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        <title>Next 2.0</title>
        <description>A volte ho vinto, molto pił spesso ho perso.  Cammino tra le strade della speranza senza ripari. E se inizia a piovere, mi fermo e guardo attorno. Poi alzo il bavero del cappotto, accendo una bionda e ricomincio a camminare.</description>
        <link>http://blog.libero.it/RiflessiDigitali/</link>
        <lastBuildDate>Mon, 20 May 2013 16:31:53 +0200</lastBuildDate>
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        <category>Arte e Cultura</category>
        <category>Libri e Giornali</category>
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            <title>Joshua e Mrs Effe</title>
            <link>http://blog.libero.it/RiflessiDigitali/12079558.html</link>
            <description>&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,geneva;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske02&quot;&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;color: #000000;&quot;&gt;(Atto unico in pi&amp;ugrave; parti)&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;ske02&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske02&quot;&gt;&lt;img style=&quot;vertical-align: middle;&quot; title=&quot;.&quot; src=&quot;http://digilander.libero.it/lauro_58/img/Joshua.jpg&quot; alt=&quot;.&quot; width=&quot;291&quot; height=&quot;193&quot; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;ske02&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske02&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #000000;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,geneva;&quot;&gt;&lt;em&gt;Parte prima:&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lavoro in fabbrica! Assemblo manichini partoriti da macchine che non sudano, non mangiano e non amano. Gambe e braccia perfettamente uguali, busti asessuati e teste su cui &amp;egrave; stampata sempre la stessa espressione di impenetrabile serenit&amp;agrave;. Se non fossero finti verrebbe voglia di imitarli. Forse perch&amp;eacute; la perfezione &amp;egrave; rassicurante, visto che viviamo in un mondo imperfetto. A pensarci bene anche il sesso in qualche modo mette paura, visti i tab&amp;ugrave; che ci cuciamo addosso come vestiti. Ma qui non &amp;egrave; un problema, viene relegato a dettaglio e specificato dagli addetti alle parrucche alla fine della catena di montaggio. Capelli posticci che non saprebbero poi nemmeno cos&amp;igrave; tanto di finto se non stessero su facce tutte con la stessa espressione. Io devo montare la testa. Non &amp;egrave; difficile, basta prenderne una a caso dal mucchio e piazzarla sul collo, senza seguire alcun criterio nella scelta.   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non lavoro di giorno. Al colloquio mi hanno detto se ero disposto a fare il turno fisso di notte. Ho accettato. Poi ho saputo che sono stato assunto proprio per questo. Alla fine ci fai l&amp;rsquo;abitudine e poi per uno come me, che ha cicatrici dappertutto, un corpo ormai da uomo e un seno da donna &amp;egrave; la cosa migliore. Io sono un imperfetto e se mi fossi chiamato Maggy, nessuno avrebbe avuto nulla da ridire. Di Maggy ho le tette, per il resto sono Joshua, ascolto i &lt;em&gt;Talking Heads&lt;/em&gt; e sogno di lasciare questo posto sistemato ai margini della citt&amp;agrave;, tra colline di polvere e cielo color seppia. Passatemi il termine &amp;hellip; sono perfettamente imperfetto! Mi piacciono i &lt;em&gt;Talking Heads&lt;/em&gt; e assemblo manichini. Lavoro in un posto dove li fabbricano e mi porto dietro tutta questa roba in un corpo solo. Ditemi voi se non sono un controsenso vivente! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Poi il mio nome. Per quanto ne so potrei anche essere un discendente del figlio di Nun ... quello che successe a Mos&amp;egrave;. Giosu&amp;egrave; della trib&amp;ugrave; di Efraim. Invece sembro uscito dall&amp;rsquo;inferno. Comunque a parte tutto, se potessi scegliere, mi piacerebbe essere un gatto e guardare il mondo attraverso i suoi occhi. Immagino sia molto diverso vederlo dalla sua prospettiva. Sarebbe come guardare da un obiettivo fuori fuoco. Il mondo visto dai gatti ha contorni diversi da quelli formato Homo Sapiens.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando finisco il turno non vedo l&amp;rsquo;ora di uscire. Mi manca l&amp;rsquo;aria se non lo faccio subito. Non parlo con nessuno, inforco le cuffie, accendo l&amp;rsquo;mp3 e filo via. Guardo solo la strada che calpesto, con il cappuccio in testa e il vestito, sempre dello stesso tipo e dello stesso colore. Una tunica bianca. Ma non &amp;egrave; una divisa. Non metto altro perch&amp;eacute; cos&amp;igrave; sto comodo. Niente nemmeno sul seno.  Non mi nascondo, infondo non ho nulla da vergognarmi. Sono un ibrido, mezzo uomo, mezzo donna, mezzo niente e tanto per gradire mi trucco pure. Un po&amp;rsquo; per non farmi riconoscere e un po&amp;rsquo; per creare ancora pi&amp;ugrave; confusione. Di solito passo attraverso il parco. E&amp;rsquo; un posto strano, ma ci fai l&amp;rsquo;abitudine. L&amp;rsquo;ombra degli alberi sporca la polvere che calpesti, i tossici sul prato assomigliano a ciuffi d&amp;rsquo;erba moscia. Gli spacciatori si confondono tra la gente e non sai di chi fidarti. Li fuori &amp;egrave; una specie di bordello. Per questo non do confidenza a nessuno. Voglio solo arrivare a casa, aprire la porta e sedermi sul divano rattoppato, fregandomene di tutto.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Provo un misto di ribrezzo e ammirazione se mi guardo allo specchio. Lo faccio sempre prima di coricarmi per dormire; &amp;egrave; un modo per dirmi buonanotte &amp;hellip; o buongiorno. E&amp;rsquo; complicato sapere cosa dirsi quando ci si sveglia la prossima notte. Stamattina per esempio mentre stavo tornando a casa, da dietro un albero un uomo anziano e ingobbito mi ha fermato, chiedendomi degli spiccioli. Le sue mani erano magre e canute, puzzava  di whisky e di stantio. Ha guardato il mio trucco e poi mi ha detto: &lt;em&gt;&amp;ldquo;Chi sei tu, un uomo, una donna, un frocio o un clown. Magari sei la morte che ha voglia di scherzare?&amp;ldquo;&lt;/em&gt; Io ho affrettato il passo sperando di lasciarmelo dietro, ma lui mi stava attaccato supplicandomi. Non c'era verso di scrollarselo di dosso. &lt;em&gt;&amp;ldquo;Portami con te, portami con te &amp;hellip;&amp;rdquo;&lt;/em&gt; continuava a dire. Io allargavo le braccia cercando di allontanarlo. L&amp;rsquo;ho fatto una due, tre volte finch&amp;eacute; il vecchio non si &amp;egrave; offeso e ha iniziato a insultarmi. &lt;em&gt;&amp;ldquo;Brutta checca del cazzo, hai paura di me?&amp;rdquo;&lt;/em&gt; Poi ha preso qualche sasso e me lo ha tirato addosso, prima di crollare in ginocchio e scoppiare a piangere mugolando: &lt;em&gt;&amp;ldquo;Signora morte, ti prego. Portami con te. Signora morte non lasciarmi qui ancora.&amp;rdquo;&lt;/em&gt; Il suo era un tono disperato, come se chiamasse la mamma. Come se quel vecchio all&amp;rsquo;improvviso fosse diventato un bambino che voleva un grembo su cui rifugiarsi. Il tempo a volte ha un andamento schifoso. Ci allontana e ci avvicina da noi stessi senza una logica e non ne hai il controllo. Il tempo a volte ha un senso dell&amp;rsquo;umorismo perfido. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non riuscivo pi&amp;ugrave; a levarmelo dalla testa il tono supplichevole di quel vecchio. &lt;em&gt;&amp;ldquo;Ma non avrei potuto aiutarlo nemmeno se avessi voluto.&amp;rdquo;&lt;/em&gt; Ho detto a &lt;em&gt;Mrs. Effe&lt;/em&gt; una volta a casa. &lt;em&gt;&amp;ldquo;Beh una cosa avresti potuto farla, a dire il vero.&amp;rdquo;&lt;/em&gt; Mi ha risposto. &lt;em&gt;&lt;br /&gt;Fergie &lt;/em&gt;&amp;egrave; la mia amica, la mia famiglia e forse anche il mio amore. &lt;em&gt;Mrs. Effe&lt;/em&gt; &amp;egrave; un&amp;rsquo;ex prostituta, indossa sempre una parrucca rosso acceso, un top rosa con i lustrini,  una minigonna blu elettrico e niente scarpe. E&amp;rsquo; perennemente esausta e sotto il trucco sbavato c&amp;rsquo;&amp;egrave; un viso meraviglioso. Forse dovrei dire c&amp;rsquo;era, non ho mai approfondito la cosa. Per farlo dovrei chiederle di struccarsi, ma non ho il coraggio di farlo. Fergie &amp;egrave; timida, il che &amp;egrave; un controsenso per un prostituta, ma &amp;egrave; timida da morire. Evito per questo. Come si nasconde dietro gli occhi lei, nessuno riesce a farlo. Sorride poco ma quando lo fa &amp;egrave; uno spettacolo meraviglioso e angosciante insieme. Sembra disegnata con pennarelli colorati dalle tonalit&amp;agrave; sfuggenti e accese. Ma non le piove mai dentro, mai. Scrive parole su un taccuino e lascia i foglietti  in giro per casa. Sono sempre per me, credo sia il suo modo per dimostrarmi il suo amore anche se quando me lo dice non sa nemmeno di cosa parla. &lt;em&gt;&amp;ldquo;Avresti potuto ucciderlo.&amp;rdquo;&lt;/em&gt; Mi dice. Poi mentre mi sorride imita il gesto del taglio della gola con un coltello e subito dopo scolla le spalle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; A lei non interessa il mio nome o la mia identit&amp;agrave;. Se ne frega se sono Jesus o Maggy. Fa l&amp;rsquo;amore con me quando ne ho voglia senza chiedermi nulla. &lt;em&gt;&amp;ldquo;L&amp;rsquo;amore perfetto &amp;egrave; quello che prescinde dal sesso&amp;rdquo;&lt;/em&gt; mi disse quando le chiesi chi glielo faceva fare a stare con me. In cambio non vuole quasi nulla. &lt;em&gt;&amp;ldquo;Regalami un sorriso.&amp;rdquo;&lt;/em&gt; Mi scrive su un foglietto quando mi vede troppo triste. E io lo faccio. &lt;em&gt;&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Hai un sorriso bellissimo&amp;rdquo;&lt;/em&gt; invece me lo dice. Non me lo scrive. Ogni volta con tono sollevato, come chi ritorna a casa dopo un lungo viaggio. Magari vede la differenza fra le mie labbra e le mani per esempio. Che non sanno niente una dell&amp;rsquo;altra, come se fossero di due persone diverse. O degli occhi che vanno sempre a rifugiarsi da qualche parte, ogni volta che inizio a pensare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non &amp;egrave; che le mani di &lt;em&gt;Mrs. Effe&lt;/em&gt; siano un granch&amp;eacute;. Magre e ossute, consumate e logore. Parlano di lei allo stesso modo degli occhi annacquati e silenziosi. Parlano anche di quella mattina di met&amp;agrave; giugno. &lt;em&gt;Fergie &lt;/em&gt;dormiva supina con una mano sulla pancia e una sotto il cuscino, respirava piano. Il viso era appena abbozzato come solo il sonno riesce a disegnare. Non so perch&amp;eacute;, ma quella mattina decisi di posarle il cuscino sul viso e spingere verso il basso. Lei ebbe un solo sussulto, quello del risveglio. Non inizi&amp;ograve; ad agitarsi o a divincolarsi per ribellarsi alla violenza. Si lasci&amp;ograve; andare, come se volesse agevolare il servizio. Gli sarebbe andato bene anche cos&amp;igrave;, pensai. Morire e basta. Allora all&amp;rsquo;ultimo tolsi il cuscino dalla faccia. La baciai senza farle riprendere fiato e la scopai senza chiederle il permesso. Lo feci con un vigore mai avuto prima. Alla fine mi disse &amp;ldquo;&lt;em&gt;Grazie&lt;/em&gt;.&amp;rdquo; Avrei dovuto risponderle qualcosa tipo &lt;em&gt;&amp;ldquo;Grazie per cosa. Ti ho quasi ammazzato e poi ti ho scopato senza riguardo.&amp;rdquo;&lt;/em&gt; Invece non ho detto nulla, ho fatto un mezzo sorriso e nient&amp;rsquo;altro. A volte la terra mi sembra un inferno solo perch&amp;eacute; sono convinto che debba essere un paradiso e faccio di tutto perch&amp;eacute; gli assomigli. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Mon, 06 May 2013 16:58:40 +0200</pubDate>
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            <title>Cuba Libre</title>
            <link>http://blog.libero.it/RiflessiDigitali/12074710.html</link>
            <description>&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;img style=&quot;vertical-align: middle;&quot; title=&quot;.&quot; src=&quot;http://digilander.libero.it/lauro_58/img/CubaLibre.jpg&quot; alt=&quot;.&quot; width=&quot;284&quot; height=&quot;212&quot; /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,geneva;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #000000;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske02&quot;&gt;Il locale &amp;egrave; pieno di gente, perlopi&amp;ugrave; quarantenni che si fingono impegnati a relazionare tra di loro. Oppure chiss&amp;agrave;, le loro trame oratorie sono schiette e croccanti come una renetta appena colta dall&amp;rsquo;albero. Sar&amp;agrave; che non sono pi&amp;ugrave; abituato a uscire da solo. Non so, mi faccio tutta una serie di scrupoli e mi sento fuori posto, cos&amp;igrave; chiedo una vodka con lime e cerco di stordirmi un po&amp;rsquo;. Preferirei una &lt;em&gt;Absolute &lt;/em&gt;ma non si pu&amp;ograve; avere tutto dalla vita, per cui mi accontento. &lt;em&gt;Ma non &amp;egrave; una vita che ti accontenti?&lt;/em&gt; Mi rivolgo questa domanda del cazzo che non ha nulla di esistenziale cercando una disinvoltura di prammatica, senza esondare in atteggiamenti che possano attirare l&amp;rsquo;attenzione. Anche questo &amp;egrave; un modo di fare del cazzo. A chi devo prendere per il culo! In fondo ogni mio gesto &amp;egrave; una storia finita che &amp;egrave; diventata altro, il mio passato, il mio pensare e provare altre strade per la fuoriuscita del fuoco. E non frega un cazzo a nessuno. Ce ne saranno duecento di persone qui che si portano la loro storia appresso e non la fanno tanto lunga.&lt;br /&gt;Mi ritrovo con gli occhi dritti dentro quelli di una donna che i suoi amici chiamano Sara. &lt;br /&gt;Sara osserva e ascolta gli altri e poi guarda me, io osservo lei, la notte ci osserva tutti con il tipico garbo menzognero di chi sa che presto tutto finir&amp;agrave;, appena la rugiada dar&amp;agrave; l&amp;rsquo;arrivederci alla luna. Vorrei non fosse cos&amp;igrave;, che la notte porti da qualche parte insomma. Non mi interessa nemmeno il solito sesso, quello che urla nei pantaloni e si strofina sulle cosce, che scambia il desidero per eccitazione, la complicit&amp;agrave; per appagamento, relegando la compagnia ad una semplice assonanza di muscoli.&lt;br /&gt;Ordino un &lt;em&gt;Cuba Libre&lt;/em&gt; e dico al ragazzo dietro al bancone di portaglielo. Ne ha finito uno da un po&amp;rsquo;, magari lo accetta. Quando il barman glielo serve facendo un cenno verso di me, lei alza il bicchiere per un discreto Cin, beve un sorso poi dice qualcosa alla cricca con cui sta passando la serata. Poggia il bicchiere e viene verso di me. &lt;em&gt;&amp;ldquo;Vado al bagno mi aspetti?&amp;rdquo;&lt;/em&gt; mi fa quando &amp;egrave; abbastanza vicina perch&amp;eacute; la possa sentire. La fermo con un cenno.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&amp;ldquo;Non voglio scopare.&amp;rdquo;&lt;/em&gt; Rispondo&lt;em&gt;.&lt;br /&gt;&amp;ldquo;E chi ti vuole scopare. Ma che sei scemo. Avrai cinquant&amp;rsquo;anni.&amp;rdquo;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Grazie, il mio ego te ne sar&amp;agrave; grato domattina.&amp;rdquo;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Ma come cazzo parli.&amp;rdquo;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Parlo da cinquantenne.&amp;rdquo;&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Vado in bagno, aspettami fuori. Ci fumiamo una sigaretta.&amp;rdquo;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Spero che la sensazione che ho, quella di essermi ritagliato un po&amp;rsquo; si spazio nel suo spazio non sia tempo sprecato. Infondo perch&amp;eacute; dovrebbe esserlo. Al limite, ripensandoci, mi far&amp;agrave; respirare meglio nel letto quando l'alba sar&amp;agrave; gi&amp;agrave; dietro l'angolo.&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Ok scusami. Ti aspetto fuori.&amp;rdquo;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Succede cos&amp;igrave; e non posso farci nulla. Per anni ho pensato che la passione andava violentata, placata in corpi uniti e bocche bagnate, affamate, dopo aver fatto in modo che tutto fosse sopra le righe, una specie di marea capovolta e invece basta un pullover senza nulla sotto, un filo di trucco. L&amp;rsquo;emozione pu&amp;ograve; scoppiare anche in questo modo, ascoltando una voce. Anche cos&amp;igrave; riesci a non sentirti solo.&lt;br /&gt;Ritengo importante il rumore dell'armadio della camera da letto che si apre, della cinta che si chiude, dell'accendino che si accende &amp;hellip; tutto &amp;egrave; determinante e non permetto che ogni istante rinunci ai miei progressi, perch&amp;egrave; tutto ha un senso ... tutto ha un senso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando Sara sorride per il racconto piuttosto ordinario di un tipo ormai ben piantato nella vita provo un momento di intensa gelosia anche se non dovrei. Che senso ha, stiamo parlando di noi. E' cos&amp;igrave; lontana dai miei rumori, come potr&amp;agrave; mai farne parte. Poi penso che sta l&amp;igrave; davanti a me e gi&amp;agrave; ne fa parte. Il vento passa tra le nostre mani lontane, la notte &amp;egrave; un piccolo diadema in movimento e finir&amp;ograve; col morirci sopra se non le chiedo il numero di cellulare o se vuole rivedermi domani. Ho le labbra calde e i miei spostamenti sono timidi, trattenuti, accorti. Sar&amp;agrave; la differenza di et&amp;agrave; questa specie di devozione, di sicuro una sigaretta non basta per scovare un cenno di approvazione. Il vento continua, misura la distanza dei nostri corpi, due fonti di calore sospese tra altre persone e chiss&amp;agrave; quante parole.&lt;br /&gt;L'ultimo sguardo &amp;egrave; il mio, arriva ma non si presenta e ordina invece tutte le tonalit&amp;agrave; del buio che ci circonda.&lt;br /&gt;Non c'&amp;egrave; niente da fare, non ce la far&amp;ograve; mai. Lei spegne la sigaretta, tira fuori un bigliettino. &lt;em&gt;&amp;ldquo;Vado a finire il Cuba Libre. Telefonami ok?&amp;rdquo;&lt;/em&gt; E mi lascia l&amp;igrave; da solo. Me la immagino nuda che si lascia andare, mentre la abbraccio da dietro sentendomi appagato solo per quella confidenza. Non vorrei altro, null&amp;rsquo;altro che questo. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Fri, 03 May 2013 19:21:56 +0200</pubDate>
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            <title>Quasi come a casa (5)</title>
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            <description>&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;img style=&quot;vertical-align: middle;&quot; title=&quot;.&quot; src=&quot;http://digilander.libero.it/lauro_58/img/mago1.jpg&quot; alt=&quot;.&quot; width=&quot;214&quot; height=&quot;228&quot; /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #000000;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske02&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,geneva;&quot;&gt;&lt;em&gt;&quot;Appena il tempo di stupirsi&amp;rdquo; &lt;/em&gt;la voce dell&amp;rsquo;affabulatore ci sorprende con un tono trionfale, svegliandoci da quell&amp;rsquo;ipnotica visione&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,geneva;&quot;&gt;&lt;em&gt; &amp;ldquo;quello necessario per un fremito d&amp;rsquo;incredulit&amp;agrave;, giusto il giusto per sorprendersi. Che vi avevo detto! Guardatevi gente, avete gli occhi sgranati e la bocca aperta con il miglior stupore stampato in faccia. E non importa che il trucco lo avete visto fare migliaia di volte, siete sorpresi perch&amp;eacute; qui non c&amp;rsquo;&amp;egrave; trucco signori e signore e non sono io a dirlo per carit&amp;agrave;, ci sono le vostre facce che parlano per me e anche le vostre meraviglie, il vostro stupore. Ma ora si parte e che il viaggio abbia inizio!&amp;rdquo;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Non so che valore dare a quelle parole, forse mi sono lasciato coinvolgere troppo dall&amp;rsquo;abilit&amp;agrave; oratoria del tipo, ma che l&amp;rsquo;affabulatore ce l&amp;rsquo;abbia con il pubblico intero mi delude visto quello che ha detto sottovoce accostandosi a me all&amp;rsquo;entrata. Eppure sembra guardi in platea ora qui, ora l&amp;agrave; e quindi nulla e nessuno in particolare. Poi si fa avanti fino a guadagnare il bordo del palco, proprio di fronte a me, mentre dietro il mago continua a folleggiare manipolando quel corpo di donna in evoluzioni incredibili, piegandola e sollevandola in modo talmente improponibile che penso nulla possa stupirmi pi&amp;ugrave; di ci&amp;ograve; che gi&amp;agrave; vedo. E invece il giocoliere di parole ci riesce ancora una volta&lt;em&gt;. &amp;ldquo;Che il viaggio abbia inizio, ho appena detto! Come pure che l&amp;rsquo;inganno &amp;egrave; estraneo a questo proscenio. E per dimostrarvi che non sono avvezzo alle bugie, chiamer&amp;ograve; uno di voi&amp;nbsp; per continuare lo spettacolo, anzi per raddoppiarlo visto che al fare del mago, il prescelto far&amp;agrave; altrettanto. Diventandone il sosia imitatore nelle cose di illusione e via dicendo, pur essendo estraneo, e ribadisco estraneo, a certe pratiche.&amp;rdquo;&amp;nbsp; &lt;/em&gt;Poi con un gesto deciso ma deferente, cos&amp;igrave; confidenziale da risultare quasi affettuoso, allunga un braccio verso di me e ci orienta anche lo sguardo, in modo non possa equivocare sulle sue intenzioni. Poi dice&lt;em&gt; &amp;ldquo;Si torna a casa&amp;rdquo;&amp;nbsp; &lt;/em&gt;sistemando quella frase tra un sorriso ed un gesto ripetuto della mano come per dire&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,geneva;&quot;&gt; &amp;ldquo;andiamo&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;continua...&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Wed, 24 Apr 2013 19:18:47 +0200</pubDate>
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            <title>Quasi come a casa (4)</title>
            <link>http://blog.libero.it/RiflessiDigitali/12057025.html</link>
            <description>&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;img style=&quot;vertical-align: middle;&quot; title=&quot;.&quot; src=&quot;http://digilander.libero.it/lauro_58/img/Mago.jpg&quot; alt=&quot;.&quot; width=&quot;272&quot; height=&quot;207&quot; /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,geneva;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske02&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #000000;&quot;&gt;Un mago in bianco e nero saluta il pubblico ed anche me, che mi becco quindi due saluti insieme. Non c&amp;rsquo;&amp;egrave; un posto libero potrei giurarlo. Lo so anche se non mi giro per guardare, lo sento dal chiacchiericcio e da quella incontrovertibile certezza che ti prende ogni tanto in determinati momenti e non sai bene il perch&amp;eacute;. Non mi giro. Non voglio perdermi nemmeno una virgola, un cenno, una scena, una luce, una parola. C&amp;rsquo;entra, eccome se c&amp;rsquo;entra, quello che mi ha sussurrato l&amp;rsquo;omone dalla faccia colorata, ma forse c&amp;rsquo;entra anche qualcos&amp;rsquo;altro ma non ci voglio pensare. Per ora voglio solo che la promessa non sfugga da me per una disattenzione, una distrazione, il che la dice lunga sul desiderio che la vita mi sorprenda dopo che ho sognato lo facesse per ben pi&amp;ugrave; di una volta. Oh si, una volto &amp;egrave; troppo poco per quantificare quel tipo di desiderio. Tra l&amp;rsquo;altro nemmeno cos&amp;igrave; originale, credo che di gente in cerca di novit&amp;agrave; ne &amp;egrave; pieno il mondo e per tutti funziona allo stesso modo. Non &amp;egrave; cos&amp;igrave; che funziona! Nel senso che se aspetti ci&amp;ograve; che desideri, il pi&amp;ugrave; delle volte continui ad aspettare &amp;hellip; &amp;egrave; per questo che ho deciso di entrare, anche per questo ho deciso di entrare. Il mago allarga le braccia e dice &amp;rdquo;&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;Buonasera carissimi eletti, e dovrei dire prediletti perch&amp;eacute; avete avuto il coraggio di credere, che non &amp;egrave; un difetto farlo a priori perch&amp;eacute; qui a priori non esiste nulla al di fuori del niente, che non c&amp;rsquo;&amp;egrave; per definizione ovviamente &amp;hellip;&amp;rdquo; &lt;/em&gt;Poi sfila il mantello dalle spalle con un gesto che si spiega roteando su se stesso e attorno al braccio come fosse una nuvola di cipresso che sparisce. &amp;ldquo;&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;Per&amp;ograve; il niente non esisterebbe se non ci fosse il tutto, per cui quello che vedrete potrebbe essere vero oppure no. A voi la scelta, a me la vostra attenzione.&lt;/em&gt;&amp;rdquo; Quindi deciso e senza ripensamento alcuno gira le spalle e accenna un passo. Si allontana da noi e il palco glielo permette. Sa bene cosa fare, penso. In fondo di uno spettacolo gli unici ignari sono gli spettatori, funziona cos&amp;igrave;, altrimenti che spettacolo sarebbe. Sa bene cosa fare e lascia tutto lo spazio a due bocche incandescenti che mordono l&amp;rsquo;aria uscendo dal niente. All&amp;rsquo;improvviso! Lacerando l&amp;rsquo;oscurit&amp;agrave; ai lati del proscenio come ruggiti di fuoco indomito, annunciando in questo modo un&amp;rsquo;entrata che non ti aspetti, un&amp;rsquo;entrata gentile come quella di una ragazza che si mette davanti al dispensatore di illusioni. E&amp;rsquo; uno spettacolo in bianco e nero dal sapore retr&amp;ograve; quello del mago che tocca fronte della ragazza, bella malgrado tutte le sfumature di grigio, bella anche se diventa rigida come un tronco di cipresso, al tocco del mago. Un gesto sulla fronte, proprio li davanti, sopra gli occhi, a spingere quel corpo che sembra un manichino incernierato sui fianchi per come ruota cambiando posizione, passando da uno stato di verticale normalit&amp;agrave; in uno inverosimile di orizzontale staticit&amp;agrave; e lascia tutti a col fiato sospeso perch&amp;eacute; cos&amp;igrave; &amp;egrave; quel corpo &amp;hellip; sospeso. Sospeso per davvero. Un giovane corpo di donna galleggia senza aiuti nel niente a parte l&amp;rsquo;aria e nessuno sa bene come questo possa succedere.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #000000;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske02&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,geneva;&quot;&gt;&lt;em&gt;continua ...&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Tue, 23 Apr 2013 15:46:23 +0200</pubDate>
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            <title>Quasi come a casa - Una favola - (3)</title>
            <link>http://blog.libero.it/RiflessiDigitali/12049790.html</link>
            <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;img style=&quot;vertical-align: middle;&quot; title=&quot;.&quot; src=&quot;http://digilander.libero.it/lauro_58/img/QuasiComeaCasa.jpg&quot; alt=&quot;.&quot; width=&quot;327&quot; height=&quot;218&quot; /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,geneva;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #000000;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske02&quot;&gt;Entro con il biglietto in mano come ha promesso, senza aver toccato il portafoglio perch&amp;eacute; davvero non importa dimostrare di avere quel becco che nel detto parla di quattrini e penso sia un buon segno, ma la novella ha equilibri incerti e ali tarpate per cui subito mi contraddico per colpa, temo, di una cialtroneria &amp;nbsp;talmente bassa da segnare il negativo se avessi a disposizione una scala per poterla misurare. La questione &amp;egrave; semplice. Dentro &amp;egrave; tutto cos&amp;igrave; diverso dalla sfarzosit&amp;agrave; d&amp;rsquo;etichetta, cambia cos&amp;igrave; tanto da fare impressione, quasi mi pento di aver fatto il grullo e dato la stura alla processionaria di pecore in coda per un biglietto. Tergiverso per decidere se continuare a mettere un piede davanti l&amp;rsquo;altro o girare l&amp;rsquo;alluce e tutte le dita per ripassare sulle orme lasciate alle spalle. Succede perch&amp;eacute; mi ritrovo in un posto ben lontano dalla grandezza che l&amp;rsquo;esterno del tendone lascia intendere e non ha nemmeno le fattezze di una platea teatrale. Al massimo, a voler usare la fantasia, potrebbe ricordarla. Ma di quelle vecchie, anguste e alquanto demod&amp;eacute;. E&amp;rsquo; inutile negarlo, il vestito sfarzoso non &amp;egrave; una promessa mantenuta e il contenuto non fa certo il monaco, proprio come dice il proverbio, a parte i &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;seggi luminati&lt;/em&gt;, che appena metto piede nella sala iniziano una specie di festa accendendosi e spegnendosi come fosse partita una lotteria di luci visto che dopo un po&amp;rsquo; di girandole, si conclude proclamando il primo estratto. Solo una delle poltroncine rimane accesa e due figuri mi invitano a prendere posto proprio li, su quello scranno che potrebbe risultare scomodo per chi non &amp;egrave; avvezzo agli onori, alla ribalta, al centro della scena. Ed &amp;egrave; cos&amp;igrave; che mi sento, schivo e riluttante di essere oggetto d&amp;rsquo;attenzioni, per cui la cosa non mi entusiasma affatto. &amp;ldquo;&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;A quanto pare il tuo posto &amp;egrave; questo.&amp;rdquo; &lt;/em&gt;Mi dice uno dei due incoraggiando il mio avanzare impelagato in incertezze e ritrosit&amp;agrave;. A prima vista sembra un pazzo almeno quanto il cespuglio di capelli che si porta appresso. Il suo aspetto &amp;egrave; cos&amp;igrave; patito da considerarne la giusta conseguenza il fare dinoccolato, accentuato da un collo oltremisura sotto una tuba in velluto marrone. A pensarci bene anche l&amp;rsquo;affabulatore ne &amp;egrave; fornito, di copricapo intendo, ma rosso, quasi fosse un segno di distinzione quello, come se andasse a braccetto con la mansione di chi lo indossa. Mi viene da pensare al particolare in automatico, un po&amp;rsquo; strano a dire il vero e in parte lo &amp;egrave;, perch&amp;eacute; anche il suo compare ne ha una in testa uguale e se tanto mi da tanto la loro mansione deve avere lo stesso fine. Ma &amp;egrave; la sola cosa che li accomuna mi dicono gli occhi, visto che &amp;egrave; basso, tarchiato, paffuto e quel suo &amp;ldquo;&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;Sgrunf, sgrunf&lt;/em&gt;&amp;rdquo; che vorrebbe essere una risatina, assomiglia pi&amp;ugrave; al grugnito di un maiale e anche lui a voler essere gentili. Verrebbe voglia di guardagli e sedere per controllare se per caso a corredo non abbia la stessa protuberanza a tortiglione del suino, li sull&amp;rsquo;osso sacro. &amp;ldquo;&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;Devo proprio?&lt;/em&gt;&amp;rdquo; domando al secco &amp;ldquo;&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;Non &amp;egrave; mica un dovere.&lt;/em&gt;&amp;rdquo; A dire il vero mi risulta difficile credergli, ma sembra proprio non abbia via di scampo, visto che la sala inizia a riempirsi di un brusio sempre maggiore oltre che di persone. Non posso far altro che sedere per evitare discussioni e lo faccio mio malgrado proprio li, dove gli occhi di tutti passano almeno una volta quando mi dice bene per guardare e cercar di capire chi ci sia in quella specie di luminaria formato poltrona. Di colpo il buio e la mia seduta non &amp;egrave; da meno. La cosa mi piace e mi piace ancora perch&amp;eacute; questo significa che forse potr&amp;ograve; godere dello spettacolo a modo mio. Poi un soffuso chiarore, di poco conto, rischiara il palcoscenico prima che il sipario si apra.&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,geneva;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,geneva;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,geneva;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #000000;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske02&quot;&gt;... continua&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Fri, 19 Apr 2013 17:02:19 +0200</pubDate>
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