Community
 
Nues.s
   
 
Creato da Nues.s il 11/09/2009

N u a g e s

Vanno, vengono. A volte si fermano lasciandoci il ricordo.

 

 

*

Post n°601 pubblicato il 15 Maggio 2013 da Nues.s
 

 

 

 

 

 

 

 

Entrando nel mondo avventuroso

.

arrivai a capire che

.

solo lasciando il mio universo

.

il cortile

.

posso conoscere

.

i suoni del ritorno

 

e gli zoccoli implacabili del mio destriero.

.

 

 

 

 

 

 

.

 
 
 

*

Post n°600 pubblicato il 11 Maggio 2013 da Nues.s
 

 

 

 

 

.

 

 

 "  Una tela coperta di colore ancora fresco occupava tutto il pavimento. Il silenzio era assoluto..

.

 Pollock guardo' il quadro, quindi all'improvviso, prese un barattolo di colore, un pennello e inizio' a muoversi attorno alla tela stessa. Fu come se avesse realizzato di colpo che il lavoro non era ancora finito. I suoi movimenti, lenti all'inizio, diventarono via via più veloci e sempre piu' simili ad una danza mentre gettava sulla tela quei colori. Si dimentico' completamente che Lee ed io eravamo lì; sembrava non sentire minimamente gli scatti della macchina fotografica... Il mio servizio fotografico continuo' per tutto il tempo in cui lui dipinse, forse una mezz'ora buona. In tutto quel tempo Pollock non si fermo' mai. Ma come puo' una persona mantenere un ritmo così frenetico? Alla fine disse molto semplicemente:

 "E' finito"  "

 

 

(dal racconto di Hans  Namuth - fotografo - )

 

 

 

 

 - Moby Dick -

.

 

Senza tecnica, nessun metodo, mettersi a nudo e di fronte. Puo' piacere o meno. Arte sintetica o meno. Niente virgole aggraziate, solo linee frettolose e da riempire, dove le une vicine alle altre, fanno un caposaldo che incatena. O forse no, è solo un immaginare. Lui che non dipingeva su cavalletto, aveva bisogno d'una opposizione che dava la superficie dura. Il pavimento. Da stare così piu' vicino al dipinto. Libere le sue linee, dinamiche di quel poco o niente che costruisce un infinito, perchè poi lì entri in una dimensione in cui il tempo non ha piu' valore. E' lì. Che ci sono solo le tue mani che plasmano materia. E la trasformazione avviene automaticamente, quasi assistendo ad un qualcosa che si sta compiendo davanti agli occhi. Ti vedi? ..

C'è meraviglia, incanto. Anche rabbia, delusione e rabbia. Di quella che non fa male, di quella che sa di pennelli induriti, bastoncini e siringhe da cucina sgocciolanti. Vedi che roba strana esce fuori? Ma soprattutto è il tempo che è diverso, un tempo totalmente gratuito, libero e liberato da ogni vincolo. A ognuno, la sua quota, la propria e in quel sentiero immaginato, fino avanti a dove. Oltre l'astrarsi. Oltre i deliri. La prima curva del suo nascere. Jack, The Dripper.

 

 

.

 

.

 
 
 

*

Post n°599 pubblicato il 05 Maggio 2013 da Nues.s
 
Tag: diogni

 

 

 

  

 

 

 

Attraverso una nuvola, gli occhi.

 

Dentro gli occhi, millanni.

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 

*

Post n°598 pubblicato il 04 Maggio 2013 da Nues.s

 

 

 

 

 

Plasmavi terra, ne prendevi tutta. Duttile e densa sotto le tue dita, bagnavi goccia a goccia, rendendola argilla. E ripetutamente, ripetute volte nel palmo della tua mano, raccoglievi e nell'altro palmo che schiudevi appena, osservavi cadere altra polvere finissima. Finissima in un filo sottile a formare piccoli coni per poi disperderli con un soffio. Le tue mani di clessidra. Giocavi col tempo. E il tempo.

 L'inquadratura cambia, ora è quasi ferma. Sollevavi da un tavolo, un bicchiere. E fissavi, fissavi a lungo l'alone di calore, quell'impronta di vapore che resta, che svanisce poi, lentissimamente e dentro la retina, fino al nulla. Centimetri. Dentro ogni sguardo, l'ombra che batte, si appoggia al mondo. E poi tutto, tutto che si disperde in cio' che si mangia senza pane. Di ombra, di polvere, di cenere. Passione. Passione di diastole e sistole. Luogo profondo di giorni tenuto in sospeso. Una curva come scheggia che respira e capitola. Il cristallo d'una lacrima inchiodata al vero. E l'aurora, quella sua pelle d'oro e il filo, quel filo che lega in tondo sintesi. L'inaspettato ultimo di tutto.

Forse è questa, la misura.

 

 

 

 

 

 

 
 
 

*

Post n°597 pubblicato il 01 Maggio 2013 da Nues.s
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non so. Ma al di là di oggi, dell'oggi e della festa. Al di là. Ascolta, se uno ti chiede insistendo: dimmi come "definire un lavoro". Ecco, tu provi a dare una risposta, ci provi .. ma ti convinci poi dell'inutilita' e della insensatezza di questa pretesa. Il senso, la ragione e la natura stessa del lavoro (quando e se c'è), non possono rientrare in una benchè minima definizione per trovarci una propria legittima sicurezza, quanto piuttosto volerla rifiutare e rifuggire cercando la propria esistenza nell'insicurezza e nell'indefinibile. 

 

. . . 

 

 

 

 

 

 
 
 
Successivi »
 

AREA PERSONALE

 

 

 

 

 

 

 

 

F   d   A  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

N u v o l e