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Il giorno dopo non resta nulla che ricordi il 23 maggio.
Come dopo una sbornia, Palermo si è risvegliata un pò intontita e con una voglia enorme di silenzio.
Le parole di ieri sono già ripartite verso altre terre, e i ragazzi hanno messo a lavare le loro "venti" magliette.
Un manifesto, disincagliato, pende giù dal muro, oscillando nel mare duro di cemento, e rimane in bilico come un sottile dubbio.
Una scritta dice che sono ancora vivi l'uomo dal volto triste e l'altro che, in qualche modo, a fianco, gli sorride.
Un uomo, passando, sputa contro il muro, quasi a marcare un territorio.
Se davvero le idee sopravvivono alla morte, non si capisce come possa questa città sopportare certe facce.
Che poi, se si alzano bene gli occhi verso l'orizzonte, ci si accorge che quelle facce sono le nostre antiche catene, quelle che trasciniamo, quasi senza accorgercene, nei momenti di profonda rassegnazione, specialmente in certi giorni nei quali non ci sono eroi da celebrare sull'altare bianco dei ricordi.
Quello che rimane il giorno dopo sono sempre quei cento passi che separano il passato dal futuro.
Quasi un intero secondo tempo.
Quasi una città piena di sogni.

(Foto tratte dal Film "Secondo tempo" di P. Li Donni)
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Da tutt'altra parte.

C'è una strada invisibile che si spalanca al mattino davanti i miei occhi. Una strada che appare all'improvviso fra i palazzi gonfi di cemento e di vetro.
A volte, sembra lastricata d'oro, altre volte d'argento. Forse è fatta di sole, oppure di luna, una strada che spesso è un lampo, un riflesso, una scheggia bagnata di sudore e di gioia.
Se lo sguardo la coglie e la percorre ci trova davvero tesori e fortuna, perché chi ci passa e chi incontro sono, come me, ancora in fuga.
Capita, spesso, che m'incammino con loro, al loro fianco, accennando appena un sorriso, e, se per caso, in qualche stanco mattino, me li ritrovo di fronte, seduti sui sedili deformi dei loro sguardi, chiedo con garbo la provenienza e il motivo del loro viaggio.
In questa città affollata di solitudini multietcniche, questa strada è l'unico luogo in cui non ci si sente davvero soli, abbandonati a chissà quale destino.
Qui, contano soltanto i gesti, la solidarietà, i tratti in comune, i piccoli passi.
Ecco perché questa strada non ha nome, ecco perché ha destinazioni diverse.
Qui, se tutto va bene, in certi giorni di meraviglia e di silenzio, si può arrivare fino al centro del cuore.
C'è una strada invisibile che si spalanca al mattino davanti i miei occhi.
Una strada che appare, all'improvviso, fra i primi dubbi e le tante domande.
A volte, è lei che mi chiede qualcosa, altre, invece, è lei che mi risponde.
Mentre il mondo corre sbavando verso le sue consuete certezze, lei mi sorride, s'inchina, mi prende la mente e mi conduce da tutt'altra parte.
Là, dove anche due baci che si chiamano ragazzi possono ricordare che vivere è un semplice esercizio d'amore e di stile.
by VideoBoxCover
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STATI D�ANIMO

:II, :[, :@ (+o-).
%) .
:*) .
E se Maometto, per una volta, dico per una volta almeno, mollasse tutto quanto e se ne andasse al mare?
Chissà che facce farebbero, allora, i famosi proverbi! Chissà che cosa penserebbero di lui The Social Mountains!
Sarebbero :o, cmq, :].
E proverebbero per me, che sostengo da tempo questo tipo di rivoluzione, tanto, tanto :Q.
Non sono un o:) io, che sia chiaro, e neanche un :?), caso mai potete considerami una domanda <:), come ad esempio : " Che cosa ci faccio io in mezzo a tutta questa gente?".
PM : no problem TOY sempre.
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Quello che gli uomini non dicono.
Quello che gli uomini non dicono sono gesti, sguardi e carezze, oppure, sono parole che restano sommerse sotto una pioggia di annunci e di proclami; sono quei fremiti felici che scivolano via dal cuore per andare a morire tra le braccia invisibili di un giovane stupore.
Per questo infinito sentimento di liberazione, per questo continuo ritrovarsi, fra scenari di novizia meraviglia, nelle pagine di un libro o dentro gli occhi di una donna, lui, temerario, aveva combattuto, vinto, forse perso e lottato.
Da solo, dentro prigioni di ferro e di cemento o per terre lontane, con la consapevolezza che fosse per la libertà di un amore quel suo incessante girovagare.
Pensava così un uomo senza estate, figlio di un Sud silenzioso e bello; pensava che si sentiva bene, adesso, quasi rinato, per rabbia e per incanto.
Tutto intorno a lui era diventato più chiaro, come se qualcuno o qualcosa avesse acceso una luce dentro la sua vita buia, rivelando in fondo alla caverna una piccola via d'uscita.
E mentre era in balia di questo sentimento, nascosto dietro lo sbadiglio lento di una finestra, lui stava osservando la donna che, giù, in strada, con passo deciso, stava scomparendo dietro il muro di legno dell'antica piazza, in eterno rifacimento.
Come avrebbe voluto essere lui l’uomo che dall’altra parte del racconto la stava aspettando!
Intanto, sul confine variegato dell'orizzonte che di fronte al suo sguardo sembrava venir fuori dai palazzi fatiscenti della Kalsa si stava alzando, imponente e furiosa, una nube densa di polvere e di carta.
Il vento di scirocco, divertito, soffiava a più non posso sulla città vecchia; gli resisteva in strada un uomo alto e magro, con in testa un basco da soldato.
Fermo nel centro di quella tempestosa scena l'uomo con il basco era intento ad annunciare ai quattro stracci stesi e sventolanti come bandiere il numero estratto di una riffa.
- Finalmente - pensò l'uomo, richiudendo piano la finestra, - finalmente, lacrime di gioia per cena, e numeri folli per la strada -.
Poi un brivido si fece largo fra i suoi pensieri in sosta e gli attraversò il cuore come una lama incandescente.
Quello che gli uomini non dicono sono gli attimi d'amore, quelli che li rendono, spesso,insicuri e migliori; così leggeri e potenti che non si comprende mai se quegli istanti sono mossi dalla furia del vento o dal respiro violento di un immenso desiderio.
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