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Creato da coldsnap il 16/11/2006

RIMBOMBARIO

...e tutti i suoi echi

 

 

Follia

Post n°41 pubblicato il 21 Maggio 2009 da coldsnap
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"A che ricordare chi fa professione di artista? La filautìa è peculiare a tutta questa gente a tal segno, che faresti prima a trovarne uno disposto a cedere il campicello paterno che a rinunziare al suo talento, soprattutto nell'ambito degli attori, dei cantori, degli oratori e dei poeti. Quanto più uno lascia a desiderare, tanto più è arrogante nell'autocompiacimento, tanto più si vanta, tanto più si gonfia. Il simile ama il simile, e quanto meno si vale tanto più si è ammirati; i più vanno sempre dietro alle cose peggiori, perché, come ho detto, la maggior parte degli uomini è soggetta alla follia. Quindi, se chi è più ignorante è più contento di sé e ha più largo successo, cosa mai lo dovrebbe indurre ad optare per una cultura autentica, che in primo luogo gli costerebbe parecchio, e in secondo luogo lo renderebbe più fragile e più timido; e, infine, restringerebbe sensibilmente la cerchia dei suoi ammiratori."

Erasmo da Rotterdam

 
 
 

Master of Plaster

Post n°40 pubblicato il 06 Agosto 2008 da coldsnap
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Oh, sì. Sto al sicuro, al caldo di questo secolo. Con un'anima di gesso che si secca e si polverizza, ed ogni volta che cerco sollievo davanti a un soffio di vento sento che i miei pensieri vengono soffiati via insieme a questa preziosa polvere bianca. Oh, sì, me ne sto accucciato nell'incavo di questo secolo. E ricordo di reagire solo quando non ho più le forze di muovere un passo.
Eppure una fiamma c'è, e manda scintille, è dentro e fuori, e anche se questo vento non alimenta nessun incendio, sotto, sì qui sotto, dove lui non arriva, sotto al cumulo di gesso, ci sarà sempre qualche piccolo anello d'argento ancora a cuocersi in stampi ancora caldi.

Oh, sì sto al sicuro, tra le mie parole, le mie parole di questo secolo. Dalle quali non faccio che disimpararmi addosso, dimenticare, e per questo sbagliare, e ferirmi, e fratturarmi. Che lavoro crudele.

 
 
 

Una domanda stupida.

Post n°39 pubblicato il 05 Agosto 2008 da coldsnap
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Come si scrive un racconto?
L'ho chiesto a Guido.
La tavola bianca davanti a noi, reduce da una cena frugale fra amici è invasa da piatti e posate di plastica, carta per alimenti ancora dischiusa su formaggi, salami e dell'ottimo pane di Genzano, sovrastata da bottiglie vuote di falanghina, e colorata da un largo vassoio di legno ancora mezzo pieno di albicocche, pesche e banane. Gli amici sono andati via, e siamo rimasti io e lui.
Ed é arrivato il suo momento del sigaro.
Io non fumo, e ne approfitto per finire il falanghina ancora fresco rimasto nel mio bicchiere.  Mando giù una sorsata e mi soffermo per un istante a guardare i giochi di luce fra le onde di vino sul fondo del bicchiere, e poi prendo coraggio.

“Senti... volevo farti una domanda, ma potrebbe sembrarti stupida, ecco...”

“Ma no, chiedi pure!”

“Tu scrivi, e bene, e quindi mi chiedevo, sì, beh... come si fa a scrivere un racconto?”

Ascoltando la domanda che finalmente spiccava il volo attraverso l'aria, piuttosto che solo nella mia testa, mi rendo improvvisamente conto della sua ingenuità, e mi affretto ad aggiungere, ancora più ingenuamente:

“... voglio dire, quali sono gli ingredienti che proprio non devono mancare mai?”

Lo sguardo di Guido è fermo su di me, ed il suo sigaro acceso fermo fra le sue dita. Mi rendo conto che stava già ponderando la sua risposta al mio primo attacco di ingenuità. Volge il suo sguardo altrove, tira una boccata di buon fumo toscano, lo lascia andare attraverso i suoi folti baffi bianchi, ed infine comincia a raccontare. Nulla di preparato, anzi capisco che sta inventando tutto lì sul momento, e tuttavia la sua voce è ferma e profonda, ancora più del solito. E' la storia di una bambina nata a Mosca, in un quartiere molto povero della città, ed è la storia dell'incontro con un suo parente ricco lungo una strada piena di fango schiacciato e schizzato via dalle ruote delle carrozze; è la storia di una scatola di cartone smaltata di rosso in cui la bambina mette i suoi oggetti più preziosi; è anche la storia di un grande specchio abbandonato lungo un vicolo buio, la storia di una giostra magica in cui gli animali si animano di notte e tengono compagnia alla bambina, e che alla fine diventa la storia di un rapimento da parte di alieni, che portano la bimba sul loro pianeta, che si chiama Kuilishim, ma poi si chiama Alurkind, e poi ancora Yukertjun perché è un pianeta che cambia nome ogni ora.

Non scriverò qui quel racconto. E lascerò che quel poco di suspense che ci ho ricamato intorno decada, perché il punto importante non fu il racconto ma la risposta che io aspettavo alla mia domanda.
Finito il racconto, Guido prende una lunga pausa per tirare le ultime boccate di sigaro le cui nuvole spettinate dai baffi, tirate durante il racconto, erano rimaste a volteggiare sulla tavola, contribuendo non poco a proiettare la mia immaginazione, e poi mi dice:

“Bene, adesso dammi una mano a sparecchiare.”

 
 
 

Discarica Onirica Uno

Post n°38 pubblicato il 17 Luglio 2008 da coldsnap
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Mi emoziona una strada.
Una strada. Della quale io non riesca a vedere la fine.
Cosicché io possa divertirmi ad immaginare.
A pensarci, non mi serve una strada.
Mi basta allargare le braccia, tenderle sopra le spalle, e congiungere le punte degli indici di fronte a me. Ecco una strada.
Tutto questo gran parlare e ancora sono qui a decidere. Muovo un  passo, ecco. Poi un altro. ‘Non è difficile ’, penso, ‘forse si complica, fra un po’ ’.
Passo sotto le fronde di un albero… passando, alzo una mano e accarezzo le foglie. Mi piace, questo fruscìo. Il vento mi imita, e sento quello stesso fruscìo amplificato mille volte. I rami dell’albero si piegano e si tendono verso il sole. Sembrano braccia che cercano di abbracciare un amore desiderato e tanto atteso, dopo una lunghissima e dolorosa assenza… poi il vento passa, e l’amore finisce per volare via, verso un castello di nuvole.
I bordi della strada -le mie braccia tese- curvano verso il mare riscaldato da un tramonto. Una nuova monetina lucente entra nel bussolotto del mondo. Poi la strada curva ancora, laggiù, e gira intorno a un promontorio… che prima non c’era. Lontano, sulla spiaggia una nuvola di gabbiani e beccacce si innalza nel cielo, spaventata da strani esserini striscianti, con due pomelli d’ottone al posto degli occhi, che escono ed entrano nella sabbia ancora calda arrotolandosi su loro stessi, facendo un rumore di centinaia di catene di bicicletta. Improvvisamente l’ultimo raggio di sole cobalto incontra i miei occhi e poi solo un timido alone rosa sopravvive sull’orlo del mare.
Non fa freddo. Dentro me, forse, ma intorno è tutto ancora caldo e accogliente. Sento le mie gambe muoversi verso nord, o quello che sembra essere il nord. La strada mi asseconda in un movimento fermo, istante per istante. Nei riflessi d’acqua illuminata da una luce inspiegabile e gratuita, quasi che tutto il krill dei sette mari fosse salito improvvisamente in superficie, riesco a distinguere le sagome di delfini, che come lucide ruote di un ingranaggio marino fanno vedere solo una parte del loro corpo, che rapidamente s'incurva e rientra fra le onde. Sulla battigia, gli esserini si fanno da parte al mio passaggio e si fermano, e il loro rumore diventa via via sempre più impercettibile, mentre si mischia con quello delle onde. Non so perché, ma raccolgo un po' d'acqua fra le mani. Ne bevo, non è salata. Le mie mani ora fanno luce. Ripunto gli indici e la strada mi distrae di nuovo. La luce sulle mie mani prende forma per un attimo, si spegne così dalle mie mani e rimane lì, in fondo alla nuova strada: una piazza piena di fiaccole immersa nel verde, gente che balla, un palco... sento un ritmo che mi è familiare, note che amo, e voglio andare, anzi voglio correre. Corro verso il promontorio, e oltre. Anche le mie impronte lasciano una traccia di luce, velocemente cancellate dalle onde. Nelle mie scarpe entra della sabbia, ma non mi da fastidio. Da lontano i delfini sembrano seguirmi. Mi giro per un attimo e vedo uno di quei delfini uscire dall'acqua. Ha la testa di un cavallo.
Salgo, su, sempre più in alto, continuo a correre sul fianco di questa collina adagiata sull'acqua nera e luminosa. Mi aggrappo ai rami, faccio leva sulle rocce, tutto mi scivola sotto e frana, ma continuo, in un agrodolce rabbia accompagnata da un sorriso. Dall'alto riguardo ai piedi del promontorio... non mi sbaglio, c'è una festa laggiù, vedo le lampadine colorate appese, i suonatori sul palco con chitarre, dholak, birimbao, ghironde, flauti e fisarmoniche, coppiette in mezzo alla sala da ballo, vecchi con il boccale in mano, gente, gente sorridente ovunque. Mi immergo nel bosco e continuo in direzione delle note, ci sono quasi.
Una radice. Cado. Durante la caduta vedo quelle luci già così vicine lasciare una scia, laddove il mio sguardo scorre veloce precedendomi, abbandonando ogni fotogramma all'interpretazione del successivo, cercando di  intuire il punto d'impatto prima di arrivarci. Stelle? Stelle... il cielo?... sto cadendo verso il riflesso di una pozza d'acqua, puntata tra i miei occhi e l'unica finestra di cielo tra i rami degli alberi proprio sopra di me. Stelle, e fra esse una mezzaluna argentea e tagliente; vivido, il filo della sua lama sembra affiorare dallo specchio d'acqua. E io ci sto cadendo incontro. Porto le mani avanti e non so se avere paura di essere davvero tagliato in due da quella mezzaluna. Improvvisamente la caviglia incastrata nella radice si libera, facendomi fare mezzo giro su me stesso; in un attimo ho davanti agli occhi il cielo, quello vero: ma vedo solo stelle, nessuna mezzaluna. E un attimo dopo infrango la calma dell'acqua, che esplode in centinaia di schizzi filiformi, tutti intorno a me. Gli schizzi, raggiunta la massima altezza si piegano, tornando indietro verso me, come centinaia di corde lanciate intorno a Gulliver dai invisibili lillipuziani. I fili d'acqua m'avvolgono, stringono e mi tirano giù nella pozzanghera, senza che io possa opporre resistenza: in pochi secondi vengo inghiottito, e sono dall'altra parte di quel cielo specchiato. Poi il buio.
Al mio risveglio mi accorgo di essere disteso per terra, sono completamente asciutto, e sto guardando in alto. Decine di aloni circolari si restringono pian piano. Ancora stelle? Metto a fuoco ancora un po' e riconosco le lampadine colorate della festa. Ora sento affiorare anche la musica, e finalmente noto il gruppo di bambini incuriositi che mi ha circondato. Ridono, mi indicano. Sorrido loro, mi tiro su a sedere e per un po' guardo la gente ballare, battendo il ritmo della musica sulle ginocchia. Un bambino replica i miei movimenti, divertito, poi viene verso di me e mi guarda, studiandomi per qualche secondo... poi mi chiede dei soldi in una lingua che non conosco, ma che incredibilmente capisco senza difficoltà. Non ne ho, ma istintivamente mi sfilo una scarpa e faccio scivolare sull'incavo della mano un po' di sabbia della spiaggia; lui allunga le sue manine aperte per il travaso, e per pochi attimi formiamo una originalissima clessidra, dove io sono il futuro e lui il presente. Esaurito il tempo della clessidra, la sabbia sulle sue mani si fonde in una moneta lucida. Il bambino mi guarda, sorride, e fugge via. Pochi passi dopo si ferma, si gira e mi ringrazia: “Hvala!”, e senza aspettare la mia risposta riprende la sua fuga.
La musica non ha intenzione di smettere. Meglio così. Decido di rimanere seduto e guardare la gente ballare.
Poi il bimbo torna. Ha in mano due bicchieri di latte alla vaniglia. Me ne porge uno e si mette accanto a me, seduto a gambe incrociate a guardare la festa.
“Bello il tuo tatuaggio”, mi dice nella sua strana lingua.
“Quale tatuaggio?”, gli chiedo.
“Questa mezzaluna che hai sulla nuca.”

 
 
 

Seduto. Cuccia. MUORI.

Post n°36 pubblicato il 01 Luglio 2008 da coldsnap
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E' estate.
Cani e gatti, che avevano una casa fino al giorno prima, saranno abbandonati per le strade d'Italia.

Sull'asfalto rovente. Da soli. In mezzo al nulla.

Non c'è innocenza più grande di quella di un animale domestico. Non importa quanto miagoli o abbai, non ci sono scusanti. E' e sarà sempre innocente.

Chi li abbandona è l'unico colpevole. In primo luogo colpevole di una colpa ancora non sanzionata dalle leggi dell'uomo. Colpevole di ignoranza e stupidità.

(Edit: Ecco qualcuno che ha iniziativa. Una goccia nel mare, si potrebbe dire, ma il mare è fatto di gocce, no?)

 
 
 

Into the Wild

Post n°35 pubblicato il 17 Giugno 2008 da coldsnap
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Into the wild. Nelle terre selvagge. Ne avrei voluto parlare. Ma ho solo dentro di me una emozione forte che mi impedisce di metter insieme i pensieri, e farne un discorso coerente... ma quale discorso coerente si può fare di fronte alla libertà di scegliere in qualsiasi momento una direzione, nella strada, nella vita? Posso solo scrivere con la stessa libertà, decidendo quale direzione prendere ad ogni virgola: che siano queste righe le mie terre selvagge, e addio alla società anche da qui. Io sono uno di quelli che a volte l'ha pensato, di scomparire. Di andare via. E vaffanculo a tutti, vi adoro, lo sapete. E allora, allora, cosa c'è di sbagliato nel sentirmi come mi sento in questo momento, senza che ci sia un motivo che riguardi la mia vita, ma solo uno stato d'animo, nato come un sole al mattino?

Sure as I'm breathing, sure as I'm sad
I'll keep this wisdom in my flesh
I leave here believing more than I had
And there's a reason I'll be back

Partire. No. So già cosa mi chiedete. Da nessuna parte in particolare. Certo che è possibile. E' possibile camminare insieme alla propria ombra ed essere contenti così. Certo che è possibile.  Posso non avere nulla, ma devo sapere di avere molto più di questo.

Empty pockets will
Allow a greater
Sense of wealth

C'è un posto dove posso sapere cosa ho quando non mi rimane nient'altro che me stesso? E che luogo ha questo potere? Sento che di questo luogo ho solo qualche cartello piantato dentro, proprio a qualche incrocio della mia storia passata, e che non ho mai seguito. A quell'incrocio c'era sempre un me vecchio, saggio e così poco pazzo. E la cosa non mi tornava per nulla. Però gli ho sempre dato retta. Cazzo.
E adesso c'è questa sensazione da mandare giù ogni giorno, a metà tra una possibilità e un rimpianto annunciato, a metà tra una nuvola e una ragnatela.
Mi ridico...lo sai che sei diverso, lo vedono gli altri e lo vedi anche tu. E degli altri non te ne frega nulla, ma la tua visione di te è incompleta, e una parte si rifiuta di accettarsi. Ha bisogno di qualcosa di più di una scossa a quell'immobile espressione di rassegnazione che si riflette ogni giorno nello specchio. Qualcosa di più. E allora partire. Col corpo e con la testa. Due direzioni differenti, perché no? Che importa? Meglio. Il corpo a Sud e la testa a Nord. Il cuore a Est e l'anima a Ovest. Amen. E qui Dio non c'entra. Dio no, Io sì.

Have no fear for when I'm alone I'll be better off than I was before
I've got this life I'll be around to grow, who I was before i don't recall
Long nights allow me to feel I'm falling, I am falling
The lights go out let me feel I'm falling, I am falling safely to the ground

Cosa inseguo? Nulla. Sono. Debole e determinato. Piccolo e inarrestabile.
L'importante nella vita non è essere forti, ma sentirsi forti. Misurarsi, almeno una volta.
E voi tutti? Vi ho amato, vi amo, vi amerò. E adesso lasciatemi solo, me lo merito, quasi fosse una punizione, nessun compromesso. Adesso soffio su questo fiammifero acceso e faccio un buio istantaneo.
E non ci sono più. Non preoccupatevi per me. Forse l'inferno non è poi così brutto. Basta sapersi orientare.

Be it no concern,
Point of no return
Go forward in reverse
Setting forth in the Universe.

 
 
 

Post.umo

Post n°34 pubblicato il 09 Giugno 2008 da coldsnap
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Un tuo sogno.
Lo riporto qui. Provo a entrarci dentro per un attimo, restandoci in silenzio, per raccontarlo con le tue stesse parole, e avere il piacere di vederti passare, anche se non mi vedrai. Dopotutto, è un sogno.

La scheda del browser aperta sul solito nero. Nel messaggio una domanda: "hai sentito quello che è successo a Coldsnap?"
Non lo sai. Mi cerchi. Cerchi mie notizie. Nella mia ultima mail trovi cose nebulosamente poetiche ma inquietanti: spiego di quanto sia felice e soddisfatto e di come alla fine non chieda più nulla alla vita. E che quindi ho deciso di suicidarmi perché sono felice.

Nell’ultimo intervento sul mio blog, una foto di due donne anziane che camminano dentro a un parco, in una foto distorta, come riflessa in uno specchio ricurvo. Nel testo del post una frase “… un’immagine vaga in lontananza… ” come se io stessi per raggiungerle.

Chiami mia madre per sapere cosa mi è successo, e lei: “eh sì, il povero Alberto si è innamorato.”.
E tu: “ma sta bene?”
“Certo!”
“Mi scusi, ma da quand'è che non lo sente?”
“Eh, ora che ci penso da un po'...”
Al che ti prende una crisi isterica, e una successiva incazzatura, nel momento in cui i tuoi minimizzano la notizia. In piena crisi, decidi allora di chiudere la scheda del browser.
E il tuo sogno finisce.

Mi spiace che tu ti sia spaventata. In passato, ci sono stati attimi in cui mi è capitato di pensare “che momento perfetto, che spettacolo meraviglioso. Potrei morire ora e sarei soddisfatto”. Ma era solo un mio ragionare per iperboli. Non mi lancio quindi in sperimentali ed ingenue interpretazioni, ma sono solo contento di essere stato il “protagonista assente” dei tuoi pensieri.

Mi chiedi: “da uno a quindici quant'è che sto male di mente io?”
Io per scherzare direi venticinque, pensandoci per una frazione di secondo in più direi neanche un po’, ma lascio che siano queste parole a rispondere per me. Ovviamente, sono le parole che ho sentito neniare da una voce nel bosco al passaggio delle due vecchie signore distorte.


Un straniera è venuta
A spartire con me la mia stanza nella casa lunatica.
Una ragazza folle come gli uccelli

Che spranga la notte della porta col suo braccio di piuma
Stretta nel letto delirante
Elude la stanza a prova di cielo con ingressi di nuvole

E la stanza da incubi elude col suo passeggiare
Su e giù come i morti
O cavalca gli oceani immaginati dalle vie maschili

Venne da me dissennata
Colei che fa entrare dal muro rimbalzante l’ingannevole luce
Posseduta dal cielo

Dorme nel truogolo stretto e cammina nella polvere
E a piacer suo sogna
Sopra l’assito del manicomio consumato dai passi del mio pianto

E rapito alla fine nelle sue braccia dalla luce
Io posso senza timore
Sopportare la prima visione che diede fuoco alle stelle.

                                                          [D.Thomas]

 
 
 

Rat of e-motion

Post n°33 pubblicato il 28 Maggio 2008 da coldsnap
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Ascolto spesso i "ragazzi" della Candyrat, una piccola isola felice di talentuosissimi artisti della musica. Una volta tanto li ho ascoltati con orecchio diverso, e perciò ne scrivo. Perché ci vedo cuore, oltre che talento. Amano ciò che fanno, e in virtù di questo riescono a meravigliarmi e a farmi viaggiare col pensiero, oltre che offrire mero intrattenimento musicale. Adesso sto facendo andare la bellissima Art of Motion. Ascolto e penso di riflesso a me e a queste già preannunciate mie giornate e sere passate tra inaspettate emozioni e piccoli attimi di sconforto, mentre intanto cercavo parole che a volte non arrivavano mai, e quando arrivavano sembrava sempre troppo tardi. A tratti ho affrontato il problema del volermi fortemente migliorare, paradossalmente proprio nei momenti in cui mi è capitato di dover ricominciare ogni cosa daccapo, di nuovo, e ancora. Poi a un tratto guardo Andy McKee che suona la pulitissima "Into the Ocean" e subito dopo Catching the Light di Dufour, e mi pare di capire una piccola cosa. Proprio da loro, che rasentano la perfezione stilistica, imparo che questa non serve. Nella rincorsa al risultato è necessario mettere un ingrediente in più, che poi traspare da quello che abbiamo fatto, e soprattutto da quello che abbiamo 'sentito' mentre artigianalmente ci impegnavamo a fondo. Cuore? O di quale ingrediente si tratta? Ce ne sarebbe da discutere. Mi sembra sia una emozione complessa, descrivibile in maniera diversa di secondo in secondo. In questo momento mi piace pensare che per me sia la mescolanza di due emozioni. Quella che provo quando sono solo davanti al mare in quelle ventose giornate estive che seguono un temporale, in cui le spiagge sono deserte, le onde sono grosse e la vita del mondo sembra iniziare e dover finire in quell'unica giornata... e poi quella strana emozione che provo quando mi capita di viaggiare e di scordare per lunghi attimi la meta, in maniera istintivamente volontaria (sic!). Domani potrei avere una visione diversa, ma questo ingrediente, in qualsiasi forma si presenti, ci vuole. Perché senza quello non c'è pienezza d'animo in quello che si fa, ma solo arrivismo. Senza, non mi capiterebbe di suonare la mia chitarra in maniera distratta e sognante, pensando ad altro, in maniera disarticolata, fuori tempo, inciampando con le dita, e così facendo trovare note, parole, groove che non avrei mai saputo pianificare. Senza, non mi scoprirei mai con un sorriso nato furtivo sul mio viso, mentre bisso qualche stupido accordo fatto male solo per allungare il piacere della sua sensazione. E penso: ho ancora tanto tempo per diventare bravo, ma non mi scorderò mai di rubarne un bel pò per esercitarmi a sognare.

 
 
 

My Sfriend.

Post n°32 pubblicato il 21 Maggio 2008 da coldsnap
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Caro il mio piccolo mondo a rotoli, in questo improbabile frullato che è la vita quanti possono dire di essere stati così fortunati da aver incontrato amici davvero speciali?

Io sì. E qui vorrei parlare di Francesca, ma lascio che sia lei a farlo.

1- Chi sei?
chi sono? beh.. per te.. spero una buona amica, una persona sulla quale sai di poter contare.. una come tante.. una che non dimentica le piccolissime cose che davvero contano nella vita.
2- Siamo amici?
ho anticipato una risposta.. Mi chiedo spesso se, più che avere amici, io riesco ad essere un'amica.. Ce la metto tutta. Per me SI, lo siamo.
3- Quando e dove ci siamo conosciuti?
alla mia laurea.. questa è una delle principali ragioni per cui non lo dimenticherò.. Ci sono cose (di quel giorno) che son già cadute -a tre mesi- nel dimenticatoio.. Non i volti di chi era presente.. Chi come te non mi conosceva prima, ma mi aveva fatto una promessa e l'ha mantenuta. Una cosa che hai capto prima di sapere chi sono davvero: che conta la parola (se non avessi potuto non ci sarebbe stato pensiero o offesa da parte mia.. ma sono felice sia andata così)
4- Sei felice di avermi conosciuto?
si. perché poter scambiare pezzi di me con gli altri mi arricchisce. perché questo accade in maniera esponenziale.. se il pezzo con cui baratti ha un gran valore.. sei un animo nobile. questo so dire di te, perché lo sento al di là di ogni ragione. mi onora l'averti conosciuto.
5- Hai mai desiderato darmi un pugno?
e perché mai?
6- Dammi un soprannome e spiega perchè
mmh.. Alb 2! Perché quando ho fatto mente locale sul tuo nome ti ho associato a Insane (Alberto, anche lui).. forse anche per questo, a pelle, mi sei andato a genio. Di Insane posso dire che è una di quelle persone che, appena vista, ho pensato di non voler perdere (almeno il contatto).. E così.. quasi a non voler passare avanti nella fila (cosa che detesto.. non lo faccio e mi infastidisce chi lo fa).. ti ho detto *ti chiamerò Alb2, da oggi!*
7- Descrivimi con una parola
mi rifiuto
8- Quale è stata la tua prima impressione su di me?
... ma questo è un assistente-professore che mi viene a dare qualche dritta per i cinque minuti più lunghi della mia vita? (la discussione di laurea)
9- Pensi la stessa cosa ora?
ho scoperto che non c'ero andata poi così lontana :D (vedi che non sono così rinco? schifatissima)
10- Cosa ti fa ricordare me?
te che parlavi con mia mamma... ti ho ringraziato nel cuore quel giorno.. peché mi davi l'occasione di dimostrare che tanti pensieri su internet sono in realtà dei preconcetti
11- Quanto mi conosci?
credo pochissimo (sono certa ci sia una miniera di fronte alla quale restare a bocca aperta). credo più di molti altri, per quel che concerne la sostanza (so come ti batte il cuore)
12- Quand'è l'ultima volta che mi hai visto?
cazzo! troppo tempo fa (mea culpa)
13- C'è mai stata una cosa che avresti voluto dirmi ma non l'hai fatto?
con orgoglio.. la risposta è NO
14- Mi pensi ogni tanto?
tutti i giorni (e se non ci sentiamo di più.. mi chiedo come stai.. cosa ti ha fatto felice e cosa hai dovuto affrontare)

 
 
 

IAVA, South of England, 1986.

Post n°31 pubblicato il 18 Maggio 2008 da coldsnap
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Oggi ho ricevuto la risposta ad una domanda che feci nell'estate del 1986.
Ricordo l'esatto momento in cui la feci. All'una di notte.
Ricordo dove ero. In una piccola stanza legnosa del campus dell'Università di Leicester.
Sembrava la stanza di Van Gogh ad Arles del famoso quadro... solo senza colore che non fosse marrone ovunque. Un marrone notturno, avvolgente, intimo.

Per certi versi una risposta deludente. Ma sono almeno contento che una qualche tipo di burocrazia a me ancora sconosciuta si sia ricordata di me. Meglio tardi che mai.
Il contenuto della risposta?

"Innumerevoli altre volte ancora."

Semplice, diretta, tanto spietata quanto inutile. Grazie. Ormai l'avevo intuito.
Ma non ho mai preso contromisure, mai.
Perché se da un lato non mi soddisfa, dall'altro, la risposta bastarda mi rincuora. E mi fa diventare più coraggioso, più resistente al vento in faccia, più completo. A un prezzo carissimo, devo ammetterlo.

Ma non è stato facile arrivare fino ad oggi, a cercare di darmi ogni volta una qualche cazzo di giustificazione per il non sapere una risposta tanto ovvia.
La risposta bastarda mi rincuora. E che altro fa? Mi mette a nudo, mi dice che sono votato a un qualche compito che solo le persone come me possono sostenere. Non mi dice però quello che nel frattempo, durante questa spietata gavetta ho già scoperto da solo: che nel percorso avrei costruito un mondo intorno. Un mondo tutto mio. In continua evoluzione. Che in questo mondo hanno trovato e troveranno posto persone meravigliose e meschine, belle e brutte, profonde e superficiali. Come tutti, si direbbe, ma invece saranno angoli di un mondo speciale. Più speciale di altri, più originale, più variopinto. E alla fine la "mia stanza di Leicester" sarà coloratissima, come la stanza di Arles del buon Van Gogh.
Anzi, già la vedo colorarsi adesso.
Che bello spettacolo.

 
 
 
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MARILLION - BITTER SUITE

A spider wanders aimlessly within the warmth of a shadow
Not the regal creature of border caves
But the poor, misguided, directionless familiar
Of some obscure Scottish poet

The mist crawls from the canal
Like some primordial phantom of romance
To curl, under a cascade of neon pollen
While I sit tied to the phone like an expectant father
Your carnation will rot in a vase.

II. Lost Weekend

A train sleeps in a siding
The driver guzzles another can of lager
To wash away the memories of a Friday night down at the club

She was a wallflower at sixteen
She'll be a wallflower at thirty four
Her mother called her beautiful
Her daddy said, "A whore".

III. Blue Angel

The sky was Bible black in Lyon
When I met the Magdalene
She was paralysed in a streetlight
She refused to give her name

And a ring of violet bruises
They were pinned upon her arm.
Two hundred francs for sanctuary and she led me by the hand
To a room of dancing shadows where all the heartache disappears
And from glowing tongues of candles I heard her whisper in my ear
"'J'entend ton coeur"
I can hear your heart

IV. Misplaced Rendezvous

It's getting late, for scribbling and scratching on the paper
Something's gonna give under this pressure
And the cracks are already beginning to show
It's too late
The weekend career girl never boarded the plane
They said this could never happen again
So wrong, so wrong

This time it seems to be another misplaced rendezvous
This time, it's looking like another misplaced rendezvous
With you
The parallel of you, you

V. Windswept Thumb

On the outskirts of nowhere
On the ringroad to somewhere
On the verge of indecision
I'll always take the roundabout way
Waiting on the rain
For I was born with a habit, from a sign
The habit of a windswept thumb
And the sign of the rain
It's started raining
 

IQ

Belly first, unrehearsed,
I’m thrown from all I’ve known
A silhouette set among the
badlands paved with stone
Photographs, fingerprints,
fragile refugee
Higher rise fire in the sky society

Can I hold on, can I believe in
All the things you are?
There’s no sane in,
chaos reigns in Subterranea

Cadillac heart attack,
back of this beyond
Pusher king, TV queen,
accommodating blonde
At Traitor’s Gate while you
wait gender reassigned
The blindfold leads the blind

Can I hold on? I cannot count them
All the things you are
Were I stronger I’d hold out longer
in Subterranea

Without the walls,
comfort is freezing in my veins
And caught within chemical rain
My dreams have turned against me
And fatally have fenced me in

Above me cold light
and below me over all
The time I‘ve lost, how can I know?
So I keep forgetting
what I am half recalling
On a bed of fallen flowers
Hold me now
as I was held before

Powerhouse, scared vows,
trigger happy punk
Driven by hidden eyes
and figure hugging junk
Heaven knows if I’m close,
am I unreleased?
If I’m in hell I may as well
be famine to the feast

Can I hold on, can I belong to
All the things you are?
There’s no sane in,
chaos reigns in Subterranea

 

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