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Un blog creato da latuaossessione7 il 26/06/2009

Ossessionando

fammi entrare nella tua testa e nella tua anima

 
 

 

Con un ginocchio fuori uso

Post n°574 pubblicato il 09 Marzo 2013 da latuaossessione7

Addio tacchi sorgenti dalla scarpiera - ed elevati al cielo
plateau ineguali noti a chi è cresciuto su di voi e impressi nella sua mente non meno che l'aspetto della sua biancheria di pizzo.
A punta - dei quali si distingue lo stiletto come il luccichio argenteo
Pellami morbidi e vernici colorate come guanti da calzare, addio!
Quanto è incerto il passo di chi cresciuta tra voi se ne allontana!


 
 
 

La condanna della calza elastica

Post n°573 pubblicato il 04 Marzo 2013 da latuaossessione7

Ebbene sì, nonostante il flebologo fosse un lumacone mi sono convinta e ho acquistato dei collant a compressione graduata, ovvero calze che esercitano una pressione diversa sui differenti punti della gamba in modo da riprodurre una sorta di massaggio benefico che favorisce la circolazione sanguigna.
In pratica, veri e propri strumenti di tortura degni di essere esposti al museo di San Marino a fianco di argani, culle di giuda e mazze chiodate.
A parte il prezzo, che già di per sè è una mazzata per le tue personali finanze, un gesto normale come infilarsi un collant, con loro - le dannate elastiche, soltanto di nome e per nulla di fatto - diventa un'impresa eroica cha potrebbe essere sponsorizzata dal team di Donna Avventura.
Leggi le istruzioni, con calma ti accomodi sul letto (tu che di solito ti infili il collant in piedi in cucina mentre bevi il thé verde e ripulisci il tavolo dalle briciole), infili con calma e gesti misurati prima un piede, poi passi all'altro, stendi la fibra dura come il cemento sulla caviglia e quando arrivi ad altezza del ginocchio incontri l'inevitabile impasse. Niente, non si muove niente, la calza sembra essere tutta lì e più la tiri meno si allunga. Allora la sfili con delicatezza, che mica puoi rischiare di smagliarla con quel che costa, e ricominci da capo: prima un piede, poi l'altro, poi una caviglia e subito dopo l'altra, poi in zona ginocchio ti fermi di nuovo e non c'è verso di farla salire.
Genere giapponesina con i piedi fasciati ti trascini verso lo specchio, ti dai un'occhiata di traverso e decidi che no, al lavoro così non puoi presentarti.
Terzo tentativo: orologio impietoso che ti dice che il tempo a disposizione per la vestizione sta per scadere e poi se trovi un camion sulla strada chi la sente la tua capa, i gesti si fanno più veloci, arrivi al ginocchio in tempi record con un moto di orgoglio che ti gonfia il petto, trattieni il respiro e niente da fare, la calza è bloccata esattamente come prima.
Resisti alla tentazione di prendere un paio di forbici e squarciare il collant, lo srotoli lcon cura verso la caviglia, lo riponi nella bustina trasparente intonando una nenia che inizia con porc... e non ricordi bene con quale amenità si conclude, ma sai bene che non si conclude sull'ascensore, mentre cerchi frettolosamente di metterti il mascara che ti finisce rovinosamente nell'occhio e nemmeno nel cortile del tuo posto di lavoro, quando con una sbirciatina allo specchietto retrovisore stabilisci che la mezz'ora persa a fare contorsioni sul letto era meglio dedicarla a renderti perlomeno presentabile.

 
 
 

Parliamo (ancora) di uomini

Post n°572 pubblicato il 01 Marzo 2013 da latuaossessione7

Nonostante le pessime esperienze una tantum ricasco nel brutto vizio di incontrare personalmente qualche uomo incrociato virtualmente.
Però se un tempo lo facevo (e mentre lo scrivo provo una stretta al cuore intrisa in egual misura di nostalgia e tenerezza) per stanare l'uomo della mia vita e se successivamente l'ho fatto per mettere alla prova il mio personale tasso di seduttività, recentemente l'ho fatto solo ed esclusivamente perché il tizio in questione mi sembrava simpatico e disponibile ad accettare le mie condizioni.
Così ci ritroviamo davanti ad una pizza e lui è così bravo che almeno in apparenza non mi fa uno di quei fastidiosissimi radiogrammi che prevedono nell'ordine la sbirciatina nella scollatura, l'occhiata indagatrice ad altezza del sedere e la valutazione complessiva di capelli, occhi e mani più rughe intorno agli occhi e del collo per capire se l'età che dichiaro corrisponde a quella anagrafica con eventuali relativi, spietati commenti.
E questo potrebbe anche bastarmi per ritenerla una serata gradevole.
Il problema è che dai figli (suoi) e dai viaggi (di entrambi) si passa a parlare delle donne (sue, ovviamente).
E qui l'ometto non riesce proprio a contenersi: è una carrellata senza fine di mogli (due) e frequentazioni successive (numero imprecisato), tanto che ad un certo punto estraggo carta e penna dalla borsa e lo blocco. Ho bisogno di tempo per disegnare uno schema riassuntivo che non mi faccia confondere l'avvocato incontenibile a letto (con i vicini che fanno l'applauso al termine della performance sessuale) con l'architetto che ascolta i Black Sabbath o addirittura con la vedova che va a ballare senza indossare gli slip.
Racconti ironici e piacevoli, per carità, in cui però noi donne facciamo tutte la figura delle paranoiche schizzate: un momento prima diciamo una cosa, subito dopo affermiamo l'esatto contrario e mentre a letto ci lasciamo andare ad un linguaggio non proprio da educande, nella vita di tutti i giorni riprendiamo chi usa la parolaccia in modo gratuito. E tutto questo, giustamente, viene usato contro di noi.
Una serata gradevole, si diceva, ma che mi ha lasciato l'amaro in bocca.
Di ognuna mi sono stati raccontati dettagli piuttosto intimi, e di ognuna sono trapelate soltanto manie, ossessioni (!!), incoerenze e fallimenti.
Del mio commensale, invece, non è emersa la volontà di avere una compagna stabile emotivamente al suo fianco (non potrei essere certo io, ça va sans dire), né la stanchezza per un vuoto sentimentale che non riesce a colmare. E' emersa chiaramente, invece, la sola ed unica preoccupazione di avere un vasto parterre di donne cui attingere nel momento del bisogno. Ovvio, quasi nessuna all'altezza dell'avvocato, ma in tempo di carestia ci si può anche accontentare, che una biondina dall'occhio verde non sarà un granché, ma il letto lo scalda pure lei.
Tanto che, anche a quelle che non frequenta più da anni, il solerte brizzolato è solito inviare calorosissimi auguri per la festa della donna e a Natale.

 
 
 

Dove sono gli uomini?

Post n°571 pubblicato il 28 Febbraio 2013 da latuaossessione7

E' di grande attualità un libro uscito di recente e intitolato Dove sono gli uomini?
Non il solito volume intriso di femminismo arrabbiato che punta il dito contro i maschi moderni, anche solo per il fatto che è scritto da uno di loro, tale Simone Perotti.
Per quanto ho potuto vedere Perotti traccia un ritratto preciso degli uomini contemporanei: disorientati dall'indipendenza e dalla sicurezza femminile, privati del loro antico ruolo, abbattuti dalla crisi economica e dalla destabilizzazione sociale, alle prese con la ricerca spasmodica di una collocazione nel mondo del lavoro come in quello familiare.
A leggerla così fa quasi tenerezza. Questi poveri ometti fagocitati da donne forti e autonome, alle prese con mille impegni e mille rivendicazioni, in grado di conciliare alla perfezione casa, lavoro, famiglia, di essere madri affettuose e severe, casalinghe che rasentano la perfezione, ma anche amanti attente e fantasiose, che decidono loro come e quando fare sesso e dove andare in ferie perché magari le pagano pure di tasca loro.
E devo dire che per qualche nanosecondo ci sono anche cascata.
Poi la ragione ha prevalso. E' bastato guardarmi intorno per un attimo e di maschi disorientati e spauriti non ne ho visto nemmeno l'ombra.
Di donne che si massacrano per essere come le si vuole, invece, ne vedo ad ogni angolo di strada. Si alzano alle 5, fanno i mestieri, svegliano i bambini, li portano a scuola, vanno al lavoro, in pausa pranzo fanno pilates e aerobica poi via di nuovo al lavoro, a riprendere i figli a scuola, e si improvvisano maestre, lavandaie, stiratrici, cuoche, il tutto mentre il marito tornato stanco diventa un tutt'uno con il divano di fronte alla tv o si isola giocando alla playstation.
Ne conosco a centinaia di queste donne, conosco la loro fatica per essere sempre perfette agli occhi di un compagno che non alza un dito per collaborare ma le vorrebbe vedere ancheggianti sui tacchi a spillo alle dieci di sera, quando i bambini sono a letto e, finita la partita, lui improvvisamente si risveglia dal torpore casalingo.
Così come ne conosco tanti altri, separati o divorziati, che non vivono certo drammatiche crisi di identità. Abbiamo già dato  è la litania che ripetono. E quindi l'unico impegno concreto che assumono è quello di migliorare il loro personale record di numero di donne che riescono a portarsi a letto nel giro di un mese.
Caro Perotti, mi stavi anche simpatico. Ma se mi dai l'indirizzo del paese delle meraviglie in cui vivi, un giretto ce lo faccio volentieri anch'io e magari - hai visto mai? posso anche cambiare idea e darti pure ragione.

 
 
 

Tafazzievolmente votre

Post n°570 pubblicato il 26 Febbraio 2013 da latuaossessione7

L'Italia è allo sbando, i franchi votatori hanno colpito ancora e ci tocca vedere e sentire di tutto di più da parte di queste cariatidi che non perdono mai, non sbagliano mai e non si mettono in discussione. Mai.
Intanto intorno a me si moltiplicano i cartelli con segnalazioni per cassintegrati e disoccupati, a dimostrazione di un fenomeno che sta assumendo proporzioni enormi tanto che persino le donnine abituate male come me finiscono per pensarci due volte  prima di comprarsi l'ennesimo eyeliner.
E in mezzo a tutto questo marasma, invece di rallegrarmi perché ho amici in gamba che tra poco siederanno sugli scranni romani e regionali, io continuo imperterrita a studiare davanti allo specchio del mio disagio le migliori pose di controfigura al femminile di tafazzi.

 
 
 
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