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L'ABITUDINE A FARE CONFRONTI
La gelosia è confronto. E ci è stato insegnato a fare confronti, è un condizionamento profondo, per cui viviamo in un perenne confronto. Qualcuno ha una casa migliore della nostra, qualcun'altro un corpo migliore, oppure ha più soldi, oppure una personalità più carismatica. Se continui a fare confronti, se continui a paragonarti con chiunque ti passi vicino, l'unico frutto inevitabile sarà una gelosia smisurata: è una conseguenza del condizionamento a fare confronti che ci è stato imposto. Viceversa, se abbandoni ogni confronto, la gelosia scompare. In questo caso, sai semplicemente mchi sei, e non sei nessun altro se non te stesso, ne occorre che tu sia diverso da ciò che sei. E' un bene che tu non ti paragoni agli alberi, altrimenti verresti roso dalla gelosia: perchè non sei verde? E come mai Dio è stato così severo con te da non darti nessun fiore? E' un bene che non ti paragoni agli uccelli, ai fiumi, alle montagne, altrimenti soffriresti immensamente. Ti limiti a paragonarti agli esseri umani, poichè sei stato condizionato a fare solo questo tipo di confronto; non ti paragoni ai pavoni e ai pappagalli...altrimenti la tua gelosia ingigantirebbe a dismisura: ne saresti così gravato da non riuscire affatto a vivere!
Osho
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Post n°7 pubblicato il 01 Ottobre 2007 da salima1980
Vi presento le principali cause della nostra sofferenza: Confronto e Giudizio...non si può dire che sia proprio un piacere conoscerle se non per il fatto che conoscerle significhi anche saperle individuare fra le altre ed evitarle prontamente. Il confronto: certo a volte il confronto è necessario, infatti non sto parlando ne di confronti scientifici, ne di confronti costruttivi che hanno permesso grandi scoperte e passi avanti nella scienza. Sto parlando di quei confronti inutili che spesso ci troviamo a fare per abitudine. Confronti su cose che "noi non siamo mentre gli altri sono", su cose che noi non abbiamo e gli altri hanno che non fanno altro che alimentare la nostra cattiva amica Invidia che cresce, cresce... Il confronto inutile è un processo che ci è stato preinstallato dai nostri genitori (senza cattiveria anche loro l'avevano imparato da altri e credevano che fosse un metodo utile) o dalla società. Infatti noi non ci confrontiamo con la bellezza di un gatto persiano, la velocià di un ghepardo, l'agilità di una scimmia, perchè riconosciamo la diversità e la dote di natura di queste bellissime creature. Però continuiamo a confrontarci con le doti personali delle varie persone che incontriamo, collezionando una serie di "...invece io non.." che spesso ci causano rabbia e rancore verso noi stessi e di conseguenza verso tutti gli altri. Possiamo imparare a riconoscere che tipo di confronto facciamo, possiamo iniziare ad analizzare i nostri pensieri e chiederci se questo confronto è necessario o se solo un modo per autocommiserarsi. Ognuno è meraviglioso per le proprie doti, questo non significa che non dobbiamo sforzarci per migliorare, ma che dobbiamo già partire amandoci per quello che siamo per poterci migliorare. Arrabbiarsi con noi stessi, guardare ed esaltare i nostri vuoti non ci aiuterà a colmarli nè ci donerà gioia e serenità. Siamo noi nella nostra mente e possiamo scegliere di fare a meno di farci del male. Se il confronto che facciamo ha lo scopo principale di darci del buono a nulla o del fallito non è un confronto costruttivo ma distruttivo della nostra autostima, è un confronto inutile che genera soltanto invidia e rabbia verso se stessi e gli altri. Iniziamo eliminando quei confronti che rispondono a tale descrizione. Il giudizio: anche qui non parlo nel senso generale del termine, ma di quei giudizi che mentalmente facciamo sulle altre persone, su ciò che fanno o che non fanno, anche questi si possono evitare e generano la crescita del signor Rancore e della signora Rabbia. Dopo il confronto inutile che bagna le radici a Invidia arriva il giudizio che da da mangiare ai signori Rabbia e Rancore. Esempio: Confronto: Guarda lei sa fare questo... mentre io non lo so fare... Giudizio: Sono un buon a nulla SENTIMENTI: Invidia verso l'altro e rabbia verso noi stessi oppure Confronto: Ecco io mi faccio in quattro e lui non fa niente. Giudizio: Lui è un buono a nulla. Io sono scemo perchè permetto questo... SENTIMENTI: Rancore e rabbia verso l'altro, e rabbia verso noi stessi A cui seguono migliaia di altri pensieri ad avvalorare ciò che abbiamo appena affermato del tipo: Ecco come al solito sono così..., non valgo nulla, non si può andare avanti così, non è giusto, non ci si comporta così, ma chi si crede di essere... ect che ci causano un immensa sofferenza. Tutto questo si può evitare. Ognuno è responsabile delle proprie scelte, anche mentali, nella nostra mente ci siamo solo noi e nessun altro, nessuno ci criticherà per ciò che pensiamo, nessuno sente ciò che pensiamo. Quindi evitiamo i confronti, accettiamo le nostre diversità, accettiamo che ogni persona fa del suo meglio per quello che è la sua situazione attuale, le sue esperienze, le sue convinzioni, anche se nel farlo sbaglia. Non sta a noi farlo notare, ci arriverà a suo tempo, e come sappiamo il miglior insegnamento è l'esempio. Quindi non preoccupiamoci di ciò che fanno gli altri o di come sono, non sta a noi giudicare, ognuno poi riceve ciò che ha seminato in termini di azioni, pensieri e convinzioni. Facciamo le cose con amore, come un gioco, come "ora sto facendo questo" senza chiedersi a chi toccava, senza pensare a quanto sacrificio ci costa, ma semplicemente facciamolo. Evitiamo confronti inutili sia a livello mentale che nelle nostre conversazioni in cui cerchiamo conferma della nostra "ragione"o in cui buttiamo fango su noi stessi. Generano solo sofferenza inutile. Aver ragione, non dona gioia, nè amore, ne felicità. E' solo una soddisfazione bassa del nostro orgoglio e del nostro ego. Conludendo, la maggiorparte della tensione, dell'irritabilità della gente è generata dal confronto e dal giudizio che a sua volta crea sofferenza non solo al soggetto che è l'artefice di questo schema ma anche alle persone che interagiscono con lui. Quindi per il bene di noi stessi e degli altri. Iniziamo a fare un po' di pulizia nei nostri pensieri e godiamoci questa vita meravigliosa che ci è stata donata! Salima |
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Post n°4 pubblicato il 23 Luglio 2007 da salima1980
Un giorno, non molto tempo fa, un contadino si presentò alla porta di un convento e bussò energicamente. Quando il frate portinaio aprì la pesante porta di quercia, il contadino gli mostro, sorridendo, un magnifico grappolo d'uva. "Frate portinaio" disse il contadino, "sai a chi voglio regalare questo grappolo d'uva che è il più bello della mia vigna?" "Forse all'Abate o a qualche padre del convento?" "No a te!" "A me?" Il frate portinaio arrossì tutto per la gioia. "Lo vuoi dare proprio a me?" "Certo, perchè mi hai sempre trattato con amicizia e mi hai aiutato quando te lo chiedevo. Voglio che questo grappolo d'uva ti dia un po' di gioia". La gioia semplice e schietta che vedeva sul volto del frate portinaio illuminava anche lui. Il frate portinaio mise il grappolo d'uva bene in vista e lo rimirò per tutta la mattina. Era veramente un grappolo stupendo. Ad un certo punto gli venne un'idea: "Perchè non porto questo grappolo all'abate per dare un po' di gioia anche a lui?" Prese il grappolo e lo portò all'abate. L'abate ne fu sinceramente felice. Ma si ricordò che c'era nel convento un vecchio rate ammalato e pensò "Porterò a lui il grappolo, così si solleverà un poco". Così il grappolo d'uva emigrò di nuovo. Ma non rimase a lungo nella cella del frate ammalato. Costui pensò infatti che il grappolo avrebbe fatto la gioia del frate cuoco, che passava le giornate a sudare sui fornelli, e glielo mandò. Ma il frate cuoco lo diede al frate sacrestano (per dare un po' di gioia anche a lui), questi lo portò al frate più giovane del convento, che lo portò ad un altro, che pensò bene di darlo ad un altro. Finchè, di frate in frate, il grappolo d'uva tornò dal frate portinaio (per portargli un po' di gioia). Così fu chiuso il cerchio. Un cerchio di gioia. Oh Allah facci portatori di gioia, fa che ogni giorno ogni nostro gesto sia un dono d'amore che ispiri il cuore del prossimo. Ogni piccolo gesto d'amore è come una goccia di un essenza, ne basta una sola goccia per riempire la stanza del suo inebriante profumo. Oh Allah fa che comprendiamo che la perseveranza nel regalare sorrisi, gentilezza ed amore incondizionato ci riempie la vita del Tuo Amore e dell'amore delle persone che ci stanno accanto. |
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Post n°3 pubblicato il 15 Luglio 2007 da salima1980
IL GRAMMATICO E IL DERVISCIO In una notte senza luna un derviscio, passando vicino a un pozzo prosciugato, sentì un grido: una voce cavernosa chiedeva aiuto. "Chi è laggiù?", chiese il derviscio, sporgendosi. |
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PENSIERO POSITIVO
Da "Guarisci il tuo corpo" di Louise Hay
Esattamente in questo luogo ed esattamente in questo momento, nella nostra mente. Non è importante da quanto duri l'influenza di schemi mentali negativi, di una malattia, di una cattiva relazione, da quanto si protraggono i problemi finanziari, o l'odio verso noi stessi: possiamo cominciare a cambiare da oggi. Sono stati i pensieri che abbiamo nutrito e le parole che abbiamo ripetutamente usato a creare la nostra vita e le nostre esperienze. Tuttavia, i pensieri del passato hanno già svolto la loro funzione ciò che scegliamo di pensare e di dire oggi, in questo momento, creerà il nostro domani e i giorni, le settimane, i mesi e gli anni che seguiranno. Il momento in cui puoi è sempre quello attuale. Adesso cominciamo a operare cambiamenti, a liberarci dalle vecchie insensate opinioni. Adesso. Anche il più timido inizio produrrà una differenza. Da bambini eravamo pura gioia e amore. Sapevamo quanto eravamo importanti, sentivamo di essere al centro dell'universo; avevamo tanto coraggio, chiedevamo quello che volevamo ed esprimevamo apertamente tutti i sentimenti . Amavamo totlalmente noi stessi, ogni parte del nostro corpo, compresi gli escrementi. Sapevamo, cioè, di essere perfetti. E' questa la verità della nostra esistenza: tutto il resto è costituito da irragionevoli modelli di pensiero che abbiamo imparato e che è ancora possibile disimparare. Quante volte abbiamo ripetuto: "Sono fatto in questo modo", oppure "E' così." Quello che in realtà affermiamo è ciò che "crediamo sia vero per noi". Di solito quello in cui crediamo è soltanto un'opinione altrui, che abbiamo accettato e incorporato nel nostro sistema di convinzioni e che si accorda con quest'ultimo. Se da bambini ci è stato insegnato che il mondo è spaventoso tutto quello che risulta in accordo con tale convinzione viene da noi accettato come veritiero come, ad esempio le asserzioni:"Non fidarti degli sconosciuti", "Non uscire di notte", "La gente ti imbroglia". Viceversa, se nei primi anni di vita ci è stato insegnato che il mondo è sicuro e gioioso, prestiamo ascolto ad altre affermazioni, quali: "L'amore è ovunque", "La gente è cordiale", "I soldi non sono mai un problema" e via dicendo. Le esperienze di vita rispecchiano le nostre convinzioni. Raramente però queste ultime vengono messe in dubbio. A tal fine potreste, per esempio, chiedervi: "Perchè credo che mi sia difficile imparare? Ciò è effettivamente vero? E' vero per me, adesso? Da dove nasce questa convinzione? Credo che sia così perchè un insegnante, quando ero in prima elementare, me lo ha ripetuto infinite volte? Starei meglio se mi liberassi di questa convinzione?". Fermatevi per un istante sui vostri pensieri. Che cosa pensate in questo momento? Premesso che i pensieri modellano la vita e le esperienze, vorreste che il pensiero in questione si concretizzi? Se si tratta di un pensiero di preoccupazione, di collera, di dolore o di vendetta, come pensate che esso ritorni a voi? Se desiderate una vita gioiosa, dobbiamo avere pensieri gioiosi. Qualsiasi cosa esterniamo mentalmente o verbalmente ritornerà in forma analoga. Passate un po' di tempo ad ascoltare le parole che pronunciate: se vi sentire ripetere un concetto tre volte annotatelo. Per voi è infatti diventato uno schema. Alla fine della settimana esaminate l'elenco che avete compilato e noterete che le parole impiegate corrispondono alle esperienze vissute. Siate disposti a modificare parole e pensieri e a osservare la vita che cambia. Per controllare la vostra esistenza dovete controllare parole e pensieri: solo voi pensate nella vostra mente nessun altro può farlo."



Inviato da: salima1980
il 03/10/2007 alle 14:14
Inviato da: warda22
il 03/10/2007 alle 11:32
Inviato da: salima1980
il 02/10/2007 alle 07:09
Inviato da: sincerity11
il 01/10/2007 alle 21:58
Inviato da: sincerity11
il 17/09/2007 alle 17:43