Creato da nahan il 17/12/2008
Gonna find my way to heaven, `cause I did my time in hell... (Keith Richards)
 

 

Febbri estive

Post n°130 pubblicato il 13 Maggio 2014 da nahan
 
Tag: poesie

 

La lama dell’errore

devasta le carni del pensiero

frantuma scudi di anime sgomente

e allontana stelle

 

sono tuo simile

il ghepardo già ferito

che frustrato azzanni 

col tuo non capire

 

che ignobile falsità

la sconfitta del clemente

 

costretto a ceder passo

alla logica imperatrice

del severo vivere

senza sogni

 
 
 

Infantili malizie

Post n°126 pubblicato il 13 Giugno 2013 da nahan

 

 

Lungo i bordi di placide malinconie

sostano i vecchi leoni

a caccia di giovani apparenze.

 

Senza tentar di essere

liberi dal tanto aver fatto

sorridono senza suoni.

 

Note di una musica

che rivela il compiersi

dell’armonia cercata.

 
 
 

Mancanze

Post n°124 pubblicato il 13 Maggio 2013 da nahan
 
Tag: poesie

Lontano dagli ovvi necessari 
di struggente quotidiano
sei nel mio sguardo d'attimo
a panorami e valli 

nei giardini delle anime nascoste

custoditi e mai toccati
eterei frutti celano
un grossolano auspicio
di dita che sfiorino la pelle

 

 

 

 

 
 
 

La siepe

Post n°123 pubblicato il 06 Maggio 2013 da nahan
 

 

 

La siepe vicino casa. Separa la strada dalla china della collina.

Mi siedo spesso qui dietro, nascosto, quando voglio starmene un po’ per i fatti miei.

Dal declivio i pensieri spaziano a teorie di poggi. E laggiù, un riflesso sottile. Il mare.

Eppure, non so perché, ma lì ho sempre la sensazione di non essere solo. 

 

Un illustratore.

Quando può copia dal vero.

Gli occhi seguono le linee… i colori sono il toccare.

Accarezza il fiore bianco, lieve.

E lo coglie.

Biancospino è una fanciulla sorpresa dal palpito al leggero tocco.

E sussulto al pizzico di quello svellere.

E impercettibile linfa sullo stelo senza fiore.

Ed è goccia mielosa, appesa, nello slancio di quella non caduta.

Brilla.

 

Il vecchio pioppo:   Scostumata!

Biancospino:          Non ho fatto apposta!

Il vecchio pioppo:   Un po’ di ritegno! Ma guarda ‘sta gioventù! Dove andremo a finire, dico  io!

L’acacia:               E lasciala in pace! Vecchio brontolone rinsecchito come un sentimento senza speranza. Venisse il marito della signora… sopporterei perfino quel rumore infernale mentre fa di te legna da ardere.

Il vecchio pioppo:   Ma senti che discorsi.

Biancospino:          Davvero, non ho fatto apposta! Che mi succede?

L’acacia:                Non ti preoccupare, cara, è solo un po’ di primavera. 

L’alloro:                 Capita anche a me quando mi colgono le foglie!

L’ortica:                 Anche a me mi guarda strano, la vecchia contadina…

Il sambuco:            Preparati, stai per diventare ripieno per ravioli! 

L’ortica:                 Ripieno per che?! È orribile… mi difenderò! 

Il sambuco:            Come se la signora non conoscesse il segreto per coglierti senza scottarsi. Basta

                               solo…

Il fico:                     Zitto! Se è un segreto, che lo resti!

I giovani noci:        Che succede lassù?

Il sambuco:            Biancospino è in calore!

I giovani noci:        Ma dai! Hey, dolcezza, allungati da questa parte!

L’acacia:                Non li ascoltare quei giovinastri… sono solo ragazzacci, scherzano. Smettetela,

                                voi!

 

Più in là il prato sbiancheggia di risolini. Sono le margherite. Ridacchiano tra loro, comari al pettegolezzo. Ascoltano senza mai partecipare... sono delle ochette. E quando capita di chieder loro qualcosa, si guardano stupite:  "chi è questo?" "che vuole?" E ti fan sentire un fesso. Vabbè che del resto, se uno parla con le margherite, è dura accampar pretesa di essere considerato altro... A meno che Margherita non sia la vecchia compagna di banco con la quale, fanciullo teso al curiosare... ah, al solito, sto divagando...

... no, dicevo, non mi sento mai solo quando mi siedo all'ombra di quella siepe.

Vabbè!

Buona Primavera, signori!

 

 

L’ortica:                 Cosa sono i ravioli?

 

 

 
 
 

Spiragli nel plumbeo

Post n°122 pubblicato il 05 Maggio 2013 da nahan
 

Il gruppo di amici nella hall si dispone.

Sono coppie.

I visi ardiscono alla maschera serena di vacanza che sfratta gli attriti e i pensieri dell’anno.

Dal gruppo, l’elegante austero della alta signora si stacca per la reception.

 

 

È molto lontano il centro da qui?

Sorrisi accennati che cercano occhi.
No, sono pochi minuti!

Da dietro il bancone del bureau... 

Quindi consiglia a piedi?

...pratico ed efficiente il portiere le mostra una piantina
Certamente, sarà una passeggiata piacevole con questo tempo.

Mentre spiega e traccia a penna, posiziona sopra la mappa 

 un foglietto per appunti..
…quindi dopo la salita svoltate a sinistra…

…e con la maestria tipica del personale addetto all’accoglienza,

impassibile senza che nessun altro se ne accorga, scrive qualcosa

… e vi ritroverete in piazza...

Gira il biglietto verso di lei...

Vedrà, sarà più semplice a farsi che a dirsi.

...la calligrafia è chiara e decisa: Sei sempre bellissima!

…mi creda!

 Lei è immobile al tradirsi del sussulto interno

Posso prenderla... questa piantina?

Le dita si avvicinano: al leggerissimo sfioro si cristallizza l’eternità

dell’attimo, il ricordo viola il tempo e deflagra. 

Certamente!

Tutto il detto, il loro ridere, quel capirsi.

E stato davvero molto gentile, grazie!

Nella borsetta il biglietto e l’ansia: 

Di nulla. Buona giornata

Che sia!

 

 
 
 

Ai nick da blog

Post n°120 pubblicato il 06 Marzo 2013 da nahan
 

(lettera aperta)

 

Beh, cara penna da blog, che dire... il rileggermi in effetti la dice lunga sulla mia igiene mentale.
Niente di particolare, solo un improbabile modo per dirti che mi fa sempre piacere sapere come stai e che stai facendo.
Ricordi quando ti dissi che scrivevo per.. terapia?
Beh, la cura sta facendo effetto e faccio i conti, ora lucido, con ciò che mi rimane.
Non so chi sei in realtà ma resta che gli stimoli che mi hai dato finora sono stati... propedeutici a questo percorso.
E la mia formazione culturale, o di vita, che di fatto mi àncora ad una sorta di latente, hem... lasciamelo dire, monogamia intellettuale mi obbliga man mano ad affezionarmi sempre più a te.
Resta quindi che mi sei cara, ripeto, chiunque tu sia.
Un caro senza odori di nessuna ricerca di fisicità che credo, pragmatici in fondo sia tu che io, ci siano mai stati reale necessità in questo contesto.
Se mi risponderai, pur nello scontroso del laconico o nell’eleganza della forma che non nasconde la deriva ironica (che, detto per inciso, adoro), fa che traspaia il tuo sorriso al pensarmi.
E mi sarà tesoro, necessario, in questa contabilità da disavanzi.

Nahan.

 
 
 

La vecchia strada sulle mura

Post n°119 pubblicato il 07 Dicembre 2012 da nahan

Sto appoggiato ad un ingresso.
La notte riflette un vecchio silenzio dai fiochi lampioni.
Lei arriva ancheggiando sinuosa.
Ostenta uno sguardo fisso al nulla.
Mi ignora.
È ancora arrabbiata. (L’altra sera sono stato brusco, in effetti).
Si ferma.
Si siede sul muretto

Continua ad inventarsi sostenuta.
Balaustra al tacito.

Sorrido.
Mi avvicino.
So che non si sottrarrà  (da quel poco che so sulle femmine).
Si lascia accarezzare.

…e si rotola sulla schiena: “Così ti sporchi, cogliona!” (le gratto il pancino, mi picchietta gli artigli sulla mano e, sfogo felino al risentito, mi morde leggera il pollice).

E facciam pace.
Si  rimette seduta.
Ritorno all’ingresso.
Con il solito sarebbe ora smettessi mi accendo una sigaretta.
Simultanei rivolgiamo lo sguardo in fondo alla strada: un piccolo cane.
Trotterella impettito di un ridicolo lesto.
Lo spedito zampettio ci ticchetta il guardare.
Seguiamo allibiti quel silenzioso passare retta tra noi.
Non ci degna di uno sguardo

…limpido il suo pensiero: l’intorno a sè accecato da un innervosito ritorno (il rincasare apprensivo al caminetto della famiglia in ansia di un antico impiegato dopo aver fatto notte a supplire un lavoro inaspettato).

Lei è un balzo al seguirlo stizzita all’essere ignorata.
È alle sue spalle felpata. L’attacco sembra imminente.
Ma lo fissa di “troppo grosso topo” e si ferma sedendosi perplessa in mezzo alla strada.
Il botolo non si è accorto di nulla.
Repentino è il dritto svoltare allo sparire in un vicolo.
Intenti e immobili aspettiamo.
Curiosi come dovesse tornare.
Una falena sfarfalla sopra di lei.
Salta!
Quasi la prende.

 
 
 

Di certi sentire…

Post n°118 pubblicato il 29 Novembre 2012 da nahan
 

(double post)

 

Tra gli scaffali del sistemare, un titolo insulta la mia convinta presunzione alla padronanza dei libri che posseggo. Potrò zittirmi su alcuni contenuti ma almeno i titoli!

Tutto quello che gli uomini sanno delle donne.

Un volumetto ben rilegato e di spessa copertina con tanto di patinata sovracoperta.

Non ne ho davvero memoria e incuriosito lo sfoglio.

Sono tutte pagine bianche.                            

Al sorriso divertito sovviene il ricordo di quando lo acquistai deliziato dalla trovata, ma pur velato da leggero cruccio. Quel fastidio (ora so!) annullò la mia memoria: e quell'avverso che allora trascurai ridente allo scherzoso ora lo sviscero e non lo faccio fuggire.

Un'ansia da rifiuto non certo data dalla verità esposta con buon espediente editoriale, della quale, tra l’altro, sono da tempo rassegnato assertore, ma… dallo sfogliare pagine bianche.

Ed è un fremito di raccapriccio.

 

Un libro di pagine bianche è l’ignobile offesa al pensiero.

È il respiro mai nato prigioniero di un non racconto.

Un libro di pagine bianche è il coma irreversibile dell'emozione del leggere.

È una non vita.

 

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Che non sia mai!

Quindi, debitore del troppo mai reso avuto dai libri, decido risoluto: ci scriverò ciò che “io” so sulle donne!

Bon!

Svanito l'aire iniziale faccio i conti con l'arduo di quest'alzata d'ingegno. Tralasciando i luoghi comuni e le maschili banalità da ripicca, questo scherzoso rilegato che rigiro tra le mani, purtroppo, mi deride di assioma! Una persona di buon senso all’improbo si dovrebbe arrendere. Ma il buon senso mi è sempre stato umore da difetto e il mollare pure e quindi scrivo:

  ...é di voi donne il vedersi più grasse di quel che siete in realtà! E angustiarsi pure!

Ora, tolto il preoccuparsi per questioni di salute o alle fisiche esagerazioni, è pur vero che il piacersi per piacere vi fa pregio più che difetto e che son tempi in cui un noiosissimo “apparire” offusca  il logico “saper vedere” , ma che siate anche un pò strambe è pure risaputo. Svicolando una diatriba, tutta nordafricana, in cui cerca di coinvolgermi l’amico Omar, il libico, …non sarai anche tu come marocchini che vogliono donna come cuscino?! (che, se vogliamo, sebbene pruriginosa di maschilismo, una sua logica ce l’avrebbe anche e pure) allibisco alla bizzarria di questa vostra convinzione!

Non posso credere che vi sia sconosciuta l’arcana verità, rivelata in certe penombre, quando la lussuria flirta con il piacere e la vista delega al tatto la propria incombenza: non è certo il lineare teso all’ossuto delle curve mannequins quello in cui un uomo vuol affondare le sue carezze. No, mie care, è nell'immergersi desiderati nelle opulenze carnali che trova pace la fiera ansia del nostro animo da conquista. Il florido trofeo in cui spegnerci di rozzezza.

 

Che di spigoloso, in verità, ci basta e avanza l'imponderabile del vostro caratterino!

 

Post Scriptum: se mi fossi ricordato prima il... le donne amano ballare, mi/vi risparmiavo questo farneticare. Ma tant'è!

 

 
 
 

Pur applicandosi l’allievo non raggiunge che modesti risultati.

Post n°116 pubblicato il 16 Ottobre 2012 da nahan
 

 

 

Fastidiosissime (e robuste) impasse economiche mi obbligano al delirio del cercar soluzioni che risolvano.
Scrivere un libro? 
E perché no, che ci vuole?
Un bel romanzo fantasy. Si inventa tutto e quindi nemmeno la briga del consultare per specializzarsi.
Enfasi, guerre, amori e… valà!

 Da tre anni era sorta la gigantesca luna scura del ciclo. Il mondo era avvolto nella penombra.
La possente figura del giovane generale si stagliava sugli spalti delle  mura nord. Guardava le macchie nere che dettavano da tempo immemore la sequela dei dodici anni di guerra e i dodici di pace. (Quale idiozia aveva mai colpito gli antichi saggi per decretare questa maledizione?).
Aveva trentasei anni. Era nato a cavallo della ottantaduesima guerra. Alla successiva partecipò, sedicenne, luogotenente del generale Dordo detto Scudo del Nord, suo padre, che morì sui bastioni. Condusse la guerra per i restanti quattro anni alla guardia delle Torri dei Tars e diventò, ormai veterano, il nuovo Generale a poco più di vent’anni. Fu chiamato Alba Impavida. I suoi uomini lo adoravano.
Guardò la sentinella che, immobile, fissava la semioscurità che avvolgeva i Campi Arii. Sapeva che con la coda dell'occhio lo controllava pronta a intervenire ad un qualsiasi suo cenno e un sorriso motivato alla gratitudine spezzò per un attimo la tensione dei suoi pensieri.
Perché attaccavano lì? Si chiedeva da giorni.
Non erano deboli. Non aveva senso che le sette migliori armate Vineriane fossero mandate infrangersi contro i suoi bastioni. Perché questo attacco? Si arrovellava a cercare una logica che gli sfuggiva. Eppure i Custodi lo avevano allertato certi a questo pericolo. Che la casata dei ContiTars stesse per cedere? E se avessero ceduto…
Un leggero rumore proveniente dalla scala che portava al Passo di Ronda fece voltare contemporaneamente i due uomini. 
Dalla penombra della porta ad arco apparve inconfondibile la sagoma giunonica del comandante Melissa de Exupery. 
La sentinella tornò a fissare il buio della pianura mentre un sorriso amaro di rassegnazione si tese sul volto del generale. Conosceva fin troppo bene il  sarcasmo che accompagnava le entrate della Capitana dell'Aria.
“Che fa qui tutto solo, questo bel tenebroso comandante, immerso nei suoi pensieri?”

Bene, ora logica vorrebbe, anche solo per una questione di coerenza al taglio impostato, che il tenebroso comandante abbia a rispondere con toni aulici consoni al ruolo e al clima del romanzo, mentre a me, onestamente, verrebbe da scrivere: ma non hai più nessun altro posto dove andare a rompere i coglioni?
In effetti un romanzo è troppo lungo ed io, pigro e di poca tempra letterale, facile appunto alle cadute, non reggerei alla tensione stilistica per più di qualche paginetta. 
Ripiegare su altro è quindi obbligo consapevole.
Proviamo con le fiabe. Son più corte e leggerine.

C’era una volta in un luogo lontano il reame  di Re Scontato.
Verdi vallate ricche di boschi e pascoli e qua e là gli ameni villaggi dei Centinaia. Chiamati così non solo perché erano, in effetti, centinaia i Centinaia, ma perché facevano tutto insieme, in centinaia di Centinaia: lavoravano a centinaia, andavano a caccia in centinaia e anche facevano l’amore in centinaia, sempre tutti insieme. Quest’ultima attività ad onor del vero li impegnava entusiasti più spesso delle altre. Le capanne dei loro villaggi, molto belle e solide, su due o anche tre piani,  a volte davano l’impressione di essere instabili perché le si vedeva vibrare e dondolare, ma era solo per il fatto che si stavano dedicando all’attività preferita di cui sopra.
Più in là, nelle pietraie dietro le colline, casupole sparse: erano i villaggi dei Brulli, chiamati così non solo in virtù del luogo che avevano scelto per vivere ma pure per, come dire, un certo atteggiamento riservato che invitava a tacciarli ristretti di vedute. A differenza dei Centinaia, i Brulli erano più bravi a fare l’amore. Questo era dovuto al fatto che, mentre i Centinaia non si dovevano preoccupare di essere bravi in questo o in quello perché appunto nel casino, tra centinaia di Centinaia si trovava sempre quello che faceva al caso proprio, i Brulli non avevano frequenti contatti sessuali. A quei pochi - che avevano perlopiù  con una tribù di amazzoni, le Ombrose - dovevano essere ben preparati quindi. I Brulli le chiamavano scherzosamente, le Lunatiche ma senza farsi sentire dalle interessate se no i tempi degli intervalli tra una trombata e l’altra si sarebbero allungati in modo disdicevole. Erano Brulli mica Grulli! I Grulli infatti erano quelli che si erano felicemente stabilizzati in riva al mare sostenendo certi che “con tutta quest’acqua non moriremo certo di sete”.

Hum.. sto prendendo una deriva poco adatta allo spirito che deve condurre sempre ad una morale edificante o perlomeno che inviti alla riflessione ed ho pure la fastidiosa sensazione che tutta la schiatta di favolisti che va da Esopo ai Grimm Brothers abbia avuto un inaspettato sussulto nella tomba dove giustamente riposano.
Bah! 
Scrivere è una cosa seria, in effetti.

Vabbè, quindi abbassando di un bel pò il livello di questa ambizione ovvia di presuntuoso, mi arricchirò certo e meno arrogante, al venir giudicato  una onesta penna da blog da quei, pur modici, nick che si affacciano temerari al leggermi e a cui sincero va il mio affetto.
E sarà già grossa soddisfazione.

 

Bon, sono tornato.

 

 

 
 
 

Ritornello pagliaccio

Post n°115 pubblicato il 15 Ottobre 2012 da nahan
 
Tag: poesie

La disciplina del resistere

a chi non ha cuore

per sostenere lo sgomento del perduto

impedisce la scusa

di un pavido giudizio

 

ma è solo un modo come un altro 

di avviarsi al morire

la dignità del restare soli

 

E mentre guardo il nulla

nel sorriso dei miei pensieri

sospeso in un refrain cialtrone

insiste

naturale e petulante

l’allegro

 

che voglia di piangere ho.

 
 
 

Di padre in padre

Post n°114 pubblicato il 06 Ottobre 2012 da nahan
 
Tag: poesie

 

Antichi richiami di razza pura

e solidi sguardi

imperscrutabili dai pusillanimi

 

E sorrisi sinceri

involucri di pazzie e dolore

Elettrici shock

 

Mi proteggi dagli altri noi

Tu, il cercatore,

il pugile sorridente

 

e le mie lacrime rimbombano cadendo

sui selciati della tua sconfitta

decretata da candidi ufficiali

 

portabagagli di saperi sterili

inutili buoi affaticati da aratri

che scavano nei campi acquosi dell’idiozia

 

e di amori impenetrabili

Le luci della tua parola

non hanno spettri che le racchiudano

 

ma solo il pensiero di te

custodito nelle mie paure

da colore al loro urlo

 

 
 
 

Tavolozze e spartiti

Post n°113 pubblicato il 07 Agosto 2012 da nahan
 
Tag: poesie

 

Svegli al suono delle campane mattutine
l’arancio pensiero corre lesto
all’eccitante rosso di araldiche trombe
dell’adunato invito al fare!

Presto! Il giorno parte!

I corni da caccia ingoiano
la rabbia viola della volpe stanata
mutando in galoppanti clangori
gli assilli delle umane suppliche

e avvolti dal turbine del noi, del tu e del loro
tra i falsi manti di chiassosi arcobaleni
scintillano gli appaganti ardori
nel nostro incredulo procedere. 

Pausa!

Chiudiamo gli occhi al ricordo del “non essere”
protetti da un pensiero dolce ma impostore
celato nei bianchi riposati spazi
della frenesia di un giorno ancora:

non siamo ancora nati e vinti!

E ripartiamo dal rilassante attonito
di un verde amorfo di violini
che indica pacato l’arduo passo
prima che conciliante l’incerto diventi noia.

Con meno ansie certo ondose e lente
meriggie sinfonie fanno da guida  
ad animi cresciuti che ballando vagano
tra flauti azzurri ed organi cobalti.

Turchesi infastiditi spesso
dai laceranti gialli spirituali
squilli degli acuti graffi
dei tristi fatti bui e di apprensioni.

E melanconica è grigia l’ora vespra
ci coglie stanchi tra paci o assilli
preludio al nulla nero della notte
e di derive senza paure annose

che approdano su colorati lidi
di risvegli colmi di speranza ancora.

 
 
 

Ti vorrei

Post n°112 pubblicato il 06 Agosto 2012 da nahan
 
Tag: poesie


Non mi far più dire avrei voluto. 

Ti ho cercata e presa, cavalla brada,
che non voglio domare

tu che mi fai urlo oscuro
e fuggi al passo del ritorno
rimboccherò coperte alle tue lacrime

Non chiedo cieli né dò rifugi
ma copro le aride distanze
con i muscoli e il sangue delle mie preghiere

e so, dove cadrà il tuo lembo,
raccogliere il sorriso di una notte
trascorsa ancora al mare.

 

 

 
 
 

Blue...

Post n°111 pubblicato il 28 Luglio 2012 da nahan
 


Blue è branda, steso e obbligato apatico ascolto dei compagni di cella
Lo sconvolto tortuoso della mente del pusher spiega a un rubicondo tontolone gli svantaggi della scelta

…è tutto diverso. Se non peggio di qui. È tutto basato su norme e equilibri che ti fanno impazzire. Ti omologano. Sembri libero ma è una sottile tortura psicologica. Ognuno cerca il proprio tornaconto. Cerchi qualsiasi spunto anche minimo pur di sentirti te stesso. Li si vive così..
… si, ma ci sono le ragazze!
Buone quelle! Stacci attento, se fanno qualcosa per te lo fanno solo per usarti, per infrangere le regole, si piangono oppresse, sembra che cerchino protezione invece... sono terribili…
… frega un cazzo a me! Basta che me la danno!

Blue è il ghigno di un attimo al pensiero degli equilibri della Comunità sconvolti dalla semplicità di chi sa quel vuole.
L’attimo è rubato al buio dell'angoscia costante di solitudine e abbandono: Purple, dove sei?


La guardia è frastuono che apre schianto all'inaspettato: Blue, è per te!
Purple!?
...

Il minimalismo della sala colloqui è l'agghiacciante elementarità del lineare 
Purple:            Di tutti i coglioni che ho conosciuto...
Blue è sguardo abbassato nel mesto ma sereno Purple è lì!
Purple:            Tieni, me lo ha dato Fleur!
Blue accarezza il pacchetto della madre.

Blue:               Gli altri?
Purple:            Daisy sta con un calciatore…
Blue:               Peccato che a Green non piaccia lo sport!
Purple:           Gli  avrebbe chiesto l’autografo magari...
Blue:               Ma quando si deciderà a lasciarla?
Non la lascerà mai.
Purple:           Red è in Spagna. Con donna e figli. C’è pure Yellow 
                       e Feelsogood!
Blue:               Sembra tranquillo quindi...
Purple:           Sembra…
Blue:               Sembra…
Blue:               Tu?
Purple:           Figurati…

Purple è padre e Blue è tempo di galera ancora
Ma sono lo stesso ceppo
Lo stesso germoglio di pensiero
Blue e Purple sono sguardo ora
Lo stesso dei due bambini di allora
Lo stesso delle tirate d’orecchio delle suore dell’asilo quando erano micidiali cacciatori di lucertole
Lo stesso del ridere dei compiti lasciati all'arrabbio delle maestre
Lo stesso al finire delle risse
Lo stesso di quando nemmeno un amore li divise: ...toccala lì e vedrai che numeri ti fa!

Blue e Purple sono sorriso nel sereno naturale del franco
E il sorriso diventa risata
Blue e Purple sono il ridere vichingo, incurante e derisorio della furia del mare

Purple:            Appena esci andiamo in montagna!
Blue:               Prepara lo zaino!

Nella fumosa presenza la guardia: ..che cazzo si rideranno!

 
 
 

È un'ora tarda

Post n°110 pubblicato il 11 Luglio 2012 da nahan
 
Tag: poesie

 

 

È un’ora di pensiero al turbato frastuono

di vite impaurite e logiche fortunose

e grida di emozioni e del non amore.

 

Il sole del mattino sa leggere le pagine dell’anima

ancor candide senza le macchie sgorbie

degli errori giornalieri

 

Sia dunque l’aurora la maestra da seguire

nel suo fluido sapere ciò che giusto accada

 

Alzati e ancora vai, quindi, creditore di emozioni

senza persistere nel dubbio o cadere nelle illusioni

resisti fendendo abbozzi laceranti il vento

 

al tempo che verrà lo spirito scagliato

sopravvive al graffio dell’arido  presente

proteso nel venerato sorriso del futuro.

 

Se sai amare non aver paura.

 

 
 
 
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Tutte le immagini sul mio blog sono state prese da blog o siti appositi di grafica dove c’è il permesso di copiare mantenendo la firma o chieste ai rispettivi proprietari. Se per caso le immagini qui presenti non fossero state richieste alla al giusto titolare/creatore, mi scuso ed in tal caso su richiesta le eliminerò, dopo una prova di autenticità del materiale in questione

 

En las orillas del duero


La lotta che si combatte nell’animo umano e che sfugge talvolta alla realtà è ben espressa nell’immagine del visionario “artefice di spettri”

Pensava d’essere ozioso
nelle sue prigioni anguste
e mai ha potuto esserlo
colui che, fermo sulla breccia,
in lotta disperata
contro se stesso combatte.

Pensavano che fosse solo,
e mai lo fu
l’artefice di spettri
che vede sempre nella realtà
il falso, e nelle sue visioni
l’immagine della verità.

Pablo Neruda

 

AD ALCUNI PIACE LA POESIA

Ad alcuni -
cioè non a tutti.
E neppure alla maggioranza, ma alla minoranza.
Senza contare le scuole, dove è un obbligo,
e i poeti stessi,
ce ne saranno forse due su mille.


Piace -
ma piace anche la pasta in brodo,
piacciono i complimenti e il colore azzurro,
piace una vecchia sciarpa,
piace averla vinta,
piace accarezzare un cane.


La poesia -
ma cos'è mai la poesia?
Più d'una risposta incerta
è stata già data in proposito.
Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo
Come alla salvezza di un corrimano.

Wislawa Szymborska