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Un blog creato da noinceneritoredesio il 30/09/2008

Inceneritore Desio

Un'alternativa esiste ed è migliore sotto tutti i punti di vista - Benvenuti nel blog del Comitato per l'alternativa al nuovo inceneritore di Desio

 
 

LA QUESTIONE INCENERITORE DESIO... IN 5 MINUTI

Qui trovi una presentazione che riassume tutta la questione

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RACCOLTE 3403 FIRME!

Abbiamo raccolto le firme per indurre il Presidente della Provincia di Milano a bloccare l'iter di costruzione del nuovo inceneritore e per richiedere un'assemblea pubblica con medici indipendenti ed esperti del settore che non abbiano conflitti di interesse.

LA RACCOLTA FIRME E' CHIUSA, CAUSA PASSAGGIO SOTTO LA NUOVA PROVINCIA DI MONZA E BRIANZA

 

 

Vuoi sapere quanta diossina uscirà giornalmente dal nuovo inceneritore?

Scarica il "Bugiardino degli adoratori del fuoco - Inceneritori&Informazione... come infinocchiare i cittadini"

Scarica il volantino distribuito al consiglio comunale di Desio del 2 marzo 09

Diossina Seveso: nella zona colpita c'è il triplo di diossina nel latte materno

Per approfondire: "sostanze cancerogene emesse e indagini epidemologiche in Italia", "diossina&inceneritori" e "polveri sottili&inceneritori"

 

CRONOSTORIA DEL COMITATO

NOVEMBRE 20011

NUOVO INCONTRO PUBBLICO A VAREDO. LA PRESENTAZIONE UTILIZZATA, IL VIDEO DI EZIO ORZES (1° PARTE E 2° PARTE), IL FILM ZERO WASTE DI VICTOR IBANEZ, LO SPECIALE DE "IL GIORNALE DI DESIO".

MAGGIO 2011

AUDIZIONE DEL COMITATO PRESSO LA COMMISSIONE AMBIENTE DELLA PROVINCIA DI MONZA E BRIANZA

 

DICEMBRE 2010

INCONTRO A DESIO PER POLITICI LOCALI CON ENZO FAVOINO DELLA SCUOLA AGRARIA DEL PARCO DI MONZA

 

OTTOBRE 2010

DOPO L'ORDINE DEL GIORNO IN CONSIGLIO COMUNALE SULL'INCENERITOREVISITA BIPARTISAN AL CENTRO RICICLO DI VEDELAGO (il video).

 

AGOSTO 2010

GIRIAMO IL VIDEO "INCENERITORE DESIO"

 

LUGLIO 2010

INCONTRO CON L'ASSESSORE PROVINCIALE ALL'AMBIENTE, FABRIZIO SALA

 

DICEMBRE 09

LA NOSTRA BATTAGLIA FINISCE SU UN PERIODICO A TIRATURA NAZIONALE

 

 

NOVEMBRE 09

RICHIESTA DI AUDIZIONE IN PROVINCIA DI MONZA E BRIANZA

INIZIATIVA "STRISCIONE SUL BALCONE"

 

 

OTTOBRE O9

NUOVO INCONTRO PUBBLICO DEL COMITATO A DESIO: ADESIONE ALLA VERTENZA CIP6, PROIEZIONE DI UN'INTERVISTA ESCLUSIVA AD UN TECNICO INCENERITORISTA (PRIMA E SECONDA PARTE) E DEL FILM "UNA MONTAGNA DI BALLE".

 

 

 

SETTEMBRE 09

SECONDO INTERVENTO DEL DIFENSORE CIVICO PROVINCIALE PER INDURRE LA SOCIETA' BEA A RENDERE PUBBLICO IL PROGETTO DEL NUOVO INCENERITORE

INVIAMO A TUTTI GLI ENTI LOCALI INTERESSATI UNA RICHIESTA FORMALE PER LA COSTITUZIONE DI UNA COMMISSIONE INDIPENDENTE PER LO STUDIO DELLE ALTERNATIVE ALL'INCENERITORE

 

GIUGNO 09

IL DIFENSORE CIVICO DELLA PROVINCIA DI MILANO INTIMA ALLA SOCIETA' BEA DI "APRIRE I CASSETTI" E RENDERE NOTO IL PROGETTO DEL NUOVO INCENERITORE

 

VAREDO, SPETTACOLO TEATRALE FRANKENTEIN DELLA COMPAGNIA DEGLI STRACCI, A SUPPORTO DEL COMITATO.

 

 

APRILE 09

CONVEGNO A BOVISIO IN COLLABORAZIONE CON L'AMMINISTRAZIONE COMUNALE

PARTECIPANO: ASSOCIAZIONE DEI MEDICI PER L'AMBIENTE (ISDE), ORDINE DEI MEDICI DI MONZA E BRIANZA, LEGAMBIENTE, WWF, MEDICINA DEMOCRATICA, AMBIENTE BRESCIA (clicca sulle sigle per visionare le presentazioni dei relatori).

Marco Caldiroli

Federico Balestreri

Massimo Cerani

Gianluigi Salvador

Le impressioni della gente

 

 

MARZO 09

CONSIGLIO COMUNALE APERTO SUL NUOVO INCENERITORE 3 MARZO 2009

Ci hanno impedito di filmare la seduta, dove 400 cittadini si presentano per sostenere le ragione del Comitato! Ecco il resoconto dei giornali:

Il Giorno

L'Esagono

Il Cittadino

Il Giornale di Desio

 

FEBBRAIO 09

INCONTRO PUBBLICO CON PAUL CONNET A CESANO MADERNO

RELAZIONE CONNET

Le opinioni della gente:

 

DICEMBRE 08

IL COMITATO IN TV

 

NOVEMBRE 08

 INCONTRO PUBBLICO 26 NOVEMBRE 08

 

 

NOVEMBRE 08

Siamo stati protagonisti dello spettacolo di Beppe Grillo del 10 novembre 2008 a Cantù, dove abbiamo portato a conoscenza del pubblico il caso "Inceneritore Desio"...

Eccoci davanti al palco:

 

Ecco il nostro incontro dietro le quinte con Beppe:

 

 

SETTEMBRE 08

Abbiamo ottenuto un'audizione presso la Commissione Ambiente della Provincia di Milano per spiegare le nostre ragioni.

Con noi il Professor Federico Valerio, Direttore del Dipartimento di Chimica Ambientale dell'Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro, che ha demolito la tesi secondo cui gli inceneritori sono innocui, utili e vantaggiosi.

 

 

Luca Mercalli e gli inceneritori

Post n°658 pubblicato il 02 Febbraio 2012 da noinceneritoredesio

 
 
 

Ancora su Moniter

Post n°657 pubblicato il 29 Gennaio 2012 da noinceneritoredesio

COMUNICATO STAMPA
ULTERIORI CONSIDERAZIONI SULLO STUDIO MONITER
23 Gennaio 2012
Facendo seguito al comunicato già emesso il 3 Dicembre 2011, immediatamente dopo la diffusione dello studio Moniter, si producono queste ulteriori considerazioni frutto di una sua approfondita analisi, analisi tutt‚ora in corso e condotta in collaborazione con colleghi anche di altre regioni.
Come si ricorderà nel 2007 la Regione Emilia-Romagna ha investito oltre 3 milioni di euro in una serie di indagini sugli effetti sanitari e ambientali degli inceneritori presenti sul suo territorio (Progetto Moniter). Le conclusioni dello studio sono, secondo gli Autori, piuttosto tranquillizzanti, pur dimostrando un possibile eccesso di linfomi Non Hodgkin a Modena e un significativo aumento di rischio di nascite pretermine, nonché (sia pur con minore evidenza statistica) di neonati piccoli per età gestazionale e di aborti spontanei.
Il Comitato Scientifico preposto alla supervisione dello studio, raccomandando di non sottovalutare i risultati emersi circa gli esiti delle gravidanze, giudicati „verosimilmente‰ connessi alle emissioni degli inceneritori (si noti che in letteratura aborti e parti premature rappresentano un indice significativo di sofferenza materno-fetale), invita alla cautela nell‚interpretazione degli altri risultati, facendo presente che, almeno per le cause di morte e per i tumori più rari, „nonostante le dimensioni del database, sarebbe stato difficile identificare un aumento del rischio, se non nel caso di un improbabile rischio molto alto‰. Dal momento che le evidenze che più si sono accumulate circa l‚impatto sulla salute degli inceneritori riguardano proprio patologie rare come, per l‚appunto, i linfomi non Hodgkin e i sarcomi dei tessuti molli, ci appare incongruente il giudizio „complessivamente rassicurante‰ circa gli effetti a lungo termine degli inceneritori sulla salute delle popolazioni direttamente esposte (che rappresentano comunque una frazione minima degli esposti alle emissioni tossiche degli impianti).
A un attento esame delle varie parti che compongono lo studio, si possono inoltre rilevare limiti metodologici non trascurabili, alla luce dei quali i risultati emersi potrebbero risultare ancor meno tranquillizzanti.
Sottostime significative dei rischi, in particolare, possono derivare da
 aver considerato ambiti territoriali ridotti (4 Km dagli impianti) rispetto a quelli presi in esame da altri importanti studi riportati in letteratura, in cui le indagini sono estese anche oltre i 10 km;
 non essere stati in grado di identificare un „tracciante‰ (marker) realmente specifico delle emissioni degli inceneritori ed aver utilizzato, per la valutazione dell‚esposizione delle popolazioni, un marker generico come il PM10, quando oltretutto è noto (ed emerso con chiarezza dalle stesse analisi del Moniter) che le emissioni di tali impianti sono caratterizzate dalla presenza assolutamente prevalente di particolato fine e ultrafine (per l‚87% PM2,5);
 non aver tenuto in debito conto sia precedenti esperienze che gli stessi risultati emersi nelle indagini ambientali di Moniter, che evidenziavano, in prossimità dell‚inceneritore, accumuli significativi - in specifiche matrici - di metalli pesanti particolarmente pericolosi per la salute, quali il cadmio e il piombo, e non aver analizzato ˆ sulle medesime matrici ˆ eventuali accumuli di mercurio, i cui effetti tossici sono ben noti in particolare sullo sviluppo neuropsichico dei bambini (al pari del piombo);
 non aver preso in considerazione dati epidemiologici emersi in precedenti studi (es. deficit cognitivi nei bambini) ed effetti su categorie di popolazione particolarmente suscettibili (anziani, bambini, soggetti affetti da patologie croniche);
 dosaggio inadeguato di diossine e PCB, di cui sono state esaminate solo le concentrazioni atmosferiche, senza alcuna indagine sul loro accumulo nelle matrici biologiche in cui maggiormente si concentrano e che costituiscono di gran lunga il maggior veicolo di esposizione umana attraverso l‚alimentazione;
 disomogeneità sia nella composizione delle coorti che nell‚affidabilità dei dati emissivi utilizzati per la stima dei livelli di esposizione in corrispondenza ai diversi inceneritori indagati;
 difetti metodologici nei rilievi tossicologici.

Nonostante i limiti descritti, i risultati dello studio Moniter, oltre ai rischi già segnalati, evidenziano per singole sottocoorti possibili aumenti di rischio tanto per patologie tumorali (fegato, pancreas, vescica, colon, linfoma non-Hodgkin, polmone, ovaio), che non tumorali (patologie cardiocircolatorie, vascolari e respiratorie, nascite pre-termine, aborti spontanei, malformazioni fetali), per di più coerenti con altre segnalazioni emerse in letteratura: il che rappresenta un preciso segnale di allarme circa l‚esistenza di ricadute negative sulla salute delle popolazioni esposte.
Ne sembra pienamente consapevole il Comitato Scientifico di Moniter, che a conclusione delle proprie Osservazioni fa presente che „d‚accordo con le conclusioni della conferenza OMS Europa sullo smaltimento dei rifiuti (Roma 2007), ∑ la segnalazione di effetti avversi nella vicinanza di discariche ed inceneritori dovrebbe ispirare a un approccio di precauzione a proposito della creazione di nuovi impianti‰ , tenuto conto che „la mancata dimostrazione di effetti a lungo termine non significa dimostrazione di rischio zero‰ e che „siamo in presenza di altri fattori di pressione ambientale sulla popolazione‰, trovandoci all‚interno della Pianura Padana, uno dei territori più inquinati del pianeta.
Non possiamo che unirci all‚appello del Comitato Scientifico, chiedendo per parte nostra che la rigorosa applicazione del Principio di Precauzione porti al definitivo abbandono dell‚incenerimento dei rifiuti, da sostituire, in linea con le più recenti indicazioni dell‚Unione Europea, con pratiche vantaggiose sul piano economico e meno impattanti sull‚ambiente e sulla salute delle popolazioni direttamente e indirettamente esposte, quali il riciclo dei materiali e il recupero integrale di materia con tecnologie a freddo.
Sezione ISDE Bologna
Sezione ISDE Ferrara
Sezione ISDE Forlì
Sezione ISDE Parma
Sezione ISDE Piacenza
Sezione ISDE Reggio Emilia

 
 
 

La chimica verde ci salverà

Post n°656 pubblicato il 22 Gennaio 2012 da noinceneritoredesio

Date un pò di biomasse, legna, fanghi, cacche di pollo ad un ingegnere e questi si metterà subito al lavoro per progettare una macchina termica che bruciando o gasificando la suddetta biomassa, produca la maggior quantità possibile di energia. Poi, lo stesso ingegnere studierà la migliore tecnologia che a costi accettabili abbatta la maggior quantità possibile di inquinanti che la sua prima macchina ha prodotto.
Date la stessa biomassa ad un chimico e lui comincerà ad annusarla per dare un nome ai numerosi componenti, studierà il miglior metodo chimico, biologico, termico per rompere le grandi molecole biologiche in molecole più piccole e infine studierà quale catalizzatore a bassa temperatura gli permetterà di riassemblare quei piccoli frammenti per produrre lubrificanti, solventi, detergenti, carburanti, plastiche...
Questa magia non è appannaggio di qualche apprendista stregone ma è già realtà, come una realtà sono le prime bio-raffinerie in funzione nel Mondo.
Gia Bio Raffinerie, ovvero fabbriche molto simili a quelle che oggi conosciamo, con la differenza che In una bioraffineria non entra più petrolio, ma biomasse vegetali e ne escono molti prodotti richiesti dal vivere quotidiano, in gran parte biodegradabili e a basso impatto energetico ed ambientale.

A ben pensare le bioraffinerie non sono affatto una novità. Fino all'immediato dopoguerra la chimica pernetteva di ottenere molte materie prime utili partendo dalle biomasse ( gomme sintetiche, carburanti, fibre, coloranti,vernici) poi venne il petrolio e i suoi prezzi bassi.
Oggi questi prezzi sono un ricordo e con una offerta che già oggi è inferiore alla domanda, ne vedremo delle belle.
Ma non tutto il male vien per nuocere, le biomasse, usate con intelligenza, grazie al Sole sono veramente rinnovabili, anno dopo anno e ci potremo dimenticare la dipendenza dagli arabi e dai russi.
E in questo modo l'umanità potrà attraversare indenne il terzo millennio e oltre.
Viva la Chimica! Viva La Ricerca!

Dal blog di Federico Valerio

 
 
 

Italia condannata per i rifiuti in Campania

Post n°655 pubblicato il 19 Gennaio 2012 da noinceneritoredesio

Italia condannata per i rifiuti in Campania
Il Sole 24 Ore 11 gennaio 2012

Strasburgo apre le porte ai ricorsi per l'inquinamento causato dai rifiuti in Campania. E 10 fa con una sentenza di condanna all'Italia depositata ieri (ricorso n. 30765/08), con la quale la Corte europea dei diritti dell'uomo ha accertato che le autorità italiane hanno violato 11 diritto al rispetto della vita privata e familiare dei ricorrenti per l'incapacità  dello Stato di provvedere alla raccolta, al trattamento e allo smaltimento dei rifiuti. Una conclusione che spiana la strada a ricorsi analoghi a Strasburgo tanto più che la Corte non ha esitato ad ampliare la nozione di vittima, ammettendo i ricorsi anche di chi lavorava, pur non abitando, nella zona interessata dal degrado ambientale. Non solo. Per i giudici internazionali, che hanno modificato un precedente orientamento giurisprudenziale, il deterioramento ambientale in sè può causare una violazione della Convenzione dei diritti dell'uomo, anche se non è dimostrata l'esistenza di un danno diretto per i ricorrenti. La vicenda ha preso il via dall'emergenza rifiuti in Campania iniziata nel 1994.118 ricorrenti di Somma Vesuviana si erano rivolti alla Corte europea rivendicando, tra l'altro, la violazione dell'articolo 8 della Convenzione che garantisce il diritto al rispetto della vita privata e familiare. Per i ricorrenti, inoltre, era stato anche leso il proprio diritto ad agire in giudizio per ottenere una tutela giurisdizionale effettiva proprio per i ritardi della macchina della giustizia che non era stata in grado di processare i responsabili del degrado. Il governo ha messo in campo una debole difesa sostenendo, prima di tutto, che i ricorrenti non potevano essere considerati vittime perché non avevano subito un danno diretto alla propria salute e che il semplice deterioramento della situazione ambientale non poteva determinare un ricorso alla Corte. Una posizione respinta senza esitazioni dalla Corte di Strasburgo anche tenendo conto della situazione che ha
«direttamente compromesso il benessere dei ricorrenti». I giudici internazionali, poi, per la prima volta, sono andati anche oltre riconoscendo l'esistenza di un diritto a vivere in un ambiente salubre non solo a coloro che abitano in modo stabile in una determinata zona, ma anche a chi vi lavora senza averne la residenza. I ricorrenti - osserva la Corte - sono stati costretti, per lunghissimo tempo, a vivere in un ambiente altamente inquinato, con un evidente deterioramento della qualità della vita che ha coinvolto tutti, anche se non ci sono prove certe di un rapporto causa effetto tra inquinamento e incremento dei tumori nella zona. Lo Stato, d'altra parte, in base all'articolo 8 della Convenzione ha obblighi positivi che gli impongono di adottare misure adeguate a consentire una vita in un ambiente non inquinato. Nè lo Stato può essere esonerato perché affida a terzi lo smaltimento dei rifiuti: spetta, infatti, alle autorità  nazionali adottare misure effettive per rendere concreto il diritto garantito dalla Convenzione. Stabilito che la vita in un ambiente inquinato procura un deterioramento della qualità di vita, che è compromessa anche in assenza di una prova di un grave pericolo per la salute degli interessati, la Corte ha condannato l'Italia anche per violazione dell'articolo 13 che assicura il diritto alla tutela giurisdizionale effettiva.

 
 
 

La seconda vita di gomme e plastiche

Post n°654 pubblicato il 11 Gennaio 2012 da noinceneritoredesio

Ogni anno, in Italia, 426.000 tonnellate di pneumatici arrivano alla fine della loro vita lungo le strade.

E che fine fanno?

Oggi, 180.000 tonnellate finiscono come combustibili nei cementifici non senza problemi per la qualità delle loro emissioni. Solo 46.000 tonnellate ritornano sulle strade come pneumatici ricostruiti, mentre altre 100.000 tonnellate finiscono in discariche abusive.

Quest'ultimo destino dovrebbe finire, per lo meno per il fatto che da qualche tempo, quando compriamo pneumatici nuovi, paghiamo anche i costi per il ritiro e il riciclo alla fine della loro prima vita.

E grazie a questo nostro contributo in danaro, c'è da augurarsi che le 100.000 tonnellate di pneumatici oggi avviate al recupero di materia sia destinato ad aumentare.

Ancora una volta, al posto del fuoco "purificatore" è molto meglio che questo particolare Materiale Post Consumo , il pneumatico, sia avviato al riuso.

Nel caso specifico il granulato di pneumatici usati, mescolato al bitume, permette di fare asfalti con caratteristiche molto interessanti: maggiore effetto drenante, meno rumore all'uso, maggiore durata, minor consumo dei pneumatici delle vetture circolanti su questo nuovo tipo di asfalto.

E visto che questo particolare uso rientra nell'obbligo delle amministrazioni pubbliche di effettuare acquisti verdi, le tanto vituperate province a cui è affidata la manutenzione delle strade provinciali, potrebbero essere i maggiori acquirenti di asfalto "verde", con possibile riduzione delle loro spese.

Sul tema, un piccolo aneddoto raccontatomi alcuni giorno or sono da Ganapini il quale mi ha ricordato come negli anni '70, a Genova fu realizzata la prima esperienza di asfalto "verde", con l'aggiunta al bitume di plastiche post consumo.

L'idea e la conduzione della sperimentazione fu del prof Umberto Bianchi, docente in Macromolecole della facoltà di Chimica. Nonostante gli ottimi risultati, simili a quelli qui citati per i copertoni, non se ne fece nulla, probabilmente per la contrarietà delle lobby dei bitumi.

Quindi abbiamo perso 40 anni, prima di cominciare a fare le cose giuste.

Ricordiamoci comunque, che da qualche anno, anche per gli imballaggi in plastica, al momento del loro acquisto paghiamo una tassa per il loro successivo ritiro e riciclo.

Oggi c'è il rischio che all'asfalto "verde" si mettano di traverso le lobby dei cementifici e degli inceneritori- gasificatori che vedono come fumo nei loro occhi usi alternativi, a basso impatto ambientale, di polimeri di sintesi post consumo come pneumatici e plastiche.
Senza questi scarti i loro impianti non avrebbero poco o niente da bruciare e da lucrare. 

Federico Valerio

 
 
 

A processo gli inceneritori di Forlì

Post n°653 pubblicato il 07 Gennaio 2012 da noinceneritoredesio

Notizia tratta da Forlìtoday

Venerdì partirà ufficialmente il processo alle Società Hera e Mengozzi
SpA, che gestiscono i due impianti di incenerimento di Forlì, quello per lo
smaltimento dei rifiuti solidi urbani (potenzialità 120.000 tonn/anno, Hera
SpA) e quello per lo smaltimento dei rifiuti speciali ospedalieri
(potenzialità 32.000 tonn/anno, Mengozzi SpA), a seguito di decreto di
rinvio a giudizio emesso il 26 maggio scorso dalla Procura della Repubblica
di Forlì. Lo ricordano le Associazioni Ambientaliste WWF e Clan-Destino.

"A questo rinvio a giudizio si è giunti dopo che, nel dicembre del 2006, le
due associazioni, assieme ad alcuni cittadini forlivesi, avevano depositato
un esposto denuncia in cui si ipotizzavano una serie di violazioni delle
vigenti normative sanitarie ed ambientali e dopo che, nella primavera del
2008, il GIP del Tribunale di Forlì aveva aperto la procedura di incidente
probatorio per effettuare i dovuti approfondimenti e tutte le perizie
finalizzate a capire se sussistevano gli elementi per portare a processo le
due Società. WWF e Clan-Destino - si legge nella nota congiunta - hanno
seguito passo dopo passo le varie tappe dell'incidente probatorio,
assistite dagli Avvocati Roberto Roccari e Stefano Senzani, che
proseguiranno il loro lavoro anche in sede processuale, a partire dall'11
novembre prossimo, con la formale costituzione di parte civile. Al centro
dei reati contestati vi è quello relativo all'immissione in atmosfera di
sostanze pericolose per la salute pubblica quali: polveri, composti
organici totali, ossidi di azoto e acidi vari, fuori dai casi consentiti,
perché i titoli abilitativi conseguiti dalle due Società sono, a parere
della Pubblica Accusa, da considerarsi invalidi, nulli ed inefficaci".

"In altre parole, Hera SpA e Mengozzi SpA avrebbero esercitato l'attività
di smaltimento di rifiuti urbani e speciali sulla base di autorizzazioni
(Autorizzazione Integrata Ambientale AIA, Valutazione d'Impatto Ambientale
VIA ed autorizzazione ex Art. 27 D.L.vo n.22/97) parziali (perché riferite
solo a parti degli impianti) e viziate da una serie di illegittimità
amministrative; tali autorizzazioni talvolta addirittura decadute. Inoltre
Hera SpA e Mengozzi SpA avrebbero ottenuto le suddette autorizzazioni
inducendo in errore i componenti della Giunta Provinciale ed il personale
tecnico della medesima Amministrazione Provinciale (deputati alle procedure
di autorizzazione), dichiarando la sussistenza dei requisiti e delle
condizioni necessarie al rilascio delle autorizzazioni ed abilitazioni
occorrenti", spiegano WWF e Clan-Destino.

"Nel procedimento penale potrebbero (e dovrebbero), a nostro avviso,
costituirsi parte civile sia il Presidente dell'Amministrazione Provinciale
di Forlì-Cesena, in quanto rappresentante dell'Ente indotto in errore
autorizzativo, sia il Sindaco del Comune di Forlì, poiché la precedente
amministrazione Comunale aveva espresso parere negativo, assieme alla ASL,
alla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale. - conclude la nota -
Auspichiamo pertanto che anche le sopracitate Amministrazioni locali, nel
caso non avessero già provveduto, si costituiscano a pieno titolo parte
civile insieme alle Associazioni Ambientaliste, dimostrando il proprio
impegno a garantire la massima tutela dell'ambiente e della salute
pubblica. Clan-Destino e WWF Forlì rivolgono infine un urgente appello alla
comunità forlivese affinché partecipi attivamente al procedimento
attraverso un contributo per coprire le spese legali ed aprono a tal scopo
una specifica sottoscrizione".

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

 
 
 

Il punto della situazione

Post n°652 pubblicato il 02 Gennaio 2012 da noinceneritoredesio

Cari simpatizzanti del Comitato,

come ormai da tradizione approfitto del nuovo anno per fare il punto della situazione circa il nuovo inceneritore di Desio. Innanzitutto questo 2011, come gli anni precedenti, non ha visto alcun passo avanti formale nell'iter autorizzativo del nuovo impianto.

La vera novità dell'anno è che dalla primavera scorsa a Desio c'è un nuovo sindaco e una nuova giunta contrari alla realizzazione dell'impianto. Purtroppo non sono contrari al concetto di incenerimento dei rifiuti in sé, tanto che non mettono in discussione l'esistenza del vecchio inceneritore, però si sono schierati contro la costruzione del nuovo e dobbiamo riconoscere che di questi tempi non è poca cosa. La decisione finale spetta alla Regione e alla Provincia, però avere il Comune contro il progetto è senz'altro un enorme passo avanti rispetto a prima!

Tra l'altro, noi del Comitato a novembre abbiamo contribuito ad organizzare un incontro pubblico del Comune con Alessio Ciacci, primo assessore all'ambiente (Comune di Capannori, Lucca) ad aver adottato la strategia rifiuti zero. Ci ha fatto piacere sentire il sindaco di Desio, presente all'incontro, dirsi interessato e disponibile a portare avanti questa strategia, ora lo aspettiamo alla prova dei fatti.

In Provincia invece non si capisce bene quale sia l'orientamento prevalente in merito al nuovo impianto; pare che l'argomento “nuovo inceneritore di Desio” sia molto caldo e che i pareri dei partiti di maggioranza discordanti. Secondo alcune indiscrezioni la caduta anticipata della giunta leghista di Cesano Maderno nei mesi scorsi è dovuta proprio al fatto che la Lega si sia opposta in Provincia alla costruzione del nuovo forno (mettendo così i bastoni tra le ruote ai suoi alleati locali, che invece, stando a tali indiscrezioni, al forno ci tenevano molto).

Ad ogni modo queste incertezze a livello provinciale saranno ben presto superate, dato che il Piano Provinciale dei Rifiuti (da cui dipendono le sorti del nuovo inceneritore) è in fase di elaborazione e si prevede di conoscerne i contenuti entro gennaio/febbraio del 2012.

Per quanto riguarda le attività del Comitato, nel 2011 abbiamo continuato a lavorare sia sul piano della sensibilizzazione delle istituzioni (a maggio abbiamo sostenuto un'audizione in Provincia), sia sul piano dell'informazione ai cittadini (a novembre abbiamo tenuto un incontro pubblico a Varedo, che ha avuto un forte eco sulla stampa locale).

Da quando è nato il comitato nella primavera del 2008, di acqua sotto i ponti ne è passata tanta e la sensibilità delle istituzioni e dei partiti sul tema è davvero cambiata molto. All'epoca la costruzione del nuovo inceneritore sembrava cosa certa ed era sostenuta da quasi tutti le parti politiche a vari livelli, ora c'è molta più incertezza e la partita è decisamente aperta.

Noi continueremo a giocare il nostro ruolo in questa partita fino in fondo. Lo dobbiamo innanzitutto a noi stessi, alle nostre convinzioni, a tutto il lavoro che abbiamo svolto in questi anni. Come sempre non ci facciamo illusioni, ma mai come oggi il risultato sembra a portata di mano!

A tutti un augurio di buon anno!

Gianmarco Corbetta

Comitato per l'alternativa al nuovo inceneritore di Desio

 
 
 

"L'Efsa indaghi sugli inceneritori"

Post n°651 pubblicato il 31 Dicembre 2011 da noinceneritoredesio

*L'Efsa indaghi sugli inceneritori*

Il deputato europeo Zanoni lo chiede a Catherine Geslain-Laneelle

La notizia è clamorosa e sta facendo il giro del web.

In Commissione Ambiente al Parlamento Europeo, il deputato dell'Italia dei
Valori Andrea Zanoni ha portato al centro dell'Europa la questione
inceneritori, chiedendo all'Authority sulla sicurezza alimentare uno studio
sugli effetti degli impianti sulle colture agricole e sugli allevamenti.

Geslain-Lanéelle ha ringraziato Zanoni per aver portato alla sua attenzione
la situazione: „E‚ importante difendere la salute dei cittadini, per questo
l‚agenzia monitora costantemente i prodotti alimentari del Paesi membri‰.
La direttrice Efsa si è dimostrata disponibile a raccogliere e valutare le
segnalazioni fatte dall‚eurodeputato che promette di „interessare le
autorità europee ogni volta che quelle italiane falliscono nel proteggere
la nostra salute‰.

Un petardo che sta scatenando il putiferio e che porta le dovute
conseguenze a Parma, visto che nella richiesta dell'eurodeputato si fa
espresso riferimento all'inceneritore di Ugozzolo, citandolo come „impianto
in costruzione a fianco di Barilla‰.

La notizia viene riportata dai siti web: Parma Today, Gazzetta di Parma on
line, Ansa, Qui Brescia, proprio mentre Iren conferma l'investimento
parmigiano e l'intenzione di accendere il camino tra un anno. E' in prima
pagina sul sito web dell'eurodeputato: www.andreazanoni.it

Lo studio sugli effetti delle emissioni degli inceneritori sul comparto
agricolo non è ancora stato affrontato a livello comunitario ed è la prima
volta che viene tirata in ballo direttamente l'Efsa, che ha sede proprio a
Parma e che finora non si era interessata alla vicenda, pur avendo come
mission la sicurezza degli alimenti e quindi anche il controllo su tutti
gli aspetti antropici che potrebbero mettere a rischio le produzioni
alimentari.

Non a caso Zanone cita il colosso della pasta che dista circa un km
dall'impianto, un camino che a regime emetterà 144mila metri cubi di aria
sporca all'ora, ponendo tanti quesiti e preoccupazioni all'importante
dirimpettaio.

La richiesta di indagare sugli effetti delle emissioni degli inceneritori
era venuta proprio un anno,m era il 5 novembre, al convegno organizzato a
Mezzocorona da Nimby Trentino, la nostra associazione (Gcr) e il Comitato
Ambiente Salute e Legalità di Verona.

Da Parma era intervenuto Mario Schianchi della Strada del Prosciutto e dei
Vini dei Colli.

Il guru dei vini Mario Fregoni aveva lanciato un forte allarme sui rischi
che corre la viticoltura vicina a questo tipo di impianti. Ora finalmente
la svolta al Parlamento Europeo, che siamo sicuri porterà un nuovo
importante tassello nella lotta contro gli inceneritori di ogni tipo e
latitudine.

Fregoni, docente alla Cattolica di Piacenza, presidente del Comitato
Italiano Vini Doc, è considerato il maggior esperto a livello mondiale di
viticoltura, avendo pubblicato 300 ricerche e 11 libri sul tema.

Il Gcr ha chiesto durante la serata all'Astra, in cui hanno partecipato
Ezio Orzes, Jack Macy e da Napoli Raphael Rossi, una moratoria di 5 anni
sull'inceneritore in costruzione a Parma.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

 
 
 

Buone feste!

Post n°650 pubblicato il 24 Dicembre 2011 da noinceneritoredesio

 
 
 

"Tracce di diossina nel latte di due mamme"

Post n°649 pubblicato il 20 Dicembre 2011 da noinceneritoredesio

Ravenna, 18 dicembre 2011 - DIOSSINA nel latte materno. E non poca: se si trattasse di latte vaccino, sarebbe ritirato dal mercato, in quanto i valori superano anche di quattro volte i limiti di legge. A lanciare l’allarme è il Movimento 5 stelle, che un anno fa ha chiesto al consorzio Inca di Marghera di analizzare due campioni di latte materno, provenienti da due donne di Savarna e di Porto Corsini, non fumatrici e residenti nelle località da più di cinque anni.

I risultati — per quanto privi di valore statistico, dal momento che riguardano solo due soggetti — impressionano:sulla prima donatrice, quella di Savarna, la presenza di diossina ammonta a 23,435 picogrammi per ogni grammo di massa grassa. Sull’altra, il dato è di 15,704 picogrammi per grammo. In pratica, quasi tre e quattro volte il limite di legge stabilito per il latte di mucca, che è pari a 6 miliardesimi di milligrammo. Mentre l’Organizzazione mondiale della sanità indica, come limite di riferimento per l’uomo, una dose giornaliera che va da uno a quattro picogrammi. «Le due località scelte — sottolinea Pietro Vandini, capogruppo dei grillini in consiglio comunale — si trovano entrambe all’interno dell’area di ricaduta delle diossine prodotte dall’inceneritore di Hera. Inoltre risentono dell’influenza del polo chimico. Con queste analisi vogliamo mostrare che, anche se le emissioni di un impianto rispettano i limiti di legge, questo non significa che determinate sostanze ‘spariscano’: al contrario, si accumulano ed entrano nella catena alimentare».

SECONDO i Cinque stelle, manca del tutto un monitoraggio della presenza di diossina nelle matrici biologiche: «Lo studio Moniter della Regione — dice Vandini — è costato tre milioni, ma è incompleto, perché non include un biomonitoraggio, pur avendo comunque reso noto che il principio di precauzione è sempre da applicare quando si parla di incenerimento dei rifiuti. La diossina è il più pericoloso tra i veleni, ed è per questo che diremo sempre no alla costruzione di nuovi impianti di combustione. Chiediamo inoltre la chiusura degli inceneritori a favore di una gestione dei rifiuti alternativa: non pretendiamo che il cambiamento avvenga in un giorno, ma dobbiamo iniziare a costruire un nuovo modello». Il consigliere del Movimento 5 stelle ricorda che già nel 2006 «l’Ordine dei medici provinciale aveva espresso le nostre stesse preoccupazioni, sulla base di studi scientifici».

«I DATI non lasciano spazio a dubbi — aggiunge Pietro Massaroli, responsabile salute del Movimento 5 stelle — la quantità di diossina è sufficiente a causare patologie». Per questo, in un ordine del giorno in consiglio comunale, i grillini chiedono al sindaco di disporre un biomonitoraggio su larga scala, affidando ad Ausl e Arpa gli approfondimenti del caso: «È assurdo — conclude Vandini — che con i soldi pubblici si presentino ricorsi (il riferimento è a quello contro la sospensiva del Tar per la centrale a biomasse di Russi, ndr), ma non si facciano controlli per tutelare la salute dei cittadini».

LA BATTAGLIA contro gli inceneritori (supportata da Associazione naturista, Ravenna viva, Legambiente circolo Matelda, comitato Articolo 32) ha un precedente recente. Prende infatti le mosse dall’analoga esperienza di Forlì, dove l’associazione Medici per l’ambiente — guidata da Patrizia Gentilini — mesi fa ha sottoposto allo stesso consorzio Inca una serie di campioni biologici: polli allevati a breve distanza dagli inceneritori di Hera e di Mengozzi rifiuti sanitari, uova di galline e — anche in quel caso — latte materno. I valori relativi alle madri forlivesi, anch’essi superiori ai limiti di riferimento per il latte animale, erano comunque più bassi di quelli rilevati nel latte delle due donne di Savarna e Porto Corsini.

 

Da Il Resto del Carlino

 
 
 

Nel pollo diossina oltre i limiti, è allarme

Post n°648 pubblicato il 17 Dicembre 2011 da noinceneritoredesio

 

Da Il Messaggero Veneto

Parte da un pollo l’allarme diossina nel Maniaghese. I rappresentanti di quattro comitati, Alicia Zanetti per “Sì al riciclo totale, no all’incenerimento di rifiuti”, Tullio Tramontina per “Campagna pulita”, Loredana Lorenzi per “Sos monte San Lorenzo”, Gianandrea Franchi di “Cittadini per l’ambiente”, hanno inviato ai Nas, e tramite questi alla Procura del tribunale di Pordenone, un esposto con il quale si mettono sotto accusa la qualità ambientale dell’intera Pedemontana pordenonese e gli effetti che questo inquinamento determina sugli animali e sull’uomo.

Il pollo. Per dimostrare la propria tesi, i comitati hanno deciso di fare analizzare da un ambulatorio privato un pollo ruspante, nato e cresciuto in un’aia della frazione di Campagna, al confine con la zona industriale, alimentato all’aria aperta e senza ricorso a mangimi industriali.

I risultati. Il referto del laboratorio non lascia adito a dubbi: nel pollo è stata rilevata una concentrazione di diossine due volte superiore al limite di legge e dieci oltre il valore raccomandato. Concentrazioni che «obbligherebbero – scrive il laboratorio – a risalire alla fonte ed eliminarla».

La tesi. Per i sottoscrittori, che si sono affidati all’avvocato Fabiano Filippin, non ci sono molti dubbi su quali possano essere le fonti della contaminazione da diossina. Ricordano infatti la tipologia di insediamenti industriali in zona, la presenza di fonderie, cementifici, siti per lo stoccaggio e lavorazione di rifiuti, inceneritori. «Da anni – spiegano nell’esposto – la frazione di Campagna e i dintorni vengono investiti da nubi dall’odore acre e tali da provocare irritazioni alle vie aeree e alle mucose». Episodi sempre più frequenti che hanno costretto molti residenti a fare ricorso alle cure mediche per ovviare agli inconvenienti. Di queste “nubi” potenzialmente cariche di inquinanti, i comitati hanno depositato anche documentazione, come foto e filmati. Inoltre gli abitati «vengono interessati da insoliti depositi di colore nero, ben visibili su auto, finestre, foglie, verdure da orto. Il materiale si presenta scuro e dall’odore chimico metallico». Per l’Arpa si tratterebbe di «guano di cocciniglia, ma non spiega come mai questi depositi avvengano anche in pieno inverno, quando di tali insetti non c’è traccia».

I controlli. Nonostante di tutto ciò in passato siano stati investiti Arpa, Comune, Provincia, Ass, «nulla è mutato. Né interrogazioni politiche né una segnalazione alla magistratura hanno fermato le sgradevoli emissioni e la precipitazione di inerti». Da qui l’idea dell’esperimento, il pollo ruspante fatto analizzare per valutare le conseguenze dell’inquinamento sull’animale e il preoccupante referto che è parte integrante dell’esposto spedito ai Nas, alla Procura e all’Autorità europea per la sicurezza alimentare, con cui si chiede l’apertura di un’inchiesta.

 

 
 
 

La panchina che una volta era un pannolino

Post n°647 pubblicato il 15 Dicembre 2011 da noinceneritoredesio

MILANO - È una delle spese che più gravano sul bilancio familiare quando nasce un bebè o quando si accudisce un anziano in casa. E fino a ora, pannolini e assorbenti usati erano anche considerati come i rifiuti non riciclabili per antonomasia e destinati alla discarica oppure all'inceneritore. Invece nel Centro riciclo di Vedelago, nel Trevigiano, a maggio del 2012 entrerà in funzione un nuovo impianto che, invece di distruggere questi oggetti, li farà rinascere, trasformandoli in plastica in granuli e cellulosa. Materie “prime seconde” con cui si possono produrre, ad esempio, panchine e altri oggetti per l'arredo urbano, giochi per i parchi pubblici, oppure lo strato base per i campi da golf, il cartone e perfino fertilizzante. Si tratta della prima esperienza simile in Italia, ma il modello potrebbe diffondersi anche in altre regioni: a oggi sono già oltre cento i Comuni che prevedono la raccolta differenziata per i pannolini, tra cui anche grandi città come Salerno.

 

DA PANNOLINI A PANCHINE – L'impianto è stato realizzato da un'azienda che produce e commercializza nel nostro Paese un importante marchio di pannolini. Era da due anni che Roberto Marinucci, il direttore generale, accarezzava l'idea di riuscire a riciclare i pannolini. Perché il progetto andasse in porto, però, occorrevano dei partner, primo fra tutti, un Comune o un gruppo di Comuni che facesse la raccolta differenziata di questi rifiuti. Da qui l'accordo con Ponte nelle Alpi, nel Bellunese, da due anni al primo posto tra i Comuni ricicloni e con il Centro riciclo di Vedelago, in cui l'impianto troverà posto.

VAPORE PER LA METAMORFOSI – L'impianto, che è in grado di trattare tutti i tipi di pannolini e assorbenti, è stato progettato da Marcello Somma, ingegnere chimico e e responsabile dello sviluppo sostenibile della Fater. All'interno di un'autoclave, tramite un meccanismo di cottura a vapore, gli assorbenti vengono sterilizzati e privati di tutti gli agenti patogeni e dei cattivi odori, con una tecnica simile a quella che si usa per i rifiuti sanitari. Nella seconda parte del processo, le componenti dei pannolini vengono separate meccanicamente, fino all'ottenimento di plastica e cellulosa. L'impianto pilota tratterà a regime 5 mila tonnellate all'anno, pari a quanto viene prodotto da un'area di circa 400 mila abitanti. Secondo un'indagine Ispra, ogni anno in Italia si producono poco più di 32 milioni di tonnellate di rifiuti urbani e il 3 per cento è rappresentato da pannolini e assorbenti. «Trasformarli in plastica e cellulosa riciclata e creare oggetti che avessero un loro mercato. Riciclare e rendere il sistema più economico dello smaltimento. Questo era il nostro obiettivo», spiega Roberto Marinucci, direttore generale Faber. «Spero che questa prima esperienza di sistema in Veneto possa decollare e in futuro motivare anche altri distretti a espandersi a livello nazionale». Da una tonnellata di pannolini usati si possono ottenere 150 chili di plastica e 350 kg di materia organico-cellulosica.

IL RUOLO DEI CITTADINI - «Questo è un ulteriore tassello verso il nostro obiettivo che è arrivare al riciclo totale», spiega Roger Demenech, sindaco di Ponte nelle Alpi. Qui la percentuale di raccolta differenziata supera il 90 per cento, ed era solo il 23 per cento nel 2007. La tassa rifiuti invece è diminuita del 15 per cento, grazie alla diminuzione dei costi di trasporto e smaltimento in discarica. Il processo di trasformazione dei pannolini è virtuoso «anche perché si va a produrre cartone, che altrimenti avremmo dovuto produrre consumando materiali vergini. Inoltre, il processo è anche carbon neutral: il riciclo evita emissioni di CO2 in misura superiore a quelle generate in fase di raccolta», spiega invece Duccio Bianchi dell'agenzia Ambiente Italia.

Giovanna Maria Fagnani

Da Corriere.it

 
 
 

Italia vecchia e malata

Post n°646 pubblicato il 10 Dicembre 2011 da noinceneritoredesio

 
 
 

Rifiuti e mattoni

Post n°645 pubblicato il 09 Dicembre 2011 da noinceneritoredesio

Dal blog del Professor Federico Valerio.

 

Fino a qualche giorno fa credevo che per fare mattoni occorresse solo della buona argilla ed una robusta fonte di calore.

Sabato scorso, ospitato nelle Crete Senesi, ho scoperto che in una moderna fornace per produrre mattoni e laterizi possono anche entrare, ufficialmente autorizzate  dalla Provincia, diverse migliaia di tonnellate di rifiuti riconosciuti per legge non pericolosi.

L'autorizzazione è finalizzata al "recupero" di questi rifiuti, il cui residuo solido è letteralmente inglobato nei mattoni.

Certo non ci sono problemi se i rifiuti sono "sfridi e scarti di prodotti di prodotti ceramici".

Ma quando si autorizza il "recupero" di "ceneri leggere di carbone e di legno non trattato", qualche perplessità mi viene in quanto è ampiamente documentato che nelle ceneri leggere, comprese quelle prodotte bruciando legname e di solito  trattenute dai sistemi di  filtrazione  fumi, sono concentrati numerosi composti e metalli tossici.

Quello che mi viene da pensare scoprendo questi fatti è se, quando le ceneri leggere di carbone e di legna sono state classificate non pericolose,  il legislatore poteva già disporre dei risultati degli studi sulla concentrazione di metalli pesanti, diossine, policiclici aromatici su queste ceneri e della loro attività mutagena.

Anche l'uso di fanghi di diversa provenienza ( industrie cartarie, fanghi di perforazione, trattamento acque industriali) meriterebbe qualche cautela e qualche analisi , prima di autorizzarle nella produzione di mattoni.

Insomma ho scoperto che oltre ai cementifici, anche le fornaci sono diventati sistemi per lo smaltimento di rifiuti e che di fatto, di questo si tratta, si evince da un fatto elementare: l'azienda che introduce nei suoi cicli produttivi questi scarti, è pagata da chi questi scarti li produce.

 
 
 

Medici Isde: Moniter, risultati preoccupanti

Post n°644 pubblicato il 07 Dicembre 2011 da noinceneritoredesio

Sono stati presentati a Bologna i risultati definitivi dello studio
Moniter, studio avviato nel 2007 dalla Regione Emilia Romagna per indagare
gli effetti sull‚ambiente e sulla salute nelle popolazioni residenti in
prossimità degli 8 inceneritori presenti sul territorio regionale.

Tali risultati , in particolare l‚incremento dei linfomi non Hodgkin nella
coorte di Modena, appaiono come segnali di allarme circa l'esistenza di
ricadute negative per la salute nelle popolazioni esposte alle emissioni di
questi impianti ed appaiono coerenti con altre segnalazioni emerse dalla
letteratura.

Abbiamo infatti appreso che ai rischi già segnalati di „piccoli per età
gestazionale‰ (ovvero di neonati di di peso inferiore alla nascita di
quanto ci si sarebbe aspettato) e di „nascite pretermine‰, si aggiunge
anche un „andamento crescente della prevalenza di aborti spontanei in
relazione ai livelli di esposizione‰, un „andamento crescente con
l‚esposizione a carico della totalità delle malformazioni‰.

Inoltre la „mortalità per tumore a fegato e pancreas nei maschi è
significativamente associata nel livello di esposizione più elevato‰ e si
registrano inoltre incrementi anche di incidenza per tumore al pancreas nei
maschi e, nella coorte di Modena più a lungo indagata, incrementi per
tumore al polmone nei maschi, tumore al colon, ovaio ed endometrio nelle
femmine e linfomi non Hodgkin in entrambi i sessi.

Segnaliamo che tali rischi, visti i tempi di latenza delle patologie
tumorali, potrebbero non essersi ancora manifestati in maniera totale nelle
altre coorti che non risultano altrettanto indagate come quella di Modena
per quanto attiene l'esposizione temporale.

Inoltre non ci sembra che siano stati indagati effetti a breve termine, in
particolare nei bambini, quali i ricoveri per patologie respiratorie e
cardiache, indicatori eccellenti di danni immediati alla salute umana e
„premonitori‰ dei danni a più lungo termine.

Ricordiamo che un recente studio condotto a Seoul su 4 inceneritori che
rispettano i limiti emissivi ha valutato -per soli 4 inquinanti (PM10, NOx,
SO2, CO)- un carico complessivo di morti e malati di ben 297/persone anno.

Se poi si tiene conto che in letteratura gli studi che hanno prodotto i
risultati più significativi hanno indagato popolazioni residenti entro 10
km e sono stati condotti su decine di impianti (nel Moniter indagati 8
impianti per un raggio di 4 km ciascuno), le nostre preoccupazioni non
possono che aumentare.

Spiace inoltre constatare che nello studio Moniter, costato 3 milioni e 400
mila euro e che ha previsto sofisticate indagini ambientali, la ricerca
della diossine sia stata fatta nel particolato aereo e non in polli o altri
matrici viventi, dove effettivamente questi inquinanti si accumulano, come
esami autonomamente condotti a Forlì hanno evidenziato.

Non può quindi che destare profondo sconcerto la rassicurazione a pieno
campo operata dai decisori politici con il comunicato stampa emesso dalla
Giunta Regionale che letteralmente recita: „l‚indagine epidemiologica
condotta nell‚ambito di Moniter non mostra un incremento del rischio né per
patologie tumorali, né per la mortalità in generale... Rimane solo la
conferma di un aumento delle nascite pre termine... Anche questo dato
rimane tuttavia entro la media regionale e non è correlato a nessun aumento
di rischio per la salute dei neonati‰.

A nostro avviso, ma evidentemente anche per il Presidente del Comitato
Scientifico che ha invitato a ritirare il comunicato suddetto, i risultati
di Moniter sono quanto meno segnali da non sottovalutare, tanto più che
viviamo nella Pianura Padana, una delle aree più inquinate del pianeta.

Pertanto, in accordo con i colleghi di Seoul non possiamo che ribadire che
„nessun ulteriore aggravio per la salute umana proveniente
dall'incenerimento dei rifiuti può essere considerato accettabile‰.

Sezioni ISDE Bologna, Ferrara, Forlì, Parma, Piacenza

Associazione Internazionale Medici per l'Ambiente

 
 
 

Inceneritori: Regione Emilia Romagna smentita dai suoi esperti

Post n°643 pubblicato il 04 Dicembre 2011 da noinceneritoredesio

Da Il Fatto Quotidiano

E' successo ad un convegno pubblico davanti a 300 persone. Benedetto Terracini, presidente del comitato scientifico Moniter, si dissocia dal comunicato stampa della giunta Errani: "Lo studio ha invece rilevato un’associazione coerente e statisticamente significativa tra livelli di esposizione ed emissioni da inceneritore e nascite pretermine e si è pure osservato un andamento crescente della prevalenza di aborti spontanei"

La giunta della regione Emilia Romagna smentita sugli effetti degli inceneritori davanti a 300 persone. Il clamoroso autogol della giunta Errani, ed in particolare degli assessori alla sanità Carlo Lusenti e all’ambiente Sabrina Freda che avevano promosso l’iniziativa, è avvenuto durante un convegno aperto al pubblico per la presentazione degli esiti dello studio Moniter commissionato dalla Regione e costato 3 milioni di euro.

Uno studio che ha approfondito gli effetti sulla salute legati all’attività degli inceneritori. La smentita alla versione della giunta è arrivata dal professor Benedetto Terracini, padre dell’epidemiologia italiana e presidente del Comitato Scientifico di Moniter.

Terracini ha parlato dopo un intervento del professor Paolo Crosignani, direttore della sezione di Epidemiologia dell’Istituto Tumori di Milano, nel quale veniva sottolineato come il comunicato stampa della giunta e lo studio del comitato dicessero cose differenti.

Nel comunicato della giunta distribuito alla stampa si leggeva nero su bianco: “per quanto riguarda gli effetti sulla salute l’indagine epidemiologica condotta nell’ambito di Moniter non mostra un incremento  del rischio né per lapatologie tumorali né per la mortalità in generale”.

A quel punto Terracini ha preso la parola ed ha ghiacciato gli assessori Lusenti e Freda: “Parlo a nome del comitato scientifico di Moniter, se il comunicato stampa della giunta dice quello che ha affermato Crosignani chiedo che venga immediatamente ritirato”. I relatori del comitato scientifico avevano usato parole ben più prudenti rispetto ai rischi dell’inceneritori in regione come ad esempio Marco Martuzzi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità,  che  ha parlato testualmente di “utilizzare estrema cautela” e “non totale assenza di effetti sanitari” ed invitando al “principio di precauzione” chiedendo in futuri studi di analizzare le nanopolveri e “vista la già cospicua presenza d’inceneritori in questa Regione sarebbe il caso di non vederne più”.

Infatti, lo studio in diverse parti affermava sia elementi rassicuranti che segnali allarmanti. A pagina 98 ad esempio si legge: “lo studio ha invece rilevato un’associazione coerente e statisticamente significativa tra livelli di esposizione ed emissioni da inceneritore e nascite pretermine”. Qualche riga più sotto si legge: “si è pure osservato un andamento crescente della prevalenza di aborti spontanei in relazione ai livelli di esposizione”.

A pagina 99: “Considerando la prevalenza di malformati all’interno delle aree, si rivela un andamento crescente con l’esposizione a carico della totalità delle malformazioni (…) tuttavia mostrano una prevalenza significativamente aumentata in corrispondenza del livello più elevato di esposizione”. Si continua a pagina 101: “per le cause tumorali  la mortalità per tumore del feto nelle donne e del tumore del pancreas nei maschi è significativamente associata ai livelli di esposizione più elevati” .

Riferendosi alle aree intorno all’inceneritore di Modena a pagina 102 e 103 si legge “con l’incertezza maggiore, l’aumento dell’incidenza di linfomi non Hodgkin all’aumentare di livello di esposizione nei due sessi considerati  congiuntamente (…) il tumore del fegato anch’esso già segnalato in letteratura è risultato variamente associato con l’esposizione nelle diverse coorti (aree intorno forno di Modena ndr) indagate”.

Lusenti che prima dell’intervento di Terracini parlava di “dati rassicuranti per la popolazione e nessun rischio sanitario” ha replicato alle parole del convegno dicendo che “è difficile fare la sintesi di questi studi”. L’unico “politico” presente in sala, Giovanni Favia (M5S) ha chiesto formalmente le dimissioni dell’assessore che ha dato l’avvallo al comunicato stampa.

 
 
 

La Storia dell'Acqua in Bottiglia

Post n°642 pubblicato il 02 Dicembre 2011 da noinceneritoredesio

 
 
 

Manifestazione Zero Waste a Roma

Post n°641 pubblicato il 27 Novembre 2011 da noinceneritoredesio

SUCCESSO DELLA MANIFESTAZIONE DI ROMA PROMOSSA DALLA RETE ZERO WASTE LAZIO CON IL SOSTEGNO DELLA RETE NAZIONALE RIFIUTI ZERO
Oltre 3.000 persone hanno gremito la piazza SS Apostoli a Roma, riempita dalle comunita' che si stanno battendo contro il "piano Polverini" di fatto solo un piano di smaltimento in netto contrasto con le stesse direttive comunitarie che pongono lo smaltimento solo per ultimo successivo alle strategie di riduzione e riuso, di raccolta differenziata e riciclaggio compostaggio.
La parte residua, invece di ricorrere a mega discariche e inceneritori puo' essere ulteriormente recuperata, studiata e trattata con impianti a freddo in grado di minimizzare a non pia' del 10-12% la percentuale provvisoria di rifiuti da porre stabilizzata in discarica.
In questo senso la sacrosanta chiusura della discarica di Malagrotta non puo' essere rimpiazzata con la moltiplicazione delle discariche in provincia di Roma e nel Lazio. Al contrario da subito nel comune di Roma che rappresenta i 5/6 della produzione dei rifiuti dell'intero Lazio deve partire la raccolta differenziata porta a porta integrata con isole ecologiche e centri di riparazione e riuso.
La Rete nazionale Rifiuti Zero e la Zero Waste Italy chiedono il ritiro immediato del commissariamento e il ripristino di una logica democratica che restituisca la parola alle comunita' e alle istituzioni locali. La Rete nazionale Rifiuti Zero e la Zero Waste Italy saranno di nuovo in piazza il 3 dicembre a fianco della Rete Zero Waste Lazio per riproporre con forza questi obbiettivi. Sara' presente anche il professor Paul Connett insieme a numerose delegazioni da tutte le regioni italiane confermando che quella di Roma e del Lazio rappresentano ormai vertenze nazionali/internazionali
per la Rete Nazionale Rifiuti Zero
Rossano Ercolini

 
 
 

26.11.11 Meda - 1° Giornata degli stili di vita sostenibili

Post n°640 pubblicato il 22 Novembre 2011 da noinceneritoredesio

Il Forum "Il meglio di quello che puoi" propone per sabato 26 novembre, a Meda, una giornata di laboratori sulla sostenibilità

 

Sabato 26 Novembre, presso il Palazzo Comunale di Meda, si terrà la 1° Giornata degli stili di vita sostenibili, un’iniziativa all’interno del Forum di Agenda 21 dei Comuni di Cesano Maderno, Desio e Meda.

Per tutto il pomeriggio, dalle ore 15.00 alle ore 19.00, si avvicenderanno laboratori per promuovere tra i cittadini l’adozione di stili di vita più sostenibili e attenti all’ambiente: la cucina degli avanzi, i detersivi naturali fatti in casa, la cura del giardino con prodotti a basso impatto ambientale, la lettura consapevole delle bollette elettriche, del gas e dell’acqua.

Nel cortile del Comune sarà inoltre presente una ciclofficina mobile, dove i volontari dell’associazione +BC insegneranno come fare autonomamente la manutenzione del proprio mezzo a due ruote e si impegneranno in piccoli interventi di riparazione delle biciclette.

Un’attenzione particolare sarà dedicata ai più piccoli: alle ore 15.30 sarà messo in scena uno spettacolo dal titolo “Storie di Natale” e a seguire un divertente laboratorio di riuso creativo per le decorazioni natalizie. 

La giornata ricade all’interno della Settimana Europea della Riduzione dei Rifiuti: il laboratorio di riuso creativo e la proiezione del filmato “RIDUCO RIUSO RICICLO” saranno i momenti dedicati alla riflessione sul rapporto quotidiano con i rifiuti e all’impegno a cui siamo chiamati per la loro riduzione e corretta gestione.

Ospiti VIP dell’evento saranno i partecipanti al progetto dell’Agenzia InnovA21 “La Famiglia Sostenibile”, che promuove nell’ambito familiare un approccio sostenibile alla produzione e differenziazione dei rifiuti, ai consumi elettrici e di acqua nelle case, agli acquisti consapevoli e alla mobilità. Oltre cento famiglie sono state coinvolte nella Brianza Ovest nella prima edizione del progetto: durante la giornata del Forum di Agenda 21 sarà possibile incontrarle di persona e raccogliere la testimonianza di chi ha scelto uno stile di vita più virtuoso e sostenibile senza sacrifici e senza stravolgere le proprie abitudini. In questa occasione verranno inoltre raccolte leiscrizioni alla nuova rete italiana delle Famiglie Sostenibili.

La 1° giornata degli stili di vita sostenibili si inserisce all’interno del Forum di Agenda 21 Intercomunale che nel biennio 2011-2012 affronta la tematica “Il meglio di quello che puoi”: dopo aver intrapreso negli anni passati una riflessione su temi più classici quali l’Energia, il Territorio e la Mobilità, viene ora posto l’accento sullo sforzo che i singoli cittadini possono fare per adottare comportamenti virtuosi e, contemporaneamente, sullo sforzo che chiedono agli amministratori per gestire le città in cui vivono in modo più sostenibile.

“Il meglio di quello che puoi” rappresenta l’impegno congiunto della cittadinanza, dei tecnici e dei politici locali per pensare e attuare uno sviluppo sostenibile del territorio della Brianza.

 
 
 

Non c'è mai fine al peggio

Post n°639 pubblicato il 21 Novembre 2011 da noinceneritoredesio

Tutto mi sarei aspettato dalla vita, tranne che dover rimpiangere la Prestigiacomo...

Scopri chi è il nuovo ministro dell'ambiente QUI e QUI.

Gianmarco Corbetta

 
 
 
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CHI SIAMO E COSA VOGLIAMO

Il Comitato per l'alternativa al nuovo inceneritore di Desio è nato su iniziativa degli Amici di Beppe Grillo di Monza, Saronno, Desio e Carate Brianza. Siamo semplici cittadini, forse solo un po' più informati degli altri, che vogliono difendere il diritto alla salute proprio e dei propri familiari.

ll nostro scopo è dimostrare che senza inceneritore si può vivere!

PS: non abbiamo intenzione di arrenderci. 

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IL TRATTAMENTO MECCANICO BIOLOGICO DI ARROWBIO

Qui sotto trovate la presentazione di una delle tante aziende che offrono una tecnologia pulita per la gestione dei rifiuti:

prima parte

http://files.meetup.com/223002/PresentazioneArrowBio_primaparte.pdf

seconda parte

http://files.meetup.com/223002/PresentazioneArrowBio_secondaparte.pdf

 

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