Creato da giramondo595 il 14/11/2008

CHIACCHERE FRA AMICI

DI TUTTO UN PO'

 

 

Giochino autunnale parte 2^

Post n°867 pubblicato il 22 Ottobre 2014 da giramondo595

 

 

Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato a questo " scherzoso " giochnino, in fondo come ha scritto qualcuno sono un pò mattacchione, che le pensa tutte, altrimenti non si spiegherebbe l' idea di pubblicare un simile messaggio . E' un modo simpatico per condividere e far conoscere a chi non li avesse visti ed apprezzati i famosi capolavori presenti al Museo di Reggio Calabria..

dal precedente messaggio è scaturita questa rosa di nomi.

1) Compare Alfio e compare Turiddu
2) ACHILLE ed il secondo CORNELIO
3) Kerykos e Zosimos.

Adesso tocca a voi proclamare e simpaticamente battezzare gli splendidi capolavori.

Dalla votazione, sono esenti coloro che hanno contribuito a definire la rosa di nomi ,  e che sono candidati.

Mi raccomando partecipate numerosi!!!..

N. B. : Bisogna solo votare questi nomi, non aggiungerne altri..Se troverò commenti con altri nomi, non saranno validi.

 
 
 

Giochino Autunnale

Post n°866 pubblicato il 19 Ottobre 2014 da giramondo595

Date un nome agli anonimi bronzi di riace e se volete scrivete anche il perchè della scelta..sbazzarriTEVI

 

Il suo nome, dato dagli esperti o da chissà chi  è una semplice A

La testa della statua A. Si caratterizza per una raffinatissima resa della barba, con ciocche sinuose fortemente plastiche, e della capigliatura, trattenuta da una larga fascia. Le lunghe ciocche di capelli ondulati che solcano tutta la calotta, ricadendo in chiome ricciute sulle spalle, fanno supporre che la testa fosse in origine priva di elmo; sulla sua sommità vi è, inoltre, un foro forse per un meniskos , una punta in bronzo funzionale a tenere lontani gli uccelli dalle statue. In un secondo, tempo, tuttavia, fu alloggiato un elmo corinzio, come indicano dei segni di appoggio e la trasformazione dell'originario foro in un incasso per l'elmo stesso. In quell'occasione le orecchie, ben modellate, furono coperte da ciocche applicate.
La bocca ha labbra in rame e una fila di superiore di cinque denti modellati in una lamina d'argento. Gli occhi hanno ciglia in lamina bronzea e cornee in avorio mentre le iridi, non conservate, erano presumibilmente di pasta vitrea o di una pietra preziosa.

 

Invece, il suo nome è semplicemente B

La testa della statua B. Si presenta liscia e deformata, evidentemente perché dotata di un elmo corinzio rialzato, e ricoperta da una cuffia di cuoio o di feltro: ne rimangono alcune placchette coperte da piccole martellature ed il solco lasciato sui lati della barba dal sottogola. Dalla cuffia fuoriuscivano i lobi inferiori delle orecchie e corte ciocche di capelli, simili a quelle della barba poco folta resa in modo non particolarmente plastico.
La bocca ha anch'essa labbra in rame; si conserva solo l'occhio destro con la cornea in marmo bianco, l'iride formata da un anello biancastro ed uno rosato concentrici e la pupilla nera.


I corpi . Le due statue presentano un sistema di ponderazione a ritmo incrociato: alla gamba destra verticale su cui grava tutto il peso del corpo corrisponde il braccio sinistro piegato a sorreggere il pesante scudo; alla gamba sinistra flessa ed avanzata corrisponde il braccio destro abbassato ad impugnare l'asta.
In conseguenza della posizione delle gambe, l'anca destra risulta rialzata rispetto alla sinistra: tale movimento nel Bronzo A non si ripercuote nella parte superiore del torace, dove pettorali e spalle sono in posizione quasi perfettamente orizzontale, nel Bronzo B si ripercuote sia sui pettorali, definiti da una linea inclinata, sia sulle spalle, con la destra in posizione abbassata rispetto all'opposta.
La possente muscolatura è resa con forte vigore plastico, ma in modo più geometrico e statico nel Bronzo A, più analitico e dinamico in B.
Fra i particolari anatomici riprodotti nei Bronzi con particolare cura, si segnalano le vene subcutanee, particolarmente apprezzabili nelle mani e nei piedi.
Interessante è la resa dei capezzoli, lavorati a parte ed applicati tramite battitura a martello, di un colore rosa non perché in rame ma in una lega a tenore di stagno molto basso.

 
 
 

Pierinate a go go

Post n°865 pubblicato il 17 Ottobre 2014 da giramondo595

"Allora Pierino, ti sei fatto curare dal dottor Rossi, il famoso dentista indolore?"
"Si mamma! Ma in realtà non è vero che è un dentista indolore...quando gli ho morso il dito ha cominciato ad urlare come tutti gli altri!".


E' il primo giorno di scuola: il maestro chiama Pierino e gli dice: "Ascoltami con attenzione, io non amo dire molte parole, quindi quando io ti faccio un cenno alzando la mano e indicandoti ti alzi e vieni subito qui, chiaro?"
Prontamente Pierino risponde: "Sì, però quando io scuoto la testa vuol dire che non ho voglia e non vengo."


Pierino è stato bocciato per l'ennesima volta e un amico cerca di aiutarlo a capire il suo problema.
"Ma, studi mai dopo cena per esempio?" chiede il compagno
"Dipende..."
"Da che cosa dipende?"
"Ho un sistema: uso la moneta e quando viene testa vado al bar con gli amici, se viene croce sto con la mia ragazza e se invece la moneta rimane dritta, studio."

 

Pierino dice alla maestra: "Maestra non reggo più posso andare in bagno per favore?" e la maestra risponde: "No!Sto dettando un avviso importante, andrai dopo che finisco di dettare!"; dopo 10 minuti la maestra dice a Pierino: "Dove si trova il lago di Garda?" e Pierino risponde: "Sotto il mio banco!"


Pierino arriva tardi a scuola e la maestra lo rimprovera:
"E' già la quinta volta che arrivi tardi questa settimana, che cosa devo pensare?"
"Che è venerdì signora maestra!"

 

Pierino corre dalla mamma:
"Mamma, alla porta c'è un signore che raccoglie le offerte per il ricovero dei vecchi..."
"E tu non gli hai dato niente?" gli domanda la madre.
"Sì, gli ho dato la nonna, ma lui si è arrabbiato..."

 

MALANNO
Pierino sta giocando con la fionda in giardino e per sbaglio rompe il vetro della finestra di casa sua.
Un pò impaurito corre dalla mamma e le chiede se lei è contenta di lavare i vetri. La mamma risponde che è troppo faticoso.
E pierino: "beh allora dovresti essere felice, ne ho appena rotto uno!"

 

Alla fiera
Alla fiera un tizio vuole comperare un maialino.
Ne sceglie uno in un recinto e quindi domanda il prezzo: "10.000 lire al kilo". "Benissimo, me lo pesi".
Il contadino succhia un po' la coda al maialino poi esclama: "25 kg fanno 250.000 lire".
"Scusi sa, non per sfiducia, ma potrebbe metterlo sulla bilancia?".
Detto fatto, messo sulla bilancia pesa esattamente 25 kg.
"Meraviglioso, ma come fate?". "E' una dote di famiglia, anche mio figlio e mia moglie ci riescono. Pierinooo, vieni a pesare".
"Mi pesi quello...".
Pierino prende un maialino, succhia la coda e dice: "23 kg e 3 etti".
"Impossibile, anche gli etti???".
Il maialino viene pesato e il risultato e' proprio 23, 3 kg.
"Strabiliante" esclama il cliente.
"Glielo avevo detto, e' un dono di famiglia.
Pierino, chiama la mamma...".
Il bimbo corre via e poco dopo ritorna: "Papa', papa', la mamma non puo' venire, sta pesando il postino...".

 

coriandoli
Pierino dice al papa': papa' mi compri i coriandoli..
il papa': no pierino!!!
Pierino: E' perche'?
Il papa': perche ogni volta che te li compro tu li butti sempre via!!!!

 

Più veloce della luce
La maestra chiede ai suoi scolari se sanno quale sia la cosa piu' veloce dell' universo.
Carletto: "Il suono, signora maestra !".
La maestra: "Bravo, ma c'e' qualcosa di ancora piu' veloce!".
Giovanni (il secchione): "La luce!".
Maestra: "Bravo, e' proprio la luce!". Sentendo cio', Pierino perplesso si rivolge alla maestra: "Ma come? la luce? la cosa piu' veloce che ci sia e' la cacca!".
Maestra: "Pierino, cosa dici!".
Pierino: "E si' e' proprio lei! Pensi che ieri sera mio nonno e' andato al bagno, non ha fatto a tempo ad accendere la luce che se l 'e' fatta addosso!".

 

Troppo intelligente per stare in prima
Pierino và dalla maestra e le dice: Sono troppo intelligente per stare in prima. Mia sorella fa la terza ed io sono più intelligente di lei! Credo che dovrei andare anche io in terza!
La maestra indispettita lo porta nell'ufficio del direttore. Mentre Pierino aspetta nel corridoio la maestra spiega la situazione al direttore. Il direttore dice alla maestra che metterà il ragazzo alla prova: gli farà una serie di domande, se lui sbaglia una qualsiasi delle risposte dovrà tornare in prima e comportarsi bene. La maestra è d'accordo.
Pierino viene fatto entrare, gli vengono spiegate le condizioni e lui accetta di sottoporsi alla prova.
Il direttore esordisce:
- Quanto fa 3 x 3? Pierino: Nove!
- Quanto fa 6 x 6? Pierino: Trentasei!
E così via con ogni domanda che il direttore presuppone che un allievo della terza debba conoscere. Il direttore guarda la maestra e le dice:
- Credo che Pierino possa andare in terza...
La maestra dice al direttore:
- Posso fargli io qualche domanda?
Il direttore e Pierino acconsentono. Allora la maestra:
- Una mucca ne ha quattro ma io ne ho solo due, che cosa sono?
- Le gambe!
- Cosa c'è nei tuoi pantaloni ma non c'è nei miei?
Il direttore si domanda come mai la maestra faccia una simile domanda, ma Pierino risponde prontamente:
- Le tasche!
- Che cos'è che inizia per "C", finisce per "O", è peloso e contiene un liquido al suo interno ?
Gli occhi del direttore si spalancano prima che lui possa fermare la risposta... ma Pierino con tranquillità:
- Il cocco!
La maestra non demorde:
- Quale verbo inizia con "SC", finisce con "ARE" e significa un sacco di divertimento?
Pierino:
- Scherzare!!!
Il direttore tira un sospiro di sollievo e dice alla maestra:
- Sbattilo in quinta: le ultime risposte le ho sbagliate persino io!

 

Pierino e il gelato
La maestra chiede a Pierino: "Ci sono cinque uccelli appollaiati su un ramo. Se spari ad uno degli uccelli, quanti ne rimangono?"
Il bambino risponde: "Nessuno, perché con il rumore dello sparo voleranno via tutti"
La maestra: "Beh, la risposta giusta era `quattro`, ma mi piace come ragioni"
Allora Pierino dice: "Posso farle io una domanda adesso?"
La maestra: "Va bene"
"Ci sono tre donne sedute su una panchina che mangiano il gelato. Una lo lecca delicatamente ai lati; la seconda lo ingoia tutto fino al cono, mentre la terza da piccoli morsi in cima al gelato. Quale delle tre e` sposata?"
L`insegnante arrossisce e risponde: "Suppongo la seconda... quella che ingoia il gelato fino al cono" E Pierino: "Beh, la risposta corretta e` quella che porta la fede, ma mi piace come ragioni"

 

L'idiota
Se in questa classe c`è qualche idiota si alzi in piedi" fa la maestra con tono sarcastico alla classe.
Dopo un lungo silenzio, Pierino si alza.
"Bene, Pierino, dimmi perché tu ti consideri un idiota?"
"Sinceramente non penso di esserlo" - dice - "ma non mi piaceva che lei rimanesse in piedi tutta sola.

 

"Pierino uscendo di casa col braccio ingessato per finta si rivolge all'autista dello scuolabus: "Buon giorno Alfò, che oggi vai allo zoo?", Alfonso: "Sì, perchè?" Pierino: "E a quale gabbia ti fai mettere?" Alfonso arrabbiato: "A Pierì vuoi un calcione in bocca o un calcione ar culo?!!" Pierino ribatte subito: "Wee, come ti incazzi subito, e pensare che ti volevo portare le noccioline!"

 

La maestra di Pierino la mattina entra in classe e dice ai suoi alunni che per domani dovevano trovare un nome di un colore strano. Pierino il pomeriggio appena tornato da scuola apre il dizionario e cerca un nome di un colore strano, ma non lo trova, quindi lo chiede ai suoi genitori ma anche loro non sanno che rispondergli quindi Pierino decide di riaprire il suo dizionario e trova: "blu cobalto". La mattina dopo entra in classe e dice alla maestra: "blu cobalto, blu cobalto, blu cobalto" e la maestra: "calma Pierino" e quindi interroga Luca: "Luca dimmi il nome del colore che hai cercato a casa per compito" e Luca le risponde: "giallo ocra" e la maestra gli dice che era stato bravissimo... Vicino a Pierino era seduto un bambino di colore e la maestra interroga lui: "invece tu dimmi il nome di un colore strano" ed il bambino: "blu cobalto, blu cobalto , blu cobalto" e la maestra anche a lui gli dice che era stato bravissimo. Alla fine interroga Pierino: "Pierino dimmi il nome del colore strano" e Pierino: "nero di merda".

Pierino chiede alla mamma:
- "chi ci ha creato?"
- "Dio siamo tutti figli di Dio"
- "ma papà ha detto che proveniamo dalle scimmie"
- "il papà segue i suoi antenati io i miei!"

 

 Pierino va dal dottore e dice: "ho mal di pancia" il dottore dice: "bevi 10 litri di latte". Il secondo giorno Pierino va dal dottore e gli dice che ha ancora mal di pancia e il dottore dice di bere 100 litri di latte; il terzo giorno Pierino va dal dottore e gli dice che ha ancora mal di pancia e il dottore gli dice di bere 1000 litri di latte. Il quarto giorno va dal dottore e gli dice: "dottore tutto a posto ma ho cacato mozzarella!!".

 

Pierino torna da scuola dopo aver sostenuto un'interrogazione; la mamma gli chiede com'è andata e Pierino: "il professore che mi ha interrogato è un tipo molto cattolico" e la mamma: "perchè?" e Pierino: "ad ogni risposta che davo il professore diceva Dio mio, Dio mio..."

 

Pierino e all'esame di quinta elementare, la maestra gli chiede:
- "quale è la capitale d'italia?"
- "boh"
- "allora quale fiore ha le spine?"
- "boh"
- "...una domanda semplice, la targa di Bologna"
- "ma"

 

Il maestro chiede a Pierino:
- "senti, ho chiesto a tutti quelli che vogliono andare in paradiso di alzare le mani. Perchè tu non le hai alzate?"
- "perchè la mia mamma mi ha raccomandato di andare subito a casa, appena uscito da scuola"

 

Pierino durante la lezione va in bagno e dopo quando rientra la maestra gli dice: "conta fino a 10" allora Pierino dice: "1,2,3,4,5,6,7,9,10" e la maestra dice: "Pierino e l'otto?" e lui: "uhh l'ho scaricato nel bagno!".

 

 
 
 

Barzellette autunnali 1

Post n°864 pubblicato il 12 Ottobre 2014 da giramondo595

- Ma certo - dice il padrone di casa agli ospiti, - che mia moglie vi rivelerà il segreto del suo arrosto! Prima, però, devo andare a prendere nel bidone della spazzatura la confezione di quel prodotto surgelato: l'ha buttata via. Non ci saremmo mai aspettati che uno di voi lo apprezzasse.


Un'anziana signora vive sola con un pappagallo particolarmente intelligente. Un giorno, la padrona ha un malore. Allora il pappagallo solleva la cornetta del telefono e con il becco compone il 118.
-Pronto, qui emergenza sanitaria, mi dica.
-Bello Loreto! Bello!

L'hostess di un aereo chiede a un passeggero:
-Gradisce la cena?
-Cosa posso scegliere?
-Se sì o no!

Un etnologo è stato catturato da una tribù di cannibali. Uno dei selvaggi gli chiede:
Come ti chiami?
Renato... Perché?
Per scriverlo sul menu!


In autostrada, un poliziotto ferma una Ferrari che va lentissima, e chiede spiegazioni al conducente.
- Rispetto i limiti di velocità: c'è scritto A 19 e io va do a 19 km all'ora...
-Ma cosa ha capito? A 19 è il numero dell'autostrada! E ora vada, perché la signorina al suo fianco pare star male.
-E' possibile che sia perché veniamo dall'A 313?-

Due operai durante la pausa pranzo:
Conosci Ugo Foscolo?
No.
Male... dovresti frequentare la scuola se-
rale. E invece Albert Einstein
lo conosci?
No.
Male... dovresti frequentare la scuola serale. E Fiodor Dostoevskij?
No.
Male... dovresti frequentare la scuola serale.
Al che l'altro, spazientito, gli domanda:
E tu invece lo conosci A¬fredo Rossi?
No.
Male... è quello che va a trovare tua moglie mentre tu sei alla scuola serale.


Un campione di suino si reca dallo psicanalista:
Una parola mi tormenta il cervello.
E quale?
Liposuzione, liposuzione...

 

Un tizio è sottoposto a processo per aver emesso un assegno senza copertura. Per cercare di difendersi, spiega:
Sì, lo confesso! Però tenga presente che ho usato quell'assegno per comprare un aperitivo senza alcool, un formaggio senza grassi e del cioccolato senza zucchero.
-Allora la condanno a un mese senza la condizionale.

 

Una bambina corre in lacrime dalla madre:
-Ho fatto cadere lo shampoo e per sbaglio ne ho bevuto un po'. Morirò?
-Martina -
le risponde la madre con un sorriso, -
tutti, prima o poi, moriremo.
-Tutti?... Oh, mio Dio, cosa ho combinato?

Un uomo rincasa compieta mente ubriaco, accompagnato da un amico, e gli raccomanda di fare silenzio, perché la moglie dorme. Nel passare davanti alla camera da letto, l'amico gli fa notare:
-Hai visto che c'è un tizio nel letto con tua moglie?
-Shh, parla piano: ho solo due birre in frigo


Una svampita entra in un bar, si avvicina al barista e gli sussurra in un orecchio:
-Dov'è la toilette?
-Dall'altra parte.
Allora la ragazza gli sussurra nell'altro orécchio:
-Dov'è la toilette?

 

 
 
 

barzellette..autunnali

Post n°863 pubblicato il 05 Ottobre 2014 da giramondo595


Una scuola elementare riceve l'onore di una visita da parte di Berlusconi, il preside si raccomanda di preparare gli alunni al ricevimento:
- allora quando Berlusconi metterà giù piede dall'auto urlerete Evviva!
quando salirà il primo gradino urlerete Ancora! Ancora!
e quando io farò una domanda risponderete Berlusconi!
Dopodiché ritornerete nelle vostre aule.
Giunse il giorno dopo e sceso dall'auto, Berlusconi, pestò una merda e gli alunni gridarono
- EVVIVA!!-
e salito il primo gradino la scarpa sporca lo fece scivolare rompendogli una costola e gli alunni reclamarono
- ANCORA!! ANCORA!!
- un alunno scorreggiò e il preside schifato domandò
- chi è stato?
- e gli alunni risposero
- BERLUSCONI!!-


Passando di fronte ad un negozio di scarpe in via Roma a Torino, un impiegato ne adocchia un paio veramente belle.
Bello anche il prezzo: 500€.
Entra nel negozio per comprare le scarpe, ma pur sconsigliato dal commesso, le prende con un numero in meno del suo piede.
L'indomani il commesso lo vede passare e sembrava uno storpio.
Il giorno dopo il commesso si impietosisce e gli offre di cambiargliele.
Il terzo giorno ancora peggio ed il commesso lo apostrofa nuovamente per sostituire le scarpe, ma l'impiegato rifiuta e spiega al commesso che sua moglie e la figlia fanno le prostitute, suo figlio é un drogato perso, per cui l'unica soddisfazione che ha nella vita quando rientra a casa è togliersi le scarpe.


Un padre dice al figlio:
- Ora ti insegno un trucco per capire se sei ubriaco o pure no. Non è difficile guarda quei 2 uomini dall'altra parte della strada.
Quando ne vedrai 4 anzi che 2, vuol dire che sei ubriaco.
- Però - ribatte il ragazzo - c'è un uomo dall'altra parte della strada!


Tre turisti: un inglese, un francese ed un palermitano vanno in hotel e chiedono tre stanze ma ne trovano solamente una libera ed era infestate dalle formiche. Allora fanno una scommessa, il francese dice all'inglese scommettiamo 100 euro che io entro ed esco senza una formica addosso.
Entra ed esce pieno di formiche.
Dopo un po l'inglese dice al palermitano scommettiamo 10.000 euro che io entro ed esco senza una formica in capo, ed il palermitano dice di si.
Entra ed esce pieno di formiche.
Il palermitano, scommettiamo 100.000 euro che io entro ed esco senza una formica in capo?
Entra ed esce senza formiche.
Allora il francese e l'inglese incuriositi dicono al palermitano come avesse fatto, ed il palermitano dice:
- ne ho ammazzato una e se ne sono andate tutti al funerale !


Due donne della società bene parlano tra loro.
Una dice all'altra che stava per divorziare dal marito. L'altra premurosa le chiede il motivo di tale decisione in quanto sapeva che il marito era ricco.
La divorzianda affermò di essere stata tradita dal marito in quanto le aveva detto di avere 90 anni mentre aveva scoperto che ne aveva appena 70.


Un giorno Mussolini stava andando un macchina a Roma con il suo seguito, ma la chiusura di un passaggio a livello lo costrinse ad una prolungata fermata. Scese dall'auto a far due passi per sgranchirsi le gambe, subito seguito dal suo segretario. Fermo davanti a lui un carro che trasportava una numerosa famiglia. Mussolini si avvicinò al capofamiglia, si complimentò per il numero di figli che aveva e poi ancora dove era diretto con tutta la sua famiglia. Il capo famiglia non diede segno di riconoscere Mussolini. Al che il Duce, stupito chiese ancora cosa andava a fare a Roma. Il capo famiglia gli rispose che stava andando a Roma per chiedere lavoro per mantenere la sua famiglia. Al che Mussolini gli fece gli auguri di trovarlo.
Mentre ritornava in macchina Mussolini gli chiese ad alta voce:
- E SE MUSSOLINI IL LAVORO NON VE LO DA?
Prontamente il capo famiglia gli rispose:
- GLI DIREI DI ANDARSELO A PRENDERE NEL CULO.
Il segretario estrasse prontamente la pistola, ma Mussolini lo calmò, perché evidentemente il poveruomo non lo aveva riconosciuto.
Il carro giunse a Roma e Mussolini era presente all'affidamento del lavoro al poveruomo che ancora non dava segni di riconoscerlo.
Mentre il poveruomo si allontanava per provocarlo gli chiese:
- E SE IL LAVORO NON GLIEL'AVESSERO DATO?
Lui tranquillo ripose:
- ERAVAMO GIA' D'ACCORDO AL PASSAGGIO A LIVELLO

 

Un vecchio prevosto di campagna riceve un avviso dal suo vescovo che gli avrebbe inviato in aiuto un giovane prete per aiutarlo.
Il vecchio prete infatti doveva non solo gestire la parrocchia principale, ma anche diverse altre sparse sulle montagne vicine.
Per gli spostamenti si serviva normalmente di una bicicletta decrepita che lui conosceva bene.
Giunse il pretino e subito lo portò a visitare le chiesette attorno.
Lo fece salire sulla canna della decrepita bicicletta praticamente senza freni ed iniziarono il viaggio sulle strade scoscese.
Ad un tratto, a metà di una ripida discesa, di traverso alla loro strada, c'era una mucca.... il pretino si fece il segno della croce.... ma il vecchio prete, fiducioso, disse 'mucca di Dio spostati' e giusto in tempo la mucca si spostò.
Più avanti la loro strada era sbarrata da un branco di tacchini.... stessa scena ed il prete anziano disse 'tacchini di Dio spostatevi'..... e anche qui l'ostacolo venne rimosso.
Il fatto si ripeté tante altre volte, ma ne uscirono sempre incolumi.
Fatto il giro delle chiesette e visto dove erano ubicate, tornarono alla chiesa madre.
Il mattino seguente il vecchio prete si sentiva male e mandò il giovane prete nelle chiesette attorno.
Il vecchio prete consegnò la bicicletta decrepita al giovane prete ricordandogli cosa doveva dire in caso di ostacoli lungo la via.....
Per il giro completo sarebbero bastate tre ore, ma ne erano già trascorse dieci da quando era partito il giovane prete.
Il vecchio prete aspettava con ansia.
Solo verso sera il giovane prete fece ritorno trascinando la bicicletta a brandelli e lui stesso insanguinato e fasciato alla belle meglio.
Il prete vecchio chiese cos'era successo ed il prete giovane gli raccontò della mucca, dei tacchini, e di vari altri ostacoli che aveva dovuto superare, sempre con successo ripetendo la frase di rito, ma al fondo di una ripida discesa c'era un maiale enorme e lui aveva proferito la solita frase miracolosa dicendo 'porco di dio spostati', ovviamente il consueto miracolo IN QUESTO CASO NON AVVENNE, da cui investimento dell'animale e conseguente rovinosissima caduta.


Un ubriaco, ma proprio ubriaco, viene accompagnato da un amico nella piazzetta vicino a casa, aiutato dall'amico riesce in qualche modo a scendere dalla macchina. In mezzo alla piazzetta c'é un unico albero.
L'ubriaco tira fuori le chiavi, prende la mira e .... va a sbattere contro l'albero.
Fa qualche passo indietro, riprende la mira e.... va a sbattere di nuovo contro l'albero.
La scena si ripete diverse volte fino a che l'ubriaco piangente e sanguinante dice:
- MI SONO SPERDUTO IN UNA FORESTA.

 

 
 
 

Giudicate voi................

Post n°862 pubblicato il 01 Ottobre 2014 da giramondo595

Al liceo arriva lo sponsor sul libretto «Speedy pollo»  

VERONA - Prima le comunicazioni di servizio, la conta delle assenze, poi, nell'ultima pagina, sul retro, lo sponsor. Non è il programma di una sagra paesana, ma il libretto ufficiale di un liceo scientifico veronese: il Fracastoro. Lunedì, con l'inizio della scuola, gli studenti l'hanno ricevuto così, con tanto di inserzione pubblicitaria di un noto «snack» a base di pollo.Per molti di loro, così anche per alcuni genitori è stata una sorpresa, anche se la scuola l'aveva annunciato da tempo al consiglio d'istituto e quindi anche ai rappresentanti delle famiglie. Non una boutade, ma una scelta inevitabile: servono soldi e quindi, per far cassa venga pure la reclame, piuttosto che chiedere soldi ai propri iscritti. È la filosofia del preside, Tiziano Albrigi che spiega come questa formula ha aiutato a ridurre il contributo «volontario », la tassa che varia da istituto ad istituto e che è sempre mal digerita dall'utenza. «In questo momento di difficoltà - spiega l'abbiamo abbassata da 180 euro a 150. Non credo l'abbia fatto nessun'altra scuola».
Il libretto delle assenze è obbligatorio, ma costa. Per la stampa gli istituti spendono in media dai due a tre euro a copia. «Se pensiamo che gli studenti nella nostra scuola sono 1.800 si capisce come sia una spesa rilevante» nota il dirigente scolastico. La sponsorizzazione è nata quasi per caso. «Si è fatto avanti un genitore che lavora in quella ditta (che ha sede a Verona, ndr) - fa sapere Albrigi - l'abbiamo preso in considerazione e abbiamo fatto le cose seriamente, stilando anche un regolamento ». L'operazione ha consentito, sostiene il preside, «di pagare la metà delle spese di stampa». Un'idea che sarebbe stata ben accolta dai genitori: «Non c'è stata alcuna obiezione in consiglio d'istituto» né dopo l'adozione, ma ha acceso discussioni sul web, dove le foto del libretto con la pubblicità non si è fatta attendere. C'è chi avanza dubbi sull'opportunità di pubblicizzare, dopo tutto l'impegno delle scuole pubbliche per promuovere una dieta sana, un prodotto a base di carne e surgelato. Ma, d'altronde, «quello passava il convento», almeno in questo caso. «Mi sarebbe piaciuto pubblicizzare qualcosa di culturale - spiega il preside - ma si offriva questa possibilità e noi l'abbiamo colta, garantendo un risparmio alle famiglie». Anche perché le spese, nelle scuole, com'è noto non mancano mai. Come se non bastasse la ricerca di fondi per attrezzatura e cancelleria, quest'anno si è messo anche il tempo. «Un fulmine ha danneggiato l'impianto elettrico, anche in questo caso abbiamo dovuto mettere mano al portafoglio - racconta il dirigente - gli imprevisti sono sempre dietro l'angolo, abbiamo dovuto anche mettere in conto il taglio dell'erba, altrimenti i vicini si lamentavano».

 
 
 

fantastica serata di fine estate ...

Post n°861 pubblicato il 27 Settembre 2014 da giramondo595

a Bivongi, un paesino della provincia di Reggio Calabria, situato nella Vallata dello Stilaro, ai piedi del Monte Consolino. Famoso per le cascate del Marmarico.

in occasione della festa di Festa di Maria SS. Mamma Nostra, avvenuta il 15 settembre ultimo scorso a Bivongi, Orietta Berti " l' usignolo di Cavirago " ha festeggiato i suoi 45 anni di musica, con uno splendido concerto. Nel corso della serata ha ripercorso la sua carriera artistica. E' stato un piacevole susseguirsi di ricordi legati alla mia giovinezza. finchè la barca va, Via dei ciclamini, tu sei quello, l' altalena e via dicendo, uno splendido mix di musica latino - americano e gli splendidi omaggi musicali ai FAVOLOSI Bruno Martino, Renato Carosone, Sergio Endrigo e soprattutto Nicola Arigliano. Mi soffermo, su quest' ultimo artista, in quanto anche io trovo disdicevole che siano dimenticati i virtuosismi del compianto artista di Squinzano e trovo ancor più ignobile che sia stato eliminato dalla gara dei big nell' ultimo San Remo a cui partecipò. Secondo me, l' artista avrebbe dovuto partecipare come ospite, avrebbero dovuto consegnargli un premio per la sua prestigiosa carriera artistica e dedicargli una serata della manifestazione. Questo è quello che penso io. Ha interagito con il suo numeroso pubblico. Il momento più emozionante è stato uno scambio di battute con un signore tornato al suo paese da pensionato e che viveva in Argentina. Orietta Berti, ha raccontato che quando si è recata nella nazione del sud america, Lei veniva accompagnata con una scorta dall' albergo al luogo di destinazione e che la sera non si poteva neanche uscire. ha raccontato simpatici aneddoti, rivelando che lei affida la cura dei suoi capelli alle mani di sua cugina, che possiede un negozio di parrucchiera a Montecchio Emilia. La ciliegina finale è stata che Orietta Berti, non si è sottratta ai fans..regalando a chi avesse voluto la possibilità di salutarla personalmente e di poter scattare una foto assieme a lei. Per me è stata una fantastica serata di fine estate che non dimenticherò.!..

 
 
 

Sondaggggiiiiiinooooooo di fine estate

Post n°860 pubblicato il 21 Settembre 2014 da giramondo595

Se ne avete voglia, scrivete qual è stata la colonna sonora della vostra vita. La mia ve la descriverò prossimamente..in quanto non vorrei influenzarvi. Bacioni a tutti

 
 
 

il porcellino di bronzo

Post n°859 pubblicato il 14 Settembre 2014 da giramondo595

 

Il porcellino di bronzo
Fiaba

Una fiaba di Hans Christian Andersen
Andersen


Nella città di Firenze, non lontano daPiazza del granduca , si trova una traversa che credo si chiamLPorto rossa; qui, davanti a una specie di bancarella di verdura, sta un porcellino di bronzo, di bella fattura; fresca e limpida acqua scorre dalla bocca di quell'animale, che a causa dell'età è tutto verde scuro solo il grugno brilla, come fosse stato tirato a lucido, e questo si deve alle molte centinaia di bambini e di poveretti che vi si afferrano per avvicinare la bocca a quella dell'animale e bere. È come un quadretto vedere quel bel porcellino di bronzo abbracciato da un grazioso fanciullo mezzo nudo, che accosta la fresca boccuccia al suo grugno.
Chiunque, quando arriva a Firenze, è in grado di trovare quel luogo; basta che chieda del porcellino di bronzo al primo mendicante che incontra, e lo troverà di sicuro.
Era una tarda sera d'inverno, le montagne erano coperte di neve, ma c'era il chiaro di luna e il chiaro di luna in Italia dà un chiarore che è come quello di un buio giorno invernale al nord anzi è meglio, perché l'aria stessa brilla, l'aria dà sollievo, mentre al nord il freddo cielo plumbeo preme contro la terra, la gelida e umida terra che un giorno premerà sulle nostre bare.
Nel giardino del castello granducale, ai piedi dei pini, dove migliaia di rose fiorivano nel periodo invernale, era rimasto per tutto il giorno un ragazzetto vestito di stracci, un ragazzetto che poteva rappresentare l'Italia, così bello, così sorridente, eppure così sofferente. Aveva fame e sete, nessuno gli diede un soldo, e quando venne buio e il giardino dovette essere chiuso, il custode lo cacciò via. Così rimase a lungo sul ponte che passava sul fiume Arno a sognare, a guardare le stelle scintillanti nell'acqua.
Si avviò verso il porcellino di bronzo, si chinò in avanti e gli gettò le braccia intorno al collo; poi mise la bocca vicino al grugno splendente e bevve a grandi sorsate quella fresca acqua. Lì vicino si trovavano alcune foglie di insalata e qualche castagna: quella fu la sua cena.
Non c'era un'anima per strada; era tutto solo, così montò sul dorso del porcellino di bronzo, si allungò in avanti in modo che la testolina ricciuta riposasse su quella dell'animale, e prima ancora di accorgersene, si addormentò.
A mezzanotte il porcellino si mosse, il ragazzo sentì che gli diceva con chiarezza: "Ragazzino, tieniti forte, adesso partiamo!," e difatti partì col ragazzo; fu proprio una strana cavalcata!
Innanzitutto giunsero mPiazza del granduca; lì il cavallo di bronzo su cui stava la statua del duca nitrì forte, le armi variopinte del vecchio municipio brillarono come immagini trasparenti e il David di Michelangelo ruotava la sua fionda. I gruppi di bronzo con Perseo e col Ratto delle Sabine erano fin troppo vivaci; un grido di morte si innalzò da loro e risuonò su tutta quella meravigliosa piazza deserta.
Vicino dXPalazzo degli Uffizi, nella loggia dove la nobiltà si raduna a festeggiare il carnevale, il porcellino di bronzo si fermò.
"Tieniti forte!" esclamò l'animale. "Tieniti forte perché adesso saliamo le scale!" Il piccolo non diceva neppure una parola: era terrorizzato, ma altrettanto divertito.
Entrarono in una lunga galleria, il ragazzo la conosceva bene perché c'era già stato; le pareti sfoggiavano affreschi, c'erano statue e busti, tutti immersi in una luce bellissima come fosse stato giorno; ma la cosa più bella fu quando la porta di una sala laterale si aprì: sì, il piccolo ricordava quella magnificenza, eppure in quella notte tutto brillava del massimo splendore.
Qui si trovava una graziosa donna nuda, bella come solo la natura e un grande maestro del marmo sono in grado di modellare; muoveva le sue deliziose membra, i delfìni saltavano ai suoi piedi, l'immortalità brillava dai suoi occhi. Il mondo la chiama la Venere medicea. Attorno a lei splendevano statue di marmo, uomini bellissimi; uno di loro affilava la spada e era chiamato il molatore, gladiatori irrompenti formavano un altro gruppo; la spada veniva affilata e le lotte scoppiavano per la dea della bellezza.
Il ragazzo fu come accecato da tutto quello splendore, le pareti rilucevano di mille colori, tutto lì aveva vita e movimento. L'immagine di Venere si sdoppiò e apparve la Venere terrestre, turgida e ardente come l'aveva vista Tiziano. Le immagini di due bellissime donne, le splendide membra senza veli, si allungavano sui morbidi cuscini, il petto si sollevava e la testa si muoveva così che i folti riccioli ricadevano sulle spalle ben tornite, mentre gli occhi scuri esprimevano pensieri ardenti; ma nessuna di quelle immagini osava uscire completamente dalla cornice. Persino la dea della bellezza, i gladiatori e il molatore restarono ai loro posti, perché la gloria che si irraggiava dalla Madonna, da Gesù e da San Giovanni li costringeva all'immobilità. Le immagini sante non erano ormai più immagini, erano diventate i santi in persona.
Che splendore e che bellezza da una sala all'altra! Il ragazzetto le visitò tutte, e anche il porcellino di bronzo camminò passo passo, in mezzo a tutta quella magnificenza e a quella meraviglia.
Una visione scacciava l'altra, solo un'immagine si fissò nella mente, soprattutto per quei gioiosi e felici bambini che vi erano rappresentati e a cui il piccolo aveva già fatto cenno, una volta di giorno.
Molti passano davanti a quest'immagine con leggerezza eppure essa contiene in sé un tesoro di poesia: Cristo discende negli Inferi, ma non si vedono i dannati intorno a lui, bensì i pagani. Il fiorentino Angiolo Bronzino è l'autore di questo affresco; la cosa più grandiosa è l'espressione di certezza che c'è nei bambini che saliranno in cielo; due piccoli si abbracciano, uno tende la mano verso un altro più in basso e indica se stesso, come per dire: "Io salirò in cielo!."
Tutti gli adulti stanno lì, dubbiosi e pieni di speranza oppure si inchinano umilmente davanti al Signore Gesù, implorando.
Il ragazzo osservò quell'immagine più a lungo delle altre, il porcellino di bronzo vi rimase fermo davanti, si sentì un fievole sospiro; proveniva dall'affresco o dal petto dell'animale? Il ragazzo sollevò la mano verso quei bambini sorridenti, allora l'animale ripartì con lui e attraversò l'ampio ingresso aperto.
"Grazie! Tu sia benedetto, caro animale!" esclamò il ragazzo accarezzando il porcellino che bum! bum! scendeva le scale di corsa con lui.
"Grazie a te! E che tu sia benedetto!" replicò il porcellino di bronzo. "Io ti ho aiutato e tu hai aiutato me, perché solo con un ragazzo innocente sul dorso ho la forza di muovermi! Vedi, oso persino passare sotto le luci dell'immagine della Madonna. Ti posso portare dappertutto, ma non in chiesa! Ma se tu sei con me, sono in grado di guardare dentro attraverso la finestra aperta, stando all'ingresso. Non scendere; se lo fai, resterò qui morto, come mi vedi di giorno nella stradinaPorto rossa!"
"Resterò con te, animale benedetto!" rispose il piccolo, e ripartirono a tutta velocità per le strade di Firenze, fino alla piazza che si trova davanti alla chiesa di Santa Croce.
La grande porta a due battenti si spalancò di colpo, le luci si irraggiavano dall'altare, e, attraversando la chiesa, uscivano sulla piazza deserta.
Una strana luce proveniva da un monumento nella navata laterale sinistra e migliaia di stelle in movimento formavano una specie di aureola. Un'insegna dominava su quella tomba, una scala rossa su fondo blu, che sembrava infuocata. Era la tomba di Galilei, un monumento molto semplice, ma la scala rossa su fondo blu è un'insegna piena di significato, è come l'insegna stessa dell'arte, perché la strada verso il cielo è rappresentata sempre da una scala infuocata. Tutti i profeti dello spirito salgono al cielo come il profeta Elia.
Nella navata di destra della chiesa ogni figura dei ricchi sarcofaghi sembrava avesse preso vita. Qui c'era Michelangelo, Dante con la corona di alloro intorno alla fronte, Alfieri, Machiavelli, uno di fianco all'altro riposano qui quei grandi uomini, l'orgoglio dell'Italia.lÈ una chiesa magnifica, molto bella, e forse grande come il Duomo di marmo di Firenze.
Sembrava che i vestiti di marmo si muovessero e che quelle grandi figure sollevassero la testa e guardassero in quella notte piena di canti e di musica verso l'altare variopinto e illuminato dove ragazzi vestiti di bianco facevano dondolare gli incensieri dorati; il forte odore si diffondeva dalla chiesa fino alla piazza.
Il ragazzo tese la mano verso quel bagliore e in quel momento il porcellino ripartì; lui dovette tenersi ben forte, il vento gli soffiava nelle orecchie e poi sentì che il portone della chiesa, chiudendosi, cigolava sui cardini, ma in quello stesso istante gli sembrò di perdere conoscenza, sentì un freddo intenso e spalancò gli occhi.
Era mattina e lui era quasi scivolato giù dal porcellino, immobile nella stradaPorto rossa , dove era solito stare.
Il ragazzo fu colto da paura e terrore al pensiero di colei che chiamava mamma e che lo aveva mandato fuori il giorno prima raccomandandogli di procurarsi del denaro; lui non ne aveva, ma aveva fame e sete. Si strinse ancora una volta attorno al collo del porcellino, gli baciò il grugno, gli fece cenno col capo e poi si incamminò per una stradina tortuosa, larga appena per un asino con un carico disposto accortamente. Una grossa porta ferrata stava socchiusa, da lì lui salì per una scala in muratura con le pareti sporchissime e una corda liscia che fungeva da ringhiera; giunse in un cortile, dove dal pozzo fino ai vari piani della casa erano stati tirati fili di ferro dai quali pendevano i secchi, uno vicino all'altro; quando la carrucola strideva, un secchio si metteva a ballare nell'aria facendo schizzare l'acqua in cortile. Da lì si proseguiva per un'altra scala cadente, fatta di mattoni; due marinai russi la scendevano contenti e spinsero quasi a terra il povero ragazzo. Venivano dai loro bagordi notturni. Li seguiva una donna non più giovane, ma molto robusta, con folti capelli neri. "Cos'hai portato a casa?" chiese al ragazzo. "Non arrabbiarti!" la implorò lui. "Non ho niente, proprio niente!" e afferrò il vestito della madre come se volesse baciarlo; entrarono in camera; non vogliamo descriverla, bisogna solo dire che c'era uno scaldino di porcellana pieno di brace che si chìamamarito e che lei si mise sul braccio per scaldarsi le dita; poi diede una gomitata al ragazzo dicendo: "Certo che li hai i soldi!."
Il bambino si mise a piangere, lei lo spinse col piede e lui si lamentò a voce alta. "Taci, altrimenti ti rompo quella testa urlante!" gridò lei agitando lo scaldino che teneva in mano; il ragazzo si accovacciò a terra con un grido. In quel mentre entrò la vicina di casa, anche lei con il suomarito sul braccio. "Felicita! Cosa stai facendo al bambino?" - "Il bambino è mio!" rispose Felicita. "Posso anche ucciderlo, se voglio, e te con lui, Giannina!" e lanciò il suo scaldino. L'altra sollevò il suo per ripararsi e così questi si urtarono; i cocci, il fuoco e la cenere si sparsero nella stanza, ma il ragazzo in quello stesso momento era già fuori dalla porta, di là del cortile, fuori da quella casa. Quel povero bambino continuò a correre finché non ebbe più fiato; si fermò vicino alla chiesa di Santa Croce, la chiesa che si era aperta davanti a lui la notte prima, e entrò. Tutto brillava; si inginocchiò davanti alla prima tomba sulla destra, quella di Michelangelo, e si mise a singhiozzare forte. La gente andava e veniva, fu detta la Messa, ma nessuno si preoccupò di quel ragazzo, solo un vecchietto si fermò, lo osservò e poi se ne andò come gli altri.
Fame e sete tormentarono il piccolo; era debole e malaticcio si riparò nell'angolo tra la parete e il monumento di marmo e lì si addormentò. Verso sera venne svegliato da qualcuno che lo scuoteva, si alzò e trovò davanti a sé lo stesso vecchio di prima.
"Sei malato? Dove abiti? Sei stato qui tutto il giorno?" queste furono alcune delle domande che il vecchio gli rivolse lui rispose e il vecchio lo portò in una casetta che si trovava lì vicino, in una strada laterale. Era un laboratorio di guantaio, la moglie stava ancora cucendo di gran lena quando entrarono, un barboncino bianco saltellò sul tavolo e balzò davanti al ragazzo: era rasato al punto che si vedeva la pelle rosa chiaro.
"Le anime innocenti si riconoscono tra loro!" esclamò la donna accarezzando sia il cagnette che il bambino. Quest'ultimo ebbe da quelle brave persone qualcosa da mangiare e da bere, poi gli dissero che poteva trascorrere la notte lì; il giorno dopo papà Giuseppe avrebbe parlato con sua madre. Gli diedero un misero lettino, ma per lui era bello come quello di un re poiché spesso era costretto a dormire sul duro pavimento di pietra; dormì benissimo e sognò quelle belle immagini e il porcellino di bronzo.
Il mattino dopo papà Giuseppe uscì, il povero bambino non era molto felice, perché sapeva che quell'uscita aveva lo scopo di riportarlo a sua madre, così si mise a piangere e baciò il cagnolino; la donna rivolse a entrambi un cenno di approvazione.
Che notizie portò papà Giuseppe! Parlò a lungo con sua moglie, poi lei chiamò a sé il ragazzo e lo accarezzò. "E un bravo bambino" disse "può diventare un bravo guantaio proprio com'eri tu! E ha dita sottili e molto flessibili. La Madonna ha certo stabilito che diventasse guantaio!"
Il ragazzo rimase in quella casa e la donna gli insegnò a cucire; lui mangiava bene, dormiva bene, divenne allegro e cominciò a stuzzicare Bellissima: così si chiamava il cane. La donna allora lo minacciava col dito, urlava e si infuriava, così il ragazzo si acquetava e si metteva pensieroso nella sua cameretta, che guardava verso la strada e dove veniva lasciata asciugare la pelle. Davanti alla finestra c'erano grosse sbarre di ferro; il ragazzo non riusciva a dormire, pensava continuamente al porcellino di bronzo, e improvvisamente udì dalla strada: "Kladsk! Kladsk!"; sì, era certo lui! Balzò alla finestra, ma non si vedeva nessuno.
"Aiuta il signore a portare la cassetta dei colori" disse la donna il mattino dopo al ragazzo, quando il loro giovane vicino, il pittore, arrivò arrancando con la cassetta e con una tela enorme arrotolata; il ragazzo prese la cassetta e seguì il pittore; si diressero verso la galleria, salirono la stessa scala che lui conosceva bene da quella notte in cui aveva cavalcato il porcellino; conosceva già le statue e gli affreschi, quella bella Venere di marmo e coloro che rivivevano nei loro colori, e rivide la madre di Dio, Gesù e Giovanni.
Poi si fermarono davanti all'affresco del Bronzino, dove Cristo scende negli Inferi e i bambini intorno a lui sorridono per la dolce convinzione di andare in cielo, anche il povero ragazzo sorrise, perché lui lì si trovava nel suo cielo.
"Bene, va' a casa adesso!" gli disse il pittore; il ragazzo era stato fermo così a lungo che l'altro aveva già montato il cavalletto.
"Posso guardare mentre dipinge?" chiese il ragazzo. "Posso vedere come fa a ottenere l'immagine su questa tela bianca?"
"Adesso non dipingo" rispose l'uomo prendendo il carboncino, poi la mano si mosse, rapida, l'occhio misurò l'immagine; e, nonostante ci fosse una sola riga sottile Cristo stava già lì fluttuante, proprio come sull'affresco a colori.
"Adesso vai!" disse il pittore, così il ragazzo si avviò pian piano verso casa, poi sedette al tavolo e... imparò a cucire guanti.
Ma per tutto il giorno il pensiero tornò alla sala degli affreschi, e proprio per questo si punse le dita e si comportò in modo maldestro, ma non stuzzicò Bellissima. Quando venne sera e il portone sulla strada si trovò aperto, il ragazzo sgusciò fuori casa; faceva freddo ma c'erano le stelle, belle e chiare; lui camminò per le strade ormai deserte e si trovò davanti al porcellino di bronzo; gli si chinò sopra e gli baciò il grugno lucido, poi gli sedette sul dorso e disse: "Benedetto animale, che nostalgia ho avuto di te! Questa notte dobbiamo fare una cavalcata!" .
Ma il porcellino rimase immobile e la fresca fonte zampillava dalla sua bocca. Il piccolo sedette come fosse stato un cavaliere, ma qualcuno lo tirò per i vestiti; guardò di lato e vide la piccola e ben rasata Bellissima. Il cane era uscito di casa con lui e lo aveva seguito senza che lui se ne fosse accorto. Bellissima guaì, sembrava volesse dire: "Vedi che sono qui con te? perché stai qui seduto?." Neppure un drago infuocato avrebbe spaventato il ragazzo più di quel cagnolino in quel posto. Bellissima stava per la strada senza essere vestita, come diceva la vecchia mamma; chissà cosa sarebbe successo! Il cane non usciva mai d'inverno senza indossare una pelle di pecora tagliata e cucita appositamente per lei. Quella pelle le veniva legata intorno al collo con un nastro rosso, cui era attaccato un fiocco con un sonaglio, e allo stesso modo veniva legata sotto la pancia. Il cane sembrava allora un capretto che avesse il permesso, d'inverno e vestito a quel modo, di trotterellare con aSignora . E ora Bellissima era lì con lui e non era vestita; cosa sarebbe successo? Tutte le fantasie erano ormai svanite; il ragazzo diede un bacio al porcellino di bronzo, prese in braccio Bellissima, che tremava dal freddo, e si mise a correre più forte che potè.
"Con cosa stai scappando?" gli gridarono due gendarmi che incontrò per strada, e Bellissima si mise a abbaiare. "Dove hai rubato questo grazioso cagnolino?" chiesero, prendendoglielo.
"Ridatemelo!" implorò il ragazzo.
"Se non l'hai rubato, allora di' a casa che il cane può essere ritirato al comando di polizia." Gli diedero l'indirizzo e se ne andarono con Bellissima.
Era disperato. Non sapeva se buttarsi nell'Arno o andare a casa e affrontare la realtà. Lo avrebbero certo ammazzato di botte, pensò tra sé, "ma mi piacerebbe essere ammazzato, così morirei e andrei da Gesù e dalla Madonna!" e così andò a casa proprio per venire ammazzato di botte.
La porta era chiusa e lui non arrivava al battiferro non c'era nessuno per strada, ma trovò una pietra e con quella picchiò sulla porta. "Chi è?" gridarono dalla casa.
"Sono io!" disse il ragazzo. "Bellissima è sparita! Apritemi e picchiatemi a morte!"
Soprattutto {^Signora provò uno spavento terribile al pensiero della povera Bellissima; subito volse lo sguardo verso la parete dove stava appeso l'abito del cane; la pelle di pecora era lì.
"Bellissima alla polizia?" gridò a voce alta. "Ragazzaccio! Come hai fatto a portarla fuori? Morirà di freddo! Quella delicata bestiola in mano ai rozzi soldati!"
Il padre dovette partire subito. La donna si lamentava e il ragazzo piangeva, tutti gli inquilini si radunarono, compreso il pittore; questi si mise il ragazzo sulle ginocchia e gli fece delle domande; un frammento alla volta, venne a conoscenza di tutta la storia del porcellino di bronzo e della galleria, certo, non era facile da capire, ma il pittore consolò il ragazzo, e parlò, parlò alla vecchia che però non fu contenta fin quando il marito non ritornò con Bellissima, che era stata coi soldati. Fu una grande gioia; il pittore accarezzò il ragazzo e gli diede un piccolo fascio di fogli.
Che disegni meravigliosi, che teste divertenti! ma, più bello di tutti, c'era il porcellino di bronzo, e sembrava lì in carne e ossa. Nulla poteva essere più splendido! Si trovava sulla carta, fatto con pochi tratti, e dietro c'era abbozzata anche la casa.
"Che bello saper disegnare e dipingere! Si può riprodurre tutto il mondo!"
Il giorno dopo, non appena ebbe un momento libero, il ragazzo prese una matita e sul lato bianco di uno dei fogli cercò di copiare il disegno del porcellino di bronzo. Ci riuscì! Era un po' obliquo, un po' storto, con una zampa grossa e un'altra sottile, ma si capiva bene che cos'era! Così il ragazzo si rallegrò moltissimo con se stesso. La matita non voleva andare proprio dove doveva; ma il giorno successivo c'era disegnato di fianco un altro porcellino, e era cento volte più bello, il terzo poi fu così ben fatto che chiunque potè riconoscerlo.
La cucitura dei guanti però lasciava a desiderare e le commissioni in città venivano compiute con lentezza; questo perché il porcellino di bronzo aveva insegnato al ragazzo che Firenze era come un libro di illustrazioni, se lo si voleva sfogliare. InPiazza della Trinità c'era una sottile colonna che reggeva la dea della giustizia con gli occhi bendati e la bilancia; subito la si ritrovò sulla carta, e era stato il ragazzetto a disegnarla. La raccolta di disegni aumentò, ma comprendeva solo cose inanimate. Un giorno Bellissima si mise con un balzo davanti al ragazzo. "Stai ferma" disse lui "così sarai bella e comparirai nei miei disegni!" Bellissima però non voleva stare ferma, così venne legata; le vennero legate la coda e la testa; quella ringhiò e si mise a saltare, la corda fu tirata di più e in quel momento entrò aSignora .
"Sacrilego! povera bestia!" disse soltanto al ragazzo, poi lo spinse, gli diede un calcio e lo cacciò di casa, quell'ingrato mascalzone, quello scellerato! E piangendo baciò la sua piccola Bellissima mezza strangolata.
Il pittore stava salendo la scala in quel momento e... questo determinò una svolta nella storia.
Nel 1834 ci fu una mostra nell'Accademia delle arridi Firenze; due quadri, posti uno di fianco all'altro, attiravano molti visitatori. Sul quadro più piccolo era raffigurato un ragazzetto che stava disegnando; come modello aveva un cagnetto bianco e rasato per bene, ma l'animale non voleva star fermo e così gli erano state legate con una corda sia la testa che la coda. C'era vita in quell'immagine e una autenticità che piaceva a tutti. Si raccontava che il pittore fosse un giovane fiorentino che era stato raccolto dalla strada, era stato cresciuto da un vecchio guantaio e aveva imparato a disegnare da solo. Poi un pittore ora famoso aveva scoperto il suo talento quando il ragazzo era stato cacciato da casa perché aveva legato quel cagnolino, il prediletto della padrona, per prenderlo come modello.
L'apprendista guantaio era diventato un grande pittore, come rivelava quel quadro, e ancora di più il quadro più grande che stava lì di fianco. C'era un'unica figura: un bel ragazzo vestito di stracci, che dormiva per la strada, sdraiato sul porcellino di bronzo che si trova nella stradaPorto rossa . Tutti i visitatori conoscevano quel luogo. Le braccine del ragazzo erano strette alla testa del porcellino,2il piccolo dormiva un sonno profondo e la lampada dell'immagine della Madonna illuminava con una luce intensa il volto pallido ma meraviglioso di quel bambino.
Era proprio un quadro splendido; una grossa cornice dorata lo circondava e a un angolo della cornice era appesa una corona d'alloro, ma tra le foglie verdi era stato intrecciato un nastro nero da cui pendeva un lungo velo da lutto.
Quel giovane artista, in quei giorni, era morto!

 

 
 
 

E' proprio da stupidi ed immaturi per un selfie ......

Post n°858 pubblicato il 12 Settembre 2014 da giramondo595

finire all' ospedale in gravi condizioni.

 


Voleva farsi un altro selfie, dopo quelli già scattati con una comitiva di amici per festeggiare i suoi 18 anni. Ma all'alba di lunedì un ragazzo veneto, Mattia M., originario della provincia di Padova, ha scelto il Colosseo. Solo che per raggiungerlo, il giovane ha scavalcato una ringhiera di vetro e ferro davanti al monumento ed è scivolato nel terrapieno restando gravemente ferito. IL giovane è ricoverato in prognosi riservata all'ospedale San Giovanni. Con lui, alle 5 del mattino, c'erano una decina di amici che lo conoscevano da tempo dopo aver partecipato a una vacanza a New York. E sono stati loro a dare l'allarme. L'incidente è avvenuto sul marciapiede che collega piazza del Colosseo a via Celio Vibenna, ogni giorno percorso da migliaia di turisti. All'alba di lunedì, invece, non c'era nessuno a parte la comitiva di Mattia, composta da ragazzi provenienti da tutta Italia. Secondo la ricostruzione dei carabinieri della compagnia Piazza Dante, i giovani - che avevano trascorso la serata e poi la nottata fra il centro e le Terme di Caracalla - si sono avvicinati al Colosseo per scattare fotografie. Poi hanno deciso di scendere sotto all'Anfiteatro Flavio per i selfie, ma Mattia ha perso l'equilibrio ed è caduto, sbattendo con violenza la testa sui pietroni antichi dello spiazzo sottostante, fuori dal Colosseo. Gli investigatori dell'Arma hanno svolto un sopralluogo nel luogo dell'incidente. Fino a questo momento non sarebbero emersi elementi che possano far pensare a una dinamica diversa da quella di una caduta accidentale. Nè sono emersi problemi nella sicurezza delle protezioni del terrapieno.

 

 
 
 

Ogni tanto, una bella storia d coraggio e di sana educazione civica

Post n°857 pubblicato il 11 Settembre 2014 da giramondo595

che ha per protagonisti dei ragazzi dai sani principi morali e coraggiosi. accaduta l' 8 settembre scorso

Ragazzini aiutano i Carabinieri ad arrestare un ladro

Ha rubato il borsello di un ragazzo che stava giocando coi suoi amici a pallone ma il fatto non è sfuggito ai giovani calciatori che lo hanno inseguito consentendo ai carabinieri di arrestarlo. È quanto è successo ieri pomeriggio nel quartiere Lido. La persona arrestata è un cittadino marocchino senza fissa dimora, Zineddine R., 42 anni. I fatti si sono svolti nei pressi del campetto di calcetto della parrocchia del Sacro Cuore, nel quartiere Casciolino, dove i ragazzi avevano organizzato un partita. L'uomo aveva notato che i giovani calciatori avevano poggiato in una delle panchine del campo tutti i loro effetti personali. Approfittando della distrazione dei ragazzi, Zineddine R., secondo una prima sommaria ricostruzione dei fatti, si sarebbe avvicinato agli zainetti, avrebbe rovistato e poi nascosto addosso un borsello. Poi la fuga. Il fare furtivo dell'uomo non è sfuggito però ai ragazzi che hanno subito dato l'allarme chiamando i carabinieri, inseguendo il marocchino e consentendo ai militari della stazione di Lido, guidata dal maresciallo Antonio Macrì, di bloccare l'uomo. Il marocchino, dopo essere stato portato in caserma e perquisito, è stato trovato in possesso dello zainetto (contenete due cellulari, un paio di occhiali e pochi euro) che è stato restituito al legittimo proprietario. Dopo aver avvisato dell'accaduto il sostituto procuratore della Repubblica di turno, Vincenzo Luberto, Zineddine Rachid è stato arrestato con l'accusa di furto aggravato e portato, tra l'euforia dei ragazzi che avevano contribuito all'arresto, nella camera di sicurezza della Stazione di Gagliano a disposizione dell'autorità giudiziaria. Agli adulti, di questa storia, resta il grande coraggio e l'esempio di questi ragazzi che, con il loro comportamento, hanno contribuito a far arrestare un ladro.


dal sito soveratoweb.com

 

 
 
 

giro del mondo..in fiabe 2

Post n°856 pubblicato il 10 Settembre 2014 da giramondo595


Il povero e i mille grossi (favola greca)

Se qualcuno chiedesse alla gente cosa occorre per essere felici, le risposte sarebbero talmente tante da non saper che pesci prendere. Nessuno, però, oserebbe dire che per esser felici occorre esser poveri. E questo sembrava impossibile anche a noi, fino a quando, un bel giorno, venimmo a conoscenza della storia di un uomo molto particolare...Costui era povero, molto povero, e per tutto il giorno non faceva altro che lavorare. Come lui i figli e la moglie: stanchi morti tutte le sere. Eppure dopo cena, quando l'intero quartiere avrebbe scommesso che quella famiglia stava già dormendo della grossa, dalle mura della loro casa si sentiva la gioia della festa.
- Prendi la chitarra, papà - diceva il figlio più piccolo.
- Suona quella di ieri - aggiungeva ridendo un altro.
La moglie sistemava le sedie in cerchio, prendeva in braccio una delle figliolette, le dava un sonaglio, e la faceva trottare sulle ginocchia. A quel punto il padre cominciava a suonare, e per due ore sembrava che la povertà e la fatica non fossero mai esistite. Gioia, solo gioia!
- Questa ve la ricordate? - chiedeva ammiccando il padre - cantala tu la prima strofa, Pietro...

La casa vicina era abitata da un uomo molto ricco, che tutte le sere veniva distratto dalla musica e dalle risate della povera famigliola. Lui si guardava intorno e pensava:
- Ho tutto quello che può desiderare un uomo. Se adesso volessi mangiare il piatto più buono del mondo, almeno dieci cuochi farebbero a gara per portarmelo. Non mi manca niente. Ho dieci automobili, chissà quante barche. Ho tutto. Guarda quelli invece - indicava i balletti della famigliola che si intravedevano dalla casa di fronte - non hanno niente e sono felici. Credo proprio che gli regalerò dei soldi. Chissà con quelli quanto saranno felici, se riescono ad esserlo senza.

Il giorno dopo il ricco suonò alla porta del povero.
- Caro vicino. Sei un uomo onesto, lo so. Ti meriti questi soldi. Prendili e sii felice, fanne ciò che vuoi.
- Grazie vicino, non dovevi. Ma non so come...
- No, non dire niente. La vostra famiglia mi mette allegria. Vi sento tutte le sere. Consideralo un gesto di gratitudine.
- Come vuoi...
Rientrato in casa, il povero si sedette e pensò a cosa fare di quei soldi. Non fece altro per tutto il pomeriggio. Le idee gli si arrovellavano nella testa, ma nessuna sembrava buona, nessuna dava un senso a tutti quei soldi.
Quei soldi in casa sua.... Mah....
- Compriamo una vigna, cara? - chiese alla moglie quando si fece sera.
- Ma caro, io sto bene così, ti voglio bene...
- Anch'io ti voglio bene, ma dovremo pur farne qualcosa, di ‘sti soldi, no?
Si intromise il figlio più piccolo:
- Dov'è la chitarra, papà?
- La chit..? oh, per favore, non vedi che papà è impegnato? Vai in camera tua, questa sera niente chitarra. Possibile che qui interessi solo a me quello che accade in questa casa.

Quella fu la prima sera che nella sua cosa non si ballò e non si cantò. I figli erano tutti rattristati, la moglie incredula e sul punto di piangere. L'uomo si chiuse nel silenzio e per quattro giorni non fece altro che pensare ai soldi.
Alla fine li prese, in mano, li pesò, li guardò a fondo. Poi guardò i suoi figli, zitti e fermi.
E fu allora che decise. Senza esitare, uscì di casa, si diresse dal vicino e ridandogli i soldi, disse:
- Ti ringrazio, caro vicino, perché mi hai fatto capire cos'è la felicità. E non ha niente a che fare con questi soldi.

La sera stessa la musica della povera famigliola tornò a risuonare nel quartiere.
E non smise più.

Novantanove galline e un gallo
(Favola greca)

C'era una volta una famiglia che viveva in una fattoria. Marito e moglie erano attorniati da animali, i più numerosi erano le galline: ben novantanove galline e un solo gallo.

Un giorno il marito disse alla moglie: "Che ne dici se vendiamo un po' di galline visto che ne abbiamo così tante?"
La moglie acconsentì e il giorno dopo andò in paese a venderle a un uomo che girava in cerca di affari. La donna gli vendette tutti e cento gli animali compreso il gallo, ma l'uomo le disse:
"Non ho i soldi per pagarti, ti lascio il gallo come pegno. Però mi dovresti prestare la tua asina per trasportare le galline."
La donna acconsentì.
E l'ambulante: "Non è che mi presteresti anche il tuo cane, sai contro i malintenzionati..."
La donna gli diede tutto ciò che chiedeva e la sera, quando il marito tornò a casa gli raccontò tutto. Il marito iniziò ad urlare pieno di rabbia e il giorno dopo partì di nascosto. Andò in giro per i paesi a caccia di donne da truffare.
Sulla strada vide una ragazza vicino ad un pozzo e le si avvicinò. La giovane gli chiese: "Da dove vieni?" Egli rispose: "Vengo dal mondo dei morti."
La ragazza allora esclamò: "Quindi tu conosci Takis, il povero figlio morto della mia padrona"
"Certo che lo conosco, sta bene ma è povero. Gli mancano scarpe, soldi e vestiti", rispose lui. Allora la ragazza corse a chiamare la sua padrona. La signora quando seppe delle condizioni del figlio diede allo scaltro uomo cibo e tutto il necessario per il povero figliuolo.
La sera tornò a casa il marito, grand'ufficiale del re. La signora gli raccontò che aveva regalato ad un uomo proveniente dall'aldilà scarpe, vestiti e soldi per il loro figlio. L'ufficiale capì subito che era tutta una truffa e corse a cercare l'uomo. Il mascalzone, accortosi che era ricercato, si rifugiò presso un mulino e disse al mugnaio: "Corri mugnaio, scappa perché qualcuno ti sta cercando." Il povero mugnaio impaurito scappò su di una pianta mentre l'uomo si coprì di farina. Poco dopo arrivò l'ufficiale e chiese al mugnaio, che però era il furfante, di tenergli il cavallo. Sceso da cavallo si tolse gli stivali e si arrampicò sulla pianta. Allora l'uomo scaltro si infilò gli stivali e, salito sul cavallo, corse via con il bottino.
L'ufficiale tornò a casa sconfitto e disse alla moglie: "Avevi regalato a Takis scarpe, vestiti e denaro, allora io ho pensato di fargli avere anche stivali e cavallo!"

 

 

 
 
 

Gatto e topo in societÓ

Post n°855 pubblicato il 08 Settembre 2014 da giramondo595

fratelli Grimm

Un gatto aveva fatto conoscenza con un topo e gli aveva tanto vantato il grande amore e l'amicizia che gli portava, che alla fine il topo acconsentì ad abitare con lui; avrebbero governato insieme la casa. "Ma per l'inverno dobbiamo provvedere, altrimenti patiremo al fame," disse il gatto, "e tu, topolino, non puoi arrischiarti dappertutto sennò finirai col cadermi in trappola!" Il buon consiglio fu seguito e comprarono un pentolino di strutto. Ma non sapevano dove metterlo; finalmente, pensa e ripensa, il gatto disse: "Non so dove potrebbe essere più al sicuro che in chiesa; là nessuno osa commettere un furto: lo mettiamo sotto l'altare e non lo tocchiamo prima di averne bisogno." Il pentolino fu messo al sicuro ma il gatto non tardò ad avere voglia di strutto, e disse al topo: "Volevo dirti, topolino, che mia cugina mi ha pregato di farle da compare: ha partorito un piccolo, bianco con macchie brune, e devo tenerloa battesimo. Lasciami uscire oggi e sbriga da solo le faccende di casa." - "Va bene," rispose il topo, "va pure e se mangi qualcosa di buono pensa a me: un goccio di quel rosso vino puerperale lo berrei volentieri anch'io!" Ma non c'era niente di vero: il gatto non aveva cugine nè l'avevano richiesto come padrino. Andò dritto in chiesa, si avvicino quatto quatto al pentolino di strutto, si mise a lecccare e lecco via la pellicola di grasso. Poi se ne andò a zonzo per i tetti della città per tutto il resto della giornata: si guardò intorno, si mise steso al sole e continuava a leccarsi i baffi ogni qualvolta pensava al pentolino. Non ritornò a casa che alla sera. "Eccoti qua," disse il topo, "hai di certo passato una giornata allegra. Che nome hanno messo al piccolo?" - "Pellepappata," rispose il gatto tutto d'un fiato. "Che strano nome," disse il topo, "è frequente nella vostra famiglia?" - "Che c'è di strano," rispose il gatto, "non è certo peggio di Rubabriciole, il nome dei tuoi figliocci!"

Poco tempo dopo al gatto tornò la voglia di strutto. Così disse al topo: "Devi farmi un'altra volta il piacere di badare alla casa da solo; mi vogliono di nuovo come padrino e siccome il piccolo stavolta ha un cerchio bianco intorno al collo, non posso rifiutare." Ancora una volta il topo acconsentì, e di nuovo il gatto corse di soppiatto fino alla chiesa e finì col divorare metà del contenuto del pentolino. "E' proprio vero: nulla è più gustoso di quello che si mangia da soli" ed era tutto contento della sua giornata quando al tramonto rientrò a casa. Il topo gli chiese della giornata appena trascorsa e poi: "Questo piccolo qui come l'avete chiamato?" - "Mezzopappato," si lasciò scappare il gatto. "Mezzopappato! che razza di nome," esclamò il topo, "sono sicuro che non esiste nemmeno sul calendario!"

Ben presto al gatto tornò l'acquolina in bocca e, poichè non c'è due senza tre, disse al topo: "Devo fare di nuovo il padrino. Questa volta il piccolo è tutto nero e ha solo le zampe bianche: in tutto il resto del corpo non ha un solo pelo bianco. Questo capita solo una volta ogni due anni: mi lasci andare?" - "Pellepappata e Mezzopappato," rimuginò il topo a voce alta, "sono nomi che mi impensieriscono!" - "Tu te ne stai col tuo giubbone grigio scuro e la tua lunga coda tappato in casa, e va a finire che ti monti la testa! Succede così quando non si esce mai!" disse il gatto risentito e uscì. Quel golosone del gatto arrivò in chiesa e ovviamente divorò utto il pentolone di strutto: "Solo quando si è finito tutto si sta in pace!" disse a se stesso e tornò a casa solo a notte fonda e ben pasciuto. Il topo, che nel frattempo aveva sbrigato tutte le faccende e rimesso in ordine la casa, anche questa volta gli chiese che nome avessero dato al terzo piccino. "Beh, non ti piacerà di certo," disse il gatto, "si chiama Tuttopappato!" - "Tuttopappato, certo che è proprio un nome bizzarro, io non l'ho mai visto scritto. Che vorra mai dire?" ma poichè era stanco scosse il capo, si acciambellò e si addormentò. Da allora più nessuno chiese al gatto di fare da padrino. Giunto l'inverno, quando ormai fuori non si trovava più nulla, il topo si ricordo della loro provvista di strutto e disse: "Vieni gatto, andiamo dove abbiamo messo in serbo il nostro pentolino di grasso, ce la godremo." - "Certo," rispose il gatto aggiungendo tra sè e sè "te la godrai come a mangiar aria fritta!" Si missero in cammino e quando arrivarono la pentola era ancora al suo posto, ma completamente vuota. "Ah," esclamò il topo, "ora capisco quel che è successo, ora mi è tutto chiaro. Bell'amico che sei! Hai divorato tutto quando hai fatto da compare: prima pellepappata, poi mezzopappato poi..." - "Vuoi tacere," disse il gatto, "ancora una parola e ti mangio!" "Tuttopappato," finì di dire in quell'istante il topo. Così il gatto con un balzo l'afferrò e ne fece un sol boccone. Vedi, così va il mondo.

 

 
 
 

Spigolature calabresi 4 .......di fine estate

Post n°854 pubblicato il 07 Settembre 2014 da giramondo595

L' estate è finita, o quasi, ma le curiosità sulla Calabria..continuano. Oggi, ci spostiamo nel Vibonese per parlare della Nduja

La 'nduja è un salume di consistenza morbida e dal gusto particolarmente piccante. Il nome "nduja" o più semplicemente "duja", che trae origine dal termine latino "inducere", cioè introdurre, è altresì collegato ad altri due particolari tipi di insaccato, sempre costituiti da carne e spezie, prodotti di salumeria dai piemontesi chiamati "salame d'la doja" mentre dai francesi "andouille". Questi due prodotti, come quello calabrese, nonostante la comune matrice latina della denominazione, hanno caratteristiche assolutamente diverse. La 'nduja è tipica del paese di Spilinga, località in provincia di Vibo Valentia, in Calabria. Imitazioni del prodotto, anche di qualità paragonabile, sono ormai reperibili in tutta la regione, a tal punto da fare della 'nduja un alimento tipicamente associato a tutta la Calabria. Preparata con le parti grasse del maiale, con l'aggiunta del peperoncino piccante calabrese, è insaccata nel budello cieco (orba), per poi essere affumicata.Storicamente la 'nduja è un piatto povero, nato per utilizzare gli scarti delle carni del maiale: milza, stomaco, intestino, polmoni, esofago, cuore, trachea, parti molli del retrobocca e faringe, porzioni carnee della testa, muscoli pellicciai, linfonodi, grasso di varie regioni, ecc. Tuttavia, già a pochi chilometri da Spilinga, così come nelle aree in cui il prodotto è arrivato più di recente (ad esempio nel cosentino o crotonese) vengono aggiunte, a questi ingredienti, le cotiche bollite tagliate a pezzettini molto piccoli. La geografia tradizionale della 'nduja è stata verificata da Corrado Barberis e Saverio Di Bella. Il successo commerciale è all'origine delle modificazioni attuali nelle diverse composizioni. Si consuma spalmandola su fette di pane abbrustolito, meglio se ancora calde, o utilizzata come soffritto per la base di un ragù o di un sugo di pomodoro, con aglio; può essere usata per guarnire la pizza, prima degli altri condimenti se cruda, oppure appena sfornata; si può consumare su fettine di formaggi semi-stagionati o può entrare nella composizione di frittate.

 

 
 
 

Spigolature calabresi.....3 sotto l' ombrellone, per i pochi fortunati

Post n°853 pubblicato il 30 Agosto 2014 da giramondo595

Continua il viaggio ..nella mia regione. Nei due messaggi precedenti. Vi ho parlato della Statua del Gagini, della Madonna a Mare, oggi vi parlerò di una splendida chiesa sita nel mio paesino d' origine.

Con questo messaggio, voglio augurare a tutti voi, un felice rientro dalle vacanze ed un felice ritorno alla normale routine.. Ai pochi fortunati, che sono riusciti a ritagliarsi le ferie in questo periodo... auguro buon divertimento e sereno relax.


La Chiesa di S. Andrea,

in dialetto andreolese 'A chjìasi 'e Santa Ndrià, è la chiesa del Patrono del Paese di S.Andrea Apostolo dello Jonio. Un paesino della costa ionica calabrese. E' ubicata su una collina rocciosa all'inizio del paese) - È una chiesa ad una sola navata, costruita intorno all'Xl sec., ma restaurata o ingrandita verso la metà del '700 (sul portale di granito c'è la data del 1757) e arricchita nella facciata esterna - sul finire dell'Ottocento (1893) - di vari ornamenti architettonici e dell'unica campana di cui è dotata. Al suo interno si possono ammirare: l'altare, costruito in stile barocco sul lato o- rientale; efficaci affreschi murali, iniziati nel 1926, che sono opera dei pittori Zimmatore e Grillo, originari di Pizzo Calabro, ma venuti nel nostro paese - su richiesta dell'arc. don Bruno Voci - per affrescare la chiesa di Sant'Andrea e la cappella deirimmacolata nella Chiesa Matrice (lo si evince dal sigillo "Zimatore e Grillo pinsero 1926" che si legge in alto sulla parete della cantorìa)', e la statua del Santo, scolpita nel 1009 e restaurata nell'Ottocento, dopo l'oltraggio subito il 1806 dai soldati francesi, i quali, non riuscendo a portarla via perché "Sant'Andrìa ac cippàu", le divelsero gli occhi. All'esterno la Chiesa è circondata da un bel giardino ("villètta"), e nel lato orientale si erge la nicchia esterna del Santo, di chiaro sapore neobarocco, la cui statua poggia su un tronco di palma ricavato su una orditura di mattoni pieni sapientemente intrecciati e guarda verso il mare con le sue triglie attaccate al braccio. Tale nicchia fu progettata dall'arch. Francesco Armogida e fu eseguita nel 1952 (sotto il Priore Peppino Carioti Davulìsi e il Procuratore Vincenzo Riverso) da mastru Brunu d'a Guardia (Bruno Betrò) e da mastru Bruno Calabretta insieme ad altri muratori. Adiacente alla Chiesa vi è una delle 3 porte d'ingresso al paese, la quale reca la data del 1727 e i segni dell'invasione francese del 1806. All'interno la Chiesa è tripartita da lesene laterali: nella parte orientale c'è l'altare del Santo e, retrostante, una piccola abside a due ingressi laterali, dalla quale si accede nel panoramico giardino. Si distingue dalle altre Chiese del paese per la ricca decorazione che l' adorna in ogni parte. Chi entra, infatti, nella parte centrale dell'intradosso dell'arco che sovrasta l'altare, scorge su doppia riga la didascalia in latino "DILEXIT [AND]REAM || DOMINUS IN ODOREM SUAVITATIS". E sopra, nella cantorìa, sulla parete occidentale, trova raffigurato da una parte Davide che suona l' arpa e dall'altra Santa Cecilia che suona l'organo a canne; e, sopra una finestrella centrale, S. Paolo tutto intento a scrivere su un grosso libro. Sulla volta a botte, da est ad ovest, sono impresse 3 scene riguardanti la vita del Santo: l'angelo che porge ad Andrea la palma del martirio; la predicazione alle folle che il Santo fa in piedi dalla barca; e l'implorazione che Andrea fa a Cristo perché protegga il paese, raffigurato - a tinte sfumate, ma chiaramente percepibile - sulle 3 colline su cui si adagia. Le prime due scene furon dipinte su tela, poi applicate alla volta e forse restaurate; la terza, invece, fu dipinta direttamente sull'intonaco della parete, la quale nel tempo si è impregnata di umidità e perciò è in varie parti screpolata. Sono pitture a colori vivi, come il rosso (colore predominante, associato all'idea del martirio), il verde, l'azzurro, il giallo ... Scendendo verso le 2 pareti laterali, in alto, per ogni lato, ci sono 3 aperture voltate, ognuna delle quali porta disegnato al suo interno un angioletto con un ricco mazzo di fiori variopinti e alFestemo altri 2 angeli che sostengono un festone orna¬mentale. E ai 2 lati di ogni finestra 2 tondi, ciascuna col busto di un apostolo e sotto il nome in latino: a sinistra Pietro, Andrea, Giacomo maggiore, Giovanni, Filippo e Bartolomeo; e a destra, Mattia, Simone, Taddeo, Giacomo minore, Matteo e Tommaso. Le due pareti laterali sono tutte ricoperte di scene esemplari (sempre di martirio) della vita paleocristiana, anche se a tinte più sbiadite, direi terrose: a destra, prima la crocifissione di S. Pietro, tradizionalmente raffigurato col capo all'ingiù; al centro la lapidazione di S. Tarcisio che stava portando l'eucarestia a un cristiano (nella parte centrale della raffigurazione sporge la nicchia in cui si conservano le reliquie del Santo Patrono); e infine il martirio dei Cristiani al Colosseo dati in pasto ai leoni (un quadro che - secondo l' informazione dello storico Pietro Voci - è la riproduzione di un disegno di un certo Conti ) e a sinistra, prima il martirio di religiosi ( francescani ? ) da parte di soldati orientali ( islamici ? ); poi il martirio di Sant' Agnese che poggia il capo sul ceppo ed è decapitata dal boia con una possente scure; e infine il martirio di San Sebastiano colpito a morte dalle frecce dei soldati romani.

Incollando questo link sulla barra di explorer troverete altre foto della chiesa

https://www.facebook.com/pasquale.romeo1/media_set?set=a.918972511451627.1073741845.100000166594886&type=1

 
 
 

I musicanti di Brema

Post n°852 pubblicato il 29 Agosto 2014 da giramondo595

I musicanti di Brema

 fratelli Grimm


Un uomo aveva un asino che lo aveva servito assiduamente per molti anni; ma ora le forze lo abbandonavano e di giorno in giorno diveniva sempre più incapace di lavorare. Allora il padrone pensò di toglierlo di mezzo, ma l'asino si accorse che non tirava buon vento, scappò e prese la via di Brema: là, pensava, avrebbe potuto fare parte della banda municipale. Dopo aver camminato un po', trovò un cane da caccia che giaceva sulla strada, ansando come uno sfinito dalla corsa. "Perché‚ soffi così?" domandò l'asino. "Ah," rispose il cane, "siccome sono vecchio e divento ogni giorno più debole e non posso più andare a caccia, il mio padrone voleva accopparmi, e allora me la sono data a gambe; ma adesso come farò a guadagnarmi il pane?" - "Sai?" disse l'asino. "Io vado a Brema a fare il musicante, vieni anche tu e fatti assumere nella banda." Il cane era d'accordo e andarono avanti. Poco dopo trovarono per strada un gatto dall'aspetto molto afflitto. "Ti è andato storto qualcosa?" domandò l'asino. "Come si fa a essere allegri se ne va di mezzo la pelle? Dato che invecchio, i miei denti si smussano e preferisco starmene a fare le fusa accanto alla stufa invece di dare la caccia ai topi, la mia padrona ha tentato di annegarmi; l'ho scampata, è vero, ma adesso è un bel pasticcio: dove andrò?" - "Vieni con noi a Brema: ti intendi di serenate, puoi entrare nella banda municipale." Il gatto acconsentì e andò con loro. Poi i tre fuggiaschi passarono davanti a un cortile; sul portone c'era il gallo del pollaio che strillava a più non posso. "Strilli da rompere i timpani," disse l'asino, "che ti piglia?" - "Ho annunciato il bel tempo," rispose il gallo, "perché‚ è il giorno in cui la Madonna ha lavato le camicine a Gesù Bambino e vuol farle asciugare; ma domani, che è festa, verranno ospiti, e la padrona di casa, senza nessuna pietà, ha detto alla cuoca che vuole mangiarmi lesso, così questa sera devo lasciarmi tagliare il collo. E io grido a squarciagola finché‚ posso." - "Macché‚ Cresta rossa," disse l'asino, "vieni piuttosto con noi, andiamo a Brema; qualcosa meglio della morte lo trovi dappertutto; tu hai una bella voce e, se faremo della musica tutti insieme, sarà una bellezza!" Al gallo piacque la proposta e se ne andarono tutti e quattro.

Ma non potevano raggiungere Brema in un giorno e la sera giunsero in un bosco dove si apprestarono a passare la notte. L'asino e il cane si sdraiarono sotto un albero alto, mentre il gatto e il gallo salirono sui rami, ma il gallo volò fino in cima, dov'egli era più al sicuro. Prima di addormentarsi guardò ancora una volta in tutte le direzioni, e gli parve di vedere in lontananza una piccola luce, così gridò ai compagni che, non molto distante, doveva esserci una casa poiché‚ splendeva un lume. Allora l'asino disse: "Mettiamoci in cammino e andiamo, perché‚ qui l'alloggio è cattivo." E il cane aggiunse: "Sì, un paio d'ossa e un po' di carne mi andrebbero anche bene!" Perciò si avviarono verso la zona da cui proveniva la luce e, ben presto, la videro brillare più chiara e sempre più grande, finché‚ giunsero davanti a una casa bene illuminata dove abitavano i briganti. L'asino, che era il più alto, si avvicinò alla finestra e guardò dentro. "Cosa vedi, testa grigia?" domandò il gallo. "Cosa vedo?" rispose l'asino. "Una tavola apparecchiata con ogni ben di Dio e attorno i briganti che se la spassano." - "Farebbe proprio al caso nostro," disse il gallo. "Sì, sì; ah, se fossimo là dentro!" esclamò l'asino. Allora gli animali tennero consiglio sul modo di cacciar fuori i briganti, e alla fine trovarono il sistema. L'asino dovette appoggiarsi alla finestra con le zampe davanti, il cane saltare sul dorso dell'asino, il gatto arrampicarsi sul cane, e infine il gallo si alzò in volo e si posò sulla testa del gatto. Fatto questo, a un dato segnale incominciarono tutti insieme il loro concerto: l'asino ragliava, il cane abbaiava, il gatto miagolava e il gallo cantava; poi dalla finestra piombarono nella stanza facendo andare in pezzi i vetri. I briganti, spaventati da quell'orrendo schiamazzo, credettero che fosse entrato uno spettro e fuggirono atterriti nel bosco. I quattro compagni sedettero a tavola, si accontentarono di quello che era rimasto e mangiarono come se dovessero patir la fame per un mese.

Quando ebbero finito, i quattro musicisti spensero la luce e si cercarono un posto per dormire comodamente, ciascuno secondo la propria natura. L'asino si sdraiò sul letamaio, il cane dietro la porta, il gatto sulla cenere calda del camino e il gallo si posò sulla trave maestra; e poiché‚ erano tanto stanchi per il lungo cammino, si addormentarono subito. Passata la mezzanotte, i briganti videro da lontano che in casa non ardeva più nessun lume e tutto sembrava tranquillo; allora il capo disse: "Non avremmo dovuto lasciarci impaurire" e mandò uno a ispezionare la casa. Costui trovò tutto tranquillo andò in cucina ad accendere un lume e, scambiando gli occhi sfavillanti del gatto per carboni ardenti, vi accostò uno zolfanello perché‚ prendesse fuoco. Ma il gatto se n'ebbe a male e gli saltò in faccia, sputando e graffiando. Il brigante si spaventò a morte e tentò di fuggire dalla porta sul retro, ma là era sdraiato il cane che saltò su e lo morse a una gamba; e quando attraversò dl corsa il cortile, passando davanti al letamaio, l'asino gli diede un bel calcio con la zampa di dietro; e il gallo, che si era svegliato per il baccano, strillò tutto arzillo dalla sua trave: "Chicchiricchì!" Allora il brigante tornò dal suo capo correndo a più non posso e disse: "Ah, in casa c'è un'orribile strega che mi ha soffiato addosso e mi ha graffiato la faccia con le sue unghiacce e sulla porta c'è un uomo con un coltello che mi ha ferito alla gamba; e nel cortile c'è un mostro nero che mi si è scagliato contro con una mazza di legno; e in cima al tetto il giudice gridava: 'Portatemi quel furfante!' Allora me la sono data a gambe!" Da quel giorno i briganti non si arrischiarono più a ritornare nella casa, ma i quattro musicanti di Brema ci stavano così bene che non vollero andarsene. E a chi per ultimo l'ha raccontata ancor la bocca non s'è freddata.

 

 

 
 
 

L' acquisto con la moneta elettronica Ŕ notevolmente

Post n°851 pubblicato il 28 Agosto 2014 da giramondo595

aumentato, sia per la praticità, sia in quanto consente di acquistare comodamente da casa su internet

di conseguenza Le truffe con le carte di credito sono particolarmente frequenti e ogni anno presentano un trend in aumento.

L' arma dei carabinieri, attraverso il loro sito, ci forniscono preziosi consigli per difendersi da simili odiosi reati

Le transazioni più pericolose sono quelle effettuate via Internet o per telefono quando non è necessario esibire fisicamente la carta.

Le truffe vengono compiute attraverso l'utilizzazione del numero della carta di credito che viene riprodotto illegalmente su carte "clonate" che vengono utilizzate sia per lo shopping tradizionale sia per il commercio elettronico.
Per impedire ciò le società che gestiscono le credit card stanno adottando dei sofisticati sistemi anticontraffazione per le carte di ultima generazione. Nel frattempo, però, bisogna non perdere mai di vista la propria carta (per evitare che i dati possano essere memorizzati e successivamente trasferiti su carte clonate) quando si pagano i propri acquisti e seguire precauzioni particolari per il commercio via Internet.

Alcuni accorgimenti per gli acquisti tradizionali:
controllate sempre l'estratto conto della carta di credito badando in modo particolare alle spese di piccolo importo, dove spesso si nasconde la truffa;
non perdete mai di vista la persona alla quale consegnate la carta per l'acquisto durante la transazione. E' sempre preferibile recarsi di persona alla cassa, anche se la cosa (specie in alcuni esercizi pubblici quali ristoranti e pizzerie) può farci perdere cinque minuti di tempo in più e può sembrare meno "chic";
verificate sempre, in ogni negozio, che la carta venga regolarmente passata una sola volta e, comunque, mai in apparecchi diversi nel caso vi venga detto che l'operazione non è andata a buon fine. In questi casi chiamate subito i carabinieri;
non distraetevi e non fatevi distrarre durante il passaggio della carta;
tenete da parte le ricevute fino all'arrivo dell'estratto conto;
stracciate le ricevute prima di cestinarle;
non conservate mai il PIN (numero segreto) insieme alla carta;
ricordate che molte banche offrono bancomat che possono essere usate anche come carte di credito. In caso di smarrimento o furto telefonate immediatamente al numero verde specifico per bloccare la carta.

In caso di commercio elettronico

effettuate acquisti online solo sui siti ad altostandard di sicurezza, protetti dai sistemi di sicurezza internazionali: SSL (Secure Socket Layer) e SET (Secure Electronic Transaction) riconoscibili dalla certificazione e dal lucchetto che appaiono sulla schermata. Questi siti garantiscono la trasmissione sicura dei dati, che vengono "crittografati" e non possono essere decifrati dagli "hackers"; [d]

trasmettete i vostri dati economici solamente quando sono rispettate le condizioni di sicurezza e comunque non comunicate mai i dati della vostra carta, o altri dati riservati, tramite e-mail


verificate che il venditore sia un esercizio reale e non solo virtuale e che siano indicati tutti i dati significativi dello stesso compreso l'indirizzo. In particolare prendete nota dei dati del venditore e cioè il nome dell'azienda e l'indirizzo geografico della sede sociale, delle condizioni generali di vendita, delle modalità per esercitare il diritto di recesso e della descrizione dei singoli beni o servizi venduti;
nei casi dubbi inviate un messaggio e-mail all'azienda intestataria del sito per ottenere maggiori garanzie circa l'affidabilità della stessa;
prendete sempre nota dell'indirizzo del sito presso il quale si è effettuato l'acquisto di servizi;
ponete particolare attenzione alle condizioni di pagamento del servizio per non cadere in una sottoscrizione inconsapevole di un abbonamento con ripetuti addebiti mensili;
diffidate di offerte incredibilmente vantaggiose che spesso celano spiacevoli sorprese;
in caso di acquisti frequenti in Rete, dotatevi di un lettore esterno della carta: in questo modo i dati non viaggiano su Internet. Alcuni istituti bancari mettono a disposizione una carta di credito virtuale che utilizza un codice differente per ogni acquisto come se ogni volta si utilizzasse una carta di credito differente in merito ad ogni specifica transazione. Un altro metodo alternativo di pagamento è il denaro elettronico tramite i pagamenti cosiddetti E-cash che possono essere adottati scaricando direttamente dalla Rete il software necessario ed aprendo un conto virtuale presso le banche abilitate on line. Anche le carte prepagate e i borsellini elettronici svolgono la stessa funzione della carta di credito e presentano il vantaggio di richiedere la trasmissione dei dati relativi solo ad una piccola somma, piuttosto che quelli di un intero conto corrente.
Se l'estratto conto riporta la registrazione di spese non riconosciute, inviate ai Servizi Interbancari, entro 60 giorni dalla data di emissione dell'estratto conto, una contestazione scritta e firmata dell'intestatario della carta di credito, allegando copia dell'estratto conto contestato e copia fronte-retro della carta. Nel caso in cui si è certi che si tratta di un utilizzo fraudolento della carta di credito, allegate anche una denuncia contro ignoti effettuata presso le Autorità competenti.

Qualche altro suggerimento utile per evitare spiacevoli sorprese

In caso di furto / smarrimento della carta o del bancomat è necessario:
bloccare la carta rubata o smarrita telefonando subito ad uno dei numeri verdi messi a disposizione dalle società che gestiscono i circuiti telematici, in modo da prevenire ogni tentativo di utilizzo fraudolento della stessa;
immediatamente dopo, sporgere denuncia dell'accaduto presso la più vicina Stazione Carabinieri;
inviare copia della denuncia, anche via fax, alla società che ha bloccato la carta, in modo da consentire l'avvio della procedura per l'eventuale risarcimento del danno.
Presso gli sportelli bancomat, prima di qualsiasi prelievo:
verificate che nelle immediate vicinanze non vi siano persone ferme in atteggiamento sospetto;
accertatevi che sullo sportello non siano state applicate apparecchiature posticce, controllando, ad esempio, la fessura ove viene inserita la carta (per l'eventuale presenza di skimmer, fili o nastro adesivo sospetto) oppure l'aderenza della tastiera al corpo dello sportello (verificando che non vi siano due tastiere sovrapposte) - queste applicazioni, è bene ricordarlo, non inficiano l'operazione da svolgere, per cui al termine della stessa non potremo neppure accorgerci della duplicazione del nostro codice-;
controllate che non vi siano fori anomali all'interno dello sportello (specialmente sul lato superiore), ove potrebbero trovare eventuale alloggiamento microtelecamere (queste non superano il mezzo centimetro di diametro);
qualora abbiate il sospetto che lo sportello sia stato manomesso chiamate il "112".
Durante l'operazione di digitazione del vostro codice, utilizzate una protezione "visiva" (anche l'altra mano, ben collocata, o il portafogli stesso possono essere sufficienti) che renda effettivamente difficoltoso, per potenziali "spioni", prendere conoscenza del codice attraverso microtelecamere in precedenza installate.
Qualora al termine dell'operazione non vi venga restituita la carta, è buona norma chiamare subito il numero verde per bloccarla

 
 
 

Barzellette sotto l' ombrellone 1

Post n°850 pubblicato il 27 Agosto 2014 da giramondo595

Due mucche entrano in un cinema e una
dice alla cassiera:
-Due biglietti, per cortesia!
La cassiera guarda le due mucche perplessa
e poi con voce tremante dice:
-Ma voi... parlate!
-Sì, ma stia tranquilla! In sala staremo
zitte come due pesci


Una donna chiama il dottore e gli dice
quasi urlando dalla disperazione:
-Dottore, dottore, mi aiuti ! Mio figlio per
sbaglio ha inghiottito dalla sabbia e anche
del cemento! Cosa devo fare?
-Signora, mi raccomando... per prima
cosa non lo faccia assolutamente bere!

Un gruppo di persone molto curiose
riunito intorno a un uomo che da diverse
ore se ne stà con l' orecchio attaccato al
muro di un monumento, proprio come
se stesse ascoltando qualcosa. Uno dei
curiosi, a un certo punto, decide anche
lui di appoggiare l'orecchio e, dopo un
po', dice all'uomo:
Ma non si sente assolutamente nulla!
-Vero? Pensi che strano è così da stamattina!

 

Terminata la penultima puntata di uno
sceneggiato televisivo, l'annunciatrice
invita i telespettatori a non perdersi
l' ultima puntata:
- Caino ucciderà abele Lo saprete
sintonizzandovi su questo canale domani
alla stessa ora!


A un incrocio stradale, in pieno centro e
all'ora di punta, una signora è ferma di fronte
a un semaforo rosso. Scatta il verde,
il poi il giallo, infine il rosso ma la signora,
rimane sempre ferma. Alla seconda volta
che la vettura rimane immobile,
l'automobilista dietro la donna abbassa il finestrino e le urla:
Signora, sono desolato, ma in questa città non abbiamo altri colori!


La mamma, dopo essersi alzata e aver
preparato la colazione, sveglia la figlia
con delicatezza:
Carla... svegliati che è ora di andare a
scuola!
- stavo per alzarmi mamma poi
sono ricordata di una cosa.
- E cosa, piccolina mia..
- Mi sono ricordata il sogno di questa notte,
ossia che prendevo un brutto voto
a scuola. Non pensi che sia meglio che
io rimanga a casa?


In un ristorante di lusso, un uomo ha appena
terminato di cenare quando il cameriere gli si avvicina
e chiede con gentilezza:
- Signore, mi dica. Come ha trovato la bistecca?
-Così, per puro caso. Ritagliando 1a seconda
foglia di insalata.


Un bambino corre dalla madre tutto felice
e le dice:
- Mamma, mamma! Finalmente ho trovato
il regalo per il tuo compleanno!
La mamma, quasi con le lacrime agli occhi.
per la gioia nel vedere il figlio tanto preoccupato
per il suo regalo, gli domanda
- E cosa avresti intenzione di regalarmi
piccolino?
- Un vaso per fiori da mettere in salotto
- Ma io ho già un vaso di fiori in salotto...
- Non più mamma! l'ho appena rotto
giocando a nascondino!

 

Un ladro dice a un collega
- Che ne dici se andiamo a prenderci qualcosa al bar?
- Meglio di no! Aspettiamo prima che chiuda

 

 
 
 

Buon proseguimento di settimana..con Trilussa

Post n°849 pubblicato il 26 Agosto 2014 da giramondo595

Nummeri -

Conterò poco, è vero:
- diceva l'Uno ar Zero -
ma tu che vali? Gnente: propio gnente.
sia ne l'azzione come ner pensiero
rimani un coso vôto e inconcrudente.
Io, invece, se me metto a capofila
de cinque zeri tale e quale a te,
lo sai quanto divento? Centomila.
E' questione de nummeri. A un dipresso
è quello che succede ar dittatore
che cresce de potenza e de valore
più so' li zeri che je vanno appresso

 

Parole e fatti - Trilussa

Certi Sorcetti pieni de giudizzio
s'ereno messi a rosicà er formaggio,
fecero finta de tené un comizzio.
Un Sorcio, infatti, prese la parola
con un pezzo de cacio ne la gola.

Colleghi! - disse - questa è la più forte
battaja der pensiero che s'è vista:
io stesso lotterò pe' la conquista
de l'ideale mio fino a la morte!
Voi pure lo farete, so' sicuro... -
Ogni Sorcetto j'arispose: - Giuro!

Fanno le cose propio ar naturale,
disse er Miciotto - come fosse vero.
L'appetito lo chiameno Pensiero,
er formaggio lo chiameno Ideale...
Ma io, però, che ciò l'Istituzzione,
me li lavoro tutti in un boccone.

 

Er matto

Er vecchio Matto gira pe' la villa
ne le sere d'estate senza luna,
acchiappa a volo e infila una per una
tutte le Lucciolette in una spilla.

Ogni tanto la gente, pe' vedello, s'arampica a le spranghe der cancello:
- Che fai? - je chiede.
E er vecchio je risponne - Smorzo le Lucciolette vagabbonne.
Perché dar foco che me mise in core quela birbona che nun è più mia
una favilla se n'agnede via
e s'è cambiata in Lucciola d'amore.
Così successe questo: a poco a poco er core mio rimase senza foco,
mentre la Luccioletta ch'è sortita ancora se la gode e fa la vita.
Io so' convinto che me vola intorno pe' ricordamme l'epoca più bella
che, invece d'una povera fiammella, ciavevo er core illuminato a giorno:
ma ormai, purtroppo, ho perso la fiducia
in una fiamma ch'arde e nun abbrucia,
e me dispiace che me porti in giro
l'urtimo bacio e l'urtimo sospiro.

 

L'onore

Povera società senza giudizzio!
Povera nobbirtà senza decoro!
diceva un rospo verde in campo d'oro
dipinto su uno stemma gentilizzio. -

Che diavolo direbbe l'antenato
se doppo dieci secoli a di' poco
sapesse ch'er nepote vince ar gioco
cor mazzo de le carte preparato?

Va' là! - je fece un'Aquila d'argento
appiccicata su lo stemma stesso. -
Quell'antenato che stimamo adesso
nun era che un teppista der trecento.

E' er tempo che nobbilita: per cui
è inutile che peni e te ciaffanni.
Er nipote che rubba, tra mill'anni,
diventa un antenato pure lui.

 

 
 
 

Buon inizio settimana con Trilussa

Post n°848 pubblicato il 25 Agosto 2014 da giramondo595



L' omo e la scimmia

L' Omo disse a la Scimmia:
-Sei brutta , dispettosa:
ma come sei ridicola!
ma quanto sei curiosa!
Quann' io te vedo, rido:
rido nun se sa quanto!...

La Scimmia disse : - Sfido!
T' arissomijo tanto!

 

 
 
 
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 MESSAGGIO PER I GIOVANI

...Droga e alcool portano alla distruzione fisica e mentale!!! La vita e' troppo bella per essere distrutta dalle sostanze!!!!!! Vogliatevi bene !!!

http://spazio.libero.it/SARA28LUGLIO/

 

 

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CITAZIONI DI

Beata Madre Teresa di Calcutta


Quello che noi facciamo
è solo una goccia nell'
oceano,
ma se non lo facessimo
l'oceano avrebbe una
goccia
in meno

Non importa quanto
si dà
ma quanto amore si
mette nel dare.


Trova un minuto
per pensare,
trova un minuto
per pregare,
trova un minuto
per ridere.

La peggiore malattia
dell'uomo?
La solitudine.


Le parole gentili
possono essere brevi
e facili da pronunciare
ma la loro eco è infinita.

 

 

GRAZIE AMICI QUESTI REGALI SONO PER VOI

 

          Grazie Solic

 

Grazie diana.fini

 

 Grazie Trappolinax ( Wanda )

Grazie aumania_12 ( Alisia )

Grazie Trappolinax ( Wanda )

grazie STREGAPORFIDIA (Sonia)

questi splendidi regali,
li voglio
dedicare a
tutti voi amici

Aforismi 

Edward Morgan Forster è stato uno scrittore
britannico,autore di racconti brevi,
di romanzi e saggi letterari.
Da alcuni suoi romanzi sono stati
tratti film di grande successo come:
Passaggio in India (1984, regia di David Lean)
Camera con vista (1986, regia di James Ivory),
Maurice(1987, regia di James Ivory)
e Casa Howard (1992, regia di James Ivory).


Se è facile raccontare la vita,
ben più difficile è viverla,
e siamo tutti dispostissimi a
chiamare in causa "i nervi",o qualsiasi
altra parola d'ordine che serva a
occultare i nostri desideri.
( Edward Morgan Forster )

 Albert Einstein è stato un fisico
a soli 26 anni, ha mutato
il modello istituzionale di
interpretazione
del mondo fisico


E' più facile spezzare
un'atomo, che
un pregiudizio
( Albert Einstein )

 

GRAZIE PER I VOSTRI DONI

       Carissimi amici,
       grazie a tutti
       per i vostri doni.
       Questi sono solo
       una piccolissima
       rappresentanza
       della vostra amicizia
       ed affetto.
       sono felicissimo di
       ciò...bacioni
        a tutti

      vivi la vita    

      Grazie agli amci Trappolinax e luce 1001 per
      i bellissimi regali per il compleanno del mio blog

                    

               

 

SAGGEZZA POPOLARE ANDREOLESE

Cu ava focu campau,cu ava pana moriu.
Chi ha del fuoco è vissuto,
chi ha pane è morto a causa del freddo

'A casa mbidìàta,o pòvara o malàta.
La casa ch'è oggetto d'invidia va
incontro a povertà o malattia.

A bbona lavandàra on manca petra.
Ad una brava lavandaia non manca
pietra (su cui lavare).

E cu' t'affìdi, ti nganni.
Sulla persona a cui presti
fiducia ti sbagli (facilmente).

Canta lu gaddru e si scòtula li pinni.
Il gallo canta e si scuote le piume.
(Si dice di persona che di un fatto
non vuole assumersi alcuna responsabilità
e "se ne lava le mani", come Pilato.

Per altri curiosi proverbi andreolesi:

http://www.andreolesi.com/dialetto/proverbi.htm

 

FRASI CELEBRI

Golda Meir, fu una donna politica
israeliana, quarto premier d'Israele
e prima donna a guidare il governo
del suo Paese.

La vecchiaia è come un aereo
che punta in una tempesta.
Una volta che sei a bordo non puoi
più fare niente
(Golda Meir)

Anton Pavlovič Čechov è stato uno
scrittore, drammaturgo e
medico russo.
Laureatosi in medicina,
scriveva novelle di notte.

L' intelligente
ama istruirsi,
lo stupido istruire.
( Anton Cecov )

Non sappiamo cosa può accaderci
in quello strano guazzabuglio che è la vita.
Possiamo però decidere quello che avviene
in noi, come affrontarlo, che uso farne...
ed è questo, in conclusione,
ciò che conta.
( Joseph Fortton )

 

Henry Ford è stato un imprenditore statunitense.
Fu uno dei fondatori della Ford Motor Company,
società produttrice di automobili, ancora oggi
una delle maggiori società del settore negli
USA e nel mondo.

Chiunque smetta di imparare è vecchio,
che abbia venti o ottant'anni.
Chiunque continua a imparare resta
giovane. La più grande cosa
nella vita è mantenere la
propria mente giovane.
( H. Ford )

Riflessioni sul Tempo ... Il passato rivive ogni giorno perché non è mai passato. (Proverbio Africano); Il tempo è un grande maestro, ma sfortunatamente uccide tutti i suoi studenti. (Hector Berlioz);        Una briciola d’oro non può comprare una briciola di tempo. (Proverbio Cinese);                                            Quando ogni uomo avrà raggiunto la felicità, il tempo non ci  sarà più. (Fëdor Dostoevskij)Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J Lennon )Un giorno senza un sorriso è un giorno perso.(Charlie Chaplin) L'unica cura per l'acne giovanile è la vecchiaia.( Totò )Ogni minuto muore un imbecille e ne nascono due. ( Eduardo De Filippo )Chi vive troppo tempo in un luogo perfetto finisce per annoiarsi. (Paulo Coelho)