Creato da zoe_scrive il 27/02/2009

ROMANZO

I medaglioni di Turan

 

 

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Racconti brevi

Post n°34 pubblicato il 26 Settembre 2009 da zoe_scrive
 

DEUXIPPO (ultima parte)

Arrivò velocemente il mese di marzo e la navigazione via mare stava ricominciando, complice il tempo che andava progressivamente migliorando ed il mare, che di pari passo diventava sempre meno pericoloso. Il porto aveva cominciato a rianimarsi anche di imbarcazioni da carico più grandi; mio padre aveva dato ordine ai suoi marinai di preparare la nave. Di lì a breve sarebbero ripartiti tutti per poi tornare con le mercanzie più varie e preziose. Era passato quasi un anno dall’arrivo degli stranieri ed un mese dal mio primo incontro ravvicinato con Deuxippo e sapevo che presto sarebbe ripartito insieme ai suoi uomini. Quest’idea mi faceva soffrire ma sapevo che non potevo farci niente, mi sarebbe rimasto di lui solo il ricordo delle sue storie, del suo viso dai lineamenti perfetti, della sua voce suadente e dei suoi lunghi capelli lucenti. Ogni giorno pregavo gli dei perché non facessero arrivare la bella stagione e piangevo supplicandoli ma sembrava non mi ascoltassero. Presto sarebbe andato via e non mi sarebbe rimasta neanche la speranza che si accorgesse di quanto il mio cuore era perduto. Farmi avanti? Avrei potuto se solo ne avessi avuto il coraggio ma avevo paura che mi avrebbe considerata sfacciata, dopo tutte quelle cose che mi aveva raccontato sull’educazione delle ragazze in Grecia e forse avrebbe riso di me oppure si sarebbe fatto una cattiva opinione. Ero ormai rassegnata. Una mattina vidi arrivare a casa mia Aneitha tutta trafelata, l’unica che aveva intuito quanto tenessi a Deuxippo, per avvertirmi che il gruppo era in partenza e lui, come comandante, aveva radunato gli uomini. Militiadis naturalmente sarebbe rimasto lì, ma gli altri, si stavano già preparando. Non poteva partire senza almeno salutarmi. Corsi al porto a perdifiato ma arrivata là non c’era più nessuno. Pensai di essere giunta tardi e mi accasciai a sedere su del fasciame mentre le lacrime avevano cominciato a scendere come una fontana. All’improvviso una voce: “ perché piangi?”

Non potevo crederci, gli dei mi avevano ascoltato! Deuxippo non era partito! Mi alzai e gli corsi incontro avvinghiandogli le braccia intorno al collo e continuando a piangere ma stavolta per la gioia.

“Andiamo” mi disse.

“ Dove?” gli risposi io guardandolo negli occhi.

“ da tuo padre”

“ e perché?”

“ diventerai mia moglie”

Rimasi di stucco, mentre il cuore mi sobbalzava in petto. Il matrimonio in Grecia era cosa che si decideva tra uomini, la donna era l’oggetto ma in quel caso di sicuro non avevo nulla da obiettare.

Gli sorrisi e ci avviammo insieme. Diventai sua moglie nonostante la diffidenza di mio padre.

Seppi poi che il giorno stabilito per la partenza, Deuxippo convocò i suoi uomini e disse loro che erano liberi di scegliere il loro destino e che lui comunque sarebbe rimasto lì. Quindi aveva già deciso. Capii anche che quegli uomini erano tutti come una famiglia o meglio come parti di uno stesso elemento, avevano trascorso una vita insieme, avevano condiviso esperienze e combattuto l’uno a fianco dell’altro sfidando ogni volta la morte. Anche gli altri Greci perciò non erano partiti, ognuno di loro si industriò a vivere come poteva, alcuni si accasarono con ragazze del luogo.

Una cosa cominciò però a preoccuparmi presto: la nostalgia di Deuxippo che era comune a quella degli altri. Non tanto la nostalgia dei luoghi di origine ma quella della vita militare, l’unica vita che conoscevano e alla quale erano stati abituati sin da bambini. Così avvezzi alla disciplina, che i sottoposti del mio sposo non cessarono di considerarlo come loro comandante neanche quando ognuno era stato lasciato libero. Tutti infatti avevano deciso di rimanere lì, dove era il loro capo.

Passò un altro anno ed io ero felice ma un giorno un uomo sbarcò da una nave. Era greco e venne a trovarci a casa. Deuxippo volle parlare con lui da solo ed io capii che il momento di affrontare le mie paure era giunto. Al termine di quel colloquio, non rispose alle mie domande ma mandò a chiamare gli altri otto, si sarebbero incontrati in casa di Militiadis.

Fremei finchè non tornò.

“Partiremo, mi disse.”

“ e per dove, e a fare cosa?”

“ Ci hanno proposto una missione, se tutto andrà bene torneremo con molte ricchezze e l’ingaggio è ottimo”.

Quell’uomo veniva da Sparta. In gran segreto stavano raggruppando tutti gli uomini di quello che fu il loro grande esercito per affiancare un potente re straniero in una guerra che doveva essere breve e dalla vittoria scontata, visto il grande spiegamento di forze e la perizia del contingente spartano che aveva la fama di essere invincibile.

Lo supplicai di non andare ma nei suoi occhi leggevo che ogni mio sforzo di trattenerlo sarebbe stato inutile. Anche gli altri parevano galvanizzati dall’idea di partire. L’unica vita che conoscevano, l’organismo si era di nuovo riunito e l’unico cuore comune di tutti quegli uomini aveva ricominciato a battere all’unisono.

Aneitha ed io salutammo i nostri sposi in una tiepida mattina d’estate, al molo. Forse se mi fossi accorta prima di essere incinta, Deuxippo non sarebbe partito ma gli dei non vollero che fosse così o forse, sarebbe partito ugualmente. Passò un anno e mio padre, tornato da uno dei suoi viaggi ci informò che la guerra che aveva coinvolto gli spartani aveva avuto un epilogo imprevisto e tutto quel grande esercito si stava ritirando. Si dice fossero partiti al soldo di Ciro che voleva conquistare l’impero persiano sottraendolo al fratello maggiore ma la missione era segreta e non si sapeva se ciò fosse vero o meno. Quindi, Deuxippo e gli altri sarebbero tornati presto, se erano sopravvissuti! Non so quante volte ci recammo all porto io e quell’altra disgraziata, sperando di scorgere da qualche nave in lontananza una capigliatura rossa o bionda o entrambe! Avevo timore che alla gioia di una avesse potuto coincidere la disperazione dell’altra, e se fosse tornato solo uno dei due?

Erano passati più di due anni dalla partenza, era una mattina di settembre quando un ragazzetto venne a bussarmi alla porta dicendomi che qualcuno di quegli stranieri era tornato, lasciai il mio bimbo alla serva e mi precipitati a chiamare Aneitha, corremmo a più non posso per la discesa che portava al porto e all’improvviso vedemmo un soldato dal mantello porpora salire dalla direzione contraria, era solo uno ed aveva i capelli rossi. Militiadis era l’unico sopravvissuto di quel gruppo di dieci. Mi portò del mio amore solo una ciocca di capelli e la sua spada. Queste furono le uniche cose che mi rimasero di Deuxippo, a parte te, figlio mio che sei il suo ritratto.

Ecco, con questo racconto ho risposto alla tua domanda su chi fosse tuo padre: un guerriero valoroso e l’unico uomo che abbia mai amato, sono sicura che sarebbe stato anche un buon padre per te se solo la sorte ci avesse assistito. Per questo, ti dico figlio, non ti lagnare se i tuoi compagni ti chiamano “il figlio di Aplu”, è perché i tuoi capelli sono biondi come il sole e ti invidiano perché nessun altro li ha come i tuoi, almeno in questi lidi. Adesso li accarezzo ed è come se accarezzassi i suoi, lui rivive in te, non piangere, devi essere orgoglioso se ti paragonano ad un dio luminoso!

 

 

 

 
 
 
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