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Mi sfugge un dettaglio

Post n°341 pubblicato il 12 Aprile 2013 da valerio.sampieri
 

Non so se qualcuno possa essermi di ausilio, ma il mio cervellino non riesce a raggiungere le vette attinte dai grandi "Saggi" che ponzano per noi, curando amorevolmente i nostri destini. Mi struggo e mi arrovello tra ambasce tali, da vedermi costretto ad interrompere, soltanto per oggi, il letargo blogghico, che tosto riprenderà più bello e superbo che prìà.

Finalmente i dieci saggi, nominati dal vecchio carampano comunista, ci hanno svelato la loro illuminata verità, aprendo ai nostri occhi sconfinati orizzonti, la cui esistenza noi comuni mortali non avremmo minimamente potuto ipotizzare. Finalmente sappiamo che, per tentare di risollevare le sorti del nostro paese si dovranno affrontare alcuni temi cruciali che sono ... TATATAAAAAAAAAAA ... (quelli sarebbero squilli di tromba): contrastare la disoccupazione, abbassare la pressione fiscale, pagare i debiti alle imprese.

Altro che saggi, questi sono dei veri geni, al cui confronto Leonardo e Michelangelo sembrano delle caccolette di mocciolo appallottolato. La genialità di costoro risiede soprattutto nel fatto che essi non dicono in qual modo farlo: essi, come gli antichi filosofi, stimolano soltanto il pargolino che è in noi.

Qual è, allora il busillis che mi attanaglia? Lo servo subito, ponendo il quesito: perché mai mandare affanculo questa massa di teste di cazzo che continua a prenderci per il culo, fottendosi da una vita quattrini pubblici, dovrebbe essere considerato un atto sconveniente?

 
 
 

Buona Pasqua

Post n°340 pubblicato il 31 Marzo 2013 da valerio.sampieri
 
Foto di valerio.sampieri

Buona Pasqua a tutti. I tempi sono alquanto bui, non di meno ci resta sempre la speranza di risorgere più belli e superbi che prìa. Del resto, Pasqua è la festa della Resurrezione, per i credenti, e non vedo perché, credenti e non credenti, non si debba coltivare la speranza di risorgere anche qui in terra, oltre che nell'aldilà.

Un particolare augurio di pronta resurrezione lo mando a napolitano, così almeno dovrà prima schiattare e smetterla di continuare a fare danni.

Pertanto, mi unisco al voto espresso dall'avvocato romano che aspettava la nuova segretaria: "E cche dDio ce la manni bbona, e pozzibbirmente senza mutanne".

E con tale auspicio mi commiato, lasciandovi per ricordo una perla di saggezza profonda, profondissima, ... di più ... da sepoltura, direi.

 

 
 
 

Speciale

Post n°339 pubblicato il 30 Marzo 2013 da valerio.sampieri
 

Lei pensa che io sia importante
Che non ho un difetto dentro e fuori dal letto
Lei pensa che in fondo sia dolce
Però all'occorrenza so anche esser forte
Per lei son speciale io
E non me ne ero mai accorto io

Gianluca Grignani - Speciale (2000)



Io che non so mai se è amore, o soltanto un altro errore
Però lei è fantastica così
E non gliene frega niente, anche se sa perfettamente
Che io non sarò mai un santo o giù di lì
E poi mi sa dire di sì, anche se dico così
Lo sai che non lo so! Se ti amo o no!
Ma che se ci stai ci sto, perché ti voglio bene un po'
Sì lei ci scherza su, per piacermi di più
Ed io perdo la testa ancora un po'
Ma questa volta giuro non lo so se mi difenderò

Lei pensa che è solo paura
Se a volte dal niente io metto le mura
Per lei, io riesco a esser grande
Anche quando mi perdo tra le mie domande
Per lei son speciale io
E non me ne ero mai accorto io
Io che non so mai se è amore, o soltanto un altro errore
Però lei è fantastica così
E non gliene frega niente, anche se sa perfettamente
Che io non sarò mai un santo o giù di lì
E poi mi sa dire di sì, anche se dico così
Lo sai che non lo so! Se ti amo o no!
Ma che se ci stai ci sto, perché ti voglio bene un po'
Sì lei ci scherza su, per piacermi di più
Io perdo la testa ancora un po'
E questa volta giuro ....nananaaaa...nanana!!!

Perché sarà sempre un duello, sai con te
Ma se io resto qui, mi va bene così!

 
 
 

Manco li cani!

Post n°338 pubblicato il 26 Marzo 2013 da valerio.sampieri
 

E le anime belle dove sono? Franco Battiato ha affermato, parlando all'estero, davanti al parlamento europeo, che il Parlamento Italiano è pieno di troie. Non sarà un zinzino sessista tale affermazione? Attendo impaziente che gli indignati speciali in servizio permanete effettivo facciano sentire la loro vibrante voce, chiedendo, come minimo, l'evirazione del sudicio maschilista.

A prescindere da ogni altra considerazione e dal gravissimo discredito gettato sulla massima istituzione del nostro ordinamento da parte di un presunto rappresentante di altra istituzione, ed a prescindere anche dall'oggettiva stupidità dell'accusa, frutto di una evidente deviazione mentale di chi, probabilmente, nun ja fà ppiù e si trova obbligato a sfogare con tale volgarità la propria frustrazione sessuale, l'affermazione è falsa.

Con il termine "troia" si indica una donna che usa fare mercimonio del proprio corpo, offrendo favori sessuali in cambio dell'uso del proprio corpo. Caso vuole che, tra le tante, in Parlamento sieda anche rosabbinda. Ma chi vuole, Battiato, che se la chiavi quella lì? Ma manco se è lei a pagare!

Ecco spiegato il significato dell'espressione del titolo, espressa in vernacolo.

 
 
 

Codice Penale 2

Post n°337 pubblicato il 25 Marzo 2013 da valerio.sampieri
 

Art. 264.
Infedeltà in affari di Stato.

Chiunque, incaricato dal Governo italiano di trattare all'estero affari di Stato, si rende infedele al mandato è punito, se dal fatto possa derivare nocumento all'interesse nazionale, con la reclusione non inferiore a cinque anni.

 
 
 

Codice Penale

Post n°336 pubblicato il 25 Marzo 2013 da valerio.sampieri
 

Art. 244.
Atti ostili verso uno Stato estero, che espongono lo Stato italiano al pericolo di guerra.

Chiunque, senza l'approvazione del Governo, fa arruolamenti o compie altri atti ostili contro uno Stato estero, in modo da esporre lo Stato italiano al pericolo di una guerra, è punito con la reclusione da sei a diciotto anni; se la guerra avviene, è punito con l'ergastolo.
Qualora gli atti ostili siano tali da turbare soltanto le relazioni con un Governo estero, ovvero da esporre lo Stato italiano o i suoi cittadini , ovunque residenti, al pericolo di rappresaglie o di ritorsioni, la pena è della reclusione da tre a dodici anni. Se segue la rottura delle relazioni diplomatiche, o se avvengono le rappresaglie o le ritorsioni, la pena è della reclusione da cinque a quindici anni.

 
 
 

Le Dieci Persecuzioni generali

 

Il brano seguente è tratto dal libro "Roma cristiana nei primi secoli", Volume 1, del Conte Tullio Dandolo, D. Sensi, 1865

Il Conte Tullio Dandolo, nato a Varese nel 1801, morto ad Urbino nel 1870, fu prolifico scrittore, dotato di notevole erudizione. I suoi scritti riportano spesso, sotto il titolo, la dicitura "Anzitutto son cattolico ed italiano". Ho trovato di enorme interesse i suoi 5 olumi -editi a Milano nel 1857 presso Volpato e Comp. Editori (i primi quattro) e presso Natale Battezzati l'ultimo- intitolati "Roma ed i Papi - Studi storici filosofici letterari ed artistici. Non mi sento di concordare col giudizio seminegativo che di lui offre la Treccani online: del resto, da quando l' Enciclopedia è presieduta dal topo malefico e mefitico che per primo, nel 1992, ficcò le mani nei conti bancari dei cittadini, non è che alla gloriosa Treccani si possa dare più gran credito. Amato è una sorta di Re Mida al contrario: trasforma in merda tutto l'oro che tocca.

"E' dato nome di persecuzioni generali ai dieci maggiori eccidii, a cui, da Nerone a Diocleziano, soggiacquero i Cristiani per decreto d'imperatori promulgato e messo in esecuzione in ogni parte della dominazione romana. Benchè la guerra dichiarata ai seguaci di Cristo sia cominciata sul Calvario colla morte del lor divino Maestro, e la loro proscrizione abbia infierito anche dopo Costantino sotto Giuliano, le dieci persecuzioni generali vincono per intensità, crudeltà, e numero di vittime le altre infinite, che mai non cessarono d'insanguinare questa o quella provincia, in conseguenza del maltalento d'un governatore, del fanatismo d una popolazione: siccome i decreti proscrittori non eran altro che sospesi, giammai aboliti, così dipendeva da volontà individuali, da circostanze peculiari lo scoppiare e l'infierire d'una persecuzione parziale; e può affermarsi che da Nerone a Diocleziano non passò un anno, anzi un giorno che non aggiungesse nomi all'albo glorioso dei Martiri. Delle persecuzioni che furono universali intende- fare una rapida rivista, introduzione opportuna, richiamo ad una certa qual unità relativamente ai racconti che terranno dietro; conciossiachè, dato fine a cosiffatti preliminari, mi condurrò a spigolare negli Atti de'Martiri alcune mirabili e toccanti narrative che vi si contendono.

D'onde una tale continuità di stragi giudiziarie? che cos' aveano fatto i Cristiani per provocarle? evidentemente innocui, innocenti quali erano, perchè venner trattati durante trecento anni senza interruzione, da cospiratori, da ribelli, da scellerati? La spiegazione del quesito sta in questo; che Satana, avendo in origine usurpato imperio sovr'Adamo, e predominio sulla sua discendenza, il Figlio di Dio, fattosi uomo, e sceso sulla Terra per salvare il genere umano, spodestò col suo sagrificio l' usurpatore, e risalito al cielo commise alla Chiesa il proseguimento visibile dell'opera redentrice, ch' Egli invisibilmente proteggeva dalla sede della sua gloria: or bene, a Cristo, legittimo Signore del mondo e delle anime, ed alla Chiesa da Lui fondata, contradisse, resistette, ne' limiti consentitigli da Dio, Satana ladro d' anime, tiranno del mondo: questa è la cagion unica e vera delle persecuzioni a cui soggiacque, soggiace, e soggiacerà, finchè sarà militante, la Chiesa: l'azione satanica, varia di forme secondo i tempi, non ha quietato, nè quieterà mai; ciò ch' è oggi insania d'idee filosofiche, nel Medio Evo era prevalenza di superstizioni, e ne' primi secoli violenza di proscrizioni.

La prima persecuzione generale contro i Cristiani scoppiò regnante Nerone nell'anno 64 dell'Era Volgare; e, durata tre anni, ci presenta, per opera del tiranno raccolte a fascio le stravaganze della iniquità onnipotente. Grande fu il numero de'Martiri allora, ingens mvltitudo, scrisse Tacito, tra' quai primeggiarono gli apostoli Pietro e Paolo, due uffiziali della Casa di Cesare Torpete ed Eraclio, ed una donna stata amata da lui della quale non si sa bene il nome.

Seconda persecuzione, dall' 81 al 96. Rivale di Nerone in nequizia, Domiziano associò parimenti follia e crudeltà: furono vittime della sua rabbia anticristiana personaggi illustri; mandò al supplizio Flavio Clemente, e Domitilla suoi consanguinei. Terza persecuzione dal 107 al 117. Dominato da vizii, su quai la storia adulatrice ha gettato un velo di trionfi riportati, di monumenti eretti, Trajano perseguitò nei Cristiani la innocenza della vita. Quarta persecuzione dal 120 al 138. La infamia de' costumi rendeva degno Adriano di succedere a Trajano, e lo collocava naturale nemico de' seguaci del Vangelo. Il cinismo dell' amante d'Antinoo giunse fino a dedicare a Venere i luoghi che il Redentore avea consacrati colla sua passione, e la sua morte. Quinta persecuzione dell'anno 140. L'appellativo di pio male associasi al nome del marito di Faustina. A que' dì per la prima fiata una voce coraggiosa si alzò a difendere i Cristiani, presentandone l ' apologia ad Antonino lor proscrittore: quell'eloquente richiamo alla giustizia violata costò la vita a S. Giustino che lo avea formulato.

Sesta persecuzione dell'anno 163.
Marco Aurelio fu nemico del Cristianesimo più per infatuazion filosofica che per trascinamento fanatico. L'indole meno trista di questo e del precedente imperatore profittò alla diffusione del Vangelo, nonostante le loro persecuzioni, state miti a paragone delle altre.
Era impossibile che i progressi del Cristianesimo sfuggisser all'attenzione di principi sagaci: piacque alla Provvidenza che la naturale moderazione di questi rendesse differito un decisivo conflitto tra la podestà sovrana, armata di tutte le sue prerogative, e il Cristianesimo nascente. Durava opinione che credenze sorte d'improvviso cadrebbero del pari: un imperatore che fosse stato fornito del vigore di Trajano, dell'avvedutezza di Adriano, della infaticabilità in malfare di Nerone o Domiziano avrebbe mosso alla Chiesa nascente un formidabile attacco. Nel secondo secolo gli scontri ostili tra le nuove dottrine e la podestà civile furono fortuiti anzichè sistematici; ed anche in tai collisioni trasparì l'indole moderata de' Principi.
È da pensare che il Vangelo si fosse disugualmente diffuso, in modo, cioè, da contare in certi paesi molti seguaci, e pochi in altri; pare, altresì, che in niuna provincia avesse fatti tanti progressi quanti in Bitinia, dove il politeismo die segno per la prima volta d essersi insospettito di cotesto suo capitale nemico. La corrispondenza epistolare, che sto per trascrivere, è il più importante documento relativo al Cristianesimo che la storia profana ci tramandò: vi scerniamo là religione dello Stato che invoca il braccio del Principe a sostegno della sua autorità vacillante, e il Cristianesimo che corre tacitamente il suo arringo, ina1 giudicato da un Savio pagano, il qual, però, di non altro lo accusa che di ostinarsi a ripudiare le comuni fogge di vivere, e di credere. I consigli che Plinio domanda a Trajano intorno il modo di procedere contro i novatori chiarisce che sin allora non erano stati adottati provvedimenti di legalità penale in cosiffatt' emergenze.

Ecco la lettera di Plinio proconsole in Bitinia all'imperatore Trajano:
« Mi son fatta una legge di consultarti in ogni mia dubbiezza. Chi meglio di Te può sorreggermi quando vacillo, illuminarmi quando ignoro? Finora non assistei a processi intentati a'Cristiani, sicchè non so precisamente di che cosa vengano accusati e puniti. Dubito se debbasi avere riguardo a differenza di età e di forze fisiche; se convenga accordare perdono ai pentiti, o se esser cristiano abbiasi a ritenere colpa irremissibile; se questo nome si debba punire in chi è scevro di altra colpa, ovvero abbia soltanto a crescere gravità alle colpe che ad un tal nome, per avventura, si associassero. . Con chi fummi denunziato cristiano mi sono regolato al modo seguente; se confessava d'esserlo, lo minacciava; se perseverava, lo facea carcerare, parendomi ad ogni modo ben fatto che una tale pervicacia anclasse punita. Alcuni di que' lunatici si chiarirono cittadini romani, e furono messi in disparte per esserti spediti. Ella è questa una mal erba che si rese fitta. Emmi giunta una denunzia anonima recante nomi 4i molti, che, chiamati, negarono quale d'essere attualmente, quale d' essere mai stato cristiano; tutti invocarono meco gli Dei e sagrificarono con incenso e vino alla tua immagine, che a tal uopo mi era fatta portare, con simulacri di Numi, a che sento che i veri Cristiani non s'inducono per violenza che loro si faccia; epperò stimai di rimandarli:- altri denunziati confessarono d' essere stati cristiani in addietro, dissero ogni lor peccato avere consistito nella consuetudine di radunarsi in dati giorni sull'alba a recitar inni a Cristo come a nume, stringendosi con giuramento, non mica a commettere delitti, bensì ad astenersi da furti, da adulterii, dal romper fede, dal negare depositi; dopodichè si separavano per convenire novamente a prender cibo promiscuo, innocente; da ciò astenendosi dopo il mio editto, col quale, dietro i tuoi ordini, ogni segreto conciliabolo fu vietato: ond' è che vieppiù necessario reputai ricercare con tormenti da due serve che cosa vi avesse in tuttociò di celato, di vero: non ne cavai certezza che di una smodata superstizione. Differitone, pertanto, il giudizio, ricorro al tuo consiglio, parendomene degno il caso; massime pel numero degl' inquisiti, avvegnacchè i perico-lanti per le avvenute denunzie sono e saranno non pochi d'ogni età, ordine e sesso. Non per le sole città, ma per le ville e pel contado di tai superstizioni serpe il contagio. . Pur crederei che lo si potesse arrestare e sanare: diffatti già tornano frequentati i templi, si ripigliano le sagre ceremonie, e si vendono le carni delle vittime, che prima non trovavano aquisitori; sicchè facil . è stimare quanti ravvedere si possano se daremo luogo al pentimento.»

Trajano rispose: « Ti sei convenientemente diportato nella causa dei denunziati al tuo tribunale quali cristiani: in tali particolari non si ponno assegnare regole generali. Non si debbon aprire processi contro costoro; però accusati e convinti si puniscano. Chi nega d'essere cristiano, e lo chiarisca, col fatto i nostri Dei invocando, benchè sospetto, rimandisi. Le denunzie anonime, poi, non si voglion accogliere, qualunque sia il delitto denunziato; sarebbe cosa di pessimo esempio, indegna del nostro secolo.»

Dai processi intentati da Plinio, e dal suo carteggio con Trajano risulta che il mero fatto d'essere cristiano costituiva delitto; e ciò per forza, non di special legge, ma per arbitrio del Proconsole investito dell' imperium da delégazione del Principe (NOTA: Vedasi Roma pagana lib. III. cap. K). La estensione di cui questa delegazione poteva essere suscettiva, sino a qual punto il Cristianesimo in que' primordii venisse sceverato dal giudaismo, ch'era culto tollerato, e quanto potessero parere sospette ai magistrati le ragunanze cristiane, tuttociò dipendeva dall'indole individuale de' proconsoli, dal favore, dalla indifferenza, o dalla ostilità con cui venivano accolte in una od altra provincia le novità cristiane. Possiamo affermare sulle generali che il Cristianesimo, finchè non cominciò a diradare sensibilmente la folla nei templi, e sulle gradinate degli anfiteatri, piuttosto venne disprezzato, che temuto, e perseguitato: sul lustro esteriore del politeismo non reagiva la decadenza interiore di questo: i filosofi, per aver abjurate le credenze popolari, non avevano tralasciato di occupare i seggi, che, per magistrature, o sacerdozii, loro spettavano: nel teatro, nel circo gli adoratori d'Iside, e Mitra frammischiavansi a que' di Bacco, di Giove: anche gli Ebrei si andavano spogliando dell'antica severità: dopo la caduta di Gerusalemme, prigionieri israeliti si arruolarono gladiatori, ed è ricordato di fazioni, nel teatro di Alessandria, greca ed ebrea: I Cristiani, invece, stavano fermi allo astenersi da spettacoli bruttati da lascivie e crudeltà: pochi tuttavia, la loro astensione durava inavvertita entro quegli affollati recinti; però l'epoca era presso in cui doveva venir loro apposto a crimenlese il rifiuto di assistere alle feste celebrate in onore degl'imperanti. Del primo risvegliarsi di cotesto sentimento ostile e sospettoso dà indizio la citata lettera di Plinio. Le persecuzioni di Nerone e Domiziano erano state empiti feroci di tiranni che cercavano trastulli per la plebe, sfoghi alla crudeltà propria: da Trajano a Marco le persecuzioni diventarono provvedimenti d' una politica sospettosa: non fu che da Decio in avanti che si scambiarono in atroce guerra intimata a nemico formidabil e temuto.

Settima persecuzione generale dell'anno 202 al 211.
Settimio ' Severo le diè nome, e fu sanguinaria più delle precedenti.

Ottava persecuzione dell'anno 213.
Primo pensiero di Decio, poich'ebbe spento Filippo, si fu di proscrivere i Cristiani affezionati al competitore, il qual si era mostrato ad essi benevolo per guisa che da molti fu creduto cristiano. La guerra gotica, la più pericolosa delle sin allora combattute dai Romani dopo la coalizione germanica stata faticosamente dissipata da Marco Aurelio, ridestò il fanatismo idolatra, quasichè i Cristiani fosser essi causa de'pericoli dell'Impero per la suscitata ira dei "Numi. Decio, per meglio colpirli, ripristinò la Censura, investendone Valeriauo. Il sangue cristiano sgorgò in larga vena per tutto l'Impero.

Nona persecuzione dell'anno 258.
Valeriano, per meglio dissipare il gregge, percosse i pastori: Sisto papa, Cipriano vescovo di Cartagine, e Lorenzo arcidiacono apersero la processione trionfale de' Martiri. Ma, come la persecuzione di Decio, presto spento dai Barbari, poco durò anche questa di Valeriano, stato fatto prigioniero, indi ucciso dai Persiani.
Trent'anni prima aveva regnato Alessandro Severo sotto il cui mite reggimento il Cristianesimo dianzi, e poscia fieramente osteggiato, avea goduto d'una calma favoreggiatrice della sua diffusione.

Alessandro nato in Siria, e cresciuto dalla virtuosa Giulia Moesa sua madre a rispettare le credenze cristiane, nelle quai l'aveva iniziata Origene, adottò per sè un simbolo meramente Glosofico. Rendeva pubblicamente omaggio agli Dei del Campidoglio, nel tempo stesso che interveniva in Oriente a'riti d'Iside e Mitra: nella cappella del palazzo imperiale teneva raccolte, quasi di Savii domestici, le immagini dei fondatori dei sistemi teofilosofici più celebrati Orfeo, Abramo, Cristo, Apollonio; Orfeo rappresentavagli la sapienza contenuta ne' misterii, e il culto purificato della natura, mercè cui elevati ingegni si studiavano scambiare i delirii mitologici in nobili allegorie: Abramo veniva messo innanzi quale legislatore degli Ebrei in cambio di Mosè, forse per la tradizione della santità del Patriarca, diffusa e viva presso gl' Israeliti suoi discendenti, e presso gli Arabi da lui parimenti derivati: ad Apollonio di Tiana si attribuiva il vanto di avere instaurata la teurgia, arcano insegnamento padroneggiante la gerarchia degli esseri: dacchè il Cristianesimo aveva cessato d' essere ciecamente creduto un' abbominevole superstizione, gl'innocenti costumi, la temperanza, la carità dei neofiti aveano mondo da ogni taccia il Maestro de'Cristiani nella opinione dei Savii, e l' omaggio che Alessandro Severo gli tributò, collocandone l'effigie nel proprio sacrario, già per sè chiariva avvenuto nel mondo romano un gran mutamento. Al qual fatto la storia aggiunge indicazione d'altre importanti novità.

Vescovi e Sacerdoti del culto dianzi abborrito, non solamente senza pericolo, ma con aperta professione dell'essere loro, edificarono chiese, e acquistaron poderi per dotarle. Con sorpresa de'pagani la religione di Cristo non era stata vista possedere sacrarii, a differenza degli Ebrei, di cui erano note le sinagoghe: i Cristiani si radunavano furtivamente in recessi sconosciuti: che se con ciò schivavano il pericolo di venire sorpresi, quel misterioso procedere avvalorava la opinione popolare delle infamie loro attribuite: oltrechè un culto senza tempio riusciva innesplicabile ai pagani, e loro forniva appiglio ad accuse di ateismo. Regnante Alessandro Severo ( dal 222 al 235 ) i costumi, e i riti dei seguaci di Gesù conseguirono di potersi finalmente affacciare alla pubblicità, e sfidare i giudizii degli uomini.

I progressi del Cristianesimo furono allora grandissimi. Le guerre tra' contendenti la porpora imperiale, le invasioni barbariche, e tutte le altre calamità piombate sull'Impero resero vieppiù sentito il bisogno di cercare un rifugio ove ristorare gli animi esterrefatti con annunzii di pace. Il politeismo soggiacque agl'influssi di questo nuov'ordine d'idee; la filosofia statagli dianzi avversa, strinse alleanza con esso contro del cristianesimo: ne provvenne un curioso impasto. Se il neoplatonismo, qual veniva insegnato da suoi instauratori, scandolezzava sì poco Clemente Alessandrino da attribuire a Pitagora e Socrate lode di precursori della luce evangelica, il cristianesimo, alla sua volta, cominciava, mediante la sublimità delle sue rivelazioni intorno la natura divina, e mediante la purezza della sua morale, a trovar grazia presso dei Savii pagani, onde Ottavio nel dialogo di Minuzio Felice potè dire ... ho esposte le opinioni degli antichi Sapienti che tutti credettero in un Dio solo; e siami lecito conchiudere, o che gli odierni cristiani sono filosofi, o che i filosofi antichi sentivano cristianamente. ...

I pagani illuminati del terzo secolo andavano discosti in fatto di credenze dai Greci e dai Romani vissuti ne' secoli precedenti: colla celebrazione di riti alla foggia degli antenati adombravano un deismo speculativo: l'unità di Dio, uno dei donimi fondamentali del cristianesimo, era stato ammesso dagli apparentemente politeisti.

II paganesimo aveva subito cambiamento non solo nelle basi, ma anche nelle forme. La incredulità lucianesca presto scadde, e suscitò una reazione, per effetto della quale non v'ebbe chiaro giureconsulto e filosofo del terzo secolo che professasse pel culto nazionale il disprezzo che Stoici ed Epicurei avevan ostentato al tempo di Lucrezio, e di Catone. La religiosità rinascente, generando ne' suoi traviamenti superstizioni novelle, cooperò colla trasformata filosofia a scalzare le fondamenta della religione avita, ed a crearne un' altra, che fu il neoplatonismo, di setta filosofica tramutato in cullo quel di cui cominciò ad appropriarsi gli elementi teurgici contenuti nelle dottrine orientali che giudicò armonizzare col proprio sistema: fu mistura di stravaganze e buona fede, di avventatezze e gravità, di tenebre e luce: creò una letteratura per proprio uso, nella quale l'Apollonio di Filostrato tenne luogo di Vangelo e d'Odissea, il Pitagora di Jamblico figurò la Ciropedià, e l'Enneadi di Plotino equivalsero a manuale universale; pose a contribuzione la Grecia antica per invigorire il proprio sistema, ed appropriatisi tutti que'miti che riuscì ad allegorizzare, si tacque degli altri cercando che cadessero in dimenticanza.

Il qual paganesimo filosofico, inetto a conseguire autorità sul popolo, valse a fornire pascolo agl' ingegni speculativi: collegavasi colle dottrine gnostiche e panteistiche a cui era ligio l'Oriente; garbava ai fantastici per le rivelazioni che spacciava intorno le gerarchie degli spiriti; gradiva ai passionati per le franchigie che loro accordava; trastullava i superstiziosi con una miriade di riti e scongiuri creduti porre in comunicazione il mondo visibile coll' invisibile, e sottomettere all' uomo i Genii: oltrechè precipua forza di siffatta teurgia era la pieghevolezza con cui si affratellava con qualunque dottrina, qui scendendo al sincretismo, là elevandosi al simbolismo.

Alessandria ed Atene furon i centri della religione neoplatonica, la qual ebbe poscia in Giuliano il suo campione. A considerarla come un rifugio aperto a pensatori che ripugnavano di arrendersi alla luce del Vangelo, o come un'apologia che apparecchiavansi contro chi li avesse accusati di secondare le superstizioni volgari; a considerare, dico, questa bizzarra religione sotto cosifatto punto di vista, la potremmo riputare un pericoloso avversario del Cristianesimo: ma ci piaccia porre mente, che, quanto più con- sottigliezze e astrazioni la religione neoplatonica cercava mondarsi dalle brutture della idolatria, tanto più diventava enimmatica, e difettava di applicazione: in epoca sprofondata ne'guai, qual era il terzo secolo, gli uomini, non di tenebrose dottrine eran avidi, ma di fede che gl' invigorisse, di carità che li confortasse, di speranza che li sorreggesse; e comprenderemo di leggeri che questa suprema prova di costituire il politeismo doveva andare fallita a fronte del cristianesimo, il quale, anche facendo astrazione dalla sua divinità, nella sua parte teologica accoglieva più mirabili rivelazioni e nella pratica più c.onfortevoli prescrizioni di quante n' avevano saputo mettere fuori le precedenti filosofie e teurgie.

La calma goduta dalla Chiesa sotto Alessandro Severo svanì tosto che il brutale Massimino usurpò il potere supremo: i cristiani più d'ogni altro sperimentarono spietato il giogo che schiacciava l'impero.

E fatto degno di avvertenza che gl' imperatori nati in Oriente furono manco avversi al Cristianesimo, verosimilmente perchè in fatto di religione professavano una specie di ecclettismo filosofico meno intinto d'intolleranza. L'Oriente depositario delle prime comunicazioni state fatte all'Uomo da Dio, avea conservate tracce di quella primitiva sapienza, e le sue religioni, per quanto andate guaste da errori, avevano saputo mantenersi scevre, almeno presso le classi elevate, dal cieco sanguinario fanatismo che contaminava Occidente e Settentrione: oltredichè gl'imperatori venuti dall'Oriente non erano dominati dall'orgoglio quiritico, cresciuto principale sostegno del paganesimo romano.

Decima persecuzione dal 302 al 311.
Tre secoli dopo che il Messia aveva vestito umane membra, al Cristianesimo non altro mancava per ascendere il trono e dominare il mondo che affrontare un'ultima decisiva battaglia: di setta oscura si era converso in religione palese, la quale per decreto di Galieno aveva titolo alla tolleranza legale; e grazie alla tranquillità di cui ( a toglierne la breve agitazione degli ultimi anni regnati da Aureliano ) godeva da un terzo di secolo, la edificazione delle chiese, procedeva allo aperto; e i Cristiani aveano cessato di rifiutarsi ad assumere magistrature dal giorno, che, per una tacita connivenza dei governanti, si erano trovati esonerati da ogni giuramento, e rito incompatibili coi loro, doveri religiosi: il Vangelo contava credenti nella stessa famiglia imperiale.

Chi considera quale fosse Diocleziano non può trattenersi dal pensare che a lui, meglio che a Costantino, sarebbe paruto spettare di collocare in trono il Cristianesimo. Con quanta noncuranza d'ogni prisca istituzione quel figlio d'uno schiavo salito imperatore aveva ardito assoggettare i Romani alle forme, alle abbiezioni del dispotismo orientale! il venturiero, che non si peritò di cingersi il capo della corona reale nella Città di Bruto, er'abbastanza coraggioso per innalberare la Croce sul Campidoglio: ma la mente di Diocleziano era troppo da meno del sublime concetto: con intitolarsi Giovio porse un' arra al paganesimo di protezione e difesa, quel paganesimo che non era più il quiritico, sibbene un impasto di neoplatonismo e di culto del Sole.

Irresistibile concorso di circostanze, affrettava la crisi: Diocleziano non sapeva comportarsi in pace che fiorisse e si andasse continuamente dilatando nel!' Impero una religione, i cui ascritti subordinavano i voleri del Principe ai prescritti d'un Dio ignoto; epperò, già vecchio ed infermo, gli ripugnava di appiccare una lotta che prevedeva dover essere terribile. Il collega Galerio, rozzo soldato, educato dalla madre barbara alle superstizioni atroci dalle foreste della Dacia nativa, detestava i Cristiani, perchè alla lor astensione dai sagrificii attribuiva la mala riuscita della sua spedizione persiana. Già Massimiano, altro collega di Diocleziano avea dato l'esempio di punire di morte ne'soldati il rifiuto di compartecipare ai riti idolatri. Il tragico avvenimento merita peculiare menzione.

Illustre per prove di valore e di fedeltà la legione Tebana componeasi di seimilaseicento soldati tutti cristiani: comandata di sagrificare a Giove, e di prestar mano alla persecuzione, ed al supplizio di correligionarii, rifiutossi: Massimiano la dannò alla decimazione, e ripetè il comando. I legionarii per bocca del loro tribuno Maurizio gli presentaron allora questa dichiarazione: ... « Siamo tuoi soldati, o Augusto, ma senza cessare d'essere sudditi a Dio: a te dobbiamo là milizia, a Lui la innocenza; da te riceviamo il salario de'prestati servigi; Ei ci diede la vita del corpo e dell' anima gratuitamente: ci è impossibile obbedire a te, rinnegando Lui, ch'è nostro e tuo signore. Ci arrenderemo, come sempre ci arrenderemmo, al tuo volere, ogniqualvolta desso non contradirà quello di Dio. Ti offriamo i nostri servigii contro i nemici del nome romano; ma reputiamo delitto versare sangue innocente: sappiamo combattere avversarli armati; non sappiamo sgozzare fratelli inermi: ci riteniamo arruolati a tutela, non a sterminio di cittadini incolpevoli; nella quale missione trovammo sinora la ricompensa de'pericoli corsi, delle fatiche sopportate. Fai ricerca di cristiani per ispegnerli? eccoci! non hai mestieri di cercare più oltre. Vedemmo testè trucidare i compagni; il loro sangue schizzò su di noi; eppure la loro morte non ci strappò querele, o lagrime; cantammo anzi l'osanna, perch'erano stati trovati degni di morire a quel modo. Oggi stesso l'eccidio che ci sovrimpende non c'ispira paura, o cruccio: siamo armati, ma non resisteremo, perchè preferiamo venire uccisi, ad uccidere, e morire innocenti a vivere colpevoli ... Massimiano li condannò. Quando giunsero le legioni a cui era commessa la strage, la Tebana depose le armi, e presentò i petti: soldati incanutiti nelle battaglie, fregiati de'meritati premii del valore si lasciarono scannare come agnelli, e segnarono co'proprii cadaveri le file de'manipoli, avvegnacchè si erano schierati come in occasione di parata. A questa gran tragedia si prestò teatro Octoduro sugli sbocchi del Vallese, ove sorge oggi la borgata di San Maurizio.

Vinto dalle sollecitazioni di Galerio, dagli esempii di Massimiano, Diocleziano consentì che il giorno antecedente la promulgazione dell'editto proscrittore la chiesa di Nicomedia torreggiante sul colle venisse abbattuta dai pretoriani.
La persecuzione si diffuse come fiamma struggitrice su tutta la faccia dell'Impero, eccetto che nelle Gallie governate da Costanzo, marito di Sant' Elena, padre di Costantino; il qual non volle sagrificare i suoi più fidi generali, i suoi migliori soldati, ch'erano cristiani: non fu meno virtù che saviezza in lui afforzare la propria autorità coll' amore de'sudditi, sicurando così al figlio la successione.
Galerio, col famoso editto datato da Sardica, presso a morire, chiuse la persecuzione raccomandando ai cristiani che supplicassero il loro Dio per la sua guarigione. Le carceri spalancaron allora le porte, le miniere restituirono alla luce diurna lor sepolti-vivi: dapertutto i testè proscritti trassero a riedificare le chiese: le Città, le campagne furono invase da processioni che cantavano rendimenti di grazie a Dio: chi si era serbato fermo durante la persecuzione veniva onorato quale trionfatore; i caduti venivan ammessi a penitenza.
Galerio che spira invocando le intercessioni de' Cristiani, e Costantino che cresce educato da Sant'Elena, danno segno d'un vicino tramutamento, mercè cui il mondo sta per cangiare faccia.

 
 
 

Bersanov aveva i baffi!?!?!?!?

Post n°334 pubblicato il 21 Marzo 2013 da valerio.sampieri
 

L'aspirante premier, in un insolito look, con baffi e bombetta, ci illustra il suo programma (stranamente, in questa vecchia registrazione, bersanov appare un po' meno coglione del solito)

Finalmente bersanov parla in modo intelligente, per il suo standard ovviamente (chi vuole vedersi altri video, segua il link)

 
 
 

Galateo

Post n°333 pubblicato il 17 Marzo 2013 da valerio.sampieri
 

"Ben vestito dèe andar ciascuno, secondo sua conditione e secondo sua età, perciò che, altrimenti facendo, pare che egli sprezzi la gente: e perciò solevano i cittadini di Padova prendersi ad onta quando alcun gentiluomo vinitiano andava per la loro città in saio, quasi gli fosse aviso di essere in contado. E non solamente vogliono i vestimenti essere di fini panni, ma si dèe l’uomo sforzare di ritrarsi più che può al costume degli altri cittadini, e lasciarsi volgere alle usanze; come che forse meno commode o meno leggiadre che le antiche per aventura non erano, o non gli parevano a lui. E se tutta la tua città averà tonduti i capelli, non si vuol portar la zazzera, o, dove gli altri cittadini siano con la barba, tagliarlati tu: perciò che questo è un contradire agli altri, la qual cosa (cioè il contradire nel costumar con le persone) non si dèe fare, se non in caso di necessità, come noi diremo poco appresso, imperò che questo innanzi ad ogni altro cattivo vezzo ci rende odiosi al più delle persone. Non è adunque da opporsi alle usanze comuni in questi cotali fatti, ma da secondarle mezzanamente, acciò che tu solo non sii colui che nelle tue contrade abbia la guarnaccia lunga fino in sul tallone, ove tutti gli altri la portino cortissima poco più giù che la cintura."

Da "Galateo" di Giovanni Della Casa, Capitolo VII.

Adattarsi alle abitudini altrui è perciò un fatto di semplice educazione. Magari sarebbe bene rammentarlo a quella maestra cogliona che nei giorni scorsi ha vietato la Festa del Papà, perché in classe c'è un bambino che ha due mamme. Penso che sarà questo bambino a dover imparare che la sua situazione non costituisce una sua colpa e non richiede né compatimenti, né privilegi a danno altrui. Il comportamento di quella deficiente va in senso diametralmente opposto ed in più costituisce una vera e propria violenza morale nei confronti del resto della classe.

Mi si potrebbe obiettare, visto il tema del post: ma perché definisci quella scimunita "cogliona" e "deficente"? Appunto per questo, per restare in tema con il post: perché voglio essere educato con lei.

 
 
 

Bonnie Tyler

Post n°332 pubblicato il 16 Marzo 2013 da valerio.sampieri
 

Nome Reale:  Gaynor Hopkins
Data di nascita:  08 - 06 - 1953

Bonnie Tyler - Total Eclipse of the Heart (1983)

Turnaround, Every now and then I get a little bit lonely and you're never coming round / Turnaround, Every now and then I get a little bit tired of listening to the sound of my tears / Turnaround, Every now and then I get a little bit nervous that the best of all the years have gone by / Turnaround, Every now and then I get a little bit terrified and then I see the look in your eyes / Turnaround bright eyes, Every now and then I fall apart / Turnaround bright eyes, Every now and then I fall apart
Turnaround, Every now and then I get a little bit restless and I dream of something wild / Turnaround, Every now and then I get a little bit helpless and I'm lying like a child in your arms / Turnaround, Every now and then I get a little bit angry and I know I've got to get out and cry / Turnaround, Every now and then I get a little bit terrified but then I see the look in your eyes / Turnaround bright eyes, Every now and then I fall apart / Turnaround bright eyes, Every now and then I fall apart
And I need you now tonight / And I need you more than ever / And if you only hold me tight / We'll be holding on forever / And we'll only be making it right / Cause we'll never be wrong together / We can take it to the end of the line / Your love is like a shadow on me all of the time / I don't know what to do and I'm always in the dark / We're living in a powder keg and giving off sparks / I really need you tonight / Forever's gonna start tonight / Forever's gonna start tonight
Once upon a time I was falling in love / But now I'm only falling apart / There's nothing I can do / A total eclipse of the heart / Once upon a time there was light in my life / But now there's only love in the dark / Nothing I can say / A total eclipse of the heart
INSTRUMENTAL
Turnaround bright eyes / Turnaround bright eyes / Turnaround, Every now and then I know you'll never be the boy you always wanted to be / Turnaround, Every now then I know you'll always be the only boy who wanted me the way that I am / Turnaround, Every now and then I know there's no one in the universe as magical and wonderous as you / Turnaround, Every now and then I know there's nothing any better and there's nothing that I just wouldn't do / Turnaround bright eyes, Every now and then I fall apart / Turnaround bright eyes, Every now and then I fall apart
And I need you now tonight / And I need you more than ever / And if you'll only hold me tight / We'll be holding on forever / And we'll only be making it right / Cause we'll never be wrong together / We can take it to the end of the line / Your love is like a shadow on me all of the time / I don't know what to do and I'm always in the dark / We're living in a powder keg and giving off sparks / I really need you tonight / Forever's gonna start tonight / Forever's gonna start tonight
Once upon a time I was falling in love / But now I'm only falling apart / Nothing I can do / A total eclipse of the heart / Once upon a time there was light in my life / But now there's only love in the dark / Nothing I can say / A total eclipse of the heart

Bonnie Tyler - It's a Heartache

 

 
 
 

Suzi Quatro - Can The Can (1973)

Post n°331 pubblicato il 16 Marzo 2013 da valerio.sampieri
 

Suzi Quatro - Can The Can (1973)

Suzi Quatro - She's in Love with You (1978)

Suzi Quatro - Rock Hard (1980)

 
 
 

Il fascino irresistibile dei libri

Post n°330 pubblicato il 09 Marzo 2013 da valerio.sampieri
 

 

Sarò diventato prematuramente anziano, sarò invecchiato, sarò quello che vi pare, ma la lettura di un buon libro ti offre sensazioni impagabili. Purtroppo, il tempo è quello che è e pertanto i libri bisogna accontentarsi di sfogliarli su internet in formato pdf.

Ma un libro vero, sfogliato nel silenzio e nella pace di una biblioteca, è tutt'altra cosa. L'atmosfera coinvolgente costituisce un quid che ti solletica lo spirito e non solo quello ... altro non puoi fare, se non concentrarti intensamente sull'oggetto del tuo desiderio.

Questa si che è una biblioteca fatta come si deve!

 

 
 
 

La novella dello sternuto

Foto di valerio.sampieri

"L'asino d'oro di Lucio Apuleio
volgarizzato da Agnolo Firenzuola
con l'aggiunta della novella dello sternuto"
(G. Daelli e comp., 1863, pagine 271)
riporta in appendice una novella non
certamente bellissima, ma interessante
perché induce ad alcune riflessioni di gusto un po' amaro
circa la povertà spirituale dell'essere umano.

"APPENDICE
NOVELLA DELLO STERNUTO
LASCIATA DAL FIRENZUOLA
E
SUPPLITA CON LA TRADUZIONE
DEL BOIARDO

NOVELLA DELLO STERNUTO

.... Andava tutta via dietro cianciando la vecchierella, quando
quella nostra buona femmina interrompe dicendo: Oh beata
lei che di tale amante avventurosa si ritrova, ma questo mio
sciagurato, che quasi teme di esser veduto da quello asino
rognoso ! rispose la vecchia, noi potremo molto ben goderci
quel bel giovinetto ancor noi, ed io mi li proferisco condurlo
questa sera, e già mi voglio ponere all' opera. Cosi dicendo
di casa si parte quella buona femmina apparecchia la cena
per onorare il nuovo forestiero, ché per ventura il suo marito
quella sera cenava di fuori. Il sole si nasconde a toglie la luce
alla terra, e quando a tutti gli altri è tolto il vedere, a me viene 

levata la fascia dagli occhi, nè per altra cosa tanto di ciò mi
allegrava, quanto per ispiare le scelleratezze di colei. Ed eccoti
la vecchierella torna e seco l' aspettato adultero, pur ora di
fanciullezza uscito, ed atto cosi ad essere egli dagli amanti
sollecitato, come a sollecitare esso la moglie d'altrui. con molti
baci. ed infinite carezze fu ricevuto, e cominciando a cenare,
nel primo, o nel secondo boccone il marito ritorna non aspettato
in tal tempo. La moglie crudelmente bestemmiatolo fa
prestamente nascondere l'apparecchiata cena, e con maravigliosa
dissimulazione del male che fatto avea, li si fa incontro dicendo .
O come avete ben da lupi inghiottita quella cena; anzi no l'abbiamo
noi gustata, dice il marito, che il mal fuoco tutte le arda queste
gaglioffe meretrici, che quasi son stato in pericolo di perdere
quanto ho al mondo senza mia colpa. La moglie disiosa, come
tutte sono le femmine, di sapere ogni cosa, lo stimola a narrare
tutta la novella, e esso che i fatti della sua casa non sapeva
biasimando gli altrui cosi comincia. La moglie del mio compagno,
la quale, come tu sai, ha sempre portata buona fama, ed è riputata
di somma onestade, questa sera si avea raccolto uno adultero in
casa, ed a punto quando andavamo a cena essi insieme giunti si
sollazzavano. Ma sentendoci lei venire pose quel giovane in una
grande gabbia da polli tessuta di vimini, e sopra quella per
ricoprirlo, distende pannilini col zòlfo imbianchiti, mostrando
averli in tal luogo posti per asciugarli. Cosi avendolo al suo
parere cautamente nascosto, si pone con noi a cena, con fronte
sicura. Fra questo mezzo il giovane dal grave odore del zolfo
assalito, non potendo fiatare, stava in molta pena. E la natura
di quello vivace metallo lo mosse a sternutare.

Era costui vicino alle spalle della donna collocato, e però nel
primo sternuto essa sotto la mensa appiattandosi mostrò che da
lei ciò procede. Il marito con le usate parole le auguro salute,
ma seguendo il secondo e il terzo subitamente, non potè lei ben
simulare. Onde gittata per terra la mensa, il marito scopre
quella gabbia, e tranne fuora un uomo, che a gran fatica potea
più fiatare. Egli infiammato dall'ira, e dallo sdegno torna per un
coltello, e certamente lo avrebbe ucciso se io, che per me temea
esser giudicato da magistrati consapevole di quella morte, non
l' avessi vietato. Anzi lo confortai a portarselo di casa, perché
ad ogni modo senza altro male per sè stesso morrebbe. E cosi
io, e lui lo ponemmo nella strada, la moglie fuggì ancor lei in
questo romore, e io mi tornai a casa per non stare in quello
incendio. Dicendo il pistore queste parole la sua moglie, a cui
le cose mal fatte biasimava, incominciando al marito, che geloso
era , e però delle ben fatte si provedea, cominciò allora la moglie
prosuntuosa, e maldicente appellare colei perfida, disonesta, e
universale vergogna di tutto il sesso femminile: la quale gittatosi
dopo le spalle l'onor suo, la casa del marito avea fatto un bordello,
e che perduto il nome della maritale dignità, quello d' una meretrice
acquisto si avea. E certamente dicea si vorrebbono queste tali
arderevive. Ma tuttavia punta dalla sua maculata coscienza per
potere ilsuo amante trarre più presto di pena, al marito suadeva,
che se neandasse a dormire. Esso che cenato non avea, negava
poter dormiremai senza cena, e dicendo lei non essere assueta a
cuocere alcunacosa non vi essendo lui, li pone innanzi noci, e
pome, non recando niente della cena destinata ad altrui. Ma io
che la precedente ribalderia, e la presente constanza di questa
maledetta femmina vedea, mi dolea infino al cuore, ch'io, non
potessi a qualche modo questa fraude scoprire, e mostrare
colui che come testuggine era nascosto sotto uno alveo di
legno, nel quale si soleano i tormenti purgare. Ora la celeste
providenza mi dette aiuto, imperocché unvecchio zoppo a cui
la guardia nostra era commessa, tutti noi giumenti in quell'ora
conducea ad un prossimo lago a beverarsi.

La qual cosa mi dette aiuto alla desiderata vendetta. Imperò ch'io
avea scorto colui con una delle mani tenere l'alveo da un lato
sospeso, o per fiatare, o per altra cagione, e per questo tenea di
fuora le dite della sinistra mano. Onde io passando lì appresso
gli messi sopra il piede, e calcandolo fortemente il costrinsi a
gridare. Cosi per dolore gittando via l' alveo molto manifestamente
si scoperse. Non si commosse il pistore per la vergogna che la
moglie fatto li avea, anzi con buon volto raccolse quel fanciullo
pallido e pauroso. Ed accarezzandolo il prende per mano e dice;
non avere tema ch'io non sono barbaro, né villano, ch' io voglia
uccidere un giovinetto tanto bello, nè per la legge degli adulteri
ti voglio accusare, e poner in pericolo della vita. Ma io ti avviso
che per ragione, e per giustizia ho parte in tutte le cose dl mia
moglie, e da ora voglio partire, ed in tal forma che ciascun di
noi tre rimanga contento. Io sempre con mia moglie son stato in
buona concordia, e m'avvedo per questo anco, che quelle cose,
che a lei piacciono, a me piacciono ancora. E chiamata la moglie
benché brontolando pure fece venire dacena, e postosi nel
letto fecero l'uno dell'altro grandissima vendetta. La dimane fe'
trarre di casa lo adultero battuto , come si battono ifanciulli, e
dicendogli: tu di tenera età ancora, e di tal bellezza privi gli
amanti tuoi di queste notti, consumandoti con queste sporche
meretrici. Partito costui di casa, caccia ancor il pistore fuora la
moglie."

La lettura della novella e del libro è più agevole adoperando il seguente link: http://books.google.it/books?id=u1BBAAAAMAAJ&dq=Apuleio&as_brr=1&hl=it&pg=PA267&output=embed

 
 
 

Questo pezzo lo incornicio

Post n°328 pubblicato il 07 Marzo 2013 da valerio.sampieri
 

Il Cavaliere salvo se diventa di sinistraBerlusconi nella sua vita ha commesso un solo grave, imperdonabile errore: ha sbagliato non a fondare un partito, ma a fondarlo di destra

Vittorio Feltri - Gio, 07/03/2013 - 15:00

Quello che comincio a scrivere è un articolo aspramente critico nei confronti di Silvio Berlusconi. Lo pubblico sul Giornale della sua famiglia non per ingratitudine, ma per coerenza col mio pensiero talmente debole da essermi venuto in mente soltanto tre minuti fa, dopo una gestazione quasi ventennale.
Vado subito al sodo. Il Cavaliere nella sua vita ha commesso un solo grave, imperdonabile errore che gli ha reso e gli rende impossibile l'esistenza. Questo: ha sbagliato non a fondare un partito, ma a fondarlo di destra. O di centrodestra, che è anche peggio.
Se proprio non resisteva alla tentazione di dare corpo a un'inedita forza politica, perdio, doveva mettere in piedi un colosso di sinistra, più a sinistra di quello postcomunista guidato da Achille Occhetto, poi da Massimo D'Alema, poi da Piero Fassino, poi da Walter Veltroni, poi da Dario Franceschini e, infine, da Pier Luigi Bersani.
Parliamoci con franchezza. Il Partito democratico non è abbastanza progressista. Anzi, non lo è affatto. Sembra il club della caccia: conservatore, moralista, legato alle banche (ne cito una a caso: il Monte dei Paschi di Siena), ossessionato dal denaro, legatissimo alle coop, innamorato dei salotti chic, del cinema, dello spettacolo in genere, dei comici, dei satirici, dei ricconi con l'anima bella, delicata, sensibile all'integrazione degli extracomunitari, indulgente verso le ragioni degli islamisti.
Insomma, il Pd è un vecchio arnese, altro che usato sicuro: cavalca perfino il giustizialismo, gode di fronte a un paio di manette  tintinnanti, è favorevole alla carcerazione cautelare (preventiva), è ostile alla riforma della giustizia, solo a sentir parlare di responsabilità civile dei magistrati inorridisce, ama il codice Rocco, aggredisce chiunque manifesti il desiderio di sostituire l'attuale legge sui reati a mezzo stampa con una normativa di stampo anglosassone. Il Pd - se non avesse ceduto all'idea (che definisce prioritaria) di introdurre il matrimonio fra gay e di garantire la cittadinanza italiana ai figli degli stranieri - presenterebbe tutte, ma proprio tutte, le caratteristiche di un partitaccio reazionario, altro che quello di Jean-Marie Le Pen.
Ecco perché Berlusconi, se avesse avuto fiuto politico, non avrebbe dato luogo a Forza Italia e poi al Popolo della libertà; figuriamoci, creature decrepite fin dalla nascita. Gli è mancata la furbizia necessaria per andare oltre la banalità del centrodestra e offrire al mercato politico un soggetto nuovo, autenticamente di sinistra e denominato, per esempio, Bandiera rossa trionferà (cioè il Bat). Se il Cavaliere fosse stato a capo del Bat, anziché del Pdl, oggi il Paese non avrebbe alcun problema. Il grado di litigiosità in Parlamento sarebbe pari a zero. Ovvio. Egli avrebbe il sostegno incondizionato non soltanto del Pd, ma anche del Sel. Mario Monti non sarebbe senatore a vita, ma si godrebbe la pensione di docente, rettore e presidente della Bocconi; Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini sarebbero felicemente assisi su scranni della Camera, pronti a pigiare i pulsanti per manifestare con i fatti la loro ubbidienza a Silvio, l'unico leader degno di questo sostantivo.
Il futuro e il presente della nostra Repubblica sarebbero radiosi e sgombri dalle banane. Un Cavaliere di sinistra come il defunto Hugo Chávez avrebbe sempre camminato e camminerebbe in discesa tra due ali di folla plaudente, verso qualsiasi obiettivo: il possesso di 27 emittenti televisive, 14 case editrici, 10 quotidiani nazionali e 21 locali, un numero imprecisato di periodici, aziende cinematografiche, banche.
Conflitto di interessi? Non diciamo bischerate. Il dominus di un superpartito progressista è in grado di far coincidere gli affari propri con quelli del popolo, con il bene della Patria. Diciamola tutta e con sprezzo della volgarità: Berlusconi avrebbe avuto facoltà di scoparsi le migliori figlie italiane con l'approvazione (unita a un filo di orgoglio) dei genitori e dei parenti tutti. Diritti d'autore, questioni fiscali, rapporti con i vari De Gregorio e Scilipoti? Lasciamo perdere: un uomo di sinistra è probo per definizione, non merita di subire seccature, processi, indagini. Quando mai?
Si è visto, talvolta, raramente, un compagno indagato o addirittura processato? Certamente, la forma va rispettata. Però solo fino alla prescrizione o proscioglimento: cambiano i termini ma il nocciolo non muta. Poni caso che - anni fa - Silvio avesse incassato montagne di rubli. Pace amen: una bella amnistia, come quella del 1989, e fine della menata. La sinistra avanza, non può essere intralciata da pandette e roba simile. Berlusconi col fazzoletto rosso al collo e con la falce e martello ricamata sulla camicia (rossa pure questa, si capisce) sarebbe presente in effigie in ogni casa, sostituendo le foto di Papa Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I e II, Benedetto XVI. Naturale. Il Milan vincerebbe lo scudetto senza nemmeno partecipare al campionato.
A parte Primo Greganti, conoscete un compagno che sia andato in galera? O che abbia rischiato di andarci? Purtroppo per lui, il Cavaliere non ha avuto l'accortezza di adeguarsi al clima nazionale, e, invece, di fondare un partito ex comunista 2, ha dato alla luce una specie di Democrazia cristiana, senza però, l'appoggio delle parrocchie (solamente di qualche cardinale: non basta). E si è dimenticato che la Dc - esclusa la corrente di sinistra - è stata fatta secca da Mani pulite. Ora, se è stato sgominato lo scudocrociato, come poteva illudersi, Berlusconi, che fossero risparmiati il Pdl e lui medesimo? Una grossa ingenuità. Eppure l'esperienza avrebbe dovuto insegnargli a stare al mondo.
Mario Tanassi fu condannato, ma era socialdemocratico, cioè lontano un miglio dalla sinistra. Idem Bettino Craxi, considerato dai comunisti una sottospecie fascista, salvo essere riabilitato al momento delle esequie. Silvio, sei ancora in tempo. Diventa un compagno. Togli dal tuo simbolo la sigla Pdl e mettici Bat (Bandiera rossa trionferà). Così te la potrai cavare. Anche i pidiellini che grazie a te sono stati rieletti il 25 febbraio, e che già meditano di scaricarti nell'imminenza delle sentenze di cui sai, anche loro, dicevo, si guarderanno dal voltarti le spalle come adesso hanno in animo di fare. Bastardi.
Deciditi, compagno Berlusconi: salta il fosso e ti salverai. Fraterni saluti.

 

 
 
 

Ciarifò

Post n°327 pubblicato il 03 Marzo 2013 da valerio.sampieri
 

Questa è la versione definitiva di Babbabia, un video già a suo tempo pubblicato su queste pagine. Riprese dal vivo e montaggio, del tutto stomachevoli, sono opera di Sam Wall OMB. In realtà esisteva una ulteriore versione del video, nella quale si dava atto che le riprese erano opera di Francy, ma essa è andata irrimediabilmente perduta allorché il portatile nel quale era custodita ha esalato l'ultimo respiro.

Sam Wall OMB - Ultimate Babbabia (2002/2011)

Considerate perciò questo video come una preziosa reliquia e meditate sugli amari destini che attendono il genere umano.

 
 
 
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