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Creato da A.Macchione il 09/09/2009

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per una Nocera di tutti

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I figli so piezz'e core

Post n°3 pubblicato il 10 Settembre 2009 da A.Macchione

Fischi e cori di protesta: questa mattina sono loro ad avermi dato il buongiorno. Mi affaccio dalla finestra che da casa mia guarda il mare e vedo finanche degli striscioni appesi al balcone della scuola media. Immediatamente penso ad una protesta dei professori, sempre troppo poche in questo periodo in cui la scuola viene destrutturata nella sua organizzazione. Invece si tratta di una protesta dei genitori, i quali, apprendo recandomi sul luogo, non sono d'accordo sulla decisione del Dirigente Scolastico  il quale, a causa del sovrannumero di alunni in cui si troverebbero delle classi, avrebbe deciso di spostare alcuni di loro nella sede di Nocera paese. Il tutto sarebbe complicato dal fatto che l'Amministrazione comunale, per questi eventuali trasferimenti quotidiani, non offrirebbe la disponibilità di uno scuolabus. Staremo a vedere cosa succederà.   La mia riflessione si è spostata piuttosto su un altro aspetto: è la prima volta, almeno che io ricordi, che assisto ad una manifestazione così eclatante, visibile, rumorosa e convinta dei miei concittadini. Dallo stupore iniziale passo quasi ad un sentimento di orgoglio, poichè penso: allora si può, siamo ancora capaci di manifestare apertamente e pubblicamente il nostro dissenso contro qualcosa che proprio non ci sta bene e non ci piace. E, continuando nella riflessione, penso che abbiamo perso un'occasione: quella di convogliare questa "forza protestante" in manifestazioni di dissenso per altri problemi. Un esempio? Un coro di protesta forte, di tutti i cittadini, per l'inquinamento del nostro mare non c'è mai stato. Nè la costituzione di un comitato pro mare pulito. Non servirebbe a molto probabilmente, ma darebbe se non altro la misura di quanto teniamo alle nostre belle spiagge e ci sveglierebbe da quel torpore e da quella indolenza in cui sembra siamo caduti. E se un'iniziativa del genere non è stata partorita nè dall'amministrazione, presa com'è da ben altri problemi, nè dall'opposizione (che probabilmente ancora fatica a trovare una sua identità), è probabile che per questa e per altre situazioni il popolo debba organizzarsi da solo. "I figli so' piezz'e core" che fanno smuovere le mamme, giustamente; ma i vostri (e un giorno i miei) figli dovranno vivere in questo paese o per lo meno avere la possibilità di scegliere se farlo o meno. Possibilità negata a molti meridionali costretti a lavorare per una classe politica del settentrione che non ne apprezza nè capisce i sacrifici ma ne utilizza tutto il potenziale. Ecco perchè, intendo dire, bisognerebbe protestare anche su altre situazioni. Ritornando comunque al fatto del giorno, da cui nasce la mia forse inutile elucubrazione, sono certo che il Sindaco scenderà in strada per capire i motivi della protesta e, di concerto con il Dirigente Scolastico, saprà come adoperarsi per risolvere questo problema.  

 

 
 
 

Oltre il monte c'è (c'era) un gran ponte

Post n°4 pubblicato il 11 Settembre 2009 da A.Macchione

"Prendiamo atto infine delle dichiarazioni rese dal Consigliere provinciale Rosario Aragona e dal sindaco Luigi Ferlaino i quali garantiscono che loro non arretreranno mai ritenendo la ricostruzione del Ponte Savuto una priorità per la sicurezza della viabilità a Nocera Terinese". Gironzolando su internet ho trovato questa dichiarazione, rilasciata dal comitato "Difendiamo Nocera", a pochi giorni dalla caduta del ponte di Savuto, tra i comuni di Nocera e Campora. Questa notizia è apparsa sul Quotidiano della Calabria dell' 8 Gennaio 2009, cioè 9 mesi fa. Sarebbe interessante sapere a che punto sono i progetti per il ripristino di questa via di comunicazione; le menti malpensanti potrebbero credere che l'interesse dell'amministrazione, nonchè del Consigliere provinciale e Presidente della Commissione personale della Provincia Aragona non sia più così vivo.

 

 
 
 

Quando ci muoveremo?

Post n°5 pubblicato il 28 Settembre 2009 da A.Macchione

 
 
 

Ambientalismo?

Post n°6 pubblicato il 02 Ottobre 2009 da A.Macchione

Il disastro che si è verificato durante la giornata di ieri a Messina mi ha spinto a fare una riflessione anche sullo stato di salute del nostro territorio. Anche se per fortuna non siamo mai arrivati a situazioni così gravi, è pur vero che negli anni passati e anche in tempi più recenti siamo stati interessati da fenomeni quali straripamenti di torrenti, allagamenti di cantine e garage, movimenti franosi. A Messina oggi molti intervistati rilasciavano dichiarazioni del tipo " era una strage annunciata", " si sapeva che sarebbe successo" e commenti simili. Da tempo ormai ci siamo abituati alla cultura del "si poteva prevedere" così come a quella del menefreghismo in tema ambientale. La Calabria e Nocera non si trovano certo in situazioni meno gravi e pericolose. Da casa mia seguo costantemente i lavori di "rinnovamento" che si stanno eseguendo sulla A3 e non metterei le mie mani sul fuoco che, in caso di alluvioni o temporali violenti, il costone della montagna reggerebbe senza problemi, considerando anche l'asporto di materiale che ogni giorno si effettua. E poi basterebbe ricordare, come ho già fatto in un altro post, il crollo del ponte sul Savuto e il completo disinteresse della classe politica per la sua veloce ricostruzione per capire l'interesse e la sensibilità ambientalista di chi ci amministra. Ma siamo sicuri sia ancora il caso di pensare "speriamo ca un succede nente?"

 
 
 

Lo stato delle cose

Post n°7 pubblicato il 31 Marzo 2010 da A.Macchione

Cos'è un paese? Dovrebbe essere percepito dalla sua gente come una "Comunità", un luogo familiare in cui potere "crescere" in tutti i sensi (e, possibilmente, "costruire" il futuro), condividendo esperienze di "creatività sociale", mettendo in comune (in relazione con gli altri) le proprie sensibilità, capacità e professionalità. Ogni paese dovrebbe essere una "Comunità civica" nel senso nobile del termine, per la quale valga la pena di spendersi in prima persona col fine di migliorarsi e migliorare (anche "umanamente").
Detto questo, cosa rappresenta per tutti noi Nocera? Nocera è "morta". Morta da troppo tempo. Tutti possiamo prenderne quotidianamente atto ma nessuno sembra volersene accorgere. Si avvicina la primavera ma sembra protrarsi ancora, senza fine, il "comatoso letargo" da cui il nostro paese non riesce a svegliarsi. Non c'è vitalità, manca alcuna speranza, non ci sono prospettive nuove per il futuro, latita alcuna capacità di crescita economica, sociale e culturale, non c'è una imprenditorialità emergente su cui puntare, manca alcuna sana capacità di attrarre "interesse" (in senso lato) ed investimenti, è ampliamente assente un diffuso senso della legalità ed una radicata cultura civica, non c'è alcuno "spirito di socialità" e alcuna voglia di "mettere in rete" le proprie conoscenze, di mettersi insieme per costruire qualcosa, qualsiasi cosa (in qualsiasi campo). Nocera è "vecchia": vecchia nel "conservatorismo mentale" e nella paura di guardare al futuro, priva di giovani volenterosi di spendersi (i più valenti, fin dai tempi dell'Università, iniziano un progressivo "distacco" ed allontanamento da questo paese, che in pochissimi casi li porta a "volere" -oltre che a "potere"- costruire un futuro in questa terra).
Potrò pure attirarmi addosso facili e "sbrigative" accuse di qualunquismo: sono pronto a riceverle, forte, però, della convinzione che, se di qualunquismo si tratta, si tratta di "Qualunquismo della Ragione": l'amara e pragmatica presa d'atto che questa sbiadita fotografia dell'esistente non poggia su miei instabili "umori" ma su "trent'anni di storia", trent'anni in cui Nocera non ha saputo dimostrare la benché minima capacità di fare "un solo passo" che la proiettasse verso un domani migliore del presente!
Il nostro è un paese "senza futuro" perché "senza identità" e "senza memoria". Prevalentemente agricolo, non ha mai saputo trasformare questa sua vocazione in un "punto di forza". Nocera sarebbe potuta divenire, forte della preziosa presenza del fiume Savuto, un centro agricolo d'esportazione a livello "euro-mediterraneo", investendo sul cooperativismo per la produzione agricola biologica e di qualità e per la promozione dei suoi vini, dei suoi oli, dei vari prodotti ottenuti dalla lavorazione del pomodoro e dei frutti della nostra terra. Invece è rimasta una "microeconomia" chiusa, arretrata e minimale, per lo più in dissesto ed abbandono. Il nostro paese avrebbe potuto puntare sulla valorizzazione delle bellezze archeologiche e paesaggistiche del territorio, ad esempio valorizzando gli scavi e i recenti ritrovamenti dell'area di Terina. Avrebbe potuto valorizzare le proprie montagne con un parco naturalistico, arricchito da strutture per lo sport, avrebbe dovuto presentare il proprio centro storico come un "salotto" arricchito dalla presenza di numerose chiese,  valorizzato dal convento dei Cappuccini, corredato di cantine storiche, con cui creare dei "percorsi del vino" sul modello toscano o piemontese. E non mi soffermo sulle evidenti possibilità turistiche derivanti da mare, spiaggia et similia. Tutto questo completato dalla presenza di adeguate (non necessariamente "faraoniche") strutture alberghiere e di accoglienza, avrebbe potuto consentire, sfruttando la presenza potenzialmente strategica dello sbocco autostradale e del vicino aeroporto, di intercettare ed attrarre quel flusso turistico necessario per la nostra crescita economica. Di tutte queste possibilità, in trent'anni, non se ne è saputa cogliere nessuna e, a chiunque visiti Nocera oggi, non abbiamo altro da offrire che un paese desolante.
L'aspetto urbano di una città è di fondamentale importanza: "biglietto da visita", con cui ci si presenta a chi viene da fuori le mura cittadine, di regola il buon arredo urbano e la cura del verde cittadino riflette il livello di "buona amministrazione" e di "educazione civica" della cittadinanza.
La nostra Comunità, stante la sua strategica posizione e la sua estensione territoriale, avrebbe potuto imporsi come "Comune capofila" nella promozione di iniziative artistiche-culturali con cui farsi conoscere ai più alti livelli (ad esempio: festival musicali, concorsi letterari, mostre artistiche, sagre di prodotti tipici), iniziative volte a fare emergere gli artisti e gli intellettuali locali, a far conoscere i nostri artigiani e le nostre produzioni agricole e a valorizzare l'immagine di Nocera in Provincia.
Non è stato costruito nulla che sia portatore di vero e "strutturale" sviluppo, che
sia in grado di creare nuova ricchezza locale (anziché limitarsi a trasferire le "già poche" risorse che abbiamo da Nocera in mano esterne) e che sia capace di garantire veri, nuovi sbocchi occupazionali (se il massimo che un paese è in grado di offrire ai suoi giovani per un lavoro è un posto da ausiliario del traffico precario -per di più, spesso, dovendosi, per questo mettersi "al soldo" del politico di turno- vuol dire che esso è destinato ad invecchiare e morire!).
In tutto questo scenario, l'unica cosa di cui la classe politica nocerese si è mostrata capace è stata quella di far nascere già agonizzante l'unico progetto economico prospettato "nella" nostra terra e "per" la nostra terra, il "progetto lungomare".
A questo declino ha contribuito "in massima parte" la classe politica.
 La prossima tornata elettorale è ancora lontana, ma non così tanto da poter dormire ancora. In ogni Comunità, le elezioni (specie amministrative) dovrebbe rappresentare una straordinaria esperienza di democrazia e l'occasione per un nuovo slancio di idee, programmi e prospettive. Che cosa vi è di tutto questo a Nocera?
Il tessuto politico, per l'ennesima volta, è destinato a sfaldarsi sotto la spinta dei "personalismi" e di interessi di parte, che da anni paralizzano la funzionalità politico-amministrativa locale. Per l'ennesima volta non saranno le cose da fare ma "chi" li deve fare al centro dello scontro politico, che si giocherà tutto sulla spartizione del potere.
Perché avvenga una "rinascita nocerese" è necessario che la politica sappia "promuovere e guidare il cambiamento" e lanciare i giusti messaggi. E affinché la politica sappia far questo occorre:
1- superare la contrapposizione ideologica tra destra e sinistra, a livello locale inconcludente: non servono le ideologie ma il "buon senso" per risolvere i piccoli e concreti problemi di una Cittadina;
2- dare spazio ai giovani, consapevoli, però, che la giovane età non è un merito "di per sé" ma lo diventa se si combina alla creatività e capacità propositiva che si è in grado di esprimere: meglio essere governati da anziani d'esperienza che da giovani inetti, privi di autonomia di giudizio e "marionette" (o, peggio, "prestanome" di terzi!).
Quello prospettato -che sia chiaro- non è un cambiamento che può avvenire a pochi mesi dalle elezioni: occorrono anni, ma se non si inizia "da subito" a rifiutare il "marcio" che c'è a Nocera e a mandare un "segno forte" a chi ci amministra, non basteranno altri trent'anni per realizzare una "svolta"!
Non bisogna solo cambiare qualche pedina del gioco: occorre "cambiare gioco". Cambiare gioco significa cambiare il modo di fare politica, che deve essere intesa non più come privilegio di cui "pavoneggiarsi" bensì come "servizio" da offrire alla Comunità! Non è sufficiente che cambi qualche faccia, che si insedi un giovane in più in una segreteria di partito.
In uno slogan, occorre rivendicare "a voce alta":
1- più moralità (cominciando da un rinnovato "senso civico" e da una maggiore "autonomia di giudizio" al momento del voto da parte di noi cittadini)
2- più legalità
3- maggiore "assunzione di responsabilità" da parte della politica (occorrendo chiarezza su "chi risponde" e "di cosa" se si fallisce politicamente non rispettando il mandato elettorale).
Ovviamente non è facile tradurre dei "buoni propositi" in "prospettive concrete". Ma l'emergenza sta proprio qui: nel non avere alternative possibili!

 
 
 
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