Creato da zoe_scrive il 27/02/2009

ROMANZO

I medaglioni di Turan

 

 

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Racconti brevi

Post n°33 pubblicato il 20 Settembre 2009 da zoe_scrive
 

DEUXIPPO (parte terza)

La prima defezione fu quella del rosso. Naturalmente, dopo la nostra fallita esperienza di scrutatrici segrete non avemmo più il coraggio di recarci alla spiaggia. Le giornate cominciarono a scorrere come prima dell’arrivo di quei guerrieri: ci trovavamo tutte le mattine alla fonte e utilizzavamo quell’occasione per spettegolare e raccontarci i nostri piccoli segreti. Dopo qualche settimana notammo che Militiadis si trovava sempre più spesso a passare di lì, non diceva nulla, passava e basta ma guarda caso sempre nel momento in cui c’eravamo noi. Mi spiego meglio: ritrovarci alla fonte funzionava di solito così: la prima  che usciva per attingere l’acqua, passava a chiamare le altre per cui i nostri incontri non avvenivano sempre alla medesima ora. Questo ci fece pensare subito che il rosso si appostasse e spuntasse fuori al nostro arrivo facendo l’indifferente.

Era evidente che aveva puntato una di noi! Quante congetture e quante risate facemmo per un po’ alle sue spalle! Finchè un giorno Militiadis si decise, stavamo tornando per la via e si affiancò ad Aneitha sfruttando il fatto che noi eravamo rimaste un po’ indietro e si offrì di portarle la brocca. Con nostra estrema sorpresa, Aneitha accettò. I giorni seguenti cercammo di dissuaderla ma poi dovemmo cedere all’evidenza: il rosso aveva intenzioni serie perché dopo breve tempo andò a parlare con il padre di lei e fu molto convincente visto che si accasò. Fu impiegato nella produzione dei vasi di terracotta, l’attività di famiglia ma con scarsi risultati; le sue mani erano più abili ad impugnare le armi che a maneggiare coi vasi, così il padre di Aneitha lo dirottò in altre attività di fatica visto che i cocci rotti cominciavano ad essere troppi.

Un'altra sorpresa però era in agguato. Ricordo molto bene quella mattina fredda alla fine di gennaio in cui ero andata sulla spiaggia a raccogliere conchiglie per farne dono al tempio, come potrei dimenticarla? Fu in quell’occasione che parlai per la prima volta con Deuxippo, il dio con lo stallone nero, l’uomo che mi faceva arrossire al solo pensiero, l’inavvicinabile e l’inarrivabile guerriero dalla chioma d’oro. Se ne stava seduto su un tronco portato dalla corrente, con lo sguardo perso al di là del mare, il cavallo lasciato libero dietro di sé. Avrei dovuto andarmene, invece mi avvicinai cercando di far credere che fossi interessata solo ed esclusivamente alle conchiglie che la mareggiata dei giorni precedenti aveva trascinato a riva.

Non credevo che potesse rivolgermi la parola, ma lo fece ed in modo imbarazzante, visto che mi ricordò i precedenti.

“ Ah, chi si vede, la ragazza dal turpiloquio facile!”

Tirai dritta, meravigliandomi solo un po’ del fatto che conoscesse abbastanza bene la mia lingua.

“Aspetta!” si era alzato e mi aveva raggiunto “Scusami!” aggiunse e poi “Come ti chiami?”

“ Mi chiamo Ramtha…” dissi arrossendo come al solito.

“ Siedi un po’ qui con me, Ramtha… è bello guardare il mare in tempesta!”

Mi sedetti con lui e mi raccontò dell’equivoco delle settimane precedenti, di come sono gli usi greci nei confronti delle ragazze, di come non fossero libere come noi di andare a giro da sole il che aveva fatto pensare ai suoi uomini che noi non fossimo propriamente delle ragazze serie e si scusò.

Mi scusai anch’io perché anche noi avevamo dei pregiudizi nei loro confronti e per questo tutti li avevamo isolati. Aveva bisogno di parlare con qualcuno ed aveva trovato me, fu corretto e gentile. Quella sera tornai a casa con la convinzione che quello era stato solo un episodio e non lo avrei mai più rincontrato tuttavia tornai a cercare conchiglie anche il giorno seguente e l’altro ancora e lui, era lì.

Cosa facevamo? Parlavamo. Mi raccontava dei suoi luoghi di origine, del suo mare, della sua gente, mi narrava storie fantastiche che avevano come protagonisti i suoi dei. Scoprii che erano simili ai nostri ma avevano compiute gesta più strane ed audaci. I nostri incontri divennero quasi un appuntamento fisso, senza necessità di fissarlo ed io ogni giorno ero sempre più innamorata. Allo stesso tempo cercavo di disilludermi, era evidente che quell’uomo, che non cercò mai di sedurmi, mi considerava solo una semplice ragazzina poco più che diciassettenne che dava lui la considerazione giusta per poter annegare nei racconti e nelle parole la terribile nostalgia che lo stava tormentando. Era proprio questo aspetto umano di Deuxippo che me lo faceva amare ogni giorno di più... (continua)

 (Militiadis?)

 

 
 
 
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