ROBIVAnulla di speciale, soltando un modo per tentare d'esserci. |
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Post n°30 pubblicato il 23 Maggio 2008 da robiva
A tutte quelle che dicono non lo so A tutte quelle che dicono non sono sicura A tutte le donne che credono di conoscere gli uomini solo perché figli loro A tutte le donne che hanno pensato all’uomo come strumento di piacere A tutte quelle che lo hanno adorato A tutte le donne che si privano di emozioni nel nome di falsi insegnamenti mistici A tutte coloro che hanno voglia di riprendersi la loro vita A tutte si a tutte quelle che sono pronte a camminare a piedi nudi sulle pietre aguzze di mortificanti cammini A coloro che sanno di essere fonte di vita A loro che custodisco il più grande segreto dell’esistenza umana come se nulla fosse Alle amiche di un tempo complici di momenti unici E a quelle che amiche, amanti o amate lo saranno Solo a loro
Auguro giacigli di fiori dorati ... nutriti di sorrisi incantati |
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Post n°25 pubblicato il 17 Maggio 2008 da robiva
Un mare che tace Io sto così come un marinaio che ringrazia Iddio per la scampata tempesta ma non per un mare che tace. è cosi il mio animo in questo momento un mare che tace che amarezza, che sterminata solitudine, attorno è un vuoto assordante, una disperazione composta e pensare che il marinaio ha pregato tanto perché scampasse alla tempesta e adesso, solo con la sua barca troppo riparata nel mare che tace, non riesce a prendere direzione alcuna la notte è ormai profonda la lanterna un ricordo luminoso la vela una scultura marmorea le braccia troppo deboli per governare i remi soltanto una fioca luce lunare da certezza dell’esistere all’insoddisfatto marinaio c’è però una Speranza, una Speranza che purtroppo come il mare … tace Ed è questo silenzio a rendermi cieco ed insensibile ad ogni pur desiderato segnale di terra ferma in vista.
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Post n°23 pubblicato il 16 Maggio 2008 da robiva
È questa la mia vita, fatta di contraddizioni, desideri repressi, paure controllate, esagerazioni coraggiose. Un fuoco che brucia dentro, cancellandomi ogni preoccupazione, trasformandomi in quello che non appaio, catapultandomi in un mondo immaginario dove tutto è sospeso, immobile, ma che ti osserva e ti fa protagonista. Dove i pensieri diventano realtà e la convenzionale vita diventa inerte, insignificante. Dove tutto è possibile, dove primeggia l’io; e i condizionamenti esterni cedono il posto alle essenze del pensiero, della vita vera. E’ questa la vita che vorrei!
Ma essa è ben altro, spesso qualcosa di più stupido. Ogni giorno, inconsapevolmente, ci organizziamo come se volessimo sfuggire dalla ricerca del significato vero delle cose; ci lasciamo distrarre da ogni piccolo ed insignificante rumore, questione. Perdiamo di vista l’obiettivo primo, quello che ogni essere vivente, dotato di intelligenza dovrebbe ricercare: la “essenza delle cose”, per bearsi di questa terrena esperienza. E invece tutto scivola nell’indifferenza più straordinaria, incredibile. Abbiamo creato delle strutture intellettuali, delle impalcature così ingombranti che non ci permettono movimenti liberi; tutto ciò fino al punto di ripudiare l’istintualità come piaga di una malattia propria di un essere bestiale, di un animale minore rispetto all’uomo. Non riusciamo, noi che potremmo, ad incantarci, per apprezzarne la poesia, dinanzi ad un fiore che sboccia, al sole che tramonta, … e se ci riesce una volta, non sarà più o chissà quando ricapiterà. È per questo che spesso faccio fatica a convertirmi in una vita normale; vita fatta di lavoro, famiglia, figli, spesa e bollette che scadono.
È per questo che cerco di tardare il mio completo assorbimento nello spugnoso mondo di cose sempre più stupide. |
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Se vorrai sarò felice di condividere il mio tempo con te e sarò felice di scandire con il mio respiro il tuo. Se vorrai potrò mischiare le nostre illusioni e trasformarli in sogni raggiungibili. Se vorrai potrò senza tempo guardarti negli occhi e capire ogni cosa taciuta. Se vorrai potrò con le mie mani abbozzare una cornice al tuo delizioso sorriso. Se vorrai potrò vigilare sulla tua serenità ed innalzarla come trofeo di felicità festeggiando finalmente la vita agognata. Se vorrai percorrerò i sentieri oscuri del tuo animo, e lì porterò fasci di luce rubati al sole. Se vorrai potrò seppellire i tuoi turbamenti in un funesto e desolante momento mortale, ultima esequie di un dolore provato. Se vorrai mi addentrerò tra i rami secchi di quell’avido roveto per raccogliere l’unico frutto che lassù arroccato è vessillo di resistenza inutile. Se vorrai, solo se lo vorrai. |
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Comprendere è la mia ragione. Spesso è stato ciò che non avrei voluto fare. Ma la mia natura, il mio modo di vivere è immutabile, un marchio di fuoco indelebile. Ero un bambino quando credevo di essere grande, ed oggi che sono un adulto, vorrei tornare ad essere bambino. Allora era facile credere a tutto, persino ad una vita solo sognata. Oggi invece è tutto più complicato. Quante volte ti ho ritrovato nella mia mente! Sei così ingombrante, ossessiva, possessiva … ed io incredulo, ma felice. Anche se non posso tacere di altri momenti malinconici, vissuti affacciato alla finestra della mia vita, in attesa di poter cogliere nell’oscurità quel bagliore, messaggero di luce eterna. E nel frattempo, in questa notte buia, il mio umore riscaldato da quella esile fiammella si raggela, sgretolandosi, per le amare sensazioni tradite dai tuoi ostinati silenzi. E io costretto a raccogliere i cocci, minuti ricordi dell’intero infranto. Un senso di vuoto nello stomaco, sensazione glaciale, ritmi pulsanti d’angoscia incessante che ammutoliscono. Il delirio composto della lunga notte altera il mio stato di coscienza. Vago nel buio senza punti di riferimento, e mi ritrovo col cuore quasi fermo e con il corpo immobile. Le mie dita, le mie mani, ogni parte del mio impolpato scheletro obbedisce all’ordine di stasi comatosa. Che rara sensazione è quella da me vissuta! A tratti drammatica, da cui rifuggire, scappare via. Ma io non fuggo! Io mi tuffo, resto immerso nelle tumultuose acque del mare nostro, ed invece, tu, rimani lì, ai margini, permettendo alle schiumose acque solo di risalire le tue caviglie, indietreggiando impaurita alla vista dell’onda emotiva più decisa e minacciosa. Lasciandomi solo, lì, in quelle acque sempre più gelide. Resti sorda persino ai fischi ripetuti del capostazione che annuncia la partenza del treno fantastico senza binari che ogni donna impazientemente attende. Che strazio due sfere emotive che ruotano su piani oppostamente obliqui; due vite lontane seppur sfiorate dalle loro dita. Che strazio non poter governare il dispensario delle tue attenzioni, medicamenti necessari al mio animo cagionevole. Forse siamo diversi: io passionale, coraggioso, istintivo, animale … e tu razionale, timorosa, controllata, umana, … forse più rispettosa del vissuto, meditato oramai come tale. O forse, più semplicemente, è tutto surreale, frutto della mia forza immaginifica che ingravida la mia mente di belle illusioni. … ti sarò lo stesso eternamente grato! |
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Post n°8 pubblicato il 15 Febbraio 2008 da robiva
I giorni passano, come le nostre vite, le nostre passioni. Noi responsabili di ogni cosa o persona vissuta. Noi solo noi. Farò olocausto delle mie emozioni. Farò olocausto dei miei pensieri e rimarrò fedele a me stesso. Ritroverò la luce nel buio di questi giorni e volerò alture inimmaginabili. Ti regalerò il mio sorriso incondizionato, ma la fierezza del mio esistere è un primato, non un meretricio che cede di fronte a smaniose insoddisfazioni adolescenziali. Brulico di contraddizioni, ma non soccombo ad esse. Tu, invece, rischi di soccombere alle tue. Mi abbandonerò ai movimenti tellurici del mio stato d’animo con la certezza assoluta che nessun crollo assassino seppellirà la mia febbrile fantasia. |
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VINICIO CAPOSSELA NON è L'AMORE CHE VA VIA
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