SENZA POSSIBILITA' DI SCAMPO
La LAV è contraria agli zoo, acquari e delfinari perché ritiene immorale privare della libertà ogni essere vivente; ritiene altresì ascientifico ogni studio condotto su animali costretti in spazi inevitabilmente ristretti e critica fermamente il pseudo fine educativo a cui sarebbero destinati.
Invitiamo ad appronfodire l'argomento attraverso la lettura del Dossier disponibile in formato pdf, all'intero del quale potrete trovare interessanti spunti di riflessione sulla realtà di molti zoo italiani e sulle condizioni di vita degli animali presenti in queste strutture.
ZOO DI BELGRADO
Vedere orsi polari che in natura vivono in immensi spazi, confinati in prigioni di cemento è imperdonabile: la gabbia misura 2,5 metri di altezza per 2,5 metri di lunghezza, il pavimento è in cemento e come vista c’è il muro. La sua vita è triste e le parole non possono descrivere il suo dolore: cammina da un lato all’altro della gabbia, 2 passi, e poi sbatte la testa contro il recinto, mentre i suoi occhi sanguinanti guardano nel nulla.
Gli animali nello zoo di Belgrado trascorrono la loro vita in gabbia: anni di privazione, mancanza di stimoli, vivono tra muri di cemento camminando avanti e indietro nervosamente.
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Post n°25 pubblicato il 22 Aprile 2009 da NOALCIRCO
Volevo fare alcune considerazioni sulla vicenda che vede alla ribalta delle cronache, un negozio che vende animali nella mia città, da qualche giorno vedo sulle maggiori testate locali ed addirittura sul TG3 del 20 aprile c.a. una sfacciata pubblicità ad un commerciante che si preoccupa che le famiglie degli operai possano avere nella loro casa un cane od un gatto pagando solo poche monete di anticipo, dando l’apparente immagine di farlo solo per il benessere psico/fisico delle suddette persone, ma un commerciante è e resta e quindi attento solo alle sue tasche e alle entrate dell’attività che dirige. Il costo poi dell’animale non si ferma certo all’acquisto, vaccinazione annuale, trattamento di prevenzione della filaria, alimentazione, sperando abbia sempre ad essere sano e non dover essere costretti a correre dal veterinario. Non facciamone per favore un martire bistrattato e deriso dagli animalisti se il Comune di Rovigo a suo tempo decise di emanare un’ordinanza sindacale per mettere in chiaro alcune regole di gestione del negozio qualche motivazione valida ci sarà pur stata. Al di là del fatto che l’acquisto di un essere senziente dimostra una cultura carente in merito al benessere degli animali ma ricordo che al rifugio provinciale e al canile sanitario dell’asl 18 aspettano di trovare una famiglia decine di cani, assolutamente gratuiti e spesso molto più resistenti in salute dei cani venduti, e che ogni anno decine e decine di gatti, nel territorio provinciale, muoiono dopo l’abbandono spesso per malattie facilmente curabili se fossero presso una famiglia ed anche a loro a costo zero |
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Post n°24 pubblicato il 05 Dicembre 2008 da NOALCIRCO
APPROVATO A ROVIGO IL REGOLAMENTO TUTELA ANIMALI |
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Post n°23 pubblicato il 05 Novembre 2008 da NOALCIRCO
SCIOPERO
SCIOPERO DEI BLOG 05/11/2008
I BLOG DI DIGILAND CONTRO TUTTE LE OSCENITA’ E SCHIFOSE ESIBIZIONI CHIEDONO:
UNA COMMUNITY PULITA
UN GIORNO DI SILENZIO PER PROTESTARE CONTRO CHI INFESTA DI IMMAGINI E FRASI PORNOGRAFICHE LA “NOSTRA” COMMUNITY LIBERO VOGLIAMO LIBERA DALLA PORNOGRAFIA!! 24 ORE DI SILENZIO. NESSUN COMMENTO. |
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Post n°22 pubblicato il 02 Novembre 2008 da NOALCIRCO
CASTELNUOVO (VR). La ricercatrice Maddalena Jahoda ha una certezza sulla morte della mascotte di «Gardaland» «I delfini negli acquari? Meglio liberi sul mare» L’esperta: «Difficile capire perché sia morto Tango Ma il futuro è l’osservazione in libertà, non in una vasca» Paolo Mozzo Castelnuovo (VR) - La morte di «Tango» resta un mistero. L’autopsia dirà perché il delfino di tre anni, «mascotte» del Palablù di Gardaland, sia morto. «Non è il primo, certo», ammette con delusione Maddalena Jahoda. Biologa marina, ricercatrice e per anni nel direttivo dell’associazione «Tethys», comunità di esperti votati al mare e alle sue forme di vita, non dà corpo ai timori ma lascia intendere come, forse, non sarà l’ultimo. «Un acquario non è, comunque, il luogo in cui questi cetacei possano vivere. Il loro ambiente è il mare e il problema, a conti fatti, è tutto qui». Il Tursiops Truncatus, la specie cui apparteneva «Tango», è «un animale sociale, abituato a vivere in gruppo». «Chiaro, quando ne muore uno, tutti si chiedono il perché. Ma il primo fattore da considerare è proprio l’innaturalità della condizione». «Oggi la "cattività", l’esposizione alla curiosità del pubblico ha, se fosse possibile, ancora meno senso di quanto ne avesse qualche decennio fa. Il cosiddetto "whale watching" (osservazione in natura di cetacei, dalle balene ai delfini) è alla portata di tutti, offerto anche come opportunità naturalistica in molte località turistiche», spiega Jahoda. «Certo, si deve accettare l’incerto, l’uscita in mare che può concludersi con avvistamenti emozionanti come col nulla. Ma solo così si può comprendere la bellezza e l’importanza biologica di queste specie». «Tango» non lo sapeva: nato in una vasca, conosceva solo le evoluzioni, sempre uguali, insieme con mamma Betty: «Ancora più strana la sua morte», dice la biologa, «proprio per questa sua condizione, fin dalla nascita». «Forse la malattia o magari», ipotizza, «fattori inspiegabili, almeno per ora. Non serve scomodare la psicologia, ma è un dato di fatto come, per animali votati alla vita in gruppo, la ricostruzione degli equilibri nello spazio ristretto di una vasca sia comunque difficile, un’alterazione dello stato naturale». La polemica accompagna il «lutto» di Gardaland; la Lega antivivisezione, richiamando anche il decesso recente di un altro delfino all’acquario di Genova, chiede un’indagine «severa» al sottosegretario alla Salute, Francesca Martini; e alla commissione del Cites (l’agenzia per le specie minacciate) lo stop all’acquisizione, da parte di delfinari, di altri animali. Maddalena Jahoda, ha ben pochi dubbi: «Questi cetacei sono al vertice della catena alimentare, veri e propri "termometri" della salute dei mari: ci dicono, in sostanza, cosa va o meno nel nostro ambiente. Mammiferi ritornati all’acqua dalla terra in epoche lontanissime, sono forse per questo considerati gli esseri più vicini a noi umani. Dicono che salvino chi affoga? Forse proprio perché, tra di loro, obbligati a respirare in superficie, lo fanno, con i piccoli subito dopo la nascita e con i compagni in difficoltà». Realtà e leggende, di cui la biologia marina rivela le coincidenze. E un’amarezza: «Un delfino racchiude troppa vita, del mondo e del mare, quindi anche nostra, per essere data in pasto ai curiosi, chiusa in una vasca». |
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Post n°21 pubblicato il 23 Ottobre 2008 da NOALCIRCO
Ancora un circo con animali, tanti,troppi... Si tratta dell'American Circus e sarà attendato nell'area feste di San Polo a Brescia, dal 31 ottobre al 10 novembre. Sicuramente ci saranno come di consueto dei presidi contro lo sfruttamento degli animali proprio fuori dal circo. Indubbiamente gli animalisti bresciani saranno presenti la sera del 31 dalle 20 alle 21, il primo novembre dalle 16 alle 17 e dalle 20 alle 21 ed il 2 novembre dalle 14.30 alle 15.30 e dalle 17.30 alle 18.30. Pertecipiamo numerosi!! Per info scrivete a questo indirizzo,grazie! (lav.brescia@infolav.org) Chiedo inoltre a tutti di tempestare la casella di posta elettronica del Comune di Brescia, che ha creato un'ampia area feste che pare destinata unicamente per ospitare orridi circhi straripanti di sofferenza animale. Messaggi anche brevi, in cui ci si unisce alla protesta di tutti coloro che gli animali li amano liberi e non in prigione, e che chiedono al Comune di non permettere più ai circhi con animali di attendare sul nostro territorio,così come hanno fatto altri comuni italiani,tra cui Roma, Modena e Bologna. Calcolando poi che da alcuni anni Brescia è la gloriosa sede del Circo contemporaneo d'inizio estate, con superbi spettacoli provenienti da tutto il mondo, ovviamente senza animali! Scrivete, per piacere, a uffgab@comune.brescia.it Grazie di cuore, saluti animalisti, Nicoletta. |
DELFINARI = PRIGIONI

In Europa i delfini sono elencati nell'appendice 1 della CITES, cioè considerati animali minacciati d'estinzione di cui non è consentita l'esposizione per uso commerciale, ma esclusivamente per la ricerca scientifica o programmi di educazione. è evidente che i delfinari fanno dei delfini un uso essenzialmente commerciale giacchè si paga un biglietto per assistere a uno spettacolo in cui gli animali, addestrati con il sistema della deprivazione alimentare, sono costretti ad eseguire correttamente gli ordini impartiti dall'addestratore. è evidente che le fantomatiche ricerche scientifiche condotte nei delfinari sono una copertura delle attivita` commerciali.
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PRIGIONIERI A VITA
Italia vi sono ad oggi un centinaio di strutture fisse che detengono animali per fini espositivi. Gli zoo nascono per questo scopo e sono tra i responsabili della decrescita della fauna, soprattutto esotica, avvenuta nell’ottocento. Solo in maniera del tutto occasionale sono serviti per salvare specie di fauna in via di estinzione. Quando nel 1919 fu ucciso l’ultimo Bisonte europeo, si riuscì a ripristinare una piccola popolazione in natura ricorrendo ai pochissimi animali che vivevano allo stato semi naturale all’interno di una tenuta nobiliare. Il caso del Bisonte europeo è riportato dai sostenitori degli zoo attuali come uno dei principali successi per la salvaguardia delle specie in via di estinzione. Pochi ricordano però che di bisonti europei ve ne erano due. Negli stessi anni in cui il primo si salvava casualmente, la sottospecie caucasica si estingueva per la morte dell’ultimo esemplare detenuto da un trafficante di animali di Amburgo. Il motivo per cui gli zoo oggi stanno riuscendo a salvarsi sta proprio nella presunta possibilità di tutelare specie in via di estinzione. Eppure tra le 5926 specie animali classificate dall’Unione Internazionale per la Conservazione della natura in pericolo di estinzione, solo 130 sono oggetto dei programmi di conservazione che hanno coinvolto gli zoo e solo 16 sono ritornate in natura con costi elevatissimi. I costi elevati non sono certamente un elemento di critica contro la necessità di mantenere elevata la biodiversità del nostro pianeta ma possono senz’altro essere messi in discussione nel momento in cui le motivazioni scientifiche servono per supportare il mantenimento di quelle attività commerciali che rappresentano, con i loro introiti, l’unico vero fine dei moderni zoo i quali detengono, senza alcun altro valido motivo, migliaia di animali prigionieri.
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Il Consiglio Regionale del Veneto ha di recente istituito una commissione, di cui fa parte anche l’OIPA, con l’obbiettivo di proporre un progetto di legge (PdL n° 155) sul: “Divieto di impiego di animali nei circhi e negli spettacoli viaggianti e per la promozione dello spettacolo circense”.
Il chiaro progetto di legge regionale che si andrebbe delineando, prevede la dismissione degli animali dei circhi unitamente a sostegni economici e interventi di comunicazione a favore dei nuovi spettacoli senza animali. L’approvazione di questa proposta di legge regionale sarebbe un precedente importante anche per una futura legge nazionale che vieti l’utilizzo degli animali nei circhi. Anche se nell'ultimo incontro molte cose sono state sconvolte sosteniamo i firmatari del Pdl..CLICCA QUI







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