Creato da salvatore1969dgl il 29/04/2006
la mia vita
 

Area personale

 

Tag

 

Archivio messaggi

 
 << Dicembre 2017 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 31
 
 

FACEBOOK

 
 
Citazioni nei Blog Amici: 2
 
 

 

articoli miei

Post n°34 pubblicato il 01 Novembre 2009 da salvatore1969dgl

 

 

 

 


Salvatore Franzè

INTERVISTA A SALVATORE FRANZE'
di Roberta Barbi

Un discorso Chico il cammino Neocatecumenale

 http://www.poeti-poesia.it/PuntateTele/PoetiPoesiaFranzè.html

http://www.camminoneocatecumenale.it/new/evento.asp?lang=it&id=46

Roma, 29 marzo 2006 - Alla Balduina lo conoscono come il ragazzo che vende libri sulle scale dell'Upim: qualcuno si ferma, molti passano oltre, magari guardandolo di sottecchi e accelerando il passo. Pochi sanno che si chiama Salvatore Franzè e che ha 36 anni: lo sanno i pochi che hanno la pazienza di ascoltare quelle sue parole pronunciate con tanta fatica e la volontà di guardare oltre le espressioni che all'improvviso sconvolgono il suo volto. Perché Salvatore è affetto da una paresi spastica del linguaggio che se riesce a imprigionare la sua voglia di esprimersi con la voce non può però imbrigliare il suo pensiero che vola fulmineo sottolineato da quegli occhi furbi e gli ha permesso, certo, con l'aiuto di angeli che hanno diligentemente tradotto in significanti noti ai più i suoi significati, di scrivere ben due libri pubblicati dalla casa editrice Pagine. 'Quel suo caffè sarà sempre un dolce rimpianto' è il secondo e racconta la sofferenza di unamore non corrisposto, un'esperienza comprensibile e condivisa da molti, ma forse vissuta da Salvatore con un'emozione in più: "Non immaginavo si potesse soffrire così tanto anche per amore", scrive in una delle prime pagine. Dolore ed esaltazione, tormento ed estasi sono gli ingredienti che descrivono il rapporto di Salvatore con Paola e la passione sempre più incontrollabile che cresceva nel cuore di lui. La gioia della conoscenza, il senso di ebbrezza nel rivederla o anche soltanto nel sentirla al telefono scalano la vetta del sentimento più intimo e sublime che possa invadere l'animo umano salvo farlo precipitare negli abissi più profondi dell'angoscia. "Amore che ci rende liberi e schiavi" lo definiva San Paolo: una schiavitù in realtà dolce ma che può tramutarsi in un attimo nel più pesante dei fardelli.È quello che accade a Salvatore, il quale, dopo aver conosciuto le delizie, si trova a dover attraversare l'esperienza dell'incomprensione e dell'abbandono che coglie chiunque indifeso e al costo di un prezzo altissimo imparerà che il dolore è indispensabile a capire l'amore finché arriverà a scrivere in una delle sue poesie: "Amore è un dono che ogni persona ha dentro il suo cuore, è saper dare il cuore".Critiche unanimi ed entusiastiche sono state avanzate all'opera seconda di Franzè da parte dei poeti intervenuti alla presentazione del volume che commuove e fa riflettere sul tema dell'accoglienza dell'altro pur nella sua diversità, perché è nell'esperienza vissuta dell'amore che l'handicap si annulla e ci si ritrova tutti uguali, come di fronte alla sofferenza e alla consapevolezza del proprio stato: "Il mio corpo sono io. La mia anima è il cuore dell'amore. Il corpo non può parlare, ma parla attraverso il cuore", scrive in un'altra delle sue innumerevoli poesie.
 
  L'inno alla vita di Salvatore Franzè
di Sergio Bindi

E' un inno alla vita, la scoperta che dal dolore, dalla sofferenza può nascere, grazie alla fede, anche la speranza. E' un riconciliarsi con  l'esistenza, certo difficile nella sua fisicità, ma rasserenata e per molti aspetti  quasi appagata per la capacità di esprimersi in prosa e in poesia, per la solidarietà, l'amicizia vere e profonde. Questa è la lezione che Salvatore Franzè, trentanovenne affetto da  una paresi spastico-motoria del linguaggio, invia a noi presunti “normali”, troppo spesso chiusi nei nostri egoismi, nell'incapacità di incontrare e dialogare con l'”altro”, il diverso. Franzè è uno scrittore e un poeta vero,nessuna concessione critica al suo stato fisico, ma la constatazione  di un oggettivo valore letterario che ho trovato nel suo libro “Navigando con la vita ho conosciuto il dolore”,
In parte è la storia  di un giovane intelligente che deve fare i conti con il suo handicap, ma ha una grande facilità di ideare, di scrivere. E' la narrazione del suo incontro con Simone, un bambino di 3 anni, disabile costretto su una sedia a rotelle, con gli amici del quartiere romano della Balduina, con Eleonora che l'ha aiutato, manualmente, nello scrivere, con Luciana Castellano del “Gruppo Amici” della parrocchia PioX°. C'è , nella parte iniziale , lo sconforto per la sua condizione fisica, l'amarezza  per il rifiuto della società, lo stupore misto alla disperazione per le critiche delle persone che incontra  sull'autobus, quasi gli chiedessero “perché non ti chiudi in casa?”. Poi l'incontro con Dio, come lui lo chiama, che gli fa superare il dolore e lo porta ad accettare il suo stato. Ed ancora l'amicizia con Simone” anche lui – scrive Salvatore – fa parte di una vita di coraggio , di fede e combatte ogni giorno il dolore di trovarsi in una situazione sfavorevole. Nonostante tutto è grato alla mamma per averlo messo al mondo”.
Ho incontrato Franzè ad una fermata del bus, in via Acquedotto del Peschiera, a Roma. Ero capitato lì per caso, un appuntamento saltato, taxi introvabili, così ero costretto a prendere il 911. Avevo visto Salvatore, passando da lì in auto al mattino, e m'aveva incuriosito quel giovanotto, evidentemente handicappato, che, seduto sul muretto di un piccolo terrapieno, aveva steso accanto a sé, su un telone, alcuni libri. Un modo, avevo pensato, di sbarcare il lunario vendendo pubblicazioni. E m'aveva fatto un po' pena, lo confesso. Così quella mattina, mentre attendevo il bus, stavo a guardare nella sua direzione e incontrando il mio sguardo m'ha fatto cenno di avvicinarmi. “Gli comprerò un libro” mi sono detto, andando a vedere di che volumi si trattasse. Nel suo stentato parlare, parole talvolta da intuire più che capite, che sforzo deve fare per esprimersi! mi dice: “sono libri miei”, indicando la “merce”  distesa sul telo. “Ne acquisto uno” gli rispondo. E lui sorride contento. Scelgo  “Navigando con la vita ho conosciuto il dolore”, bella copertina, edizione che si presenta molto bene e, pagato, mi metto a sfogliare il libro sotto lo sguardo attento di Salvatore. Leggo veloce alcune pagine con l'abitudine che abbiamo noi giornalisti, sempre in lotta con il tempo, e con sorpresa mi accorgo che c'è la mano di un vero scrittore. Vado più avanti, alle poesie, e scopro un vero poeta. Non so se il mio 911 sia passato o no perché quella lettura lì in piedi, con lui che accanto quasi attende un commento, mi appassiona. E sottolineo quel che scrive Eleonora nell'introduzione: “grazie per avermi fatto capire che la volontà e il coraggio di cambiare ci possono spingere ben oltre qualsiasi limite fisico o mentale che la vita stessa e le nostre paure ci pongono di fronte. Grazie perché ritrovo in te ogni mattina di sole caldo o di vento freddo il tuo bel sorriso e quell'umanità, quell'empatia, il rispetto, la comprensione e la semplicità che sanno riscaldare il cuore e abbracciare l'anima”. Vado più avanti ed ecco Luciana Castellana che nella prefazione sottolineare come l'”afflato religioso” trasformi la vita di Franzè in qualcosa di positivo, lanciandoci il messaggio di “abbandonare i falsi valori che soffocano la società odierna e riscoprire la bellezza e il senso della vita nella conoscenza di noi stessi, nel rispetto degli altri e nell'accettazione del diverso, prima che tutto questo si perda”. Mi accorgo, ad un tratto, che Salvatore è ancora lì, in piedi accanto a me e penso alla fatica che ha fatto. Gli dico con una punta di commozione, ancora scioccato per quel che ho letto, anche se velocemente: “Ti farò una recensione”. “Magari!”  risponde in un sussurro quasi incomprensibile: “No, stai tranquillo – replico- lo farò”.Ho mantenuto la promessa, ma non seguendo i consueti canoni di una critica letteraria che sarebbe suonata fredda e non sarebbe riuscita a ricostruire l'atmosfera che Franzè crea con la sua prosa e le sue poesie. Ho percorso una vi diversa: quella dell'affresco, della sottolineatura di ciò che lo scrittore ci comunica. C'è, infatti, la denuncia, anche forte, delle incomprensioni della società verso i diversi, dell'arroganza dei forti, ma c'è anche il conforto dell‘amicizia; c'è la forza della fede che tutto fa superare. “Ho cominciato una nuova vita – scrive Salvatore – quando ho detto sì alla mia vita, affidandomi al Signore, e oggi credo che, senza questa esperienza di fede e questo mio sentirmi parte della Chiesa, la mia vita non mi apparirebbe così bella”. Sì, merita di leggere il libro di Franzè. Ci da una grande lezione di vita. La da a noi “normali”, troppo spesso  chiusi nei nostri egoismi, nelle nostre solitudini ed incapaci di scorgere ciò che di bello l'esistenza ci offre.