diversamente?
Lunedì 1 c?è la preapertura della stagione venatoria, ma la data ?calda? che tutti hanno cerchiato sul calendario, è quella del 21 settembre, giorno della riapertura generale della stagione che chiuderà il 31 gennaio 2009.
I cacciatori berici trepidano, perch? questo per loro sarà un anno ricco di novità, come la reintroduzione dell?uso dei richiami vivi, l?estensione delle specie cacciabili e la gestazione del futuro Istituto veneto per la fauna selvatica.
Gli animalisti di Lav, Lac, Enpa e No alla Caccia scalpitano, e si mobilitano contro la piega presa dalla situazione in campo legislativo: ?In omaggio agli interessi delle lobby e a un malinteso federalismo le regioni legiferano in maniera sempre meno restrittiva, in barba ai pronunciamenti della Corte costituzionale. Lombardia e Veneto sono capofila dei 790 mila cacciatori italiani, che ogni anno fanno strage di milioni di uccelli utili perch? insettivori, che nel resto d?Europa sono protetti. Ci mobiliteremo un giorno prima della riapertura, sabato 20 settembre, con una manifestazione nazionale a Vicenza. Alle 14.30 da Campo Marzo si snoderà un corteo pacifico lungo le strade del centro di una delle città più venatorie d?Italia, dove i cacciatori violano costantemente le leggi a tutela degli animali e mettono a rischio l?incolumità dei cittadini che si trovano a passeggiare in collina e campagna. Il giorno dopo, all?alba, ci raduneremo in una località della periferia vicentina e faremo una passeggiata nelle campagne, con fischietti, tamburi, trombe e pentole. Le nostre note aiuteranno gli animali a stare lontani dalle doppiette?.
Vicenza dunque via via sta diventando anche capitale delle pentolate (No Dal Molin docet), ma intanto resta anche la capofila della caccia veneta: su 60mila doppiette della regione, un terzo è concentrato nel solo Vicentino. E il calendario della caccia non si ferma: la stagione venatoria generale inizierà come detto il 21, per chiudere il 31 gennaio 2009. Il martedì e il venerdì saranno giornate di divieto, per il resto via libera. Già dall?1, 3 e 4 settembre si potrà cacciare la tortora. Il 6,7,13,14 e 20 nel mirino entreranno anche merlo, ghiandaia, gazza, cornacchia nera e cornacchia grigia. Stormi e fringuelli saranno cacciabili sin dall?apertura generale fino al 31 dicembre, mentre peppole e pispole solo dalla prima domenica di ottobre all?ultimo giorno di dicembre. In particolare a Vicenza, tra passioni e proteste, sarà un inizio scoppiettante.






Inviato da: martha76.mt
il 17/10/2009 alle 11:15
Inviato da: unblogaquattrozampe
il 22/09/2009 alle 18:22
Inviato da: NOCACCIA
il 21/09/2009 alle 18:18
Inviato da: TaiShan
il 21/09/2009 alle 13:06
Inviato da: NOCACCIA
il 21/09/2009 alle 12:08