Creato da bimbadepoca il 16/03/2005

Il diario di Nancy

Pensieri e storie tra il vero, il verosimile e l'inganno.

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Confesso che ho pescato

Post n°264 pubblicato il 16 Settembre 2010 da bimbadepoca
 

Ebbene sì, ci sono ricascata, quasi mi vergogno a confessarlo. Non so perché se ne parli così poco, come se noi cinquantenni non avessimo più diritto ai piaceri della carne, sì lo ammetto, anche se ho le gote in fiamme e un groppo in gola, ho ancora voglie. E non ci vedo nulla di sbagliato o di anormale, avrei tanto voluto avere un partner fisso con cui vivere la dolcezza di questa fioritura autunnale, ma così non è stato.
E allora cosa avrei dovuto fare??? Dedicarmi alle opere pie, diventare catechista, mettermi in panchina grigia e sfiorita ad aspettare la morte??? Mi spiace, io non ci sto. Ho bisogno di sentirmi ancora desiderabile, ho il diritto di sognare un nuovo amore, è lecito volere anche ora baci e carezze.

Non avendo a disposizione materia prima, perché ormai ho esaurito anche il giro di conoscenze degli amici, ho cercato un compagno servendomi della facile scorciatoia dei siti d'incontri on line, anche se avevo già pescato in quelle acque decine di pesci, non sempre adatti allo scopo. Molti merluzzi, qualche pesce palla, diversi scorfani, patetici pesci rossi, una misera alice, un'aringa ammuffita, un grosso cefalo e un lungo capitone.

Ho teso nuovamente l'amo e il pesce ha abboccato, quarantacinque anni dichiarati, verosimilmente più vicino ai cinquanta, non aveva accettato il naturale corso del tempo e conservava quelle caratteristiche che l'avevano reso un bel ragazzo a vent'anni. Capelli lunghi, orecchino, abbronzatura selvaggia, chewing-gum perennemente in bocca che masticava in malo modo a bocca aperta. Ostentava con alterigia abiti firmati, una maglietta aderente viola, portata sotto una felpa grigia con cappuccio aperta sul davanti, e un jeans stinto. Una patacca appariscente come orologio.

Intendiamoci non era per niente brutto, solo che sembrava la caricatura di un ragazzino, ed era rozzo senza alcuna speranza. Ma in fondo questo signore non volevo portarlo in un cenacolo di fini eruditi, né volevo sfoggiarlo nelle riunioni tra amiche. No, io a questo signore chiedevo solo sesso, e mi sembrava della specie adatta.

Ci siamo accordati per andare in una pensione a ore, ma prudentemente lui ha subito messo le cose in chiaro - Guarda che sono sposato e non voglio noie -
- Guarda che sono felicemente single e l'ultimo dei miei desideri è accollarmi un separato frustato - ho risposto sfoderando il più dolce dei sorrisi.
- Mia moglie è bella, giovane e molto magra - ha aggiunto senza che nessuno gli chiedesse nulla.
- Io sono bruttina, di mezza età e anche molto rotonda - ho detto sempre sfoggiando lo stesso sorriso.
- Se vengo con te, è solo perché per una volta vorrei assaggiare tanta carne -

La camera era anonima, abbellita solo da fiori di plastica in un vaso, puzza di disinfettante di marca scadente. Mi sono seduta sul letto in attesa di un bacio o di una carezza, ma lui si è diretto verso il telecomando del televisore, ha cominciato ad armeggiare con i canali finché non ha trovato un programma di musica sudamericana.
- Balliamo??? - mi ha chiesto mentre accennava passi di danza stringendo tra le braccia una dama immaginaria - Su Nancy, con mia moglie prima di fare l'amore balliamo sempre-
E ha continuato a muoversi suadente sulle note di uno struggente merengue - lei struscia le sue gambe tra le mie, si muove sinuosa come una pantera ed io parto in quarta. E' l'unico modo - e mi ha teso le mani guardandomi con le palpebre semichiuse, pessima imitazione di uno sguardo sensuale.

Nel frattempo la musica era cambiata e nella stanza si diffondevano le note di una lambada, io non so ballare il latino americano, ho la stessa sensualità della bietola bollita e non so nulla di strusciamenti tra le gambe.
- Se si potesse cambiare musica - ho balbettato confusa.
- Stai scherzando??? - ha urlato lui spegnendo la televisione.
- No, il fatto è che so fare solo il liscio-
- Senza ballo io non mi eccito - ha detto lui alterandosi, non prendendo nemmeno in considerazione la mia richiesta dell'orchestra di Raoul Casadei.
- Non posso farci nulla - mi sono giustificata, avrei voluto spiegargli che conoscevo altre tecniche di rianimazione, ma non me ne ha dato il tempo, ha cominciato a camminare avanti e indietro nella stanza come un animale in gabbia.

Ho continuato a rimanere seduta sul bordo del letto, senza sapere cosa fare, lo sguardo basso, le mani sul grembo. Lui mi è venuto vicino - Quanta bella carne sciupata - ha sospirato - ma senza ballo proprio non ci riesco - e mentre lo diceva, agitava il bacino ritmicamente al suono di una musica che non c'era.
Mi sono alzata, ho preso la borsetta dalla sedia e mi sono avviata verso la porta - Continua a rosicchiare le ossa di tua moglie - gli ho detto prima di uscire.
Non mi ha seguito, in corridoio tra i gemiti, i sussurri e i cigolii dei letti, ho ascoltato le note di una musica latina americana, segno che aveva riacceso il televisore. Non chiedetemi perché??? Non oso immaginarlo.

Che ci volete fare, questa volta credevo d'aver issato a bordo uno squalo affamato e invece era un pesciolino ballerino.
A scanso di equivoci mi sono iscritta a un corso di latino americano.

 

 
 
 

La macchina nuova

Post n°263 pubblicato il 08 Settembre 2010 da bimbadepoca
 

Ieri non c'è stato il sole, i colori già spogliati della lucentezza golosa dell'estate. Non era freddo, non ancora, eppure mi è parso naturale infilare un golfino di filo nella borsa.
Sono stata a casa di Anna per il consueto incontro settimanale, la nostra amica era reduce da due mesi in Nuova Zelanda e non vedeva l'ora di raccontarci tutto per filo e per segno. Le fotografie, accompagnate ognuna da un aneddoto, passavano di mano insieme ai biscotti al cioccolato bianco portati da Laura.
- Ormai l'estate è finita, non dobbiamo più strizzarci nei costumi da bagno, possiamo finalmente concederci il lusso di un biscottino- ci ha detto appena entrata, stringendo un vassoio che sprigionava questo invitante profumo di dolci.


Parliamo e ridiamo, condividiamo ricordi di viaggio e sensazioni di questa stagione appena passata. Siamo abbronzate e serene.
Tutto a un tratto Isabella, riceve una telefonata dal suo nuovo compagno e si allontana dalla camera per non farci ascoltare i suoi pigolii, quando torna sbandiera una rivista di automobili.
- Guardate un po' cosa ho trovato nello studio, che ne dite di aiutare Nancy a scegliere la macchina nuova???-
Le altre squittiscono di gioia, liberando in quattro e quattro otto il tavolo da tazze, caffettiere, briciole di biscotti e fotografie.


Mi obbligano a ripetere i tristi eventi che hanno portato la mia bella Simca 1000 al doloroso trapasso. Racconto nuovamente di come mia cognata fosse riuscita ha convincermi ad accompagnarla al santuario di Monte Vergine. Quella mattina partimmo prestissimo e senza fare colazione, perché secondo Valeria, il digiuno era la condizione necessaria per intraprendere il pellegrinaggio.
Arrivate nel piazzale della funicolare mi aspettava un'amara sorpresa, Valeria non aveva nessuna intenzione di servirsi del comodo mezzo ma era fermamente intenzionata a inerpicarsi per un sentiero impervio. Cercai di spiegarle che ero troppo debole, che avrei avuto bisogno almeno di un caffè, lei era come invasata e non c'era verso di farla ragionare. Per essere valido dovevamo essere digiune e salire per l'irto cammino.
Per fortuna c'era altra gente che aveva avuto la sua bella pensata, un'associazione cattolica di non ricordo quale paese, vecchiette semi paralitiche armate di rosari e catechisti esaltati che sventolavano gagliardetti sacri come allo stadio. Si accodò a loro non prima d'avermi ricordato che avrei bruciato all'inferno.


Lo so, a quel punto avrei dovuto parcheggiare e salire velocemente in vetta con la funicolare ma immaginando che Valeria avrebbe impiegato, nella più ottimistica delle previsioni, almeno qualche ora per arrivare al santuario, decisi di inerpicarmi con la mia Simca per i mille tornanti della strada montana.
Fu un errore dalle conseguenze inimmaginabili, arrivata al settimo o all'ottavo tornante, la macchina si piantò in mezzo alla carreggiata, provai a spingere a più non posso sul pedale dell'acceleratore. Mi sembrava di essere un pilota di formula uno sulla griglia di partenza, sentivo solo il rombo assordante del motore e avevo la stessa tensione.
- Un pilota di formula uno??? - m'interrompe scettica Mavì - Con quella macchina solo alla Targa Florio avresti potuto correre-
- Ma poi hai chiamato il carro attrezzi o la soprintendenza archeologica??? - chiede Anna ridendo.
- Si era rotto il giunto - ho spiegato- e poi ho fuso qualcosa nel motore. Potrei farla riparare ma ... -
- Per i pezzi di ricambio devi rivolgerti alla casa d'aste Sotheby's e contenderli a qualche ricco collezionista - Eugenia conclude la mia frase tra il divertimento generale.


Isabella c'interrompe - Un po' di contegno ragazze, abbiamo una missione seria, il modello dell'automobile è già un biglietto da visita che rivela la nostra personalità al mondo intero -
E così vengo a sapere che chi sceglie una berlina è un tradizionalista noioso, chi opta per una mini punta subito al sodo, mentre chi preferisce una spider bada più alla forma che alla sostanza.
Non solo, secondo Isabella che cita una rigorosa ricerca americana, anche il colore dell'auto rivela la personalità dell'acquirente. Il rosso è scelto da persone ricche di energia, impulsive, un po' aggressive e selvagge. Il bianco rivela uno stile di vita semplice ma anche chi vuole emergere dal livello in cui vive. Il grigio è appannaggio delle persone eleganti, serie e affidabili. Il nero è scelto da chi non ama apparire. Il blu è il colore preferito delle persone prudenti e affidabili. Il giallo appartiene agli introversi e il verde agli ottimisti.


Dopo aver sciorinato queste caratteriste fondamentali, le mie amiche sono finalmente pronte a scegliere l'auto per me.
- Senz'altro una mini, così i suoi corteggiatori sapranno con certezza che con lei devono stringere i tempi - argomentava Mavì col tono da professoressa.
- Probabilmente non sei mai riuscita a trovare un uomo decente perché con la Simca davi la sensazione di essere una da rottamare -
- Giusto Eugenia. Per questo bisogna trovarle un'auto adatta, questa mi sembra perfetta - e Isabella indicava le foto di una macchinina rosa pastello. E tutte approvavano soddisfatte.


La macchina sembrava un misto tra quella che usa Paperino nei fumetti e quelle usate negli autoscontri delle giostre.
- Il rosa che personalità rivelerebbe??? - oso chiedere.
- Immagino una ventata di allegria e giovinezza- risponde Anna.
-Meno male - sospiro - Ero convinta che fosse demenza senile -
- Non essere antiquata Nancy, lo sai che esiste anche nella versione di Hello Kitty o di Barbie??? - m'informa Isabella.
- Splendido!!! Peccato che non ho più l'età per guidare un'auto a pedali -
- Io per Nancy vedrei bene una Peugeot 206 - esclama Laura.
- Assolutamente no!!! E' risaputo che è una macchina da gay - risponde Isabella citando un'altra improbabile ricerca universitaria americana.
- La Lancia Ypsilon Elle. Viola. Elegante. Di classe- consiglia Eugenia.
- Anche la C3 Pluriel - suggerisce Mavì - Una via di mezzo tra una spider, una berlina e una mini perché la nostra Nancy non si può etichettare in una sola definizione. Stesso discorso per il doppio colore-


Per acclamazione popolare il modello è stato deciso. Ora devono solo mettersi d'accordo per il colore, c'è chi propone il nero grigio, chi azzarda l'arancio nero e chi insiste col rosa. Io non sono ancora convinta, mi manca terribilmente la mia Simca 1000 e tutti i loro discorsi mi hanno solo confusa. Ho anche cercato di ricordare i modelli e i colori delle auto che guidano gli uomini che m'interessano, ma sono una che non fa molto caso a questi particolari. Ricordo solo che Francesco Liguori possiede una macchina molto grande. Per questo poco fa ho richiamato Isabella.
- Senti un po' Isa, ma chi sceglie una familiare o un SUV??? -
- Ha il pene piccolo. E' una legge di compensazione -
Non rispondo, non so cosa dire, sono passati troppi anni dall'ultima volta e non ricordo perfettamente pesi e misure.
- Nancy vuoi comprare un SUV??? - mi chiede preoccupata Isabella.
- No, no, era solo una semplice curiosità. Mi chiedevo se oggi puoi accompagnarmi dal concessionario - rispondo prima che possa illustrarmi chissà quale teoria bislacca sulla personalità delle donne che scelgono i SUV.


Ed è così che da oggi pomeriggio sarò la proprietaria non troppo convinta di una Citroen C3 Pluriel, e avrò per sempre il dubbio d'avere amato un uomo che ce l'aveva piccolo.

 
 
 

Passione per le cime

Post n°262 pubblicato il 30 Agosto 2010 da bimbadepoca
 

Quando si tratta di scegliere la meta estiva delle vacanze non ho dubbi: montagna.
Erri De Luca ed io siamo gli unici napoletani che hanno il loro habitat naturale tra cervi e funivie. Per mio marito, invece, non esiste estate senza mare. Solitamente riusciamo a conciliare quest'insignificante divergenza di vedute concedendoci due vacanze, a luglio in montagna, a settembre nella mitica isoletta. Quest'anno però avevamo un problema, nostro figlio ha deciso di vivere l'emozionante esperienza del rimando scolastico, per cui a luglio è stato impegnato con i corsi di recupero e dal primo settembre avrà gli esami di riparazione. Tre materie, sei giorni tra scritti e orali, non so se mi spiego.


Necessariamente dovevamo andare in ferie ad agosto, quando orde di temibili vacanzieri prendono d'assalto le autostrade fin dalle prime luci dell'alba, irrompono con furia devastatrice negli autogrill e dopo giorni imbottigliati nel traffico, si riversano su spiagge affollate all'inverosimile. Già immaginavo scenari apocalittici, costretta a condividere pochi centimetri quadrati di bagnasciuga, nuotare in acque rigurgitanti imbarcazioni d'ogni tipo, falciata da implacabili moto d'acqua, schizzata di sabbia da branchi di bambini. E i racchettoni, il gioco aperitivo, l'acqua gym, la canzoncina del villaggio. Non potevo sopportarlo!!!


Ho cercato disperatamente un albergo in montagna che avesse caratteristiche tali da venire incontro alle esigenze di un marito che cercava il riposo totale sotto l'ombrellone, di un figlio adolescente perennemente annoiato in cerca di sfide sportive, e di una bambina decenne da affidare senza indugi a qualcun altro.
E ho trovato un angolo di paradiso incastonato tra i monti. Un posto che già mi manca disperatamente, un luogo dove, se solo potessi, mi trasferirei per sempre senza rimpianti. Sì, perché a me la montagna piace da morire, amo il silenzio delle vette, la lontananza da un certo tipo di "civiltà", la sensazione appagante di essere così distante dalle brutture del mondo.


Cosa mi resterà di questi giorni??? Piccoli episodi da raccontare in famiglia per sorriderne al ricordo, come il fatto che per accendere la luce in bagno bisognava agitare le mani in alto come un direttore d'orchestra, o come il mio insistente ammiratore che faceva arzigogolati slalom tra i tavoli per potermi guardare un istante da vicino, manco fossi un'apparizione divina.
Molti dei nostri discorsi saranno dedicati alla mia coraggiosa prova di sopravvivenza, sospesa tra gli alberi come un funambolo. Camminare su un filo a cinque metri da terra è una scarica d'adrenalina pazzesca, anche se confesso che arrivata esattamente al centro, quando la corda ha cominciato a oscillare paurosamente, la tentazione di gridare "Voglio scendere!!!" è stata immensa. Ho eroicamente proseguito con il cuore che batteva a duemila, orgogliosa di non far parte di quei venti e più turisti giornalieri che devono far ricorso al salvataggio.
Per essere sincera fino in fondo mi sono cimentata nel percorso destinato ai bambini.



E poi vogliamo parlare del massaggio nel centro benessere dell'albergo, avevo scelto il bagno nuvola ai mirtilli per il nome che mi evocava chissà quali meraviglie, invece, dopo essere stata spalmata e massaggiata con un esfoliante che somigliava come consistenza alla marmellata, sono stata avvolta nel cellophan. Prima ho dovuto disporre le braccia allo stesso modo delle mummie egizie.
Immaginatevi la scena demenziale, il lettino dove ero sdraiata si è improvvisamente gonfiato come se fosse un canotto di salvataggio e mi sono ritrovata a galleggiare in una vasca con conseguente mal di mare. Ero una mummia egizia avvolta nel cellophan che viaggiava su una nave in burrasca.
Come se non bastasse la musica di sottofondo che doveva accompagnare il mio lungo relax (55 minuti), non era come qualcuno potrebbe erroneamente credere una rilassante melodia new age. No, il sottofondo era un improbabile canto folk americano, ero una mummia avvolta nel cellophan che viaggiava su una nave in burrasca accompagnata da un equipaggio di pionieri ubriachi.
Però dopo questa traversata oltre oceanica, la mia pelle era incredibilmente liscia e profumata, sembravo un yogurt ai frutti di bosco. Perfettamente integrata nell'ambiente montano.


 
 
 

L'ultima scena

Post n°261 pubblicato il 17 Agosto 2010 da bimbadepoca
 

Era da tanto che non aprivo le pagine di questo diario, ho una gran voglia di riprendere il discorso interrotto, anche se non so da quale punto ricominciare ad annotare frammenti della mia vita.
In questi mesi sono successe tante cose, niente di radicale, soltanto piccoli avvenimenti personali che danno senso e sapore ai giorni. A fine gennaio la mia amica Anna è diventata nonna di un maschietto, le prime settimane era come impazzita, costantemente collegata al computer per spiare i primi vagiti di Gregory, è arrivata a puntare la sveglia alle tre del mattino pur d’assistere alla prima pappa. Il mese scorso è finalmente volata in Nuova Zelanda per abbracciare il nipotino, qualche settimana fa mi è arrivata una sua foto abbracciata a un maori tatuato, entrambi che fanno le boccacce, così ho capito che era ritornata normale.

Anche Laura è diventata nuovamente nonna, ai primi di giugno sua figlia ha dato alla luce un’altra bambina, dopo cinque anni dalla nascita di Diletta, è nata Domitilla.
Non solo eventi lieti in questi mesi d’assenza, purtroppo il primo agosto c’è stata anche una triste dipartita, la mia Simca 1000 verde pisello mi ha improvvisamente abbandonato mentre mi accingevo a salire sul Monte Faito. Da due settimane sono in lutto e mi rifiuto di rispondere alle telefonate di mia cognata, colpevole non solo d’avermi trascinato in uno dei suoi soliti pellegrinaggi, ma anche di un’inaudita sfrontatezza nei miei confronti, dicendomi che si sarebbe trattato di un castigo divino, perché ho cercato di raggiungere la cima della montagna in auto e non, come lei, flagellandomi lungo un tortuoso cammino.

Dimenticavo, in questi mesi, è accaduta anche un’inaspettata rottura sentimentale, Isabella ha lasciato l’affascinante professore per un rockettaro di appena trent’anni.
Nel mio vocabolario, invece, la parola amore e le sue infinite declinazioni sono misteriosamente scomparse, inutile cercare termini come sesso, passione, fremiti, batticuori. Il massimo della libido ormai l’ho raggiungo quando il salumiere mi paragona alla sua mortadella.
Per carità Francesco Liguori, conosciuto dal mio pubblico come il signor non mi sporcare la camicia, al telefono continua a ripetere d’amarmi. Ed io continuo a credergli.
 Nel frattempo mentre disperatamente cerca una soluzione per sfuggire alle grinfie della moglie, ha avviato con lei un’attività lavorativa. Hanno aperto un ristorante che si chiama “L’idillio”.
Da Tommasino Tatafiore ho dovuto collezionare una dozzina di rifiuti, prima di comprendere che non gli piaccio abbastanza. Insistenti voci di corridoio lo danno prossimo alle nozze con la fidanzata storica.
Erminio Ovini continua a mandarmi cesti di prodotti orto fruttiferi, sistematicamente invio laconici ringraziamenti usando un bigliettino con il mio nome prestampato. Da fonte certa ho saputo che questi bigliettini sono conservati tra i ceri della sua edicola votiva, oppure infilati nei bordi della cornice del quadro religioso posto in capo al suo letto.

Come vedete non ho storie pruriginose da raccontare, nessun frizzante convegno tra le lenzuola, dovrei scovare tra i ricordi dei passati amori, in quel tempo così remoto che per cominciare a narrare dovrei usare il c’era una volta.
E oggi è una di quelle ricorrenze tonde che fanno tornare in mente giorni dimenticati, ricordi rivisitati con l’indulgenza divertita di chi adesso è grande e sa sorridere di quello che è stato.
In realtà questa storia l’ho già raccontata, anche se avevo posto l’accento sul tenero approccio di un timido ragazzino tedesco, lasciando in secondo piano, come se fosse marginale e poco importante, un legame durato quattro anni.
La nostra non era una storia come le altre e lo affermo senza la pretesa dell’unicità dovuta all’appartenenza, il nostro probabilmente non era nemmeno amore. Inspiegabilmente entrambi non potevamo fare a meno l’uno dell’altro, forse proprio per quello che nascondevamo, principalmente a noi stessi, varrebbe la pena di raccontare. Ma non so cosa aggiungere a quello che già scrissi, sì, nell’ultimo atto fingevamo di essere cugini. Io lo vivevo come una sorta di gioco, incapace di vedere nella superba cecità dei vent’anni che il castello era costruito sulla sabbia, che ogni mia parola sbagliata era come una folata di vento o uno spruzzo di mare. Capricciosa e superficiale, scioccamente convinta che il nostro fosse un legame di quelli che sfidano il tempo, non ho saputo recitare la scena degli addii.


E lui, incapace d’ammettere la sua gelosia, perché farlo equivaleva a una confessione di quello che caparbiamente ci nascondevamo, s’inventò su due piedi la menzogna che ero la donna di un camorrista. Anche lui non fu in grado d’interpretare degnamente l’ultima scena, trovò nei versi di vecchie canzoni il suo disprezzo, ma non seppe e non volle recitare da uomo.

E così l’ultima nostra mattina fu un addio incolore, nessun abbraccio, nessun bacio, nessuna frase indimenticabile, a malapena un frettoloso saluto prima d’andar via, Insomma non ho il rassicurante rimpianto di una scena madre, ho solo un brutto finale da commemorare.

 
 
 

Materia di studio: Facebook!

Post n°260 pubblicato il 15 Gennaio 2010 da bimbadepoca
 

 

Eccomi qui di nuovo a parlare di Facebook, sì perché mi diverte moltissimo, m'incuriosiscono i meccanismi che s'innescano tra gli iscritti.
Sul più famoso network non sei un semplice nick dietro il quale nascondersi, non sei un avatar al quale far vivere inconfessabili fantasie, no su Facebook hai il tuo nome e cognome reale e c'è la tua foto. Nessuna possibilità di essere un altro diverso da te.
E questo comporta dei minimi rischi, primo tra quale ritrovare parte del proprio passato, sia quello piacevole da ricordare che quello celato negli abissi della memoria.

Sissignori, su Facebook sei rintracciabile da chiunque. E ti ritrovano. Anche quelle persone che avevi sperato avessero dimenticato le tue generalità.
Ma fatto più grave ti ritrovano gli ex.

Anch'io, tra gli amici, ho due ex ma sono state storielle in cui non c'era un reale coinvolgimento, per cui oggi possiamo essere amici senza problemi, permetterci il lusso di scherzare e commentarci a vicenda senza destare le facili suscettibilità del proprio consorte in carica.
Ebbene sì, il nocciolo della questione sta tutto qua: la gelosia retroattiva di compagni, mogli, mariti, conviventi, fidanzati decennali e fidanzatini occasionali.

 

Vi è mai capitato di leggere nella bacheca di qualche vostro "amico" di Facebook una dichiarazione d'amore pubblica? Non siete mai incappati in una frase talmente intima e personale da lasciarvi con la spiacevole sensazione d'aver spiato dal buco della serratura? Non vi siete mai chiesti perché due persone che vivono insieme, che magari condividono lo stesso computer, hanno bisogno di esternare sentimenti privatissimi in modo così sfacciato? E quelli che conversano sulle bacheche, come se fossero nel salotto di casa, possibile che non riescano più a comunicare senza l'ausilio di uno schermo?

La verità signori miei è che stanno marcando il territorio, mettono i paletti contro le presunte mire di un ex, firmano dichiarazioni di guerra contro un inconsapevole nemico mimetizzandole tra frasi melense.
"Pucci pucci domani la tua gattina ti ha preparato una sorpresa" quando leggete un messaggio del genere, siatene certi, tra i contatti del vostro amico c'è sicuramente un'ex. O un'amica dell'ex che, negli sragionamenti di chi scrive tali oscenità, deve necessariamente riferire alla temuta rivale.

E che dire dei commenti alle foto, recentemente mi è capitato di leggere testuali parole. " Stupenda! Come potevo non innamorarmi di te? Sono felice d'aver sposato la donna più bella del mondo. Ti amooooo!". Al che, io povera ignara, ero indecisa se consigliare al mio amico una visita oculistica o direttamente un trapianto della cornea, perché da cinica qual sono non ho mai creduto nella cecità dell'amore.
Poi mi sono ricordata di una volta, quando chiacchierando con l'amico in questione m'aveva confessato che amava la moglie teneramente, apprezzava la sua simpatia e il carattere determinato ma tra queste e altre virtù non poteva dirsi soddisfatto dal punto di vista estetico.
E allora perché ha scritto quell'ipocrita bugia che dell'amore vero non ha alcuna sembianza? Così ho compreso che i motivi potevano essere solo tre.
1) Lei avrà tra i suoi amici un ex. Quindi il messaggio diretto al fantomatico nemico dovrebbe essere più o meno questo: "Io la trovo bellissima, anche se non lo è, questo dovrebbe farti capire la portata del mio amore, per cui se hai anche una minima intenzione di portatela a letto, sappi che ti rompo la faccia".
2) Lui avrà tra i suoi amici un'ex.  In questo caso il messaggio sarà stato scritto, per quieto vivere, sotto dettatura della moglie, in questo modo il messaggio che dovrebbe arrivare alla rivale sarà più o meno questo: " Siamo felici e contenti. Siamo innamorati. E lui non ha occhi che per me. Non t'azzardare nemmeno a scrivere sulla sua bacheca che ti tengo d'occhio e nel caso ti stronco. Tra l'altro guardando le tue foto ho già fatto notare al mio uomo che ti mangi le unghie, hai le caviglie grosse e il culo piatto. Stronza!".
3)Lui o lei avranno tra i loro contatti amici in comune con l'ex di uno o dell'altra. Questo è il caso peggiore perché sfiora la paranoia, ahinoi, purtroppo è anche il più diffuso. In questo caso anche gli amici che non c'entrano nulla con questa telenovela immaginaria, prima di pubblicare delle foto insieme, devono ottenere il visto d'approvazione. Non sia mai detto che il nemico possa vedere, non si sa per quali via traverse, foto normali. Al nemico bisogna mostrare solo la facciata migliore, perché voi non lo sapete, ma anche delle banalissime foto possono diventare strumento di propaganda. La digitale è una potente arma di distruzione di massa.

E guai a lasciare un commento ironico, nella migliore dell'ipotesi non sarete degnati di nessuna risposta, passando per la cancellazione del commento in oggetto senza alcuna spiegazione, fino a determinare nei casi più gravi la rottura del rapporto d'amicizia.

Ovviamente le mie deduzioni non hanno alcun valore di ricerca scientifica, psicologica o sociologica, anche se, a mio avviso,  s'impara molto di più osservando le persone su Facebook che sui noiosi tomi universitari.

 

 

 
 
 

I soliti auguri.

Post n°259 pubblicato il 23 Dicembre 2009 da bimbadepoca
 

Buon Natale a chi sceglie la tradizione, il camino, le calze e l'abete incantato.

E Buon Natale anche a chi sa festeggiare in trenta metri quadrati.

 

 

Buon Natale a chi non vede l'ora d'aprire i regali.

 

E Buon Natale a chi non avrà neanche un misero dono.

 

 

Buon Natale a chi in queste ore prepara dolci, con l'amore, il calore e la pazienza di sempre.

E Buon Natale a chi pranzerà, come un giorno qualunque, alla mensa dei poveri. 

 

 

Buon Natale a chi si crogiola nell'attesa.

E Buon Natale a chi vive una realtà senza luci.


Buon Natale a chi ama e vive di baci che fermano il tempo.


E Buon Natale a chi non desidera altro che un unico bacio, in ricordo di un tempo declinato al passato.


Tanti auguri ai miei amici di blog

 
 
 

La confusione

Post n°258 pubblicato il 15 Dicembre 2009 da bimbadepoca
 

Non scrivo perché sono confusa!!! 

Mi sto perdendo nelle labirintiche possibilità delle mie malinconie, che a dirla così, riconosco, sembra la strofa di un cantautore da strapazzo.
Eppure è vero, sono rimasta impantanata nelle sfaccettature  di ogni me diversa.

Sono quella che spergiura e cede alle lusinghe di un perduto amore.
E sono quella che resta turbata dal ricordo di un qualcosa che non è mai stato.

Sì, sono quella che rinuncia al sogno per un principio dalle sembianze vili.
E sono quella che si rifugia nella perfezione del virtuale per la paura di questi tempi bui.

E sono ancora quella che s'illude e che non sa sedurre.
Sono anche quella che prova ancora i brividi ad ogni lembo di pelle che lui bacia.

E in ultimo sono quella che sceglie parole come involucri fatati in cui avvolgere il nulla.


 
 
 

Parole e libri

Post n°257 pubblicato il 01 Dicembre 2009 da bimbadepoca
 

1)Stai leggendo qualche libro in questo periodo? Non potrei vivere senza leggere. Sono alle prese con "Finzioni" di Jorge Luis Borges e devo confessare che mi sembra una lettura da intellettuali concettuali, mentre io sono ruspante e concreta.
2) Leggi mai più libri in contemporanea? Mai, preferisco dedicarmi ad una storia alla volta. Ma durante la lettura di un libro può capitare che legga qualche fumetto.
3) Quanti libri hai letto l'anno scorso? 40, da quando ho inserito i miei libri su aNobii ne conosco il numero esatto.
4) Scegli mai il libro solo per la copertina? Mi capita di essere attratta da alcune copertine, ma deve colpirmi anche ciò che trovo scritto nella prefazione per farmi decidere all'acquisto.
 5) E solo per il titolo? Ci sono titoli che m'incuriosiscono più di altri, ma ripeto scelgo i libri principalmente per la quarta di copertina.
6) Compri molto libri? Molti più libri che abiti e scarpe. Decisamente.
7) Massimo numero di libri comprati in una volta? Non ricordo!!! Forse quattro o cinque.
8) La cosa che ami di più delle librerie? Ovvio... i libri!!!
9) E quella che odi di più? Non mi piacciono le librerie polverose e nemmeno quelle troppo affollate tipo supermercato.
10) Hai mai fatto finta di aver letto un libro che in realtà non avevi letto? Sì, nel periodo scolastico, fingevo di aver letto i libri in cui avrei dovuto studiare.
11) E hai mai finto di non aver letto un libro che in realtà avevi letto? Ammetto senza problemi d'aver letto "Tre metri sopra il cielo" di Federico Moccia.
12)Ci sono libri che non vale la pena leggere? Io condannerei a piantare alberi vita natural durante, tutti gli editori che stampano quei manuali della serie: "Come trovare il principe azzurro", "Come diventare sexy in sette lezioni", "Come imparare a pilotare un aereo dopo la lettura di questo libro".
13)Leggi mai un libro solo perché tutti ne parlano? Purtroppo sì e me ne pento!!!
14) Qual è il libro più stupido che hai letto? "Sposerò Simon Le Bon " ma mi autoassolvo perché ero una ragazzina.


15) Qual è la cosa più strana che hai fatto o ti è capitata in libreria? Un tizio ha provato ad abbordarmi, dal modo di rapportarsi con una donna si notava palesemente che non aveva mai aperto un libro in vita sua. Forse, poverino, aveva appena letto il manuale "Come rimorchiare ogni donna in ogni luogo". Dato l'esito negativo dell'impresa avrebbe avuto tutto il diritto di citare per danni l'autore.
16) Qual è la cosa che avresti voluto fare, ma non hai mai fatto in libreria? Ogni volta che entro in una libreria mi verrebbe voglia di prendere un libro e sedermi a terra per leggerlo.
17) Ti sei mai sentito solo perché lettore? No, perché tutti i miei amici leggono, altrimenti non potrebbero mai essere miei amici.
18) Ti è mai capitato di sentirti più vicino a qualcuno perché leggi? Spesso
19) I libri rendono migliori? Rendono liberi. Vi pare poco???
20) Vale la pena di leggere un libro solo per cultura, anche se è noioso? Per carità!!! La lettura è un piacere. Anzi vi dirò, a me fanno ridere quei tipi che fanno citazioni a casaccio, estrapolate da libri colti, per darsi un tono.
21) Ci sono libri che non meritano di essere letti da nessuno? Tutti hanno diritto ad una possibilità. Anzi più il libro è brutto e più deve essere letto. Forse con una stroncatura spietata potremmo scongiurare una seconda prova letteraria. E salvare decine di alberi.
22) Ti capita di giudicare qualcuno dai libri che legge? Sempre!!! La prima cosa che guardo quando vado in casa d'altri sono i titoli dei libri.
Poi può anche succedere che ammirata da una libreria molto ben fornita, mi complimento con la padrona di casa e così vengo a sapere che è stata una scelta dell'architetto per fare arredamento.
23) Un libro può rendere felici o tristi? Tutti i libri, quando sono scritti bene, trasmettono emozioni.
24) Un libro può cambiare il mondo? Purtroppo sì, i testi religiosi hanno cambiato il mondo e limitato la libertà dell'uomo.
25) Se tutti leggessero di più? La lingua italiana potrebbe salvarsi dall'estinzione 

 
 
 

Epitaffio di una mancata scrittrice

Post n°256 pubblicato il 24 Novembre 2009 da bimbadepoca
 

 

Non ricordo come e dove l'ho perduto, non so nemmeno se è scomparso in un baleno con un flebile flop, come quando scoppiano le bolle di sapone.
Gli somigliava ad una bolla di sapone, mi regalava lo stesso incanto dell'infanzia, tempo sospeso in cui le fiabe dovevano avere un lieto fine.

Chissà se è successo durante uno di quei giorni grigi, quando l'umidità ti s'appiccica addosso densa e collosa come malinconia. Oppure se è successo in una giornata allegra di sole, un carezzevole tepore sulla pelle, nelle narici sentori di speranza primaverili.
Magra consolazione conoscere il momento esatto dell'abbandono, attribuirgli una motivazione razionale che non faccia male.

Ma forse non è stata una separazione netta e improvvisa, forse l'ho smarrito poco alla volta, briciole di pane servite a sfamare qualche uccellino. E come Pollicino non trovo più la strada per tornare indietro.
So solo che ora sono in un luogo che non mi piace, che mi fa paura, troppo reale e troppo vuoto. Non riesco a fantasticare ad occhi aperti sulle effimere possibilità delle mie parole, non riesco più a sentire le trame delle mie storie.


Senza più il sogno, quel sogno a cui ho creduto fino ad ieri, io sono nuda. Non ho più passioni per proteggermi dall'attesa lenta e inevitabile della fine dei giorni.
Avrei bisogno di qualcosa con cui sostituire l'illusione d'avere io stessa un senso. Ma non trovo nulla in questo silenzio immobile in cui affondo e sprofondo.

Digito parole infeconde, tra le infeconde parole che infrangono la monotonia delle nostre solitudini, parole che non cambieranno di una virgola il destino dell'uomo.

 
 
 

Sesso virtuale

Post n°255 pubblicato il 05 Novembre 2009 da bimbadepoca
 

 

Questo che segue è uno dei primi post di questo blog, per l'occasione riveduto e corretto.

 

Da qualche tempo ho ripreso la brutta abitudine d'intrattenermi in chat, sarà l'età che incombe e il bisogno di adulazione che cresce in maniera esponenziale. Fatto sta che ho ricominciato a farmi corteggiare da questi quattro cicisbei da operetta e non escludo incontri finalizzati al sesso.

Sabato scorso ho parlato al telefono, per la prima volta, con uno di questi pretendenti. Non ha importanza il nome, l'età, la residenza, il segno zodiacale, il titolo accademico. Era un uomo e tanto mi bastava.

Detto così sembra che m'accontenti di chiunque, che sono talmente disperata, talmente in debito in materia sessuale che vado raccattando casi umani. Non è così, in rete certe affinità nascono per caso, è qualcosa di non spiegabile, incontri uno che dice le solite baggianate degli altri e ti sembra speciale. E cominci a fantasticare.

 

Ascoltare la sua voce è il passo successivo, è rendersi conto che non hai sospirato invano dietro le sue virgole e i suoi puntini di sospensione.

Era da tempo che volevo sentire Eurimaco, immaginavo che avesse una bella voce, profonda e roca, da fumatore. Ma non osavo chiederglielo, anche  se da qualche giorno, per gioco, gli avevo dato il mio numero di cellulare.

Sabato sera, inaspettatamente, mi ha chiamato: "Ciao dolcezza". Non ho avuto alcuna difficoltà a riconoscerlo, chiacchierando in chat mi ha regalato quest'appellativo sdolcinato, usare vezzeggiativi non è altro che una tattica usata da uomini e donne per non confondersi tra le varie conoscenze.
"Eurimaco sei tu? Che bella sorpresa". E la sua voce era proprio come l'avevo immaginata.
"Sei sola?" ha chiesto subito per sondare il terreno, io ero con Pippo Baudo, che dalla televisione mi faceva compagnia, ma appena ho visto sul display un numero sconosciuto ho abbassato l'audio.
" Cosa stavi facendo?" ero in cucina a spignattare perché il giorno dopo avevo ospiti a pranzo, da buona napoletana stavo preparando il ragù, ma non mi sembrava molto chic dire la verità, così con voce soave ho detto che ero languidamente adagiata sul sofà.
" Come sei vestita Nancy, sopra e sotto il vestito?" ha chiesto con fare malizioso, andando subito al sodo, in quel momento avevo indosso la tuta di ciniglia blu, il grembiule con le mucche, sporco di sugo, i calzettoni e le pantofole rosa di pelo. No, non potevo dire la verità ad un uomo che cercava di sedurmi, dovevo continuare a giocare al corteggiamento virtuale. Con nonchalance gli ho rivelato che indossavo un tubino nero, con filo di perle, guepiere nera con reggicalze e calze di seta. E che cavolo... lo sanno tutti che le donne quando sono sole in casa vestono in questo modo.

" Ti sto immaginando dolcezza, ti confesso che il pensiero mi eccita". Dovevo aspettarmi quella risposta, conciata in quel modo ero la quintessenza della femminilità, impossibile resistermi. Forse, pensavo tra me e me, avrei dovuto aggiungere al quadro che avevo dipinto un boa di struzzo.
" L'hai mai fatto Nancy? " mi ha chiesto inaspettatamente il mio "dolce" Eurimaco, ed io sono stata presa alla sprovvista e non sapevo se intendesse il ragù, che preparo con cura ogni domenica, ma poi mi sono ricordata che avevo detto di star seduta sul sofà. 
"Parlo del sesso virtuale" ha precisato lui, capendo da uomo sensibile qual era che il mio silenzio era imputabile a qualche fraintendimento.



" Hai un oggetto con te? " ha chiesto senza aspettare risposta, dando per scontato che per me fosse prassi normale, in quel momento in mano avevo il cucchiaio di legno con cui stavo rimestando il ragù, ma non ho osato dirglielo anche perché il manico del cucchiaio non mi sembrava proprio adatto allo scopo.
Ha cominciato a parlarmi accompagnando le parole a sussurri e sospiri " Levati le mutande Nancy, lo faresti per me?". Cavolo se l'avessi saputo prima, vi confesso che avrei indossato un tanga di tulle, ché ci voleva davvero troppa fantasia a far finta di essere erotica imbracata nelle mutande contenitive.

Ebbene sì signori, avete capito bene l'ho fatto, mi sono veramente adagiata sul sofà e ho seguito i suoi suggerimenti su come, dove e quando muovere le dita.  A un certo punto ho urlato di piacere come mai avevo fatto in vita mia, mi avrà sentito tutto il condominio, perfino Pippo Baudo in televisione.

L'unica nota negativa di quest'esperienza, è stato il menù del giorno dopo, a pranzo i miei ospiti hanno degustato pennette al burro perché, ahimè, il mio prelibato ragù è rimasto attaccato al fondo della pentola.

 

 

 
 
 

LA TRAMA DI QUESTO BLOG:

" E quello che lei mi disse
fu in idioma del mondo,
con grammatica e storia.

 

Così vero
che sembrava menzogna."
(Pedro Salinas)

 

Sa sedurre la carne la parola,
prepara il gesto,
produce destini.

(Patrizia Valduga)

 

 "Altri menino vanto delle parole che hanno scritto: il mio orgoglio sta in quelle che ho letto"
(J.L. Borges)

 

"Quello che ora diamo per scontato, un tempo fu solo immaginato"

(William Blake)