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Er cammeriere indeciso

Post n°445 pubblicato il 02 Settembre 2014 da valerio.sampieri
 

Er cammeriere indeciso

Devi sapé che l'antra settimana 
er signor duca ha dato 'na gran festa, 
che j'è costata un occhio de la testa 
per via che cià la moje americana.

Ma la cosa più buffa è stata questa: 
du' signorine e una signora anziana 
staveno a sede sopra un'ottomana 
come se nun ciavessero la vesta.

Ecco che la signora, doppo er ballo, 
m'ha detto: — C'è mi' fija che vô un té 
un po' allungato, ma piuttosto callo... —

Io j'ho risposto: — Subbito, eccellenza! 
Ma su' fija, s'è lecito, qual'è? 
quella co' le mutanne o quella senza?

Trilussa

 
 
 

T'abbraccico

Post n°444 pubblicato il 02 Settembre 2014 da valerio.sampieri
 

T'abbraccico

Amore mio, vorebbe abbraccicatte
pe' ffatte renne conto quanto t'amo.
E invece me sò mmesso le ciavatte
e nun ce penso che s'avvicinamo.

Ricordeme, Tesoro delicato,
che nun te devo mai ppiù trascurare,
che si ppe' tutto er tempo tu hai abbozzato,
nun devo mai scordà: tte devo amare.

Er tempo se ne va co' li ricordi,
dicennoce che 'gni lassata è persa:
ma ppoi l'orecchi mia restano sordi

e mme rimane solo er mal de panza.
Aiuteme a sseguì la strada inversa
e annamo a ritrovare la speranza.

11 maggio 2014

 
 
 

Il Viaggiatore Sedentario

Post n°443 pubblicato il 02 Settembre 2014 da valerio.sampieri
 

La Fiabba del Viaggiatore Sedentario

C'era una volta un Viaggiatore Sedentario che era napoletano e puzzava come un cinese. A differenza di quanto potranno chiedere i nostri affezionati lettori -che non sono manco più uno, perché quello che c'era ha abbattuto la cabina telefonica a colpi di accetta- il Viaggiatore Sedentario non aveva le chiappe a forma di sedia di legno e manco di ferro.
Tatatàaaaaaannnnn !!!!!! Colpo di scena !!!!!!!!
Il Viaggiatore Sedentario aveva le chiappe a forma di lumaca cispadana che, essendo una specie animale inesistente, non significa una mazza. Il Viaggiatore Sedentario aveva perciò delle comunissime chiappe a forma di chiappe e la circostanza è, di tutta evidenza, ininfluente nell'economia del discorso, né dispone di veruna rilevanza ai fini del raggiungimento del parossismo della tensione narrativa. Perciò, tirem innanz.
La diceria che il Viaggiatore Sedentario fosse un Viaggiatore Sedentario era una vera e propria calunnia, in quanto lui non aveva mai viaggiato e nemmeno era sedentario in quando, essendo napoletano era estremamente attivo ed assiduo praticante della ginnastica napoletana. La ginnastica napoletana consiste, come ben sanno i nostri affezionati lettori che non sono manco più uno, perché quello che c'era ha abbattuto la cabina telefonica a colpi di accetta, notoriamente -lo dico a me stesso, in quanto sono soltanto io a leggermi, come testé evidenziato- nel distendersi su una stuoia (in alternativa, anche un comune letto è utile alla bisogna), girarsi su un fianco, porre entrambe le mani giunte sotto il capo, prestando la massima attenzione acciocché il dorso della mano posta al di sopra dell'altra aderisca perfettamente e comodamente alla guancia e poi ... zzzzzzzzzzzzz ....
Sotto altro profilo devesi considerare che l'ignobile calunnia di cui sopra era non veritiera in quanto c'era un motivo che al momento non rammento (bugia del cacchio: ancora non mi è venuta in mente una idiozia sufficientemente cretina da meritare di essere scritta qui) e pertanto ne ragguaglierò in prosieguo i nostri affezionati lettori che non sono manco più uno, perché quello che c'era ha abbattuto la cabina telefonica a colpi di accetta, qualora l'idiozia sufficientemente cretina da meritare di essere scritta qui mi venisse in mente.
Tutti i viaggi del Viaggiatore Sedentario si erano infatti svolti esclusivamente durante le sue frequenti fumate di oppio, talmente puzzolente che erano addirittura i cinesi a portarglielo, dato che il tanfo era insopportabile persino per loro. Quell'oppio veniva infatti coltivato nella parte sud della Cina Alsaziana ed aveva provocato la desertificazione della Siberia Superiore del Nord, del Centro e del Sud. Il Viaggiatore Sedentario era del resto talmente morto di fame che non si sarebbe mai potuto permettere di comprare oppio e, dato che si drogava come un ossesso per tenere alto il suo nome di Viaggiatore Sedentario, aveva fatto ricorso ad un astuto stratagemma.
Il Viaggiatore Sedentario, ogni volta che i cinesi si recavano da lui per rovesciargli palate di oppio puzzolente, in quanto essi lo consideravano una discarica a cielo aperto, li ammazzava e poi se li fumava, in quanto in tal modo il Viaggiatore Sedentario poteva disporre di oppio di qualità inferiore, questo è vero, ma in compenso assai meno puzzolente, in quanto persino i cinesi puzzavano di meno dell'oppio che gli scarivano addosso, ed è tutto dire.
Questo astuto stratagemma del Viaggiatore Sedentario, peraltro, rischiò di causare un incidente diplomatico internazionale, dovuto alle vibrate proteste di tutti i ristoranti cinesi della zona che vedevano in tal modo venire a mancare la materia prima, il famoso preparato puzzolente cinese per cucinare tutte le loro pietanze a base di cinesi morti sapientemente riciclati a mo' di spezie puzzolentissime, per il sollucchero dei gonzi che ci vanno anche a spendere soldi in quelle chiaviche di ristoranti cinesi.
Tatatàaaaaaannnnn !!!! Colpo di scena !!!!!!
Della protesta dei ristoranti cinesi non ce ne frega una mazza, anche perché è ininfluente nell'economia del discorso ed è inidonea a favorire il raggiungimento del parossismo della tensione narrativa, per cui, tiremm innanz.
Cammina, cammina, cammina, finalmente giunge a destinazione.
Tatatàaaaaaannnnn !!!! Colpo di scena !!!!!!
Ovviamente non stiamo parlando del Viaggiatore Sedentario, perché quello era talmente ciucco di oppio, da essere incapace di compiere il pur minimo movimento che non fosse quello di giungere le mani sotto il capo per svolgere la sua attività di ginnastica napoletana, fumare oppio puzzolentissimo ed ammazzare puzzolentissimi cinesi per adattarli ad oppio di peggiore qualità, ma in compenso di minore tanfo. Stiamo invece parlando di una bella bambina dagli occhi gialli perché aveva l'ittero che con la fiabba non c'entra una mazza, ma che passava casualmente di qua e giungeva alla sua naturale destinazione, costituita da una porta contro il quale andava regolarmente a schiantarsi, sbottando, pesta e sanguinante in un irrefrenabile moto di riso, al fine di perdere i sensi e smettere di soffrire per un po', in quanto trattavasi di riso cinese puzzolentissimo che le faceva perdere i sensi per circa un'ora e mezza. Essendo molto metodica e pignola, la bella bambina dagli occhi gialli che con la fiabba non c'entra una mazza, ma che passava casualmente di qua e giungeva alla sua naturale destinazione, costituita da una porta contro la quale andava regolarmente a schiantarsi, ripeteva tale laboriosa e diuturna operazione tre volte al giorno, dopo i pasti, in quanto i suoi pasti erano a base di puzzolentissimo latte di puzzolentissimo caprone cinese dell'Alsazia del Nord che la mandavano in deliquio per un paio d'ore, tale era il tanfo capronico. Vabbè, tiremm innanz.
Tatatàaaaaaannnnn !!!! Colpo di scena !!!!!!
Non è veroooooooo !!!!! Non è vero che tiremm innanz, perché passava casualmente di là un bujaccaro zelloso che non si trovava a passare casualmente in Papuasia e, vista la bella bambina dagli occhi gialli e si innamorò di lei.La bella bambina dagli occhi gialli ecceccecc non smise di schiantarsi contro le porte, né smise di ridere, ma si innamorò di lui. E vissero felici e contenti perché, nel frattempo, i cinesi li ammazzava il Viaggiatore Sedentaro, miracolosamente non suicida, e loro non sentivano più puzze.
Ed i cinesi puzzano irrefrenabilmente. E se a qualcuno pare sconveniente che la morale sia sempre questa, tacciando Er Fiabbatore di razzismo, xenofobia, aerofagia ecceccecc, si andasse a sedere vicino ad un cinese e poi mi racconta, se sopravvive, ma spero di no!
La morale è: se volete vivere felici, contenti e innamorati, dotatevi di un Viaggiatore Sedentario che vi ammazzi i cinesi spuzzolosi, così non ne sentirete la puzza.

Stretta è la foglia, larga è la via,
de tutte 'ste fiabbe, sia pur tuttavia,
s'è rotta le palle persino mia zia.

Er Fiabbatore

 
 
 

Picchiabbò 006

Post n°442 pubblicato il 02 Settembre 2014 da valerio.sampieri
 

3. L'amore è cieco: vede da lontano e spesso pija piede co' la mano.

Sua Maestà Re Pipino se ne stava com'er solito, spaparacchiato sur trono in mezzo a li cortiggiani e riceveva li soliti scocciatori.
Era una de quele giornate de primavera che te metteno er friccicarello ne le vene e fanno venì la voja de fa' l'amore puro a le lumache. Le farfalle volaveno tra li fiori e pareva che je portassero li bijettini amorosi co' l'appuntamento.
Un venticello dorce e profumato giocava a buzzico co' l'arberi, e l'ucelletti, cor solito ciccì pipì e chiucchiù, faceveno l'orchestra pe' fa' ballà er rondò a li rondoni. Perfino le prime mosche, che so' le rondinelle de la porcheria, quer giorno ereno tutte lucide come se se fossero aripulite pe' l'occasione.
Un razzo de sole imporverato d'oro entrava dar finestrone de la Reggia e annava a sbatte su la panza de Re Pipino, come un avviso der celo.
Er Sovrano era allegro. Ciaveva l'occhietti lustri come du' bottoni de gendarme e ogni tanto s'allisciava er pappafico in segno de sodisfazzione.
Quarche cosa de novo e de bello doveva esse successo puro drento de lui perché parlava co' le dame de Corte come nun aveva fatto mai. Co' quarchiduna, anzi, ce faceva puro er cascamorto.
A una je diceva:
- Come me piacete, signora Lutucarda!
E a un'antra:
- Nun v'avevo mai vista così bella!
Oppure:
- Ciavete la boccuccia che pare una fravola in mezzo a una ricotta. Beato chi se la magna!
E arivò perfino a di' a la moje der maggiordomo:
- Vostro marito è annato a caccia? Quanno ritorna? V'avrei da di' 'na parola ...
A un certo punto chiamò er Ministro de le Finanze e je la spiferò come se la sentiva:
- Perché nun m'avete più parlato de la fija de Re Teopompo, la principessa Mariantonia, che quanno ride j'escheno li razzi de sole da la bocca e bisogna guardalla co' l'occhiali affumicati? E' vero che cià un nasino profilato che pare fatto pe' sentì solamente l'odori boni e cert'occhi turchini che ce se ponno fa' li bagni de mare?
- E cià, per deppiù, un sacco de mijoni de dote! - disse er Ministro tutto contento - Me pare bene che so' un'ottantina. Ar dieci per cento me ne toccherebbero otto.
S'intenne che 'sto conto lo fece drento de sé.
- Va bene - disse Re Pipino. - Fateme vede la fottografia davanti, de dietro e de profilo. Se me va a ciccio faccio pur'io la minchioneria. Me la sposo e bona notte ar secchio! E' una vergogna che a l'età mia, ch'ho passato li quarant'anni, nun me sia ancora accasato. E me fa' spece de vojantri che me state attorno! Come mai nun m'avete saputo spigne a fa 'sto passo prima de mò?
Picchiabbò principiò a fa' li caprioli da la contentezza.
- Lo vedi? - disse ar paggio Bricoccola - Nun so che cinque giorni che er Re nun pija più lo sciroppo de mosciarelle e già s'è cambiato dar giorno a la notte!
Poi se fece pijà in braccio da Cunegonda, la moje der coppiere e je chiese:
- Quanto scommettemo che fra nove mesi er Re ciavrà un par de Pipini?
La sera stessa appena er Re vidde li ritratti de la Principessa, s'emozzionò tanto che le gamme je faceveno fichetto. E decise de sposà senza nemmanco caccià le carte.

Trilussa
da "Picchiabbò", Edizione d'arte Fauno, Roma, 1927, pagg. 28-32.

Note:

friccicarello = pizzicore
buzzico = rimpiattino. Buzzico rampichino chi sta a terra acchiappa è un gioco che consiste nel rincorrersi e trovare "salvezza" salendo su un "montarozzo" qualsiasi, su qualsiasi cosa sopraelevata, anche di pochissimo rispetto al suolo.
razzo = raggio
fravola = fragola
bricoccola = albicocca. Qui è usato come nome o soprannome.
gamme = gambe
nemmanco = nemmeno

 
 
 

La Polpettina Avvelenata

Post n°441 pubblicato il 01 Settembre 2014 da valerio.sampieri
 

La Fiabba della Polpettina Avvelenata

C'era una volta una Polpettina Avvelenata. Era Maggica. Era Maggica, ma lei non lo sapeva.
I nostri affezionati lettori, che sono uno, perché il secondo che stava in una cabina telefonica, adibita a cesso o versavice,  ha deciso di mettere su casa lì e di non farsi più vedere per nessun motivo al mondo e che ora non c'è più nemmeno quell'uno perché se ne è andato anche lui in un'altra cabina telefonica, adibita a cesso o versavice, dato che queste fiabbe fanno cacare, saranno impazienti di conoscere in cosa consista la maggia della Polpettina Avvelenata, ma noi siamo tetragoni.
A questo punto i nostri ... vabbè, copiate ed incollatevi da soli quello che c'è scritto prima, altrimenti, a furia di ripetere il soggetto della frase, qui finisce che non arriva mai il predicato e, se non c'è il predicato, non c'è nemmeno il predicatore -che per lo più è folle e sarebbe perciò adattissimo alle nostre fiabbe- perché è andato nel deserto a fare la vox clamantis in deserto (per ragguagli in merito compulsare il blog Quid Novi?) ed ormai sappiamo tutti che nel desero troviamo Cappucceto Blu che non mangia polpettine perché è stata corcata di botte e gonfiata come una zampogna. Ed ora, ditemi voi: avete mai visto una zampogna mangiare polpettine avvelenate? Ecco ... appunto ... non può conseguentemente esserci il predicatore ed a fortiori il predicato, per cui la frase finisce lì.
In effetti non mi ricordo nemmeno cosa volessi dire sui nostri affezionati ... vabbè, copiate ed incollatevi da soli quello che c'è scritto prima, perciò non lo dico più, però i compenso abbiamo assodato incontrovertibilmente e senza tema di smentite che le zampogne non mangiano polpettine avvelenate, il che è già qualcosa.
Ah, si, ora ricordo! Mi avrebbero chiesto, ed io avrei spiegato, cosa vuol dire "ma noi siamo tetragoni". Ordunque, ma non lo so, ma la frase mi suonava bene. Tale circostanza non è peraltro idonea ad inficiare l'incontrovertibile assunto a mente del quale le zampogne non mangiano polpettine avvelenate.
La Polpettina Avvelenata della nostra bellissima fiabba era apprezzata da tutti. Se, infatti, si provava a chiedere a qualcuno "Ti piacciono le polpettine avvelenate?", questi rispondeva senza tema -né riassunto, né semplici pensierini di terza elementare- di smentita "Eh!? A me mme fanno morì!!!", con ciò confermando che gli piacevano da morire.
Cammina, cammina, cammina ... 
Tatatàaaaaannnnnn !!!! Colpo di scena !!!!
Non era la Polpettina Avvelenata, che era Maggica, ma non sapeva perché, a camminare, ma una bella bambina con gli occhi verdi che non crede agli orchi coi sopracciglioni a tortiglione mustacchiosi e che non c'entra una mazza nemmeno in questa fiabba, ma ci si ficca in mezzo ugualmente anche se non ci sono erba e foglie verdi di alberi della Foresta Incantata; in realtà, essendo ciucca, la poverina vagava senza meta alla ricerca di alberi sui quali arrampicarsi, per poi scaraponarsi di sotto spiaccicandosi al suolo perché la povera alcolizzata è convinta che così non le verranno mai gli occhi gialli e quindi le passerà la cirrosi e potrà continuare ad ingargarozzarsi di alcolici. E se poi ci scoccia, la mandiamo a fare il panda-planing, così impara!
Tatatàaaaaannnnnn !!!! Colpo di scena !!!!
Non c'è il parossismo della tensione narrativa. Per cui, della bella bambina con gli occhi verdi che non crede agli orchi coi sopracciglioni a tortiglione mustacchiosi e che non c'entra una mazza nemmeno in questa fiabba, ma ci si ficca in mezzo ugualmente anche se non ci sono erba e foglie verdi di alberi della Foresta Incantata noi ce ne freghiamo altamente, la mandiamo a fare il panda-planing e ritorniamo alla Fiabba della Polpettina Avvelenata.
Scavalca mari e monti, dagli Appennini alle Ande, dal Manzanarre al Reno, Sparsa le trecce morbide sull'affannoso petto ... della Polpettina Avvelenata, che è Maggica, ma non sa il perché, continua a non aversene più traccia. Chi scavalcava mari e monti era in realtà un alpinista con le pinne che aveva ormai raggiunto la ragguardevole età di 137 anni, senza essere ancora riuscito a scavalcare un solo mare ed un solo monte. 
Ovviamente, cosa mai possa fare in mare un alpinista di 137 anni non riesce ad inventarselo nemmeno Er Fiabbatore, il che è tutto dire. E poi, provateci voi a scavalcare un monte mettendovi ai piedi un paio di pinne invece degli scarponi da montagna! Ecco spiegato perché, alla ragguardevole e veneranda età di 137 anni l'alpinista con le pinne che aveva ormai raggiunto la ragguardevole età di 137 anni, senza essere ancora riuscito a scavalcare un solo mare ed un solo monte non era ancora riuscito a scavalcare un solo mare ed un solo monte. In buona sostanza era un perfetto idiota, come tutti i personaggi delle Fiabbe de Er Fiabbatore e di idioti ne abbiamo già abbastanza, per cui decidiamo che dell'alpinista con le pinne che aveva ormai raggiunto la ragguardevole età di 137 anni, senza essere ancora riuscito a scavalcare un solo mare ed un solo monte non ce ne frega una mazza e tirem innanz.
Grufolava nel frattempo nella radura il Maialino Maggico.
Tatatàaaaaannnnnn !!!! Colpo di scena !!!!
Ma di quale stracacchio di radura stiamo parlando? Ecco un altro deficiente che si è venuto ad inserire ad ufo in questa fiabba bellissima! Vuoi vedere che si tratta di una altro fessissimo aspirante suicida che dice che a lui le Polpettine Avvelenate lo fanno morì? E già, troppo comodo! Uno si viene a suicidare gratis nelle mie fiabbe, con tutte le fiabbe che ci stanno nelle quali uno può suicidarsi comodamente o farsi accoppare in modo divertente! A cocco! Se vuoi morire nelle mie fiabbe bellissime, prima devi pacare! Ma vedi tu! E facciamoci sempre riconoscere!
Vabbè, per punizione non ti faccio suicidare qui, brutto porco di un Maialino Maggico, ed invece ti mando nella Foresta Incantata della fiabba precedente, dove ci sono gli aspirapolvere Folletti che ti sparano rovi e ortiche nelle chiappe, corrodendotele, ogni volta che decidi di ammazzarti gratsis! E in più le chiappe te le faccio pure corrodere dalle lumache senza chiappe che così si fregano le tue chiappe puteolenti e spuzzolose, sostituendole con fetentissime chiappe cinesi che puzzano così tanto da desertificare il Mato Groso e la Foresta dell'Amazzonia, così si ammazza lei, ma a te non ti faccio ammazzare, così ti impari! Oh! E facciamoci sempre riconoscere!
Sapete che vi dico? Tirem innanz.
Attraversa oceani e mari, laghi e fiumi, torrenti e ruscelli, tinozze e bagnarole, quand'ecco che appare all'improvviso la rabdomante d'erba disidratata! Sorpresa e sgomento! Non è chi non veda che col "disidratata" sò cacchi amari! E mò chi è che è disidratata? La rabdomante o l'erba? Eh, no, sai, perché la cosa cambia. Se è disidratata la rabdomante, abbiamo la conferma che si tratta della solita cretina che viene ad infestare le nostre fiabbe! Eccheccavolo! Ma vai a cercare l'acqua se fai la rabdomante, no? E te credo che se bevi erba ti disidrati e ti fumi il cervello! Se invece è l'erba ad essere disidratata, abbiamo la conferma che si tratta della solita cretina che viene ad infestare le nostre fiabbe! Eccheccavolo! Ma razza di imbecille fumati erba idratata o beviti un bicchiere d'acqua, altrimenti finisci 'mbriaca come la bambina con gli occhi verdi che non crede agli orchi coi sopracciglioni a tortiglione mustacchiosi e che non c'entra una mazza nemmeno in questa fiabba, ma ci si ficca in mezzo ugualmente anche se non ci sono erba e foglie verdi di alberi della Foresta Incantata!
Comunque sia, la rabdomante d'erba disidratata camminava tutta sconocchiata appoggiandosi al bastone e proprio per questo appare in questa fiabba attraversando oceani e mari, laghi e fiumi, torrenti e ruscelli, tinozze e bagnarole, confermando ulteriormente di essere una scema completa perché questa non è una fiabba acquatica. Come risolvere l'intoppo?
Vabbè, dai, facciamola affogare mentre attraversa oceani e mari, laghi e fiumi, torrenti e ruscelli, tinozze e bagnarole, così ce la togliamo di torno senza sporcare di sangue la nostra bellissima fiabba.
Tatatàaaaaannnnnn !!!! Colpo di scena !!!!
Appare la Ttinozza Sgangherata!!!!!
Tatatàaaaaannnnnn !!!! Aricolpo di scena !!!!
La Tinozza Sgangherata se ne va da sola, perché pure lei, come la bella bambina con gli occhi verdi che non crede agli orchi coi sopracciglioni a tortiglione mustacchiosi e che non c'entra una mazza nemmeno in questa fiabba, ma ci si ficca in mezzo ugualmente anche se non ci sono erba e foglie verdi di alberi della Foresta Incantata e della quale noi ce ne freghiamo altamente e la mandiamo a fare il panda-planing e che con questa fiaba non c'entra una mazza.
E mò sapete che vi dico nostri affezionati lettori, che sono uno, perché il secondo che stava in una cabina telefonica, adibita a cesso o versavice, ha deciso di mettere su casa lì e di non farsi più vedere per nessun motivo al mondo e che ora non c'è più nemmeno quell'uno perché se ne è andato anche lui in un'altra cabina telefonica, adibita a cesso o versavice, dato che queste fiabbe fanno cacare? Che mi sono rotto le scatole di tutti questi intrusi, che della Polpettina Avvelenata non me frega più una mazza e che allora vado avanti con la morale:

1) La Polpettina Avvelenata, che è Maggica, ma non sa il perché, non esiste nelle fiabbe de Er Fiabbatore. Oppure esiste, ma è Maggica e ha fatto la maggia, togliendosi dalle scatole!
2) la Polpettina Avvelenata la diamo a tutti gli intrusi di questa fiabba, tranne che alla bella bambina con gli occhi verdi che non crede agli orchi coi sopracciglioni a tortiglione mustacchiosi e che non c'entra una mazza nemmeno in questa fiabba, ma ci si ficca in mezzo ugualmente anche se non ci sono erba e foglie verdi di alberi della Foresta Incantata e della quale noi ce ne freghiamo altamente e la mandiamo a fare il panda-planing, perché ormai è un personaggio fisso delle fiabbe de Er Fiabbatore, dopo la felice dipartita di Cappuccetto Blu da questa valle di lacrime.
3) I cinesi puzzano.
4) Le chiappe dei cinesi puzzano di più

Er Fiabbatore
8 giugno 2014
 
 
 

Picchiabbò 005

Post n°440 pubblicato il 01 Settembre 2014 da valerio.sampieri
 

Allora li ministri, persuasi, decisero de pijà un provedimento d'urgenza e se rimisero a sede. Poi ordinorno dieci caffè: uno per uno. Siccome mancava una tazza, Picchiabbò lo pijò ner cuccometto.
Intrattanto ognuno voleva dì la sua.
- Aprimo un'inchiesta.
- Macché inchiesta! Qua bisogna fa' sur serio. Sarebbe mejo arestà Dorotea.
- Famoje una perquisizione!
- Bisogna sequestraje er decotto de mosciarelle.
- Ce vorebbe uno pratico de 'sti cianfruji pe' fa' l'analisi der beverone.
- Io propongo de fa' un sopralluogo de dietro ar trono pe' vede se veramente esiste 'sto bucetto de Dorotea o se invece nun sta che ne la fantasia de Picchiabbò.
Er nano se rintese. Dice:
_ Pe' 'na certa regola vostra, ne la fantasia io nun ciò né bucioni ne bucetti.  Invece de fa' tante chiacchiere, sbrigateve.
Uno de li ministri disse:
- Quanno er popolo saprà 'sto fatto succederà un parapija!
- E che ve preme? - chiese Picchiabbò.

Che venga er temporale se da un lampo
potemo aritrovà la via de scampo!

Però - dice - abbadate; perché 'sta freghemepiano de Dorotea cià da la sua la Strega de le Ciarabbottane, quela vecchia che cambia l'ommini in bestie e le bestie in ommini. Fu proprio lei che fece diventà bove er marito de la lavannara reale. Dunque bisogna che ciannate co' li piedi de piommo, senza dà a divede tutt'er piano de guerra: sennò, quella, in un momento de rabbia, è capace de favve diventà ommini a tutti quanti ...
Li Ministri, com'ar solito, nun capirno gnente e risposero:
- Chi sta ar governo nun dà peso a li cambiamenti. Bisogna però trovà una scusa pe' nun fa' sapè la raggione vera né ar Sovrano né ar popolo e dà tempo a la giustizzia d'accomodà le cose. Se potrebbe, presempio, falla arestà per spaccio de bijetti farsi. Chi s'incarica de mettejene uno in saccoccia?
Questo è affar mio - disse er ministro der Tesoro - Mannatemela con una scusa ar Gabbinetto.
- L'idea è bona! - strillò Picchiabbò - Però v'avviso che Dorotea cià la saccoccia cucita sott'a la vesta. Sarà un'operazzione assai difficile!
- Se vede bene che ancora nun conoschi le donne! - fece er Presidente.
E fu tutto combinato.
Ammalapena la Strega de le Ciarabbottane seppe che se preparava er macchiavello, montò a cavallo a la scopa de le granni occasioni e come una frezza arivò a la Reggia e s'anniscose in soffitta, dedietro li quadri dell'antenati in riparazzione.

Trilussa
da "Picchiabbò", Edizione d'arte Fauno, Roma, 1927, pagg. 18-23.

Note:

freghemepiano= gatta morta

 
 
 

Il Bosco Incantato

Post n°439 pubblicato il 01 Settembre 2014 da valerio.sampieri
 

La Fiabba del Bosco Incantato

C'era una volta un Bosco Incantato, dove andava sempre una bella bambina dagli occhi verdi che non credeva agli orchi con i sopracciglioni mustacchiosi a tortiglione ed era anche l'unica lettrice delle nostre fiabbe. Mò può anche darsi che ci sia qualche artro pòro/a ciorcinato/a che legga le nostre fiabbe, ma sò cacchi sua! Noi avremmo persino voluto avvertirlo del rischio che correva a leggere le nostre bellissime fiabbe, ma vuoi mettere il divertimento nel vedere il/la ciorcinato/a strabuzzare gli occhi per le fetenzerìe che legge, col rischio che je pija 'n infantioli?
Tantàaaaannnnn !!!!! Primo colpo di scena!!!!!!
La bella bambina dagli occhi verdi che non credeva agli orchi con i sopracciglioni mustacchiosi a tortiglione ed era anche l'unica lettrice delle nostre fiabbe si chiamava Eutorpia !!! Si chiamava così perché a forza di massacrasi in tutti i modi possibili ed immaginabili, nonché inimmaginabili, era sul punto di diventare storpia. Sino a quando ella non fu colta -nel senso che prima, ma anche dopo, era una ignorante di prima forza, ma anche quando fu colta non per questo divenne meno zappa- dalla strana sindrome autosfraganatoria e quindi non rischiava di diventare storpia, la bella bambina si chiamava Eustorpia.
Questa bella bambina dagli occhi verdi che non credeva agli orchi con i sopracciglioni mustacchiosi a tortiglione ed era anche l'unica lettrice delle nostre fiabbe e che si chiamava Eutorpia si arrampicava sugli alberi, qualunque mezzo avesse a disposizione, anche le sue semplici quattro zampe senza pollice sovrapponibile, a 180 chilometri l'ora, quando pioveva, perché non le piaceva correre sul bagnato. Con l'asciutto preferiva il panda planing.
Quando per metà pioveva e per metà era asciuto, la bella bambina dagli occhi verdi che non credeva agli orchi con i sopracciglioni mustacchiosi a tortiglione ed era anche l'unica lettrice delle nostre fiabbe che si chiamava Eutorpia -perché rimaneva storpia in ragione dei motivi che presto illustreremo- saliva sugli alberi a 90 chilometri l'ora, facendo il panda planning in modalità ridotta, vale a dire senza panda e limitandosi a scaraponarsi di sotto dai rami più alti degli alberi. Ma non si faceva niente per due ordini di motivi:
1-) Santa Pupa la proteggeva sempre;
2-) la bella bambina dagli occhi verdi che non credeva agli orchi con i sopracciglioni mustacchiosi a tortiglione ed era anche l'unica lettrice delle nostre fiabbe che si chiamava Eutorpia aveva la fortuna che non capitava mai che il tempo fosse esattamente per metà asciutto e per metà bagnato, altrimenti lei si sarebbe buttata di sotto e si sarebbe certamente accoppata, perché quanto a raziocinio stava scarsina assai parecchio.
Questo bosco incantato dove andava sempre la bella bambina dagli occhi verdi che non credeva agli orchi con i sopracciglioni mustacchiosi a tortiglione ed era anche l'unica lettrice -salvo ciorcinati di complemeto- delle nostre fiabbe che si chiamava Eutorpia era un vero incanto, altrimenti non sarebbe stato un Bosco Incantato e solo per questo motivo Eutorpia era un vero incanto.
Spesso Eutorpia ci andava con Cirillo (che nella prima versione di questa fiabba bellissima si doveva chiamare Eustorgio), uno scarcinato -che non era un orco, ma aveva i sopracciglioni mustacchiosi a tortiglione come gli orchi- che casualmente non si trovava a passare in Papuasia, ma in Alsazia Superiore del Nord dove abbondano i cinghiali allupati come bufali. Lui non era né un cinghiale, né un bufalo, ma era spesso allupato e non è mai andato nel bosco incantato con Eutorpia. La circostanza di cui al presente paragrafo dimostra due cose:
1-) Eutorpia non ha tutti i venerdì, perché va in compagnia di uno che non c'è;
2-) Cirillo è totalmente fuori di testa, perché è convinto che Eutorpia abbia tutti i venerdì, tranne il primo, secondo, terzo, quarto e quinto del mese (anche di quelli con solo quattro venerdì) e con lei ci va lo stesso, anche se nessuno dei due c'è. A lui mancano invece i residui sei giorni della settimana;
3-) Eutorpia e Cirillo non avranno tutti i venerdì, né gli altri giorni dal sabato al giovedì, ma sono innamorati fracichi, probabilmente perché inguaribilmente deficienti come tutti i personaggi delle fiabbe de Er Fiabbatore. Il che costituisce senza ombra di dubbio un'aggravante.
Sali, sali, sali ... qualcuno forse stava soffocando o svenendo, in quanto la folla invocava l'intervento di un medico che facesse rinvenire il malcapitato somministrandogli dei sali, e invece ...
Tantàaaaannnnn !!!!! Secondo colpo di scena!!!!!!
Sali, sali, sali significa semplicemente che i due, Eutorpia dal bosco incantato, Cirillo dall' Alsazia Superiore del Nord, si arrampicano sul medesimo albero che, per non fare torto a nessuno, spostiamo a mezza strada, tanto stiamo in un bosco incantato di una fiabba e possiamo fà quello che cce pare! La metà strada la posizioniamo esattamente al Polo Sud, tanto per non fare torto a nessuno. Ma se ci fanno incacchiare, allora facciamo un torto e la metà strada la mettiamo al Polo Nord, con obblido di transito per la Terra del Fuoco, così non solo allungano la strada, ma si bruciano anche le chiappe! Tiè, pija, pesa, incarta e porta a casa!
Dopo un paio di grifi ciascuno, che causano solo lievi lesioni cerebrali, senza gravi conseguenze, dato lo stato mentale abituale alquanto traballante di Eutorpia e Cirillo, i due raggiungono finalmente la cima che in realtà non è la cima, ma se lo fosse lo sarebbe o se lo sarebbe lo fosse o se lo saresse lo fobbe, mò non ricordo bene come si dice.
Insomma, dato che Cirillo è uno scarcinato e dato che Eutorpia vedeva pericolosamente stabilirsi una forma di equilibrio tra pioggia e tempo asciutto, con il che sarebbe stata costretta ad accopparsi, buttandosi di sotto, proprio ora che stava in compagnia del suo amore, i due decisero saggiamente di fermarsi lì dove, sull'albero, esisteva una sorta di talamo nuziale, che i folletti del bosco affittavano a 50 euro l'ora ad amanti clandestini, ma, sapendo che questa era una fiabba d'amore, furono clementi e di euro ne pretesero 100 a testa.
Ormai poveri in canna, perché coi tempi che correvano 200 euro erano una cifra da matti, tenuto conto che per metà prezzo avrebbero potuto affittare una suite in un albergo a 5 stelle, i due amanti si accomodarono su un letto di foglie, si abbracciarono e si baciarono teneramente, restando così abbracciati a lungo, labbra sulle labbra (si è vero che c'erano anche un po' di rovi e di spine, lasciati colà dai Folletti aspirapolvere delle fiabbe precedenti, ma i due deficienti pensarono si trattasse dell'antico adagio "non c'è rosa senza spine" e furono tutti contenti. Ma che razza di idioti infestano le mie fiabbe, porca paletta!).
Eutorpia e Cirillo restarono così, uniti dall'Amore, ascoltando il fruscio del vento sulle foglie e tra i rami attenuarsi sempre più, sinchè nella natura incantata si udì solo il respiro di Eutorpia e Cirillo, un unico respiro. Tanto è vero che, respirando a corrente alternata, poco ci è mancato che schiattassero per asfissia, invece che per scaraponamento arboreo.
Tantàaaaannnnn !!!!! Ultimo colpo di scena!!!!!!

Questa non è una fiabba e tanto meno una fiabba d'amore ... questa è una cacata!
E i cinesi continuano conseguentemente a puzzare.

Er Fiabbatore

 
 
 

Picchiabbò 004

Post n°438 pubblicato il 31 Agosto 2014 da valerio.sampieri

2 - Quanno ce so' du' deta de criterio pure un buffone pò parlà sur serio.

Un giorno, doppo quarche mese da 'sto fatto, mentre tutti li ministri staveno riuniti ner gabbinetto pe' mette du' tasse nove su l'anelli de gomma pe' l'ombrelli e su la limitazzione der libbero pensiero, se spalancò la porta e entrò drento Picchiabbò come una ventata.
Tutti li ministri, ammalapena lo viddero se messero a ride e je chiesero:

- Perché t'azzardi de venì a la nostra presenza? Ricordete che tu devi fa' ride er Sovrano e no er Governo che rappresenta er Paese!
Picchiabbò fece er solito capriolo e rispose:
- Un governo, perché sia bono, ha da fa' cinque cose che cominceno cor p.
Precede.
Provede.
Paga.
Premia.
Punisce.
- E che significa 'sto discorso? - je disse uno de li ministri.
- Quanto v'appunto una parola e scappo - fece sottovoce Picchiabbò. - Avete da sapè ch'ho scoperto ... ho scoperto ... però ... m'ariccomanno ... resti fra noi ...
- E parla!
- E sbrighete!
- E fatte escì er fiato!
Picchiabbò che s'era arampicato sur tavolino, se piantò co' le chiappette sur calamaro der presidente. Dice:
- Ho scoperto finarmente la raggione per cui Re Pipino nun vò pijà moje. C'è de mezzo una donna!

Figuramose quelli! Je cominciorno a chiede:
- Ma davero?
- Che dichi?
- Una donna?
- E chi è?
- E indove sta?
- E' bella?
- E' brutta?
- Parla!
Picchiabbò rispose: - E' Dorotea.
- Chi? La moje de Bartolomeo, er ciambellano?
- Quela quaja risonata, che n'ha fatte più de Carlo in Francia?
- E' possibile?
- E' proprio così, come ve la canto! - disse er nano - Avete da sapè che quela brutta scorfena, j'ha fatto la fattura: l'ha stregato. L'ho vista io, co' 'st'occhi che ve guardeno adesso, quanno j'ha messo un cucchiarino de robba gialla ne la minestra. Siccome l'affare nun era liscio, jerassera me so' anniscosto drento er secchio in cucina e me so' accorto ch'ha fatto l'intrujo. E' un decotto de mosciarelle africane che fa passà la voja de fa' l'amore a chi se lo beve.
- Ah! mò capisco - disse er Ministro de la Guerra - L'antro giorno che so' stato a pranzo a Corte, lo deve avè messo puro ne la minestra mia, perché quanno so' uscito nun je la facevo più a rimontà a cavallo. Eppoi la mia signora ...

- Ma c'è de peggio! - seguitò a di' Picchiabbò - Quanno er nostro amato Sovrano sta sur trono a dà udienza a la gente, Dorotea sta sempre agguattata de dietro ar sedione der trono e da un bucetto vede tutto quanto quello che fa. Quanno s'accorge che smiccia quarche bella dama de Corte, je tira li cordoni der manto reale. Nun ve ne sete accorti jeri, quanno er Re parlava co' la moje de l'Ambasciatore der Giappone? Perché Re Pipino ha cambiato de colore e è rimasto coll'occhi stralunati? Perché c'era dedietro Dorotea che je tirava li cordoni. C'è mancato un pelo che je li rompesse.
A 'sta notizzia tutti li membri der governo zomporno in piede, come s'avessero sentito l'inno reale: e siccome er tavolino tritticò, er nano cascò giù dar calamaro e annò a finì ne la canestra de la cartaccia dove c'erano li proggetti de legge.

- Bada bene a quer che dichi! - je fecero li rappresentanti der potere esecutivo, doppo d'avello aricchiappato pe' li fonnelli de li carzoni. - Se quello che ciai ariccontato è una buvatta te famo tajà la testa!
- Poco male! - rispose er nano. - Ner caso m'adatterò a raggionà come vojantri. Ma quello che v'ho detto è verità sacrosanta! Se ve preme sur serio che er Re piji moje e seguiti la dinastia de li Pipini, bisogna che ce mettete subbito una pezza.

Trilussa
da "Picchiabbò", Edizione d'arte Fauno, Roma, 1927, pagg. 18-23.

Note:

calamaro = calamaio
tritticò = traballò
zomporno in piede = saltarono in piedi

 
 
 

Picchiabbò 003

Post n°437 pubblicato il 31 Agosto 2014 da valerio.sampieri
 

Pipino, quanno se vidde pe' la prima vorta quer cosetto così buffo che s'era messo a sede su li scalini der trono, chiese piano ar Ciambellano:

- E chi è 'sto doppio decimetro d'essere vivente? è forse un pezzo grosso?
- Sacra Maestà - disse er Ciambellano tutto confuso - io manco ciavevo fatto caso ... E da dove sarà entrato 'sto buggero?

E stava pe' pijallo co' du' deta pe' buttallo da la finestra, quanno er Re je disse:

- Fermete! In fonno m'è simpatico. Eppoi me pare d'avello visto in un antro posto.

Picchiabbò rispose:
- Si, sacra Maestà. Ar Museo der Risorgimento nazionale, ner barattolo nummero novanta, accosto a la scanzia de le farfalle appuntate co' le spille ...
E je raccontò com'era uscito. Doppo de che, je fece un bell'inchino.

Er Re je chiese:
- Vedo che conoschi puro er protocollo: bravo!
Picchiabbò rispose:

- Spesso più che la stima è la prudenza
che ce consija a fa' la riverenza:
però ner caso mio faccio l'inchino
perché me va a faciolo er Re Pipino.

Bravo! - disse er Sovrano. - Sei puro poetà! Questo vò di' che nun ciai gnente da fa'. Vòi un postarello a Corte? Siccome nun ciò gnente da fa' nemmanco io, me potrai dà una mano peè famme passà er tempo. Che carica te piacerebbe? Aspetta! Te nomino buffone ufficiale. Me devi fa' ride a crepapelle. Te confinfera?

Picchiabbò fece un capriolo de la contentezza. Dice:
- Magara! Armeno me faccio una posizzione!
- Però - disse er Re - devi prima dà l'esame. Sennò me potrebbe succede come cor Ministro Mardoccheo che lo messi all' Istruzzione e poi m'accorsi che scriveva questore cor c e cucina cor q. Risponni, dunque, e occhio a la penna. Ched'è l'omo politico?

Picchiabbò rispose:
- E' quello che nun pensa quello che dice.
- E l'omo dipromatico?
- E' quello che nun dice quello che pensa
.
E tu? come la pensi?

- M'adatto a tutto. Posso annà a cavallo
sopra qualunque sella;
so' cane e lepre e faccio du' frittate
ne la stessa padella.
So' bianco, nero, verde, giallo e rosso,
,a appena giro e faccio un capriolo
de tutti li colori che ciò addosso
se ne vede uno solo ...

- Benone! - strillò er Re - E dimme un po': che ne pensi der Progresso?

- Le persone che strafanno
nun procureno che danno.
Chi fa un passo lungo un metro
quasi sempre torna addietro
.

- Sei contento d'esse così piccolo?
- Si, perché l'arberi arti pijeno troppo vento e fanno poca ombra.
- Che ne dichi de le donne?
- Le donne so' fije d'Eva. E dove c'è eva ce cova er serpente.
- Quale so' le cose che nun se ponno nasconne?
- L'amore, er foco, la tosse, la rogna, l'ambizzione e la puzza de cipolla.
Ogni vorta che Picchiabbò risponneva a tono, er Ciambellano ce sformava e faceva le boccacce come volesse fa' capì ar Re che in fonno nun diceva gnente de straordinario. Ma er nano se n'accorse e je chiese:

- Perché fai li versacci? Aricordete che li cortiggiani deveno esse sordi, muti e cechi e cianno d'avè le scarpe arisolate co' le cocce de cocommero. Hai capito? Dunque tira a campà e nun t'impiccià.
- Hai raggione! - je disse er Re - E pe' fatte vede che me vai a ciccio, te nomino su du' piedi buffone de Corte.
E firmò er decreto.
Er Ciambellano nun disse gnente, ma fece un'antra mossa co' la bocca come se masticasse quarche cosa d'allapposo.

Trilussa
da "Picchiabbò", Edizione d'arte Fauno, Roma, 1927, pagg. 14-18.

Note.

'sto buggero = questo tipo strano
me va a faciolo = mi va a genio, mi va bene
Te confinfera? = Ti piace l'idea? Gradisci?
lo messi = lo misi
me vai a ciccio = mi vai a genio

 
 
 

La fiabba di giugno

Post n°436 pubblicato il 31 Agosto 2014 da valerio.sampieri
 

La fiabba di giugno

Tatatàaaaaaannnnn !!!!! Non si tratta di un colpo di scena, stavo solamente pulendo lo strumento per fare Tatatàaaaaaannnnn !!!!! ed è partito un colpo, inavvertitamente. Tutti i nostri lettori -che sono uno solo- tranne uno, al massimo due, perché il secondo è analfabeta, sapranno perfettamente che lo strumento per fare Tatatàaaaaaannnnn !!!!! è il "Tatatànnico", così chiamato per la forte presenza di tannino, che viene così delineato su wikipedia, secondo quanto da me riassunto e sussunto e unto solamente, perché stavo mangiando con le mani un pollo svedese che mi è rimasto un po' tra i denti, in quanto è di legno perché comprato da Ikea (senza contare che la lavorazione è stata eseguita in una ridente località balneare sita in cima alle Alpi, alle Piramidi, al Manzanarre e al Reno, in cui, come recita la nota canzone, di Giuseppe Tubi -si chiama così di cognome perché di chi scrive simili boiate di titoli di canzoni non ce ne frega un tubo: crepa, schiatta e mori!!!- "I polli di legno mangiati da me con le mani, perché comprati da Ikea, fanno oh"): "sostanza chimica presente negli estratti vegetali capace di ... prevenirne la putrefazione da parte degli enzimi proteolitici e trasformarla in cuoio. Questa capacità di legarsi ai composti ... si riflette nella qualità astringente di molti vini rossi".

Tutti i nostri lettori -che sono uno solo- tranne uno, al massimo due, perché il secondo è analfabeta, potranno da soli compulsare la voce di Wikipedia e, ciò fatto, memori della fiabba di alcuni giorni or sono, andranno a cercare nella porta USB del pc il bazooka dimenticato da qualche bella bambina con gli occhi verdi che non crede agli orchi con i sopracciglioni mustacchiosi a tortiglione, per distruggere tutte le wikipedia del mondo e, in caso di irreperibilità, tutti i pc che hanno la possibilità di connettersi con wikipedia. Wikipedia è altamente nociva, ma non puzza solo perché non è cinese.
Vedo che i nostri lettori (-che sono uno solo- tranne uno, al massimo due, perché il secondo è analfabeta) stanno divagando, (leggendo wikipedia -che ora puzza anche perché, co' 'sta mania di aprire pagine su pagine- i nostri lettori, che sono uno solo, tranne uno, al massimo due, perché il secondo è analfabeta- hanno aperto proprio la fetosissima pagina della versione cinese di wikipedia; con il che si è anche scatenata la "putrefazione da parte degli enzimi proteolitici e trasformarla in cuoio" di cui al testo) e la tensione narrativa va a farsi benedire, perché non è ancora iniziata: come sul dirsi, latita (in quanto ha si una latitudine, ma non è posta sulla longitudine del parallelo di Comeglians Nord di Sopra e, pertanto è come se la tensione narrativa fosse latitante e quindi non esistesse o, al più, stesse nello Simbabue a mangiare sabaione, il che è lo stesso).
Richiamo all'ordine i nostri lettori -che sono uno solo, tranne uno, al massimo due, perché il secondo è analfabeta-, altrimenti dovrò prenderli tutti a sculaccioni sul culetto e, più bello sarà il culetto, più sculaccioni darò loro. Oh! E andiamo che si fa tardi! E facciamoci sempre riconoscere!
Dicevamo del tannino. Esso è particolarmente utile per i cinesi, in virtù delle proprietà astringenti. I cinesi puzzano già di loro così, figurati se dovessero anche scatenare i loro fetidi miasmi in mancanza di una sostanza con forti proprietà astringenti! In tal caso (intendo in caso di miasmi di un solo cinese, figuriamoci di tutti e due i miliardi di cinesi!) -a parte la desertificazione del Mato Groso e la scomparsa istantanea della foresta dell'Amazzonia- Hiroshima e Nagasaki hanno già presentato agli Stati Uniti una petizione per restare nuovamente distrutte dalla bomba atomica: meglio 10.000 bombe atomiche, che i miasmi non astretti di un solo cinese!
L'altra proprietà tanninca, come visto or non è guari, consiste nell'essere presente nel vino rosso. Ecco perché l'autore di tante fiabbe schifenzerìa sembra 'mbriaco sin di prima mattina, mentre di seconda mattina sembra semplicemente inciucchito. Non esistono studi approfonditi in merito a ciò che accade di terza mattina e successivi, ma ne parleremo testé, il che non significa un tubo, perché testé si riferisce al passato prossimo immediato subbito ora che se non me distraevo ce l'avevo ancora cqui (hanno arricchito la grammatica italiana di recente, in tal guisa) e non al futuro, a meno che non si tratti di un francesismo dacché tutte le parole francesi finiscono con "è", oppure non finiscono proprio, giacché sono napoletane e quindi non sanno usare la vocale finale, perché non hanno la patente e il panda-planing non si può fare andando in moto, altrimenti, per via del moto, non si riesce a fermarsi nel prato in cui ci si scarapona.
Non è chi non veda che il dotto discorso di cui sopra non significa un tubo, con il che restano confermate le proprietà altamente 'mbriacatorie del tannino contenute nel famoso strumento denominato "Tatatànnico".
Con il che, per economia della narrazione, abbiamo incontrovertibilmente stabilito, con ferrea logica, che i cinesi puzzano. Tirem inanz

Cammina, cammina, cammina ...
Tatatàaaaaaannnnn !!!!! Primo colpo di scena!!!!!
Non sappiamo chi è che sia a camminare!!! Dal che possiamo intuire che questa di ggiugno sarà una fiabba carica di suspence! L'intreccio si infittisce e, con l'intreccio, non sappiamo che cacchio succeda, perché si forma una cortina che ci impedisce la visuale. La suspence della scena testé descritta è prodromica ai succosi sviluppi di questa fiabba bbellissima.
Cammina, cammina, cammina ... si ferma e zompa !!!!!
Tatatàaaaaaannnnn !!!!! Secondo colpo di scena!!!!! La scena cambia radicalmente con drammatica rapidità!
Ciò che maggiormente colpisce nel rapido succedersi degli avvenimenti e del drammatico evolversi della situazione è che non è ancora successa una beneamata mazza e non sappiamo di checcacchio e chiccacchio stiamo parlando! [NDR.: checcacchio e chiccacchio non sono due gemellini, come potrebbero essere Cip e Ciop oppure Alberto e Raffaele, i figghiuzzi di Fulippu 'u Stortignacculu che uora uoara arrivau co 'u ferribbotto. La spiegazione che precede è stata gentilmente offerta, con tanto di spot e stacchetto musicale, dalla Gelateria Centrale di Vattelappesca per festeggiare -con banda e fuochi pirotecnici- il decennale di nonsisaccheccacchio.

"UDITE, UDITE! Popolo del Regno delle mie Fiabbe, così recita il mio editto del Re del Regno delle mie Fiabbe! Ci siamo sbomballati le scatole con questi stacchi pubblicitari, per cui se la Gelateria Centrale di Vattelappesca non se la pianta, gli mandiamo a devastarla una mandria di bufali birmani dell' Alsazia Superiore del Nord ad Ovest di Comeglians del Nord di Sopra, nati però in Papuasia Cinese, a condizione che in quella striscia di terreno non sia mai passato uno zoppo che casualmente si trovava a passeggio lì! Data la gravità del castigo già inflitto, pensiamo di alleviare la pena assestando il colpo di grazia con gli schitazzamenti di un quattromilaseicentopiedi (una specie di verme che in realtà non è un verme, ma una comitiva composta da 2307 cinesi, perché ce ne sono alcuni con una zampa sola e, fortunatamente, ben due con mezza zampa a cranio, altrimenti il conto non tornava, per via del decimale e la fiabba non potevo scriverla, perchè il Quattromilaseicentopiedivirgolacinque non esiste in natura, come specie animale).
Tatatàaaaaaannnnn !!!!! Terzo colpo di scena!!!!! La VOCE FUORI CAMPOOOOO !!!!!
Scusate l'entusiasmo, cari lettori che siete uno solo, massimo due perché il secondo lettore è analfabeta e, nel frattempo, è anche diventato cecato come te, ma la rutilante genialità della mia trovata mi ha giustamente riempito di orgoglio per la rutilante genialità della mia trovata geniale, il che mi sembra un po' ridondante, ma mi sono incartato col pensiero che volevo esprimere, ma non riesco ad esprimere in quanto non lo esprimo ed essendomi incartato non posso più giocare a briscola, perché qui non hanno carte napoletane o piacentine e l'unica cosa che posso fare è giocare a scopa con chi mi capita a tiro.
Può darsi che un concetto valido questa fiabba l'abbia finalmente espresso. Eccheddiamine! E facciamoci sempre riconoscere!

Si ... c'era un fosso e per questo portava calzoni a poco più di mezzo polpaccio, altresì detti a zompafosso. E' di tutta evidenza che ove non vi fosse stato il fosso, i calzoni sarebbero stati di lunghezza normale oppure sarebbero addirittura stati calzoncini corti! Il che, francamente, è di non poco momento, per quanto possiate non chiamarvi Franco né Franca, in quanto questi due puzzoni sono dei bugiardi matricolati, dato che mentono quanto e più di due cinesi che dicono di non puzzare come settanta mandrie di bisonti dello Simbabue nati in Cina.
Tatatàaaaaaannnnn !!!!! Quarto colpo di scena!!!!!
La trama si arricchisce di inaspettati risvolti psicologici!. Non esiste, nella presente fiaba, soltanto l'elemento dell'azione, consistente unicamente nel camminare, camminare, camminare con i calzoni a zompafosso, ma esiste anche questo elemento inaspettato ed imprevedibile che, pe' cquanto ce posso penzà e ripenzà, va a ccapì che sarebbe? E questa vaghezza di significato, anzi, totale assenza di significato, rende la presente fiabba affascinante! Augh! Ho detto!
Ma ora, gentili lettori che siete uno solo -soltanto tu che sei cecato e quindi non puoi leggere- in quanto il secondo è analfabeta ed è pure cecato ed in più si è suicidato andando ad odorare le ascelle di un cinese (beh, non è proprio così, le ascelle del cinese erano a circa due chilometri dal suo naso, ma sono risultate ugualmente letali. Forse è stato un incidente, ma ne dubito. Sveleremo l'arcano in una delle prossime fiabbe intitolata "L'ascella cinese assassina [non posso dire chi sia lo sponsor altrimenti c'è l'editto assassino che mi manda l'ascella cinese assassina. In ogni caso io vi consiglio: tenetevi alla larga da Vattelappesca e dai suoi gelati. Shhhhh, non lo dite a nessuno, acqua in bocca, è un consiglio d'amico]) in quanto pur essendo analfabeta e cecato era riuscito ugualmente a capire che questa fiabba era una boiata pazzesca perché la puzza dei cinesi usciva dal monitor, pur tenendo le casse audio spente ...
...
...
... beh quello che ho scritto prima era il soggetto della frase che intendevo scrivere e, sinceramente, se lo dovessi riscrivere, poi dovrei riscriverlo nuovamente e poi di nuovo, altrimenti non si capirebbe quale sia il soggetto e così via, per cui ...
Tatatàaaaaaannnnn !!!!! Quinto colpo di scena!!!!!
Lascio soltanto il soggetto e non finisco la frase, così la suspence raggiunge finalmente questo stracacchio di parossismo che era da non so quanto tempo che lo stavamo ad aspettare e non arrivava mai, sempre con la scusa de 'sti treni e 'sti topi!
Ecco! Tatatàaaaaaannnnn !!!!! c'è il parossismo !!!!! La tensione narrativa ha raggiunto il parossismo !!!! Il parossismo è con noi!!!! Evviva evviva !!!! In alto i cuori !!!! Fiato alla trombe !!!! Mani alle tasche, perché girano da queste parti dei mariuoli napolitani che ve se fruguleano chill che tenit in tasc!!!!!!

Ed infatti, la fiabba finisce qui, perché si intitola "La fiabba di giugno che raggiunge il parossismo e che narra di una storia di suspence, azione e psicologia, in quanto un napoletano con i calzoni a zompafosso cammina, cammina, cammina e poi si ferma e fa uno zompo per buttarsi in un fosso onde sfuggire alla puzza dei cinesi che appestano l'universo con il loro tanfo schifoso e mefitico". Geniale appare la trovata di posporre il titolo alla trama, altrimenti, una volta letto il titolo, nessuno la leggerebbe più, come infatti si è puntualmente verificato.
Ed ora, vediamo la morale.
1. Il protagonista della fiabba è napoletano perché dopo che ha camminato, camminato, camminato, si ha già stancato e fa finire la fiabba senza che succeda niente, salvo che tutte le lumache che si trovavano da quei pizzi lo superavano in tromba con il gas a manetta, sebbene non avessero una moto sotto le chiappe (ma di ciò parleremo nella fiabba di prossima pubblicazione "Le chiappe delle lumache").
2. Non fate pubblicità alla Gelateria Centrale di Vattelappesca perché possono essere cavoli amari.
3. "I calzoni a zompafosso fanno oh" è una canzone estremamente più bella di quella dei polli di legno comprati da Ikea che fanno oh pure loro.
4. Facciamoci sempre riconoscere!
5. In ogni fiabba c'è il parossismo della tensione narrativa
6. I cinesi puzzano

Insomma, la fiabba non dice un tubo, ma la morale è ricchissima perché ha vinto al superenalotto.

Stretta è la foglia, larga la via, dite la vostra che io la mia è meglio che non la dico più, per non correre il rischio di essere lapidato.

Er Fiabbatore

 
 
 

Picchiabbò 002

Post n°435 pubblicato il 30 Agosto 2014 da valerio.sampieri
 

Picchiabbò, er buffone de Corte, era un ometto accusì piccolo che uno se lo poteva mette in saccoccia come la chiave de casa. Quanno camminava faceva tre passi, un zompo, una piroletta e un capriolo per via che essenno la capoccia più grossa der corpo, ogni tanto je spiommava e je faceva perde l'equilibbrio.

Picchiabbò era una specie de fenomeno vivente perché era nato morto, mentre c'era la guerra co' li turchi. Sicome era fijo d'una vivandiera ch'aveva tenuto testa a venti sordati nemmichi, er Governo, co' delicato pensiero, l'aveva messo ner Museo Nazionale der Risorgimento, chiuso in un barattolo de vetro, sotto spirito come le cerase, e, su la targhetta, ciaveva scritto: MACROCEFALO N. 90.

Picchiabbò era rimasto lì, a mollo, pe' vent'anni e passa, senza dà mai segni de vita. Ma una notte, che è che nun è, Picchiabbò se mosse, e come se lo spirito j'avesse ridato la forza, aprì l'occhi, se guardò intorno: poi, co' la capoccia cominciò a spigne er coperchio der barattolo e uscì de forza arzillo e contento come un sartapicchio.

Qui la storia der nano cià un punto nero: ma questo nun ve deve fa' impressione, perché la storia è piena de punti neri. E' vero che segna tutte l'entrate e tutte l'uscite de li secoli co' la precisione d'un reggistratore automatico come cianno li pizzicaroli. Ma cor reggistratore che succede? Che er padrone de la pizzicheria, che sarebbe er postero, se fida de quello che spigne li tasti. Se er commesso è un fottuto in saccoccia e incassa presempio dieci e settantacinque e spigne quattro e cinquanta, la machinetta de la storia che segna?
Quattro e cinquanta
.

E così er postero arimane contento e cojonato.

Quello che ve posso di' è che Picchiabbò, a forza de caprioli e de piroette, se fece strada e arivò fino a la Reggia, pe' fa ride er Re. Prima e doppo de lui questo è successo, der resto, pure a tant'ommini seri.

Trilussa
da "Picchiabbò", Edizione d'arte Fauno, Roma, 1927, pagg. 10-14.

Note:

ogni tanto je spiommava = ogni tanto gli spiombava
sotto spirito come le cerase = sotto spirito come le ciliege
pizzicaroli = droghieri
fottuto in saccoccia = ladro

 
 
 

'N amico

Post n°434 pubblicato il 29 Agosto 2014 da valerio.sampieri
 

'N amico

Si ssei 'n amico nun me pare vero
che tu me possa fa le cose sotto
io sempre penso che tu sei sincero
e mai me cacherai drento ar salotto.

Pò ssempre capità 'na scortesia,
ma mica penso che l'hai fatto apposta.
Te scuserò e tu scuserai la mia,
perché capisse, mica tanto costa.

Vedi, a 'n amico se perdona tutto
perché 'n se po' cambià le cose fatte:
e che ce sarà mai de così brutto?

Ma quanno vedo che tu sei invidioso,
pensanno che ciò voja d'umiliatte,
scuseme, sa, ma allora sei schifoso!

Pasquino Arcano
26 agosto 2014

 
 
 

Picchiabbò 001

Post n°433 pubblicato il 29 Agosto 2014 da valerio.sampieri
 

1 - Dove chi legge vede in che maniera le pirolette fanno fa' cariera.

C'era una vorta un Re che se faceva chiamà Pipino decimosesto perché c'ereno stati una quindicina de Pipini prima de lui. Come omo era piuttosto bruttarello perché ciaveva un pappafico rosso fatto a tirabucione che faceva ride puro a vedello aritrattato su le carte da mille. Però era così bono che se poteva beve in un bicchier d'acqua. Solamente quanno je parlaveno de pijà moje, je zompaveno certe fotte da tajalle cor cortello.

Nessuno se spiegava er perché de st'impuntatura. Er governo ce s'era impensierito e la masticava male e, più de tutti, chi faceva foco dall'occhi era er Ministro de le Finanze ch'aveva pijato un mezz'impegno co' la principessa Mariantonia, ossia co' la fija der Re Teopompo. Teopompo ciaveva er regno accanto a quello de Pipino, ma co' tutto che fussero alleati nun c'era mai stato da di' gnente fra de loro. Re Pipino, che era un sovrano pacifico, per esse più tranquillo, aveva abbolito la dipromazzia. Re Teopompo, invece, nun pensava che a fà la guerra e voleva che li sudditi annassero tutti vestiti da guerrieri coll'abbito de ferro battuto; così, in quer paese, li sartori veri erano li fabbri-ferari e li stagnari.

La principessa Mariantonia era tanto bella che quanno rideva j'usciveno li razzi de sole da la bocca e abbisognava guardalla co' l'occhiali affumicati. Ciaveva un nasino profilato che pareva fatto solamente pe' sentì l'odori boni e certi occhioni turchini che ce potevi fa' li bagni de mare. Ma ortre d'esse bella, portava un buggerìo de mijoni de dote e, pe' l'appunto, er Ministro de le Finanze de Re Pipino voleva combinà 'sto pangrattato reggio pe' riarzà le sorti der Paese e pe' pijasse, come usava allora, la percentuale su l'affare. Pipino, però, arimaneva duro e quanno lo toccaveno su quer tasto cambiava discorso, je pijaveno le paturgne reali e, co' la scusa che ciaveva li dolori de panza, se n'annava a letto difilato. Oppuro diceva ar Ciambellano:

- Chiamateme er nano Picchiabbò.

Trilussa
da "Picchiabbò", Edizione d'arte Fauno, Roma, 1927, pagg. 8-10.

Note.

Il linguaggio usato da Trilussa è molto simile all'italiano e differisce di parecchio da quello dei suoi predecessori (Belli, Zanazzo, Pascarella). Al tempo di Trilussa non era ancora invalso l'uso di non raddoppiare la lettera erre e difficilmente si trovano termini di ardua comprensione. Nel testo ho contrassegnato in neretto le parti che ritengo più divertenti.

Piccolo glossario:
a vedello aritrattato = a vederlo ritratto
j'usciveno li razzi de sole = le uscivano i raggi di sole
portava un buggerìo de mijoni de dote = portava in dote parecchi milioni

 
 
 

Ajo, ojo e ppeperoncino

Post n°432 pubblicato il 28 Agosto 2014 da valerio.sampieri
 

Ajo, ojo e ppeperoncino

Pe' ffà 'sto piatto bbono 'n ce vò ggnente,
bbisogna solo che ttu resti carmo,
per evità che doppo magni er marmo,
e ppoi cucini appassionatamente.

Te pare 'n gioco de taja l'ajetto?
Intanto devi incide sette vorte
lo spicchio d'ajo su le parti corte,
così pòi fà le cose ppiù perfette.

Tajàllo bbene è 'n gioco da regazzi,
co' ddei tajetti perpendicolari.
L'indori ar bacio mò, nun ce sò ccazzi,

'sti pezzettini cor peporoncino.
Spaghetti bbelli ar dente te li spari
e te l'ingozzi co' 'n ber po' dde vino.

Pasquino Arcano
27 agosto 2014

 
 
 

La Fiabba di Sandokan

Post n°431 pubblicato il 28 Agosto 2014 da valerio.sampieri
 

La Fiabba di Sandokan

C'era una volta Sandokan!!! Aveva un difetto di pronuncia, perché non sapeva pronunciare la erre, e la faccia uguale a quella di un buldog al quale era caduto in faccia un televisore. Poraccio era talmente brutto da fare schifo, ma la circostanza è irrilevante nell'economia della narrazione, tanto il parossismo, prima o poi, lo si raggiunge lo stesso, di riffa o di raffa. E seppure il parossismo non raggiungesse il suo punto topico, gli faremo raggiungere quello gattico, così lo fregamo. La circostanza che il parossismo non raggiunga il punto topico -o gattico o di altro animale domestico, tipo un rinoceronte od un ippopotamo birmano od un caprone dell'Alsazia Superiore del Nord od un elefante mammutico gigante, razza ormai estinta tra 3000 anni- è, normalmente dovuta al fatto che nelle fogne in cui vivono i topi all'uopo deputati non passano i treni. Capita perciò praticamente sempre che il punto topico arrivi sempre in ritardo o non arrivi per niente, per cui noi ce ne strabuggeriamo altamente e tirem innanz.
Tatataaaaaannnnnn !!!!! Primo colpo di scena!!!!!!!!!
Non c'è. Il fatto che non ci sia il primo colpo di scena è già di per sè un colpo di scena che vale triplo, perciò la numerazione dei prossimi colpi di scena partirà dal quattro.
Tatataaaaaannnnnn !!!!! Quinto colpo di scena!!!!!!!!!
Il quarto colpo di scena non c'è!!!!!!!
Immagino che la tensione narrativa sia ormai giunta alle stelle e che i nostri affezionati lettori -me e basta- siano ormai bramosi di conoscere il prosieguo. Eccolo e siete pregati di prestare attenzione.
Sandokan si chiamava in realtà Sandro Cacozzi, ma dato che aveva il difetto di pronuncia della erre lo si chiamava Sando. Cacozzi era un cognome improponibile persino in qualsiasi fiaba destinata precipuamente a dei deficienti.
Tatataaaaaannnnnn !!!!! Quarto e sesto e tredicesimo colpo di scena!!!!!!!!!
Il ritmo incalzante del susseguirsi degli eventi può effettivamente lasciare senza fiato! Intanto è risaltato fuori il quarto colpo di scena e questo vale già da solo come un triplo colpo di scena. Ma quello che lascia più di ogni altro avvenimento allibiti ed incantati è il fatto che la bella bambina dagli occhi verdi delle fiabbe precedenti, che non c'entra mai una mazza con le fiabbe stesse, UDITE UDITE, finalmente credeva agli orchi con i sopracciglioni mustacchici a tortiglione! Ultimo, ma non ultimo e nemmeno terzultimo, la bella bambina che credeva agli orchi con i sopracciglioni mustacchici a tortiglione era cecata come una talpa e perciò lei non si accorgeva che gli orchi con i sopracciglioni mustacchici a tortiglione che lei incontrava non avevano i sopracciglioni mustacchici a tortiglione! E perciò gli orchi con i sopracciglioni mustacchici a tortiglione non potevano farle niente, in quanto quella cecata del cavolo si accoppava da sola, sfraganandosi contro porte aperte, pensili di cucina e prati posti a ridosso della sede stradale (la cecata disse ai soccorritori di essere adepta di uno sport denominato "panda-planing", che consiste nel porsi alla guida di una panda, tagliare diagonalmente la sede stradale e scaraponarsi nel prato posto dopo la scarpata che costeggia la sede stradale stessa, fracassando l'incolpevole panda -per tale motivo i panda sono animali in via di estinzione- in mille pezzi, avendo l'accortezza, dopo aver planato sul prato [più capriole fa la vettura, più punti si ottengono] di lasciare intatta la parte dell'auto dove è posto l'abitacolo, sicché esso possa schiacciarsi totalmente, venendo a creare un sorta di trappola mortale, qualora un eventuale soccorritore buontempone si divertisse a lanciare un cerino acceso nei residui del serbatoio della benzina. Ah, dimenticavo: punteggi aggiuntivi si ottengono perdendosi per strada i passeggeri.).
Per economia del discorso, giova rilevare, il che è di non poco momento, che or non è guari è stato di leggieri emesso un editto che dice:
"Popolo del mio Reame e di ogni credo e non credo, a volte sì, a volte no, a volte sono dubbioso, io non vi dirò niente di questo editto, se non che, qualora non obbediate a quello che l'editto dice senza rendervelo noto, vi farò mozzicare i calcagni da cani alsaziani gentilmente forniti dalla gelateria centrale di Vattelappesca [segue breve siparietto, con spot pubblicitario, per spillare un po' di quattrini]. I cani sono sdentati e perciò non vi faranno un tubo, ma sarete disinfettati dagli schitazzi di bisonti cinesi, il che vi farà venire il colera, che sarà comunque sempre meno puzzolente delle schitazzo dei bisonti cinesi".
Tatataaaaaannnnnn !!!!! Quattordicesimo colpo di scena!!!!!!!!!
L'editto non c'entra un tubo con l'economia del racconto ed ha soltanto inutilmente allungato il discorso con una incredibile serie di idiozie di cui non ci frega una mazza. Tirem innanz.
Dicevamo che il cognome Cacozzi di Sandokan era improponibile, in quanto Sando assomigliava ad un buldog ed a casa -dove erano dei morti di fame schifosissimi, tanto che, anzichè raccogliere il cibo nei secchioni della monnezza, lo andavano addirittura a prendere nei ristoranti cinesi, sobbarcandosi tra l'altro ad improbe scalate (il particolare sarà di gran rilevanza per quanto diremo tra breve), in quanto per entrare nel ristorante cinese bisognava scavalcare montagne di cadaveri fulminati davanti alla porta di ingresso del ristorante dal tanfo sprigionato dai ristoratori cinesi- non disponevano degli appositi sacchetti per raccogliere le deiezioni canine. Per tale motivo, fu creato appositamente per lui il suffisso "kan", posposto al nome [anche il suffisso "kan" era gentilmente offerto dalla gelateria centrale di Vattelappesca, con annesso breve siparieto, con spot pubblicitario, per spillare un po' di quattrini], donde il nome con il quale è conosciuto universalmente il nostro eroe: Sando-kan!!!
Sandokan era nato in Abruzzo, sul massiccio della Maiella, ma, pur somigliando ad un buldog, non sapeva abbaiare e, per fortunata combinazione, sapeva invece miagolare come un gatto soriano del Cimino, in quanto si lavava la faccia sputandosi sulle mani e -dotato come era di abbondante salivazione, anzi di vera e propria putrida bava- praticamente, quando si passava le mani schitazzate sulla faccia si faceva la doccia, proprio come fanno i gatti. I suoi concittadini, dato che Sando come gatto era un po' troppo grosso, lo chiamavano tigre, dato che non sapeva ruggire come un leone, diversamente lo avrebbero chiamato giaguaro, poiché guidando una Jaguar il panda-planing è più gajardo.
Sandokan era perciò noto come la Tigre della Maiella e ciò ci convince irrimediabilmente che questa fiabba odierna è una boiata pazzesca e che, perciò, di questa boiata non ce ne frega niente!
Sai che ti dico? Che una cretinata simile non merita nemmeno una morale finale (salvo quella che i cinesi puzzano, naturalmente).
Perciò concludo con una breve nota finale divertente. C'era un insetto lungo, lungo, lungo che camminava. Era un 2300 piedi. Per la verità era una comitiva di 1150 cinesi con gli scarponi che, messi tutti in fila, sembravano per l'appunto questo strano insetto chiamato 2300 piedi.
La bella bambina con gli occhi verdi cecata come una talpa della fiabba odierna, nella quale ovviamente, come sempre, non c'entra una mazza, credendo che si trattasse dello strano insetto chiamato 2300 piedi, lo schiacciò volontariamente, in quanto aveva già scassato tutte le auto della zona, con quel suo maledetto viziaccio del panda-planing. Anche le moto, le biciclette ed i monopattini del circondario erano stati tutti distrutti dalla viziosetta. Il cielo si oscurò ed i cavalieri dell'apocalisse piombarono sulla terra, in quanto il tanfo sprigionato dall'esplosione di 1150 cinesi desertificò all'istante l'intero Mato Groso brasiliano, nonché quello alsaziano, di Vinchiaturo e di Pescorocchiano.
Fortunatamente la bella bambina con gli occhi verdi cecata come una talpa della fiabba odierna, nella quale ovviamente, come sempre, non c'entra una mazza, si era schiantata contro una porta aperta ed un pensile di cucina rigorosamente chiuso a chiave, in quanto solo lei era in grado di compiere tali insani gesti ed era rimasta vittima di un arresto respiratorio di 10 minuti (che non provocò danni cerebrali, perché peggio di così non si può essere): ciò le salvò la vita!
Il Cielo non dimenticò il gesto della bella bambina con gli occhi verdi cecata come una talpa della fiabba odierna, nella quale ovviamente, come sempre, non c'entra una mazza. Poichè, di norma, le cattive azioni vengono punite, ella conobbe colà uno zoppo che casualmente non si trovava a passare in Papuasia.

I due si amarono ripetutamente -vabbè il castigo doveva essere pesante, ma forse stavolta il Padreterno ha esagerato un tantino con i due poveretti-, con foga e passione, poi, esausti, si accucciolarono l'uno nelle braccia dell'altra, baciandosi teneramente e vissero felici e contenti. Come suol dirsi, chi si accontenta, gode!
Stretta è la foglia, larga la via, ogni cinese puzza peggio de su' zzia.

Er Fiabbatore

 
 
 
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Un blog di: valerio.sampieri
Data di creazione: 26/04/2008
 

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