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    <title>RIMBOMBARIO</title>
    <subtitle>...e tutti i suoi echi</subtitle>
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<category term="Di Tutto un pó" scheme="http://blog.libero.it/lista.php%3Fcat%3D1014" label="Di Tutto un pó" />
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        <title type="text">Move Away</title>
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        <published>2010-03-23T11:53:23+01:00</published>
        <updated>2010-03-23T11:53:23+01:00</updated>
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        <summary type="text">I have longed to move awayFrom the hissing of the spent lieAnd the old terrors' continual cryGrowing...</summary>
        <content type="html">&lt;IMG width=&quot;120&quot; height=&quot;90&quot; SRC=&quot;http://blog.libero.it/RIMBOMBARIO/getmedia.php?Ire.jgmmiJwugJw%7De%7C%60-%3F%3D119%3D1-%3A9c00%25%3Baiademo%0FXCPcGHJGIMxC%3A%2707%27z%05kgonmghom-%3FU&quot; border=&quot;1&quot; align=&quot;left&quot;&gt;&lt;p&gt;I have longed to move away&lt;br /&gt;From the hissing of the spent lie&lt;br /&gt;And the old terrors' continual cry&lt;br /&gt;Growing more terrible as the day&lt;br /&gt;Goes over the hill into the deep sea;&lt;br /&gt;I have longed to move away&lt;br /&gt;From the repetition of salutes,&lt;br /&gt;For there are ghosts in the air&lt;br /&gt;And ghostly echoes on paper,&lt;br /&gt;And the thunder of calls and notes.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;I have longed to move away but am afraid;&lt;br /&gt;Some life, yet unspent, might explode&lt;br /&gt;Out of the old lie burning on the ground,&lt;br /&gt;And, crackling into the air, leave me half-blind.&lt;br /&gt;Neither by night's ancient fear,&lt;br /&gt;The parting of hat from hair,&lt;br /&gt;Pursed lips at the receiver,&lt;br /&gt;Shall I fall to death's feather.&lt;br /&gt;By these I would not care to die,&lt;br /&gt;Half convention and half lie.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;[Dylan Thomas]&lt;/p&gt;</content>
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        <title type="text">PP</title>
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        <published>2010-02-22T17:06:16+01:00</published>
        <updated>2010-02-22T17:06:16+01:00</updated>
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        <summary type="text">Intervista fatta a Pasquale Panella tra il '90 e il '92 trovata in rete qui.E' mezzanotte e nel club...</summary>
        <content type="html">&lt;p&gt;Intervista fatta a Pasquale Panella tra il '90 e il '92 trovata in rete &lt;a href=&quot;http://www.traccefresche.info/dati/int_canzonette.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;qui&lt;/a&gt;.&lt;span class=&quot;ske06&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style=&quot;font-family: 'Courier New', Courier, mono;&quot;&gt;E' mezzanotte e nel clubbino suona un gruppo blues. L'incontro &amp;egrave; fortuito e a dir poco insperato. Il gestore del locale sussurra con tono da cospiratore. &quot;Lo vedete quello seduto al tavolo in fondo? Quello vestito tutto di nero, bassino, con i capelli ricci ricci? E' Pasquale Panella&quot;.&lt;br /&gt;Il nome di Panella &amp;egrave; legato a quello di Lucio Battisti da quando i due si divertono a sconvolgere il mondo della canzonetta italiana sfornando album dalle sonorit&amp;agrave; elettroniche e testi apparentemente sgangherati.&lt;br /&gt;I versi sono appunto di Pasquale Panella, una fama di poeta e bevitore alle spalle, all'attivo le liriche di &quot;Don Giovanni&quot;, &quot;L'apparenza&quot; e &quot;La sposa occidentale&quot; gli ultimi tre lp di Battisti in cui lo stile &quot;neo-banale&quot; di Mogol &amp;egrave; sostituito da cose come &quot;Sul dolce tedio a sdraio amore t'ignorai/ e invece costeggiai i lungomai/ M'estasiai/ ti spensierai/ m'estasiai/ e si spost&amp;ograve;/ la tua testa estranea/ che rotol&amp;ograve;/ Cadere la guardai...&quot;.&lt;br /&gt;Proprio come quella, di Battisti, la vita di Panella &amp;egrave; avvolta nel mistero: non rilascia interviste, non si fa vedere in tv, si dice che ci sia lo zampino nei successi di alcuni accorsati divi del pop di casa nostra. Eppure sar&amp;agrave; l'influsso della luna piena, il paroliere-poeta pi&amp;ugrave; ricercato d'Italia questa volta si concede di buon grado.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Laurie Anderson dice che parlare di musica &amp;egrave; come danzare l'architettura, ma le canzoni sono fatte anche di parole...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I musicisti che parlano di musica sono penosi come quei pittori che cercano di spiegare i loro quadri. I musicisti dovrebbero suonare o stare zitti. Le canzoni sono povere cose, risolte solo in termini strutturali in cui, come in poesia, solo la rima &amp;egrave; casuale, anche se sembra il contrario. Il cantante, l'autore, il poeta sono dei gran truffatori che si trastullano con le parole. Se questo &amp;egrave; il gioco, beh... a me piace portare la canzone all'estenuazione, cercarne il limite estremo, dare alle parole ed al loro susseguirsi una strana configurazione. Mettere a rischio le parole, provare a confonderle, prima che loro - e la noia - abbiano il sopravvento.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Dopo versi come &quot;Dolcezze e liturgia/ orgiette e leccornia&quot;, c'&amp;egrave; chi ti acclama come un poeta che sta rivoluzionando il retorico mondo della canzone e chi dice che sei un buffone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Non leggo molto le critiche anche se mi sforzo ad interessarmene. I migliori critici sono di sicuro quelli che mi attaccano, chi dice che sono un poeta, &amp;egrave; un ciarlatano, un cretino. E poi la poesia, in Italia, forse a parte Sanguinetti, &amp;egrave; una cosa aulica per tromboni, giovani poeti di ottant'anni come Luzi e Raboni. Comunque le canzoni sono canzoni, non poesie. E io non posso prendere sul serio le canzoni. Non le ascolto, non ho mai posseduto uno stereo, una radietta. Sono entrato in questo mondo solo per mantenermi lontano dagli studi.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- E l'incontro con Battisti?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Non so che dire. Mi ci sono ritrovato coinvolto quasi per caso, e adesso non chiedermi delle canzoni che ha scritto con Mogol: anche se sembra impossibile, non le conosco, non ho mai ascoltato nessun tipo di musica. La canzone &amp;egrave; una cosa stupida, nella quale tutti si affannano di trovare un messaggio, con le stupidaggini della canzone &quot;impegnata&quot;. Il difetto della canzone &amp;egrave; quello di avere un senso. Quando sar&amp;agrave; insensata sar&amp;agrave; vera. Sar&amp;agrave; poesia.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Cosa facevi prima di diventare il paroliere della svolta di Battisti?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Io non ho fatto nessuna rivoluzione, se la sono inventata critici e pubblico, come sempre accade. Tanti anni fa, a teatro, facevo quella che si chiamava sperimentazione. Non mi meravigliava tanto l'assurdit&amp;agrave; delle cose che facevamo, ma che esistesse un pubblico numeroso che se ne interessava. Cos&amp;igrave;, se io alla fine gioco con le parole e questo gioco diventa canzone... non prendetevela con me o col cantante, ma con i critici e l'ascoltatore!&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/p&gt;</content>
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        <title type="text">Follia</title>
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        <published>2009-05-21T11:54:49+01:00</published>
        <updated>2009-05-21T11:54:49+01:00</updated>
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        <summary type="text">&quot;A che ricordare chi fa professione di artista? La filaut&amp;igrave;a &amp;egrave; peculiare a tutta questa...</summary>
        <content type="html">&lt;IMG width=&quot;120&quot; height=&quot;90&quot; SRC=&quot;http://blog.libero.it/RIMBOMBARIO/getmedia.php?%3Fre.jgmmiJwugJw%7De%7C%60-%3F314281%27%3F%3Da18%25%3Aaiademo%0FXCPcGHJGIMxC%3A%2707%27z%05kgonmghom-%3FW&quot; border=&quot;1&quot; align=&quot;left&quot;&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&quot;A che ricordare chi fa professione di artista? La filaut&amp;igrave;a &amp;egrave; peculiare a tutta questa gente a tal segno, che faresti prima a trovarne uno disposto a cedere il campicello paterno che a rinunziare al suo talento, soprattutto nell'ambito degli attori, dei cantori, degli oratori e dei poeti. Quanto pi&amp;ugrave; uno lascia a desiderare, tanto pi&amp;ugrave; &amp;egrave; arrogante nell'autocompiacimento, tanto pi&amp;ugrave; si vanta, tanto pi&amp;ugrave; si gonfia. Il simile ama il simile, e quanto meno si vale tanto pi&amp;ugrave; si &amp;egrave; ammirati; i pi&amp;ugrave; vanno sempre dietro alle cose peggiori, perch&amp;eacute;, come ho detto, la maggior parte degli uomini &amp;egrave; soggetta alla follia. Quindi, se chi &amp;egrave; pi&amp;ugrave; ignorante &amp;egrave; pi&amp;ugrave; contento di s&amp;eacute; e ha pi&amp;ugrave; largo successo, cosa mai lo dovrebbe indurre ad optare per una cultura autentica, che in primo luogo gli costerebbe parecchio, e in secondo luogo lo renderebbe pi&amp;ugrave; fragile e pi&amp;ugrave; timido; e, infine, restringerebbe sensibilmente la cerchia dei suoi ammiratori.&quot;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Erasmo da Rotterdam&lt;/p&gt;</content>
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        <title type="text">Master of Plaster</title>
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        <published>2008-08-06T09:40:06+01:00</published>
        <updated>2008-08-06T09:40:06+01:00</updated>
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        <summary type="text">Oh, sì. Sto al sicuro, al caldo di questo secolo. Con un'anima di gesso che si secca e si polverizza...</summary>
        <content type="html">&lt;IMG width=&quot;120&quot; height=&quot;90&quot; SRC=&quot;http://blog.libero.it/RIMBOMBARIO/getmedia.php?%3Are.jgmmiJwugJw%7De%7C%60-%3F344102%25%3F8i08%25%3Aaiademo%0FXCPcGHJGIMxC%3A%2707%27z%05kgonmghom-%3FR&quot; border=&quot;1&quot; align=&quot;left&quot;&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Oh, sì. Sto al sicuro, al caldo di questo secolo. Con un'anima di gesso che si secca e si polverizza, ed ogni volta che cerco sollievo davanti a un soffio di vento sento che i miei pensieri vengono soffiati via insieme a questa preziosa polvere bianca. Oh, sì, me ne sto accucciato nell'incavo di questo secolo. E ricordo di reagire solo quando non ho più le forze di muovere un passo.&lt;br /&gt;Eppure una fiamma c'è, e manda scintille, è dentro e fuori, e anche se questo vento non alimenta nessun incendio, sotto, sì qui sotto, dove lui non arriva, sotto al cumulo di gesso, ci sarà sempre qualche piccolo anello d'argento ancora a cuocersi in stampi ancora caldi.&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Oh, sì sto al sicuro, tra le mie parole, le mie parole di questo secolo. Dalle quali non faccio che disimpararmi addosso, dimenticare, e per questo sbagliare, e ferirmi, e fratturarmi. Che lavoro crudele.&lt;/p&gt;</content>
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        <title type="text">Una domanda stupida.</title>
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        <published>2008-08-05T01:47:46+01:00</published>
        <updated>2008-08-05T01:47:46+01:00</updated>
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        <summary type="text">Come si scrive un racconto?L'ho chiesto a Guido.La tavola bianca davanti a noi, reduce da una cena f...</summary>
        <content type="html">&lt;IMG width=&quot;120&quot; height=&quot;90&quot; SRC=&quot;http://blog.libero.it/RIMBOMBARIO/getmedia.php?Ore.jgmmiJwugJw%7De%7C%60-%3F775691%25%3F8i08%25%3Aaiademo%0FXCPcGHJGIMxC%3A%2707%27z%05kgonmghom-%3FW&quot; border=&quot;1&quot; align=&quot;left&quot;&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Come si scrive un racconto?&lt;br /&gt;L'ho chiesto a Guido.&lt;br /&gt;La tavola bianca davanti a noi, reduce da una cena frugale fra amici è invasa da piatti e posate di plastica, carta per alimenti ancora dischiusa su formaggi, salami e dell'ottimo pane di Genzano, sovrastata da bottiglie vuote di falanghina, e colorata da un largo vassoio di legno ancora mezzo pieno di albicocche, pesche e banane. Gli amici sono andati via, e siamo rimasti io e lui.&lt;br /&gt;Ed é arrivato il suo momento del sigaro.&lt;br /&gt;Io non fumo, e ne approfitto per finire il falanghina ancora fresco rimasto nel mio bicchiere.  Mando giù una sorsata e mi soffermo per un istante a guardare i giochi di luce fra le onde di vino sul fondo del bicchiere, e poi prendo coraggio.&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;“Senti... volevo farti una domanda, ma potrebbe sembrarti stupida, ecco...”&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;“Ma no, chiedi pure!”&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;“Tu scrivi, e bene, e quindi mi chiedevo, sì, beh... come si fa a scrivere un racconto?”&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Ascoltando la domanda che finalmente spiccava il volo attraverso l'aria, piuttosto che solo nella mia testa, mi rendo improvvisamente conto della sua ingenuità, e mi affretto ad aggiungere, ancora più ingenuamente:&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;“... voglio dire, quali sono gli ingredienti che proprio non devono mancare mai?”&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Lo sguardo di Guido è fermo su di me, ed il suo sigaro acceso fermo fra le sue dita. Mi rendo conto che stava già ponderando la sua risposta al mio primo attacco di ingenuità. Volge il suo sguardo altrove, tira una boccata di buon fumo toscano, lo lascia andare attraverso i suoi folti baffi bianchi, ed infine comincia a raccontare. Nulla di preparato, anzi capisco che sta inventando tutto lì sul momento, e tuttavia la sua voce è ferma e profonda, ancora più del solito. E' la storia di una bambina nata a Mosca, in un quartiere molto povero della città, ed è la storia dell'incontro con un suo parente ricco lungo una strada piena di fango schiacciato e schizzato via dalle ruote delle carrozze; è la storia di una scatola di cartone smaltata di rosso in cui la bambina mette i suoi oggetti più preziosi; è anche la storia di un grande specchio abbandonato lungo un vicolo buio, la storia di una giostra magica in cui gli animali si animano di notte e tengono compagnia alla bambina, e che alla fine diventa la storia di un rapimento da parte di alieni, che portano la bimba sul loro pianeta, che si chiama Kuilishim, ma poi si chiama Alurkind, e poi ancora Yukertjun perché è un pianeta che cambia nome ogni ora.&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Non scriverò qui quel racconto. E lascerò che quel poco di suspense che ci ho ricamato intorno decada, perché il punto importante non fu il racconto ma la risposta che io aspettavo alla mia domanda.&lt;br /&gt;Finito il racconto, Guido prende una lunga pausa per tirare le ultime boccate di sigaro le cui nuvole spettinate dai baffi, tirate durante il racconto, erano rimaste a volteggiare sulla tavola, contribuendo non poco a proiettare la mia immaginazione, e poi mi dice:&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;“Bene, adesso dammi una mano a sparecchiare.”&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</content>
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        <title type="text">Discarica Onirica Uno</title>
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        <published>2008-07-17T16:09:39+01:00</published>
        <updated>2008-07-17T16:09:39+01:00</updated>
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        <summary type="text">Mi emoziona una strada.Una strada. Della quale io non riesca a vedere la fine.Cosicché io possa dive...</summary>
        <content type="html">&lt;IMG width=&quot;120&quot; height=&quot;90&quot; SRC=&quot;http://blog.libero.it/RIMBOMBARIO/getmedia.php?Are.jgmmiJwugJw%7De%7C%60-%3F550381%25%3F%3Dc08%25%3Aaiademo%0FXCPcGHJGIMxC%3A%2707%27z%05kgonmghom-%3FU&quot; border=&quot;1&quot; align=&quot;left&quot;&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;font class=&quot;ske02&quot;&gt;Mi emoziona una strada.&lt;br /&gt;Una strada. Della quale io non riesca a vedere la fine.&lt;br /&gt;Cosicché io possa divertirmi ad immaginare.&lt;br /&gt;A pensarci, non mi serve una strada. &lt;br /&gt;Mi basta allargare le braccia, tenderle sopra le spalle, e congiungere le punte degli indici di fronte a me. Ecco una strada.&lt;br /&gt;Tutto questo gran parlare e ancora sono qui a decidere. Muovo un  passo, ecco. Poi un altro. ‘Non è difficile ’, penso, ‘forse si complica, fra un po’ ’. &lt;br /&gt;Passo sotto le fronde di un albero… passando, alzo una mano e accarezzo le foglie. Mi piace, questo fruscìo. Il vento mi imita, e sento quello stesso fruscìo amplificato mille volte. I rami dell’albero si piegano e si tendono verso il sole. Sembrano braccia che cercano di abbracciare un amore desiderato e tanto atteso, dopo una lunghissima e dolorosa assenza… poi il vento passa, e l’amore finisce per volare via, verso un castello di nuvole.&lt;br /&gt;I bordi della strada -le mie braccia tese- curvano verso il mare riscaldato da un tramonto. Una nuova monetina lucente entra nel bussolotto del mondo. Poi la strada curva ancora, laggiù, e gira intorno a un promontorio… che prima non c’era. Lontano, sulla spiaggia una nuvola di gabbiani e beccacce si innalza nel cielo, spaventata da strani esserini striscianti, con due pomelli d’ottone al posto degli occhi, che escono ed entrano nella sabbia ancora calda arrotolandosi su loro stessi, facendo un rumore di centinaia di catene di bicicletta. Improvvisamente l’ultimo raggio di sole cobalto incontra i miei occhi e poi solo un timido alone rosa sopravvive sull’orlo del mare. &lt;br /&gt;Non fa freddo. Dentro me, forse, ma intorno è tutto ancora caldo e accogliente. Sento le mie gambe muoversi verso nord, o quello che sembra essere il nord. La strada mi asseconda in un movimento fermo, istante per istante. Nei riflessi d’acqua illuminata da una luce inspiegabile e gratuita, quasi che tutto il krill dei sette mari fosse salito improvvisamente in superficie, riesco a distinguere le sagome di delfini, che come lucide ruote di un ingranaggio marino fanno vedere solo una parte del loro corpo, che rapidamente s'incurva e rientra fra le onde. Sulla battigia, gli esserini si fanno da parte al mio passaggio e si fermano, e il loro rumore diventa via via sempre più impercettibile, mentre si mischia con quello delle onde. Non so perché, ma raccolgo un po' d'acqua fra le mani. Ne bevo, non è salata. Le mie mani ora fanno luce. Ripunto gli indici e la strada mi distrae di nuovo. La luce sulle mie mani prende forma per un attimo, si spegne così dalle mie mani e rimane lì, in fondo alla nuova strada: una piazza piena di fiaccole immersa nel verde, gente che balla, un palco... sento un ritmo che mi è familiare, note che amo, e voglio andare, anzi voglio correre. Corro verso il promontorio, e oltre. Anche le mie impronte lasciano una traccia di luce, velocemente cancellate dalle onde. Nelle mie scarpe entra della sabbia, ma non mi da fastidio. Da lontano i delfini sembrano seguirmi. Mi giro per un attimo e vedo uno di quei delfini uscire dall'acqua. Ha la testa di un cavallo.&lt;br /&gt;Salgo, su, sempre più in alto, continuo a correre sul fianco di questa collina adagiata sull'acqua nera e luminosa. Mi aggrappo ai rami, faccio leva sulle rocce, tutto mi scivola sotto e frana, ma continuo, in un agrodolce rabbia accompagnata da un sorriso. Dall'alto riguardo ai piedi del promontorio... non mi sbaglio, c'è una festa laggiù, vedo le lampadine colorate appese, i suonatori sul palco con chitarre, dholak, birimbao, ghironde, flauti e fisarmoniche, coppiette in mezzo alla sala da ballo, vecchi con il boccale in mano, gente, gente sorridente ovunque. Mi immergo nel bosco e continuo in direzione delle note, ci sono quasi. &lt;br /&gt;Una radice. Cado. Durante la caduta vedo quelle luci già così vicine lasciare una scia, laddove il mio sguardo scorre veloce precedendomi, abbandonando ogni fotogramma all'interpretazione del successivo, cercando di  intuire il punto d'impatto prima di arrivarci. Stelle? Stelle... il cielo?... sto cadendo verso il riflesso di una pozza d'acqua, puntata tra i miei occhi e l'unica finestra di cielo tra i rami degli alberi proprio sopra di me. Stelle, e fra esse una mezzaluna argentea e tagliente; vivido, il filo della sua lama sembra affiorare dallo specchio d'acqua. E io ci sto cadendo incontro. Porto le mani avanti e non so se avere paura di essere davvero tagliato in due da quella mezzaluna. Improvvisamente la caviglia incastrata nella radice si libera, facendomi fare mezzo giro su me stesso; in un attimo ho davanti agli occhi il cielo, quello vero: ma vedo solo stelle, nessuna mezzaluna. E un attimo dopo infrango la calma dell'acqua, che esplode in centinaia di schizzi filiformi, tutti intorno a me. Gli schizzi, raggiunta la massima altezza si piegano, tornando indietro verso me, come centinaia di corde lanciate intorno a Gulliver dai invisibili lillipuziani. I fili d'acqua m'avvolgono, stringono e mi tirano giù nella pozzanghera, senza che io possa opporre resistenza: in pochi secondi vengo inghiottito, e sono dall'altra parte di quel cielo specchiato. Poi il buio.&lt;br /&gt;Al mio risveglio mi accorgo di essere disteso per terra, sono completamente asciutto, e sto guardando in alto. Decine di aloni circolari si restringono pian piano. Ancora stelle? Metto a fuoco ancora un po' e riconosco le lampadine colorate della festa. Ora sento affiorare anche la musica, e finalmente noto il gruppo di bambini incuriositi che mi ha circondato. Ridono, mi indicano. Sorrido loro, mi tiro su a sedere e per un po' guardo la gente ballare, battendo il ritmo della musica sulle ginocchia. Un bambino replica i miei movimenti, divertito, poi viene verso di me e mi guarda, studiandomi per qualche secondo... poi mi chiede dei soldi in una lingua che non conosco, ma che incredibilmente capisco senza difficoltà. Non ne ho, ma istintivamente mi sfilo una scarpa e faccio scivolare sull'incavo della mano un po' di sabbia della spiaggia; lui allunga le sue manine aperte per il travaso, e per pochi attimi formiamo una originalissima clessidra, dove io sono il futuro e lui il presente. Esaurito il tempo della clessidra, la sabbia sulle sue mani si fonde in una moneta lucida. Il bambino mi guarda, sorride, e fugge via. Pochi passi dopo si ferma, si gira e mi ringrazia: “Hvala!”, e senza aspettare la mia risposta riprende la sua fuga.&lt;br /&gt;La musica non ha intenzione di smettere. Meglio così. Decido di rimanere seduto e guardare la gente ballare.&lt;br /&gt;Poi il bimbo torna. Ha in mano due bicchieri di latte alla vaniglia. Me ne porge uno e si mette accanto a me, seduto a gambe incrociate a guardare la festa.&lt;br /&gt;“Bello il tuo tatuaggio”, mi dice nella sua strana lingua.&lt;br /&gt;“Quale tatuaggio?”, gli chiedo.&lt;br /&gt;“Questa mezzaluna che hai sulla nuca.”&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;</content>
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        <title type="text">Seduto. Cuccia. MUORI.</title>
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        <published>2008-07-01T00:39:26+01:00</published>
        <updated>2008-07-01T00:39:26+01:00</updated>
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        <summary type="text">E' estate.Cani e gatti, che avevano una casa fino al giorno prima, saranno abbandonati per le strade...</summary>
        <content type="html">&lt;IMG width=&quot;120&quot; height=&quot;90&quot; SRC=&quot;http://blog.libero.it/RIMBOMBARIO/getmedia.php?Xre.jgmmiJwugJw%7De%7C%60-%3F929998%25%3E%3Dc08%25%3Aaiademo%0FXCPcGHJGIMxC%3A%2707%27z%05kgonmghom-%3FT&quot; border=&quot;1&quot; align=&quot;left&quot;&gt;&lt;p&gt;E' estate.&lt;br /&gt;Cani e gatti, che avevano una casa fino al giorno prima, saranno abbandonati per le strade d'Italia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sull'asfalto rovente. Da soli. In mezzo al nulla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non c'è innocenza più grande di quella di un animale domestico. Non importa quanto miagoli o abbai, non ci sono scusanti. E' e sarà sempre innocente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi li abbandona è l'unico colpevole. In primo luogo colpevole di una colpa ancora non sanzionata dalle leggi dell'uomo. Colpevole di ignoranza e stupidità.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;(&lt;font class=&quot;ske01&quot;&gt;Edit:&lt;/font&gt; Ecco qualcuno che ha &lt;a href=&quot;http://firmiamo.it/martiriodiuncane&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;iniziativa&lt;/a&gt;. Una goccia nel mare, si potrebbe dire, ma il mare è fatto di gocce, no?)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</content>
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        <title type="text">Into the Wild</title>
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        <published>2008-06-17T21:47:42+01:00</published>
        <updated>2008-06-17T21:47:42+01:00</updated>
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        <content type="html">&lt;IMG width=&quot;120&quot; height=&quot;90&quot; SRC=&quot;http://blog.libero.it/RIMBOMBARIO/getmedia.php?%3Cre.jgmmiJwugJw%7De%7C%60-%3F321319%25%3E%3Cc08%25%3Aaiademo%0FXCPcGHJGIMxC%3A%2707%27z%05kgonmghom-%3FX&quot; border=&quot;1&quot; align=&quot;left&quot;&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Into the wild. Nelle terre selvagge. Ne avrei voluto parlare. Ma ho solo dentro di me una emozione forte che mi impedisce di metter insieme i pensieri, e farne un discorso coerente... ma quale discorso coerente si può fare di fronte alla libertà di scegliere in qualsiasi momento una direzione, nella strada, nella vita? Posso solo scrivere con la stessa libertà, decidendo quale direzione prendere ad ogni virgola: che siano queste righe le mie terre selvagge, e addio alla società anche da qui. Io sono uno di quelli che a volte l'ha pensato, di scomparire. Di andare via. E vaffanculo a tutti, vi adoro, lo sapete. E allora, allora, cosa c'è di sbagliato nel sentirmi come mi sento in questo momento, senza che ci sia un motivo che riguardi la mia vita, ma solo uno stato d'animo, nato come un sole al mattino?&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;Sure as I'm breathing, sure as I'm sad&lt;br /&gt;I'll keep this wisdom in my flesh&lt;br /&gt;I leave here believing more than I had&lt;br /&gt;And there's a reason I'll be back&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Partire. No. So già cosa mi chiedete. Da nessuna parte in particolare. Certo che è possibile. E' possibile camminare insieme alla propria ombra ed essere contenti così. Certo che è possibile.  Posso non avere nulla, ma devo sapere di avere molto più di questo.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;Empty pockets will&lt;br /&gt;Allow a greater&lt;br /&gt;Sense of wealth&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;C'è un posto dove posso sapere cosa ho quando non mi rimane nient'altro che me stesso? E che luogo ha questo potere? Sento che di questo luogo ho solo qualche cartello piantato dentro, proprio a qualche incrocio della mia storia passata, e che non ho mai seguito. A quell'incrocio c'era sempre un me vecchio, saggio e così poco pazzo. E la cosa non mi tornava per nulla. Però gli ho sempre dato retta. Cazzo.&lt;br /&gt;E adesso c'è questa sensazione da mandare giù ogni giorno, a metà tra una possibilità e un rimpianto annunciato, a metà tra una nuvola e una ragnatela.&lt;br /&gt;Mi ridico...lo sai che sei diverso, lo vedono gli altri e lo vedi anche tu. E degli altri non te ne frega nulla, ma la tua visione di te è incompleta, e una parte si rifiuta di accettarsi. Ha bisogno di qualcosa di più di una scossa a quell'immobile espressione di rassegnazione che si riflette ogni giorno nello specchio. Qualcosa di più. E allora partire. Col corpo e con la testa. Due direzioni differenti, perché no? Che importa? Meglio. Il corpo a Sud e la testa a Nord. Il cuore a Est e l'anima a Ovest. Amen. E qui Dio non c'entra. Dio no, Io sì.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;Have no fear for when I'm alone I'll be better off than I was before&lt;br /&gt;I've got this life I'll be around to grow, who I was before i don't recall&lt;br /&gt;Long nights allow me to feel I'm falling, I am falling&lt;br /&gt;The lights go out let me feel I'm falling, I am falling safely to the ground&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Cosa inseguo? Nulla. Sono. Debole e determinato. Piccolo e inarrestabile. &lt;br /&gt;L'importante nella vita non è essere forti, ma sentirsi forti. Misurarsi, almeno una volta.&lt;br /&gt;E voi tutti? Vi ho amato, vi amo, vi amerò. E adesso lasciatemi solo, me lo merito, quasi fosse una punizione, nessun compromesso. Adesso soffio su questo fiammifero acceso e faccio un buio istantaneo. &lt;br /&gt;E non ci sono più. Non preoccupatevi per me. Forse l'inferno non è poi così brutto. Basta sapersi orientare.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;Be it no concern, &lt;br /&gt;Point of no return&lt;br /&gt;Go forward in reverse&lt;br /&gt;Setting forth in the Universe.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</content>
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        <title type="text">Post.umo</title>
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        <published>2008-06-09T21:13:44+01:00</published>
        <updated>2008-06-09T21:13:44+01:00</updated>
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        <content type="html">&lt;IMG width=&quot;120&quot; height=&quot;90&quot; SRC=&quot;http://blog.libero.it/RIMBOMBARIO/getmedia.php?Mre.jgmmiJwugJw%7De%7C%60-%3F88152%3C%25%3E%3Cc08%25%3Aaiademo%0FXCPcGHJGIMxC%3A%2707%27z%05kgonmghom-%3FQ&quot; border=&quot;1&quot; align=&quot;left&quot;&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Un tuo sogno.&lt;br /&gt;Lo riporto qui. Provo a entrarci dentro per un attimo, restandoci in silenzio, per raccontarlo con le tue stesse parole, e avere il piacere di vederti passare, anche se non mi vedrai. Dopotutto, è un sogno.&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;La scheda del browser aperta sul solito nero. Nel messaggio una domanda: &amp;quot;hai sentito quello che è successo a Coldsnap?&amp;quot;&lt;br /&gt;Non lo sai. Mi cerchi. Cerchi mie notizie. Nella mia ultima mail trovi cose nebulosamente poetiche ma inquietanti: spiego di quanto sia felice e soddisfatto e di come alla fine non chieda più nulla alla vita. E che quindi ho deciso di suicidarmi perché sono felice.&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Nell’ultimo intervento sul mio blog, una foto di due donne anziane che camminano dentro a un parco, in una foto distorta, come riflessa in uno specchio ricurvo. Nel testo del post una frase “… un’immagine vaga in lontananza… ” come se io stessi per raggiungerle.&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Chiami mia madre per sapere cosa mi è successo, e lei: “eh sì, il povero Alberto si è innamorato.”.&lt;br /&gt;E tu: “ma sta bene?”&lt;br /&gt;“Certo!”&lt;br /&gt;“Mi scusi, ma da quand'è che non lo sente?”&lt;br /&gt;“Eh, ora che ci penso da un po'...” &lt;br /&gt;Al che ti prende una crisi isterica, e una successiva incazzatura, nel momento in cui i tuoi minimizzano la notizia. In piena crisi, decidi allora di chiudere la scheda del browser.&lt;br /&gt;E il tuo sogno finisce.&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Mi spiace che tu ti sia spaventata. In passato, ci sono stati attimi in cui mi è capitato di pensare “che momento perfetto, che spettacolo meraviglioso. Potrei morire ora e sarei soddisfatto”. Ma era solo un mio ragionare per iperboli. Non mi lancio quindi in sperimentali ed ingenue interpretazioni, ma sono solo contento di essere stato il “protagonista assente” dei tuoi pensieri.&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Mi chiedi: “da uno a quindici quant'è che sto male di mente io?”&lt;br /&gt;Io per scherzare direi venticinque, pensandoci per una frazione di secondo in più direi neanche un po’, ma lascio che siano queste parole a rispondere per me. Ovviamente, sono le parole che ho sentito neniare da una voce nel bosco al passaggio delle due vecchie signore distorte.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Un straniera è venuta &lt;br /&gt;A spartire con me la mia stanza nella casa lunatica.&lt;br /&gt;Una ragazza folle come gli uccelli&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Che spranga la notte della porta col suo braccio di piuma&lt;br /&gt;Stretta nel letto delirante&lt;br /&gt;Elude la stanza a prova di cielo con ingressi di nuvole&lt;/p&gt;&lt;p&gt;E la stanza da incubi elude col suo passeggiare&lt;br /&gt;Su e giù come i morti&lt;br /&gt;O cavalca gli oceani immaginati dalle vie maschili&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Venne da me dissennata&lt;br /&gt;Colei che fa entrare dal muro rimbalzante l’ingannevole luce&lt;br /&gt;Posseduta dal cielo&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Dorme nel truogolo stretto e cammina nella polvere&lt;br /&gt;E a piacer suo sogna&lt;br /&gt;Sopra l’assito del manicomio consumato dai passi del mio pianto&lt;/p&gt;&lt;p&gt;E rapito alla fine nelle sue braccia dalla luce&lt;br /&gt;Io posso senza timore&lt;br /&gt;Sopportare la prima visione che diede fuoco alle stelle.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;                                                          [D.Thomas]&lt;/p&gt;</content>
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        <title type="text">Rat of e-motion</title>
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        <published>2008-05-28T15:02:39+01:00</published>
        <updated>2008-05-28T15:02:39+01:00</updated>
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        <content type="html">&lt;IMG width=&quot;120&quot; height=&quot;90&quot; SRC=&quot;http://blog.libero.it/RIMBOMBARIO/getmedia.php?Kre.jgmmiJwugJw%7De%7C%60-%3F2963%3D2%25%3E%3Da08%25%3Aaiademo%0FXCPcGHJGIMxC%3A%2707%27z%05kgonmghom-%3FW&quot; border=&quot;1&quot; align=&quot;left&quot;&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Ascolto spesso i &amp;quot;ragazzi&amp;quot; della &lt;a href=&quot;http://www.candyrat.com/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Candyrat&lt;/a&gt;, una piccola isola felice di talentuosissimi artisti della musica. Una volta tanto li ho ascoltati con orecchio diverso, e perciò ne scrivo. Perché ci vedo cuore, oltre che talento. Amano ciò che fanno, e in virtù di questo riescono a meravigliarmi e a farmi viaggiare col pensiero, oltre che offrire mero intrattenimento musicale. Adesso sto facendo andare la bellissima &lt;a href=&quot;http://it.youtube.com/watch?v=nmE3QaGetn4&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Art of Motion&lt;/a&gt;. Ascolto e penso di riflesso a me e a queste già preannunciate mie giornate e sere passate tra inaspettate emozioni e piccoli attimi di sconforto, mentre intanto cercavo parole che a volte non arrivavano mai, e quando arrivavano sembrava sempre troppo tardi. A tratti ho affrontato il problema del volermi fortemente migliorare, paradossalmente proprio nei momenti in cui mi è capitato di dover ricominciare ogni cosa daccapo, di nuovo, e ancora. Poi a un tratto guardo Andy McKee che suona la pulitissima &amp;quot;Into the Ocean&amp;quot; e subito dopo &lt;a href=&quot;http://it.youtube.com/watch?v=NAfCcyWUIwI&amp;feature=user&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Catching the Light&lt;/a&gt; di Dufour, e mi pare di capire una piccola cosa. Proprio da loro, che rasentano la perfezione stilistica, imparo che questa non serve. Nella rincorsa al risultato è necessario mettere un ingrediente in più, che poi traspare da quello che abbiamo fatto, e soprattutto da quello che abbiamo 'sentito' mentre artigianalmente ci impegnavamo a fondo. Cuore? O di quale ingrediente si tratta? Ce ne sarebbe da discutere. Mi sembra sia una emozione complessa, descrivibile in maniera diversa di secondo in secondo. In questo momento mi piace pensare che per me sia la mescolanza di due emozioni. Quella che provo quando sono solo davanti al mare in quelle ventose giornate estive che seguono un temporale, in cui le spiagge sono deserte, le onde sono grosse e la vita del mondo sembra iniziare e dover finire in quell'unica giornata... e poi quella strana emozione che provo quando mi capita di viaggiare e di scordare per lunghi attimi la meta, in maniera istintivamente volontaria (sic!). Domani potrei avere una visione diversa, ma questo ingrediente, in qualsiasi forma si presenti, ci vuole. Perché senza quello non c'è pienezza d'animo in quello che si fa, ma solo arrivismo. Senza, non mi capiterebbe di suonare la mia chitarra in maniera distratta e sognante, pensando ad altro, in maniera disarticolata, fuori tempo, inciampando con le dita, e così facendo trovare note, parole, groove che non avrei mai saputo pianificare. Senza, non mi scoprirei mai con un sorriso nato furtivo sul mio viso, mentre bisso qualche stupido accordo fatto male solo per allungare il piacere della sua sensazione. E penso: ho ancora tanto tempo per diventare bravo, ma non mi scorderò mai di rubarne un bel pò per esercitarmi a sognare.&lt;/p&gt;</content>
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