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SOCIETAS

Se la nostra società
assolve e incoraggia la
mancanza di virtù e i falsi
valori della vita, noi
dobbiamo rifare la società
in modo che felicità e
virtù coincidano.

Tsunesaburo Makiguchi

 

RAGIONE

Chiunque pretenda di pronunciare una verità nel campo pragmatico  dei rapporti morali, politici e sociali, in virtù di questa pretesa dice una falsità

Theodor Geiger

 

ART. 21 COST

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

 

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« Che cos'è la prescrizione?Siamo alle solite »

Invocare il popolo...ma non è quello che fece Lenin?

Post n°102 pubblicato il 09 Ottobre 2009 da zalo88

[Devo innanzitutto sottolineare un mio errore, dovuto a distrazione ma un pochetto grave per uno che studia diritto, riguardo il post precedente [già corretto]. Avevo scritto che il giudice doveva accertare l'esistenza del fatto antigiuridico e colposo. Ovviamente è sbagliato, la parola corretta è COLPEVOLE. Colpevole significa: con dolo o, nei casi previsti dalla legge, con colpa; il fatto antigiuridico deve essere inoltre commesso in assenza di scusanti, con capacità di intendere e di volere e previa conoscibilità della norma penale che punisce il reato. Colposo invece significa solo con colpa, ovvero attraverso condotta negligente, imprudente o imperita. Ringrazio coloro che mi hanno fatto notare l'errore e mi hanno permesso di correggerlo e mi scuso per la distrazione.]

Non che io ricordi così bene e nel dettaglio la storia della rivoluzione russa, ma sicuramente un dettaglio non mi sfugge affatto: essa fu possibile solo grazie all'appoggio del popolo. Così Lenin, che interpretava la dottrina marxista nel modo più violento ritenendo che egli auspicasse una "rivoluzione di un'asprezza inaudita", si servì del popolo per sbarazzarsi del vecchio potere zarista ed instaurare quella che sarebbe dovuta essere la "dittatura del proletariato" ma che, di fatto, si può tranquillamente chiamare solo dittatura. La cosa interessante è che quella dittatura, nata nel 1917 con la rivoluzione d'ottobre e vissuta sino al 1991, è proprio quella che il nostro attuale presidente del consiglio disprezza, quella che ha sempre utilizzato per screditare il comunismo prendendola come simbolo dello stesso. Adesso non voglio dire che Berlusconi & co siano come Lenin o Stalin (anche se forse qualche pensiero ce lo fanno), ma ciò che accomuna questi personaggi (e se ne potrebbero aggiungere anche altri, come Hitler) è l'invocazione del popolo come strumento di forza per legittimare ed ottenere il loro potere, un potere che però, logicamente, si presenta come assoluto e non come limitato dai controbilanciamenti democratici.

Se è vero che Berlusconi è stato eletto dal popolo, non è forse vero che anche persone come Dario Franceschini, Antonio di Pietro, Pierferdinando Casini sono state elette dal popolo? Forse non è stata la maggioranza del popolo ad eleggerli, ma di sicuro il popolo non è costituito da una massa uniforme composta di individui pensanti tutti nel medesimo identico modo. Ciò che Berlusconi e Bossi possono invocare non è il popolo, ma una parte del popolo (che loro credono essere maggioritaria ma in realtà non lo è, poiché tutti gli ultimi risultati elettorali non hanno conferito alla coalizione di centrodestra attuale la maggioranza assoluta). Dimenticano però un'altra parte del popolo, quella che non sta con loro, quella che non li vuole al governo, quella che vota contro di loro unita a quella che non vota.
Bossi ha addirittura invocato la guerra, come se fosse una battaglia semplice, come se gli unici "nemici" fossero i magistrati, ma è qui che i conti sono fatti senza l'oste. Se anche si ipotizzasse lo scenario del film "il Caimano", nella cui scena finale si vede Nanni Moretti interpretare Berlusconi mentre afferma di essere "più uguale degli altri" mentre il popolo brucia il tribunale, le cose non potrebbero andare proprio in quel modo. Perché? Perché a difendere quel tribunale, oltre ai magistrati, ci sarebbe l'altra parte del popolo, quella ostile a Berlusconi, 'sì che l'unica via possibile in un caso di invocazione violenta del plebiscito sarebbe la guerra civile.
Ovviamente questa è solo una fantasia, un'immagine metaforica, ma che credo renda bene l'idea della situazione attuale e dell'impossibilità di Mister B. di far troppo quello che vuole.

Poniamo però il caso che la situazione non sia questa, che davvero il 75% degli italiani sia col premier (cosa questa, agli occhi di chi scrive, possibile solo a Milano 2 o ad Arcore). Sarebbe ugualmente giusto aizzare il popolo contro le istituzioni create dalla costituzione al fine del buon funzionamento dello stato democratico-liberale? Il favore del 75% della popolazione legittima l'ascesa al trono? NO!
Non esiste democrazia al mondo in cui le minoranze non trovino uno spazio politico e non esiste democrazia al mondo che conferisca, anche per un periodo limitato, poteri illimitati ad una o più persone. Quello che invece Berlusconi invoca sono proprio questi poteri illimitati: la facoltà di non farsi processare, la facoltà di deridere ed insultare l'avversario politico in un pubblico dibattito riferendosi a questioni che non riguardano la materia trattata (peculiare il caso della Bindi dell'altra sera*), la facoltà di controllare l'informazione. Sono tutti poteri che egli invoca per sé in base ad una legittimazione popolare, ritenendo che se il popolo (o meglio la maggioranza RELATIVA del popolo) lo ha eletto, allora egli può, finché perduri il favore della maggioranza, spadroneggiare alla stregua di un monarca assoluto.
Leggevo su uno di quei giornali gratis che si trovano in metropolitana un messaggio di un tale (evidentemente completamente ignorante in diritto costituzionale) che sosteneva come la Consulta dovesse per forza approvare il lodo Alfano perché "Vox populi, Vox Dei". Non è forse questa la prova del fatto che il messaggio che sta mandando Berlusconi attraverso i mass media è proprio quello di essere titolare di un potere illimitato per legittimazione popolare?

Ma questo è falso, in tutta la Costituzione non vi è alcun passo in cui si dice che la legittimazione popolare comporta illimitati poteri. Anzi, tutt'altro. La Costituzione (nostra come di tutti gli stati democratico-liberali) si preoccupa di tutelare le minoranze, di dividere i poteri al fine di bilanciarli, di creare una sfera di diritti fondamentali che non possono essere limitati o esclusi nemmeno da chi è al potere perché legittimato dal popolo. A tal proposito rileva un passo importantissimo della nostra Costituzione, un passo addirittura più importante del supercitato articolo 3 e precedente ad esso in ordine cronologico:

ARTICOLO 1 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA:
"L'ITALIA E' UNA REPUBBLICA DEMOCRATICA FONDATA SUL LAVORO
LA SOVRANITA' APPARTIENE AL POPOLO CHE LA ESERCITA NELLE FORME E NEI LIMITI DELLA COSTITUZIONE"

Il messaggio non può essere più chiaro di così. Il popolo non può, non senza un colpo di stato con conseguente sconvolgimento di tutto il sistema costituzionale repubblicano in vigore dal 1948, esercitare, né direttamente né attraverso i suoi rappresentanti, una sovranità illimitata. Gli è dato un potere vastissimo, ma comunque limitato. Ed il limite è dato dal rispetto della Costituzione.

Preposta a garantire il rispetto della Costituzione da parte dei rappresentanti del popolo è la Corte costituzionale. Il premier e alcuni (non tutti fortunatamente) della sua maggioranza hanno accusato la Corte di essere politicizzata; accusa che, oltre a non essere provata, è anche intrinsecamente infondata giacché i costituenti erano a conoscenza del rischio di avere una Corte politicizzata, sicché decisero di far eleggere i giudici costituzionali da tre organi istituzionali diversi: il Parlamento (con maggioranza qualificata), la Magistratura e il Presidente della Repubblica. Ma tali giudici non possono nemmeno scegliersi a caso, devono essere giuristi di altissima esperienza: magistrati o professori universitari di cattedre di diritto o avvocati con più di 20 anni di esperienza. Di più: i giudici non possono essere rieletti e questo non fa che rafforzare la loro indipendenza da qualsiasi altro potere. Parrebbe molto difficile quindi che si possa formare un indirizzo politico maggioritario all'interno della Consulta, considerata la loro professionalità e la loro diversa elezione.

Stiano attenti dunque gli italiani a quanto dicono alcuni dei maggiori esponenti della politica. Rammentino sempre quella frase dell'articolo 1, e prestino molta attenzione quando sentano invocare il popolo...sia mai che facciano la fine dei russi nell'Unione Sovietica.

*Durante la puntata di Porta a Porta dello scorso mercoledì 7 ottobre in un intervento telefonico il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si è rivolto all'onorevole Rosy Bindi (PD) dichiarando quanto ella sia "più bella che intelligente", offendendo in questo modo sia il suo pensiero sia il suo aspetto fisico.

 
 
 
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SENTENZA N. 24 2004 DELLA CORTE COSTITUZIONALE

[...]

La CORTE COSTITUZIONALE

dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 1, comma 2, della legge 20 giugno 2003, n 140 (disposizione per l'attuazione dell'art. 68 della Costituzione nonché in materia di processi penali nei confronti delle più alte cariche dello Stato);

dichiara ai sensi dell'art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87, l'illegittimità costituzionale dell'art. 1, commi 1 e 3, della predetta legge n. 140 del 2003.

Così è deciso in Roma nella sede della Corte Costituzionale, Palazzo della Consulta, il 13 gennaio 2004.

 

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