Creato da sinaico il 08/05/2008

Rivotorto

fede e vita - natura e grazia

 

 

Creazione

Post n°1075 pubblicato il 19 Gennaio 2018 da sinaico

Per alcuni l’universo non è stato creato da Dio: c’è e basta. E basta?

Ma come fa a bastare una risposta tanto sciatta?

Perché Dio non dovrebbe esistere mentre ciò che non è Dio sì?

E perché l’universo dovrebbe avere delle leggi PERENNI? Che l’universo si regga su leggi, non lo nega nessuno, neanche gli atei. Del resto è un’evidenza. Il bastian contrario può al massimo dubitarne chiudendo gli occhi, ma mai potrà negare le leggi universali dimostrando che non è così.

Ebbene, il caos non è una caratteristica più consona alla bruta materia che non delle leggi che la regolano?

La ragione è come una strada che attraversa un bosco misterioso e impenetrabile, fino ad arrivare a Dio, che però si manifesta ad essa attraverso un abisso coperto di nebbia.

La ragione sa che al di là c’è Dio, non può che esserci Dio. Ma non vede nulla.

Solo l’apparire di un cavallo alato (la grazia) può darci la speranza di andare a conoscere Dio, ma sta a noi fidarci e salire sul cavallo, sta a noi accettare la grazia attraverso l’intelligenza e avere, così, la FEDE.

 

 
 
 

Peccato originale e grazia divina

Post n°1074 pubblicato il 15 Gennaio 2018 da sinaico

Dopo il PECCATO ORIGINALE la natura umana è rimasta menomata e noi, come dei MENOMATI ci dobbiamo comportare: da una parte accettando e offrendo a Dio il nostro deficit, che egli può trasformare in gloria, e dall’altra sottoponendoci con impegno alla riabilitazione, nella fiducia che Dio può anche guarirci.

Se non si accetta il deficit, si rimane frustrati; se lo si accetta passivamente, si rimane sempre frustrati.

Desiderio e decisione umana, impegno e aiuto divino, natura e grazia, vanno insieme.

 
 
 

Ebraismo ed ellenismo

Post n°1073 pubblicato il 21 Dicembre 2017 da sinaico

Come si spiega che gli ANTICHI EBREI, che inizialmente pare non avessero nessun senso di una vita ultraterrena né, tanto meno, di ANIMA, col tempo, senza l’aiuto di una scuola filosofica, hanno elaborato un concetto di principio vitale spirituale e immortale ad un tempo molto profondo e molto diverso da quello greco, tanto che essi non mettono in contrapposizione ciò che è spirituale con ciò che è materiale, come fanno i greci, ma unificano i due aspetti?

Per un credente la risposta è: grazie soprattutto alla meditazione sulla Rivelazione e al progredire della Rivelazione. Cioè: alla meditazione sull’esperienza (insieme personale e di popolo) di Dio che si è fatto conoscere, e alle ulteriori esperienze che sono proseguimento e conseguenza della prima esperienza di Abramo.

Come mai le credenze degli antichi Ebrei non sono state assimilate dalla filosofia greca, ma è stata questa ad essere assimilata e integrata nel cristianesimo? Come mai l’inculturazione più importante e decisiva non è partita dall’evoluta cultura greca, che pure aveva conquistato perfino la cultura romana, come i romani stessi ammisero, ma è partita dalla cultura giudaico cristiana? Perché l’ellenismo non ha conquistato l’ebraismo se non dopo essere stata conquistata, mentre è stato il cristianesimo di stirpe giudaica a conquistare la cultura greca, per poi, solo allora, acquisirne gli aspetti più originali? Quale forza è intervenuta?

Per i credenti la risposta è: la GRAZIA divina.

 
 
 

Immigrazionismo

Post n°1072 pubblicato il 01 Dicembre 2017 da sinaico

L’IMMIGRAZIONE dei profughi e dei poveri è come la GUERRA: da ripudiare.

Dire di essere favorevole a questa immigrazione è come dire di essere favorevole alla guerra.

Non si può essere “pacifisti” e, nello stesso tempo, “immigrazionisti”.

Mi fa ridere chi dice che l'unico modo per aiutare i poveri africani è "accoglierli" per offrirgli altra povertà con le "risorse" di uno stato sociale ormai al collasso, perché, tanto, è inutile trattare coi governi africani.

Sarebbe come dire che sono inutili le trattative di cessate il fuoco quando c'è una guerra e l'unica cosa da fare è accogliere i profughi nelle tendopoli.

Se questo tipo di immigrazione è una risorsa, allora lo è anche la guerra.

Che poi la provvidenza trae il bene anche dal male, è un altro discorso. Ma questo vale anche per la guerra: è stato solo dopo la Seconda Guerra Mondiale che si è preso coscienza del valore della libertà e che, di conseguenza, è iniziata la decolonizzazione.

 
 
 

Medjugorie?

Post n°1071 pubblicato il 27 Novembre 2017 da sinaico

Gli avvenimenti di Medjugorje che, penso, essere con buona probabilità autentici, ritengo che suscitano tanti dubbi nel PAPA in quanto negli anni i “medjugorjani” sparsi per il mondo ne hanno involontariamente fatto come un “discrimine” per il cammino spirituale nella Chiesa.

E’ vero che spesso essi, i "medjugorjani", sono stati spesso discriminati, ma è pure vero che, non di rado, il credere o no a Medjugorje è stato visto come l’essere o meno favoriti da una chiamata speciale, intesa non solo come “particolare”, ma anche come “elitaria” nel senso che chi non l’aveva poteva mancare qualcosa di importante a livello universale.

Io che di Medjugorje sono stato attivista e promotore fin dai primissimi anni, ne sono testimone.

Era un sentimento taciuto e malcelato allo stesso tempo che, da una forma di desiderio di protagonismo a livello personale ha cominciato a strutturarsi come “sistema”.

L’essere stato a Medjugorje, di fatto, involontariamente e forse senza saperlo, da molti è stato considerato non solo come una chiamata all’interno della Chiesa, ma anche come una nuova via universale, a cui era chiamata tutta la Chiesa. 

Una specie di “movimento dei movimenti” nel senso di “riassunto” di ogni spiritualità della Chiesa e della Chiesa stessa. Un tesoro nascosto nel tesoro nascosto. Un’unzione fondamentale per rendere fondamentale l’unzione universale dei figli di Dio.

Il concetto è difficile da precisare ma e facilmente intuibile: Medjugorje per molti ha rappresentato, forse non in teoria ma di fatto, come una nuova via dove per nuova via non si intende una nuova spiritualità finora mai esplicitata, un po’ come, in alpinismo, è una nuova via che conduce comunque sulla cima e che può essere, almeno per alcuni, più facile delle precedenti, ma come una nuova via capace come di “abbassare” la cima o, se si vuole, di condurre allo sperone più alto della cima dove nessuno altrimenti potrebbe mettere piede. 

Per questo, nell’attesa del pronunciamento ufficiale della Chiesa, a cui mi atterrò, pur considerando come gli eventi di Medjugorje abbiano una notevole probabilità di essere autentici, ritengo comunque che le difficoltà che stanno incontrando con l’autorità ecclesiastica possano rappresentare una salutare purificazione.

 
 
 

Leggi umane e leggi di natura

Post n°1070 pubblicato il 20 Novembre 2017 da sinaico

Tra PEDOFILIA e OMOSESSUALITA’ c’è una differenza sostanziale: la prima è SEMPRE una forma di violenza, per di più contro gli indifesi, e perciò è sempre un CRIMUNE.

Ma, al di là della PRATICA, quale è la differenza tra l’INCLINAZIONE pedofila e quella omosessuale?

Immagino qualcuno rispondere: “Se la tendenza non può concretizzarsi perché va contro la LEGGE, allora è sbagliata”. Risposta non completa: va precisato di quale LEGGE si tratta.

Se ci si riferisce alla legge umana, quella dei CODICI, sempre MUTEVOLE (ci fu un tempio in cui certe pratiche erano permesse), allora da a intendere che la TENDENZA alla pedofilia è sbagliata, ma non quella omosessuale.

Ma la leggere da prendere in considerazione è quella della NATURA, immutabile e universale.

 
 
 

MOLESTIE

Post n°1069 pubblicato il 16 Novembre 2017 da sinaico

In TV quasi non si parla che di MOLESTIE.

Il fatto è che tra DONNE e UOMINI, che, lo si voglia o no, sono nello stesso tempo simili e DIVERSI, i rapporti devono basarsi sul RISPETTO e sulla MODESTIA di costumi: due facce della stessa medaglia. La modestia è rispetto e il rispetto è modestia.

Molti si chiedono: se tutto è può essere visto come una molestia, come fare le avances a una donna con cui si spera di costruire una vita insieme?

Io non rimpiango il passato, anzi credo in una PROGRESSIONE dell’umanità verso una meta finale.

Ciò però non vuol dire che il moto dell’avanzamento sia uniforme e che nel passato tutto sia stato sbagliato.

Che, forse, non sia il caso di ispirarsi ai passati metodi di corteggiamento in cui le convenzioni sociali, certo sempre imperfette, educavano le persone al RISPETTO reciproco?

Che, almeno in certi casi, ci sia più IPOCRISIA oggi, che si vuole tutti “liberi” di essere “se stessi” (cioè di liberare l’istinto concupiscente), per poi scandalizzarsi di ciò che l’uomo e la donna manifestano di essere?

 
 
 

Big Fisch

Post n°1068 pubblicato il 09 Novembre 2017 da sinaico

BIG FISCH: anche i film profani possono parlare di Dio, come la NATURA.

Se il voler vedere ciò che non esiste è una forma di follia IDEOLOGICA, il cercare ciò che c’è OLTRE le cose, è VERITA’ in embrione.

Anche quando si cerca a “tentoni” qualcosa si è già trovato: la SPERANZA. Perché non c’è nessuno che cerca senza sperare e la speranza è la caparra di ciò che si cerca.

Don Chisciotte era alienato dal mondo concreto, ma dai sentimenti, che in lui erano erano VERI e forti.

Anche nella pazzia può esserci del VERO.

La speranza non ideologica di un mondo migliore apre il cuore alla Speranza di un mondo rinnovato dallo Spirito Santo.

Infatti vedere la Realtà oltre la realtà spesso significa sperare contro ogni speranza, cioè avere FEDE.

Ma per questo, dice Gesù, occorre la purezza del cuore: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio”.

 
 
 

Esperienze...

Post n°1067 pubblicato il 27 Ottobre 2017 da sinaico

Oggi c'è la mania del fare ESPERIENZE, anche di male e di peccato perché, dicono alcuni, solo attraverso l'esperienza diretta si può avere la CONOSCENZA.

Ma dire che per comprendere il male occorre farlo, è pura IDIOZIA, oltre che ERESIA.

Se, come dice Sant'Agostino, il male si configura come assenza di bene, occorre fare il BENE per avere la giusta visione del suo negativo.

Come dimostra la Madonna che, pur non avendo mai commesso peccato, ha la visione più profonda dell'orrore del peccato.

Se Dio, sommo bene, ha creato l'uomo a propria immagine e somiglianza, vuol dire che l'uomo è chiamato esclusivamente al bene.

Che Dio, poi, sfrutti anche il male commesso dalle sue creature per rivelare il suo amore e manifestare la sua misericordia, non significa che detesti il male, ma solo che vuole salvare ogni persona. Ma questo è un altro discorso.

Il problema è che molti scambiano le SENSAZIONI per esperienze di vita ma, in realtà, le sensazioni sono solo degli STRUMENTI di cui le esperienze si possono servire. Le esperienze, infatti, si manifestano a livello spirituale.

Così, ad esempio, se consideriamo l’esperienza di una cena in famiglia o tra amici come un’esperienza di vita, non la si può ridurre al solo gusto del cibo.

Anzi, mangiare in modo particolarmente bene e raffinato, ma da soli, in genere comporta tristezza,

 
 
 

Famiglia immagine della Trinità

Post n°1066 pubblicato il 13 Ottobre 2017 da sinaico

Con la FAMIGLIA Dio ha voluto dare, per quanto possibile, un’immagine della TRINITA’.

Così, come nella Trinità le TRE PERSONE DIVINE sono unite in una sola NATURA, la famiglia si basa su una speciale unità dei coniugi che, sebbene non consista nell’avere una stessa natura, li “fonde” SPIRITUALMENTE in modo da fare, dei due, un’unica CARNE e un unico spirito in Dio.

E’ un mistero, meno grande di quello della Trinità, ma pur sempre un mistero.

Ma come una Persona della Trinità non può contraddire le altre, così i coniugi.

Se, per assurdo, il Padre comandasse una cosa, il Figlio un’altra e lo Spirito Santo un’altra ancora, che ne sarebbe della Chiesa?

Così, se i genitori non hanno gli stessi valori umani e cristiani e se manifestano visioni di vita diverse delegittimandosi tra loro, che ne sarà dei figli?

Meglio dei genitori che, pur sbagliando spesso, sono concordi nell’INSEGNAMENTO dei valori umani e nel COMPORTAMENTO coerente sia coi valori e che TRA LORO DUE, che dei genitori che, pur sbagliando raramente, non concordano tra loro.

 
 
 

Accuse di eresia al Papa!

Post n°1065 pubblicato il 29 Settembre 2017 da sinaico

Non mi sottraggo dal commentare in poche righe le 7 accuse di eresia rivolte al Papa dai “62”.

Io credo che l’Amoris laetitia formalmente NON contiene NESSUNA eresia, ma solo alcuni passi che possono prestarsi a un’interpretazione AMBIGUA.

Infatti, se ciò che scrive il Papa fosse eresia, allora andrebbero annullate:

1)      la proibizione di Cristo di GIUDICARE

2)      la dottrina consolidata secondo cui, perché vi sia peccato mortale, occorre, oltre alla materia grave, anche la piena avvertenza e il deliberato consenso

3)      il dogma secondo cui la grazia, anche quando c’è, rispetta la natura, che nell’uomo è malata e che, perciò, nonostante la grazia, non è sempre in grado di comprendere subito tutto

4)      la dottrina secondo cui il peccatore non va confuso col peccato.

Inoltre la lettera dei “62” sembra voglia attribuire al Papa PAROLE che egli non ha mai né detto, né scritto. Ad esempio quando lo si accusa di ammettere degli atti sessuali tra divorziati e risposati, mentre il Papa ha solo parlato, certo in modo che si può prestare ad ambiguità, di generiche manifestazioni di affetto.

L’unico punto sul quale i 62 possono aver evidenziato un problema vero è la 7^ contestazione che, però, non è un’eresia, ma riguarda la prassi della Chiesa, che ha sempre rifiutato di ammettere ai sacramenti i divorziati risposati per il bene loro e di tutta la Chiesa (basti pensare che San Paolo ha parole durissime verso coloro che si comunicano al Corpo di Cristo indegnamente).

Il Papa, però, nell’Amoris laetitia IPOTIZZA la possibilità che a quei divorziati e risposati, a cui non è venuta meno la fede e che si ha ragione di credere, attraverso un serio discernimento, che siano in buona fede e, perciò, in stato di grazia, non venga a mancare la vita sacramentale.

La domanda è: questa strada è pastoralmente conveniente?

In pratica: visto che in molte diocesi sembra che Vescovi FACILONI e LASSISTI, per non dire INFEDELI, hanno interpretato l’Amoris laetitia senza alcun discernimento e concedono i Sacramenti praticamente a tutti, senza distinzione, tale prassi, di fatto, sta conducendo le anime verso la verità, o attraverso la porta larga che conduce alla perdizione, cercando di togliere loro perfino la speranza della conversione?

Le sta conducendo verso la salvezza o verso la dannazione?

Non poteva bastare, per i divorziati risposati in buona fede, un invito alla comunione spirituale, prassi secolare e molto fruttuosa e sempre raccomandata dalla Chiesa?

A questo non so ancora rispondere, ma ritengo che, nel dubbio, la prudenza sia un obbligo morale.

 
 
 

Annuncio del Vangelo e testimonianza di vita

Post n°1064 pubblicato il 22 Settembre 2017 da sinaico

Nell’evangelizzazione l’annuncio dei PRINCIPI e la testimonianza PERSONALE sono inseparabili, anche quando dovessero manifestarsi in momenti temporalmente diversi.

Gesù stesso, ma anche tanti santi, nell’annuncio alle folle, a volte usava dei toni “provocatori”: “Non chi dice Signore, Signore…”. Ma nell’incontro personale con chi è senza pregiudizi, Gesù è ACCOGLIENTE verso tutti.

Spesso invece capita di incontrare evangelizzatori duri e puri, che alla provocazione del Vangelo amano aggiungere la loro personale, deturpando così la Parola di Dio, ma che nell’incontro personale spesso non manifestano COMPASSIONE.

 
 
 

Teorie atee e agnostiche

Post n°1063 pubblicato il 15 Settembre 2017 da sinaico

A volte atei e agnostici, anche con notevole abilità, costruiscono teorie per giustificare il loro ateismo e agnosticismo. Ma, nello stesso tempo, fanno affermazioni categoriche sempliciste che a moti possono sembrare apparentemente evidenti alla “logica” (come ridurre certi misteri della fede a favolette).

A queste affermazioni sempliciste si può dare una risposta ragionevole, ma in un botta e risposta è molto dispendiosa e spesso non è ascoltata, perciò spesso la cosa migliore è dare la propria testimonianza o lasciar cadere la “provocazione” per annunciare l’amore di Dio.

In ogni caso si può far valere il fatto che se costoro sono coerenti alla loro logica, devono ammettere che anche le loro tesi sono favolette, e a maggior ragione. Infatti, mentre loro non possono comunque provare la non esistenza di Dio, in quanto appartenente a un ordine superiore di esistenza che è di per se inesplorabile alla nostra natura, le loro teorie, invece, hanno certamente due limiti: quello di essere limitate, e perciò parziali, in quanto l’uomo non è infinito e comunque è meno del tutto, e quello di essere sbagliate, in quanto l’uomo, di fatto, non è infallibile (il credente direbbe che l’uomo è limitato sia per natura sia a causa del peccato, che lo ha distorto nella comprensione e ulteriormente limitato).

Egli perciò non può non riconoscere che la sua teoria non può che essere limitata e, almeno da qualche parte, sbagliata, e, se è così, non è quella vera.

D’altro canto egli non può negare che se Dio c’è (e potrebbe esserci perché non può provarne la non esistenza a meno che non voglia rischiare di cadere nel ridicolo con teorie irragionevoli e inconsistenti), se vuole, può farsi conoscere con certezza assoluta e, se lo ha fatto, qualcuno che lo conosce, c’è.

Che poi la conoscenza di Dio avvenga in una forma compatibile con la nostra natura terrena, cioè che poi Egli si faccia conoscere secondo le possibilità che ci concede in questa vita, e che tale conoscenza non riguardi tutto, ma solo la certezza del suo amore, del nostro destino finale e quelle verità che ci ha insegnato per meglio ottenere la vita eterna, non toglie che sia vera conoscenza di Lui.

 
 
 

Tradizioni e pregiudizi

Post n°1062 pubblicato il 16 Agosto 2017 da sinaico

Se senza Dio l’uomo scompare, “modificando” l’uomo, ovvero la sua natura, si distorce Dio.

Perciò, andando a combattere i pregiudizi, occorre fare attenzione a non considerare pregiudizio anche ciò che appartiene alla natura umana (per quanto distorta possa essere).

Perciò, riguardo alle tradizioni, se molte sono fondate su pregiudizi, e come tali vanno eliminate o corrette, molte invece corrispondono a esigenze naturali per l’uomo, anche se il peccato originale le rende “difettose”.

Di conseguenza, specie in Occidente, quando una certa ideologia, sia politica, o di “genere”, o culturale, ecc., vede, anche solo in certi grandi fenomeni umani, quali uno stile di famiglia, una tendenza artistica, un movimento politico popolare… come TUTTO negativo, in realtà manifesta una tendenza, più o meno cosciente, a voler spazzare via il Dio della Fede, che ha influenzato molte tradizioni umane.

Non è che le tradizioni umane siano essenziali, ma se corrispondono a valori umani genuini, si possono cambiare, migliorare, sostituire… perfino cancellare perché hanno fatto il loro tempo. Ma non si possono disprezzare senza che si manifesti anche un disprezzo verso la natura umana così come è e verso chi così l’ha voluta.

 
 
 

Grano buono e zizzania

Post n°1061 pubblicato il 10 Agosto 2017 da sinaico

 

La società è in stato confusionale.

Tante cose non vanno, tante sono le rivendicazioni, che spesso sembrano contrastare tra loro. Tante sono anche le “soluzioni”, spesso incompatibili fra loro.

Sembra di essere in mezzo al campo in cui grano e zizzania sono mischiati.

Che fare? Secondo le parole di Gesù, occorre attendere. Il che non significa non fare nulla, ma non avere fretta nell’istaurare la una società perfetta e non fare danni cercando di trovare la “soluzione” senza dialogo e senza tenere conto delle idee degli altri.

Non solo, occorre soprattutto favorire la crescita della spiga in modo che, fatto un buon raccolto e messolo al sicuro, la zizzania possa essere distrutta. Cioè: prima ancora che voler distruggere il “sistema”, occorre “concimare” il mondo con l’amore.

Il male si combatte più con il bene che con l’idealismo.

 

 
 
 

Le opere di misericordia

Post n°1060 pubblicato il 01 Agosto 2017 da sinaico

Il GIUDIZIO UNIVERSALE riportato dal Vangelo di Matteo è centrato sulle OPERE DI MISERICORDIA ma, proprio perché tali opere devono essere espressione di misericordia e non fine a sé stesse o, peggio, fatte per ottenere delle umane gratificazioni, è centrato anche sul CUORE dell’uomo, oltre che sull’amore di Dio.

Gesù, in questo brano evangelico, non parla tanto della bellezza delle virtù e della bruttezza del peccato, che dà per scontati, ma di OPERE, fatte o omesse a seconda dell’atteggiamento del cuore.

Gesù mette in risalto che i beati sono quelli che fanno il bene (a Lui!), anche se peccano, mentre i dannati non sono tanto quelli che peccano, ma quelli che NON fanno il bene (a Lui, che si “incontra” nella coscienza).

Naturalmente è il peccato a dannare, ma il peccato che uccide l’amore. Questo è evidente nel fatto che Gesù mette in relazione il destino eterno delle anime col rapporto che si ha con gli altri: se il rapporto testimonia l’amore, c’è salvezza, altrimenti dannazione.

Certamente ogni peccato tende all’egoismo e alla chiusura dell’anima, ma l’amore è più forte del peccato e Gesù guarda se esso sussiste al di là delle debolezze. Gesù guarda al cuore.

Così coloro che fanno opere di misericordia sono quelle che vogliono il bene (anche se fanno peccati), mentre chi le omette accetta il male (anche se fa delle cose in se stesse buone).

In effetti l’accento che Gesù pone in questo brano è, sì, sulle opere, in quanto l’uomo, come essere materiale, non può che agire anche concretamente, ma è altrettanto, e forse di più, posto sulla misericordia che l’uomo, come essere spirituale, è chiamato a vivere in comunione con Dio.

Prima ancora che per la mancanza delle opere, ci si danna per la mancanza della misericordia.

Come non c’è misericordia se non ci sono le opere su cui essa si concretizza, così non ci sono le opere buone se non c’è la misericordia che le caratterizza e le spiritualizza.

 
 
 

Dio della Ragione e Dio della Rivelazione

Post n°1059 pubblicato il 26 Luglio 2017 da sinaico

Se la FEDE in Cristo è un dono divino, al CONCETTO di Dio si può arrivare anche con la sola ragione, come dimostrano tanti filosofi non cristiani. Cioè, si può credere in Dio senza per questo essere cristiani.

Il concetto di Dio, perciò, è LAICO e non clericale, proprio come i valori umani quali la VITA, la FAMIGLIA la PACE.

Separare i VALORI UMANI dal concetto di Dio, massima altezza della ragione, significa rinunciare irragionevolmente a un principio di ragione e perciò immettere un principio irrazionale nel proprio ragionamento.

E’ grazie alla RAGIONE che i valori umani possono accomunare cristiani, altri credenti in Dio e, perfino, non credenti ma di BUONA VOLONTA’, cioè APERTI anche alla possibilità della trascendenza, garanzia dell’universalità dei valori umani.

Ma, purtroppo, tanti cristiani pensano che associare i valori umani a Dio sia “clericale”, come se la ragione potesse reggersi senza un principio, accessibile alla stessa ragione, che ne garantisca la veridicità.

Com’è che si è arrivati al punto che i cristiani, pur di dimostrarsi ragionevoli, rinunciano a parlare di Dio? Come si può, nel Movimento per la Vita, parlare del valore della vita senza accennare all’immortalità dell’anima, direttamente creata da Dio al momento del concepimento e garanzia dei diritti umani?

Il fatto è che, in Occidente, per ribellarsi all’AUTORITA’ costituita, la cui massima espressione è Dio, che in Cristo si è rivelato, non bastava essere anticlericali, ma occorreva diventare atei (o agnostici).

Che senso avrebbe avuto, infatti, fare a meno della fede rivelata accettando però Dio, che si è rivelato? Cioè: che senso ha accettare Dio ma rinnegare la sua Parola? Troppo evidente la contraddizione.

L’unica strada era quella di fare a meno di Dio, così la sua Parola, non essendo più sua e perciò divina, perde di autorità.

L’ateismo poteva nascere solo là dove la Rivelazione è stata annunciata.

Ma togliendo di mezzo Dio, l’uomo ha tolto di mezzo anche la ragione, come dimostra chi dice che esistono 54 tipi di sessualità.

 
 
 

Moralismo oggi

Post n°1058 pubblicato il 21 Luglio 2017 da sinaico

Alcuni principi dei PAUPERISTI medioevali, anche di gruppi eretici, sono condivisibili, come alcuni principi degli IMMIGRAZIONISTI di oggi.

Ma quando i principi si trasformano in IDEOLOGIA e la virtù vene resa obbligatoria, siamo alla follia moralista.

Ma il MORALISMO è un’empietà più grande del libertinaggio, perché più di questo nega la libertà dell’uomo, che Dio stesso rispetta.

Il risultato è una società oppressiva come quella di Calvino a Zurigo o come quella, secondo TROISI e BENIGNI, di SAVONAROLA a Firenze.

Strano come quelli che più detestano il Medio Evo siano proprio i BUONISTI di oggi.

 
 
 

Sentire

Post n°1057 pubblicato il 11 Luglio 2017 da sinaico

Perché ci piacciono le storie, anche ingenue, a lieto fine? E le avventure di eroi senza macchia e senza paura? E le storie di amori senza fine? E quelle che toccano l’animo fino alla commozione?

Perché abbiamo il grande dono di SENTIRE e questo tipo di storie tocca le corde fondamentali e primordiali dell'umanità.

Sentire nei sensi per sentire nella psiche fino ad arrivare all’anima.

Ma il sentire, da solo, non basta: dopo il peccato originale occorre una BUSSOLA che lo orienti in modo che possa realizzarsi, occorre, cioè, la verità oggettiva della legge morale naturale. Ovvero i 10 Comandamenti.

 
 
 

La gioia umana e la gioia dono di Dio

Post n°1056 pubblicato il 30 Giugno 2017 da sinaico

Il libro biblico del Qoelet raccomanda di fuggire gli affanni della vita e di non farsi troppe domande, vivendo in semplicità e cercando di essere felici.

Ma conclude dicendo che, comunque, l’unica cosa da fare è temere il Signore e seguire le sue leggi.

Come conciliare queste due affermazioni?

Il fatto è che l’uomo, che è essere materiale ma più ancora spirituale, è felice solo in Dio che, però, avendolo creato anche con una natura materiale e “psicologica”, non rinnega umane le gioie lecite, se queste non si oppongono al cammino della grazia.

Perciò le gioie umane, anche se lecite, vanno sì desiderate, ma come una giuda verso Dio. Cioè non vanno ricercate fine a se stesse, ma in funzione della vita in Dio.

Ciò significa anche accettare le prove della vita (ognuno secondo quella che San Paolo chiama “misura della fede” che possiede), che nascondono la grazia e la gioia divine.

Le prove e gli affanni, perciò, ci saranno, ma, dice il Qoelet, vanno vissute senza “affanno”.

Sembra un paradosso, ma in realtà è saggezza umana che Cristo riempie di grazia, è verità che in Cristo si realizza nella Verità.

 
 
 
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NON AVERE ALTRI DEI DI FRONTE A ME (DT 5,7)

Quando sarai entrato nel paese che il Signore tuo Dio sta per darti, non imparerai a commettere gli abomini delle nazioni che vi abitano. Non si trovi in mezzo a te... chi esercita la divinazione o il sortilegio o l'augurio o la magia; né chi faccia incantesimi; nè chi consulti gli spiriti o gli indovini, né chi interroghi i morti, perché chiunque fa queste cose è in abominio al Signore; a causa di questi abomini, il Signore tuo Dio sta per scacciare quelle nazioni davanti a te. Tu sarai irreprensibile verso il Signore tuo Dio, perché le nazioni, di cui tu vai ad occupare il paese, ascoltano gli indovini e gli incantatori, ma quanto a te, non così ti ha permesso il Signore tuo Dio (Dt 11,9-13) 

 

Tutte le forme di divinazione sono da respingere: ricorso a Satana o ai demoni, evocazione dei morti o altre pratiche che "svelino" l'avvenire. La consultazione degli oroscopi, l'astrologia, la chiromanzia, l'interpretazione dei presagi e delle sorti, i fenomeni di veggenza... (Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2116).

 

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