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I figli di Cappuccetto Blu

Post n°406 pubblicato il 13 Luglio 2014 da valerio.sampieri
 

Quella coppia di mentecatti -Cappuccetto Blu ed il taglialegna che ora tagliava capi di bestiame che non esistevano in zona, sicchè non faceva una breccola di guadagno ed aveva iniziato a puzzare come un cinese in avanzato stato di putrefazione decomposta- era riuscita, di riffa o di raffa, a figliare. Mentre andavano a pesca nel mare del deserto, i due deficienti si erano infatti imbattuti in due stoccafissi imbalsamati ed avevano esclamato: "Ma che bei bambini! Guarda che faccini intelligenti! Sono tali e quali a noi e perciò saranno i nostri figli!".
Per delicatezza, Cappuccetto Blu omise di far notare al tagliacapidibestiame che i due stoccafissi putrefatti erano cinesi e puzzavano quasi quanto lui, più tre cinghiali Alsaziani di ritorno da un viaggio in Cina, durante il quale avevano fatto il pieno di tanfo, che si portavano appresso in apposita mongolfiera., come se fosse un palloncino.
Intendiamoci bene, non è che Cappuccetto Blu non puzzasse come una cinese, anche perché il tanfo del tagliacapidibestiame aveva ormai ampiamente superato i confini del Deserto del Sahara. ma non le erano ancora cresciuti gli occhietti a mandorla. Il sogno di Cappuccetto Blu non era però quello di avere semplicemente gli occhietti a mandorla, ma di averli a mandorle sbucciate, perché, dicono, le mandorle sbucciate puzzano di più di quelle con la buccia.
Essendo Cappuccetto Blu una completa imbecille, per favorire la trasformazione degli occhietti, mangiava nocciole. Poiché nel Deserto del Sahara non esistono supermercati, Cappuccetto Blu non poteva andarci per rubare uno schiaccianoci, però riusciva ugualmente -essendo una completa idiota- a trovare commessi di inesistenti supermercati che la corcavano di botte, gonfiandola come una zampogna.
Ciò costituiva un grosso problema per Cappuccetto Blu, che trovava grosse difficoltà a farsi venire gli occhietti a mandorla in quanto, dato che la corcavano di botte, gonfiandola come una zampogna (circa 30-40 volte a notte), aveva sempre gli occhi gonfi, i così detti occhi a castagna, che non si possono aprire con lo schiaccianoci. Perciò anche il tagliacapidibestiame aveva iniziato a corcavarla di botte, gonfiandola come una zampogna e, dopo breve tempo, anche i due stoccafissi iniziarono a corcarla di botte, gonfiandola come una zampogna.
Vabbè, stiamo divagando, tirem innanz.
I due mentecatti imparavano in fretta il ruolo di genitori, dato che l' intelligenza superiore influenza sempre quella inferiore. Infatti, dopo breve tempo, i due mentecatti impararono a stare totalmente immobili come i due stoccafissi putrefatti, indubbiamente più intelligenti dei loro genitori. Non impararono mai, però, a puzzare un po' di meno, in quanto i due stoccafissi putrefatti sembravano acqua di colonia al loro confronto.
L'insegnamento portò comunque buoni frutti, in quanto lo stato di totale catatonia della coppia impedì che i due continuassero a corcarsi di botte, gonfiandosi come zampogne. Perché è vero che Cappuccetto Blu stava sempre con le mani in mano, ma è proprio per questo che prendeva a calci il tagliacapidibestiame.
Un giorno passò nel Deserto del Sahara uno strano insetto, il famoso diecimilasettecentopiedi, che era in realtà una comitiva di 5350 cinesi con gli scarponi.
Tatatàaaaaannnnnnn !!!!! Colpo di scena!!!!!
Il diecimilasettecentopiedi fu sterminato istantaneamente dal tanfo letale di Cappuccetto Blu e del suo compagno!!! Incredibile a dirsi, i due puzzavano più d 5350 cinesi messi insieme.
I due stoccafissi, figli dei due mentecatti, compresero che ogni loro sforzo teso a far diventare meno deficienti e soprattutto meno puzzolenti i loro genitori era inutile e decisero di suicidarsi lasciando sciogliere al sole i resdiui della loro putrefazione.
Cappucceto Blu ed il tagliacapidibestiamo ripresero a corcarsi di botte, gonfiandosi come zampogne, sinché un bel giorno, riuscirono ad ammazzarsi vicendevolmete e noi -inclusi i nostri lettori che sono uno, impiccatosi dopo aver semplicemente letto il titolo di questa fiabba- vivemmo felici e contenti per mille e mille anni, perché siamo finalmente riusciti a liberarci di questa fetentissima fiabba che è una vera fetenzerìa.
La morale di questa fiabba è una sola: chi puzza più dei cinesi è giusto che muoia!!!

 
 
 

La Fiabba del Condottiero

Post n°405 pubblicato il 15 Giugno 2014 da valerio.sampieri
 

C'era una volta un condottiero. Non aveva truppe, però, perché non conduceva quelle, ma conduceva un autobus. Mò tutto sta a vedere se all'epoca in cui c'era una volta quel condottiero o conducente che dir si voglia avessero o no inventato gli autobus, ma, alla fin fine, anche questa è una domanda oziosa, in quanto non esiste uno stracacchio di fiaba in cui il protagonista guidi un autobus, né ho sentito mai parlare di autobus in fiabe di qualsiasi specie.

Ho attentamente compulsato le fonti fiabesche e non solo non ho trovato riferimenti ad autobus, ma nemmeno a motociclette, autocarri, astronavi, tir, treni, motoscafi, tram, filobus, sottomarini, biciclette, monopattini, automobili, arei, elicotteri, fenicotteri, formichieri, elefanti, cammelli e dromedari (in realtà, ne "Le Mille e una notti" questi ultimi potrebbero esserci, ma allora manca il riferimento al condottiero, per cui è un cavolo e tutt'uno).

Nella favola di Cenerentola potrebbe esserci la carrozza, ma i condottieri erano finti e quindi manco Cenerentola conta. Esclusi quindi carrozze e calessi, restano solo le scope delle streghe, ma visto che parlavo di condottieri maschi, manco le scope contano. Tirem innaz.

Tatataaaaannnnnn !!!! Primo colpo di scena !!!!!! Non c'è niente in comune con le favole precedenti. Comunque riprendiamo la narrazione, altrimenti il parossismo della tensione narrativa ce lo possiamo tranquillamente scordare.

 

C'era una volta un condottiero che non conduceva una mazza. Era un condottiero napoletano e quindi l'unica cosa che conduceva era la sua stanca esistenza e le sue stanche membra. Era stanco perché inseguiva le lumache e si aveva stancato tanto, soprattutto perché erano troppo veloci per lui. Perciò, per inseguire le lumache, aveva pensato di assoldare un suo dipendente, ma gli affari andavano male. L'inseguitore di lumache (questa era la qualifica giuridca del suo dipendente ed il suo inquadramento a livello sindacale) era infatti messicano e perciò più sfaticato di lui, in quanto, dopo essersi svegliato la mattina tardi (anzi, il pomeriggio, quasi la sera, in verità), iniziava subito a fare la siesta. Mò, 'sto farabbutto (in Messico farabutto lo scrivono con due b) d'un messicano si svegliava alle sei di pomeriggio in punto e quindi, dopo l'ora di siesta, si prendeva subito la pausa per fare la siettima e l'iottava, per cui non faceva una mazza nemmeno lui ed il paese era ormai infestato di lumache che scorrazzavano giulive per le vie del borgo.

Tatataaaaannnnnn !!!! Secondo colpo di scena !!!!!!

Erano lumache magiche!!!! Infatti il condottiero, visto che non faceva una mazza e non poteva comprarsi una casa, viveva su un albero della foresta. E quale sarebbe il colpo di scena? Ma come quale sarebbe!?!?! E' che il borgo non poteva esserci, visto che il condottiero viveva nella foresta! Perciò se le lumache scorrazzavano giulive nel borgo, pur stando nella foresta, dovevano necessariamente essere magiche. Non dubito che la ferrea logica matematica dei nostri lettori -uno solo, me stesso- non avrà avuto difficoltà a seguire il ragionamento. E se non lo ha seguito, chissene fotte. Tirem innanz.

Allora dicevamo che il dipendente inseguitore di lumache farabbutto messicano, alle rimostranze del condottiero, perché le lumache scorrazzavano giulive nel borgo (intendiamci, se lo scorrazzamento non fosse stato giulivo, le rimostranze non ci sarebbero state, ma uno scorrazzamento giulivo non si poteva proprio sopportare, no no no) rispondeva: "Uè, signurì, ma vuje non mi pacate!" e aggiungeva "E quinti non mi scassate le scatole!".

Imbufalito oltre ogni limite, il condottiero, approfittando della niona schiacciata dall' inseguitore di lumache farabutto messicano, mise in esecuzione il proprio piano per sbarazzarsi del cialtrone che, se fosse stato pagato, gli avrebbe rubato un sacco di soldi di stipendio per non fare niente. Il condottiero, però, essendo napoletano, era stato furbo e, non pagandolo, aveva risparmiato un sacco di soldi.

Allora, il piano iniziale non fu possibile metterlo a segno. Bisognava infatti aspettare luglio, perché il pianoforte di casa doveva essere (come ben sanno i nostri lettori, che sono uno solo, me stesso) restaurato, prima di poter essere usato. Ma visto che restaurare il piano era costoso ed il condottiero era un pezzente morto di fame, egli fu costretto a ripiegare sul piano B.

Il piano B consisteva in una mezza specie di ammezzato sito in un grattacielo.

Tatataaaaannnnnn !!!! Terzo colpo di scena !!!!!!

Nelle fiabe non esistono grattacieli. In più, a tutto concedere, dato che il condottiero abitava nella foresta perché era un pezzente morto di fame, come faceva ad esistere un grattacielo? E infatti non esisteva. E perciò anche il piano B andò a farsi benedire ed il condottiero dovette ripiegare sul piano C.

Egli assoldò due sottospecie di sicari scarcinati e scrausi oltre ogni limite, più pezzenti e morti di fame di lui, tanto che non potevano permettersi nemmeno di abitare nella foresta, perché agli alberi facevano troppo schifo e si rifiutavano di farli salire sui loro rami. Notoriamente, in tutte le fiabe gli alberi parlano ed anche in questa fiaba, una fiaba di controfiocchi, gli alberi parlano e dicevano ai due sottospecie di sicari scarcinati e scrausi: "Ma andate a farvi fottere! Puzzate più di due cinesi!"

Tatataaaaannnnnn !!!! Quarto colpo di scena !!!!!!

I due sottospecie di sicari scarcagnati e scrausi non erano cinesi!!!!! In realtà loro non si lavavano e, quando lo facevano, si facevano semplicemente schitazzare addosso da alcuni cinesi di passaggio, per cui puzzavano più di due caproni cinesi e desertificavano in tal modo la foresta dell' Amazzonia che pure distava migliaia e migliaia di chilometri. Insomma, erano peggio della bomba atomica per quanto fetevano! Vabbè, non divaghiamo, tirem innanz.

L'inseguitore di lumache messicano farabbutto fu impacchettato con i residui di schitazzi dei caproni cinesi (erano morti di fame e non potevano permettersi legacci più costosi, quali, ad esempio, residui di schitazzi di pecore cinesi) e caricato su una comitiva di lumache scorrazzanti giulive in una escursione nella foresta.

Tatataaaaannnnnn !!!! Quinto colpo di scena !!!!!!

...

...

Non mi ricordo quale fosse il quinto colpo di scena, ma era bellissimo! Vabbè, freghiamocene del messicano e tirem innanz. Diciamo che fu disperso nell'ambiente, ma tanto la sua esistenza non valeva un tubo, dato che dormiva e basta, perciò, vivo o morto che fosse, sai che ce ne frega. E poi, tra l'altro, oltre che essere un messicano farabbutto, parlava anche napoletano con accento dello Simbabue e mangiava sabaione fatto con uova di coccodrillo siberiano della zona posta a confine con la Cina e perciò puzzava come un coccodrillo cinese della zona posta a confine con la Siberia che confinava con la Cina (di questo passo potremmo continuare all'infinito, perciò mi affido all'intelligenza inesistente dei nostri lettori -che sono uno, me stesso- e quindi non mi affido a nessuno, anche perché mi sono scordato checcacchio avrei voluto dire). Perciò: crepa, schiatta e mori, schifoso messicano farabbutto, che parlava anche napoletano con accento dello Simbabue e mangiava sabaione fatto con uova di coccodrillo siberiano della zona posta a confine con la Cina e perciò puzzava come un coccodrillo cinese della zona posta a confine con la Siberia che confinava con la Cina!!!!

Allora, venne il momento in cui i due sottospecie di sicari scarcagnati e scrausi andarono dal condottiero per riscuotere il compenso loro promesso.

Tatataaaaannnnnn !!!! Sesto colpo di scena !!!!!!

Il condottiero era stato, essendo un condottiero e quindi un valente stratega, estremamente furbo! Lui aveva promesso il compenso, mica lo aveva dato!!! Geniale! Ed infatti proprio così il condottiero disse ai due sicari scarcagnati e scrausi:

"Ragazzi, io il compenso ve lo ho promesso, mica ve lo do". E accompagnò questa austera esclamazione con un ghigno sardonico di sfida e di dileggio.

I due sottospecie di sicari scarcagnati e scrausi ci rimasero molto male, tanto è vero che lo corcarono di botte, gonfiandolo come una zampogna. Poi se ne andarono, lasciandolo pesto e sanguinante in una pozza di sangue, anzi famo due pozze di sangue che è più gajardo.

Tatataaaaannnnnn !!!! Settimo colpo di scena !!!!!!

I due sottospecie di sicari scarcagnati e scrausi si pentirono amaramente della loro cattiva azione e si dissero: "Abbiamo fatto male a corcare di botte il condottiero, gonfiandolo come una zampogna, abbiamo fatto proprio male". E, pentiti del loro precedente gesto, tornarono indietro e lo ammazzarono squartandolo e dando in pasto i suoi resti ai caproni cinesi che li lavavano (il loro era un lavaggio automatico) assiduamente, schitazzandoli in media una volta ogni tre anni. Tale lasso di tempo era dovuto al fatto che, dopo aver abbondantemente schitazzato i due sottospecie di sicari scarcagnati e scrausi, automaticamente i caproni cinesi morivano per il tanfo sprigionato dai due sicari scrcagnati. Per questo il loro era un lavaggio automatico, perché i caproni cinesi morivano automaticamente dopo ogni lavaggio.

E di quelllo che è poi successo ai due sottospecie di sicari scarcagnati e scrausi non ce ne frega niente.

Tatataaaaannnnnn !!!! Ottavo colpo di scena !!!!!!

La favola finisce così. E ora, vediamo la morale. Ragazzi:

1. Non fate mai i condottieri pigri e pezzenti, se no venite ammazzati.

2. Non fate i messicani che parlano napoletano, se no venite ammazzati.

3. Non fate mai due sottospecie di sicari scarcagnati e scrausi, se no i lettori ed il narratore vi mandano a morì ammazzati.

4. I cinesi puzzano.

5. Le fiabbe qui presentate sono tutte una fetenzìa.

Stretta è la foglia, larga la via, dite la vostra che ho detto la mia.

 
 
 

La Fiabba dell'Amanuense analfabeta

Post n°404 pubblicato il 05 Giugno 2014 da valerio.sampieri
 

C'era una volta un amanuense analfabeta. Lui avrebbe voluto fare il pizzicarolo, dato che era analfabeta. Però era anche rispettoso delle tradizioni e, dato che nelle fiabe non ci sono pizzicaroli, tanto più se analfabeti, lui si adattò a fare l'amanuense analfabeta.

A dire il vero, gli avevano offerto un posto da protagonista nella "Fiabba del verdumaro analfabbeta". L'amanuense analfabeta stava quasi per accettare, allorché si rese conto che non è dignitoso per un amanuense analfabbeta fare i verdumaro analfabeta, perché altrimenti avrebbe dovuto imparare a leggere e scrivere almeno i numeri, mentre per fare l'amanuense analfabeta non doveva imparare né a leggere, né a scrivere, perché a dare i numeri ci pensano i nostri lettori che sono uno, perché il secondo è disperso in una cabina telefonica che nelle fiabbe non esiste e quindi non esiste nemmeno il secondo lettore.

Però, l'amanuense analfabeta era felice del suo lavoro, in quanto non faceva una mazza dalla mattina alla sera e quindi se ne andò nella Foresta incantata, perché zagagliava e gli si era incantato il disco, visto che all'epoca i CD ed i DVD non esistevano. I nostri lettori, che sono uno, perché il secondo è disperso in una cabina telefonica che nelle fiabbe non esiste e quindi non esiste nemmeno il secondo lettore, essendo molto attenti, obietteranno che nelle fiabbe tuto è possibile. Ed infatti è vero che, visto che siamo in una fiabba potevano già essere stati inventati i CD ed i DVD. Ma allora è altrettanto vero che si poteva anche essere guastato il lettore CD e DVD e quindi gli si era incantato il disco. Ed è anche possibile, anzi, direi doveroso, che i nostri lettori che sono uno, perché il secondo è disperso in una cabina telefonica che nelle fiabbe non esiste e quindi non esiste nemmeno il secondo lettore la smettano di rompere le scatole a Er Fiabbatore, eccheccacchio! Oh, la fiabba è mia e me la gestisco io! E facciamoci sempre riconoscere!

Cammina, cammina, cammina, l'amanuense analfabeta salì su un albero e si sfracellò al suolo, perché, essendo analfabeta, non era in grado di leggere il cartello che diceva "Attenzione, non arrampicatevi sull'albero, perché i rami sono fracichi".

Fortuna volle che l'amanuense analfabeta cadde su un groviglio di rovi e ortica che gli corrosero le chiappe. Lui però fu molto felice dello scampato pericolo, in quanto non era in grado di leggere l'altro cartello che diceva "Pezzo di imbecille, così ti impari a salire sugli alberi coi rami fracichi!".

Cammina, cammina, cammina, l'amanuense analfabeta si imbattè in un cartello che fu in grado di leggere e che diceva "Gnocchi". Lui ne fu molto felice, perché era molto goloso, soprattutto di gnocca, e per questo aveva saputo leggere il cartello, anche se era un amanuense analfabeta.

Ma il cartello, in realtà, era stato scritto dal cugino dell'amanuense analfabeta, che faceva l'idraulico analfabeta -in quanto, non facendo mai un tubo si occupava di tubi, come ogni idraulico analfabeta che si rispetti, il che non era il suo caso, perché oltre che idraulico analfabeta, manco era rispettabile, perché era un farabutto che non faceva un tubo- e che quindi era incapace di scrivere, tale e quale all'amanuense analfabeta. In più, l'idraulico analfabeta era un completo deficiente in quanto, invece di "Gnocchi", avrebbe dovuto scrivere "Gnomi", mentre invece avrebbe dovuto scrivere "Folletti", perché la Foresta incantata era infestata da aspirapolvere in quanto, una volta, era passato di lì un piazzista analfabeta del Folletto, che era anche rimbecillito perché si era perso il campionario di Folletti.

Come è noto, i folletti sono dispettosi ed infatti gli aspirapolvere rovesciarono addosso all'amanuense analfabeta una valanga di foglie e rami secchi che loro aspiravano proprio per fare dispetto agli amanuensi analfabeti che passavano nella Foresta incantata e che, per sfuggire al dispetto, voltavano le spalle agli aspirapolvere per darsela a gambe levate.  Ciò dimostra che anche gli amanuensi analfabeti erano imbecilli come i cugini idraulici analfabeti perché, una volta levate le gambe, non potevano più sfuggire al dispetto.

Fortuna volle che si trovasse a passare di lì un altro cugino dell'amanuense analfabeta che era un falegname analfabeta -che abitava in una casetta sul mare in una ridente, perché totalmente inebetita, località alpina- che, casualmente, portava con sè tutto l'occorrente per consentire di riattaccare le gambe levate a chi voleva darsela a gambe levate. L'operazione richiese un bel po' di tempo, perché ogni volta che il falegname analfabeta riattaccava le gambe all'amanuese analfabeta, questo tentava nuovamente di darsela a gambe levate e quindi era un cavolo e tutt'uno, toccava riattaccarle. Fortuna volle che il falegname analfabeta fosse molto paziente e perciò ogni volta, dopo aver dato una martellata sul cranio a quell'idiota dell'amanuese analfabeta che continuava a levarsi le gambe appena riattaccate per darsela a gambe levate, gliele riattaccava e gli dava una seconda martellata sul cranio, a mò di commiato.

Ciò dimostra ulteriormente quanto fosse idiota l'amanuense analfabeta, perché, ogni volta che lui si toglieva le gambe, i folletti continuavano a fargli il dispetto di rovesciargli addosso una valanga di foglie e rami secchi che loro aspiravano proprio per fare dispetto agli amanuensi analfabeti che passavano nella Foresta incantata. I nostri lettori, che sono uno, perché il secondo è disperso in una cabina telefonica che nelle fiabbe non esiste e quindi non esiste nemmeno il secondo lettore, penseranno che la fiabba finisca così, perché da questo circolo vizioso non se ne esce, ma Er Fiabbatore è un gran fico e perciò dice: "Dato che siamo in una fiabba e la fiabba l'ho scritta io, mò il circolo vizioso lo faccio finire, trasformandolo magicamente in un quadrato vizioso, da cui quindi si può uscire". Tiè!

Ma quello dei folletti era un trucco perché, appena il malcapitato riusciva a volgere loro le spalle per sfuggire al dispetto, gli aspirapolvere gli sparavano nelle chiappe grovigli di rovi e ortiche che avevano aspirato a bella posta, perché loro si divertivano così, a corrodergli le chiappe, perché erano aspirapolvere molto dispettosi e, soprattutto, molto fetenti.

Tatatàaaaaannnnnn !!!! Colpo di scena !!!!!!!!

Appare all'improvviso una bella bambina dagli occhi verdi che non credeva agli orchi con i sopracciglioni a tortiglione mustacchiosi e si guarda in giro smarrita. La bella bambina dagli occhi verdi che non credeva agli orchi con i sopracciglioni a tortiglione mustacchiosi cammina, cammina, cammina e continua a guardarsi in giro smarrita, poi si siede sull'erba, tra lo stormir del vento e delle foglie, con gli occhi sempre più verdi perché quello è il colore dell'erba e delle foglie, che se però fossero state gialle per via della stagione, avrebbe avuto gli occhi gialli e quindi il medico le avrebbe dato una cura per il fegato, dato che con gli occhi gialli le stava certamente per prendere la cirrosi, sicuramente perché era una mezza ubriacona. Eppure glielo avevano anche detto a casa: "Non bere altrimenti ti vengono gli occhi gialli perché ti viene la cirrosi e quindi siediti soltanto su erba e foglie verdi, così avrai gli occhi sempre più verdi". Seduta sull'erba e le foglie verdi, la bella bambina dagli occhi verdi che non credeva agli orchi con i sopracciglioni a tortiglione mustacchiosi cominciò a parlare con gli uccellini e gli animali della foresta incantata, segno evidente che non aveva tutti i venerdì, probabilmente perché era una ubriacona. Poi iniziò a parlare trà sé, confermando la diagnosi di essere totalmente fuori di testa.

Tatatàaaaaannnnnn !!!! Colpo di scena !!!!!!!!

Improvvisamente la bella bambina dagli occhi verdi che non credeva agli orchi con i sopracciglioni a tortiglione mustacchiosi si alzò e gridò ad alta voce, guardando implorante il Cielo: "Avevano ragione i miei, oh si, se avevano ragione, quando mi dicevano di non bere se non mi mancavano tutti i venerdì!!!! Cazzarola!!!! Ho sbagliato fiabba!!!!" E ciò detto se ne andò, perché in questa fiabba lei non c'entrava una mazza.

Ma, prima di andarsene da questa fiaba dove non c'entrava una mazza, la bella bambina dagli occhi verdi che non credeva agli orchi con i sopracciglioni a tortiglione mustacchiosi vide un bell'albero verde e rigoglioso e pensò che, salendoci sopra, i suoi occhi sarebbero diventati più verdi e che quindi le sarebbe passata la cirrosi, pur continuando a bere come una spugna. Detto, fatto, cammina, cammina, cammina, la bella bambina dagli occhi verdi che non credeva agli orchi con i sopracciglioni a tortiglione mustacchiosi si arrampicò sull'albero verde e rigoglioso e si sfracellò al suolo perché quell'albero, in realtà, non era verde e rigoglioso, in quanto le foglie erano finte perché ce le avevano rovesciate i folletti aspirapolvere che avevano anche aspirato, tanto per fare un dispetto, il cartello che diceva "Non salite su questo albero perché ha i rami fracichi". Ovviamente, la colpa di tutto ciò è da attribuire ai cinesi ed ai loro puzzolenti occhi gialli.

A questo punto, i nostri attenti lettori che sono uno, perché il secondo è disperso in una cabina telefonica che nelle fiabbe non esiste e quindi non esiste nemmeno il secondo lettore si chiederanno: "Ma nelle Fiabbe de Er Fiabbatore sono tutti cretini?". Al che, Er Fiabbatore risponderà loro: "Alla faccia der sarciccio! Ce ne avete messo per capirlo! Ma siete proprio de coccio, eh?"

E questa è la morale della "Fiabba dell' Amanuense analfabeta" della cui sorte, in verità nun ce frega una mazza.

Stretta è la foglia, larga la via, dite la vostra che ho detto la mia ... anzi, stateve zzitti e fatevi i fatti vostri e non rompetemi più le scatole, perché siete proprio de coccio!

Ma dai, amici lettori che sono uno, perché il secondo è disperso in una cabina telefonica che nelle fiabbe non esiste e quindi non esiste nemmeno il secondo lettore, scherzavo!!!!! Fermo restando che siete de coccio, la morale è anche un'altra: i cinesi hanno gli occhi gialli puzzolenti ed è meglio avere gli occhi cinesi, piuttosto che sfracellarsi al suolo.

 
 
 

La Fiabba di Cappuccetto Blu

Post n°403 pubblicato il 03 Giugno 2014 da valerio.sampieri
 

C'era una volta Cappuccetto Blu. Era una bambina di una stupidità eccezzzionale co' tre zzzeta. Più sono le zzzeta, più la stupidità è eccezzzionale. In effetti, come sagacemente hanno intuito i miei lettori che sono uno solo, il cappuccetto che indossava doveva essere rosso, ma quella imbecille lo aveva messo a mollo con un paio di mutandoni ascellari marroni, un fazzoletto giallo-catarro (originariamente era nero, ma a furia di scatarrarci sopra, aveva cambiato colore. Cappuccetto Blu era molto catarrosa, infatti), uno straccio da terra verde, un lenzuolo indaco, più frattaglie varie di altri colori. Dal momento che la marca della sua lavatrice si chiamava "Arcobaleno", la deficiente aveva avuto la geniale pensata di dover mettere insieme cose di diverso colore, sicchè ogni suo capo di vestiario era diventato blu. Anche i suoi capi di bestiame erano diventati blu, dopo essere stati un tempo verdi per la bile di dover essere accuditi da una simile scema che, vedendoli cambiare colore, metteva in lavatrice anche i capi di bestiame.

Ovviamente, la lavatrice di Cappuccetto blu era automatica, nel senso che si rompeva automaticamente dopo ogni lavaggio dei capi di bestiame. Addirittura, talvolta, la lavatrice si rompeva sin dall'inizio, al solo pensiero di venire caricata con i capi di bestiame.

Per tale motivo, Cappuccetto Blu si era ridotta sul lastrico ed aveva dovuto vendere casa. Comprare tre lavatrici al giorno era certamente un espediente idoneo a levare il medico di torno, ma anche a ridurti sul lastrico, dato che le lavatrici costano parecchio.

Ora Cappuccetto Blu abitava in un rifugio di fortuna realizzato con le carcasse delle lavatrici orami irrimediabilmente rotte. Ma lei proseguiva imperterrita nella sua opera demolitrice.

Si era dovuta persino vendere i capi di bestiame e, per continuare a rompere lavatrici lavandoci dentro i capi di bestiame, Cappuccetto Blu era costretta, nottetempo, ad andarli a rubare. Ma era così stupida che si faceva sempre beccare mentre rubava e perciò veniva costantemente corcata di botte e gonfiata come una zampogna.

Vabbè, non divaghiamo e tirem innanz.

Naturalmente, Cappuccetto Blu non aveva la mamma che potesse mandarla nel bosco a trovare la nonna, per due ordini di motivi. Per continuare a comprare lavatrici da scassare, Cappuccetto Blu si era venduta anche la mamma. Inoltre, Cappuccetto Blu abitava al mare, in amena, ridente e rigogliosa località ove non vi erano boschi. Cappuccetto Blu abitava infatti in carcasse di lavatrici site sulla spiaggetta a sinistra posta nel deserto del Sahara. La località l'ho definita a-mena, perché, come detto, tutti i bovari vittime dei tentativi di furto di capi di bestiame da mettere in lavatrice la menavano ogni volta che la beccavano intenta a rubare, cioè dalle 30 alle 40 volte a notte; l'ho definita ridente perché a Cappuccetto Blu faceva molto ridere il suono della zampogna e dato che dalle 30 alle 40 volte a notte lei veniva corcata di botte e gonfiata come una zampogna mentre era intenta a rubare capi di bestiame da mettere in lavatrice, ogni volta che lei respirava, suonava come una zampogna e si metteva a ridere (era molto cretina, come già detto); la località marina nel deserto del Sahara l'ho definita rigogliosa non lo so nemmeno io perché.

Comunque, abitando al mare nel deserto, non c'era nessuno in zona e non poteva andare nel bosco a trovare la nonna per due ordini di motivi: 1) non c'erano né il bosco né la nonna nel deserto; 2) la nonna era morta addirittura prima di dare alla luce la madre di Cappuccetto Blu. Per straordinaria coincidenza, anche la mamma di Cappuccetto Blu era morta alcuni anni prima che nascesse Cappuccetto Blu, che in compenso aveva circa tre dozzine di padri, in quanto la mamma di Cappuccetto Blu esercitava un mestiere vecchio come il mondo (domanda, ma se la mamma era morta prima che nascesse Cappuccetto Blu, come aveva fatto lei a vendere la mamma per comprare lavatrici da scassare? Risposta: nelle fiabbe tutto è possibile!). Insomma, Cappuccetto Blu poteva essere considerata un miracolo della natura e, soprattutto, di stupidità.

Avete mai visto lupi nel deserto? Certo che no. Ed infatti manco c'era il lupo cattivo in questa fiabba. Ma se non ci sono nemmeno i lupi, che fiabba è? Ecco! Svelato l'arcano: questa non è una fiabba, ma una boiata pazzesca, perché non ci stanno nemmeno prodotti cinesi puteolenti e senza la puzza dei cinesi che desertificano il Mato Grosso con i loro prodotti e con le loro ascelle assassine mefitiche non è che si rida poi gran che, specie se la fiabba è quella di Cappuccetto Blu.

E i colpi di scena? Eh? Dove li mettiamo i colpi di scena? Se quella scimunita di Cappuccetto Blu non avesse dovuto vendere casa, li avremmo potuti mettere in frigorifero, perché nel deserto fa molto caldo ed i colpi di scena vanno facilmente a male, se non conservati in frigo, ma quella scimunita si era dovuta vendere casa per lavare in lavatrice capi di bestiame, per cui in questa fiabba mancano anche i colpi di scena: insomma, è uno squallore indicibbile di fiabba.

Ma anche noi, al pari di Cappuccetto Blu, siamo scemi e, quindi, tirem innanz.

Tatataaaaannnnn !!!!! Colpo di scena !!!!!

Eheheheheheh, vi ho fregati, miei cari lettori che sono uno solo! Ci avevate creduto, eh? Vabbè, dai, tirem innaz.

In realtà non si riesce a capire che razza di fiabba sia questa, senza mamme, nonne, lupi cattivi, ma solo con una deficiente totale che va a rubare capi di bestiame da mettere in lavatrice in mezzo al deserto, dove, perciò nemmeno esistono vicini a cui poteri rubare. E poi, Cappuccetto Blu è talmente fessa che, anche se non ci sono vicini ai quali rubare, riesce a farsi ugualmente corcare di botte e farsi gonfiare come una zampogna! Bah?!

Vabbè, visto che qualcosa deve pure capitare, famo così e tirem innanz.

Cammina, cammina, cammina, Cappuccetto Blu si mette a parlare napoletano, perché si ricorda che nella fiabba precedente quello che camminava, camminava, camminava, era, per l'appunto, napoletano. Però non si ferma e non fa uno zompo, perché non aveva i calzoni a zompafosso, come il napoletano della fiabba precedente, e poi è femminuccia.

E che ti succede? Vede lui! Il boscaiolo dei suoi sogni! Il boscaiolo dei sogni di Cappuccetto Blu era un altro mentecatto completo, perché è notorio che nel deserto non ci sono alberi da tagliare, per cui lui che cacchio ci stava a fare lì, se non per dimostrare di essere un imbecille totale?

I due si vedono e si innamorano all'istante. Il che conferma quanto fossero imbecilli, perché è impensabile che due cessi simili possano innamorarsi o addirittura fare innamorare di sé chiunque (manco un cinese dalla ascella assassina o una lumaca senza chiappe), se non qualcuno che sia più cesso di lui. Di qui ebbe origine la famosa diatriba filosofica se nacque prima l'uovo o la gallina, ma questa è un'altra storia, di non poco momento, che appare inadatta ad essere trattata in una fiabba.

I due si innamorarono e vissero felici e contenti nel deserto, perché qualsivoglia consorzio umano o subumano si sarebbe certamente rifiutato di accoglierli nel proprio grembo. Dalla loro unione non nacquero figli, perché il Cielo si rifiutò di consentire che il genere umano potesse deteriorarsi al punto tale da avere un incrocio tra due deficienti di quella portata. Però i due colombi si amarono a tal punto da fondere i loro animi in due animi diversi e separati. Cappuccetto Blu smise di tentare di mettere capi di bestiame in lavatrice ed iniziò a metterci alberi. Il boscaiolo smise di cercare di tagliare alberi nel deserto ed iniziò a tagliare capi di bestiame nel deserto. Insomme, restarono deficienti né più, né meno di prima, per l'eternità, dato che erano entrambi un caso disperato e totalmente senza speranza.

 

Anche se la fiabba è fessa quasi quanto Cappuccetto Blu, essa è tuttavia pregna di doviziosi spunti morali che così posso riassumere, sussumere e se mi veniva un'altra parola difficile ed originale, usavo pure quella.

1) Non usate lavatrici automatiche, perché si rompono automaticamente ogni volta che cercate di lavarci capi di bestiame.

2) Non usate lavatrici marca Arcobaleno.

3) Non rubate o vi corcano di botte, gonfiandovi come zampogne

4) Non fatevi chiamare Cappuccetto Blu o diventate scemi.

5) Non andate a fare i boscaioli nel deserto, o diventate scemi come Cappuccetto Blu.

6) I prodotti cinesi puzzano anche se nella fiabba non ci sono cinesi le cui ascelle, peraltro, puzzano come i loro prodotti, desertificando il Mato Groso.

Stretta è la foglia, larga è la via, dite la vostra che ho detto la mia.

Pubblicata per gentile concessione dell' Autore che si chiama "Er Fiabbatore" perché scrive fiabbe, altrimenti, se scrivesse qualcosa d'altro, si chiamerebbe ""Er Scrittore se scrivesse quarcosa d'artro".

 
 
 

Catalessi Cosmogonica

Foto di valerio.sampieri

Ammetto come non sia facile penetrare nei meandri della Verità Assoluta, per comprendere il significato del titolo del presente post, foriero di Rivelazioni concernenti la nascita stessa del Cosmo, nonché il rischio che tutto possa venire sconvolto da fatti imprevedibili ed imprevisti, atti a turbare, se non squassare addirittura, l'equilibrio dell' Universo intero, anzi intiero, ché detto così fa più fico.
Nessuna tema (e non azzardatevi a dire, per rifarmi il verso, nessun riassunto, perché non c'entra un tubo) in merito deve turbare le coscienze. La cosmogonia del titolo si risolve in ambito estremamente più limitato, quale è quello della Letteratura italiana, per la precisione. La catalessi concerne, invece, la caduta in deliquio del Cosmo stesso all'apparir di cotanti capolavori.
Non v'ha dubbio che, dopo la pubblicazione delle opere contenute nel presente post, più nulla avrà ragione di essere scritto da alcuno e tutte le opere sin qui edite avranno senso soltanto in quanto le si consideri a mo' di profeti che annunciano l'avvento di ciò che sussume in sé l'alfa e l'omega.
Lì per lì avevo modestamente pensato di intitolare il post "Florilegio dell'Essenza Poetica", ma poi ho ritenuto più giusto, parafrasando il Vangelo, dare a Cesare quel che è di Cesare ed a Righetto quel che è di Righetto, conferendo al post il giusto rilievo, esplicitato da un titolo che ne segnali in qualche modo l'eccelsa rilevanza.
La prima Opera l' "Ode al Fior di Latte" è stata composta a quattro mani, in via epistolare, tra il 16 ed 17 aprile 2014 da Norma Giumelli, eccezionale poetessa e scrittrice, e me, sotto forma di un botta e risposta in stile colloquiale. La seconda, intitolata "TreHuartine", è dedicata ad un amico Toscano, in occasione del suo compleanno ed è stata da me vergata il successivo 18 aprile e pubblicata per la prima volta in un commento nel blog di Norma, del quale Giuseppe è carissimo amico. Ho delineato la genesi delle due opere acciocché corale si elevi alle stelle il giubilo delle genti: "E chissenefrega!".

Lascio tale Florilegio ai posteri, a mia imperitura memoria, a mo' di Augurio Pasquale (in un primo momento avevo pensato di attendere il 1 maggio, data del terzo compleanno del blog). Non avendo avuto agio di donare al mondo alcunché in occasione del Natale, mi rifaccio a Pasqua, donando l'assicurazione che, dopo, questo post, questa boiata di blog non verrà mai più aggiornato in saecula saeculorum, per l'eternità.

Segue APPENDICE in fondo al post

Ode al Fior di Latte

Caro Vale! tu non credi
che nel latte ci sia il meglio?
E non pensi a quel che vedi
quando ancora non sei sveglio?

Ciò che dici ho per vangelo,
certo il latte è un pasto fino.
Io pensar? Volesse il Cielo,
quando lascio il mio lettino!

Si ma quando ti alzerai
preparandoti il caffè
a pensare inizierai
ad un fiore e al suo perché.

Quando a notte io mi desto,
caffè è il primo pensierino.
Ma già in piedi corro lesto
a papparmi un bocconcino.

Proprio qui! Io ti volevo!
spiega bene il bocconcino
Credo proprio sia coevo
del pensiero, dentro il sogno...al latticino! :-)

Mozzarella di mattina?
Non sarà un po' po' pesante?
Se ci aggiungo un' acciughina
'l mio respir diviene ansante!

Certo un gran bel cominciare
sopra il Dolce, quel salato
Fior di neve da gustare
Fior di latte sul palato

Pur co' du' pomodorini
-mica è dozzinale cacio-
belli, rossi e piccinini,
che ttò dda dì? è propio ar bacio!

E mò? M'è vvenuta fame!
vado a véde si sse pò
famme 'n bbibbitone immane
de bbuon latte si cce n'ho!

La più grande squisitezza
non è latte o mozzarella
e lo affermo con certezza:
sei tu, Norma, anima bella!

Norma Giumelli
Valerio Sampieri
16-17 aprile 2014



TreHuartine

Nella calda primavera
nacque un giorno il buon Giuseppe:
mai s'affanna e mai dispera
e sorrider sempre seppe.

Lory, Mario, Norma ed io
e poi Vince ed altri ancora,
in un giorno solatio
festeggiamo Giu, ognora.

Io da Norma qui ti dico,
nel tuo bel giorno di festa,
buon Giuseppe, caro amico,
tutto va, l'affetto resta.

Valerio Sampieri
18 aprile 2014

APPENDICE

Prima ho parafrasato il Vangelo, ora parafraso Totò, absit iniuria verbis. "Strarinco si nasce ed io, modestamente, lo nacqui!". Chrome è molto più maneggevole di Firefox, ma, nella creazione di un post su digiland presenta un paio di problemini. Chrome non consente il rimensionamento dei video e, spesso, delle immagini. Inoltre, quando si esegue il copia e incolla da un file txt, si perde l'interlinea semplice, che si trasforma misteriosamente in doppia. Ho tentato varie volte di domare con la forza erculea della mia mente tale atteggiamento ribelle di Chrome, ma inutilmente. Perciò, quando devo compiere tali operazioni, uso Firefox. Da casa non ci sono problemi, ma dal pc dello studio, come ieri, si, perché mi si è installata misteriosamente su firefox una barra che non vuole saperne di sparire (malgrado i miei reiterati inviti telepatici: c'è in giro una maleducazione di browser davvero incredibile!) e che, dopo aver rallentato il funzionamento generale, quando si clicca fa spostare il cursore dove gli pare e piace. E ieri sono incappato in tali atti di ingiustificata ribellione: una mancanza di riguardo nei miei confronti che non ha precedente, specialmente da parte di un browser che dovrebbe ben conoscere il rispetto dovutomi (chissà perché dovrebbe conoscerlo, poi? Bah? Mi è uscita così: cavolata più, cavolata meno, non cambia).

Avevo scritto questo post su Musicalibrieboh con Firefox, proprio per evitare il certosino lavoro sull'interlinea (per renderla semplice, è necessario operare riga per riga ed il post è lunghetto ...), ma usando il profilo di questo blog. A mia insaputa, però, il cursore aveva fatto click non sul pulsante "scrivi su questo blog", ma su "scrivi sul tuo blog", sicché, quando ho salvato, ... il post non c'era!!!! Era stato salvato qui, non lì. Perciò devo fare alcune rettifiche.

Il blog Quid Novi? compirebbe sei anni il prossimo 26 aprile ed in tale data, potrei postare per l'ultima volta. Il post sarebbe stranamente serio. Lo riterrei, senza scherzi il più importante ed anche se non dovesse apparire come il più bello da me scritto, per me lo sarebbe senza dubbio. Ma può darsi anche che questo sia il mio ultimo post. Il blog resterà così com'è, perché non ci sarà altro da aggiungere. Grazie a tutti gli amici, vi verrò a trovare di quando in quando, ed auguro a tutti una Pasqua piena di serenità.

 
 
 

A che te serve

Post n°401 pubblicato il 31 Marzo 2014 da valerio.sampieri
 
Foto di valerio.sampieri

A che te serve esse arto
se poi nun sei all'artezza?
Oppure esse bello
si drento de te nun c'è bellezza?

A che te servono li sordi
si nun conosci la ricchezza?
Oppure avè cento diplomi
si te manca la saggezza?

A che te serve 'na gran casa
ma nessuno che l'apprezza?
Oppure tanta gente intorno
ma nemmeno una carezza?

Anonimo

 
 
 

Non ci si capisce un'acca

Post n°400 pubblicato il 30 Marzo 2014 da valerio.sampieri
 

Qui ormai ognuno parla per conto suo, realtà o virtuale non sposta nulla, dato che ormai i due piani si sovrappongono. Anzi, a volte il virtuale sembrerebbe addirittura più reale del reale, diversamente non si spiegherebbe come possa essere che esistano entità astratte ed inutili come renzie, (ar)madia, sboldrazza, ciccio-grasso o putride come il vecchio ributtante catorcio comunista che non si decide mai a schiattare, liberandoci del suo insopportabile tanfo una volta per tutte.

Insomma, sembra di vivere in una vera Babilonia, in cui ognuno parla e straparla, senza che si riesca a capire cosa dica. A proposito di che, visto che ogni cantante da me citato sembra essere destinato ad una dipartita più o meno immediata, declino qualsivoglia responsabilità nel caso in cui qualcuno dei componenti del gruppo Boney M decidesse di lasciare questa valle di lacrime (penso che ormai ragazzo, o presunto tale, e ragazze debbano essere prossimi al secolo di vita)

Boney M - Rivers of Babylon (1978)

 
 
 

La ricetta maggica

Post n°399 pubblicato il 25 Marzo 2014 da valerio.sampieri
 

La ricetta maggica

Rinchiuso in un castello medievale,
er vecchio frate co' l'occhiali d'oro
spremeva da le glandole d'un toro
la forza de lo spirito vitale
per poi mischiallo, e qui stava er segreto,
in un decotto d'arnica e d'aceto.

E diceva fra sé: - Co' 'st'invenzione,
che mette fine a tutti li malanni,
un omo camperà più de cent'anni
senza che se misuri la pressione
e se conserverà gajardo e tosto
cór core in pace e co' la testa a posto.

Detto ch'ebbe così, fece una croce,
quasi volesse benedì er decotto;
ma a l'improviso intese come un fiotto
d'uno che je chiedeva sottovoce:
- Se ormai la vita è diventata un pianto
che scopo ciai de fallo campà tanto?

Devi curaje l'anima. Bisogna
che, invece d'esse schiavo com'è adesso,
ridiventi padrone de se stesso
e nun aggisca come una carogna;
pe' ritrovà la strada nun je resta
che un mezzo solo e la ricetta è questa:

«Dignità personale grammi ottanta,
sincerità corretta co' la menta,
libbertà condensata grammi trenta,
estratto depurato d'erba santa,
bonsenso, tolleranza e strafottina:
(un cucchiaro a diggiuno ogni matina)».

Trilussa, 1944

 
 
 

Er Buffone

Post n°398 pubblicato il 16 Marzo 2014 da valerio.sampieri
 

Er Buffone

Anticamente, quanno li regnanti
ciaveveno er Buffone incaricato
de falli ride - come adesso cianno
li ministri de Stato
che li fanno sta' seri, che li fanno -,
puro el Leone, Re de la Foresta,
se messe in testa de volé er Buffone.
Tutte le bestie agnedero ar concorso:
l'Orso je fece un ballo,
er Pappagallo spiferò un discorso,
e la Scimmia, la Pecora, er Cavallo...
Ogni animale, insomma, je faceva
tutto quer che poteva
pe' fallo ride e guadambiasse er posto:
però el Leone, tosto,
restava indiferente: nu' rideva.
Finché, scocciato, disse chiaramente:
Lassamo annà: nun è pe' cattiveria,
ma l'omo solo è bono a fa' er buffone:
nojantri nun ciavemo vocazzione,
nojantri semo gente troppo seria!

Trilussa

 
 
 

Dice il Saggio ...

Post n°397 pubblicato il 13 Marzo 2014 da valerio.sampieri
 

Apprezzo chi ama il silenzio altrui,
esclusivamente quando
inizia
a tacere lui per primo.

Soltanto dopo quel momento
riprenderò a disinteressarmi di lui.

 
 
 

Cuore di ...

Post n°396 pubblicato il 08 Marzo 2014 da valerio.sampieri
 
Tag: boh?!

Che meraviglia questo visetto!!!

Ancora non è in grado di parlare o balbettare ...

Pensate alla gioia che proverà chi gli sta accanto nel sentir pronunciare stentatamente le prime paroline che sorgeranno spontanee sulle labbra di questo piccolo gioiellino e, prima ancora, nel suo cuore:

"ge ni to re u no ..."

"ge ni to re du e ..."

...


 
 
 

La fiducia è una cosa seria

Post n°395 pubblicato il 06 Marzo 2014 da valerio.sampieri
 

Rivolgetevi a noi!

Non affidate i vostri risparmi a strozzini che

vi levano il sangue!

 
 
 

La maschera

Post n°394 pubblicato il 04 Marzo 2014 da valerio.sampieri
 

La maschera

Vent'anni fa m'ammascherai pur'io!
E ancora tengo er grugno de cartone
che servì p'annisconne quello mio.
Sta da vent'anni sopra un credenzone
quela Maschera buffa, ch'è restata
sempre co' la medesima espressione,
sempre co' la medesima risata.
Una vorta je chiesi: - E come fai
a conservà lo stesso bon umore
puro ne li momenti der dolore,
puro quanno me trovo fra li guai?
Felice te, che nun te cambi mai!
Felice te, che vivi senza core! -
La Maschera rispose: - E tu che piagni
che ce guadagni? Gennte! Ce guadagni
che la genti dirà: Povero diavolo,
te compatisco... me dispiace assai...
Ma, in fonno, credi, nun j'importa un cavolo!
Fa' invece come me, ch'ho sempre riso:
e se te pija la malinconia
coprete er viso co' la faccia mia
così la gente nun se scoccerà... -
D'allora in poi nascónno li dolori
de dietro a un'allegia de cartapista
e passo per un celebre egoista
che se ne frega de l'umanità!

Trilussa

 
 
 

Meandri della mente: haiku

Post n°393 pubblicato il 20 Febbraio 2014 da valerio.sampieri
 

Mi sono occupato ripetutamente, nella caterva di miei blog che nascono e muoiono come funghi (a proposito: ad alcuni sembra che piacciano moto quelli velenosi, dato che costoro sono soliti dire "A me i funghi velenosi me fanno morì"), della poesia giapponese, ma sempre sotto il profilo dei waka o tanka, che costituiscono la quasi totalità del corpo delle 21 Antologie Imperiali e delle innumerevoli altre collezioni poetiche (ne ho contate oltre 900), realizzate sino al 15° Secolo all'incirca e, comunque, sino all'avvento di Matsuo Basho.
La lingua giapponese è basata su concetti e perciò l'indeterminatezza e l'antinomia costituiscono il nucleo della produzione letteraria giapponese: tutto è sfumato e le interpretazioni che possono darsi ad un waka sono spesso contrastanti, se non addirittura opposte l'una all'altra. Mentre i choka -le poesie lunghe- hanno forma libera, i tanka hanno una ben determinata struttura, essendo composti di 5 versi che contengono soltanto 31 sillabe distribuite nel seguente ordine: 5 nel primo verso e poi 7, 5, 7, 7. La struttura concettuale del linguaggio riesce ad ovviare alla rigidità formale del componimento. I temi sono, peraltro, sempre più o meno i medesimi, secondo la struttura della prima Antologia, il Kokin Wakashu: stagioni, amore, partenze, viaggi, religione oltre a temi vari che si alternano nelle varie opere.
Con Basho, la forma poetica diventa ancor più sintetica e l'haiku diventa la forma dominante di poesia: 17 sole sillabe suddivise in tre soli versi (5, 5, 7), dei quali i primi due sono per lo più puramente descrittivi, ed il terzo segna una decisa svolta, prevalentemente verso un moto interiore, svolgendo un concetto che si distacca nettamente da quello descritto nei due versi precedenti.
Mio cognato è un grande appassionato di haiku ed io gli ho sottoposto questo mio componimento, chiedendogli cosa ne pensasse. Conoscevo già la risposta che mi avrebbe dato: "Una boiata invereconda!".
Ma questo haiku non è stato composto a fini poetici, sia perché vi manca qualsivoglia afflato poetico, sia in virtù della non correttezza formale, dato che l'ultimo verso non si distacca gran che dagli altri ed è anch'esso puramente descrittivo, a prescindere dall'opinione di mio cognato che, per una volta in vita sua, ha detto una cosa sensata.

Boschi odorosi,
ombrose fronde ...
tremuli fiori immersi.

Quale è, perciò, il motivo per cui avrei composto questo haiku? Il motivo risiede in una particolarità non facilmente riscontrabile in sette parole consecutive in lingua italiana, munite di un senso più o meno logico, racchiuse in 31 sillabe. C'è chi ha fatto di peggio, estendendo analoga particolarità ad un racconto di 50.000 parole. Ma, in tale seconda ipotesi, più che di meandri della mente (per quanto un po' mattacchiona), sarebbe, anzi è, opportuno parlare di meandri della follia più totale.

 
 
 

Raccontino anonimo

Post n°392 pubblicato il 16 Febbraio 2014 da valerio.sampieri
 

Un vecchio camminava per una strada con il suo cane. Si godeva il paesaggio, quando ad un tratto si rese conto di essere morto. Si ricordò quando stava morendo e che il cane che gli camminava al fianco era morto da anni. Si chiese dove li portava quella strada.
Dopo un poco giunsero a un alto muro bianco che costeggiava la strada e che sembrava di marmo.
In cima a una collina s'interrompeva in un alto arco che brillava alla luce del sole.
Quando vi fu davanti, vide che l'arco era chiuso da un cancello che sembrava di madreperla e che la strada che portava al cancello sembrava di oro puro.
Con il cane s'incamminò verso il cancello, dove a un lato c'era un uomo seduto a una scrivania. Arrivato davanti a lui, gli chiese:
- Scusi, dove siamo?
- Questo è Il Paradiso, signore, - rispose l'uomo
- Wow! E non si potrebbe avere un po' d'acqua?
- Certo, signore. Entri pure, dentro ho dell'acqua ghiacciata.
- L'uomo fece un gesto e il cancello si aprì
- Non può entrare anche il mio amico? - disse il viaggiatore indicando il suo cane.
- Mi spiace, signore, ma gli animali non li accettiamo.
- L'uomo pensò un istante, poi fece dietro front e tornò in strada con il suo cane.
Dopo un'altra lunga camminata, giunse in cima a un'altra collina in una strada sporca che portava all'ingresso di una fattoria, un cancello che sembrava non essere mai stato chiuso. Non c'erano recinzioni di sorta.
Avvicinandosi all'ingresso, vide un uomo che leggeva un libro seduto contro un albero.
- Mi scusi, - chiese - non avrebbe un po' d'acqua?
- Sì, certo. Laggiù c'è una pompa, entri pure.
- E il mio amico qui? - disse lui, indicando il cane.
- Vicino alla pompa dovrebbe esserci una ciotola.
Attraversarono l'ingresso ed effettivamente poco più in là; c'era un'antiquata pompa a mano, con a fianco una ciotola.
Il viaggiatore riempì la ciotola e diede una lunga sorsata, poi la offrì al cane.
Continuarono così finché non furono sazi, poi tornarono dall'uomo seduto all'albero.
- Come si chiama questo posto? - chiese il viaggiatore.
- Questo è il Paradiso.
- Beh, non è chiaro. Laggiù in fondo alla strada uno mi ha detto che era quello, il Paradiso.
- Ah, vuol dire quel posto con la strada d'oro e la cancellata di madreperla? No, quello è l'Inferno.
- E non vi secca che usino il vostro nome?
- No, ci fa comodo che selezionino quelli che per convenienza lasciano perdere i loro migliori amici.

 
 
 
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Un blog di: valerio.sampieri
Data di creazione: 26/04/2008
 

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