<?xml version="1.0" encoding="Windows-1252"?>
<rss version="2.0">
    <channel>
        <title>De Honesta Voluptade</title>
        <description>“L'anima è venuta al corpo e il corpo alla vita con lo scopo di evolversi” [Neale Donald Walsch]</description>
        <link>http://blog.libero.it/RedLilith77/</link>
        <lastBuildDate>Fri, 15 Jul 2011 16:51:31 +0200</lastBuildDate>
        <generator>Libero Blog</generator>
        <category>Di Tutto un pó</category>
        <item>
            <title>La donna civilizzata ed il suo pollice verde.</title>
            <link>http://blog.libero.it/RedLilith77/10255833.html</link>
            <description>&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Alle medie innaffiavo le piante di mia madre. E dopo innaffiavo anche l&amp;rsquo;albero nel cortile. Volevo fare il giardiniere, me l'ha detto nonna Grazia. Per&amp;ograve; la nonna, e con lei anche mia madre, voleva che io facessi il giudice, ma andava bene anche l&amp;rsquo;avvocato. &lt;br /&gt;Alle medie avevo il pollice verde, di un bel colore acceso. Mi piaceva potare le foglie secche, veder spuntare i boccioli, travasare la pianticella in vasi sempre pi&amp;ugrave; grandi man mano che le radici crescevano. Mi piaceva immergere il naso nei fiori aperti, sentirne i profumi, sporcarmi le mani con la terra bagnata. &lt;br /&gt;Poi ho iniziato a studiare da avvocato e le mani erano imbrattate d&amp;rsquo;inchiostro anzich&amp;eacute; di terra. Con gli anni ho perso un po&amp;rsquo; del verde che colorava i pollici, di interesse per i boccioli, di attenzione per le foglie da potare, di cura per le piante da travasare. E' che da donna civilizzata quale stavo diventando, iniziavo a sentire il bisogno di spremere la vita a due mani. E&amp;rsquo; che ai fiori iniziavo a preferire i frutti. E forse non era neppure questo grande male. &lt;br /&gt;C&amp;rsquo;&amp;egrave; un pianta sul mio balcone. Non la innaffio pi&amp;ugrave;, ogni tanto tolgo le foglie secche e i mozziconi di sigaretta che spegne mia sorella nel vaso. Eppure, oggi, su quella pianta cos&amp;igrave; tanto trascurata da essermi quasi estranea, sono sbocciati quattro fiori bianchi. Sono perfetti e neppure con tutte le cure del mondo avrei potuto&amp;nbsp;renderli pi&amp;ugrave; belli. Da donna civilizzata mi stupisce un po&amp;rsquo; questa cosa che da una pianta abbandonata possa fiorire tanta bellezza. Ma &amp;egrave; la natura questa, no? E l&amp;rsquo;uomo civilizzato, sui suoi processi, conta poco pi&amp;ugrave; di niente.&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Thu, 26 May 2011 15:24:27 +0200</pubDate>
            <guid>http://blog.libero.it/RedLilith77/10255833.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>*</title>
            <link>http://blog.libero.it/RedLilith77/10249527.html</link>
            <description>&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Quando la sera torno a casa dopo il lavoro, giro la chiave nella toppa e dico &amp;ldquo;&lt;em&gt;buonasera&lt;/em&gt;&amp;rdquo;. Lo dico a voce alta e scandendo bene le lettere, anche se il bilocale &amp;egrave; vuoto. Saluto la casa, in verit&amp;agrave;, ed &amp;egrave; necessario che la casa mi senta. In un certo senso, mi rassicura l'idea che il tetto che mi protegge abbia una specie di identit&amp;agrave;, un abbozzo di anima a cui rendere il saluto.&lt;br /&gt;Quando la sera torno a casa dopo il lavoro, apro il frigorifero che &amp;egrave; quasi completamente vuoto, prendo la bottiglia di succo di pompelmo, ma ce n&amp;rsquo;&amp;egrave; solo un dito. Lo yogurt &amp;egrave; scaduto da oltre due settimane, le fragole sembrano ricoperte da una strana patina verde. Ci sono tre patate nel cesto delle verdure, ma sono aggrinzite e con le radici. Magari, se fossi uscita un po&amp;rsquo; prima dall&amp;rsquo;ufficio, avrei potuto fare un po&amp;rsquo; di spesa. Mi chiedo se non sia rimasta intrappolata anch'io nella ragnatela del consumismo. Magari, sono come quel tipo che tutte le sere mangia il panino del Mcdonald seduto sulla panchina della stazione. Forse anche lui ha un frigo vuoto in una casa vuota ed &amp;egrave; uscito tardi dall&amp;rsquo;ufficio. &lt;br /&gt;Accendo la TV, ma Mentana ha finito di parlare gi&amp;agrave; da un pezzo. Anche il tubo catodico quando torno a casa la sera &amp;egrave; vuoto. O se non &amp;egrave; vuoto, &amp;egrave; pieno di politici che dicono cazzate. Che poi, in termini qualitativi, &amp;egrave; lo stesso. &lt;br /&gt;I Ferrero Rocher che mi ha regalato mio padre per il compleanno li ho messi In bella mostra sul tavolino dell&amp;rsquo;Ikea, ma sono quasi sciolti. Chiss&amp;agrave; perch&amp;eacute; conservo pi&amp;ugrave; di quanto consumo. Questa idea di accumulare cadaveri un po&amp;rsquo; mi inquieta. Apro il secchio della spazzatura e ci butto dentro le fragole ammuffite, le patate con le radici e i cioccolatini sciolti. Nella secchio della plastica ci butto la bottiglia di succo di pompelmo e il vasetto vuoto dello yogurt. Vorrei buttarci dentro anche la TV con la Santanch&amp;egrave; che urla l&amp;rsquo;ennesima stronzata. Tanto &amp;egrave; di plastica anche lei. Ma quella non ci sta dentro il secchio della spazzatura e comunque di certi&amp;nbsp;relitti&amp;nbsp;non ci si libera come di un rifiuto qualunque. Sarebbe bello, per&amp;ograve;, se si potesse buttare i politici marci insieme alle fragole con la muffa. E non farei neppure la differenziata.&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Tue, 24 May 2011 18:18:21 +0200</pubDate>
            <guid>http://blog.libero.it/RedLilith77/10249527.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>*</title>
            <link>http://blog.libero.it/RedLilith77/10246062.html</link>
            <description>&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Mi spogliavo e mi sentivo leggera. Avrei continuato a spogliarmi, se fosse stato possibile. Mi piaceva la luce forestiera di quella stanza, l'odore da vecchia che emanava mia madre. Mi sarei sfilata la pelle come un cappotto e l'avrei appesa alla stampella. A scuola ci insegnano che abbiamo quattrocento muscoli. Me li sarei tolti uno per uno come i fazzoletti sporchi dentro alle tasche. E le ossa? Sono un po' di meno e nel corso della vita alcune si uniscono, ma sono tante lo stesso. Solo nel piede ce ne stanno cinquantadue. E io le avrei messe in un secchio al lato del letto. Anche le vene, le avrei tirate via, raggomitolate e messe in un cassetto. E poi la stanchezza che mi pesava come un maglione e tutti i pensieri che c'avevo addosso li avrei sbrogliati e appoggiati per terra. Mia madre si sarebbe svegliata prima dell'alba, avrebbe fatto il bucato. Lei &amp;egrave; capace di lavare ogni cosa. Mia madre ha una grande pazienza. Sa quali colori possono essere messi insieme nello stesso cestello, conosce la giusta temperatura, quando evitare la centrifuga, come usare la varechina e l'ammorbidente, come stendere i panni per dargli la piega e non farli scolorire mentre asciugano al sole. Sarebbe suonata la sveglia, mi sarei alzata dal letto tornando a indossare ogni cosa. Le ossa sbiancate che odorano di lavanda, i muscoli morbidi come una sciarpa di cachemire, le vene lucide e il sangue di un rosso che non ha stinto per niente, ma anzi ha ripreso il colore di quando era nuovo, la pelle smacchiata e ben tesa su tutto il corpo, senza neanche una piega sbagliata ... Sarei scesa dal letto e prima di infilare le scarpe e i vestiti avrei controllato bene di aver rimesso ogni cosa al suo posto. Tutta la vita con tutti i suoi pezzi lavati, asciugati e stirati. L'odio e le unghie, la memoria e i capelli, la paura e la lingua, i denti e la rabbia, la coscienza pulita e profumata di buono.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;(Ascanio Celestini - Lotta di Classe)&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Mon, 23 May 2011 20:21:10 +0200</pubDate>
            <guid>http://blog.libero.it/RedLilith77/10246062.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>*</title>
            <link>http://blog.libero.it/RedLilith77/10206370.html</link>
            <description>&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Questa mattina, allo specchio, ho visto un profilo che mi era estraneo. Era duro, come certe terre brulle del sud, scarno come certe case di calce arse dal sole e ricoperte d&amp;rsquo;edera. Molto simile al profilo di mia madre che ricordo di aver visto in una vecchia foto in bianco e nero. Qualcuno ha detto che il primo sintomo della vecchia &amp;egrave; che si comincia ad assomigliare alla propria madre. Soltanto pochi giorni fa, mia madre mi aveva confessato di sentire il suo tempo ormai alla fine. Mi aveva pregato, come si fa per chiedere grazia, di sposarmi presto, con un giovane serio e farci un paio di figli. Le avevo risposto&amp;nbsp;con indifferenza&amp;nbsp;di essere ancora troppo giovane per pensarci seriamente. Davanti allo specchio, rifletto su questa idea flessibile del tempo. Se mia madre mi facesse oggi quella stessa domanda, le direi che oramai, per me, non &amp;egrave; pi&amp;ugrave; tempo, che da troppo giovane che ero sono diventata, ormai, troppo vecchia.&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Wed, 11 May 2011 19:32:21 +0200</pubDate>
            <guid>http://blog.libero.it/RedLilith77/10206370.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Giornate fiorite</title>
            <link>http://blog.libero.it/RedLilith77/10190037.html</link>
            <description>&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;E&amp;rsquo; quasi sera, gi&amp;ugrave; per strada c'&amp;egrave; il caos, &amp;egrave; maggio, ma fa ancora freddo, gli IGM sono alti, ma tutto il resto &amp;egrave; a posto, ho sbagliato a prenotare l&amp;rsquo;aereo, il mio conto &amp;egrave; quasi in rosso, ho mal di testa, subisco i postumi di una settimana disintossicante senza alcol e senza grassi, la virt&amp;ugrave; non &amp;egrave; il mio forte, mi rende pi&amp;ugrave; acida di una zitella incarognita. A lavoro si prospettano importanti cambiamenti, nessun accenno ai soldi. Procedo a fatica su corso Vittorio, con la testa che pende da un lato&amp;nbsp;a causa&amp;nbsp;dai pensieri e le gambe che vanno da sole nello sforzo di raggiungere casa. Vorrei fermarmi in un&amp;rsquo;enoteca e scolarmi gli ultimi dieci euro che sono rimasti nel portafoglio. Due vecchie accennano ad una festa di paese, capisco che domani si festeggia il Patrono, un buon motivo per lasciar perdere il mio programma alcolico e usare i miei dieci euro per un treno che mi porti via da qui. &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=3sWb1iR2mzM&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Certe giornate hanno il profumo delle gardenie appena fiorite. Certe altre puzzano di crisantemi lasciati nell&amp;rsquo;acqua stantia a imputridire.&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Fri, 06 May 2011 19:51:46 +0200</pubDate>
            <guid>http://blog.libero.it/RedLilith77/10190037.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Al microscopio</title>
            <link>http://blog.libero.it/RedLilith77/10186517.html</link>
            <description>&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Stavo leggendo Copote, quando mia sorella Clara rientr&amp;ograve; a casa da lavoro. Pos&amp;ograve; l&amp;rsquo;ombrello sul pianerottolo, si tolse le scarpe bagnate ed entr&amp;ograve; in cucina mentre puliva le lenti degli occhiali. Le chiesi se aveva avuto una giornata pesante, mi disse di si. Seduta comodamente sul divano, le gambe accavallate con eleganza, inizi&amp;ograve; a guardarsi intorno. Prese nota del rum sul tavolo, di quanto ce ne fosse ancora nella bottiglia, dei mozziconi spenti nel portacenere. Cercai di nascondere con il piede le mutadine che avevo lasciato a terra, ma non ci riuscii. Credo che passare in rassegna le cose fuori posto della mia vita, fosse per Clara non solo un hobby, ma anche un modo per adempiere al suo ruolo di sorella maggiore. &lt;br /&gt;Clara lavorava in un laboratorio di analisi e immagino avesse sviluppato una certa propensione allo studio di cose e persone attraverso il microscopio. Era abilissima. Una volta not&amp;ograve; del cioccolato nella dispensa, ne dedusse che avevo litigato con Armando. Ed era vero.&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Thu, 05 May 2011 19:47:11 +0200</pubDate>
            <guid>http://blog.libero.it/RedLilith77/10186517.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Voglio scrivere, quindi leggo.</title>
            <link>http://blog.libero.it/RedLilith77/10179408.html</link>
            <description>&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: &quot;&gt;Federico, mio nipote, ha letto qualche pagina del mio vecchio blog. Dice che ho una buona penna, che dovrei pensare di scrivere un libro e che con un po' di fortuna e molto allenamento,&amp;nbsp;un giorno, potrei anche diventare una scrittrice di successo. Beh, di sicuro mio nipote&amp;nbsp;o legge poco o &amp;egrave; fuori di testa. Mi sono scompisciata dalle risate e gli ho detto che per scrivere storie mi manca l&amp;rsquo;attitudine e che comunque non ho di queste velleit&amp;agrave;. &lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: &quot;&gt;L&amp;rsquo;altro giorno, per&amp;ograve;, lusingata da quelle parole, ho aperto una pagina di word con l'intenzione di scrivere il mio primo racconto. Sono rimasta cos&amp;igrave;, rigida come uno stoccafisso,&amp;nbsp;con una tazza di caff&amp;egrave; nella mano sinistra ed un pasticciotto ai pinoli nella mano destra. Dopo qualche minuto ho avuto l&amp;rsquo;illuminazione. Ho indossato un paio di jeans vecchi e sono andata nella libreria sotto casa, quella di fronte al negozio di abbigliamento vintage. Un negozietto un po&amp;rsquo; malmesso, con gli scaffali pieni di polvere e mangiati dai tarli. Un posto frequentato dai professori universitari in cerca di edizioni introvabili. Ho fatto un giro tra i corridoi strettissimi, ed ho iniziato a prendere certi libri che ho sempre voluto leggere ma, che per pigrizia non ho mai comprato. Dopo circa 45 minuti, mi sono avvicinata alla cassa con una pila di&amp;nbsp;volumi cos&amp;igrave; lunga che mi copriva gli occhi. Ho posato la pila sul bancone e l&amp;rsquo;ho passata alla persona che era alla cassa, una donna anziana, con i capelli grigi e lunghi raccolti in una treccia. La vecchia mi ha guardata un po&amp;rsquo; perplessa e poi, quasi distrattamente, mentre batteva lo scontrino, mi ha detto: - che ci fa con tutti questi libri? &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: &quot;&gt;- Voglio scrivere un racconto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: &quot;&gt;- E questi a cosa le servono?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: &quot;&gt;- Beh, dovr&amp;ograve; pur sapere cosa hanno scritto gli altri, no?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: &quot;&gt;- Ed ha intenzione di leggerli tutti?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: &quot;&gt;- Si, e quando li avr&amp;ograve; letti verr&amp;ograve; a comprarne altri, finch&amp;egrave; non avr&amp;ograve; letto &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=6N3WnPSKjL0&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;tutto &lt;/a&gt;ci&amp;ograve; che &amp;egrave; stato scritto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: &quot;&gt;- Non ce la far&amp;agrave; mai, lei &amp;egrave; pazza.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: &quot;&gt;- E allora vorr&amp;agrave; dire che non scriver&amp;ograve; mai un libro.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: &quot;&gt;Sembrava, quasi persuasa dai miei discorsi, poi, aggrottando un po&amp;rsquo; le sopracciglia mi ha detto:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: &quot;&gt;- Fortuna che la maggior parte degli scrittori moderni scrive libri senza leggere, altrimenti noi poveri librai faremmo la fame.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Tue, 03 May 2011 19:44:47 +0200</pubDate>
            <guid>http://blog.libero.it/RedLilith77/10179408.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Tipa da scoglio. Ma anche no.</title>
            <link>http://blog.libero.it/RedLilith77/10175156.html</link>
            <description>&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Mi ero riproposta di raggiungere Veronica a Savelletri, questo week end. Avremmo fatto chiacchiere piccanti da vecchie amiche, giocato a burraco tutta la notte e, tempo permettendo, avremmo preso un po&amp;rsquo; di sole. &lt;br /&gt;Ricordo ancora quell&amp;rsquo;estate di tanti anni fa, quando&amp;nbsp;incontrai per la prima volta quel suo strano mare. &amp;ldquo;&lt;em&gt;Ti porto&amp;nbsp;sugli scogli&lt;/em&gt;&amp;rdquo; mi aveva detto Veronica. Ma io non ero esattamente &quot;&lt;em&gt;una tipa da scoglio&lt;/em&gt;&quot;. Il mio &lt;em&gt;habitat&lt;/em&gt; naturale &amp;egrave; sempre stato quello&amp;nbsp;delle lunghe spiagge dello Jonio,&amp;nbsp;prive di asperit&amp;agrave; e di trabocchetti.&amp;nbsp;E tuttavia, l&amp;rsquo;idea di tuffarmi dagli scogli mi&amp;nbsp;provoc&amp;ograve; una strana eccitazione. &lt;br /&gt;Ricordo che per raggiungere lo &amp;ldquo;&lt;em&gt;scoglio grande&lt;/em&gt;&amp;rdquo;, come lo chiamava Veronica, camminammo sotto un sole caldo ma (ancora) piacevole, scavalcammo un muretto a secco cotto dal sole e rivestito di cacche d'uccello, percorremmo pochi metri a piedi nudi sugli scogli. Pochi metri, ma sufficienti a scorticare i miei poveri piedi, evidentemente non abituati alla ruvidit&amp;agrave; delle pietre. &lt;br /&gt;Ricordo ancora l&amp;rsquo;odore del mare che inebetiva i sensi, gli schizzi di acqua fredda sulla pelle caldissima,&amp;nbsp;le urla dei pescatori che martellavano la testa. Ricordo soprattutto che quando mi tuffai in quell&amp;rsquo;acqua nera come la&amp;nbsp;pece e non riuscii a toccare il fondo, ebbi paura. Ricordo che desiderai fuggire, rifugiarmi nel mio Jonio, monotono, ma silenzioso, afoso, ma privo di pericoli. Ricordo bene che quello scoglio era uno strano posto, e che forse non era il mio. Poco pi&amp;ugrave; in l&amp;agrave; c'era una piccola baia, &amp;ldquo;&lt;em&gt;la caletta&lt;/em&gt;&amp;rdquo;, come la chiamava Veronica, frequentata soprattutto da anziani e da bambini, come mi disse poi. Era piccola, si, ma la trovai bellissima, regina incontrastata di tutte le calette. Gli scogli facevano da&amp;nbsp;corona alla spiaggia, incorniciando di rudezza la dolcezza di quella&amp;nbsp;&lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=s7WTBNeqPMA&amp;amp;feature=related&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;distesa di sabbia&lt;/a&gt;. Non so perch&amp;eacute; mi &amp;egrave; tornata alla memoria quella giornata. Fatto sta che nel week ha piovuto ed ho dovuto rinunciare ai miei propositi. In compenso, per&amp;ograve;, ho letto &amp;ldquo;&lt;em&gt;La confraternita dell&amp;rsquo;uva&lt;/em&gt;&amp;rdquo;. Non c&amp;rsquo;entra niente, ma lo consiglio.&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Mon, 02 May 2011 17:48:08 +0200</pubDate>
            <guid>http://blog.libero.it/RedLilith77/10175156.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Sorridendo al Perini</title>
            <link>http://blog.libero.it/RedLilith77/10166038.html</link>
            <description>&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Oggi l&amp;rsquo;aria &amp;egrave; tiepida, ti solletica il naso con i suoi pollini. Bari, in primavera, riflette una luce morbida. Sembra bella. Sembra pi&amp;ugrave; bella di quanto, forse, non sia davvero. Il Perini &amp;egrave; pieno come sempre, ma il panino alle verdure mi fa troppa gola per tornare indietro. Ci sediamo ai tavolini esterni e magari riesco anche a respirare un po&amp;rsquo; di brezza di mare. Quella che sa di sale, si, ma anche di alghe essiccate al sole e di pesce appena pescato. Alice mi parla, quieta, come un&amp;rsquo;onda che si allunga sulla battigia e penso che nessuno ha la capacit&amp;agrave; che ha lei di trasmettere pace. Martina ride e risponde a gran voce, sguaiata e sincera come sempre. Ascolto, parlo, mangio e non sempre in questo stesso ordine. Sar&amp;agrave; il sole. Sar&amp;agrave; l&amp;rsquo;aria di mare. Sar&amp;agrave; che il panino &amp;egrave; buono come lo ricordavo. Ma credo di avere un sorriso a met&amp;agrave; tra Monnalisa ed un indiano che ha appena fumato il suo peyote. Dopo qualche secondo di riflessione e silenzio Alice mi dice: &amp;ldquo;&lt;em&gt;Sei solare, Monia, sei serena. Penso che Armando ti stia facendo un gran bene&lt;/em&gt;&amp;rdquo;. Non ti ho risposto, Alice, ho abbassato un po&amp;rsquo; lo sguardo ed ho sorriso. Per&amp;ograve; avrei voluto dirle: &amp;ldquo;&lt;em&gt;Sar&amp;agrave; vero, Alice, se lo vedi. O forse sar&amp;agrave; la luce morbida di questa &lt;/em&gt;&lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=WOxE7IRizjI&amp;amp;feature=fvwrel&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;em&gt;primavera&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt; che rende le cose ancora pi&amp;ugrave; radiose&quot;. &lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Mangio il mio panino alle verdure. E intanto penso che sarebbe bello se qualcuno, guardando gli occhi di Armando,&amp;nbsp;riuscisse a&amp;nbsp;vedere la mia stessa luce.&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Fri, 29 Apr 2011 21:00:37 +0200</pubDate>
            <guid>http://blog.libero.it/RedLilith77/10166038.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>C'est ça</title>
            <link>http://blog.libero.it/RedLilith77/10158553.html</link>
            <description>&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske06&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;Mi sono accorta che casetta &amp;egrave; un totale casino e che&amp;nbsp;avrei bisogno di una settimana per ridarle un'aria appena vivibile. E&amp;rsquo; che quando torno a casa, la sera, la trovo desolantemente vuota. E allora, arruffo il letto, dissemino vestiti sul pavimento&amp;hellip; giusto per creare un po&amp;rsquo; di folklore.&lt;br /&gt;E poi c&amp;rsquo;&amp;egrave; il mio amico Carlo, che oggi compie gli anni e si &amp;egrave; pentito di aver chiesto ad Alessia, la morosa, di andare a vivere con lui. E' successo che Carlo, che prima viveva in una stanza in affitto, ed Alessia, che abitava con i suoi vecchi, cercavano entrambi una nuova sistemazione. Ed &amp;egrave; arrivata l&amp;rsquo;occasione buona: un grande appartamento in pieno centro, che se ti affacci dalla cucina vedi il mare e se ti sporgi&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;dalla finestra della camera da letto ti trovi di testa nel teatro grande. E allora,&lt;em&gt; perch&amp;eacute; no?,&lt;/em&gt; si &amp;egrave; detto Carlo. Tanto vale chiedere ad Alessia di andare a vivere insieme e dividere le spese. Ch&amp;egrave; c&amp;rsquo;&amp;egrave; la crisi e gli affitti sono alti e &lt;em&gt;two is better that one&lt;/em&gt;. Vabb&amp;egrave;, non fa una piega. Solo, per&amp;ograve;, che con-vivere con la morosa non &amp;egrave; come con-dividere l&amp;rsquo;appartamento con il collega: e gli umori, e gli ormoni, e le pretese, e le incomprensioni. E poi la differenza &amp;egrave; nelle parole: nel primo caso unisci le vite, nel secondo dividi tetto e costi. &lt;br /&gt;Carlo dice che era meglio al tempo dei suoi nonni, quando uomo e donna avevano compiti precisi, quando era &lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;l&amp;rsquo;uomo che guadagnava la pagnotta mentre la donna affermava, orgogliosa, che suo marito non sa neppure dove sono riposte le forchette. Gli ho detto che lui &amp;egrave; un po&amp;rsquo;come suo nonno, ma che Alessia &amp;egrave; una donna moderna ed emancipata.&amp;nbsp; Carlo, mi ha guardata un po&amp;rsquo; perplesso e mi ha detto, sorridendo, che la sua donna ideale, effettivamente, &amp;egrave; la sua nonna.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Carlo ormai si &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;ske06&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: book antiqua,palatino;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;&amp;egrave; convinto che uomo e donna non sono fatti per stare sotto lo stesso tetto. Non so se abbia ragione oppure no. Per&amp;ograve; stasera guarder&amp;ograve; la mia casetta vuota e scompigliata e la &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=3dmTl9DsW-c&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;coccoler&amp;ograve; un po&amp;rsquo;&lt;/a&gt;. C&amp;rsquo;est &amp;ccedil;a.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Wed, 27 Apr 2011 19:20:38 +0200</pubDate>
            <guid>http://blog.libero.it/RedLilith77/10158553.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Cuore bianco di alabastro</title>
            <link>http://blog.libero.it/RedLilith77/10057394.html</link>
            <description>&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;E&amp;rsquo; un giorno d&amp;rsquo;autunno, lo vedi dalla pioggia. Cade obliqua sulla finestra che d&amp;agrave; sul giardino. La luce del lampione &amp;egrave; ancora gialla. Illumina la strada di seppia. &lt;br /&gt;Se ci fossi, potremmo&amp;nbsp;passeggiare nel giardino in penombra. Sarebbe un ritratto di altri tempi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Tue, 29 Mar 2011 20:02:35 +0200</pubDate>
            <guid>http://blog.libero.it/RedLilith77/10057394.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>*</title>
            <link>http://blog.libero.it/RedLilith77/10053087.html</link>
            <description>&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;&lt;strong&gt;Sabato mattina.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;In quei due giorni &amp;egrave; s&lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;empre festa. Basta svegliarsi al mattino e togliersi le coperte di dosso per ridere come matti, e girare nudi per casa, e farci male per scherzo,&amp;nbsp;e tutto &amp;egrave; cos&amp;igrave; giocoso e leggero, specialmente di sera, quando siamo stanchi morti, e ce ne stiamo accovacciati sul divano come due gatti assonnati, e troviamo ancora di che ridere e farci bene.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;&lt;strong&gt;Domenica sera. &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;Non sopporto i distacchi grevi mascherati da frivoli &amp;ldquo;arrivederci&amp;rdquo;. Non sopporto i miei occhi nascosti da occhiali scuri, non sopporto questo ghigno che di giocoso non ha pi&amp;ugrave; niente. &lt;br /&gt;Scusa se mi tradisco, scusa il mio malumore, scusa per lo sguardo arrabbiato. Ho truccato gli occhi per l&amp;rsquo;occasione e, forse, non &amp;egrave; stata una&amp;nbsp;buona idea. &lt;br /&gt;Mi incolonno come una formica con decine di altre formiche viaggiatrici della domenica. Mi siedo e leggo un po&amp;rsquo;. Che male mi potr&amp;agrave; mai fare...&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Mon, 28 Mar 2011 18:15:22 +0200</pubDate>
            <guid>http://blog.libero.it/RedLilith77/10053087.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>E chissà la nube di domani cosa porterà.</title>
            <link>http://blog.libero.it/RedLilith77/10035005.html</link>
            <description>&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;Alla finestra, un po&amp;rsquo; per vezzo, studio le necessit&amp;agrave; di chi passa e, per necessit&amp;agrave; mia, ne codifico i processi. Come se la mia sete trovasse sfogo nell&amp;rsquo;aranciata bevuta dal ragazzo gi&amp;ugrave; nel parco. Come se il mio corpo si forgiasse al contatto tra quei due mocciosi che si salutano all'angolo della strada. Come se esistere fosse improbabile senza ascoltare il brusio di quei vecchi che maledicono, di sotto, questa primavera che non arriva. &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;E chiss&amp;agrave; che estate torrida. &lt;br /&gt;E chiss&amp;agrave; la nube di domani cosa porter&amp;agrave;.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Wed, 23 Mar 2011 20:02:49 +0200</pubDate>
            <guid>http://blog.libero.it/RedLilith77/10035005.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Come un orcio colmo d'olio</title>
            <link>http://blog.libero.it/RedLilith77/10029129.html</link>
            <description>&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;Si legge troppo,&lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt; non si scrive pi&amp;ugrave; abbastanza. &lt;br /&gt;Come un orcio colmo d&amp;rsquo;olio. &lt;br /&gt;Mi riempio, ma non mi svuoto pi&amp;ugrave;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Tue, 22 Mar 2011 12:21:59 +0200</pubDate>
            <guid>http://blog.libero.it/RedLilith77/10029129.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Un posto che sappia di me</title>
            <link>http://blog.libero.it/RedLilith77/9972223.html</link>
            <description>&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;Di un posto in cui tornare, ho bisogno. Un posto che stia l&amp;igrave;, che sopravviva ai miei spostamenti. Un posto da cui andare via. Un posto mio, che sia memoria di ci&amp;ograve; che sono, che conservi tra le mura i miei ricordi. Un posto che sopravviva ai miei abbandoni. Che anche quando sono altrove resti l&amp;igrave;, ad aspettarmi. Anche adesso, che ho di nuovo voglio di scappare e diventa sempre pi&amp;ugrave; difficile starci bene.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Tue, 08 Mar 2011 15:43:12 +0200</pubDate>
            <guid>http://blog.libero.it/RedLilith77/9972223.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Libero Pensiero</title>
            <link>http://blog.libero.it/RedLilith77/9831970.html</link>
            <description>&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;&lt;em&gt;[Intervista immaginaria]&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;- Secondo lei, Mister B. &amp;egrave; un puttaniere o un benefattore?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;- Un &lt;em&gt;protettore&lt;/em&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Tue, 01 Feb 2011 15:16:10 +0200</pubDate>
            <guid>http://blog.libero.it/RedLilith77/9831970.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Appunti</title>
            <link>http://blog.libero.it/RedLilith77/9801325.html</link>
            <description>&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske04&quot;&gt;Mi manca il tempo &lt;br /&gt;per&amp;nbsp;pensare &lt;br /&gt;di notte.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Tue, 25 Jan 2011 15:07:21 +0200</pubDate>
            <guid>http://blog.libero.it/RedLilith77/9801325.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>19 gennaio. E non cambia niente.</title>
            <link>http://blog.libero.it/RedLilith77/9780427.html</link>
            <description>&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;Sfoglio internet, ascolto &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=6dJAnlG7nLc&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;Bjork &lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;e sorseggio il mio t&amp;egrave; verde. Leggo e resto a distanza. Sghignazzo appena, con quel ghigno amaro che sembra quasi una paresi. Non partecipo pi&amp;ugrave;. Congelo il giudizio per domani, lo stipo sullo scaffale alto, quello pieno di polvere e di niente. Sfoglio controvoglia, quanto basta per guardare ci&amp;ograve; che gira intorno, comprendere che ci si muove tanto e che non cambia niente.&amp;nbsp;&quot;&lt;em&gt;E sembra che qui nulla si muova, n&amp;eacute; mai si sia mosso, n&amp;eacute; mai si muover&amp;agrave;&lt;/em&gt;&quot;*. Salvo il mio labbro superiore, che si flette ancora sotto il peso di certi ghigni dal sapore amaro.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske02&quot;&gt;* Samuel Beckett&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Wed, 19 Jan 2011 18:54:25 +0200</pubDate>
            <guid>http://blog.libero.it/RedLilith77/9780427.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>I giorni neri del calendario</title>
            <link>http://blog.libero.it/RedLilith77/9759951.html</link>
            <description>&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;Prima di cominciare a scrivere, mi sfioro le braccia. Che &amp;egrave; come abbracciare Te.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;Dicono che ho il sorriso triste. Forse perch&amp;eacute; c&amp;rsquo;&amp;egrave; un sole tiepido che non riscalda, o perch&amp;eacute; la luce &amp;egrave; fuori e rimbalza sui vetri frenati dalle inferriate. E&amp;rsquo; che quando la vita pulsa, la sento guizzare veloce come un pesce sulla rena e s&amp;rsquo;agita in battiti che si rincorrono, separando ci&amp;ograve; che &amp;egrave; da ci&amp;ograve; che &amp;egrave; stato. Dicono che ho gli occhi tristi. E' che ricordano con ingordigia i giorni che ho alle spalle e che non sono pi&amp;ugrave;. Mi accade in questi momenti, di ripercorrere l&amp;rsquo;autostrada che taglia i monti, sentire la neve che si posa sul mio berretto di lana, incantarmi al luccichio di una carta di cioccolata. Chiss&amp;agrave; se &amp;egrave; ancora incastrate tra quelle pietre. &lt;br /&gt;Dicono che le cose passano e che poi ritornano. Come le stagioni. E che ritorner&amp;ograve; a ripercorrere le stesse strade e a calpestare la stessa terra e non solo nei ricordi. Ritornare. Tipo in quel castello arroccato sull&amp;rsquo;altura, o in quel bosco pieno di funghi che non ho colto, o su quel sentiero che porta al San Bernardo e che ho percorso assieme a Te. &lt;br /&gt;Dicono che a volte scrivere &amp;egrave; come lasciarsi bagnare dalla pioggia. Dicono che la malinconia&amp;nbsp;&amp;egrave; passeggera, come le nuvole quando &amp;egrave; estate. Io so che come una stagione, va. E che quindi poi torna, che poi inaspettatamente ti riscalda e poi ancora ti abbandona. &lt;br /&gt;Preparo una tazza di t&amp;egrave; bollente e traccio un&amp;rsquo;altra asticella sul calendario. Dicono che dovrei pensare a domani per non sentire il peso di un oggi che non passa. Ma ci sono giorni che vanno vissuti per ci&amp;ograve; che sono:&amp;nbsp;attimi che suggeriscono il sentimento della mancanza, giorni di attesa. Importanti come quelli che ho cerchiato in rosso sul calendario.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Fri, 14 Jan 2011 16:31:18 +0200</pubDate>
            <guid>http://blog.libero.it/RedLilith77/9759951.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Vado a fare quattro passi</title>
            <link>http://blog.libero.it/RedLilith77/9755266.html</link>
            <description>&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;Vado a fare quattro passi e mi rilasso. La solita lucertola che si distende al sole. Da te &amp;egrave; inverno ancora, qui &amp;egrave; gi&amp;agrave; primavera. E la distanza tra il Tuo posto ed il mio &amp;egrave; nei gradi molto pi&amp;ugrave; che nei chilometri. &lt;br /&gt;Continuo ad avere piedi e mani gelidi. Proteggimi dal freddo: mi basterebbe questo, ora. &lt;br /&gt;Tra un&amp;rsquo;impronta e un'altra disegno iperboli grandiose e capisco che le gambe si muovono al mio posto. E' un incedere meccanico che conduce in nessun dove, mentre sento quel riflesso familiare di neve e di passi, cos&amp;igrave; lontani dai questi miei, cos&amp;igrave; vicini alle tue coordinate. Questa notte ho rispolverato Einaudi. Cos&amp;igrave;, per cacciare questo gelo che non &amp;egrave; solamente fisico, per placare questa insonnia che non &amp;egrave; solo fermento dei sensi. &lt;br /&gt;Sparisce il freddo, qualcuno se lo prende. Spariscono le impronte, forse ne sentir&amp;ograve; la mancanza pi&amp;ugrave; avanti. Vado a fare altri quattro passi. Proteggimi dal freddo per quest&amp;rsquo;altro inverno.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Thu, 13 Jan 2011 17:01:36 +0200</pubDate>
            <guid>http://blog.libero.it/RedLilith77/9755266.html</guid>
        </item>
    </channel>
</rss>
