Creato da nahan il 17/12/2008
Gonna find my way to heaven, `cause I did my time in hell... (Keith Richards)
 

 

Ti vorrei

Post n°112 pubblicato il 06 Agosto 2012 da nahan
 
Tag: poesie


Non mi far più dire avrei voluto. 

Ti ho cercata e presa, cavalla brada,
che non voglio domare

tu che mi fai urlo oscuro
e fuggi al passo del ritorno
rimboccherò coperte alle tue lacrime

Non chiedo cieli né dò rifugi
ma copro le aride distanze
con i muscoli e il sangue delle mie preghiere

e so, dove cadrà il tuo lembo,
raccogliere il sorriso di una notte
trascorsa ancora al mare.

 

 

 
 
 

Blue...

Post n°111 pubblicato il 28 Luglio 2012 da nahan
 


Blue è branda, steso e obbligato apatico ascolto dei compagni di cella
Lo sconvolto tortuoso della mente del pusher spiega a un rubicondo tontolone gli svantaggi della scelta

…è tutto diverso. Se non peggio di qui. È tutto basato su norme e equilibri che ti fanno impazzire. Ti omologano. Sembri libero ma è una sottile tortura psicologica. Ognuno cerca il proprio tornaconto. Cerchi qualsiasi spunto anche minimo pur di sentirti te stesso. Li si vive così..
… si, ma ci sono le ragazze!
Buone quelle! Stacci attento, se fanno qualcosa per te lo fanno solo per usarti, per infrangere le regole, si piangono oppresse, sembra che cerchino protezione invece... sono terribili…
… frega un cazzo a me! Basta che me la danno!

Blue è il ghigno di un attimo al pensiero degli equilibri della Comunità sconvolti dalla semplicità di chi sa quel vuole.
L’attimo è rubato al buio dell'angoscia costante di solitudine e abbandono: Purple, dove sei?


La guardia è frastuono che apre schianto all'inaspettato: Blue, è per te!
Purple!?
...

Il minimalismo della sala colloqui è l'agghiacciante elementarità del lineare 
Purple:            Di tutti i coglioni che ho conosciuto...
Blue è sguardo abbassato nel mesto ma sereno Purple è lì!
Purple:            Tieni, me lo ha dato Fleur!
Blue accarezza il pacchetto della madre.

Blue:               Gli altri?
Purple:            Daisy sta con un calciatore…
Blue:               Peccato che a Green non piaccia lo sport!
Purple:           Gli  avrebbe chiesto l’autografo magari...
Blue:               Ma quando si deciderà a lasciarla?
Non la lascerà mai.
Purple:           Red è in Spagna. Con donna e figli. C’è pure Yellow 
                       e Feelsogood!
Blue:               Sembra tranquillo quindi...
Purple:           Sembra…
Blue:               Sembra…
Blue:               Tu?
Purple:           Figurati…

Purple è padre e Blue è tempo di galera ancora
Ma sono lo stesso ceppo
Lo stesso germoglio di pensiero
Blue e Purple sono sguardo ora
Lo stesso dei due bambini di allora
Lo stesso delle tirate d’orecchio delle suore dell’asilo quando erano micidiali cacciatori di lucertole
Lo stesso del ridere dei compiti lasciati all'arrabbio delle maestre
Lo stesso al finire delle risse
Lo stesso di quando nemmeno un amore li divise: ...toccala lì e vedrai che numeri ti fa!

Blue e Purple sono sorriso nel sereno naturale del franco
E il sorriso diventa risata
Blue e Purple sono il ridere vichingo, incurante e derisorio della furia del mare

Purple:            Appena esci andiamo in montagna!
Blue:               Prepara lo zaino!

Nella fumosa presenza la guardia: ..che cazzo si rideranno!

 
 
 

È un'ora tarda

Post n°110 pubblicato il 11 Luglio 2012 da nahan
 
Tag: poesie

 

 

È un’ora di pensiero al turbato frastuono

di vite impaurite e logiche fortunose

e grida di emozioni e del non amore.

 

Il sole del mattino sa leggere le pagine dell’anima

ancor candide senza le macchie sgorbie

degli errori giornalieri

 

Sia dunque l’aurora la maestra da seguire

nel suo fluido sapere ciò che giusto accada

 

Alzati e ancora vai, quindi, creditore di emozioni

senza persistere nel dubbio o cadere nelle illusioni

resisti fendendo abbozzi laceranti il vento

 

al tempo che verrà lo spirito scagliato

sopravvive al graffio dell’arido  presente

proteso nel venerato sorriso del futuro.

 

Se sai amare non aver paura.

 

 
 
 

Piccola graziosa

Post n°109 pubblicato il 10 Luglio 2012 da nahan
 

 

Spento di pensieri attraversando un ritorno, al di là della strada tra gli altri la vedo: è freschezza che veste d’antico. Rigiro…
Una gonna al ginocchio e camicia bianca. Seriosa e impettita di passo svelto. Una tenerezza che cammina alla vita.
È giovane di troppo in quei vent’anni o poco più ma tutto il suo grazioso sfocia in eleganza indescrivibile d’equilibrio.

E ovvio traballo.
Non esistesse il tempo e le sue convenzioni… sarei il vigoroso dei trent'anni e spudorato di matura baldanza le carpirei capace l'attenzione.

Che sarebbe il certo a un suo sorriso

E timida promessa ad un rivedersi

Che diventerebbe...

 

Vabbè... fa così caldo anche da voi?

 

 

 
 
 

Pulsioni

Post n°108 pubblicato il 10 Luglio 2012 da nahan
 
Tag: poesie

Infastiditi allo sbiadirsi

del pensare senza dolore

nel baleno ricordo del perso

 

terrorizza evidente una fede

a intollerabili rinascite

che né divino né mortale

 

potrebbero sopportare.

 
 
 

Battaglie e vittorie

Post n°107 pubblicato il 10 Luglio 2012 da nahan
 
Tag: poesie

 

Vitali carenze

accecano

l’apparire ancora

sulla soglia dei tormenti

 

Giorni di resa

e pezzi di noi

che trovano altre vie

 

strade percorse

senza più soste ombrose

alle querce dei miraggi

 

abbandonando aneliti

di mancata fortuna

paghi del piangere fuori mano

 

comprendiamo che solo

nell’incatenante prefiggere

ostinato e perpetuo 

esiste la nostra libertà

 

sorella al giusto stare

 

 
 
 

Già che la vita è dura...

Post n°106 pubblicato il 10 Luglio 2012 da nahan
 

 

Un antico detto irlandese, e c’è da fidarsi di gente che spergiura esistano i “leprecani”, garantisce il dipartire sereni nel degno di aver vissuto se si è visto, perdonate, non ricordo l’ordine ma non credo sia importante, un campo di patate in fiore, un bastimento a vela in navigazione e gli occhi di una donna che ha appena partorito.
La patria di un uomo è dove nasce, citava un mio vecchio maestro, d’accordo, ma i panorami e i simboli delle lotte e delle sofferenze diventano anima comune del vivere degli uomini, quindi, pur lontano montanaro da quel verde, ne intendo fortemente affratellato l’essenza.

Travio, imbarazzante, il pensiero, quel tre malandrino, alle mie personalissime regole di vita che ostinato suggerisco ai figli:

- non perdere occasione per rinforzarti (e la si presti, anche e se non più, all’intelletto), 
- non perdere occasione per dare un bacio (ricevendone, ruffiano, ad ogni citazione),
- tieni la schiena avanti quando tiri.

Capisco l’ultima sembri faziosa di genere ma distillata all’adeguata analisi è mero invito di consona postura alla circostanza.

Bon.

Prosaiche certo, ma l’accoglierle senza riserve ha fatto si, come dire, il trasformare in rilassanti piani certi tratti delle continue salite della vita.

 

 

 
 
 

Birra e Svizzere!

Post n°105 pubblicato il 06 Luglio 2012 da nahan
 


Tre ragazze, carine di un bello da cartolina, con i quattro nella serata elvetica di bar da juke-box.

La compagnia serra i ranghi all’arrivo di un divertente pseudo pusher con la faccia da svizzero (appunto), vestito di, malcelata gioia di Blue, tasche rollanti e scortato da due ragazze sicure figlie di amazzoni terrificanti: la prima è gigante, l’amica è volto cavallo e risata sorella. Simpatiche: ovvio.

Il troppo giovane e i troppi galli in quel pollaio sono sguardi da combattimento.

Borchiati di giubbotti e di orecchio fino gli elvetici più duri reagiscono al deriderli guardie ponteficanti


Purple astuto di scusa del dividere rifila, con creduta nonscialange una gomitata arancione a labbra e denti. Non è mai stato un granchè con le lingue ma disponibile ai chiarimenti la solerte democrazia elvetica si sforza all’interpretare e gliela rende uguale e dello stesso colore sull’orecchio.

Gli elvetici sono sì, di grosso dalla razza ma anche intelligenza al calcolo: i nostri non han novant’anni in quattro ma muscoli già figli adulti di officina, cantiere e fabbrica e… micidiali occhi fieri di alcoolico per tacer d’altro.

La rissa si risolve innocua in urla e spintoni e la mediata offerta dell’oste ad un gratis d’uscita.

Green è stazza e premura all’occuparsi di Purple che, ovvio, da quell’orecchio non ci sente.

L’androne del signorile palazzo ginevrino, contenitore d’alloggio prestato da un’amica vacanziera è tappa allo sfinito di risate e affaccio di una ronda gendarme ispirata, dai condomini, all’ammonire.

Tediosi e monotoni si rifaranno vivi nel chiassoso appartamento, mentre la muta segugia è intenta allo scovo del finire tutto il liquido superiore a 1 grado alcolico.

Blue si insulta alla maleducazione del non aver salutato Urs (lo pseudo sopra) ormai steso che, pur ostinato, non ha retto i quattro lavandini: domani poverino come farà a salutarci?

Red banale di creatività con la più carina è già letto.

Blue, tappeto al letto occupato, con la treccine bionde curioso allo scoprire se ha treccine anche sotto.

Green compassato con compassata elegante compagna è poltrona da cinema all’incredulo ammirare di uno stupro: sul divano, Purple  impedito da un troppo pieno di tutto subisce femminili spalle da muratore e il nitrire delle carezze dell’amica. Il defilarsi morfeo di Urs, lo pseudotutto, ha lasciato conti che non quadrano: un vuoto che le sodali riempiono al condividere. (Purple si sforzerà di ricordare solo i bellissimi occhi verdi e azzurri a sfumare i contorni ma un Red perfido di fotografie lo allibirà ciclico ad un per sempre incredulo.)



Green non si sbottona mai, guai! Ci pensa lei. L’umido plasma dita e bocca.

Red è voce che serpeggia tra gli amplessi all’invito ridente di improbabili scambi

Purple è l’unico ci sto! soffocato dal troppo su di lui e dalla non considerazione

Blue è impegno da sbuffi da treno.

 ...

 I quattro si ritrovano nel ciondolare delle quattro in cucina nudi e muti di appuntamento alla inane ricerca di un caffè da moka  

Green confronto si rivolge all’inguine di Red: dopo Pollicino che favola racconti più?

Red mille risorse incassa, sorride, e serafico scoprendo il glande: Scapuccetto Rosso!

La risata omerica è tuttora certificata nei verbali del condominio e protocollata alla vicina Gendarmerie.

Costerà somma d’avanzo al già resto l’espulsione all’ancora ignara padrona di casa.

Tre richiami in una notte sarebbero ragione forte anche per una interrogazione parlamentare in quel luogo da cartoline!

(Il perorar causa e rimostranze dei quattro che se avessero saputo certo avrebbero fatto  è un bene non sia accaduto: la tipa non avrebbe trovato alloggio non tanto in città ma probabilmente nemmeno sul territorio nazionale. Certe amicizie contano lassù. Che dire, son fatti così.)

A Briga si rinnova, monotono, il controllo adamitico dell’andata.

Son fatti così.

Domodossola è le pacche risate dei reduci.

  

Red:            Toccherà tornarci! 

Purple:        Si, ma le ragazze ce le giochiamo ai dadi! 

Red:            Mai! Le ragazze hanno diritto di scegliere!

Purple:        Allora io non vengo! 

Green:         Ma se non hai fatto altro su quel divano! 

Purple:        Tutta colpa delle schifezze che mi ha rifilato Blue! 

Blue:           Seee… 

 
 
 

Certe continuità e frutti di lombi

Post n°104 pubblicato il 27 Giugno 2012 da nahan
 

 

Nella partitelle dei ragazzi, come credo gli altri sport di squadra, ma di calcio so io, si intuisce, spogli di giudizio alle abilità che altri preparati e ovvi ne discerneranno, il carattere che sarà. Il ciondolare nel discosto vanesio, tocchi leziosi, calcoli dei passaggi, nascondersi o mostrarsi nei tagli di campo ecco l’insicuro, il cuorcontento,  l’espansivo, l’avaro, e nello sbagliare senza fiato né talento il gol del pareggio dell’ultimo minuto sorrido al futuro di quel rammaricarsi: eccolo... un generoso e di certo un buon amico.

E guardo.

Un rilancio altissimo disegna la discesa quasi a campanile: due gambe arabe (uguali alle mie) affrontano il difficile. La palla sbigottita dallo stop illogico, obbligata, riparte alacre, fedele al piede dal tocco sapiente (Merde! È più bravo me! E già ma non glielo dirò di certo io, che intrisi di ironica perfidia troppi parenti e amici lo informeranno.)

Io, cucciolo ma già spietato, forgiato nell’horror vacui da giganteschi allenatori alla ferocia dell’ “entra sempre!”: caviglia e palla trofei, erba e terra dileggio! Adolescente nei rugginosi spogliatoi di docce gocciolanti, seduto su panchine da schegge in culo, nell’ansiosa attesa avversaria dai nomi temuti. Sapevo certa la maglia (ed ogni volta era orgoglio) e alla consegna “quello lo marchi tu!” contrapponevo il mio imberbe coraggio nella responsabilità del pensiero sollievo dei miei compagni che, baluardo al mostro, non avrei concesso vita dolce allo scorrazzare irridendo. Il roccioso allora era bravura!

 Ed eccolo! (Il pensiero si mischia tra i ricordi)

Siamo davvero simili come dicono ma lui è più alto e più bello: la sua magrezza è figlia del benessere e di buoni allenamenti, la mia rifinita dalle scorribande nei boschi e dall’allevarsi nell’anche se ce né non bisogna esagerare.
Non mi guarda nè mi rivolge la parola: apprezzo! Il così deve essere del non cercar confidenza, pudico e rispettoso con chi ci si dovrà battere. Sprezzavo chi, in cui leggevo il pavido, cercava l’improbabile cordiale all'amichevole. Qui, la disciplina al nemico, fuori, le pacche dei reduci.  
Il lancio è lungo e per lui: è veloce e furbo. Attraversa la traiettoria dell’escludermi l’asso dell’anticipo (la volpe!) ma anch’io so di geometrie pedatorie e disegno il tracciato che lo costringerà all’O.K. Corral! 
Consumato da mille scontri riconosco l’osso duro: tiene la testa alta e guarda la palla con i piedi. Il sottecchio illustra e mi inchioda al deciso: dopo di me incontrerà solo le bestemmie del portiere. (Lo sa anche lui.) E quindi mi punta veloce. Pronto, sto nel teso veterano alla finta che spiazza, ma… perdio! Una veronica! A quella velocità!? (Merde! È bravo, è bravo…) Il vantaggio dello stupore è perso nell’inesperienza del gesto che lo avvicina troppo a me: carico la zampata assassina che sarà anche vendetta ignobile al derisorio e sparo! Ma… nell’attimo di un molesto pensiero blocco lo snodo del ginocchio al chiudere l’ultimo segmento che sarebbe muro all’involo e dolore da bocca sull’erba e lo lascio andare…

…che troppo godo nel vederlo gonfiare le reti avversarie!

 

 
 
 

Farneticazioni serali

Post n°103 pubblicato il 26 Giugno 2012 da nahan
 

 

(recycled post)

Di tante spiegazioni alle cause del mio stare attuale quella più sincera è sempre “la mancanza d’amore”. 
Evitate il pensarmi melenso patetico. La consapevolezza del non esser mai completi, dirò.
E in questa consapevolezza, il tragico pensiero che solo nell’equilibrio si regge la verità dello stare.
Non la metà e metà. Ma l’equilibrio.
In grafica si insegna che un macchiolina di colore posta nel giusto modo compensa una larga campitura complementare. Il metà e metà è la banalità.
Un imprescindibile disincanto è pilota allo scoramento delle persone che, più o meno inconsciamente, lo hanno capito. Ma si vive lo stesso, pragmatici delle proprie esigenze caratteriali.
Che in sostanza non leniscono la sofferenza di questo intuire. Con l’amore (questo osceno ma necessario impostore) si vacilla e si entra, fin che dura, nella fasulla dimensione del rasserenante piacere dell’accettare lo status quo.

Un peccato originale che non si sana

 

 
 
 

Di credute ragioni

Post n°102 pubblicato il 22 Giugno 2012 da nahan
 
Tag: poesie

 


Il fresco del primissimo mattino
è già accaldato dal giorno che incombe
e così i miei pensieri (e le voglie).
Nella voluttà del desiderio che non mi abbandona
l'idea odalisca diventa tormento di esigenza.

Stai con me oggi
regalami la sapienza della donna che sa sorridere
di gesti amorevoli al turbato dell'allibito.
E staremo nell’è così che deve essere
profondi al sentire lo stesso abisso nell'altro
nella promessa di dolcissimo e agro
(nessun troppo dolce delizia, ricordi?)
complici nel declino del perverso desiderio
rinnovare il segreto patto
del piacere nel darsi.

Portami dove ti ami senza vergogna  
e regalerò i miei occhi al tuo vedere
e sapremo dove toccare diventati ormai lussuria
i corpi del sapore tra l’aria vulva e torrida
che abbraccia e scioglie l’acciaio del lascivo.

Faremo d'oro un sogno creolo
in questo inizio di tramonto ariano

e sarò l’uomo che avrei voluto diventare.

 

 
 
 

Declinando Artusi

Post n°100 pubblicato il 14 Giugno 2012 da nahan
 

 

Solo nell’acquolina.
Alla rapida ma accurata scorsa dell’agenda mentale appuro lo scevro delle prossime 24 ore: nessun incontro ravvicinato che obblighi al fresco brillante.
E sia! Cibo da battaglia, quindi!
Aio, oio e pepe ronciàino!
A secco!
Piattone adeguato aglio due spicchi anzi tre e un pezzo del quarto olio d’oliva e peperoncino tutto d’un fiato crudissimi.
Mi fiondo nella dispensa all’afferrare lo smilzo pacco e rientro fionda in cucina all’acqua che già bolle - La vache ta mère! - Bavette!
L’ortodossia sancisce a litania spaghetti ecc. ecc., quindi che sia, perbacco!
Lumo, già iniziato ma pesato di giusto all’abbondante, dello stesso numero di un più famoso che amato profumo, un pacco di filiformi : Je suis très heureux de vous rencontrer!”
Lo statuto cita spaghetti e tace di diametri quindi si tuffi rispettosi di dogma il tutto. (Mi guardo intorno agitato, che di solito sto bruciando sempre qualcosa in questa fase ma mi rilasso al sovvenire del sugo pronto di non cotto!)
Caldissimi nel citato piattone, innevati da parmigiano al tergere il troppo liquido, è il barbaro divorare.
Dalla cantinetta, ciborio di un passato beone, un forzuto e coraggioso siculo D’Avola si offre all’agevolare il poderoso. Mi si creda: l’aglio crudo non è da tutti.

La fede mi obbliga pure al rispetto del motto che, accentato di dialetto, forza al sapor di mucca un degno fine pasto. Il soccorso è reminiscenza di un simpatico cuoco toscano che tempo fa insegnava a trar sollazzo dagli avanzi e da cibi non più freschi: che ormai troppo spesso solo, agli avanzi mi obbligo dissennato sperimentatore.
Due fette di pecorino, in un improbabile scaldo da padella, su un capello d’olio… e sopra, stese sul sofà che ammorbidisce, due acciughe puttane nel languido.
L’odore è micidiale, il sapore suo fratello!

Bon! Vado a svenire un pò sul divano. Se sopravvivo ci risentiremo di certo!

 

 
 
 

Pelle di pioggia

Post n°99 pubblicato il 09 Giugno 2012 da nahan
 
Tag: poesie

 

Ombra di
labbra bocche
carezza o frusta
fiore e spina

Ergersi catena
a sfacciati orli
porte celate
a dilatanti piaceri

rivincite al dolore
lasciato al tempo del reale
in altri spazi

cade…

che è volo fluttuante
sopra i mari amati
dal bruciante sale del dopo

che spezia la vita

 
 
 

Le donne dovrebbero sempre sorridere

Post n°98 pubblicato il 09 Giugno 2012 da nahan
 
Tag: poesie

 

 

Labbra socchiuse

Inviti al piacere condiviso

 

La timidezza coraggiosa

della rosa che schiude

allo sfioro del sole

 

E il mondo si illumina

 

Gelidi pensieri

cadono frantumandosi

e si rinnovano succosi

in acini di vita

 

potere

 

che poveri tristi uomini

ciechi dall’ombra inesorabile

volti al tramonto

non afferrano più

 

brezza rinfrescante

che spazza i cortili dell'anima

e ridà lustro

ai primordi selciati

del nostro stare

 

Le femminili raggianti risate allegre…

 

miglior preludio d’amore

 

 
 
 

Amnistie truccate

Post n°96 pubblicato il 05 Giugno 2012 da nahan
 
Tag: poesie

 

 

Dietro al coraggio della finzione

immune da colpe o accuse

si cela garante l’indolenza

a taciute comunioni

 

Ma ci assolve la coscienza?

Ci dispensano la maschere

risorse per l’altrui viltà

dal non curarsi o agire?

 

Che nessuna parte di noi rinneghi

la delizia della visita divina

che ci fa mani e dita

per afferrare le stelle

 

 
 
 

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Tutte le immagini sul mio blog sono state prese da blog o siti appositi di grafica dove c’è il permesso di copiare mantenendo la firma o chieste ai rispettivi proprietari. Se per caso le immagini qui presenti non fossero state richieste alla al giusto titolare/creatore, mi scuso ed in tal caso su richiesta le eliminerò, dopo una prova di autenticità del materiale in questione

 

En las orillas del duero


La lotta che si combatte nell’animo umano e che sfugge talvolta alla realtà è ben espressa nell’immagine del visionario “artefice di spettri”

Pensava d’essere ozioso
nelle sue prigioni anguste
e mai ha potuto esserlo
colui che, fermo sulla breccia,
in lotta disperata
contro se stesso combatte.

Pensavano che fosse solo,
e mai lo fu
l’artefice di spettri
che vede sempre nella realtà
il falso, e nelle sue visioni
l’immagine della verità.

Pablo Neruda

 

AD ALCUNI PIACE LA POESIA

Ad alcuni -
cioè non a tutti.
E neppure alla maggioranza, ma alla minoranza.
Senza contare le scuole, dove è un obbligo,
e i poeti stessi,
ce ne saranno forse due su mille.


Piace -
ma piace anche la pasta in brodo,
piacciono i complimenti e il colore azzurro,
piace una vecchia sciarpa,
piace averla vinta,
piace accarezzare un cane.


La poesia -
ma cos'è mai la poesia?
Più d'una risposta incerta
è stata già data in proposito.
Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo
Come alla salvezza di un corrimano.

Wislawa Szymborska