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Un lungo sogno.

DA VEDERE

 

http://www.youtube.com/user/almetto

Questo qua sopra è il mio canale you tube,che ti consiglio

 

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Citazioni nei Blog Amici: 30
 

Sul muro in Palestina

un enorme

campo di concentramento

la storia si ripete

ma quasi nessuno lo sa

 

 

 

 

 

 

 

Il mio libro prediletto

 
Creato da: fioreselvatico3 il 08/04/2010
Dopo tantissimo sudest asiatico,per deprogrammarmi,dopo internet,e lavori nei campi,dondolando su un amaca,ecco come vedo la realta.

 

 

Vecchissimi aforismi.La musica e la donna 24.03 93

Post n°453 pubblicato il 25 Maggio 2012 da fioreselvatico3
 

Ho chiuso gli occhi

ho spalancato le orecchie

che sensazioni stupende

che bellissime vibrazioni

sono felice anche senza colori

sono come un pipistrello

ma sono felice

il mio cervello reperisce

questi meravigliosi messaggi.

La donna

Bianca gialla nera

sempre fantastica tu sei

fai passare tutte le malattie

il tuo sorriso è come il sole

da vita e prosperita

e tu non fossi sottomessa

il mondo sarebbe un paradiso.

 
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Ispirato dal ponte

Post n°452 pubblicato il 24 Maggio 2012 da fioreselvatico3
 

Sto ponte,in Cambogia a due passi dalla Thailandia,m"ispirava parecchio,amo i ponti,e non ci ho mai costruito una casa,ahahah

Cosa succede se non si desidera niente?

La mente non ha spazio

e se non ha spazio

non altera la visione reale.

Si puo percepire l"unicita della realta

in quanto il desiderio

DIVIDE

conta solo il desiderio,

il mondo è uno

ma il tuo desiderio

DIVIDE.

Possiamo accettare senza problemi

l"UNO il TUTTO

solo il desiderio crea infelicita.

Tutto è energia

non lo dico io

lo dice la fisica

privilegiare forme particolari d"energia

non può che creare infelicita.

La mente è il conosciuto

e desidera solo il conosciuto

no sa cos"è lo sconosciuto.

La mente e i suoi desideri

sono perciò la

grande immensa prigione dell"uomo comune.

Perchè la mente non può accettare lo sconosciuto?

Significherebbe la sua morte

non si sarebbe più uomini

ma DEI

il paradiso infatti

è vivere senza mente

in quanto solo la mente

può creare l"inferno.

Scritto sul ponte di Koh kong

13.02.2007

Quest"altro sotto è il ponte piu lungo di tutto il Mekong

si trova a Kompong Cham

che ci facevo li,

ho imparato ad usare il computer

negli internet point del luogo

mamma mia quanto ero imbranato nel

gennaio 2005

 
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Il tempio della seconda repubblica è venuto giù

Post n°451 pubblicato il 23 Maggio 2012 da fioreselvatico3
 

Fantastico video che spiega benissimo la situazione politica italiana odierna

Assolutamentre da vedere

 
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Il ritorno del terrorismo.Adesso reprimeteeci tutti.

Post n°450 pubblicato il 20 Maggio 2012 da fioreselvatico3
 

Da www.dadietroilsipario.blogspot.it

La strana rivendicazione anarchica per l'attentato al manager di Ansaldo nucleare, nonostante i numerosi dubbi al riguardo, è stato subito cavalcato per chiedere maggiore vigilanza, presenza di forze armate, necessità di monitorare obiettivi sensibili, tra i quali hanno incluso le sedi di Equitalia. Oggi l'attentato ad una scuola di Brindisi che ha mietuto una giovanissima vittima  e numerosi feriti, è stata un'altra occasione per i saltimbanco della politica per effettuare il loro carosello di indignazione, proponendo fiaccolate e manifestazioni con l'obiettivo magari di far accettare alla gente misure di repressione più restrittive.

L'esplosione sociale è alle porte, mentre sempre più famiglie grazie agli espropri tramite Equitalia (37.472 famiglie avevano perso la casa nel 2010, nel 2011 il doloroso destino si è abbattuto su altre 44.027 come riportato da I sergreti della casta) sono buttate in mezzo ad una strada senza alcun aiuto, il ministro Passera conferma la solita regalia alla consorteria trasversale mafiosa del cemento e del tondino per 100 MILIARDI DI EURO.

A questa esplosione sociale, contro la quale gli stessi golpisti al governo parlano, che contribuiscono ogni giorno di più ad acuire e certo non intendono minimamente arginare, sono ben intenzionani a rispondere con misure da legge marziale, come si evince dalle parole della Cancellieri che

ne approfitta per tirare in mezzo anche i notav.


Non voglio aggiungere altro a quanto già evidenziato da ottimi analisti e scrittori di cui metto in evidenza i links e ovviamente faccio mie le considerazioni di Monia Benini, presidente di Per il Bene Comune (intervento precedente all'attentato di stamane a Brindisi).

Terrorismo, riscritta la lista degli obiettivi. Almeno 1500 soldati per 400 bersagli dal FQTav e false preoccupazioni di Mariavittoria Orsolato su Altre NotizieIl fantasma del terrorismo per coprire la realtà di Marco Cedolin Attentati false flag, attentati true flag e attentati flagless su Comidad Gli artigli della Goldman Sachs su Snam ed Eni di Ugo Gaudenzi su RinascitaGianni De Gennaro: una carriera col marchio FBI
 
Sciopero di regime di Pietro Ancona

 
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Vecchi aforismi.Vecchiaia.Noia,Sono immortale

Post n°449 pubblicato il 17 Maggio 2012 da fioreselvatico3
 

Dal 24 al 26 marzo del 93,sparai a raffica una serie di 28 aforismi di una lunghissima serie.Eccone 3,ero ateo,ma la mia anima immortale ,si stava risvegliando.

LA VECCHIAIA

Essere vecchi ,cosa significa?

Per me uno che ha capito il senso della vita

non può mai invecchiare.

Per me la vita è una continua scoperta

mille anni non bastano

per scoprire i misteri

del nostro essere

e il fascino di questo pianeta.

La vecchiaia perciò è ignoranza

paura della vita

perdita di stimoli

voglia di morire

ma io non voglio morire. 25/03/93

 

LA NOIA

Brutta parola tu sei

rendi la vita più dura

ma tu non hai colpa

solo cervelli poco stimolati

possono produrre noia

solo il sapere

puo sconfiggere la noia

troppe cose sono interessanti

perchè perciò un essere vivente

stupidamente si duole della

propria noia.25/03/93

 

SONO IMMORTALE

Non ho religioni

sono profondamente ateo

ma penso,non ho paure.

Credo solamente

all"immortalita dei miei geni

milioni di anni fa

ero un pesce

alcuni di quei geni

sicuramente sopravvivono in me.

Presto o tardi finira tutto

ma non è un problema

almeno per me

GODIAMOCI L"OGGI.25/03/93

 

 
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La forza della comunita

Post n°448 pubblicato il 16 Maggio 2012 da fioreselvatico3
 

di Andrea Bizzocchi

Nel 1991, in seguito al crollo dell’ex Unione Sovietica, Cuba si ritrovò dall’oggi al domani con forniture di petrolio ridotte al minimo. Questo fatto comportò un tracollo devastante per l’economia cubana. La paralisi colpì il settore agroindustriale, l’industria ed i trasporti. Il Pil scese del 34%. L’apporto calorico nella dieta passò da 2908 a 1863, quello proteico diminuì nella misura del 40%. I cubani persero mediamente dieci chilogrammi a testa.

Cuba è stato il primo paese al mondo a vivere la sfida che ogni paese dovrà affrontare: la crisi del picco petrolifero.

Abbiamo chiesto a Rob Content (Program Manager) e Megan Quinn Bachman (Outreach Director), autori del documentario “The power of community. How Cuba survived peak oil“, se e come l’esperienza di Cuba possa servire al resto del mondo per affrontare le conseguenze del picco globale.

Mr. Content, anzitutto perché avete pensato ad un documentario sul “Periodo Especial”?

Rob Content: Il “Periodo Especial” è arrivato come conseguenza del artificiale. Noi chiamiamo il picco conosciuto da Cuba “artificiale” perché non fu provocato da cause naturali, cioè mancanza reale di greggio, quanto da un declino nella capacità di approvvigionamento di petrolio da parte di Cuba come conseguenza della caduta dell’ex Unione Sovietica. Il Periodo Especial è, ad oggi, l’unico esempio al mondo rispetto a cosa un paese ed i suoi cittadini possono fare per fronteggiare una picco petroliferoscarsità di disponibilità petrolifera. In definitiva, il successo ottenuto dai cubani nel cambiare il loro stile di vita ci ha ispirato nel voler documentare questa straordinaria esperienza.

Il collasso dell’ex Unione Sovietica ha portato al collasso dell’economia cubana. Tale crollo ha colpito qualche settore in particolare?

Rob Content: Direi quello dell’agroindustria. Prima del crollo dell’Unione Sovietica il governo cubano era orgoglioso della propria agricoltura, fortemente industrializzata. L’agricoltura cubana dipendeva da combustibili fossili più di quella di ogni altro paese latinoamericano e più della stessa agricoltura statunitense. Quando Cuba non ha più avuto disponibilità petrolifera, i cubani persero mediamente più di dieci chilogrammi a testa. Una enormità. Si consumavano uno o al massimo due pasti al giorno.

Anche il settore dei trasporti fu pesantemente colpito. L’utilizzo dell’auto era largamente diffuso a Cuba negli anni ’80, nonostante l’efficienza del trasporto pubblico. La mancanza di petrolio e l’aumento dei costi ha messo in grossa difficoltà il sistema dei trasporti, particolarmente quello privato.

Da ultimo la sanità. Il sistema sanitario cubano era relativamente preparato, poiché ha sempre posto l’accento sulla prevenzione, con un alto numero di dottori in rapporto alla popolazione ed un sistema ospedaliero largamente diffuso e disponibile gratuitamente per tutti i cittadini.

Quali sono state le prime contromisure prese dal governo?

Rob Content: Il governo si è rivolto immediatamente a scienziati, esperti e ad agricoltori che praticavano la permacultura, tutte persone che aveva capito in anticipo i rischi e la vulnerabilità dell’agricoltura convenzionale. I cittadini sono stati aiutati nel dare vita ad orti urbani. I vecchi hanno insegnato come arare la terra con i buoi, mentre esperti di permacultura venuti dall’estero hanno insegnato la rotazione delle colture, i sovesci e forme naturali di controllo dei parassiti. Attraverso queste pratiche si è messo in atto un recupero dell’organicità dei terreni, demineralizzati da decenni di agricoltura intensiva. Nel giro di 4-5 anni i cubani hanno recuperato quasi interamente il peso perso.

Il governo ha cercato anche di implementare il sistema pubblico dei trasporti. Ad esempio c’erano veicoli governativi che giravano continuamente raccogliendo gente e portandola a destinazione. Da ultimo è stata abbracciata una filosofia di trasporti a basso impatto energetico, quali biciclette e carretti trainati da cavalli ed asini.

Poiché il maggior uso di combustibili fossili avviene in agricoltura, possiamo tranquillamente affermare che in una tipica situazione di picco petrolifero, la produzione di cibo sia il singolo aspetto più importante. Cosa fece Cuba al proposito?

Anzitutto i cubani hanno da subito iniziato a mangiare meno carne poiché, come sappiamo, la produzione industriale di carne richiede un’enorme quantità di cereali per l’alimentazione delle bestie, e i cereali servivano invece per l’alimentazione umana. Poi il governo cercò di incentivare fattorie private e cooperative, premiando quelle che erano più efficienti. A sottolineare l’importanza del cibo c’è il fatto che, durante il Periodo Especial, i contadini divennero la classe meglio pagata, più di ingegneri e responsabili governativi.

Un aspetto del documentario che mi ha colpito sono stati gli orti urbani…

Rob Content: Già a metà anni ’90 L’Avana era autosufficiente per la produzione di frutta ed ortaggi. È chiaro che l’autosufficienza di frutta ed ortaggi non significa autosufficienza alimentare, ma è comunque un risultato notevole, anche perché frutta ed ortaggi sono alla base di una alimentazione sana. Gli orti urbani sono molto importanti perché consentono a chiunque di acquisire conoscenza su come coltivare e preservare cibo. L’orto urbano, anche per le sue piccole dimensioni, si presta inoltre al baratto e a scambi tra cooperative a livello di strada o quartiere. Tutto questo evita gli sprechi di una filiera lunga e al tempo stesso fa crescere la fiducia nelle capacità di ognuno,. nonché i rapporti di solidarietà tra i cittadini. È un’agricoltura fatta di sostenibilità e di rapporti umani.

Che tipo di agricoltura si pratica a Cuba oggi?

Rob Content: Circa l’80% della produzione agricola cubana è organica, la percentuale più alta al mondo. Per contro, poiché le difficili condizioni del Periodo Especial sono terminate, Cuba ha oggi accesso, ad esempio, al petrolio venezueleano. Ciò significa che i cubani sono in grado di apprezzare gli incredibili vantaggi portati dai combustibili fossili, ma con una grande consapevolezza della loro natura limitata. Il petrolio viene utilizzato in maniera sobria ed intelligente. Non viene sprecato.

Con il picco Cuba ha avuto frequenti blackout elettrici. Quali furono i problemi principali e come hanno reagito i cubani?

Megan Quinn Bachman: I blackout sono stati anche di sedici ore al giorno ed anche per più giorni alla settimana. Questo non è solo un inconveniente, un semplice fastidio temporaneo, ma piuttosto un problema permanente. I problemi principali erano legati alla refrigerazione, alla cottura del cibo ed alla disponibilità di acqua. Mancanza di refrigerazione significò niente più cibo congelato, carne, latticini, ma piuttosto frutta e ortaggi. Cucinare senza elettricità era difficile e molto cibo si mangiava crudo, e dunque anche qui grande consumo di frutta e verdura. La mancanza di acqua fu un grosso problema, soprattutto per coloro che abitavano nelle città, poiché se non c’è elettricità per far funzionare le pompe, l’acqua non arriva negli appartamenti. L’acqua si portava a mano con i secchi. Senza elettricità non era possibile usare aria condizionata né ventilatori, un problema non da poco visto il clima tropicale.

Per le attività commerciali le difficoltà erano anche maggiori, perché senza elettricità non si poteva fare quasi nulla.

Io credo che il motivo principale per cui i cubani furono in grado di affrontare questi problemi con solidarietà piuttosto che cercando di approfittarsi l’uno dell’altro, sia da ricercare nel fatto che il Periodo Especial ha colpito tutte le classi sociali e non solo alcune. Tutti erano consapevoli del dramma che stavano vivendo.

Che tipo di trasporti utilizzavano ed utilizzano oggi?

Megan Quinn Bachman: I trasporti erano e sono in gran parte pubblici. Con il picco petrolifero artificiale si sono sviluppate forme di trasporto alternative, come ad esempio grosse motrici che trainavano “cammelli” che contenevano fino a 300 persone. I camion diventarono mezzi di trasporto pubblici a prezzi irrisori. Si faceva l’autostop. Nelle zone di campagna si iniziò ad utilizzare trazione animale: carretti trainati da cavalli e buoi. Ovviamente si camminava ed il governo distribuì più di un milione e mezzo di biciclette. Oggi si assiste lentamente ad un ritorno di auto private, ma i numeri sono comunque di molto inferiori rispetto al periodo precedente il picco artificiale.

Con il picco ci sono state violenze o tensioni sociali?

Megan Quinn Bachman: All’inizio del Periodo Especial c’è stato un aumento minimo dei crimini, soprattutto ruberie di poco conto. Ci furono anche pressioni politiche affinché il Governo si aprisse all’economia privata. La mortalità non aumentò e le cose non andarono così male come ci si poteva aspettare. Direi che ciò che ha salvato Cuba è stata proprio la coesione a livello sociale; coesione che ha mantenuto sicuri i quartieri, che ha aiutato vecchi, donne e bambini – i membri più deboli di una società – e che ha permesso di sviluppare risorse locali, come nel caso degli orti urbani di quartiere.

Che altro avrebbe potuto fare il governo?

Megan Quinn Bachman: Il Governo ha sostenuto tutte le iniziative che partivano dal basso, dal popolo, come ad esempio permettere a chiunque fosse in grado di produrre cibo di venderlo. È possibile che aperture più audaci avrebbero potuto incrementare la vitalità dell’economia. Invece il Governo, a parte nel settore del turismo, ha mantenuto un’economia statale, che nella maggior parte dei casi è inefficiente ed anche molto energivora.

Nel documenatario sono stato colpito soprattutto dalle parole di Patricia Allison e di Bruno Enriquez. Patricia Allison ha detto: “La soluzione non è la tecnologia, sono i rapporti umani”. Bruno Enriquez ha detto: “Il mondo non ha bisogno di più energia, ma di più amore, più solidarietà, più amicizia”…

Megan Quinn Bachman: È esattamente il messaggio che vogliamo trasmettere con il nostro film. Le difficoltà portate dal picco e dal riscaldamento del clima, le varie ingiustizie e sperequazioni tra paesi poveri e ricchi, si risolvono attraverso la comunità, cioè attraverso economie locali e interdipendenza sociale. La maggior parte della gente, degli esperti e dei politici, parla di trovare nuovi giacimenti, parla di energie alternative, di cattura dell’anidride carbonica, di case “verdi”… Ma il problema di fondo non è quello: il problema è mettere in discussione questo sistema economico e di vita, ricostruire i rapporti umani, avere un’altra visione del nostro posto nel mondo, affinché tutti possano usufruire degli immensi beni che la terra ci regala.

Quale è la situazione a Cuba oggi?

Megan Quinn Bachman: Secondo lo studio Living Planet del WWF, presentato nell’autunno del 2006, Cuba è il solo paese al mondo ad essere ecosostenibile. Secondo questo report Cuba riesce ad avere una popolazione generalmente in salute ed istruita e con un’aspettativa di vita a livelli occidentali, pur facendo un uso minimo di risorse naturali. Uno dei focus di Cuba è continuare ad abbassare la propria impronta ecologica, ri-forestare il paese, e concentrarsi su una sanità e un’istruzione di livello sempre più alto, accessibile gratuitamente a tutti.

Un timore recente è dato dal fatto che – poiché sono stati trovati giacimenti di petrolio al largo delle coste cubane – questo possa compromettere i risultati di sostenibilità raggiunti. Ma c’è la grande convinzione che i cubani, grazie alla consapevolezza che li contraddistingue, continueranno con uno stile di vita sostenibile.

Cosa pensi possa succedere nei nostri paesi occidentali con il raggiungimento del picco globale?

Megan Quinn Bachman: Anzitutto è giusto dire che l’esperienza di Cuba vuole essere un esempio, ma non la si può generalizzare. È impensabile che noi si reagisca esattamente come loro e questo per una serie di ragioni. Cuba è un paese tropicale ed un’isola. La sua economia non ha mai creato una borghesia ricca e quindi il gap economico tra le varie classi sociali è minimo. La vita di Cuba è stata ovviamente influenzata sin dagli anni ’60 dall’embargo statunitense e dai continui tentativi di sabotaggio ed intromissione nelle questioni del Paese.

Il nostro augurio è che l’atteggiamento del popolo cubano possa essere fonte di ispirazione per altre popolazioni. Ad esempio l’agricoltura locale è una delle prime cose da mettere in pratica: creare orti in giardini e terrazzi è una possibilità da sfruttare. Si possono utilizzare anche spazi e terreni pubblici inutilizzati o utilizzati per attività meno importanti della produzione di cibo. È chiaro che le differenze politiche, culturali ed economiche, produrranno risposte diverse in ogni paese. Ma ci sono valori quali la condivisione e la solidarietà, il dare importanza a cose quali il cibo ed uno stile di vita sano, avere un atteggiamento positivo, che sono validi a livello universale e che portano benefici a chiunque.

Quale messaggio volete dare ai nostri lettori per prepararsi al picco?

Rob Content: Il concetto del picco petrolifero rimanda ad un enorme cambiamento nei nostri stili di vita. È importante essere consapevoli che tali cambiamenti, oltre ad essere grandi, sono molto vicini nel tempo.

Nei nostri studi sul picco petrolifero abbiamo avuto modo di appurare che le nostre società occidentali non si stanno affatto preparando a tali cambiamenti. Direi che il primo passo da compiere è rendersi conto di tutto ciò e al tempo stesso semplificare in maniera graduale la nostra vita. Sono sicuro che i milioni di cubani che hanno sofferto la mancanza di cibo nei primi anni del Periodo Especial sarebbero d’accordo con noi.

È fondamentale cogliere l’importanza di un evento unico nella storia dell’umanità come il picco. Ci sono libri, documentari, siti e blog per informarsi. Ad esempio partecipare ad una conferenza è un modo semplice per imparare molto ed in poco tempo. Il problema è che la nostra società nega il picco, nel senso che nega le conseguenze che questo porterà. Anche per questo crediamo molto nel nostro lavoro di divulgazione.

Fonte: www.ilconsapevole.it

 
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Vecchiaia

Post n°447 pubblicato il 14 Maggio 2012 da fioreselvatico3
 

I.:Invecchiamo. La vecchiaia non è piacevole: acciacchi, dolori, debolezza, e la fine che si approssima. Come si sente un saggio da vecchio?
M.:Più invecchia, e più crescono in lui la felicità e la pace. Dopotutto sta tornando a casa, come un viaggiatore che, prossimo all'arrivo, raccoglie il bagaglio. Lascia il treno senza rimpianto

Nisargadatta Maharaj

 

 
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Cosa ho capito della vita

Post n°446 pubblicato il 13 Maggio 2012 da fioreselvatico3
 


Oggi stavo osservando un amico,ha problemi,ma soprattutto,non può fare a meno di fumare,è schiavo del fumare.
Fumare,dipendere da una pianta,che nemmeno puoi coltivare,ma fumati una vitalla(VITALBA),esistono milioni di specie vegetali,no la gente è cosi cogliona da fumare quello che lo stato ti tassa in maniera esorbitante.
Personalmente anch"io sono schiavo,ma di miliardi di sensazioni,oggi sono andato a comprare un paio di guanti di pelle,lavoro troppo ultimamente,ma meglio che si massacrino i guanti che le mie mano,chissa mai che non suoni il violino in futuro,,ahahah,insomma i guanti nel negozio dei fallimenti,li ho pagati poco,addirittura c"era scritto 2,32 euri,ma la commessa ha detto errore solo 1.50,sorridendo mi ha fatto lo sconto,ci ho comprato dei semi di zucchine,ma prima di comprarli mi sono sentito una diecina di boccette di profumo,ginger incenso menta vaniglia,non ricordo ,so solo che mi son sballato.
Sono perennemente sballato.il mese di maggio con la natura in festa,tutto è piu vitale mi sballa di brutto,mi è quasi impossibile scrivere,che cazzo scrivo meglio godere,il mondo psichedelico come maggio,capita una volta l"anno,peccato che ho troppo da fare nei campi.Ma che piacere,che è piantare e raccogliere la roba per se.
Ma più che altro,contagiato dalla vitalita,oggi proprio mi sono scordato chi ero,ho 48 anni DICONO,ma sinceramente sono nella dimensione,NON HO ETA ALCUNA,la memoria che brutta cosa,sono eternamente nuovo ,di sicuro la primavera mi fa questo effetto.
Ma che ho capito della vita?
E' solo uno spettacolo,completamente gratuito,le fregature ci sono quando paghi il biglietto,tutto quello che paghi,vuol dire che non sei in sintonia con quello ha cui compri.Tu dai una cosa a me ,Ovvvio io daro una cosa a te,senza gli sporchi soldi,stampati da falsari.
I soldi DISTRUGGONO L"UMANITA,la cosa più divina il contatto tra VIVENTI,distrutto dai maledetti pezzi di carta.
Fai una societa complessa,e subito dopo arriveranno i denari,nella semplicita,BASTA UNO SGUARDO.
Oggi ho visto il paradiso,nella semplicita,la complessita è l"inferno.
Mi hanno invitato al bar,pagavano loro,io li ripagavo con le chiacchiere,mi devo comprare un violino,tanto le mie chiacchiere,le capiscono in pochi,ahahah
La mente è la complessita,l"essere è la semplicita,vuoi star in paradiso,accetta la vita per quello che ti da,se l"accetti rimarrai sbalordito dalle risposte,tutte le risposte sono miracoli,l"essere fa solo miracoli,la mente solo noie ripetizioni ti da.
L"essere in sintonia con la vita,comprendere l"unicita della vita,fa si che tu non operi,è la vita stessa ha operare,tu dai un piccolo contributo,premi il pulsante,si accende la luce,tu pensi di averla accesa,ma dietro a questo evento magico,guarda meglio troverai l"intera umanita,TESLA,senza tanti altri illusori esseri,avrebbe fatto il ciabattino,,ahahah
Cazzo sto post,è bello e brutto,non ha capo ne coda, ma qualche diamante vi è nascosto,ahahah

Fantastico e molto educativo questo video,l"altro più sotto un po di primavera



 
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PRIMAVERA

Post n°445 pubblicato il 10 Maggio 2012 da fioreselvatico3
 

Finché dai importanza alle parole, sei come un bambino.Nisargadatta Maharaj

 

Chi è aldila delle parole,vive l"eterna primavera.

Primavera è creativita senza sforzo,

 l"essere umano che ha compreso

crea senza accorgersene.

 
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Il miracolo della realtà di Francis Lucille

Post n°444 pubblicato il 09 Maggio 2012 da fioreselvatico3
 

 

3ème Millénaire n. 87 – Traduzione della dr.ssa Luciana Scalabrini

3me mill.  La questione dell’illusione e quella della realtà sono affrontate attraverso la realtà in cui siamo, quella a cui crediamo. Cos’è l’illusione?

F.L.   E’ ciò che può scomparire del tutto. Ci si può riferire all’esperienza del sonno notturno, in cui siamo nella giungla equatoriale inseguiti da una tigre affamata, sul punto di essere divorati; il sogno termina con un brusco risveglio. Immediatamente il mondo del sogno si rivela come illusione. Perché? Perché è scomparso del tutto. La tigre, la giungla, il personaggio che corre per difendere la sua vita non esistono da nessuna parte. Ciò che il sogno notturno ci insegna, in fondo, è la natura dell’illusione. Ciò che può scomparire assolutamente non ha mai avuto esistenza assoluta. E’ il significato profondo di quel passaggio della Bhagavad Gita, dove si dice; “Ciò che è, non saprebbe cessare d’ essere, ciò che non è non saprebbe venire ad essere”. Avendo compreso la natura dell’illusione, la natura della realtà diventa evidente: è ciò che non è illusione, ciò che non saprebbe scomparire assolutamente e perciò ciò che non è mai apparso. E’ quello che c’è sempre stato. E’ quello che c’è in questo momento, che supporta i fenomeni, che è la tela di fondo di cui tentiamo a volte di intravedere le regole. E’ ciò che perdura, i cui fenomeni non sono che modificazioni simili alle onde alla superficie dell’oceano. La realtà è l’acqua.

3m.  Prendevate l’esempio del sogno. Che differenza c’è tra il sogno notturno in cui ero identificato con gli avvenimenti, dove ciò che avveniva  aveva valore di realtà e la giornata in cui sono identificato in ciò che succede? Dopo una notte dove avevo l’impressione che una tigre stava per divorarmi, vado al lavoro dove ho l’impressione che il mio capo sta per divorarmi quando ho un appuntamento con lui. Attribuisco a lui, a lui e alla mia soggiacente paura, lo stesso valore di realtà che alla tigre del mio sogno.

F.L.   I due fanno parte della realtà universale. C’è qualche cosa piuttosto che niente, come diceva Heidegger. E’ nel sogno, la tigre e la foresta, come  nello stato di veglia, il capo e la sua collera. C’è una realtà soggiacente, che la nostra intuizione profonda ci dice che è unica. Questo vuol dire che la realtà soggiacente al sogno e quella soggiacente allo stato di veglia sono la stessa realtà. Gli scienziati cercano la natura di questa realtà con mezzi esteriori. Ci arriveranno? Ne dubito…

Il punto importante è il seguente. Ognuno di noi ha accesso a quella realtà. Noi abbiamo una chiave, e una porta. Quello che chiamiamo Io o il Sé, il Me profondo, che è la realtà nella nostra esperienza. Con l’esperienza, voglio dire esperienza limitata, in quanto essere umano. Essa è fatta di pensieri, di sensazioni corporee e di percezioni sensoriali che appaiono alla coscienza. Non c’è nient’altro. La nostra esperienza è dunque molto semplice: delle percezioni appaiono alla coscienza. Quello che chiamiamo Io, è il centro della nostra esperienza, il mozzo attorno al quale si svolge la nostra esperienza. E’ questa parte della nostra esperienza che è costante. Se si prende qualsiasi percezione, ha un inizio e una fine. Un pensiero, una sensazione, una percezione non durano in eterno. Hanno una nascita e una morte e sono rimpiazzate da altri pensieri e sensazioni. Sono delle onde. La realtà nella nostra esperienza, che perdura, che è centrale deve essere per forza la coscienza. Solo questa è costante. Nella nostra esperienza coscienza e realtà sono uno.

3m.  Nei due esempi di sogno, si fa un’esperienza durante la notte e una durante il giorno e il legame comune è “me”. Si potrebbe anche dire che il legame è la paura provata! C’è identificazione con la paura. Se guardo  il modo in cui passa la giornata, l’io si manifesta in diversi modi. Io sono diverso col mio capo (diciamo sottomesso ) e col mio subordinato (diciamo dominatore). Questo io è perciò un io di superficie. La coscienza di cui parlate è quella di questo io di superficie, multipla nella sua forma?

F.L.  Non è affatto vero che l’elemento comune ai due stati di sonno e di veglia sia la paura. E’ vero che può esserci, quando ci svegliamo, un residuo di paura. Ma la sorgente della paura è scomparsa con la tigre. Non abbiamo più paura. Quello che proviamo è dentro il corpo: cambiamenti apparsi dal fatto della paura, e che si riassorbono. Essendo scomparsa la sorgente della paura, i residui di paura si riassorbono.  Il fatto che siano scomparsi nello stato di veglia ci permette di dire che non sono ciò che lo stato di sogno e di veglia avevano in comune. La paura non è la realtà comune degli stati  di sogno e di veglia. La loro realtà comune è la presenza cosciente.

Quando parlo di coscienza, parlo di quella presenza impersonale che non è  toccata da ciò che è percepito, non ha nessun sentimento proprio.

E’ un fatto, come l’universo è un fatto. Una realtà che non abbia al fondo niente di umano, cioè che non è sottomessa alle limitazioni umane. La coscienza è ciò a cui appare ogni limitazione.

Nella nostra visione materialista, che è nei fatti una forma di religione, fingiamo di credere che la nostra esperienza non ha realtà o che la sua realtà è minore di quella dell’universo fisico sul quale essa ci informa. In altri termini, abbiamo una visione  elitaria della nostra esperienza. Ciò che consideriamo  di un livello di realtà superiore è l’universo che è all’esterno. E tendiamo a considerare che la nostra esperienza cosciente, quella per cui conosciamo l’universo, questa presenza cosciente è di un grado di realtà inferiore. Anche se supponiamo che sia così, siamo obbligati ad ammettere che quell’esperienza che è la nostra e con la quale conosciamo il mondo, ha un elemento di realtà. Non è un’illusione assoluta. Ciò con cui la realtà esterna è conosciuta, deve essere reale. Ciò che è irreale non può conoscere il reale! Uno strumento di misura, se è impreciso, non può misurare con una precisione infinita. L’elemento di realtà della nostra esperienza è infatti identico alla coscienza. E’ il nostro vero Me.

Se si dicesse che la coscienza non è l’ultima realtà della nostra esperienza, quale sarebbe allora la realtà della coscienza? Ciò che m’interessa non è il falso me, ma il vero Sé, quello che riguarda l’eternità, quello su cui mi pongo la domanda. Poco importa che il falso me sia effimero, visto che il vero Me è eterno.

3m.  Il falso me o i falsi me non smettono di essere presenti. E’ come se ci fosse un oblio permanente. Questo dà l’idea che il reale esteriore sia primario. Il falso me è così relegato ad uno pseudo reale interiore. Ma se lo si guarda più da vicino, quello che è preso da un falso me per un reale interiore, non è nei fatti analogo all’esteriore?

F.L.  Il falso me si proietta in modo duale sia all’interno che all’esterno. Ci sono immagini esterne a lui. Per esempio, se ci immaginiamo di essere una coscienza separata, vediamo le altre come coscienze separate E’ una proiezione.

Ma a partire dal momento in cui abbiamo riconosciuto che la nostra esperienza ha un elemento di realtà, vuol dire che la nostra coscienza è reale. Se è reale, abbiamo la scelta tra due soluzioni: o ci sono più realtà, o non ce n’è che una. L’ipotesi di molte realtà è contraria alla nostra intuizione profonda. Tenendosi a questa intuizione di una sola realtà, si può convalidare la realtà della nostra esperienza senza invalidare la realtà di un mondo esterno. Non è questione di dire: il mondo esterno è un’illusione. No! Il mondo esterno ha una sua realtà. Ma anche noi abbiamo la nostra realtà. E se non c’è che una sola realtà, esse coincidono. In altri termini, la nostra realtà che percepiamo direttamente con l’esperienza cosciente, deve essere la realtà dell’ universo e quella degli altri esseri, la coscienza degli altri esseri.  Noi abbiamo all’interno di noi, sotto la forma della coscienza, accesso a quella realtà che lo scienziato cerca con l’approccio esterno. Forse non ci arriverà mai, perché è un po’ come pelare una cipolla. Noi siamo direttamente al centro della cipolla, abbiamo nel nostro seno il vuoto che è al centro della cipolla, quella presenza che è la realtà possibile di tutti gli esseri. L’accesso è diretto.

3m.  Parlate dell’intuizione fondamentale che non c’è che una sola realtà. Questa intuizione è come un’onda. La si dimentica, poi riappare quando c’è un richiamo. Come rispondere al richiamo?

F.L.  Basta dire di si. Non resistere, lasciarsi invitare. Ogni sforzo per provocare quel richiamo non fa che ritardarlo. E’ un rumore che impedisce di sentire il segnale. Quando il rumore diminuisce si sente il richiamo. E allora non c’è che da rispondere all’invito. C’è spesso una specie di dicotomia tra quello che sappiamo essere vero e il modo in cui agiamo  nella vita di tutti i giorni. Si tratta di ritornare a ciò che sappiamo veramente, a interrogarci profondamente sulla realtà. Arrivare a scoprire che la realtà della nostra esperienza è la realtà di tutto l’universo e la stessa in tutti gli esseri. A partire dal momento in cui siamo aperti a questa possibilità, è importante mettere in pratica nella vita quotidiana il fatto di sapere che si tratta della stessa realtà, della stessa coscienza che vive nell’altro. Se no, ciò che abbiamo compreso rimane sterile. Se invece lo mettiamo in pratica, la vita diventa un miracolo permanente.

3m.  Che ne è della trappola del sapere? In effetti c’è a un dato momento un’esperienza diretta della coscienza. Però quell’esperienza, invece di restare viva, si fossilizza nella memoria, ma io rimango convinto di avere capito. Ora, non è che memoria, un sapere morto.

F.L.  Se ne fa un concetto e ci si attacca a quel concetto. Si diventa uno che ha avuto quella esperienza. Nello Zen si chiama la “puzza zen”. Ma quando si è veramente interessati alla verità, alla realtà, anche se si passano fasi dove si produce quella fossilizzazione, l’esperienza porta i suoi frutti quando è autentica. La scoperta che non c’è differenza tra  il Sé e il non Sé, come dicono i buddisti, prima o poi porta i suoi frutti.

3m.  Si può parlare di infondere la realtà nell’illusione?

F.L.  Si, nel senso che la scoperta della realtà ha un impatto sull’illusione.

E’ là dove l’universo diventa magico, miracoloso… un miracolo permanente.

La scoperta della nostra natura profonda ha un’influenza non solo sul nostro punto di vista sul mondo, ma ha anche un’influenza sul mondo stesso perché non ne siamo separati. La svolta che prendono le cose con la loro comprensione rivela il loro senso profondo e porta una prova supplementare della verità di quella comprensione. Questa è sentita interiormente sotto forma di pace, di felicità, e esteriormente sotto forma di miracolo.

 
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L'amore dice: "Sono tutto". La saggezza dice: "Non sono niente". La mia vita scorre tra l'uno e l'altra.Nisargadatta Maharaj

 

Traduzione di un antico testo egizio intagliato sulla porta d’accesso ad un sacro sito:

"Finalmente ho raggiunto il MIO traguardo e risolto il segreto della mia anima:Io sono QUELLO a cui rivolgevo le preghiere, QUELLO a cui chiedevo aiuto. Sono QUELLO che ho cercato. Sono la stessa vetta della MIA montagna. Guardo la creazione come una pagina del MIO stesso libro. Sono infatti l’UNICO che produce i molti, della stessa sostanza che prendo da ME. Poiché TUTTO è ME, non vi sono due, la creazione è ME STESSO, dappertutto. Quello che concedo a ME stesso, lo prendo da ME stesso e lo do a ME stesso, l’UNICO, poiché sono il Padre ed il Figlio. Quanto a quello che voglio, non vedo altro che i MIEI desideri, che sgorgano da ME. Sono infatti il conoscitore, il conosciuto, il soggetto, il governante ed il trono. Tre in UNO è quello che sono e l’inferno è solo un argine che ho messo al MIO stesso fiume, allorché sognavo durante un incubo. Sognai che non ero il SOLO unico e cosi’ IO stesso iniziai il dubbio, che fece il suo corso, finché non mi svegliai. Trovai cosi’ che IO avevo scherzato con ME stesso. Ora che sono sveglio, riprendo di sicuro il MIO trono e governo il MIO regno che è ME stesso, il signore per l’eternità.

 

 

 

 

12 Editto su roccia del re ASOKA 274 a.c

Non bisogna incensare solo il proprio Dharma(usanze, leggi proprie)
disprezzando e criticando il Dharma altrui,
ma bisogna vedere quel che c'e di buono in ogni Dharma
e apprezzarlo per questo. Cosi' facendo, infatti, si aiuta
il proprio Dharma a crescere e si rende un servizio
anche al Dharma degli altri.

Comportandosi nel modo opposto
si scava la tomba al proprio Dharma
e si danneggiano gli altri.
Chiunque esalti il proprio Dharma
e disprezzi gli altri,
lo fa certo per devozione al suo Dharma,
pensando "Voglio rendere onore al mio Dharma",
ma, al contrario, comportandosi cosi',
danneggia il proprio Dharma in modo ancor piu' grave.

Pertanto la concordia e' cosa buona:
siate tutti disposti ad ascoltare tutto
e siate aperti alle dottrine professate dagli altri.

(1) Ashokha, imperatore indiano (274 ca. - 237 a.C.) della dinastia Maurya, domino' su tutta l'India e fu in rapporto con i regni ellenistici. Fervente buddista, e tollerante verso le altre religioni, e' celebrato dalla tradizione come modello, mai uguagliato, di sovrano illuminato