Creato da zoe_scrive il 27/02/2009

ROMANZO

I medaglioni di Turan

 

 

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RACCONTI ETRUSCHI

Post n°30 pubblicato il 08 Settembre 2009 da zoe_scrive
 

HIRUMINA IL PERUGINO

“ Marce! Quanto vuoi per scolpirmi una bella stele funeraria?”

L’artigiano smise di sbattere lo scalpello sulla lastra di nenfro che aveva davanti e guardò quell’inaspettato cliente negli occhi.

“ Hai intenzione di morire presto? Perché altrimenti con tutto il lavoro che ho, la tua stele te la pianteranno i tuoi nipoti!” rise sarcastico spolverandosi il viso imbrattato di polvere.

“ Non è per me, è un dono! Avanti dimmi quanto mi costa una stele, anche piccola…”

“ posso sapere per chi è?”

“Per il fratello della mia sposa!”

“ Tua moglie non ti da tregua eh? E comunque non ho tempo e costa più di quanto tu possa pagarla, dopo quello che è successo!”

“No, sono io che devo omaggiare l'uomo a cui devo la vita! Avanti amico, ti pagherò al prossimo raccolto!”

“ al prossimo raccolto potresti essere morto tu oppure io poi lo sanno tutti che come contadino non vali niente e con quella gamba che ti ritrovi prepari il terreno nel doppio del tempo degli altri! Intanto però i miei figli devono mangiare!”

“ qualche tempo fa non ti saresti azzardato a parlarmi così!”

“ le cose cambiano… adesso però devo continuare a lavorare!” si rimise di buona lena a scolpire.

Hirumina sentendosi deriso ebbe un impeto di rabbia che represse, abbassò la testa e fece per andarsene sconsolato e più zoppicante del solito.

Fuori della porta della bottega gli cadde l’occhio su un pezzo di pietra grigiastra abbastanza grosso, adagiato  nel mucchio di quelle da gettare via. Rientrò dentro.

“ che vuoi ancora?”

“ ti servono quelle pietre là fuori?”

“ no, sono scarti”

“posso prenderne una?”

“ fai quello che vuoi” borbottò Marce riprendendo il lavoro.

Hirumina sorrise, tornò a casa, prese l’asino e dopo pochi minuti era ancora là alla bottega per sistemare la pietra sul dorso dell’animale facendosi aiutare da un inserviente.

“ Vuoi scolpirla tu?” gli chiese la moglie al suo ritorno.

“ Perché no?” rispose lui

“ Ne sei capace?”

“ Ce la siamo fatta questa domanda quando tuo padre naufragò con tutto il suo carico? E quando gli esattori si portarono via anche le armi di tuo fratello senza neanche aspettare che le sue ceneri fossero onorate ? Ce lo siamo chiesto quando io mi sono dovuto inventare contadino e tu pescatrice di molluschi? Se siamo stati in grado di sopravvivere, io sarò capace anche di onorare la memoria di Auvele!”

Velcha lo guardò con le lacrime agli occhi “ fai quello che devi fare…”

Così Hirumina trascinò la stele nel mezzo del capanno adibito a deposito degli attrezzi e cominciò a squadrarla per bene. Gli girò intorno diverse volte e poi quasi colpito da un’illuminazione prese il martello e lo scalpello. Velcha dal suo giaciglio lo sentì sbattere e parlare per tutta la notte.

“ Auvele, ti ricordi quando arrivai in armi da Perusia insieme agli altri cento per unirmi all’esercito di Vetluna? dovevamo combattere i barbari al confine settentrionale! Diventammo subito amici e mi accogliesti nella tua casa!... tuo padre era ricco allora!”

“ e come era bella tua sorella! Hai visto? Ho mantenuto la promessa, al mio ritorno l’ho sposata, nonostante tutto!”

Al fuoco delle torce, scolpiva e ricordava i vecchi tempi, quando entrambi erano giovani soldati irruenti e pieni di vita. Scolpiva senza sosta, asciugandosi le gocce di sudore che gli imperlavano la fronte. Quando il sole spuntò dalle colline, aveva terminato l’opera. Era coperto di polvere bianca che gli pizzicava nel naso e gli rendeva amara la bocca.

Prese la stele e la portò fuori per guardarla meglio alla nuova luce del giorno.

“Auvele, mi salvasti la vita, io sono rimasto zoppo ma tu in cambio hai dato la tua… avrei voluto fare di meglio per  ricordarti.”

Mentre diceva questo, non si era accorto che Velcha si era avvicinata silenziosamente.

Si voltò ad ammirare la sua sposa, ancora bellissima nonostante che la pelle, una volta fresca e morbida come la rugiada del mattino, fosse ora resa scura dal sole e bruciata dal salmastro.

“ E’ molto brutta e sgraziata, vero?” disse rivolto a lei.

La sposa guardò la stele e lesse ad alta voce l'iscrizione: "Io sono di Auvele Feluske, figlio di Tusnutaie e di una Papanai. Mi ha donato Hirumina il Perugino”,

 poi commossa, si avvicinò e abbracciò il suo sposo.

“No, al contrario, è molto bella" disse mentendo per non ferirlo " andiamo a depositarla davanti alla tomba di Auvele, così anche il suo ricordo rimarrà per sempre, come quello dei grandi guerrieri”.

E così fu, per sempre.

 

 

 

 

 

 

 
 
 
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