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ASCOLTA TUA MADRE

LE LACRIME DI UNA MADRE NON ASCOLTATA

 

FERMIAMO LA LEGGE CONTRO L'OMOFOBIA

 

TELEFONO VERDE "SOS VITA" 800813000

CHE COSA E' IL TELEFONO "SOS VITA"?
 
È un telefono “salva-vite”, che aspetta soltanto la tua chiamata. E' un telefono verde, come la speranza la telefonata non ti costa nulla,
Vuole salvare le mamme in difficoltà e, con loro, salvare la vita dei figli che ancora esse portano in grembo.
E quasi sempre ci riesce, perché con lui lavorano 250 Centri di aiuto alla vita.
 
Il Movimento per la vita lo ha pensato per te
 
Puoi parlare con questo telefono da qualsiasi luogo d’Italia: componi sempre lo stesso numero: 800813000.
 
Risponde un piccolo gruppo di persone di provata maturità e capacità, fortemente motivate e dotate di una consolidata esperienza di lavoro nei Centri di aiuto alla vita (Cav) e di una approfondita conoscenza delle strutture di sostegno a livello nazionale. La risposta, infatti, non è soltanto telefonica.
 
Questo telefono non ti dà soltanto ascolto, incoraggiamento, amicizia, ma attiva immediatamente un concreto sostegno di pronto intervento attraverso una rete di 250 Centri di aiuto alla vita e di oltre 260 Movimenti per la vita sparsi in tutta Italia.

 
DUE MINUTI PER LA VITA

Due minuti al giorno è il tempo che invitiamo ad offrire per aderire alla grande iniziativa di
preghiera per la vita nascente che si sta diffondendo in Italia dal 7 ottobre 2005 in
occasione della festa e sotto la protezione della Beata Vergine Maria, Regina del Santo Rosario.
Nella preghiera vengono ricordati ed affidati a Dio:
 i milioni di bambini uccisi nel mondo con l’aborto,
 le donne che hanno abortito e quelle che sono ancora in tempo per cambiare idea,
 i padri che hanno favorito o subito un aborto volontario o che attualmente si trovano accanto ad
una donna che sta pensando di abortire,
 i medici che praticano aborti ed il personale sanitario coinvolto, i farmacisti che vendono i
prodotti abortivi e tutti coloro che provocano la diffusione nella società della mentalità abortista,
 tutte le persone che, a qualsiasi livello, si spendono per la difesa della vita fin dal concepimento.
Le preghiere da recitarsi, secondo queste intenzioni, sono:
 Salve Regina,
 Preghiera finale della Lettera Enciclica Evangelium Vitae di Giovanni Paolo II
 Angelo di Dio,
 Eterno riposo.
Il progetto è quello di trovare 150.000 persone, che ogni giorno recitino le preghiere. Il numero corrisponde a quello - leggermente approssimato per eccesso – degli aborti accertati che vengono compiuti ogni giorno nel mondo, senza poter conteggiare quelli clandestini e quelli avvenuti tramite pillola del giorno dopo. Per raggiungere tale obiettivo occorre l’aiuto generoso di tutti coloro che hanno a cuore la difesa della vita.

“Con iniziative straordinarie e nella preghiera abituale,
da ogni comunità cristiana, da ogni gruppo o associazione,
da ogni famiglia e dal cuore di ogni credente,
si elevi una supplica appassionata a Dio,
Creatore e amante della vita.”
(Giovanni Paolo II, Evangelium Vitae, n. 100)

Ulteriori informazioni su: www.dueminutiperlavita.info
 

PREGHIERA A MARIA PER LA VITA GIOVANNI PAOLO II

O Maria, aurora del mondo nuovo, Madre dei viventi,
affidiamo a Te la causa della vita:
guarda, o Madre, al numero sconfinato di bimbi cui viene impedito di nascere,
di poveri cui è reso difficile vivere, di uomini e donne vittime di disumana violenza, di anziani e malati uccisi dall'indifferenza o da una presunta pietà.
Fà che quanti credono nel tuo Figlio sappiano annunciare con franchezza e amore agli uomini del nostro tempo il Vangelo della vita.
Ottieni loro la grazia di accoglierlo come dono sempre nuovo,
la gioia di celebrarlo con gratitudine in tutta la loro esistenza
e il coraggio di testimoniarlo con tenacia operosa, per costruire,
insieme con tutti gli uomini di buona volontà, la civiltà della verità e dell'amore
a lode e gloria di Dio creatore e amante della vita.
Giovanni Paolo II


 

AREA PERSONALE

 

 

CARDINALE THOMAS COLLINS: IL SINODO NON PUO' CAMBIARE LA VERITA' SULLA FAMIGLIA

Post n°9135 pubblicato il 28 Luglio 2014 da diglilaverita
Foto di diglilaverita

Pubblichiamo la traduzione integrale dell'intervista all'arcivescovo di Toronto, il cardinale Thomas Collins a proposito di matrimonio, divorzio e comunione ai risposati. È una lettura consigliata in vista del Sinodo sulla Famiglia perché chiarisce molte questioni su cui recentemente si è creata molta confusione. L'intervista è stata pubblicata da Word on Fire

L’attuale discussione riguardo al divorzio, alle seconde nozze e alla comunione è in gran parte avvolta nella confusione. Che cosa insegna realmente la Chiesa riguardo a questi temi e perché?

La Chiesa Cattolica insegna semplicemente ciò che Gesù insegna: il matrimonio è un legame indissolubile tra un uomo e una donna, fedeli nell’amore e aperti al dono della vita. Il divorzio e le seconde nozze non sono ammessi quando il matrimonio è valido, sacramentale e consumato.

Quando Gesù predicava in Galilea, la società accettava il divorzio e il secondo matrimonio. La legge di Mosè li consentiva (Deuteronomio 24, 1-4). L’insegnamento di Gesù per cui divorziare e risposarsi non erano comportamenti ammessi fu rivoluzionario. In questo c’era anche l’affermazione della sua divinità, perché solo Dio ha l’autorità di prevalere sulla legge di Mosè. Gesù si richiamava alla creazione stessa per l’affermazione dell’indissolubile legame del matrimonio tra un uomo e una donna. «Non avete voi letto che chi li creò da principio, li creò maschio e femmina? E disse: "Perciò l'uomo lascerà il padre e la madre e si unirà con la propria moglie, e i due diverranno una sola carne". E così non sono più due, ma una sola carne, quello dunque che Dio ha unito insieme, l'uomo non lo separi» (Matteo 12, 4-6). Alla luce delle attuali controversie, è anche importante notare che Gesù afferma chiaramente qualcosa che fino a poco tempo fa era chiaro a tutti: il matrimonio è tra un uomo e una donna.

È sempre dato per ovvio dalla Chiesa che le coppie da lei unite siano sposate veramente, o “validamente”. Chiunque dica che non lo sono ha l’onere della prova. Quando viene richiesto tuttavia, la Chiesa può esaminare un matrimonio per verificare se esso è un impegno vincolante del tipo di cui Gesù parla, cioè un matrimonio valido che non può essere annullato. Se, dopo studi molto approfonditi, la Chiesa scopre che nel momento in cui marito e moglie si sono scambiati le loro promesse durante il matrimonio per un qualche motivo non si sono realmente impegnati nel vincolo coniugale, allora emette un riconoscimento, o “dichiarazione di nullità”, che conferma ufficialmente che il matrimonio fin dall’inizio non è stato “valido”. Questo è molto diverso da un divorzio, nel quale un funzionario del governo conferma che c’è stato un matrimonio valido ma si avvale del potere dello stato per porvi fine.

Alcuni cattolici sperano che la Chiesa cambi presto la sua posizione riguardo alla comunione per coloro che sono divorziati e risposati, magari in occasione dell’imminente Sinodo. Altri sono preoccupati che un tale cambiamento eroda i chiari insegnamenti di Gesù sul matrimonio. Riguardo a questo, quali insegnamenti e quali pratiche sono immutabili e quali invece sono aperte al cambiamento?

Il Sinodo sulla Famiglia si occuperà di tutta la gamma di problemi che oggi la famiglia affronta, non solo della questione della comunione per le persone divorziate e risposate. Per esempio, uno dei problemi chiave che adesso riscontriamo è che le coppie sempre più spesso vivono insieme senza essere sposate. Ci sono molte tendenze sociali, specialmente nel mondo occidentale, che minano l’istituzione familiare. Quello della comunione dopo il divorzio e le seconde nozze è un problema tra tanti e posso immaginare che il Sinodo si concentrerà su questioni più ampie riguardanti il matrimonio e la famiglia.

Il comando di Gesù sull’indissolubilità del matrimonio è centrale per la concezione cristiana del matrimonio e non può essere cambiato dalla Chiesa. Ma possiamo cambiare il modo in cui aiutiamo le coppie a prepararsi per il matrimonio, affiancarle nel viverlo e sostenerle concretamente se il loro matrimonio vacilla.

Anche al di là del comando di Nostro Signore, il divorzio è un grande dramma umano che può avere effetti devastanti sui coniugi e soprattutto sui loro bambini. Questo è il motivo per cui dobbiamo fare tutto ciò che possiamo come comunità cattolica per aiutare le coppie a prepararsi al matrimonio e per assisterle durante la vita coniugale. Prevenire è meglio che curare. Ci sono molti gruppi, come ad esempio “Marriage Encounter” e altri simili, che offrono una grande assistenza ai coniugi. Quando ci sono problemi, gruppi come “Retrouvaille” si impegnano ad aiutare la coppia a ritornare ad una vita matrimoniale sana.

Una cosa che bisogna fare è festeggiare gli anniversari di nozze. Recentemente, nella mia diocesi, c’è stata una grande celebrazione di venticinquesimi, cinquantesimi, sessantesimi e anche più che sessantesimi anniversari di nozze di coppie sposate. Durante la messa, hanno rinnovato le loro promesse. È stato motivante e incoraggiante per loro e per altre coppie sposate. Dobbiamo dare sostegno a tutte le coppie sposate con questi esempi viventi di fedeltà in mezzo alle intemperie dell’esistenza, specialmente nella nostra società, così allergica agli impegni che durano tutta la vita. Spero che il Sinodo mostri la via per una migliore preparazione al matrimonio, sostenga i gruppi che si impegnano a rafforzare i matrimoni e aiuti coloro il cui matrimonio è in difficoltà.

In una società in cui gli impegni permanenti non sono valorizzati – e questo vale per il sacerdozio e la vita religiosa come per il matrimonio – può portare a una grande forza spirituale ed è certamente contrario alla cultura dominante rinnovare ogni giorno un impegno sacro che dura per tutta la vita, confidando nella Grazia di Dio. Questo deve essere il nostro cammino come cristiani, e bisogna opporsi a tutto ciò che tende (anche non intenzionalmente) a rafforzare una cultura che mina la fedeltà ad impegni sacri permanenti come ad ogni azione che suggerisca che la Chiesa non prende seriamente la stabilità di tali impegni.

L’insegnamento di Nostro Signore sul matrimonio, così come tutto il suo insegnamento sulla sequela, può talvolta essere davvero difficile. Nel mondo in cui viviamo in particolare, ma in realtà in tutti i periodi della storia, la vita cristiana richiede un certo eroismo. Siamo tutti chiamati alla santità, questa non è solo la vocazione dei pochi che sono canonizzati, ma di ognuno di noi.

Dunque quello che non può essere cambiato è il fatto che nessuno può separare ciò che Dio ha unito. Ma il Sinodo potrebbe aiutarci ad approfondire la nostra comprensione del matrimonio cristiano, basandosi sul tesoro di insegnamenti della Scrittura e della Tradizione, come ad esempio la bellissima esortazione apostolica di Giovanni Paolo II, “Familiaris Consortio”. Prima di tutto dobbiamo aiutare le coppie a vivere fedelmente e fruttuosamente il sacramento del matrimonio.

Purtroppo, i matrimoni talvolta falliscono e il Sinodo potrebbe aiutare a trovare modi più efficaci per sostenere le persone in queste dolorose situazioni. Se una coppia si separa, nonostante tutti gli sforzi per risanare il matrimonio, e divorzia legalmente, ognuno è chiamato a proseguire in una vita fedele nella sequela cristiana. Non si possono sposare con altri, perché sono già sposati. Molti cristiani divorziati conducono una vita di esemplare santità, riconoscendo la propria realtà. Essi sono un esempio per tutti noi. Spero che il Sinodo dia sostegno a coloro che sono divorziati e vivono fedelmente la vita cristiana.

Può essere che, dopo un divorzio legale, se il matrimonio viene esaminato da un Tribunale Ecclesiastico per il Matrimonio, esso si riveli non valido, e il coniuge sarebbe libero di sposarsi. Ma questo potrebbe non accadere, oppure una persona per varie ragioni potrebbe decidere di non provare a scoprire il proprio “stato matrimoniale” di fronte alla Chiesa (cioè scoprire se in realtà è sposata oppure no). Anche se il personale dei tribunali offre una grande cura pastorale per coloro il cui matrimonio è fallito, il Sinodo potrebbe essere capace di trovare modi per migliorare i procedimenti usati dai tribunali per formulare una sentenza riguardo alla validità dei matrimoni, e questa dunque è area di un possibile cambiamento. Qualsiasi processo umano può sempre essere migliorato.

Molte persone divorziate, che dunque non possono risposarsi, decidono in realtà di convolare a seconde nozze. Ci sono diverse ragioni che possono portare a questa scelta e i loro parrocchiani non dovrebbero occuparsi di far congetture a riguardo. I cattolici che si trovano in questa drammatica situazione possono essere coinvolti in vari modi nella vita della comunità, ma non possono ricevere i sacramenti, come la Santa Comunione, perché qualunque siano la loro disposizione o le ragioni della loro situazione, magari note solo a Dio, persistono in una vita che è oggettivamente contro il chiaro comando di Cristo. Questo è il punto. Il punto non è che hanno commesso un peccato; la misericordia di Dio è abbondantemente garantita a tutti i peccatori. L’omicidio, l’adulterio e qualsiasi altro peccato, non importa quanto sia grave, sono perdonati da Gesù, in particolare attraverso il Sacramento della Riconciliazione, e il peccatore perdonato può ricevere la comunione. Il problema nella questione del divorzio e delle seconde nozze è la decisione cosciente (per qualunque ragione) di perseverare in una situazione di disobbedienza al comando di Gesù. Sebbene sarebbe ingiusto per loro ricevere i sacramenti, dobbiamo trovare modi migliori per aprire un dialogo con le persone in questa situazione e offrire loro un supporto amorevole.

Una cosa che potrebbe aiutare è se tutti noi realizzassimo che prendere la comunione a Messa non è obbligatorio. Ci sono molte ragioni per cui un cristiano potrebbe decidere di non ricevere la comunione. Se si facesse meno pressione sul fatto che tutti devono fare la comunione, coloro che non possono farla sarebbero in qualche modo aiutati.

Spesso, le persone in questa situazione decidono di abbandonare la comunità cattolica, dal momento che non possono ricevere la comunione sacramentale a Messa, sebbene possano sperimentare una sorta di comunione spirituale attraverso l’adorazione devota, pur astenendosi per buone ragioni dal ricevere la comunione; questo, per il cattolico, potrebbe essere davvero un atto penitenziale. È un grande dramma se i divorziati lasciano la Chiesa. È probabile che loro, i loro figli e i loro discendenti non si interessino più alla ricerca della vita in Cristo che si trova nella Chiesa. Dobbiamo capire cosa fare per raggiungere le persone in questa situazione in maniera amorevole ed efficace. Ma nel fare ciò dobbiamo anche essere attenti al comando di Cristo, e alla necessità di non compromettere la sacralità del matrimonio, con conseguenze perfino più disastrose per tutti, specialmente in un mondo in cui la stabilità del matrimonio è già tragicamente compromessa. Se con le azioni, seppur non a parole, affermiamo che la promessa matrimoniale non è realmente ciò che Gesù dice che è, allora questo offre un breve benessere a costo di una lunga sofferenza. Se la sacralità del matrimonio è progressivamente indebolita, saranno ultimamente i bambini a soffrirne di più.

Dunque, sebbene la fedeltà all’insegnamento di Cristo sull’indissolubilità del matrimonio non sia aperta a cambiamenti, ci sono cose che possiamo cambiare per star vicini ai nostri fratelli e le nostre sorelle in Cristo che si trovano in questa situazione difficile e dolorosa. Un aiuto reale può essere dato da miglioramenti nel modo in cui la Chiesa esamina la validità del matrimonio e attraverso l’impegno a dare sostegno spirituale ai Cattolici che sono divorziati e risposati, incoraggiandoli a coinvolgersi nella vita della loro parrocchia quanto più possibile e proponendo loro modi di pregare appropriati alla loro situazione. Dobbiamo considerare cosa può fare la comunità ecclesiale per assistere le coppie con i loro bambini, che spesso vivono in situazioni di famiglie allargate, con i figli del nuovo compagno del genitore. Ma scavalcare l’esplicito insegnamento di Gesù sulla natura indistruttibile del legame matrimoniale non può essere considerate un’opzione. Nessuno ha l’autorità di fare ciò.

Fuori dalla Chiesa, i mass media in grande maggioranza si aspettano che il Sinodo riveda sostanzialmente l’insegnamento cattolico sul matrimonio e il divorzio. Si può fare un paragone con le attese che circolavano prima del rilascio da parte di Paolo VI dell’enciclica Humanae Vitae del 1968?

Negli anni precedenti l’enciclica di Paolo VI che riaffermava l’insegnamento cristiano per cui la contraccezione non è in accordo con la volontà di Dio, c’è stata l’idea diffusa che la Chiesa avesse intenzione di cambiare questo suo precetto. Questo tipo di congettura si basa sostanzialmente sull’idea che la dottrina cristiana è come la linea politica di un governo: quando cambiano le circostanze, o quando più persone sostengono un’alternativa piuttosto che un’altra, allora la linea politica cambia.

Ma l’insegnamento cristiano si basa sulla legge naturale che è inscritta nella nostra natura più profonda da Dio, e soprattutto sulla parola rivelata di Dio. Le scritture e la fede viva della Chiesa ci aiutano a scoprire la volontà di Dio, che non possiamo cambiare basandoci su ciò che al momento ci sembra meglio. Così quando Papa Paolo VI non cambiò ciò che non avrebbe potuto cambiare, ma riaffermò la fede cristiana, molte, molte persone furono disturbate da ciò e semplicemente decisero di ignorare quell’insegnamento. Questa è la nostra attuale situazione. Certamente spero che non si ripeta quanto accaduto per speculazioni infondate riguardo al cambiamento dell’esplicito insegnamento della Chiesa sul matrimonio.

Lei in altre occasioni ha parlato di come Nostra Signora, Scioglitrice di Nodi – a cui Papa Francesco è particolarmente devoto – sia legata in maniera speciale al risanamento di matrimoni finiti, e di come noi dovremmo perciò rivolgerci a lei perché interceda e ci guidi di fronte a questa problematica. Come mai questo collegamento?

Sono venuto a conoscenza di questa devozione solo recentemente, quando ho letto un libretto a riguardo. Sembra che essa abbia la sua origine in una situazione simile a quella che stiamo discutendo: nel 17° secolo, una giovane coppia stava attraversando un periodo di grandissima difficoltà nel proprio matrimonio. Hanno pregato Nostra Signora e lei ha sciolto i nodi della loro relazione. Un discendente della coppia commissionò un quadro di Maria mentre scioglieva dei nodi, ed essa è diventata oggetto di una grande devozione, che papa Francesco ha contribuito molto a popolarizzare. È una devozione che può essere ricollegata a molte situazioni nella vita, ma sembra che essa faccia sorgere molte preghiere alla Vergine per risanare matrimoni in difficoltà. Dovremmo chiedere alla Madonna di aiutarci ad affrontare queste difficile problematiche del matrimonio in maniera fedele e amorevole.

Alcuni teologi hanno cercate nella tradizione della Chiesa esempi di cattolici divorziati e risposati che ricevevano lecitamente la Comunione, talvolta indicando le decisioni del Concilio di Nicea. Cosa disse quel concilio sulla questione?

C’è una norma di quell’importantissimo Concilio che si riferisce per inciso anche alle persone risposate. Questa è stata erroneamente presa per giustificare le seconde nozze dopo il divorzio, mentre in realtà si riferisce a coloro il cui coniuge è morto e che si sono risposati, atto questo senza dubbio in conformità con la nostra fede.

Il processo di annullamento sembra essere un obbiettivo comune di rinnovamento. Molti cattolici pensano che esso potrebbe essere più efficiente e onorevole. Quali potrebbero essere i modi per rinnovare il processo di annullamento senza comprometterne l’integrità?

Non sono un esperto di diritto canonico e so che tutti coloro che sono coinvolti nel ministero dei tribunali sul matrimonio ad ogni livello tentano di servire diligentemente la Chiesa e soprattutto coloro che chiedono loro di esaminare la validità di un matrimonio. Ma sarebbe bene per coloro che sono più esperti di me indagare se ci sono modi di migliorare questo processo.

Al centro della nostra discussione ci sono milioni di cattolici divorziati che sperimentano un dolore e una difficoltà reali. Come può la Chiesa accogliere ed essere d’aiuto a queste persone pur continuando a promuovere il patrimonio della fede?

È di vitale importanza fare tutto ciò che possiamo per raggiungere con un sostegno amorevole tutti i nostri fratelli e le nostre sorelle che stanno attraversando il terribile dolore dato dal divorzio. Ci sono movimenti nella Chiesa che si impegnano nel far ciò ma ciascun parroco e ciascuna diocesi deve porsi come compito anche quello di preoccuparsi delle persone che soffrono questo dolore. I loro bambini potrebbero star soffrendo più di tutti. Questo dovrebbe essere al centro delle nostre preghiere e, nelle situazioni particolari, i pastori e i parrocchiani dovrebbero fare tutto ciò che possono per aiutare.
Brandon Vogt

(traduzione di Filippo Grassi) - Curatore: Oliosi, Don Gino - Fonte: CulturaCattolica.it

 
 
 

SATANA? UN DESTINO DA PERDENTE

Post n°9134 pubblicato il 28 Luglio 2014 da diglilaverita
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La sua astuzia e i suoi inganni non cancellano una realtà: noi siamo figli della Luce, creature amatissime da Dio

“Ho una domanda che io e il mio ragazzo ci stiamo facendo da un po’: perché Satana punisce coloro che hanno compiuto azioni malvagie invece che premiarli? Cioè lui è il male. I satanisti che lo venerano facendo azioni malvagie, perché vengono puniti? In fondo lo venerano come i cristiani venerano Dio”.

Cara Federica, hai detto bene: Satana è il male. Male assoluto. Odio perfetto. Nient’altro che male. Punto.

E nel male totale, non esiste niente di buono. I premi alla fedeltà non sono presi in considerazione. La solidarietà di gruppo è fuori circuito. La venerazione non viene ricambiata con la gratitudine. Nella logica umana ci riesce difficile capire l’odio assoluto perché noi, anche se arriviamo ad odiare qualcuno, rimaniamo pur sempre capaci di provare ancora amore per qualcun altro.Non siamo assoluti nelle nostre scelte, ma oscilliamo da una parte all’altra.

Satana invece, odia tutto e tutti ed il suo obiettivo primario non è portare le creature dalla sua parte, ma farle soffrire. Quindi anche se qualche ingenuo lo vede come il suo salvatore, in realtà è il suo torturatore ed omicida. Qualcuno si illude che stare dalla parte del diavolo garantisca felicità e protezione, dimenticandosi però un piccolo particolare; Satana è oramai un angelo delle tenebre e non della luce. Ha in sé una malvagità indescrivibile ed un odio viscerale verso il Creatore e le sue creature amatissime: noi! Se potesse, ci distruggerebbe tutti in un istante.

Grazie a Dio non ha il permesso di farlo (il libro di Giobbe ci apre gli occhi anche su questo), però ci può ingannare(Gesù lo chiama “padre della menzogna” Gv 8,44). È talmente astuto chePapa Francesco ci ha avvertiti tutti: “Gesù non dialoga con Satana, come aveva fatto Eva nel paradiso terrestre. Gesù sa bene che con Satana non si può dialogare perché è tanto astuto”. Ricordi le domande che si fanno ai cristiani, nei momenti importanti? “Rinunci a Satana, e a tutte le sue opere e a tutte le sue seduzioni?”. In quel momento, le mura di ogni chiesa dovrebbero vibrare per la forza con cui i cristiani dovrebbero rispondere: “Rinuncio!”. Nota bene il termine “seduzioni”. Se noi diventassimo tutti furbi, mettendoci sempre sotto la sapienza di Dio (leggendo la bibbia, la vita dei santi, l’esperienza della storia umana, pregando, sfruttando i sacramenti…), lui non avrebbe nessun potere di seduzione su di noi.

Lui ha la raffinata capacità di attrarre, sviando gli uomini dal bene e dalla verità. Così porta le creature di Dio più fragili lontano dalla fonte di Luce, per trasformarle in eredi delle tenebre. Satana gioca con noi come il gatto col topo, nascondendosi dietro gli anfratti ed i muri. Baudelaire aveva capito perfettamente questa strategia e non esitava a dichiarare: “La più grande astuzia del diavolo è farci credere che non esiste”. Oppure, invece che nascondersi, si fa bellamente adorare, promettendo false felicità e mettendoci in testa convinzioni ingannatrici. Ma il risultato non cambia.  Lui odia tutti e, pur cambiando strategia, il suo obiettivo sempre lo stesso. Vuole che soffriamo per sempre! Lui copre di rovine il mondo, lo inonda di sangue e di lacrime e deforma ciò che è bello. Se conoscessimo la profondità e l’altezza e la larghezza di quest’odio, avremmo un’intelligenza sovrumana. E tanto più odia (e qui leggi bene!), tanto più soffre. Ma non perché pentito del suo odio, ma perché ha la consapevolezza che lui è un “vinto”! È un “destinato a perdere”.

La rabbia che gli procura la sensazione di fallito, lo fa star male da morire (pur senza morire mai) equindi sfrutta il tempo che ha a disposizione per portarsi dietro di sé, più falliti possibili, proprio come lui. L’unica soddisfazione che gli è rimasta è quella di uccidere più anime possibili. Ma Gesù ci ha avvertiti: “E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo”. Quindi siamo furbi: Satana non darà premi di fedeltà a nessuno. Prima ci fa cadere nel male, convincendoci che il peccato non esiste, e poi ci accusa, alimentando in noi sensi di colpa atroci. Prima ci fa sbagliare, persuadendoci che in realtà stiamo vincendo, e poi ci affossa definitivamente nel fango della Geenna.

Il Male esiste, Federica, ed è un essere concreto e non un’idea filosofica o morale. Gesù, sapendo questo, durante l’ultima cena fa una preghiera accorata al Padre: “Non chiedo che Tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal Maligno” (Gv 17,15). Il Male non è un’astrazione ma una persona: il Maligno. Satana ci metterà i bastoni fra le ruote se vogliamo diventare figli della Luce, ma lo fa perché sa che nel momento in cui decidiamo di andare fino in fondo verso la Luce, lui ha perso e noi abbiamo vinto!

“Poi discese a Cafarnao... C’era un uomo con un demonio immondo e cominciò a gridare forte: «Basta! Che abbiamo a che fare con te, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? So bene chi sei: il Santo di Dio!».

Gesù gli intimò: «Taci, esci da costui!». E il demonio, gettatolo a terra in mezzo alla gente, uscì da lui, senza fargli alcun male.

Tutti furono presi da paura e si dicevano l’un l’altro: «Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti immondi ed essi se ne vanno?». E si diffondeva la fama di lui in tutta la regione.”(Luca 4,31-37)

- Zenit.org - Maria Cristina Corvo  -

 
 
 

OLIVIERO TOSCANI DELIRA CONTRO LA CHIESA. I CATTOLICI LO DENUNCIANO

Post n°9133 pubblicato il 25 Luglio 2014 da diglilaverita
Foto di diglilaverita

Oggi sembriamo assistere ad una preoccupante deriva cristianofobica non solo a migliaia di chilometri di distanza dal nostro Paese. L’odioso fenomeno della persecuzione dei cristiani non riguarda – purtroppo – solo la tragedia che si è abbattuta sulla comunità irachena di Mosul. In modi e forme diverse è presente anche nei Paesi del cosiddetto mondo occidentale che ama definirsi civilizzato. Anche a casa nostra cominciano a profilarsi i primi inquietanti segni di un inspiegabile odio anticristiano. Basta citare l’atto sacrilego compiuto al Concerto del Primo maggio dell’anno scorso, il video sul matrimonio gay tra Gesù e San Pietro andato in onda su RAI 2, le velenosissime polemiche contro le scuole d’ispirazione cattolica seguite al caso artatamente montato dell’Istituto del Sacro Cuore di Trento, e, da ultimo, le farneticanti esternazioni radiofoniche dell’ineffabile fotografo Oliviero Toscani.

Tutto questo odio gratuito rischia di alimentare nell’opinione pubblica un clima davvero pesante. Il punto è che i cristiani non possono tacere, subire supinamente, restare passivi e inerti di fronte a questa preoccupante escalation. L’ultima sortita del noto fotografo, in particolare, non si può davvero tollerare. Toscani è arrivato a definire la Chiesa un «club sadomaso», «la più grande invenzione omosessuale che sia mai esistita, i cui appartenenti si vestono da donna», l’attuale Sommo Pontefice un «vecchio banale», San Giovanni Paolo II un «assassino», e si è lasciato andare ad una serie di incredibili espressioni ingiuriose nei confronti del crocefisso, delle statue di santi e degli angeli negli altari definiti «bambini nudi che volano», con riferimento ad un particolare “gusto” sessuale (allusione neppure molto velata alla pedofilia).

Per questi motivi, i Giuristi per la Vita e Pro Vita Onlus hanno deciso di presentare una denuncia-querela alla Procura della Repubblica di Roma per il reato di offesa ad una confessione religiosa mediante vilipendio di persone, previsto e punito dall’art.403 del Codice Penale, ed il reato di offesa ad una confessione religiosa mediante vilipendio di cose, previsto e punito dall’art.404 del Codice Penale.
Questo il testo della denuncia:

PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI ROMA

DENUNCIA – QUERELA

I sottoscritti Avv. Gianfranco Amato, nato a Varese,  il 1° marzo 1961, in proprio ed in qualità di Presidente e legale rappresentate dell’associazione Giuristi per la Vita, Codi-ce Fiscale 97735320588, e Antonio Brandi, nato a Roma il 10 maggio 1952, in proprio ed in qualità di Presidente e legale rappresentante dell’associazione Pro Vita Onlus, Codice Fiscale 94040860226, elettivamente domiciliati ai fini della presente denuncia in Roma, presso via Ennio Quirino Visconti, n.20, presso lo studio dell'Avv. Francesco Donzelli (salvatorefrancesco.donzelli@ordineavvocatiterni.it),

ESPONGONO

quanto segue. «»
Durante la trasmissione “La Zanzara” andata in onda il 2 maggio 2014 su Radio 24 , il noto fotografo Oliviero Toscani ha usato espressioni ingiuriose ed offensive nei confronti della religione cattolica e dei suoi rappresentanti istituzionali, ben oltre i limiti della legittima critica, integrando il reato di offesa ad una confessione religiosa mediante vilipendio di persone, previsto e punto dall’art.403 del Codice Penale, ed il reato di offesa ad una confessione religiosa mediante vilipendio di cose, previsto e punito dall’art.404 del Codice Penale.

Definire, infatti, la Chiesa un «club sadomaso», «la più grande invenzione omosessuale che sia mai esistita, i cui appartenenti si vestono da donna», l’attuale Sommo Pontefice un «vecchio banale», e San Giovanni Paolo II un «assassino», significa, peraltro, voler offendere deliberatamente il sentimento religioso di milioni di fedeli. Per non parlare delle espressioni ingiuriose nei confronti del crocefisso, delle statue di santi e degli angeli negli altari definiti «bambini nudi che volano», con riferimento ad un particolare “gusto” sessuale (allusione neppure molto velata alla pedofilia).

Queste, in particolare, le inqualificabili espressioni usate dal fotografo:
(a) «Pensate di essere un extraterrestre che atterra in Italia ed entra in una chiesa cattolica. Vedi uno attaccato e inchiodato alla croce, un altare con dei bambini nudi che volano. Lui non sa che sono angeli. Poi vedi quell’altro sanguinante, ce n’è di tutti i gusti. Io credo che un club sadomaso non sia così all’avanguardia. La Chiesa sembra un club sadomaso. Anch’io mi sento offeso da questa iconografia cattolica»;
(b) «La Chiesa è la più grande invenzione omosessuale che sia mai esistita, i cui appartenenti si vestono da donna. Vorrei sapere se esiste qualcuno che da bambino non abbia mai subito molestie da un prete»;
(c) «Papa Bergoglio parla come mio nonno 60 anni fa e non gli dava retta nessuno. Dice delle banalità e delle cose così normali che viene da pensare: ma in questi anni che cazzo ci hanno detto questi papi? E poi fanno santo Wojtyla che era contro il preservativo in Africa. Ha fatto dei disastri, un assassino. Uno che dice in un posto dove c’è l’Aids di non usare il preservativo».

Numerose e vibrate sono state le proteste dei radioascoltatori alla redazione della predetta trasmissione, come ammesso dagli stessi conduttori nel video reperibile in Rete:

Per tutto quanto sopra esposto, i sottoscritti Avv. Gianfranco Amato e Antonio Brandi, nelle qualità sopra indicate, ravvisando estremi di reato nei fatti lamentati sporgono

DENUNCIANO – QUERELA

nei confronti del fotografo OLIVIERO TOSCANI affinché sia condannato per il reato di offesa ad una confessione religiosa mediante vilipendo di persone, previsto e punito dall’art. 403 del Codice Penale, e per il reato di offesa ad una confessione religiosa mediante vilipendio di cose, previsto e punito dall’art.404 del Codice Penale, nonché per ogni altro reato che si dovesse ravvisare nei fatti descritti.
I sottoscritti, sempre in proprio e nella qualità di cui sopra,

ELEGGONO DOMICILIO
ai fini della presente denuncia-querela, in Roma, via Ennio Quirino n. 20, presso lo studio dell’Avv. Francesco Donzelli;

CHIEDONO
di essere informati, ai sensi e per gli effetti di cui agli articoli 405 e 408 c.p.p., della eventuale formulazione della richiesta di proroga delle indagini preliminari ovvero della formulazione della richiesta di archiviazione;

DICHIARANO
altresì di opporsi sin da ora all’eventuale decreto penale di condanna;

SI RISERVANO
sin da ora di costituirsi parte civile nell’eventuale procedimento penale instaurato a seguito della presente denuncia-querela, dichiarando altresì l’intenzione di devolvere, in caso di condanna dell’imputato, l’importo dell’eventuale risarcimento alle Monache dell’Adorazione Eucaristica del Monastero di San Lazzaro e Santa Maria Maddalena di Pietrarubbia (PU).

Roma li 23 luglio 2014. - Con Osservanza -   Avv. Gianfranco Amato -  Antonio Brandi

di Gianfranco Amato -  La Nuova Bussola Quotidiana -

 
 
 

IRAK: ن , SIAMO TUTTI NAZZARENI

Post n°9132 pubblicato il 25 Luglio 2014 da diglilaverita
Foto di diglilaverita

Appare sulle reti sociali di tutto il mondo, ma cosa significa questo simbolo, e perché condividerlo?

Siamo tutti cristiani iracheni! Per la prima volta da circa duemila anni non c'è alcun cristiano a Mosul. I cristiani iracheni, discendenti diretti degli assiro-caldei, hanno dovuto scegliere tra la morte e l'esilio dopo l'ultimatum dei fanatici dell'ISIL.

Prima di far loro scegliere tra la conversione, l'imposta, la fuga o la morte, gli islamisti hanno iniziato a marcare tutte le case dei cristiani con un ن, spesso inscritto in un cerchio.

Questo simbolo è di fatto una lettera dell'alfabeto arabo, il “nome”, che corrisponde alla “N” dell'alfabeto latino, una N per “Nasarah”, ovvero nazareno, il termine peggiorativo con cui sono designati i cristiani nel Corano.

Una volta esiliati, tutti i loro beni sono diventati alla mercé dei “buoni credenti” che sono i jihaidisti dell'ISIL. Dietro le motivazioni religiose, la voglia di denaro e potere non è mai lontana.

Questi segni sulle case prima di espropriarle dopo averne ucciso i proprietari ricordano l'azione dei nazisti negli anni Trenta del Novecento nei confronti della comunità ebraica; quegli altri pazzi estremisti dipingevano allora stelle di David sulle vetrine.

I cristiani, ma anche i musulmani di Baghdad, si sono riuniti con striscioni con su scritto “Sono iracheno, sono cristiano”, per far reagire chi governa.

A sostegno ai cristiani iracheni perseguitati nell'indifferenza più totale, di fronte al dramma ucraino e al conflitto israelo-palestinese, i cristiani di tutto il mondo sono chiamati a mostrare questo simbolo – ن – nelle reti sociali.

Per venerdì 25 luglio è stata inoltre organizzata una giornata di preghiera e digiuno per i nostri fratelli cristiani perseguitati per la loro fede in Cristo, soprattutto in Iraq.

“Da tempo veniamo a conoscenza, giorno dopo giorno, delle persecuzioni estremamente dure che vivono i cristiani iracheni – spiegano gli organizzatori –. Questo deve farci rendere conto del fatto che essere cristiani significa, presto o tardi, partecipare alla croce di Cristo”.

I cristiani perseguitati, aggiungono, vivono tutto sulla propria carne. È necessario unirsi a loro per la preghiera e il digiuno questo venerdì.


FIRMA LA PETIZIONE: "SALVIAMO I CRISTIANI DELL'IRAQ"



Fonte:  di Judikael Hirel ALETEIA [Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

 
 
 

MORALISTI DEMORALIZZATI: CHE FURBETTO IL SIGNOR GREGGIO, "EVASORE A SUA INSAPUTA"

Post n°9131 pubblicato il 24 Luglio 2014 da diglilaverita
Foto di diglilaverita

Chissà se adesso Antonio Ricci, il satanasso di Canale 5 che ogni sera striscia le nequizie degli italiani, manderà lo scudiero Staffelli a Montecarlo a consegnare un super Tapiro all’amichetto Greggio? Venti milioni di euro non sono bruscolini, varrebbero invece la consegna di un Tapirone formato Cavallo di Troia in polistirolo, alto trenta piani e pieno di agenti del Fisco mascherati da veline. Già, stavolta il signor Ezio l’ha fatta grossa: 20 milioni di euro per fare la pace con l’Agenzia delle Entrate, una delle transazioni più alte mai pagate da un contribuente. Lo scoop è del Corriere della Sera che ha dato la notizia del grande accordo fiscale firmato dallo showman principe di Mediaset e gran sacerdote di Striscia la Notizia, il Tg satirico inventato da Antonio Ricci.

Greggio, scrive il Corriere, aveva subìto l’avvio di un accertamento fiscale più di un anno fa, quando il Fisco aveva messo gli occhi sui 23 milioni di euro che Mediaset, tra il 2009 e il 2013, aveva pagato al conduttore di Striscia, Paperissima e Veline. Il contenzioso nasceva dal fatto che il Fisco sospettava rapporti poco chiari con la società irlandese Wolf Pictures Ltd, alla quale Greggio risultava aver ceduto tutti i diritti di sfruttamento economico della sua immagine poi venduti a Mediaset. E aveva da ridire anche sulla residenza a Montecarlo, che permetteva al conduttore di vedere tassati i propri redditi in misura molto minore che in Italia. Insomma, questione intricata e complessa che, in un primo tempo, Greggio pensava di poter districare e risolvere positivamente a suo favore. Le cose non andarono invece così e  Greggio, su consiglio dei consulenti tributari dello studio Crowe Horwath, si convinse che il gioco era troppo pericoloso e che «rischiava di dover sborsare, tra capitale, sanzioni e interessi, una cifra ben superiore (se non quasi doppia) a quei 20 milioni di euro». Da qui la decisione di pagare. Con tanti saluti non solo ai risparmi di una vita ma anche, e questo è forse il lato più imbarazzante, all’immagine del Grande Cacciatore di furbetti, fattucchiere e maghi della truffa che s'era pazientemente costruito in vent'anni di onorata e comica carriera.

La colpa, dice adesso Greggio, è della società irlandese che non avrebbe eseguito le trattenute e versato i tributi dovuti al Fisco italiano. La società, invece, si giustifica appellandosi a un presunto «errore interpretativo», mente lui ribadisce di non aver mai sospettato nulla sul comportamento evasivo degli irlandesi. È vero, ammette in sostanza il signor Ezio, ma lo facevano a sua insaputa. Già, come Scajola, come il Batman dei Parioli o il cassiere di Rutelli. Ma via, lei è un bel volpino.

Un anno fa, il Fatto Quotidiano fece i conti in tasca al conduttore viaggiatore che ogni giorno si divideva tra Montecarlo e gli studi di Cologno Monzese. Mediaset in quattro anni sborsa 23 milioni di euro per il volto di Striscia: di questi, più di 12 milioni sono stati versati direttamente a lui per le trasmissioni e quasi 2,5 per l’esclusiva. Mentre gli altri 8 milioni sono finiti alla società con sede a Dublino. Un triangolo, stando alla ricostruzione del Fatto, su cui l’Agenzia delle entrate ha voluto vederci più chiaro. Come sulla residenza a Monaco, grazie alla quale Greggio poteva cavarsela con una ritenuta alla fonte del 30 per cento su quanto ricevuto da Mediaset, invece di versare nel nostro Paese imposte con aliquote che per importi così elevati superano il 40 per cento.

Ok, adesso con il trucco scoperto, il contenzioso si chiude a un prezzo salatissimo: 20 milioni di euro e, aggiungiamo noi, con la riabilitazione in massa di tutti quei meschinelli beccati da Striscia a vendere il Colosseo. Greggio, insomma, come tanti altri soloni da teleschermo, moralisti a sua volta demoralizzati. Impareranno la lezione? Il plurale, in questi casi, è d’obbligo perché la creatura di Ricci ha fatto tristemente scuola. Con Striscia è nato il giornalismo stalking, il teppismo a mezzo stampa. Non c’è programma di informazione che non segua lo stesso modello: chi è considerato responsabile di qualcosa viene pedinato con la telecamera e se non risponde il verdetto è subito servito: colpevole. Senza appello. Succede alle Iene, a Report, a Ballarò, a Servizio Pubblico e Piazza Pulita: i conduttori si sentono tutti dei piccoli Assange.

Il Trio Medusa, Gimmi Ghione, il Gabibbo, Capitan Ventosa, Brumotti: ecco le nuove star di questo giornalismo geneticamente modificato: fanno cronaca cabaret e ingaggiano attori e guitti per le loro inchieste. Non hanno bisogno di andare a caccia dei fatti: le notizie le inventano in studio, sono passate al montaggio e servite al pubblico. Ricordate quel prete con tendenze gay adescato in confessionale da un finto penitente, filmato e sbattuto in video dalle Iene di Italia1? Quei pirlotti vestiti di nero avevano mandato una giovane comparsa a fare da esca, a stimolare nel sacerdote le inconfessabili passioni, a offrirsi come docile preda. La telecamera nascosta ha documentato tutto: le prime avances, le toccatine di assaggio fino all’assalto finale. Certo, il viso del prete veniva oscurato e pure la voce camuffata, ma nel filmato mandato in onda una decina di volte, c’erano indizi chiarissimi che portavano al riconoscimento del disgraziato, ma soprattutto l’inquadratura del santuario dove il prete esercitava il suo ministero. Qualche mese dopo, il sacerdote si gettò sotto un treno .

Certo, queste Iene della mutua si guarderebbero bene dallo spedire qualche muscoloso attore a fare le moine in un circolo Arcigay: sarebbero sommersi di proteste, contro di loro si scatenerebbe tutta la lobby Lgbt e dopo indignate interrogazioni in Parlamento le Iene sarebbero costrette a scusarsi e a mandare in onda, come riparazione, un’intervista di due ore a Nichi Vendola. Non occorre scomodare Montanelli quando scriveva: «nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti, ma raramente dei moralisti che non erano farabutti». Basta l’Agenzia delle Entrate, almeno una volta, a rimettere a posto i conti.

di Luigi Santambrogio -  La Nuova Bussola Quotidiana -

 
 
 
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Un blog di: diglilaverita
Data di creazione: 16/02/2008
 

 

LE LACRIME DI MARIA

 

MESSAGGIO PER L’ITALIA

 

Civitavecchia la Madonna piange lì dove il cristianesimo è fiorito: la nostra nazione, l'Italia!  Dov'è nato uno fra i più grandi mistici santi dell'era moderna? In Italia! Padre Pio!
E per chi si è immolato Padre Pio come vittima di espiazione? Per i peccatori, certamente. Ma c'è di più. In alcune sue epistole si legge che egli ha espressamente richiesto al proprio direttore spirituale l'autorizzazione ad espiare i peccati per la nostra povera nazione. Un caso anche questo? O tutto un disegno divino di provvidenza e amore? Un disegno che da Padre Pio agli eventi di Siracusa e Civitavecchia fino a Marja Pavlovic racchiude un messaggio preciso per noi italiani? Quale? L'Italia è a rischio? Quale rischio? Il rischio di aver smarrito, come nazione, la fede cristiana non è forse immensamente più grave di qualsiasi cosa? Aggrappiamoci alla preghiera, è l'unica arma che abbiamo per salvarci dal naufragio morale in cui è caduto il nostro Paese... da La Verità vi Farà Liberi

 

 

 
 

SAN GIUSEPPE PROTETTORE

  A TE, O BEATO GIUSEPPE

A te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione ricorriamo, e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio dopo quello della tua santissima Sposa.
Per quel sacro vincolo di carità, che ti strinse all’Immacolata Vergine Madre di Dio, e per l’amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, riguarda, te ne preghiamo, con occhio benigno la cara eredità, che Gesù Cristo acquistò col suo sangue, e col tuo potere ed aiuto sovvieni ai nostri bisogni.
Proteggi, o provvido custode della divina Famiglia, l’eletta prole di Gesù Cristo: allontana da noi, o Padre amatissimo, gli errori e i vizi, che ammorbano il mondo; assistici propizio dal cielo in questa lotta col potere delle tenebre, o nostro fortissimo protettore; e come un tempo salvasti dalla morte la minacciata vita del pargoletto Gesù, così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità; e stendi ognora ciascuno di noi il tuo patrocinio, affinché a tuo esempio e mediante il tuo soccorso, possiamo virtuosamente vivere, piamente morire e conseguire l’eterna beatitudine in cielo.
Amen
San Giuseppe proteggi questo blog da ogni male errore e inganno.

 
 

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