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Alice in wonderland

Post n°5 pubblicato il 05 Aprile 2010 da Skassambrella

Su questo film ne ho sentite tante.
Ridicolo. Noioso. Deludente. Soporifero. Squallido. Brutto. Inutile.
E qualche altro aggettivo ancora - che forse ora mi sfugge - gli era stato rifilato.
Finalmente posso dire la mia. Alice in wonderland è un film decisamente forzato.
Già. Credo questa sia la definizione che più di tutte possa vestire questa pellicola.
Gurdandolo, mi è venuto addirittura in mente che il buon vecchio Tim si fosse sentito come in dovere di girare questo remake e che, quindi, lo abbia fatto non senza enormi sforzi. Vani, oserei dire. Tutti sforzi vani. Dunque, la storia la conosciamo tutti. E' una storia tanto antica quanto i ricordi che ne abbiamo. Anzi, è una storia antica ancor più delle tracce che ha lasciato nella nostra memoria, sin dai tempi in cui mamma e papà ce l'hanno insegnata, leggendocela prima di farci addormentare e rimboccandoci le coperte. E pure mi domando: ma cosa n'è stato di quella storia? Che fine ha fatto il racconto di Alice che noi tutti conosciamo? Che Burton abbia voluto sacrificare l'intreccio originale in favore d'una trama gotica ben più vicina a quel che ci si sarebbe potuti aspettare da lui? No, escludiamolo. Nulla di burtoniana memoria è presente in questo film, di fatti. La sterile vampirizzazione dei personaggi non fa di loro delle creature figlie della mente di un regista del suo calibro. Nulla del grande e geniale regista di Nightmare before Christmas, per esempio, o de La sposa cadavere, compare in questo film.
Qui è tutto così meccanico. Tutto così cazzutamente forzato.
Che c'entri qualcosa la sudditanza psicologica?
Burton e Disney c'avevano abituati a ben altro, del resto.

Non vi aspettate Tim Burton, in questo film. Burton c'è. Ma non si vede.
Non vi aspettate Alice, in questo film. Alice c'è. Ma non si vede.

 
 
 

Seduta in riva al vuoto, con le idee in cerchio.

Post n°4 pubblicato il 10 Novembre 2009 da Skassambrella

E poi la mia volontà s'inarca.
E prende a scivolare sotto le parole.
Per risalire dall'altra parte del vuoto.
Fintanto che il respiro ce la fa. Fintanto che il respiro regge.
Cammino con grandi falcate. Grandissime.
La gamba si allunga, aggancia il terreno, trascina il corpo e torna in sé.
I miei movimenti sono fluidi. Omogenei.
Il mio sguardo è inerte.
Le mie dita tremano.
- C'è un buco nero, qui di fianco.
- Lo vedo. E allora?
- Chennesò. Pensavo che potremmo provare a tuffarcici.
- Perché?
- Per andare via.
- Via da dove?
- Via da qui.
- Via dove?
- Non lo so. Da qualche parte andremo.
- E se finissimo in un posto che non ci piace?
- Ci piacerà. In qualche modo ci piacerà. Vedrai.
- Io non voglio andare.
- Neanch'io lo voglio.
- Hai appena detto che volevi andare.
- Perché tu non vuoi andare?
- Non lo so. Magari voglio andare.
- Anche io.
- Hai appena detto che non volevi andare.
- Perché vuoi andare via?
- Sempre meglio che starsene qui. Seduta in riva al vuoto. Con le idee in cerchio.

 
 
 

Volevo parlare di Eraclito e Parmenide... ma forse domani.

Post n°3 pubblicato il 15 Giugno 2009 da Skassambrella

Riflettevo, piuttosto, sul pensiero bipolare/ternario.

Volevo affrontare il discorso sulla tipologia umana (che avrei potuto anche affrontare parlando di Socrate, ma va bene così).

Lo sapete - no? - che il mondo è pieno di dicotomie classiche riguardo agli uomini? Dicotomie del tipo: uomo d'azione/uomo di pensiero, uomo introverso/uomo estroverso, per citare Jung... Bene. Intorno alla metà di questo secolo, un tale Sheldon propose una "classificazione dei tipi umani" che seguisse uno schema tripolare, tipico del pensiero orientale (3 sono le vie di liberazione: devozione, opere, conoscenza). Allora, questo Sheldon propone tre tipologie estreme che si dovrebbero mixare nell'uomo equilibrato. Le cito col suo linguaggio.

ENDOMORFO: l'individuo in estremo grado endomorfo è molle e rotondo, ama il cibo e la compagnia, le comodità, il lusso, la cerimoniosità. A lui è aperta la via della devozione verso un dio personale, e la compassione verso gli esseri viventi.

MESOMORFO: è duro e muscoloso, ama l'attività muscolare. E'aggressivo ed ha sete di potere. E' coraggioso e ama la lotta. E' indifferente al dolore. A lui è aperta la via delle opere, la sua brama di azione si libera nel fare le cose, nell’agire con distacco.

ECTOMORFO: è esile e non ha muscoli. Introverso. Ipersensibile. Si preoccupa più di ciò che avviene all'interno di sé che non del mondo che lo circonda. Non desidera dominare. Ama la solitudine ma non la routine. A lui è aperta la via della conoscenza e dalla consapevolezza, che si libera riconoscendo il fondamento delle cose.

Così, a spanne, a me vengono in mente Gargantua, Lancillotto ed Amleto.

Va da sé che nella maggior parte delle persone queste caratteristiche sono più o meno bilanciate, anche se quella dominante risulta lampante a tutti. Immagino.

Quello che mi viene da sottolineare non è tanto l'esistenza di 'ste tre tipologie, quanto il fatto che questo tipo di pensiero non oppositivo resti aperto. La composizione di uno schema onnicomprensivo risulta impossibile, perché un individuo non può avere tutte le caratteristiche di cui sopra. Il sapere resta espresso nella maniera che lui può comprendere al meglio, non esiste una sola strada, né esiste la "prospettiva totale" di cui pure ho parlato, tempo addietro addietro addietro.
Insomma, io continuo a pensare che ognuno conosca secondo le sue proprie capacità e le sue proprie caratteristiche.
Il che equivale a dire: AD OGNUNO LA SUA STRADA.

 

Forse dovrei dormire. Già, dovrei.

 
 
 

Ma che colore ha una giornata uggiosa?

Post n°2 pubblicato il 07 Giugno 2009 da Skassambrella

E poi a un tratto mi volto e guardo verso il lago.
La nebbia se n'è andata.
Il ghiaccio è diminuito.
Lo sgocciolio dei ghiaccioli è veloce e pesante, adesso.
La foschia non la vedo più. E - forse - non c'è mai stata.

♫♪ ♫♪ ♫♪ ♫♪ ♫♪ ♫♪ ♫♪ ♫♪ ♫♪ ♫♪ ♫♪ ♫♪ ♫♪ ♫♪ ♫♪ ♫♪ ♫♪
Musica. Sento una musica. Sento quella musica...

- Un'ultima cosa.
- Cosa?
- Prima di dirla voglio chiarire che non intendo mancare di rispetto né a te né a chi ti sta intorno.
- Lo so.
- Cosa sai?
- Che non lo faresti mai.
- Già, non lo farei mai.
- E non dico che non lo faresti mai a me. Dico che non lo faresti mai e basta.
- Già, non lo farei mai e basta.
- Allora?
- Sì, allora... c'è un'ultima cosa. E' che io quando ti guardo e ti parlo e ti ho davanti o accanto, o di fianco, o di lato... sì, insomma... io ho un'immagine di te dentro agli occhi che proprio non ce la faccio a mettere via. Non riesco a ricacciarla indietro. Tu sei...

Mi alzo. Penso che vorrei dire qualcos'altro ma non conosco parole per esprimere il forte, semplice e profondo apprezzamento che sento dentro. Allungo solo un po' le braccia e gliele getto al collo. Non conosco parole e allora lascio parlare i miei gesti. Forte, semplice e profondo apprezzamento. I gesti parlano. I gesti raccontano la verità.

Il sole è sorto. Il cielo è azzurro.
Azzurro vuoto. Azzurro chiaro. Azzurro limpido.
Me lo berrei il Cielo se potessi berlo. Lo berrei e lo celebrerei. E lascerei che mi riempisse. E che diventasse me. Sto migliorando. Vuoto e chiaro e limpido e azzurro. Sto migliorando.
Già. Sto migliorando.

 
 
 
 
 

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Un blog di: Skassambrella
Data di creazione: 27/05/2009
 

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