Creato da zoe_scrive il 27/02/2009

ROMANZO

I medaglioni di Turan

 

 

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L'INFAME (prima parte)

Post n°36 pubblicato il 09 Novembre 2009 da zoe_scrive
 

Fu Haralio che mi coinvolse nell’impresa; lui si sentiva forte ed invincibile come il divo di cui portava il nome. Chissà perché sua madre lo chiamò proprio così! Forse per nascondere dietro ad un nome altisonante una nascita bastarda, visto che la poveretta non volle mai dirgli chi fosse suo padre portando nella tomba il  segreto. Lei non volle mai rivelare chi fosse, ma gli altri contadini che lavoravano al servizio di Aranth, pareva non avessero dubbi in proposito: il padrone un tempo aveva messo gli occhi sulla bella Tlesnei che non potè sottrarsi, o non volle… come sussurravano i più maligni; il risultato di questo fu appunto il mio sciagurato amico.

Non che Aranth li avesse trattati con quel disprezzo arrogante che spesso i nobili esercitano sui loro sottoposti, forse era stato veramente rapito dalla bellezza di Tlesnei; di certo non riconobbe il frutto della loro relazione ma guarda caso, poco tempo dopo la nascita di Haralio, Tlesnei abbandonò la campagna e tirò su una locanda in città, facile intuire la provenienza del denaro necessario.

L’infanzia di Haralio non fu ricca e neanche misera ma il sospetto e le prese in giro sulle sue origini, fecero crescere nel suo petto un odio viscerale non solo nei confronti del suo padre naturale ma anche verso tutta la classe dominante della città.

Così Aranth un giorno morì e Haralio mi disse: “voglio prendermi ciò che è mio!”

A quei tempi ero un giovane fannullone e scapestrato; il cruccio di mio padre, che non avevo voluto seguire nella sua attività di commerciante; ero perennemente in cerca di soldi che se ne andavano tra vino, bische e donne e soprattutto non avevo paura di nulla.

La proposta di Haralio era semplice ed allettante; saremmo diventati ricchi, saremmo scappati in un paese straniero dove avremmo vissuto tra i vizi più sfrenati senza versare una goccia del nostro sudore per guadagnarci da vivere!

“Profanare una tomba?” fu solo questa semplice domanda l’unico lieve soffio di una parvenza di scrupolo da parte mia.

“Non vorrai credere alle stupidaggini che raccontano gli aruspici e i vecchi!” fu la risposta di Haralio.

“ Certo che no!” ribattei.

Aranth era stato sepolto con tutti gli onori degni del suo rango nella tomba che secondo l’uso, si era fatto costruire in vita. Con sé aveva portato oro, argento, ambra, avorio. Haralio era convinto che tutto ciò spettasse a lui di diritto ed io invece pensavo già alle chiome ondulate delle danzatrici persiane ed ai profumi soavi delle etere egizie che avrei potuto permettermi con la mia parte di bottino.

Decidemmo di agire subito prima che gli effetti della decomposizione rendessero impossibile penetrare all’interno del sepolcro.

Non avevo idea, allora di quello che questa terribile impresa avrebbe potuto comportare.

 

 

 

 
 
 
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