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Creato da leitraot il 27/10/2005

Nugae

Bisogna continuamente ricominciare dalla fine

 

 

"Sopravviverò al tumulto delle tue parole"

Post n°194 pubblicato il 07 Febbraio 2010 da leitraot
 

 

A volte la percezione del tempo si dilata: ieri mi sembra oggi e oggi mi sembra lontanissimo, ancora da arrivare. Mi perdo dietro la nera schiena dei giorni, riposti nei ricordi che tornano prepotenti a interrogare e smentire e gridare con forza che quel tutto in cui credevo non è e non è stato. Che il viaggio aveva una sola direzione e forse non sono mai arrivata a destinazione. Perchè "confusa e felice", "quella domenica mattina accettavo senza accorgermi, un invito al dolore". E ora che io non sono più io, ora che la disperazione è diventata rassegnazione, non so capirmi. Non riesco a sentirmi. Il vuoto ha anestetizzato mente e cuore e ottunde i pensieri, sottraendomi al sonno. "Spero che un giorno smetterò di fare confusione", ma non "son certa che chiamerò tutto questo col nome giusto". Forse non ce n'è uno.

 
 
 

Certe notti...

Post n°193 pubblicato il 01 Febbraio 2010 da leitraot
 

Ho litigato con Morfeo, così lui diserta le mie notti, lasciandomi insonne. E io lo aspetto senza fargliene una colpa. Da bambina, invece, mi innervosiva restare sveglia senza sonno, mentre la casa tutta dormiva. Detestavo l'idea di essere al buio nella solitudine della coscienza.
Adesso mi piace, adesso mi ci crogiolo e mi torturo. È questo che significa invecchiare: cambiare idea?
Le palpebre si arrendono a tre o quattro ore dalla sveglia, che suona puntualmente in mezzo ai sogni più strani. Stanotte non avevo bocca, ero solo occhi e mani. Alle dita portavo numerosi anelli e giocavo con chincaglierie di grossolana bigiotteria. Io che non amo i gioielli. Poi s'è spezzata l'immagine e mi sono vista di spalle in una stanza che non è mai stata mia. Parlavo, ma non sentivo la mia voce. Parlavo convinta di essere ascoltata e invece lì con me non c'era nessuno. Allora lo spazio ha cominciato a dilatarsi, le pareti sono diventate altissime. I polpastrelli hanno preso a pungermi, sentivo gli aghi della Tereza di Kundera, e contemporaneamente è cambiata la prospettiva: ora guardavo dall'alto ed ero sempre più piccola. Sprofondata in un letto enorme, con le coperte intatte e i capelli lontani dal cuscino.
Cosa sono i sogni? Frammenti di vita non vissuta, ricordi rielaborati?
A Morfeo non basta farmela pagare arrivando all'alba, trova divertente pure sguazzare nella mia dimensione onirica, tirandone fuori il peggio.
Che dispettoso!
Prima o poi vado da Ipno a far la spia e vediamo se papino lo mette in riga!

 
 
 

Quadro d'Inverno

Post n°192 pubblicato il 28 Gennaio 2010 da leitraot
 

L'intreccio bianco
dei rami ad arco
sopra lo sguardo.

Il cielo immobile.

E il tempo lento
dei passi incerti
sulla neve.

 
 
 

Giornata delle memorie

Post n°191 pubblicato il 27 Gennaio 2010 da leitraot
 



“Uno di noi venuti dopo,
ha I racconti della Kolyma e Dos Lid per fondare la sua appartenenza al millenovecento”.

Erri De Luca, dalla prefazione a "Il canto del popolo yiddish messo a morte".

 
 
 

...

Post n°190 pubblicato il 21 Gennaio 2010 da leitraot
 

 

Ha disegnato un treno a vapore: rosso con dieci ruote e un solo finestrino azzurro. Tutti gli altri sono affollati di visi e di braccia, a gruppi di tre. Nudi, un rosa omogeneo dal primo all'ultimo, ognuno replica del precedente. Il disegno è per me, lo dice la dedica infondo, nella scrittura incerta dei suoi sette anni. Lui mi guarda, si nasconde e mi allunga il foglio. Non lo sa che quel treno mi mette dentro un'angoscia che s'impasta ai pensieri e rinnova il senso di colpa. Non lo sa che c'erano treni che andavano ad Oshventshim. Non lo sa che quelle teste con i capelli approssimati dalla sua matita infantile, mi hanno immancabilmente ricordato gli innumerevoli yidn diventati fumo nel vento. Io lo sento tutti i giorni quel vento, non solo oggi che siamo prossimi al 27 gennaio. Perché la vergogna per quell'orrore non osserva le ricorrenze del calendario.
Non c'ero, non ho visto. Ma la sento lo stesso quella sferzata d'aria pungente che gela il sangue e l'unico modo che conosco per non dimenticare è andarle incontro.

 
 
 
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- Il taccuino rosso, di Paul Auster