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Un blog creato da Akhera il 25/09/2008

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La semplicità...

Post n°26 pubblicato il 16 Marzo 2009 da Akhera

 
 
 

Una domenica mattina...

Post n°25 pubblicato il 01 Marzo 2009 da Akhera

Il rumore di pentole che proveniva dalla cucina mi svegliava piuttosto presto.
A differenza degli altri giorni, in cui il sonno era cullato da un silenzio avvolgente, la domenica mattina ero bersaglio di ogni sorta di rumore che, invadente, mi raggiungeva fino a sotto il cuscino, dove mi nascondevo per ovattarlo. Nonostante tutto, perpetuavo nello stato di sonno, che diventava via via sempre più leggero.
Sullo sfondo, tutti i rumori di una casa sveglia da un po'mi tranquillizzavano. 
Certe domeniche a svegliarmi erano le canzoni di Massimo Ranieri o Adriano Celentano, con le quali mia madre accompagnava le faccende domestiche. La sentivo cantare, e tante volte con mia sorella, mostravamo la nostra disapprovazione per la performance mattutina gridandole contro "Basta!". Ma tante altre volte da sotto le coperte, al buio, e senza nemmeno guardarci scoppiavano le risate migliori. Succedeva quando la sentivamo cantare certe canzoni di cui non ricordava le parole. Spesso le inventava da capo,  oppure si limitava a intonare semplicemente il motivo per le parti che non ricordava. E così passò alla storia una canzone della preistorica Gigliola Cinguetti della quale sentimmo solo le prime parole della canzone e le finali di ogni parola a fine strofa.
Il colpo finale era poi spesso dato dall'aspirapolvere. Arrivava fino a sotto la nostra porta, per pulire il corridoio, ed era come se fosse in camera.
Allora decidevo di alzarmi.
In cucina c'era sempre un buon odore di soffritto. Sul tavolo la spianatoia con la farina , le uova, la macchinetta per stirare la pasta. Mi mettevo sul divano, di fronte al camino, a godere di un meraviglioso fuoco scoppiettante. Sentivo il calore sulle guance, l'odore di legna misto a cenere, mentre mi intrattenevo al telefono per negoziare la location del mio pranzo domenicale. Spesso vincevo io. Poi toccava a mia sorella. Stesso iter...!  
In TV linea verde o il sabato del villaggio ( o qualcosa di simile)...che puntualmente non venivano seguiti da nessuno, perchè tutti erano impegnati a far qualcosa.
Il rumore metallico delle chiavi che giravano nella serratura, preceduto da quello stridente del cancello che si apriva, significava che papà stava rientrando. Attraversava il salone in un lampo, quasi senza nemmeno farsi vedere, direzione frigorifero. Poi il rumore della carta ci faceva capire che stava riponendo i dolci che aveva comprato. I suoi tentativi di nasconderli per evitare che li mangiassimo prima di pranzare fallivane sempre. Tante volte faceva il giro da giù, li lasciava nel frigo in garage, e saliva dalla scala interna a mani vuote. Ma era scritto a caratteri cubitali sulla sua faccia che aveva comprato le paste.  A volte facevamo finta di non capirlo, così dopo pranzo lui poteva esordire con "Sorpresa"....

Oggi è domenica. Mi sono svegliata con il solito rumore del camion della nettezza urbana alle 7,30.
Sono rimasta nel letto fino alle 10.00 perchè non sapevo che fare, considerando che si è appena chiusa la sessione d'esami e non ho nemmeno da studiare.  
Mi sono alzata, ho acceso il pc e ho scambiato quattro chiacchiere con il connesso di turno. Ho letto un poco. Poi ho scongelato la crema di melanzane e ho pranzato. 
Tra un po' anche questa domenica finirà! 

 
 
 

Buongiorno!!

Post n°24 pubblicato il 20 Febbraio 2009 da Akhera

Il rumore profondo di un motore potente mi dà il buongiorno.
Come tutte le mattine il fragore del camion della nettezza urbana irrompe nel mio timpano. Il bidone da svuotare è posto esattamente sotto il mio balcone. Sento da sotto le coperte il rumore ovattato dello sfiato stridente dei freni.
Il rullio di pneumatici che sfregano contro l'asfalto si fa via via più leggero. Il motore acceso crea delle vibrazioni costanti e cicliche, che fanno da sottofondo ai rumori più aspri generati dall'aggancio del bidone.
E' incredibile come dei rumori fastidiosi diventano una dolce abitudine; un segno di riconoscimento da legare ad un posto, ad un orario, che sanno di buono, come l'odore della benzina, quello dell'erba e dei cassetti di un vecchio armadio. 
Sono le 7,30. E' impossibile sbagliarsi. E' un rituale che seguo tutte le mattine da quasi tre anni, in silenzio, con gli occhi sbarrati, semicosciente, considerata la dimensione al margine del sonno. 
E' ancora presto. Posso godermi un altro po' il tepore del mio letto. 
Ben presto arrivano anche i clacson delle persone che trovano la loro auto assediata dai coglioni che si sono inventati i parcheggi in doppia fila. Certi si attaccano al clacson e suonano imperterriti per minuti. I miei nervi scattano. Stronzo, sono le 8,00 che cazzo suoni ?
Metto la testa sotto il cuscino e chiudo gli occhi. Come vorrei rimanere a letto tutta la mattina!
Intanto sotto casa già alzano la serranda del negozio. Un vocio fastidioso. Dieci persone per aprire. La fila delle macchine in coda per l'imbocco dell'autostrada cresce, l'orologio cammina, il traffico impazzisce. Una pioggia di clacson. Si gioca a chi suona di più. A chi ha il suono del clacson più bello. 
OK!Mi alzo!
In cucina l'odore di caffè. La mia coinquilina sta facendo colazione. Una tazza di caffè, una noce, una fetta biscottata con il miele, uno yogurt. Sembra una puntata sulla colazione ideale di un programma della Lambertucci. Mi unisco a lei, scambiamo quattro chiacchiere... i miei occhi si aprono completamente.
Un sms: "Buongiorno"...
E' ufficialmente iniziata una nuova giornata. 

 


 

 

 

 

 
 
 

Incognita...

Post n°22 pubblicato il 17 Febbraio 2009 da Akhera

E' un'ansia senza un nome e senza un volto,
come un coperchio ermetetico sigilla la gola,
respingendo ogni filo di voce. 
 E non so cos'è!


E' un silenzio inespresso,
come un singhiozzo trattenuto
e un grido taciuto;


E' una rabbia senza ragione e senza direzione
sospesa a metà ta me e tutto il resto


 


Mentre sorseggio camomilla, mi auguro che la notte sia un porto di pace...

 
 
 

La solitudine dei numeri primi...

Post n°21 pubblicato il 16 Febbraio 2009 da Akhera

I numeri primi sono divisibili soltanto per uno e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell'infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri... In un corso del primo anno Mattia aveva studiato che tra i numeri primi ce ne sono alcuni ancora più speciali. I matematici li chiamano primi gemelli: sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini, anzi quasi vicini, perché fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero... Numeri come l'11 e il 13, come il 17 e il 19, il 41 e il 43. Se si ha la pazienza di andare avanti a contare, si scopre che queste coppie via via si diradano. ci si imbatte in numeri primi sempre più isolati, smarriti in quello spazio silenzioso e cadenzato fatto solo di cifre e si avverte il presentimento angosciante che le coppie incontrate fino a lì fossero un fatto accidentale, che il vero destino sia quello di rimanere soli. Poi, proprio quando ci si sta per arrendere, quando non si ha più voglia di contare, ecco che ci si imbatte in altri due gemelli, avvinghiati stretti l'uno all'altro. Tra i matematici è convenzione comune che per quanto si possa andare avanti, ve ne saranno sempre altri due, anche se nessuno può dire dove, finché non li si scopre. Mattia pensava che lui e Alice erano così, due primi gemelli, soli e perduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero. A lei non l'aveva mai detto."

 
 
 
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Il mio pensiero corre! Proprio come il Coniglio Bianco nella favola di Alice. Io lo inseguo per fermarlo e interrogarlo. Ma lui corre più veloce di me. Nella rincorsa scivolo nella sua tana e mi perdo in una dimensione confusa. E'...il mio mondo al rovescio, fatto di non-sense, contraddizioni e paradossi, dove il confine tra reale e irreale è estremamente labile...