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Post n°35 pubblicato il 27 Luglio 2006 da LilyOfTheValley78

Libano - Beirut - 24.7.2006Lettere dal fronteLettera aperta del direttore di una ong da un campo profughi in Libano

Gentili signori, gentili signore,
vorrei iniziare a descrivere la situazione di Beirut. La guerra è dappertutto e la distruzione è diventata il nostro pane quotidiano. La situazione peggiore si verifica nel campo di Borj Al Barajneh, che si trova in mezzo al fuoco e ai bombardamenti ed è isolato dalle aree circostanti. I residenti del campo devono sottostare ad una continua tensione provocata dalla guerra e dalle necessità vitali.
 
Una situazione drammatica. Mentre la maggior parte degli abitanti di Beirut ha potuto lasciare le proprie abitazioni, gli abitanti del campo non hanno alternative e devono restare. Il campo Al Bourj è situato nel sobborgo meridionale di Beirut ed è circondato dai territori Hezbollah, pesantemente bombardati durante il giorno e la notte. Ha tre entrate dalla strada dell’areoporto dalla parte di Haret Horek e un’altra dall’area di Borj: tutto intorno ci sono bombardamenti. Quindi, la via migliore per raggiungere il campo è dalla strada dell’areoporto che è diventata molto pericolosa ed è bombardata giorno e notte senza preavviso. Anche per questo le nostre vite sono in pericolo. Sono il direttore del campo del Women’s Humanitarian Organization. Appena la guerra è iniziata, la gente è accorsa ai supermercati per procurarsi del cibo, che si è esaurito dopo poche ore. Ho pensato subito a come poter aiutare la mia gente nel campo e a come fornirgli aiuto immediato poiché le condizioni dei palestinesi durante la guerra erano terribili: l’80 percento di loro era disoccupato o aveva lavori part-time e a volte lavori stagionali; si guadagnavano da vivere giorno per giorno. Il problema più importante da affrontare è dunque come essi possano superare questa difficile situazione. Il 15 luglio 2006 ho visitato il campo in cerca di risposte alla mia domanda. Ho scoperto che la gente ha deciso di rimanere nel campo perché non ha un altro posto dove andare a causa della mancanza di denaro e di case. Infatti, lasciare il campo gli costerebbe molto: dovrebbero affittare una macchina e trovare una casa perché non vogliono essere rifugiati per la seconda volta. Mi hanno detto: “Siamo già rifugiati, dobbiamo essere rifugiati ancora?”
 
Appesi a un filo. Oggi sono tornato al campo e, per l’amor di Dio, non posso descrivere quel viaggio terribile. La mia macchina era l’unico veicolo in movimento, tutto era silente e distrutto. Solo quattro chilometri separano la mia casa dal campo: la prima parte del percorso era percorribile, ma mentre entravo ho avuto l’impressione che il campo fosse abitato da spettri. Nessuno può entrare nella zona perché è estremamente pericoloso: è stretta tra l’areoporto bombardato da un lato e i sobborghi sciiti, completamente distrutti. Era una scena di devastazione totale: tutti gli edifici e le strade erano completamente rasi al suolo: il puzzo della morte e della distruzione era ovunque.
Nel momento in cui sono entrato nel campo, mi è sembrato di essere su un’isola separata dal resto del mondo. Mi sono unito alle altre ong e ho organizzato un incontro d’emergenza per loro con un piano a lungo termine per aiutare il campo. Non sapevamo da dove iniziare: le necessità erano enormi e al di là delle nostre previsioni. E’ vero che abbiamo avuto una lunga esperienza durante la guerra passata ma la situazione ora è differente, perché ora non abbiamo praticamente più alcuna struttura gerarchica nel campo. Nel passato l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina aveva in mano la situazione e forniva alla gente tutta l’assistenza, ma ora la questione è chi potrà essere incaricato di questo compito insieme a noi ong? Anche le ong non hanno molti fondi. Nessuno dei rifugi nel campo può essere usato per proteggersi: sono in disuso dal 1987; inoltre non ci sono abbastanza risorse mediche. Le donne, i bambini e gli anziani sono terrorizzati e intrappolati dopo giorni di bombardamenti brutali nell’intera area circostante il campo.
 
Manca tutto. Non c’è elettricità, carburante per i generatori, non c’è equipaggiamento medico e abbiamo urgentemente bisogno di cibo e medicine per i bambini e gli anziani. Alla fine del meeting, tutte le ong e gli attivisti hanno concordato sui seguenti bisogni primari:
•       Migliorare la consapevolezza medica e sanitaria: nel caso fossero usate armi chimiche, la gente dovrà sapere come comportarsi;
•       Cibo per bambini, latte e pannolini;
•       Medicine d’emergenza: Ventoline per l’asma, pastiglie per il diabete, medicine per la pressione alta. Bende, medicine cardiache, antipiretici, antibiotici e medicine per la diarrea;
•       Candele e fiammiferi;
•       Acqua potabile: il campo non possiede acqua potabile e gli abitanti la devono comprare;
•       Detergenti ed insetticidi;
•       Personale di pronto soccorso (corsi di formazione);
•       Benzina per i generatori elettrici dell’ospedale;
•       Estintori;
•       Equipaggiamento per il pronto soccorso e barelle;
•       Generatori elettrici per facilitare la vita e per il lavoro delle ong.
Le nostre statistiche recenti mostrano che ci sono:
•       200 famiglie rifugiate nel campo dall’area circostante (coloro i quali hanno vissuto a lungo fuori dal campo nell’area Hezbollah) e non hanno un altro posto dove andare a Beirut;
•       1500 bambini sotto i sei anni;
•       450 anziani con malattie croniche;
•       20’000 persone nel campo.
 
Alla fine dell’incontro ci siamo divisi e abbiamo assunto responsabilità per i differenti compiti: sistemare i rifugi e mobilitarci nel caso di emergenze, nella speranza di ricevere il supporto e i finanziamenti in tempo per fornire alla nostra gente ciò che è urgente e necessario. Ho lasciato il campo pregando Dio di proteggere questa strada così che io possa tornare alla nostra gente con gli aiuti. Stiamo affrontando una crisi umanitaria senza precedenti e chiediamo alla comunità internazionale di fermare la distruzione totale che Israele sta portando al Libano e l’uccisione di civili innocenti. Abbiamo un bisogno urgente di assitenza sanitaria e chiediamo a tutta la gente di buon cuore nel mondo di aiutarci: anche un piccolo aiuto potrà fare la differenza. Un raggio di luce può darci speranza nonostante l’oscurità.
 
Il direttore di Women’s Humanitarian Organization
Olfat Mahmoud

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