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NOCACCIA
   
 
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Un blog creato da NOCACCIA il 25/08/2008

CACCIA? NO GRAZIE

COMBATTIAMO LA PRATICA DELLA CACCIA

 
 

RICHIAMI VIVI

I richiami vivi
Per cacciare si ricorre anche all’utilizzo di richiami vivi. Purtroppo la “cattura di uccelli ad uso di richiamo” è consentita per legge. Per catturare i volatili che fungeranno da richiami vivi, i cacciatori utilizzano reti  ben mimetizzate lungo il tragitto e le rotte percorse dagli stormi migratori. Gli impianti di cattura (i più diffusi sono i roccoli e le bressane, lunghe distese di reti verticali alte fino a tre metri, disposte su base rettangolare o circolare) sono gestiti dalle Province ed impiegare lo stesso sistema da parte dei privati è illegale in quanto si tratta di attività di uccellagione.

I volatili rimasti imprigionati dalle reti vengono sottoposti a trattamenti crudeli per indurli a cantare e ad attirare i loro simili in un’imboscata. Dal momento della cattura, gli uccellini trascorreranno tutta la loro vita rinchiusi in una gabbietta più piccola di un foglio A4, per molti mesi all'anno in cantine o stanze buie e molto fresche.

La manipolazione umana interviene sui presicci (così si chiamano gli uccelli catturati) e ne modifica la percezione del ciclo stagionale, con lo scopo di spingerli a emettere il loro verso di richiamo fuori stagione ma proprio durante il periodo di apertura della caccia. Il buio e la temperatura non calda della cantina, il distacco artificiale di numerose penne - per simulare una muta - imbrogliano gli uccelli, che credono di essere in inverno. Per favorire questo ciclo, oltre alla tecnica ‘tradizionale’ descritta sopra, oggi esiste un dispositivo elettronico (fotoperiodo) che consente di creare artificialmente l'alternanza luce/buio con i periodi di alba e tramonto tipici della stagione invernale.

Una volta riportati all’esterno, a settembre, i 'richiami vivi'  percepiscono una temperatura più tiepida rispetto a quella alla quale sono stati imprigionati, le penne cominciano a crescere. Gli uccellini ritengono di essere in primavera e cantano. I cacciatori caricano le loro gabbiette in auto (possono portarne legalmente fino a 40) e le trasferiscono nel loro luogo di appostamento, dove le appendono su supporti naturali o artificiali, per creare un sistema irresistibile di richiami e una gigantesca trappola, in cui cadono centinaia di vittime alla volta.

Oltri agli uffici provinciali del settore caccia, i luoghi in cui si commerciano uccelli da richiamo sono le Fiere degli Uccelli, organizzate periodicamente in tante località. Si tratta di manifestazioni in cui non è raro che, in un circuito parallelo e illegale, si attui la vendita di specie protette, sia come richiami che come volatili da tenere in casa.

 

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« CACCIA IN DEROGA

CACCIATORI, SPECIE IN VIA D'ESTINZIONE

Post n°42 pubblicato il 21 Settembre 2009 da NOCACCIA
 
Foto di NOCACCIA

CACCIA: DOMENICA 20 SETTEMBRE RIAPRE LA STAGIONE

LAV: CACCIATORI VERSO L’ESTINZIONE, DIMEZZATI E SEMPRE PIU’ ANZIANI.
ILLECITI, DENSITA’ VENATORIA E VIGILANZA VENATORIA

Cacciatori italiani in progressiva (e auspicata) estinzione e sempre più
anziani. Alla vigilia dell’apertura ufficiale della stagione di caccia
2009-2010, anche nelle poche regioni che non hanno effettuato alcuna
pre-apertura, la LAV propone un’analisi dell’evoluzione dei seguaci di Diana
e della loro pressione venatoria sul territorio, che conferma la lenta ma
inesorabile riduzione del loro numero: dal 1988 al 2007 i cacciatori in
Italia si sono dimezzati passando da 1.500.986 (1988) a 751.876 del 2007
(Istat).

Esaminando i dati di una delle regioni dove l’attività venatoria è più
radicata, l’Emilia Romagna, si evince che i cacciatori appartenenti alla
classe di età 18-50 anni si sono drasticamente ridotti del 72% passando da
52.569 (1988) a 14.711 nel 2004; la classe di età over 50 si è invece
ridotta in misura minore, solo del 12%, passando da 46.661 (1988) a 41.268
nel 2004.

“L’assenza di ricambio generazionale tra i cacciatori è la prova più
evidente, e confortante, che i più giovani non hanno interesse a praticare
questa attività o la disapprovano - dichiara Massimo Vitturi, responsabile
nazionale LAV settore caccia e fauna selvatica - Il sen. Orsi, autore della
scellerata proposta di abbassare a 16 anni l’età per cacciare, avanzata nel
disegno di legge con cui si sta tentando di legalizzare una inaccettabile
caccia senza limiti, può rassegnarsi e presentare finalmente il preannunciato emendamento abrogativo di tale proposta.”

Tra le altre scellerate proposte inserite nel disegno di legge di riforma
della caccia, sostenuto dal sen. Orsi, vi è quella di abrogare il divieto di
caccia decennale nelle zone boscate colpite dagli incendi. Per comprendere
quanto sarebbe dannoso autorizzare la caccia nelle aree boscate bruciate,
basti pensare che in Italia nel 2008 e in questa prima parte del 2009 (1
gennaio – 6 settembre 2009) si sono verificati complessivamente 9.778
incendi boschivi che hanno percorso 43.235 ettari boscati (fonte: Corpo
Forestale dello Stato). Calcolando che per ogni ettaro di bosco a macchia
mediterranea che brucia muoiono in media 400 animali selvatici tra uccelli,
rettili e mammiferi, possiamo stimare che gli incendi boschivi nell’ultimo
anno e mezzo hanno ucciso circa 17,2 milioni di animali ai quali si sommano
migliaia di piccoli condannati a morire di fame a causa della difficoltà di
procacciarsi il cibo nelle aree bruciate. Il divieto di caccia decennale in
queste aree è indispensabile per preservare la vita animale sopravvissuta e
il suo prezioso habitat.

Il principio per cui la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello
Stato (art. 1, legge 157/92), sembra essere noto più ai cittadini italiani
che ad alcuni parlamentari e amministratori locali fautori della
deregulation venatoria e della caccia in deroga: secondo un recente
sondaggio Ipsos (2009, commissionato da Lipu, Legambiente e WWF), infatti,
il 90% degli intervistati si è dichiarato contrario all’aumento dei tempi e
delle specie cacciabili, il 69% è fortemente contrario alle doppiette.
Eppure i tentativi di derogare alle norme europee sulla tutela dell’avifauna
selvatica continuano a ripetersi (Lombardia, Veneto, Toscana, ecc.) con
gravissimi danni ambientali e il concreto rischio di sanzioni comunitarie.

Sebbene i cacciatori italiani siano sempre più esigui, la densità venatoria
– che esprime il numero di cacciatori ogni 1.000 ettari di territorio – non
è diminuita in modo significativo e negli anni 2000-2007 si è mantenuta
costante sul valore di 40-42, a fronte di 57,25 nel 1988. Ciò significa che,
sebbene la popolazione dei cacciatori sia in netta diminuzione, la loro
pressione sugli animali è aumentata a causa della costante erosione di
territorio causata dalle attività di urbanizzazione.

Sconfortante il dato sulla vigilanza venatoria, ovvero il numero di cacciatori che deve essere controllato da ogni agente della polizia
provinciale: 246 cacciatori nel 2000, 260 cacciatori nel 2007; poiché una
pattuglia di agenti è composta da due persone, vuol dire che ogni pattuglia
deve controllare ben 520 cacciatori!

Tra le violazioni di legge commesse più di frequente dai cacciatori:
abbattimento di fauna non cacciabile, caccia con modalità diversa da quella
prevista (es. mezzi non consentiti), caccia in ATC diversa da quella di
residenza venatoria, caccia a distanza da abitazioni, strade o luoghi di
lavoro, inferiore a quella prevista dalla legge, caccia con documenti non in
regola, caccia con utilizzo del cane da riporto (non ammesso nelle giornate
di preapertura). Nel 2008, secondo i dati diffusi dal Corpo Forestale dello
Stato, i reati a danno della fauna selvatica autoctona (caccia,
antibracconaggio e tassidermia) sono stati 1.136 (+ 0,4%) e 2.717 (-13,9%)
gli illeciti amministrativi effettuati in base alla legge sulla caccia e
antibracconaggio.


Sul sito <http://www.lav.it/> www.lav.it (sezione Caccia) sono disponibili
informazioni sulle principali violazioni alle norme in materia di tutela
della fauna selvatica, con indicazioni sulla procedura per presentare
denuncia alle autorità preposte, e una pagina a disposizione di coloro che
volessero inviare testimonianze alla LAV.


 
 
 
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EQUILIBRIO DELL'AMBIENTE!?!?!?

Lotta al bracconaggio, sequestrati fucile e richiami vietati
Continua l’attività di antibracconaggio sul territorio. Con la scusa di difendersi dai danni provocati alle coltivazioni molti bracconieri ricorrono infatti all’uso di armi per abbattere animali selvatici
 
Macerata - Nell’ambito di un ampio servizio di antibracconaggio e vigilanza, effettuato su tutto il territorio di competenza, gli agenti della polizia provinciale di Macerata hanno sequestrato la notte scorsa un fucile semiautomatico provvisto di puntatore laser e caricato con cartucce a palla di proprietà di un tolentinate che poco prima del sequestro si aggirava, alla guida di un fuoristrada, su terreni agricoli all’interno di una zona di ripopolamento e cattura nel comune di Tolentino.
Dopo un lungo appostamento gli ufficiali Alberto Casoni e Marcello Cioppettini, coordinati dal comandante della Polizia Provinciale, capitano Alberto Storani, e grazie anche alla collaborazione di alcuni referenti dell’associazione nazionale Libera Caccia di Tolentino, sono entrati in azione. Dopo le opportune verifiche, oltre a procedere al sequestro dell’arma e delle cartucce, gli agenti hanno contestato al proprietario del veicolo in questione l’esercizio di caccia in periodo vietato ed all’interno di un territorio protetto.
Con la scusa di difendersi dai danni provocati alle coltivazioni molti bracconieri ricorrono all’uso di armi per abbattere animali selvatici. Un’azione del tutto illegale che viene punita severamente e che, nelle ultime settimane, ha fatto alzare la guardia a chi è incaricato di effettuare verifiche e controlli. Per limitare la presenza dei selvatici la Provincia ricorda che in questo periodo sono state programmate diverse battute di contenimento selettivo, in particolare della popolazione di cinghiale, in tutto il territorio Maceratese.
Tornando all’attività di prevenzione delle scorse ore, sempre gli agenti della Polizia Provinciale, nel pomeriggio di ieri, hanno rinvenuto un richiamo acustico di tipo vietato posizionato all’interno di un’area privata in località Squartabue di Recanati. Lo strumento, perfettamente funzionante, era utilizzato per il richiamo di selvaggina migratoria. Il richiamo acustico è stato subito sequestrato mentre una persona, proprietaria del fondo interessato dall’operazione, è stata segnalata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Macerata
 

NOTIZIA FLASH

Cucciolo di cinghiale ucciso a pietrate
 
Calice (SV) - L’Enpa di Savona si costituirà parte civile in un eventuale procedimento davanti al tribunale dei Minori di Genova contro un gruppo di sei ragazzi che ha massacrato a pietrate un cucciolo di cinghiale a Calice Ligure, nell’entroterra di Finale.
L’episodio, riferisce l’Enpa (ente nazionale protezione animali) è accaduto lunedì sera e dopo una breve indagine gli autori del gesto sono stati identificati dal corpo forestale dello Stato della stazione di Calice Sembra che i ragazzi si siano accorti della presenza del cucciolo in prossimità del paese e abbiano iniziato a scagliargli contro alcune pietre, sino a quando uno di loro ne ha tirato una più grossa, che l’ha ucciso. Sull’episodio è stata inviata un’informativa alla magistratura, che ha poi trasmesso gli atti, per competenza, alla procura del tribunale dei Minorenni di Genova.
L’Enpa, nonostante che i coinvolti siano tutti minorenni, ha deciso comunque di costituirsi parte civile: «Quanto è accaduto è solo la punta dell’iceberg di azioni criminali contro gli animali che dovrebbero preoccupare anche le autorità preposte alla vigilanza» Dopo l’ennesimo episodio avvenuto il mese scorso poco distante, sulla spiaggia di Varigotti, dove un gruppo di giovani ha ucciso un piccolo pesce usandolo come palla da ping pong, la protezione Animali aveva chiesto alle istituzioni l’intensificazione dei controlli di polizia: «Gli animali, siano pesci, cinghiali, gabbiani, cani o gatti, putroppo - aggiunge l’Enpa - hanno vita dura nel nostro Paese e i messaggi dati dalle istituzioni ai giovani sono davvero deludenti e controversi».
 

CONSEGUENZE DELLA CACCIA

Animali feriti
Non tutti gli animali colpiti muoiono all'istante e vengono quindi portati via, molti rimangono sul terreno o vagano trascinandosi feriti, spegnendosi anche dopo giorni di agonia, in cui possono finire preda di altri animali. Anche gli animali che non vengono catturati e uccisi all’istante soffrono. Gli inseguimenti, la paura, i danni fisici riportati durante fughe impari apportano conseguenze anche gravi a chi riesce a evitare i pallini o i proiettili. Per non parlare dei piccoli che rimangono orfani e muoiono di denutrizione e di stenti, o si perdono e cadono inesorabilmente come vittime 'secondarie' dello sport venatorio.

Uova e nidi
Al contrario di ciò che ritengono i più, i nidi e le uova sono tutelati e protetti. Distruggerli, anche nelle città, è una violazione delle norme EU e nazionali.
La falconeria, che consiste nell'addomesticamento di rapaci diurni anche a scopo venatorio, è una “passione” che sovente si basa sulla sottrazione di uova o pullus (i pulcini di pochi giorni di vita). L’uovo viene rubato dal nido per imprintare il piccolo falco e fargli riconoscere l’umano che l’ha rapito come genitore, facilitando l’addestramento del volatile ad ubbidire agli ordini del suo ‘padrone’.

Danni all’agricoltura
Gli agricoltori possono richiedere (e ricevere) fondi per sopperire ai danni provocati dalla fauna selvatica ai campi e ai raccolti. La legge impone che, per contenere i danni all'agricoltura, non si possa disporre l'uccisione degli animali selvatici, se prima non sono stati adottati mezzi “ecologici” (ovvero che non prevedono il ricorso alle armi dei cacciatori) dei quali deve essere dimostrata l'inefficacia. Mezzi ecologici sono, ad esempio,  le colture a perdere e le recinzioni in fettuccia elettrificata.

Divieto di caccia 
In base all’ articolo 842 del codice civile, un cacciatore può invadere la proprietà privata senza che il legittimo proprietario sia in grado di opporsi. Se, nel corso della sua battuta venatoria, si trova a dover passare su terreni altrui per poter inseguire l’animale o appostarsi per braccarlo, o per abbatterlo, può farlo. In base a una norma risalente a tempi in cui, per motivi bellici, era considerato favorevole che le persone familiarizzassero con l'uso delle armi. Ma oggi? In Italia il rispetto della proprietà privata è un obbligo. Non per tutti. I cacciatori possono entrare nei fondi privati, gli altri cittadini no.

La LAV si è mossa per far abolire questo diritto insensato, lavorando per una proposta di legge che imponga ai cacciatori gli stessi obblighi che ricadono su tutti gli altri cittadini e consenta ai proprietari dei terreni di disporre liberamente delle loro pertinenze.

 

ULTIMA ORA

STAGIONE VENATORIA DAL 21 SETTEMBRE. Pronti all?azione 20 mila cacciatori berici, i più numerosi di tutto il Veneto
Vicenza diventa capitale di doppiette e animalisti
Da lunedì si inizia a sparare Il 20 settembre i ?No caccia? sbarcano a Vicenza con la manifestazione nazionale
Regione Veneto nel mirino della protesta: ?Fate gli interessi delle lobby. In Europa va diversamente?
 
Gian Maria Maselli
 
Vicenza - I ventimila cacciatori berici stanno lucidando le loro doppiette, e gli animalisti si preparano a disturbarli con una manifestazione nazionale. A settembre Vicenza, la provincia che conta il più alto numero di cacciatori del Veneto, diventerà la capitale della caccia e anche degli anti-caccia.
Lunedì 1 c?è la preapertura della stagione venatoria, ma la data ?calda? che tutti hanno cerchiato sul calendario, è quella del 21 settembre, giorno della riapertura generale della stagione che chiuderà il 31 gennaio 2009.
I cacciatori berici trepidano, perch? questo per loro sarà un anno ricco di novità, come la reintroduzione dell?uso dei richiami vivi, l?estensione delle specie cacciabili e la gestazione del futuro Istituto veneto per la fauna selvatica.
Gli animalisti di Lav, Lac, Enpa e No alla Caccia scalpitano, e si mobilitano contro la piega presa dalla situazione in campo legislativo: ?In omaggio agli interessi delle lobby e a un malinteso federalismo le regioni legiferano in maniera sempre meno restrittiva, in barba ai pronunciamenti della Corte costituzionale. Lombardia e Veneto sono capofila dei 790 mila cacciatori italiani, che ogni anno fanno strage di milioni di uccelli utili perch? insettivori, che nel resto d?Europa sono protetti. Ci mobiliteremo un giorno prima della riapertura, sabato 20 settembre, con una manifestazione nazionale a Vicenza. Alle 14.30 da Campo Marzo si snoderà un corteo pacifico lungo le strade del centro di una delle città più venatorie d?Italia, dove i cacciatori violano costantemente le leggi a tutela degli animali e mettono a rischio l?incolumità dei cittadini che si trovano a passeggiare in collina e campagna. Il giorno dopo, all?alba, ci raduneremo in una località della periferia vicentina e faremo una passeggiata nelle campagne, con fischietti, tamburi, trombe e pentole. Le nostre note aiuteranno gli animali a stare lontani dalle doppiette?.
Vicenza dunque via via sta diventando anche capitale delle pentolate (No Dal Molin docet), ma intanto resta anche la capofila della caccia veneta: su 60mila doppiette della regione, un terzo è concentrato nel solo Vicentino. E il calendario della caccia non si ferma: la stagione venatoria generale inizierà come detto il 21, per chiudere il 31 gennaio 2009. Il martedì e il venerdì saranno giornate di divieto, per il resto via libera. Già dall?1, 3 e 4 settembre si potrà cacciare la tortora. Il 6,7,13,14 e 20 nel mirino entreranno anche merlo, ghiandaia, gazza, cornacchia nera e cornacchia grigia. Stormi e fringuelli saranno cacciabili sin dall?apertura generale fino al 31 dicembre, mentre peppole e pispole solo dalla prima domenica di ottobre all?ultimo giorno di dicembre. In particolare a Vicenza, tra passioni e proteste, sarà un inizio scoppiettante.