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Post n°1470 pubblicato il 01 Marzo 2012 da ORSO.DIBIELLA
Si è spento dopo lunga malattia Germano Mosconi, storica firma del giornalismo veneto. Noto anche tra i giovani per le sue sfuriate e nei social network molto presente in link e commenti. Prossimo agli ottant'anni (era nato a San Bonifacio l’11 novembre del 1932) stimato cronista sportivo sulle colonne delGazzettino, corrispondente da Verona per la Gazzetta dello Sport, ha lavorato a L'Arena e, in tv, con Telenuovo, nel cui gruppo editoriale è entrato come figura di grande spessore, un riferimento anche per ilNuovo Veronese, altra pubblicazione di ampia diffusione. Ha raccontato, tra l'altro, la grande epopea dello scudetto dell'Hellas. Proprio in queste settimane, sul canale del pacchetto di Telenuovo dedicato all’amarcord e al revival, vengono riproposte le puntate della trasmissione «La leggenda del Verona», un documentario ad episodi sul mito della squadra di Osvaldo Bagnoli, curato da Mosconi.
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Post n°1469 pubblicato il 29 Febbraio 2012 da ORSO.DIBIELLA
Gli stipendi bassi per noi. E per i dirigenti statali alti. E' oramai questa l'urgenza per l'italia, il vero taglio ai costi della politica. Tagliare chi nello stato prende uno stipendio d'oro pur non dando un servizio così importante. Si perchè percepire, conme il capo della polizia 600 mila euro lordi annui, è davvero un po troppo in momento di crisi. Se si paragona poi a quanto percepisce il capo del FBI (circe 150 mila dollari) si capisce che non c'è proporzione. E dirigenti del comune di Biella che percepiscono oltre 100 mila euro lorde? Per cosa? Siamo all'assurdo che chi meno "fa", più "guadagna" La battuta di Crozza che scimiettando Michel Obama dice al marito: "Ma perchè non hai fatto il concorso all'Enel?" sembra davvero tristemente vera Quindi inn definitiva la manovra lacrime e sangue sta diventando doppiamante ingiusta. A quando i tagli alla spesa pubblica?
Antonio Manganelli capo della Polizia |
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Post n°1468 pubblicato il 28 Febbraio 2012 da ORSO.DIBIELLA
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Post n°1467 pubblicato il 27 Febbraio 2012 da ORSO.DIBIELLA
È bastata una mail arrivata da Atlanta per bloccare tutto. "Cocacolla.it", sito italiano attivo dal 2010 che si occupava di "arte, design, advertising, lifestyle e trend della rete", ha dovuto chiudere i battenti. Colpa della multinazionale della bollicine: risulta oggi uno tra i dieci brand più conosciuti al mondo, eppure si è preoccupata che l'assonanza tra il suo nome e quello del sito potesse far "insorgere un grave rischio di confusione per i consumatori". "Cocacolla" si era guadagnato un certo seguito online: 1000 follower su Twitter, 7mila fan su Facebook, 1,5 milioni di visitatori unici nel suo primo anno di vita. L'assonanza con la bevanda, naturalmente, era voluto: "L'idea di scegliere questo nome – dicono ora i gestori in un comunicato – era nato quando pensammo di mettere insieme la colla, elemento fondamentale dell'artistica di base della street-art, con la Coca-Cola, simbolo di cultura pop, dell'industrializzazione e della pubblicità". Coca-Cola company, però, nonostante un oceano di mezzo, ha recapitato una lettera di diffida attraverso il suo mastodontico ufficio legale chiedendo di non registrare il marchio, di cancellare il sito al nome di dominio e di far sparire perfino ogni profilo sui social network. Quello che adesso si firma "il fu Drink Team", ovvero i ragazzi di Coca-Colla, non se la sono sentita di sfidare un colosso del consumo mondiale. Dopo aver contattato uno specialista in proprietà intellettuale, hanno gettato la spugna: "Il 5 marzo – l'annuncio – chiuderemo il dominio e tutti i profili ad esso associati". Inutile, aggiungono, "sottolineare la nostra amarezza, figlia dell'ennesima situazione nella quale Davide soccombe inevitabilmente a Golia". Dalla redazione hanno chiesto il supporto della Rete attraverso una hashtag su Twitter, #supportcocacolla, che ieri ha svettato per tutta la giornata in cima ai temi caldi del social network. Annunciano anche che torneranno "con una nuova identità". Resta la delusione per un omaggio alla bibita più famosa al mondo spazzato via dal cinismo di un marketing sordo e cieco.
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Post n°1466 pubblicato il 27 Febbraio 2012 da ORSO.DIBIELLA
I neutrino non sono più veloci della luce, con buona – per il momento – per la teoria della relatività di Einstein. La notizia ha provocato particolare ilarità nell'ex ministro Maria Stella Gelmini, che la ha appresa durante il Tg3 linea notte. La reazione è stata una sonora risata rispetto al fallimento scientifico dell'importante scoperta italiana, accompagnata dal commento "Allora non sbagliavo solo io", in riferimento alla gaffe che fece in riferimento a un tunnel che collegava Ginevra al Gran Sasso da cui sarebbero passati i neutrini.
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Post n°1465 pubblicato il 27 Febbraio 2012 da ORSO.DIBIELLA
È vuoto lo spazio per il pubblico dell’aula del palazzo di Giustizia di Milano, decima sezione penale, quando alle 14.47 il giudice Francesca Vitale legge la sentenza di «non luogo a procedere» nei confronti di Silvio Berlusconi nel processo Mills. Ma a parte i cameraman e giornalisti arrivati da tutto il mondo, da Russia e Francia in particolare, non c’è nemmeno un cittadino comune all’esterno del palazzo. Non un curioso. Non un anziano del Popolo della Libertà con il cappellino che ripara dal sole. Non un palloncino «Forza Silvio resisti», che durante le udienze del 2011 avevano fatto da contorno alle giornate del Cavaliere al palazzaccio prima delle elezioni comunali nel capoluogo lombardo. Insomma come osserva qualcuno in aula «che Berlusconi sia assolto o condannato non interessa più a nessuno». Siamo all'indifferenza. Non c’è nemmeno un fan di Piero Ricca. E nemmeno lui in persona che urlò all’ex premier «buffone» all’uscita dal processo Sme il 5 maggio del 2003. Ma non ci sono neppure gli avvocati praticanti che di prima mattina si erano accreditati per seguire le arringhe di difesa e accusa: finita la pausa pranzo se ne sono andati a casa. Unica a resistere è stata la signora Antonietta. Storica oppositrice del Cavaliere che con la sua mantella rossa e un cartello sulla schiena urla ai giudici che escono dal tribunale in macchina solo una frase: «Perchè lo avete assolto? Perché….». È in questa cornice, di una Milano dove il termometro batte i 20 grandi, sotto un sole primaverile, che il Cavaliere coglie uno dei successi più insperati dal punto di vista giudiziario. I giornalisti che si aspettavano un finale alla Caimano, film di Nanni Moretti, dove i fan di un Berlusconi assaltavano il tribunale rimangono delusi. E pure chi ha spesso sostenuto che il Cav è sempre attento a questi eventi, soprattutto dal punto di vista mediatico. Certo, gli avvocati Piero Longo e Niccolò Ghedini annunciano che impugneranno una sentenza che di fatto non assolve nel merito l’imputato. Ma di fronte ai cinque anni richiesti dal pm Fabio De Pasquale, dopo una trafila giudiziaria lunghissima e polemiche a non finire, sono in tanti tra le fila del Pdl a festeggiare. Lo stesso Longo alla fine lo ha detto nero su bianco: «Una prescrizione a Milano per il presidente Berlusconi è un successo, perchè gli avversari politici diranno che è uno scandalo». Dopo anni di polemiche si conclude così un processo nato nel 2001 dopo un’inchiesta avviata dai pm di Milano Alfredo Robledo e Fabio De Pasquale su presunte irregolarità nella compravendita dei diritti tv Mediaset. La nuova indagine riguardava un sospetto versamento di 600 mila dollari da parte dell'ex premier a David Mills per ottenere in cambio testimonianze reticenti nei procedimenti milanesi sulle mazzette alla Gdf e All Iberian. Per la vicenda Berlusconi e Mills furono indagati nel 2004 mentre lo stralcio dal filone principale d'inchiesta è del febbraio 2005. Poi l'inizio del processo stralcio nel 2009 e la sospensione nel 2010 per il legittimo impedimento. Una trafila lunghissima, tra polemiche politiche, giudiziarie, che ha messo contro magistrasti contro magistrati, esponenti di centrodestra contro quelli di centrosinistra e a volte di centrosinistra contro lo stesso centrosinistra. Una spirale infinita, che forse oggi vede la parola fine. Ma proprio quando ci sarebbe stato da festeggiare, tra le fila del Pdl e (forse) della Lega Nord, non si è fatto vivo nessuno. Neppure Daniela Santanchè, l’ex sottosegretario che spesso aveva accompagnato Ghedini durante le udienze per i tanti processi del Cavaliere. Di «prescrizione», va detto, tra giornalisti e cameraman si parlava da giorni. Oggi poi, finite le arringhe della difesa, dopo una pizza ai bar intorno al palazzaccio, in tanti avevano annusato che una camera di consiglio così breve, con tanto di pranzo, avrebbe dato solo «questo responso». Lo stesso Ghedini è apparso tranquillo per buona parte della giornata. Ha parlato con i giornalisti e non si è scomposto di un millimetro al termine della lettura della sentenza. Più telecamere che civili, insomma. Con i soliti problemi di piazzare le telecamere nelle prime file dell’aula e un caldo asfissiante, insolito per il 25 febbraio. La sentenza del processo Mills sfata persino un vecchio tabù che ha contrassegnato anni di processi giudiziari di Berlusconi. Di quanto il centrodestra accusava giudici donne come Nicoletta Gandus o Ilda Boccassini di avercela espressamente con il Cavaliere. Sono appunto la Vitale, Antonella Lai e Caterina Interlandi, infatti, i tre magistrati che lo hanno giudicato per la presunta corruzione del teste-avvocato Mills. Nei confronti dei tre giudici lo scorso 27 gennaio Berlusconi aveva presentato un'istanza di ricusazione accusandole di «anticipato giudizio» e di aver svolto un istruttoria dibattimentale «a senso unico» perchè in aula avrebbero consentito sola la citazione dei testimoni indicati solo dal pm considerando inutili le prove portate dalla difesa. La richiesta è stata respinta mercoledì scorso dai giudici della prima Corte d'Appello. Questa sera il Cavaliere potrà seguire Milan-Juventus con una preoccupazione in meno. |
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Post n°1464 pubblicato il 23 Febbraio 2012 da ORSO.DIBIELLA
Il gruppo di hacker internazionali di Anonymous ha lanciato una massiccia operazione contro ipolitici italiani, o meglio contro i loro siti web, account Facebook e Twitter. Il primo sito “defacciato” da Anonymous è stato quello di Paola Binetti deputata dell’Udc. Nello stesso lasso di tempo è stato attaccato anche il sito di un altro Udc, Lorenzo Ria. Nei giorni precedenti era stato sotto attacco il sito di Maurizio Paniz del Pdl.
Si tratta, quindi, di un’offensiva in pieno stile, tanto che l’intera operazione ha anche un nome, “Fuck Politicians February“. La novità rispetto ai soliti attacchi di Anonymous, anche a livello internazionale, che hanno lo scopo di guadagnare visibilità oppure di lanciare dei messaggi che poco o niente hanno a che fare con il sito che viene effettivamente defacciato, è che questa volta gli hacker lanciano un messaggio ben preciso. Sul sito della Binetti si può leggere un messaggio che fa chiaro riferimento alle vicende sollevate dal caso del senatore Lugi Lusi. Uno scandalo che nominalmente coinvolge la Margherita, ma che non si fa fatica ad immaginare possa coinvolgere altre formazioni di ogni colore e schieramento politico. La parte centrale del messaggio di Anonymous è molto chiara, “Guardando la vicenda Lusi ci chiediamo veramente se non siete tutti uguali. Come potevano Rutelli/Bersani & Co non sapere nulla? Come fanno 13 milioni di soldi nostri a sparire senza che nessuno se ne accorga? Vogliamo delle risposte, e le vogliamo subito. Vogliamo che qualcuno paghi. Vogliamo che sia cambiata questa porcata di legge elettorale. Vogliamo che siano aboliti (come il popolo italiano aveva già deciso nel 1993) tutti i finanziamenti ai partiti”. Come detto il sito della Binetti non è stato il solo, su quello di Miss Padania si può leggere un messaggio che in realtà è una citazione di Beppe Grillo che gli hacker di Anonymous sottoscrivono pienamente. La Binetti ha voluto rispondere immediatamente, “Nessun disturbo. Scrivetemi al mio indirizzo email, non mi sottraggo mai a rispondere a quesiti legittimi e posti con le giuste e buone maniere”. La Binetti ha poi accusato Anonymous di usare maniere poco democratiche per esprimere il proprio dissenso. Una precisazione giusta, ma che tradisce una scarsa conoscenza del fenomeno in se e quindi decisamente fuori contesto. La conclusione del messaggio di Anonymous è in realtà un arrivederci, “Non perdete occasione per chiamarci ‘sfigati’, ‘mammoni’ , ‘bamboccioni’. Da oggi per tutto il mese sarà Fucking Politicians February e ne vedrete delle belle”. Attendere prego.
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Post n°1463 pubblicato il 23 Febbraio 2012 da ORSO.DIBIELLA
Bagnolo Mella è un piccolo centri vicino a Brescia, nella classica provincia italiana ricca di storie e tranquillità. Ma Laura Maggi ha deciso di sconvolgere l'armonia con il suo bar “Le Cafè“. Come? E’ la barista stessa, Laura Maggi, alla sua abilità nel preparare cocktail e bevande di ogni genere unisce una indiscutibile avvenenza.
Laura sa bene di avere un certo ascendente sugli uomini ed ha trasformato il bar in una sorta di mostra delle sue foto, si va da quelle più normali ed innocenti a quelle usate per qualche calendario in cui le pose sono decisamente più provocanti. La bella barista, però, non si è fermata qui ed ha deciso di andare a lavorare con un abbigliamento non proprio usuale per una che fa il suo lavoro. Bikini, abiti con trasparenze da fare invidia alla Mrazova dell’ultimo Festival di Sanremo, vestiti scollati e scosciati a più non posso. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, 4000 amici su Facebook, ed il locale pieno tutte le sere. In una grande città la cosa passerebbe più o meno inosservata, ma nella provincia italiana queste cose scatenano sempre un putiferio. Mogli e fidanzate sono scese sul piede di guerra per contestare la gestione “allegra” del bar. Vengono subito in mente le immagini di qualche vecchio film di Gina Lollobrigida o di Sofia Loren, oppure le parole della bellissima “Bocca di Rosa” di Fabrizio De Andrè. Le signore si sono rivolte anche ai Carabinieri che però non hanno potuto far altro che richiamare verbalmente Laura Maggi. Consiglierei alle donne di Bagnolo Mella di rivolgersi ai fidanzati e/o mariti per risolvere la situazione, è lì il problema. |
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Post n°1462 pubblicato il 22 Febbraio 2012 da ORSO.DIBIELLA
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Post n°1461 pubblicato il 22 Febbraio 2012 da ORSO.DIBIELLA
Durante le previsioni del tempo della Bbc di venerdì scorso, il conduttore Alex Deakin ha fatto una gaffe clamorosa e gli è scappata “cunt”, parola molto volgare e intraducibile che in inglese indica i genitali femminili, così come “coglione” o “testa di cazzo”.
Deakin ha detto: “Fica a palate sulla Gran Bretagna” piuttosto che “sole a palate sulla Gran Bretagna”. Dopo lo sbaglio clamoroso, il conduttore ha scritto su Twitter che “di quanto accaduto è meglio parlarne il meno possibile”. Come dargli torto?
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