ASCOLTA TUA MADRE

LE LACRIME DI UNA MADRE NON ASCOLTATA

 

FERMIAMO LA LEGGE CONTRO L'OMOFOBIA

 

TELEFONO VERDE "SOS VITA" 800813000

CHE COSA E' IL TELEFONO "SOS VITA"?
 
È un telefono “salva-vite”, che aspetta soltanto la tua chiamata. E' un telefono verde, come la speranza la telefonata non ti costa nulla,
Vuole salvare le mamme in difficoltà e, con loro, salvare la vita dei figli che ancora esse portano in grembo.
E quasi sempre ci riesce, perché con lui lavorano 250 Centri di aiuto alla vita.
 
Il Movimento per la vita lo ha pensato per te
 
Puoi parlare con questo telefono da qualsiasi luogo d’Italia: componi sempre lo stesso numero: 800813000.
 
Risponde un piccolo gruppo di persone di provata maturità e capacità, fortemente motivate e dotate di una consolidata esperienza di lavoro nei Centri di aiuto alla vita (Cav) e di una approfondita conoscenza delle strutture di sostegno a livello nazionale. La risposta, infatti, non è soltanto telefonica.
 
Questo telefono non ti dà soltanto ascolto, incoraggiamento, amicizia, ma attiva immediatamente un concreto sostegno di pronto intervento attraverso una rete di 250 Centri di aiuto alla vita e di oltre 260 Movimenti per la vita sparsi in tutta Italia.

 
DUE MINUTI PER LA VITA

Due minuti al giorno è il tempo che invitiamo ad offrire per aderire alla grande iniziativa di
preghiera per la vita nascente che si sta diffondendo in Italia dal 7 ottobre 2005 in
occasione della festa e sotto la protezione della Beata Vergine Maria, Regina del Santo Rosario.
Nella preghiera vengono ricordati ed affidati a Dio:
 i milioni di bambini uccisi nel mondo con l’aborto,
 le donne che hanno abortito e quelle che sono ancora in tempo per cambiare idea,
 i padri che hanno favorito o subito un aborto volontario o che attualmente si trovano accanto ad
una donna che sta pensando di abortire,
 i medici che praticano aborti ed il personale sanitario coinvolto, i farmacisti che vendono i
prodotti abortivi e tutti coloro che provocano la diffusione nella società della mentalità abortista,
 tutte le persone che, a qualsiasi livello, si spendono per la difesa della vita fin dal concepimento.
Le preghiere da recitarsi, secondo queste intenzioni, sono:
 Salve Regina,
 Preghiera finale della Lettera Enciclica Evangelium Vitae di Giovanni Paolo II
 Angelo di Dio,
 Eterno riposo.
Il progetto è quello di trovare 150.000 persone, che ogni giorno recitino le preghiere. Il numero corrisponde a quello - leggermente approssimato per eccesso – degli aborti accertati che vengono compiuti ogni giorno nel mondo, senza poter conteggiare quelli clandestini e quelli avvenuti tramite pillola del giorno dopo. Per raggiungere tale obiettivo occorre l’aiuto generoso di tutti coloro che hanno a cuore la difesa della vita.

“Con iniziative straordinarie e nella preghiera abituale,
da ogni comunità cristiana, da ogni gruppo o associazione,
da ogni famiglia e dal cuore di ogni credente,
si elevi una supplica appassionata a Dio,
Creatore e amante della vita.”
(Giovanni Paolo II, Evangelium Vitae, n. 100)

Ulteriori informazioni su: www.dueminutiperlavita.info
 

PREGHIERA A MARIA PER LA VITA GIOVANNI PAOLO II

O Maria, aurora del mondo nuovo, Madre dei viventi,
affidiamo a Te la causa della vita:
guarda, o Madre, al numero sconfinato di bimbi cui viene impedito di nascere,
di poveri cui è reso difficile vivere, di uomini e donne vittime di disumana violenza, di anziani e malati uccisi dall'indifferenza o da una presunta pietà.
Fà che quanti credono nel tuo Figlio sappiano annunciare con franchezza e amore agli uomini del nostro tempo il Vangelo della vita.
Ottieni loro la grazia di accoglierlo come dono sempre nuovo,
la gioia di celebrarlo con gratitudine in tutta la loro esistenza
e il coraggio di testimoniarlo con tenacia operosa, per costruire,
insieme con tutti gli uomini di buona volontà, la civiltà della verità e dell'amore
a lode e gloria di Dio creatore e amante della vita.
Giovanni Paolo II


 

AREA PERSONALE

 

 

LE CLARISSE DI NAPOLI, DIETRO LE GRATE E SU FACEBOOK RISPONDONO PER LE RIME ALLA LITTIZZETTO

Post n°9326 pubblicato il 28 Marzo 2015 da diglilaverita
Foto di diglilaverita

Parla madre Rosa Lupoli, la badessa delle Clarisse Cappuccine di Napoli che ha risposto per le rime a Luciana Littizzetto: «Siamo rimaste stupite dai suoi attacchi incolti e superficiali». E sulla scelta di usare i social network: «Serve per dare testimonianza della nostra vocazione monastica a tanti giovani».

«Lei non ha idea di quanta gente frequenti e sia in contatto con un monastero di clausura: ho conosciuto più gente stando qui dentro che non fuori in giro per il mondo». Il messaggio di madre Rosa Lupoli, la badessa delle Clarisse Cappuccine di Napoli che ha risposto per le rime a Luciana Littizzetto, arriva via chat, su Facebook, dopo l’ufficio dell’ora nona, ritmo orante che scandisce le giornate all’interno del Monastero delle Trentatré dove vivono in tutto quattordici religiose: 13 professe e una novizia.
Un mezzo modernissimo come il popolare social network, dunque, per scardinare la clausura e saperne di più sulle monache protagoniste dell’assalto affettuoso a papa Francesco, in visita sabato scorso a Napoli, criticate il giorno dopo dalla Littizzetto alla quale hanno prontamente replicato via web. E sempre via Facebook si svolge anche quest’intervista con madre Rosa, ex giocatrice di pallavolo prima di abbracciare la vocazione ventitré anni fa.

Perché avete deciso di rispondere a Luciana Littizzetto?

«Sul nostro profilo Facebook a volte interveniamo su alcuni eventi. Stavolta era una battuta che riguardava noi in prima persona e mi è sembrato giusto replicare in maniera ironica ma anche decisa e precisa». 

Siete rimaste più sorprese o amareggiate dalle sue ironie a Che tempo che fa?

«Non vediamo quotidianamente la tv né tantomeno questo programma. La segnalazione ci è arrivata dall'esterno. Ci ha stupito che una donna intelligente sparasse a zero, in questa maniera incolta, sulle monache di clausura senza averne conoscenza. Non siamo riuscite a far finta di niente e abbiamo precisato». 

Ma la clausura permette di comunicare con l’esterno tramite i social network? 

«È chiaro che nelle nostre costituzioni non è previsto l'uso dei social semplicemente perché quando sono state scritte non esistevano. Si parla di strumenti di comunicazione la cui gestione è lasciata alla decisione della comunità. Come per tutte le cose che usiamo bisogna discernerne l'uso perché i frutti della creazione umana, tra cui la rete, possono essere usati per il bene o per il male». 

Perché avete deciso di aprire un profilo Facebook pur essendo suore di clausura?

«La modalità dell’uso dei mezzi di comunicazione spetta al discernimento della comunità. Abbiamo un sito web da circa 10 anni, nato per divulgare la figura della nostra fondatrice, Maria Lorenza Longo. Due anni fa in occasione dell’entrata di una postulante abbiamo deciso di essere presenti su Facebook anche per dare testimonianza di questa nuova vocazione a tanti giovani». 

Lo gestisce lei?

«Sì, insieme alle altre soprattutto nelle risposte alle varie richieste di preghiera».

Visto attraverso Internet com’è il mondo esterno che vi giunge in monastero?

«Un mondo fatto di persone che desiderano il bene ma vivono in una profonda solitudine soprattutto nel portare le varie croci della vita». 

Tramite il web che richieste vi arrivano?

«In genere si tratta di richieste di preghiera per situazioni di malattia, di sostegno orante per il discernimento di alcuni momenti particolari della vita e di vicinanza nelle fatiche dell’esistenza».

Nell’immaginario collettivo, rilanciato anche dalle battute della Littizzetto, le suore di clausura sono un po’ represse e magari approdano ai voti dopo varie delusioni. Lei come risponde?

«Se qualcuna facesse questa scelta perché delusa dalla vita o repressa non riuscirebbe a resistere molto in clausura. La nostra vita è dura, rigorosa ed esigente e se non si ha una struttura umana molto forte e sana, oltre ad una vocazione forte e vagliata da un buon discernimento, ci si ferma molto presto desiderando le difficoltà della vita di fuori come più facili». 

Da pallavolista di successo alla clausura. Com’è accaduto?

«Dopo aver frequentato la chiesa fino alla cresima ho cominciato a giocare a pallavolo allontanandomi dal mondo ecclesiale. Per circa 10 anni la pallavolo ha impegnato i miei giorni e i miei fine settimana .Con la mia squadra di Ischia siamo arrivati in serie B fino a un passo dai play off per salire in A2. Nel frattempo ho frequentato il liceo classico e mi sono laureata in lettere moderne all’Orientale di Napoli. Portavo in me un’inquietudine sul senso della vita. A causa della rottura del menisco mi sono dovuta fermare e ho avuto il tempo di capire in che direzione orientare la mia vita. Così, ho iniziato a frequentare la parrocchia mi sono iscritta alla facoltà di teologia di Napoli per capirci qualcosa in più. Questo tempo di riflessione è cominciato nel settembre del 1989. Il 3 febbraio 1990 una ragazza della parrocchia entra in monastero e noi l’accompagniamo. Da qui comincia un momento di grande grazia: sono tornata spinta da una curiosità irrefrenabile a conoscere meglio le monache. Il Signore mi ha avvolto con il suo amore all’improvviso. Non ho potuto resistere. Il 5 maggio sono entrata come postulante. Mercoledì scorso ho festeggiato il 23° anniversario dei voti temporanei».

Con la vostra accoglienza calorosa avete sorpreso anche il Papa. Cosa vi ha detto?

«È rimasto frastornato dal nostro accerchiamento. Ma noi abbiamo intuito che  se non avessimo approfittato di quel momento non saremmo riuscite a salutarlo di persona e a consegnargli il nostro regalo. Essere a pochi passi da lui e non provare ad avvicinarsi sarebbe stato un vero peccato. Quando si è avvicinato a noi gli abbiamo detto che c’era un monastero di cappuccine anche a Buenos Aires».

Cosa avete regalato al Pontefice?

«Un cero decorato con il suo stemma e con la riproduzione della mappa  del mondo dove corre il suo messaggio». 

Chi è la fondatrice del vostro ordine?

«Maria Lorenza Longo. Una donna eccezionale: sposa, madre, laica consacrata, monaca di vita contemplativa che nella Napoli del ‘500 ha dato vita all’Ospedale degli Incurabili e al Protomonastero delle cappuccine. Entrambi ancora oggi continuano la loro missione».     

Antonio Sanfrancesco - famigliacristiana.it -

 
 
 

IL LIBRO "50 DOMANDE E RISPOSTE SUL POST ABORTO", CHE PUOI RICEVERE GRATUITAMENTE

Post n°9325 pubblicato il 28 Marzo 2015 da diglilaverita
Foto di diglilaverita

Il libro "50 Domande e Risposte sul Post Aborto" è stato scritto dalla psicologa clinica e di comunità, nonché psicoterapeuta con specializzazione sistemico-relazionale, la Dott.ssa Cinzia Baccaglini, tra le massime esperte in Italia sulle conseguenze psichiche dell'Aborto.
 
La lobby abortista ha sempre promosso la menzogna che togliere la vita a un bambino nel grembo materno non abbia alcuna ricaduta negativa sulla psiche e sulla vita della donna e delle persone che le sono accanto. Falso!


Numerosi studi scientifici dimostrano che le conseguenze più diffuse dell’aborto sono:

- Senso di colpa;
- Risentimento, fino a sentimenti di ostilità ed odio, per coloro che hanno contribuito alla scelta abortiva;
- Ansia, angoscia, tristezza, senso di vuoto;
- Forme di autopunizione, come il ricorso a dipendenze da alcool o da droghe, l’autolesionismo e la drastica perdita di autostima;
- Pensieri di suicidio, spesso legati a date speciali, come l’anniversario dell’aborto o della data presunta del parto, fino alla ripetizione dell’aborto stesso.
 
Le loro vicende, segnate da un profondo dolore fisico, psichico e spirituale, ci testimoniano chiaramente che l'aborto, per quanto si dichiari volontario, porta con sé conseguenze terribili.
 
Se vuoi ricevere gratuitamente a casa tua il libro sul Post Aborto basta compilare il form che trovi qui a fianco!
 

Il manuale sul Post Aborto sarà un grido d’allerta su un tema importante e delicato, ma al momento spesso sconosciuto! E la sua lettura potrebbe convincere molte donne a non abortire!   

- gen-vogliovivere.it/libro-postaborto -

 
 
 

MATRIMONIO GAY E UTERO IN AFFITTO. COSA BISOGNA FARE PER FERMARE IL DDL CIRINNA'

Post n°9324 pubblicato il 27 Marzo 2015 da diglilaverita
Foto di diglilaverita

Il primo passaggio politico è avvenuto. Il ddl Cirinnà che vuole equiparare le unioni gay al matrimonio, consentendo a due omosessuali anche di accedere a meccanismi di filiazione attraverso l’istituto della “stepchild adoption”, che legittima anche il ricorso all’utero in affitto, è stato adottato dalla commissione Giustizia del Senato come testo base con quattordici voti favorevoli, un’astensione e otto voti contrari.

Dal punto di vista delle dinamiche politiche sarà utile notare che questo primo ma fondamentale passo verso la sostanziale approvazione del matrimonio gay (“le chiamiamo unioni solo per ragioni di realpolitik”, ebbe a dire il sottosegretario alle Riforme, Ivan Scalfarotto, in una intervista a Repubblica) avviene con una destrutturazione del patto di maggioranza di governo che finora ha tenuto in piedi l’esecutivo guidato da Matteo Renzi. Per far passare il ddl Cirinnà, il Pd ha dovuto costruire una maggioranza apposita con i tre senatori del Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo, che se avessero votato come abitualmente fanno su tutti i provvedimenti insieme alle opposizioni avrebbero ribaltato l’esito del voto. Ma evidentemente nel M5S ormai prevale l’istinto a farsi stampella renziana o con i dissidenti o direttamente con gli effettivi.

All’opposizione del provvedimento si sono schierati i senatori di Area Popolare, che invece sono stabilmente nella maggioranza di governo e abitualmente votano con il Pd i disegni di legge. Contrari anche i senatori leghisti, mentre Forza Italia si è divisa con l’astensione di uno dei suoi effettivi in commissione Giustizia.

Bisogna sottolineare che questa battaglia sarà lunga. Ieri è stato compiuto solo un primo passo e il teatro della discussione per tutto il mese di maggio resterà l’ambito della commissione. Fino al 7 maggio i gruppi potranno presentare emendamenti al testo base adottato, poi partirà la discussione e si voterà. Nella vita mi è capitato anche di fare il parlamentare, peraltro per il gruppo del Partito democratico che è stato il motore di questo sciagurato disegno di legge, dunque ho una qualche esperienza di quel che su può fare per bloccarlo.

Innanzitutto sarà bene inondare il testo base di emendamenti e di battagliare anche in termini tecnici in modo coriaceo costringendo la commissione all’esame di ogni proposta di modifica. Prendere tempo può servire a far ragionare qualcuno. Secondo passaggio è esattamente questo: la moral suasion. Conosco personalmente molti dei senatori che ieri hanno pronunciato quel sì a una legge vergognosa. E se non mi meraviglio nel vedere l’ex presidente di Arcigay fregarsene bellamente del conflitto di interessi e votare a favore di una legge che gli consentirebbe di trasformare il falso in vero, cioè di dichiararsi padre di un bambino di cui padre non è, avendolo lui acquistato con una procedura di utero in affitto negli Stati Uniti, resto invece piuttosto stupito non leggendo il nome di Giorgio Tonini tra i contrari o almeno tra gli astenuti su questa legge orrenda che consente la trasformazione delle persone in cose, dei bambini in oggetto di compravendita. Giorgio Tonini è un senatore del Partito democratico, cristiano, di grande intelligenza e sensibilità, padre di sette figli. Davvero non posso credere che approvi una norma così clamorosamente sbagliata e foriera di conseguenze infernali.

Dunque un passaggio ulteriore sarà cercare il dialogo con i senatori, individualmente e in gruppo, chiedendo ascolto in particolare ai cattolici, ai cristiani, a coloro che sappiamo animati anche solo semplicemente da libertà e buona volontà, per spiegare con chiarezza che una normativa come il ddl Cirinnà non può essere approvata.

Dovrà essere un dialogo da cercare in tutte le sedi, private e pubbliche. Scrivete email ai parlamentari che conoscete e partecipate a incontri sul tema in cui magari sono presenti anche esponenti politici. Parlatene anche attraverso la stampa, la radio, le televisioni locali, ne parlino i settimanali diocesani e se ne parli nelle parrocchie. Ci sia un grande confronto nel paese, che sia realmente democratico, perché non accetteremo di essere zittiti con la solita sbrigativa formula: “Omofobi”. Non lo sono io, non lo siamo noi. Ci battiamo semplicemente perché, rispettando assolutamente gli omosessuali e i loro diritti come persone, allo stesso modo rispettiamo la Costituzione della Repubblica italiana e le sue leggi sul diritto di famiglia. E siamo radicalmente contrari allo snaturamento dell’istituto matrimoniale, così come siamo contrari a qualsiasi pratica che abbia come vittime i soggetti più deboli, cioè i bambini e le donne. I figli non si pagano e gli uteri non si affittano abbiamo ripetuto praticamente ogni giorno su questo giornale e continueremo a ripeterlo fino al 13 giugno quando ci ritroveremo tutti insieme al Palalottomatica nel giorno in cui concluderemo la nostra mobilitazione di raccolta firme per la richiesta di moratoria all’Onu sull’utero in affitto. E non vorremmo davvero arrivare a quel giorno con l’utero in affitto legittimato da una legge italiana.

Se tutti i passaggi di confronto dovessero rivelarsi vani, infine, ritengo che ci sia una sola strada se la minaccia di una concreta e definitiva approvazione della legge dovesse profilarsi come reale: i senatori cattolici, cristiani o semplicemente alimentati da onestà intellettuale e buona volontà, non potrebbero esimersi dall’aprire una crisi di governo. Parrebbe incredibile infatti agli italiani che un Senato che non ha mai approvato in via definitiva alcuna normativa di iniziativa parlamentare (solo norme di iniziativa governativa), dovesse farlo proprio su questo tema così delicato, peraltro in una condizione politica di maggioranza variabile. I numeri al Senato sono talmente risicati che ritengo inevitabile un contraccolpo politico a un colpo di mano del genere, per la dignità stessa delle istituzioni e per rispetto degli italiani che sanno che le priorità che dovrebbe porsi il Parlamento sono altre, a partire dai bisogni concreti delle famiglie vere, dei quattordici milioni di mamme e quattordici milioni di papà che fanno fatica ad arrivare a fine mese crescendo più di dieci milioni di figli minori, magari prendendosi cura anche dei propri anziani genitori non autosufficienti.

La priorità del Parlamento non può essere trovare il modo di trasformare il falso in vero, di negare a un bambino diventato oggetto la verità del rapporto con il ventre di chi l’ha generato, perché quella donna se l’è venduto e un senatore di sinistra della Repubblica italiana se l’è comprato. No, mi dispiace, non è questa una ratio accettabile con cui varare le leggi.

L’opposizione al ddl Cirinnà sarà dunque durissima e senza quartiere. Speriamo che ci sia uno spazio democratico per poterla compiere senza il terribile pregiudizio che sta riguardando i cattolici in questo paese. Un’Italia dove ormai si ribaltano le decisioni già prese sulla cosiddetta “pillola dei cinque giorni dopo” rendendola acquistabile senza ricetta medica, equiparando dunque un farmaco abortivo ad un’aspirina. Un’Italia dove una consigliera comunale di sinistra coraggiosa come Raffaella Santi Casali a Bologna viene violentemente aggredita in una sede istituzionale e definita “un problema da risolvere” dagli attivisti tristemente noti ai lettori di questo giornale proveniente dal circolo Lgbt del Cassero. Un’Italia dove in prima serata si fanno cinquanta minuti di spot televisivo all’utero in affitto nella trasmissione di Daria Bignardi, con benedizione via Twitter di Roberto Saviano, senza alcuna possibilità di contraddittorio e senza neanche una domanda spinosa per i “genitori” omosessuali che si sono comprati a quindicimila dollari tre figli da una donna di colore che se li è venduti. Il tutto affidando il commento a Umberto Veronesi che si è affrettato a sostenere la pratica affermando che andrebbe “raccontata nelle scuole”.

Un’Italia così sta perdendo l’anima? Non lo so, io conservo viva e forte la speranza. Insegno a mia figlia diciannovenne che l’aborto è male e dobbiamo rispettare la vita fin dal suo concepimento, nella sua grandezza e unicità. Vedo che attorno a Raffaella Santi Casali si stringe la solidarietà di moltissimi. Noto che l’ascolto della trasmissione della Bignardi è stato talmente basso da costringere Urbano Cairo a chiuderla. Il conformismo non paga. Meglio la forza non conformista della libertà di pensiero.

E poi mi affido al magistero di Papa Francesco, che ci insegna a resistere all’ideologia del gender e a quello che chiama “un errore della mente umana”. E poi ricordo le parole di San Giovanni Paolo II: “Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata. Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un’ emozione”. Diamine se ci alzeremo in piedi. E lo faremo subito, da subito. L’urgenza ce la spiega il nostro amato Chesterton: “La cosa più saggia è gridare prima del danno. Gridare dopo che il danno è avvenuto non serve a nulla, specie se il danno è una ferita mortale”. Quindi ci batteremo. Mi batterò, personalmente, so che non resterò da solo. Perché la responsabilità ricade sulle spalle di ciascuno di noi singolarmente. Ricordate il ragazzo davanti ai carri armati in Cina? Da solo ne bloccò una colonna. Bene, dunque ognuno faccia il suo.
Può far molto anche una sola persona, basta che non sia una persona sola. E nessuno di noi è solo, lo sappiamo bene. Non prevarranno.

di Mario Adinolfi - lacrocequotidiano.it -

 
 
 

MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE DI MEDJUGORJE DEL 25 MARZO 2015

Post n°9323 pubblicato il 26 Marzo 2015 da diglilaverita
Foto di diglilaverita

 “Cari figli! Anche oggi l’Altissimo mi ha permesso di essere con voi e di guidarvi sul cammino della conversione. Molti cuori si sono chiusi alla grazia e non vogliono dare ascolto alla mia chiamata. Voi figlioli, pregate e lottate contro le tentazioni e contro tutti i piani malvagi che satana vi offre tramite il modernismo. Siate forti nella preghiera e, con la croce tra le mani, pregate perché il male non vi usi e non vinca in voi. Io sono con voi e prego per voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”
 
Qualche riflessione sul Messaggio.
 
Mi piace sottolineare prima di tutto come l’Altissimo “permetta” a Maria di venire e di guidarci sul cammino della conversione: per guidarci sulla strada del ritorno a Lui. Sento tanta benevolenza e fiducia nel Padre: è la fiducia del “Seminatore” che non ha paura di gettare la sua semente anche sulla strada, tra i sassi o tra i rovi. Ma sento anche l’amarezza del rifiuto: il rifiuto della strada, la superficialità dei sassi, il calcolo e la cattiveria dei rovi... (cfr. Mt. 13, 3 ss).  Lei prende atto del rifiuto di tanti cuori ai suoi appelli. Come è grande la longanimità del Padre Celeste, così è ben ampio il rifiuto! (tre semi su quattro vanno perduti!..). 
A questo punto la Regina della Pace si rivolge a coloro che sono ancora disposti a seguirla, anche se sentono le tentazioni e le difficoltà, rassicurando che Lei è con loro e che prega per loro.
In particolare la Regina della Pace ci mette in guardia dai piani malvagi di satana attraverso il modernismo, cioè attraverso i mass media moderni e le idee del mondo, che Lei riassume nella parola “modernismo”.
A questo punto mi colpisce l’espressione “con la croce tra le mani”: è il segno che sia l’Islam, le sette, e gli stessi credenti-non praticanti vogliono rimuovere in nome di una falsa idea di libertà. Ricordo il segno comparso sul cielo a Costantino il Grande: la Croce con la scritta “In hoc signo vinces! = Con questo segno vincerai!” Sappiamo come Costantino l’ha messo sui suoi labari, perché anche i segni (Sacramenti e Sacramentali) hanno la loro importanza e aiutano, e davvero ha vinto!
La Regina della Pace ci mette in guardia ancora da altri due pericoli: “essere usati dal male” ed “essere vinti dal male”. Quando si permette al male di insinuarsi nella mente, nel cuore, nella vita, diventiamo suoi collaboratori, alleati, diffusori... Crediamo di pensare con la nostra testa,.. ma non è così: altri ci plagiano e ci usano! In questo momento penso ai giovani che credono di essere liberi di pensare e di fare quello vogliono ma non lo sono, e penso anche a quanti creano opinione e fanno tendenza, in contrapposizione al Vangelo: sono strumenti nelle mani di satana!
Sento in questo Messaggio un dramma in atto, che è anche vicino a consumarsi, ma che la Regina della Pace tiene saldamente in mano con la sua presenza e con la sua preghiera.
Non a caso la Chiesa ci ricorda oggi il grande “Sì”, libero e totale, di Maria di Nazareth, mentre l’uomo afferma sempre più la sua autodeterminazione e il suo distacco da Dio. In questo contesto il Messaggio diventa ancora più espressivo.
Lasciamoci guidare da Lei e avvolgere dalla Sua Preghiera... Auguri! 

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I TEMPI DELL’AMORE SECONDO LA CHIESA

Post n°9322 pubblicato il 24 Marzo 2015 da diglilaverita
Foto di diglilaverita

Nella vita affettiva la Chiesa propone una chiara scansione dei tempi. Può essere interessante comprenderla. Prima di unirsi con una donna o con un uomo, insegna la Chiesa, è bene vivere due tappe: fidanzamento prima (meglio se non troppo presto, e non troppo lungo), e matrimonio, poi.
Un ordine cronologico, come si è detto, che è anche logico. E che comporta la famosa e vituperata castità prematrimoniale, cioè un tempo di discernimento in cui ragazzo e ragazza, consapevoli ognuno della propria preziosità ed unicità, cercano di comprendere se stessi e la persona che hanno di fronte, prima di affidarsi completamente e donare tutto se stessi.

PER EVITARE DI BUTTARSI VIA; DI FARE IL PASSO PIU’ LUNGO DELLA GAMBA; di mettere il carro davanti ai buoi: in altre parole di condividere il proprio corpo, la totalità di se stessi, con una persona a cui magari, solo un anno dopo non si affiderebbe non si dice la vita, ma neppure la propria auto o la propria casa. Il cosiddetto “divieto” di rapporti carnali prima del matrimonio nasce dunque da qui: si conosce, per quanto possibile, una persona, si sperimenta la possibilità di un accordo profondo, e, conoscendola, si impara piano piano ad amarla. Non si dà amore vero, infatti, prima della conoscenza. Così come non si dà profonda conoscenza, senza amore vero.

PERCHE’ LA CHIESA CHIEDE AI FIDANZATI DI NON AVERE RAPPORTI CARNALI PRIMA DEL MATRIMONIO?

Per il bene della coppia; per evitare che un atto che è coronamento di un rapporto (in linguaggio biblico “conoscersi” significa, appunto, stare anche fisicamente insieme) preceda l’esistenza di un rapporto vero; per impedire che un atto che, per essere vero, presuppone la conoscenza vera, per quanto non certo esaustiva, tra due persone, sia falsato nella sua natura unitiva, mettendo insieme due realtà che non sono, in verità, unite, ma solo alla ricerca di un egoistico piacere carnale, e cioè divise; due realtà che, condiviso il letto, dopo qualche mese non saprebbero che dirsi…
La riprova della veridicità di questo approccio è, per chi voglia guardare con serena razionalità, evidente: i rapporti intrapresi senza una motivazione profonda, senza che una vera conoscenza preceda l’atto carnale, sono gesti che non nascendo dall’amore, non generano amore e si esauriscono in fretta. Lasciando in eredità delusione e tristezza.
Un esempio di questo è, non di rado, la convivenza. Sempre più spesso i rapporti carnali non sono solo prima del matrimonio, ma vengono talora concepiti, in modo esplicito e consapevole, al di fuori di esso. Tutti i dati, però, parlano chiaro: le convivenze hanno un tasso di dissoluzione altissimo, sia che siano finalizzate, un domani, al matrimonio, sia, ancora di più, se ciò non accade. Secondo indagini svolte in Inghilterra “se il matrimonio è preceduto dalla convivenza il rischio di divorzio cresce del 60%”. Perché? Forse perché convivere senza aver fatto una precisa scelta, “questa è la persona della mia vita”, indebolisce l’atto (che non possiamo neppure chiamare, appunto, “scelta”, ma “tentativo”) alla sua origine, ma anche nel suo dipanarsi nel tempo?
Le indagini in Inghilterra, coincidenti nei loro risultati con tante altre, dimostrano inoltre che un ragazzo nato da genitori sposati ha il 75% di probabilità di vedere i propri genitori ancora sposati quando compirà il 16esimo anno d’età, “ma se lo stesso ragazzo nasce da genitori che convivono la probabilità è di appena il 7%” .
Ogni uomo, infatti, ha bisogno di certezza e di stabilità, all’interno delle quali costruire i suoi rapporti affettivi e sociali. Il rapporto infatti si genera all’interno di una comunione e di una condivisione, ed è volto al loro approfondimento, non alla loro dissoluzione. Si costruisce per rafforzare e mantenere, non per abbandonare e distruggere ciò che si è costruito.
AFFERMARE CHE LA CONVIVENZA E’ UTILE ALL’AMORE, è come sostenere che si lavora più volentieri e più liberamente senza un contratto fisso, senza stabilità alcuna, con la possibilità di essere licenziati da un momento all’altro; è come ritenere che il non essere vincolati da nessuna legge a mantenere ed educare un figlio, è garanzia di un vero rapporto genitoriale e della felicità del figlio stesso. In realtà affrontare una vita insieme, tra un uomo e una donna, partendo con l’idea che si tratta di una scelta a metà, non definitiva, temporanea, soggetta a revisioni e scadenze, pone colui che vive una simile esperienza in un atteggiamento già di per sé fragile: la scelta, di solito (non si vuole qui assolutizzare nulla), sarà meno ponderata, meno profonda, meno scrupolosa, minata alla base da un pensiero, più o meno esplicito: “se va male, si cambia”.
Prima ci si fidanza, dunque, e ci si impara a conoscere e ad apprezzare, poi, quando si è scelto di intraprendere una vita insieme, ci si sposa, cioè si assume una responsabilità forte, dichiarata, pubblica, e si corona la propria scelta attraverso un conoscersi completo; che è nel contempo “garanzia” per gli sposi, come per l’eventuale progenie.
Sposarsi è donare totalmente la propria vita, preziosa e unica, ad un’altra persona, che di quella preziosità e unicità si è accorta e innamorata; è assumersi una responsabilità davanti al prossimo, e, per un credente, di fronte a Dio .

AMORE FA DUNQUE RIMA CON DONO, RESPONSABILITA’, IMPEGNO, DEDIZIONE.

Continuiamo a scandire il tempo cristiano dell’affettività: prima si diventa marito e moglie; solo dopo si diventa padre e madre; per essere poi, nel contempo, marito e padre, moglie e madre. Perché prima moglie e poi madre?
Prendiamo l’esempio di un rapporto extra matrimoniale, e mettiamoci davanti una ragazza-madre : costei, o sarà spinta all’aborto dalla difficoltà delle circostanze, oppure si troverà ad allevare un figlio da sola, in condizioni di estrema difficoltà, per lei e il figlio. Questo perché l’atto unitivo ha preceduto l’unità; perché l’unione carnale non è stata figlia di un amore cosciente, cioè determinato, fedele, proiettato nel futuro. Prima si assume una responsabilità, l’uno, l’uomo, verso l’altra, la donna, e viceversa; solo allora si potrà vivere lo stesso amore responsabile, e cioè vero, verso una eventuale nuova creatura.
E solo l’uomo che sa essere prima marito, saprà anche essere, nel contempo, padre, perché non si dà ideale rapporto con un figlio, se non assicurandogli le stesse figure genitoriali che lo hanno generato.
Le “regole” uccidono l’amore? E’ il presunto amore, senza altra regola che il capriccio e il desiderio del momento, a uccidere. Non siamo forse spettatori, ogni giorno, di omicidi passionali? Di rapporti carnali che generano morte invece che vita? Di separazioni e divorzi che esitano in omicidi e suicidi? Di stermini di figli, da parte di genitori che hanno rotto la loro unione e sono stati travolti dal dolore sino alla pazzia? Oggi troppo poco ci interroghiamo su fatti come quello accaduto l’11 febbraio 2014 a Giussano: Michele Graziano, 37 anni, ha una bimba nata da una relazione; da una seconda relazione ha un altro figlio. Anche la seconda relazione si rompe. Un giorno Michele prende i due figli e li sgozza. Poi pianta nel suo petto la lama del pugnale, per suicidarsi. E’ una storia che purtroppo si ripete sempre più di frequente. Simili tragedie possono sempre accadere, ma sono certo più probabili quando il rapporto tra uomo e donna è divenuto “liquido”, senza regole, senza tempi, senza un processo di crescita e di verifica.

Fonte: libertaepersona.org

 
 
 
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Un blog di: diglilaverita
Data di creazione: 16/02/2008
 

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LE LACRIME DI MARIA

 

MESSAGGIO PER L’ITALIA

 

Civitavecchia la Madonna piange lì dove il cristianesimo è fiorito: la nostra nazione, l'Italia!  Dov'è nato uno fra i più grandi mistici santi dell'era moderna? In Italia! Padre Pio!
E per chi si è immolato Padre Pio come vittima di espiazione? Per i peccatori, certamente. Ma c'è di più. In alcune sue epistole si legge che egli ha espressamente richiesto al proprio direttore spirituale l'autorizzazione ad espiare i peccati per la nostra povera nazione. Un caso anche questo? O tutto un disegno divino di provvidenza e amore? Un disegno che da Padre Pio agli eventi di Siracusa e Civitavecchia fino a Marja Pavlovic racchiude un messaggio preciso per noi italiani? Quale? L'Italia è a rischio? Quale rischio? Il rischio di aver smarrito, come nazione, la fede cristiana non è forse immensamente più grave di qualsiasi cosa? Aggrappiamoci alla preghiera, è l'unica arma che abbiamo per salvarci dal naufragio morale in cui è caduto il nostro Paese... da La Verità vi Farà Liberi

 

 

 
 

SAN GIUSEPPE PROTETTORE

  A TE, O BEATO GIUSEPPE

A te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione ricorriamo, e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio dopo quello della tua santissima Sposa.
Per quel sacro vincolo di carità, che ti strinse all’Immacolata Vergine Madre di Dio, e per l’amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, riguarda, te ne preghiamo, con occhio benigno la cara eredità, che Gesù Cristo acquistò col suo sangue, e col tuo potere ed aiuto sovvieni ai nostri bisogni.
Proteggi, o provvido custode della divina Famiglia, l’eletta prole di Gesù Cristo: allontana da noi, o Padre amatissimo, gli errori e i vizi, che ammorbano il mondo; assistici propizio dal cielo in questa lotta col potere delle tenebre, o nostro fortissimo protettore; e come un tempo salvasti dalla morte la minacciata vita del pargoletto Gesù, così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità; e stendi ognora ciascuno di noi il tuo patrocinio, affinché a tuo esempio e mediante il tuo soccorso, possiamo virtuosamente vivere, piamente morire e conseguire l’eterna beatitudine in cielo.
Amen
San Giuseppe proteggi questo blog da ogni male errore e inganno.

 
 

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