ASCOLTA TUA MADRE

LE LACRIME DI UNA MADRE NON ASCOLTATA

 

FERMIAMO LA LEGGE CONTRO L'OMOFOBIA

 

TELEFONO VERDE "SOS VITA" 800813000

CHE COSA E' IL TELEFONO "SOS VITA"?
 
È un telefono “salva-vite”, che aspetta soltanto la tua chiamata. E' un telefono verde, come la speranza la telefonata non ti costa nulla,
Vuole salvare le mamme in difficoltà e, con loro, salvare la vita dei figli che ancora esse portano in grembo.
E quasi sempre ci riesce, perché con lui lavorano 250 Centri di aiuto alla vita.
 
Il Movimento per la vita lo ha pensato per te
 
Puoi parlare con questo telefono da qualsiasi luogo d’Italia: componi sempre lo stesso numero: 800813000.
 
Risponde un piccolo gruppo di persone di provata maturità e capacità, fortemente motivate e dotate di una consolidata esperienza di lavoro nei Centri di aiuto alla vita (Cav) e di una approfondita conoscenza delle strutture di sostegno a livello nazionale. La risposta, infatti, non è soltanto telefonica.
 
Questo telefono non ti dà soltanto ascolto, incoraggiamento, amicizia, ma attiva immediatamente un concreto sostegno di pronto intervento attraverso una rete di 250 Centri di aiuto alla vita e di oltre 260 Movimenti per la vita sparsi in tutta Italia.

 
DUE MINUTI PER LA VITA

Due minuti al giorno è il tempo che invitiamo ad offrire per aderire alla grande iniziativa di
preghiera per la vita nascente che si sta diffondendo in Italia dal 7 ottobre 2005 in
occasione della festa e sotto la protezione della Beata Vergine Maria, Regina del Santo Rosario.
Nella preghiera vengono ricordati ed affidati a Dio:
 i milioni di bambini uccisi nel mondo con l’aborto,
 le donne che hanno abortito e quelle che sono ancora in tempo per cambiare idea,
 i padri che hanno favorito o subito un aborto volontario o che attualmente si trovano accanto ad
una donna che sta pensando di abortire,
 i medici che praticano aborti ed il personale sanitario coinvolto, i farmacisti che vendono i
prodotti abortivi e tutti coloro che provocano la diffusione nella società della mentalità abortista,
 tutte le persone che, a qualsiasi livello, si spendono per la difesa della vita fin dal concepimento.
Le preghiere da recitarsi, secondo queste intenzioni, sono:
 Salve Regina,
 Preghiera finale della Lettera Enciclica Evangelium Vitae di Giovanni Paolo II
 Angelo di Dio,
 Eterno riposo.
Il progetto è quello di trovare 150.000 persone, che ogni giorno recitino le preghiere. Il numero corrisponde a quello - leggermente approssimato per eccesso – degli aborti accertati che vengono compiuti ogni giorno nel mondo, senza poter conteggiare quelli clandestini e quelli avvenuti tramite pillola del giorno dopo. Per raggiungere tale obiettivo occorre l’aiuto generoso di tutti coloro che hanno a cuore la difesa della vita.

“Con iniziative straordinarie e nella preghiera abituale,
da ogni comunità cristiana, da ogni gruppo o associazione,
da ogni famiglia e dal cuore di ogni credente,
si elevi una supplica appassionata a Dio,
Creatore e amante della vita.”
(Giovanni Paolo II, Evangelium Vitae, n. 100)

Ulteriori informazioni su: www.dueminutiperlavita.info
 

PREGHIERA A MARIA PER LA VITA GIOVANNI PAOLO II

O Maria, aurora del mondo nuovo, Madre dei viventi,
affidiamo a Te la causa della vita:
guarda, o Madre, al numero sconfinato di bimbi cui viene impedito di nascere,
di poveri cui è reso difficile vivere, di uomini e donne vittime di disumana violenza, di anziani e malati uccisi dall'indifferenza o da una presunta pietà.
Fà che quanti credono nel tuo Figlio sappiano annunciare con franchezza e amore agli uomini del nostro tempo il Vangelo della vita.
Ottieni loro la grazia di accoglierlo come dono sempre nuovo,
la gioia di celebrarlo con gratitudine in tutta la loro esistenza
e il coraggio di testimoniarlo con tenacia operosa, per costruire,
insieme con tutti gli uomini di buona volontà, la civiltà della verità e dell'amore
a lode e gloria di Dio creatore e amante della vita.
Giovanni Paolo II


 

AREA PERSONALE

 

 

 
 

MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE DI MEDJUGORJE DATO A MARJA IL 25 OTTOBRE 2014

Post n°9227 pubblicato il 25 Ottobre 2014 da diglilaverita
Foto di diglilaverita

Cari figli! Pregate in questo tempo di grazia e chiedete l'intercessione di Tutti i Santi che sono già nella luce. Loro vi siano d' esempio e d' esortazione di giorno in giorno, sul cammino della vostra conversione. Figlioli, siate coscienti che la vostra vita è breve e passeggera. Perciò anelate all'eternità e preparate i vostri cuori nella preghiera. Io sono con voi ed intercedo presso il mio Figlio per ciascuno di voi, soprattutto per coloro che si sono consacrati a Me ed a mio Figlio.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

 
 
 

IL VESCOVO PROIBISCE MEDJUGORJE. MA NON SA (O FA FINTA DI NON SAPERE) CHE LA CHIESA LA PENSA DIVERSAMENTE...

Post n°9226 pubblicato il 25 Ottobre 2014 da diglilaverita
Foto di diglilaverita

Può un vescovo impedire ai fedeli di pregare la Madonna che ha l’unica “colpa” di apparire in una località imprevista o poco gradita alla burocrazia curiale? Può un pastore della Chiesa impedire «incontri o celebrazioni pubbliche nelle quali verrebbe data per scontata l’attendibilità di tali fenomeni»? Beh, non c’è bisogno di aver fatto grandi studi teologici o interpellato esperti mariologi per affermare che nessuno, tantomeno un sacerdote di Dio, può impedire a chicchessia, tanto più ai suoi fedeli, di rivolgere preghiere e fare digiuni in onore della Vergine. Che si riconosca o meno la veridicità delle sue apparizioni. Credere che Maria sia apparsa ai pastorelli di Fatima o a Bernadette di Lourdes (cosa già riconosciuta come vera) non è obbligatorio: la Chiesa lo propone ai credenti solo come aiuto, senza alcun vincolo di fede. Non la deve pensare così, invece, il vescovo di Alagni- Alatri, monsignor Lorenzo Loppa che ha vietato a fedeli e clero di partecipare a incontri di preghiera legati ai "fenomeni di Medjugorje". La circolare del vescovo inviata ai parroci riguarda «incontri o celebrazioni pubbliche nelle quali verrebbe data per scontata l'attendibilità di tali fenomeni».  Per questo, chiede l'annullamento di un incontro di preghiera, in programma a Fiuggi con Vicka Ivankovic, una delle veggenti di Medjugorje.

Nella circolare, monsignor Loppa ricorda, a proposito dell'incontro di cui «mi è giunta notizia», che «in conformità con le “Norme per procedere nel discernimento di presunte apparizioni e rivelazioni”, la Congregazione per la Dottrina della Fede sta continuando l'esame degli aspetti dottrinali e disciplinari dei fatti di Medjugorje». «Fino a ogni ulteriore disposizione da parte della Santa Sede, ci si deve attenere», ammonisce Loppa, «a ciò che è già stato stabilito dai vescovi della ex Jugoslavia nella dichiarazione di Zara del 10 aprile 1991, che stabilisce: “Sulla base delle ricerche finora compiute, non è possibile affermare che si tratti di apparizioni o di rivelazioni soprannaturali”. Per questo», prosegue monsignore, «non è consentito al clero e ai fedeli di nessuna Diocesi partecipare a incontri, conferenze o celebrazioni pubbliche per evitare confusione e scandalo». Da qui l’avvertimento: «i gruppi che organizzano questi eventi agiscono in modo totalmente autonomo, senza informare l'Ordinario». Infine, l’ordine perentorio ai parroci che hanno «l'obbligo di rendere pubblica la proibizione di partecipare a tali riunioni e la dissociazione da simili iniziative, che destano sconcerto nei fedeli e non manifestano la comunione con il vescovo».

Beh, sconcerto e scandalo, forse, li destano simili circolari vescovili che umiliano la sincera fede di milioni di persone che in questi 33 anni (le apparizioni sono iniziate nel 1981) si sono recate in pellegrinaggio nel piccolo paesino della Bosnia Erzegovina, animati non certo da sentimenti scismatici o intenti ostili alla comunione ecclesiale. Al contrario: chi c’è stato a Medjugorje può rendere testimonianza del clima di fede e devozione, dell’assenza di ogni fanatismo o superstizione, che la testimonianza degli stessi veggenti è sempre stata rigorosamente rispettosa della dottrina e degli insegnamenti della Chiesa. Da loro, mai una volta è arrivato l’invito alla disobbedienza alle autorità ecclesiali, ma solo un pressante e insistente appello alla preghiera e alla conversione, per salvare il mondo e l’umanità dalle minacce che li sovrastano. Questo chiedeva loro la Vergine dopo ogni apparizione. E allora, da quando un pastore è autorizzato a limitare la libertà dello Spirito e a chiudere le porte alla preghiera, alla penitenza, al digiuno e alla conversione? Invocare la Vergine di Medjugorje è azione sacrilega, sconveniente o causa di confusione per i cristiani? Quando mai alla preghiera sono stati attribuiti questi nefasti effetti?

La spianata dove si ritrovano a pregare i pellegrini di Medjugorje

Monsignor Loppa giustifica il suo divieto anti Medjugorje ricordando la dichiarazione di Zara del 1991 dei vescovi della ex Jugoslavia. Questa la formula che usarono: «Sulla base delle indagini finora condotte, non è possibile affermare che si tratti di apparizioni o di rivelazioni soprannaturali». Il giornalista e scrittore Antonio Socci, che ha dedicato diversi articoli e un libro inchiesta sulle apparizioni nell’Erzegovina, afferma che «diversamente da ciò che potrebbe sembrare, questa formula (“finora non è possibile affermare che si tratti di apparizioni”) non era affatto una bocciatura: lo sarebbe stata se invece i vescovi avessero dichiarato: “affermiamo che non si tratta di apparizioni soprannaturali”. Se avessero cioè usato la formula “consta della non soprannaturalità delle apparizioni di Medjugorje” (quella che era sostenuta dal vescovo di Mostar). Invece la formula usata nel 1991 è una posizione di attesa, che, come disse il cardinal Bertone, segretario di Stato di Benedetto XVI, “lascia la porta aperta a future indagini. La verifica deve perciò andare avanti”».

In effetti, ricorda Socci, i fedeli non furono diffidati dal recarsi a Medjugorje e dal seguire i messaggi della Madonna e «c’è da star sicuri che se questi contenessero qualcosa di pericoloso per la fede, la Chiesa sarebbe subito intervenuta con un fermo divieto. Il silenzio della Chiesa è insomma un tacito consenso alla devozione». Semmai, occorre, e in parte è già accaduto con un recente documento della Congregazione per la dottrina della fede, dare precise regole a questa devozione popolare, non essendo comunque ammesse quelle manifestazioni - come le apparizioni ai veggenti di Medjugorje in chiese o cattedrali - che sottintendono una già avvenuta approvazione ufficiale da parte della Chiesa.

Il vescovo di Alagni-Alatri, invece, non si limita a questo: il suo è un divieto tout court a «partecipare a incontri, conferenze o celebrazioni pubbliche», un vade retro Medjugorje che ha il segno di una scomunica anticipata perché anticipa un verdetto sulle apparizioni che ancora non c’è stato. E, questo monsignore dovrebbe ben saperlo, non potrà esserci finché le apparizioni continueranno. Nello scorso gennaio si sono conclusi i lavori della Commissione internazionale di inchiesta, istituita da Benedetto XVI e presieduta dal cardinale Camillo Ruini, sulle apparizioni della Madonna.  I risultati dello studio di questa Commissione, che ha interrogato i protagonisti e molti testimoni, sono adesso nelle mani della Congregazione per la dottrina della fede. Ma cosa c’è da aspettarsi? Probabilmente una posizione attendista, simile a quella della dichiarazione di Zara del 10 aprile 1991.

I mariologi concordano sul fatto che dovrebbero essere del tutto improbabili sia una bocciatura che condanni il fenomeno Medjugorje come una truffa da cui guardarsi; sia un riconoscimento ufficiale della soprannaturalità delle apparizioni, che non può essere fatto finché il caso è in svolgimento. La Chiesa non può riconoscere l’autenticità di un fatto soprannaturale mentre è ancora in corso. Le grandi apparizioni ottocentesche di La Salette e di Lourdes, poi quelle di inizio del Novecento, a Fatima, si sono verificate nel giro di settimane, o al massimo, di mesi. A Medjugorje, invece, le apparizioni continuano ancora e questo è il principale motivo per cui non c’è assolutamente da attendersi che il Vaticano le riconosca oggi ufficialmente.

Il monte delle apparizioni a Medjugorje

La Congregazione per la Dottrina della Fede, presieduta dal cardinale Gerhard Muller sta ancora esaminando il materiale ricevuto dalla Commissione di inchiesta di Ruini: migliaia di pagine con testimonianze, pareri tecnici di mariologi e psicologi, sacerdoti e teologi. Poi toccherà al Papa dare l’ultimo verdetto.  Ma, apparizione work in progress a parte, forse il pronunciamento non ci sarà mai, anche perché le conseguenze «sarebbero devastanti», come afferma lo scrittore cattolico Vittorio Messori. In un senso o nell’altro: se il Papa boccerà Medjugorje, «il danno pastorale sarà immenso, visti i milioni di pellegrini recatisi lì da tutto il mondo e che si scopriranno vittime di un inganno. Se positivo, sarà devastante per il diritto canonico che lascia ai vescovi del luogo il giudizio su presunti fatti soprannaturali nella loro diocesi».

Papa Francesco, ha rivelato qualche mese fa Matteo Maztuzzi sul Foglio, non è pregiudizialmente contrario: quando era cardinale a Buenos Aires invitò il veggente Ivan Dragicevic per tenere un ciclo di conferenze, poco prima di lasciare l’Argentina per partecipare al Conclave dal quale sarebbe poi uscito Pontefice. Non solo, «a partire dal 2010, il confessore del cardinale Bergoglio era il frate francescano Berislav Ostojic, operativo a Citluk, dintorni di Medjugorje. Ma anche il gesuita, una volta indossata la veste talare bianca, si è messo sulla linea dei predecessori». Da Papa, se ne uscì con quella sua battuta sulla Madonna: «Non è un capoufficio della posta, per inviare messaggi tutti i giorni». Ritorno all'antica prudenza, in puro stile Francesco. Per Papa Ratzinger, invece, valeva la massima secondo cui ogni devozione alla Vergine è buona, e poco importa che non tutte possiedano il crisma della validità canonicamente accertata. «Anche perché sono solo tredici le apparizioni di Maria a essere state riconosciute ufficialmente», ricordava il più grande mariologo al mondo, René Laurentin. «L’importante è guardare ai risultati, a ciò che quei fenomeni hanno prodotto».

Già, i risultati. Gesù nel Vangelo di Luca dice che «non c’è albero buono che dia frutti cattivi, né albero cattivo che dia frutti buoni. Ogni albero si riconosce dai suoi frutti». E quali sono i frutti di 33 anni di apparizioni in quel paesino della Bosnia-Erzegovina?  Straordinari, dichiarò Vittorio Messori, per il quale «il maggior movimento di masse cattoliche del post-Concilio». Giovanni Paolo II, che era personalmente un convinto sostenitore di queste apparizioni, arrivò a dire: «Medjugorje è il centro spirituale del mondo. (…). Questi messaggi sono la chiave per comprendere ciò che avviene e ciò che avverrà nel mondo». Scrive ancora Socci, «il maggior movimento di conversione di massa, perché lì si verificano miriadi di conversioni: tanti tornano alla fede, ai sacramenti, alla preghiera e alla penitenza, in un mondo che invece ha imboccato velocemente la china opposta, quella dell’anticristianesimo accanito. Il miracolo delle tantissime conversioni è stato accompagnato anche - come nei Vangeli e in tutte le grandi apparizioni - da segni straordinari, come le tante guarigioni inspiegabili dal punto di vista della medicina, le quali forniscono l’evidenza della presenza della Madonna».

E poi ci sono le vocazioni che Medjugorje ha fatto nascere, il movimento di evangelizzazione che ne è nato anche con nuove forme missionarie (in Italia, il fenomeno di Radio Maria, con le sue stazioni in 70 paesi del mondo), la miriade di gruppi di preghiera sparsi in tutto il mondo. Basta questo, dice il cardinale di Vienna, Christoph Schönborn: «aprire gli occhi e guardare come Medjugorje cambia le persone». «Se la gente va lì è per pregare, recitare il Rosario, partecipare alle Via Crucis». Il cardinale austriaco è tra i più convinti assertori del fatto che su quella collina della Bosnia, nel pomeriggio di inizio estate del 1981, qualcosa di straordinario e soprannaturale è realmente accaduto. Lui, a Vienna, ogni anno riempie la cattedrale di Santo Stefano di fedeli che entrano in chiesa per ascoltare quanto hanno da dire Ivan Dragicevic e gli altri veggenti. Molti di questi ascoltano, si recano lì e si convertono». Una sorta di miracolo per la Chiesa austriaca, da decenni in crisi e costretta a chiudere o vendere edifici di culto a quelle confessioni che hanno adepti con cui riempirli.

Lo stesso miracolo raccontato anche dall’allora cardinale di Praga, Frantisek Tomasek: «la preghiera e il digiuno, la fede e la conversione e l’invito alla pace possono venire solo da Dio (…). Ritengo che noi dobbiamo anche agli eventi di Medjugorje una parte della nostra grande primavera spirituale, che Dio ci ha donato per mezzo di Maria.  Ho incontrato molte persone che sono state in pellegrinaggio a Medjugorje. Sono pieni di speranza e del desiderio di testimoniare e vivere la propria fede». Ecco, tra tanti devoti di questo calibro, è l’arcigno divieto di monsignor Loppa ad apparire alla fine un po’ sopra le righe (diciamo così), buono forse per tenere lontano gli adepti di una setta più che un popolo devoto alla Vergine. Che da sempre appare e parla a chi e dove vuole, anche a dispetto delle devote circolari vescovili. 

 Fonte : di Luigi Santambrogio - La Nuova Bussola Quotidiana -

 
 
 

LA DIFFERENZA FRA PAPA FRANCESCO E IL COMICO MAURIZIO CROZZA

Post n°9225 pubblicato il 25 Ottobre 2014 da diglilaverita
Foto di diglilaverita

L’abilità di alcuni imitatori, a volte, è sorprendente. Si calano talmente bene nel personaggio imitato da renderlo indistinguibile dall’originale. Quest’abilità non può legittima battute come quelle dette da Maurizio Crozza l’altra sera su La 7, imitando papa Francesco nel corso del Sinodo. In breve, Crozza ha presentato al suo pubblico un papa impaziente di inaugurare non meglio precisate “aperture” in materia di «sesso», «omosessualità», tutti temi che sarebbero tabù per la Chiesa; così, nel Sinodo allestito sul palco della trasmissione Crozza nel paese delle meraviglie, a circondare un papa Francesco presentato come letteralmente ossessionato da questi argomenti, c’erano cardinali incupiti ed ostili all’entusiasmo del pontefice argentino. Il tocco finale Crozza l’ha però dato rappresentando l’incontro fra una coppia molto devota ed il papa Francesco da lui interpretato, uscito quasi sconvolto da questo incontro. Il messaggio è chiaro: le vere famiglie, quelle che la Chiesa deve ascoltare ed aiutare, non sono quelle fedeli al Magistero bensì la famiglie “normali”.

Un esame delle imprecisioni che Crozza, imitando papa Francesco, ha copiosamente rifilato ai propri telespettatori richiederebbe molto più tempo di quello a disposizione dei lettori. Ci sono però alcuni punti sui quali è bene soffermarsi, così da evitare il rischio di non cogliere più o cogliere sempre meno, pensando a papa Francesco, la differenza fra Jorge Mario Bergoglio e Maurizio Crozza. Anzitutto a partire dal tema dell’omosessualità, che per la Chiesa non è affatto tabù. Infatti pur guardando criticamente, com’è noto, agli atti omosessuali – così come a quelli offensivi verso la castità e la sacralità del matrimonio compiuti da persone eterosessuali -, la Chiesa non solo accoglie da sempre chiunque, ma raccomanda espressamente di evitare alle persone di tendenze omosessuali «ogni marchio di ingiusta discriminazione» (CCC, 2358). Una ulteriore prova di come, anche prima di papa Francesco, la Chiesa fosse tutto fuorché “omofoba” ci viene dall’esempio dell’allora card. Ratzinger, il quale, per raccontare la bellezza della conversione, una volta fece esplicitamente richiamo alla storia dello scrittore Julien Green (1900 – 1998). Evidente prova di chiusura mentale, non c’è dubbio.

Quanto al papa Francesco che Crozza tiene – e con lui molti altri, a dire il vero – a presentare come smanioso di “aprire” la dottrina su più versanti, a partire dall’omosessualità, urgono due precisazioni. La prima è che, mentre ignoriamo in che cosa dovrebbero consistere, domani, dette “aperture”, conosciamo invece bene quanto fece Bergoglio da cardinale. Ce lo segnalava, nell’estate del 2010, il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari raccontando di «almeno cinquantamila persone convocate dall’ arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Bergoglio» che si diedero «appuntamento nella piazza del Congresso con lo slogan:“I bambini hanno bisogno di un babbo e di una mamma”». A commento dell’accaduto, nell’articolo, si precisava che «i toni con i quali la Chiesa ha affrontato la vicenda», vale a dire la possibilità di riconoscere matrimoni e adozioni gay, sono stati «piuttosto duri. Tutte le scuole cattoliche hanno incoraggiato gli studenti e i loro genitori a scendere in piazza per protestare contro il governo». Al punto che Cristina Kirchner – sempre secondo Repubblica – ebbe a commentare: «Sono sorpresa e preoccupata […] sembra che siamo tornati all’ epoca delle Crociate e dell’Inquisizione» (La Repubblica 15/7/2010 p. 32).

Ma questo Crozza non lo racconta. Esattamente come – seconda precisazione – appare omissiva la sua riproposizione, nella stessa trasmissione, della celebre battuta – sempre con riferimento allo stesso tema – «Chi sono io per giudicare un gay?». Bene. Peccato che papa Francesco, ad un giornalista spagnolo di Rtve abbia detto altro: «Si una persona es gay busca al Señor y tiene buena voluntad..¿Quien soy yo para juzgarla?». Il che, tradotto in italiano, significa: «Se una persona è gay e cerca il Signore ed ha buona volontà .. Chi sono io per giudicarla?». Un concetto, converrete, un tantino più raffinato di quello ripetuto da Crozza. Una parola, infine, sulle coppie devote: stando alla trasmissione su La 7, papa Francesco avrebbe una certa diffidenza verso le famiglie cosiddette tradizionali ed inclini alla preghiera. Peccato che sia stato lui, Francesco, a raccomandare nei giorni scorsi che in ogni famiglia vi sia una Bibbia, e fosse ancora lui, lo scorso 17 novembre in Piazza san Pietro, nella veste di “farmacista spirituale” a consigliare una particolare medicina: una confezione contenente un Rosario, un’immagine di Gesù misericordioso, foglietto con posologia e “istruzioni per l’uso”. No: per quanto a tratti gradevole, il papa Francesco di Crozza non c’entra proprio nulla con l’originale.

Fonte: giulianoguzzo

 
 
 

LA TENTAZIONE DI PIACERE AL MONDO CON LA SCUSA DELLA MISERICORDIA

Post n°9224 pubblicato il 25 Ottobre 2014 da diglilaverita
Foto di diglilaverita

Non lo so, sarà un mio pensiero, l’impressione singolare di un peccatore come miliardi di altri. Però l’aria sinodale – qualcuno dice addirittura conciliare – che in questi giorni soffia sulla Chiesa non mi convince del tutto. Da quanto trapelato, sembra infatti radicarsi, fra i centonovantuno padri convocati, una sostanziale resa non tanto a specifiche richieste mondane ma, addirittura, alla generale mentalità mondana. L’idea cioè che la Chiesa debba fare i conti col mondo, a volte, mi pare quasi anticipi il fatto che la Chiesa, e soprattutto i suoi servitori, debbono fare i conti con Dio. Se così fosse, se l’impressione certamente approssimativa di un peccatore come miliardi di altri, fosse anche parzialmente vera, sarebbe un problema. E la ragione di questa problematicità è semplice: se il doveroso esercizio della misericordia celasse la tentazione di piacere al mondo, di camuffare i peccati in sciocchezzuole da poco, la misericordia si tradurrebbe presto in un lasciapassare che renderebbe meno desiderabile non solo la misericordia, ma lo stesso Vangelo.

Se infatti si assottigliasse sempre più la differenza fra ciò che è cristiano e ciò che non lo è, perché rimanere nella fede? Se la condotta di chi cerca, sia pure fra errori ed infedeltà, di conformarsi agli insegnamenti di Gesù e quella di chi non si perita d’essersi già conformato a quelli del mondo quasi si equivalessero, che ne sarebbe della verità e, ancor prima, della carità? La centralità di questi interrogativi non deriva dal confondere il Cristianesimo con un codice etico né dalla nostalgia per chissà quale rigore morale passato, bensì dal bisogno di una direzione necessaria e cristallina, in assenza della quale – ripeto – il Cristianesimo stesso perderebbe d’interesse divenendo purtroppo solo una delle tante proposte esistenziali possibili. La dimostrazione evangelica di questo aspetto, peraltro rintracciabile in più accadimenti, è che è vero: Gesù ha a cuore anzitutto i peccatori (cosa, per me, estremamente consolante), ma mai si congeda da loro senza prima una chiara, forte ed inequivocabile richiesta: «Non peccare più».

In nessun caso, cioè, Gesù ha addolcito le sue parole. Neppure quando questo gli costava incomprensione. Lo si racconta bene nel Vangelo di Giovanni, che riferisce come «molti discepoli, dopo aver udito» quello che Gesù aveva predicato loro, «dissero:”Questo parlare è duro; chi può ascoltarlo?”» (Gv, 6:60). Sono le stesse lamentele che non pochi fedeli ed anche diversi non cattolici esprimono oggi nei confronti dell’insegnamento della Chiesa, giudicato troppo rigido: «Chi può ascoltarlo?». L’aspetto notevole è che la difficoltà di aderire al Cristianesimo veniva accusata da persone che, a differenza nostra, avevano a che fare direttamente con Gesù. Eppure neanche a Lui – il Figlio di Dio in persona, che certo non difettava di misericordia – furono risparmiate critiche: «Questo parlare è duro», si sentì dire. Critiche dinnanzi alle quali Gesù non solo ha vinto la tentazione di provare a piacere di più, ma ha rilanciato: «Perciò Gesù disse ai dodici: “Non volete andarvene anche voi?”» (Gv, 6:67).

Il punto allora è: come mai, di fronte ad un mondo che chiede novità alla Chiesa, non si sente rispondere – o si sente appena sussurrare – con quella domanda: «Non volete andarvene anche voi»? E’ la tentazione di piacere? Chissà. Intanto, non so voi, sarà solo un mio pensiero, ma a me seguire Gesù costa. E tanto. Mi costa sacrifici, impegno e soprattutto la ricorrente consapevolezza – non proprio esaltante, lo assicuro – di non essere vicino a Dio pur essendo lontano dal mondo, di rischiare di vivere da randagio, a metà strada, spaesato. Però non baratterei il percorso per nulla al mondo perché, mettendomi davanti ai miei enormi limiti, la Chiesa mi offre un perdono fantastico e totale che però non cercherei, se mi credessi già a posto. Sono stato vestito e sfamato e abbracciato perché sapevo – perché mi è stato detto – di essere nudo, malnutrito e solo. Se la Chiesa che mi ha finora accolto avesse, per paura di offendermi, tentato di dirmi che la mia nudità e il mio appetito e la mia solitudine erano illusioni ottiche, non avrei cercato – e non continuerei a cercare – quel Pane così buono. E mi perderei il meglio.

Fonte - giulianoguzzo.com -

 
 
 
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Un blog di: diglilaverita
Data di creazione: 16/02/2008
 

 

LE LACRIME DI MARIA

 

MESSAGGIO PER L’ITALIA

 

Civitavecchia la Madonna piange lì dove il cristianesimo è fiorito: la nostra nazione, l'Italia!  Dov'è nato uno fra i più grandi mistici santi dell'era moderna? In Italia! Padre Pio!
E per chi si è immolato Padre Pio come vittima di espiazione? Per i peccatori, certamente. Ma c'è di più. In alcune sue epistole si legge che egli ha espressamente richiesto al proprio direttore spirituale l'autorizzazione ad espiare i peccati per la nostra povera nazione. Un caso anche questo? O tutto un disegno divino di provvidenza e amore? Un disegno che da Padre Pio agli eventi di Siracusa e Civitavecchia fino a Marja Pavlovic racchiude un messaggio preciso per noi italiani? Quale? L'Italia è a rischio? Quale rischio? Il rischio di aver smarrito, come nazione, la fede cristiana non è forse immensamente più grave di qualsiasi cosa? Aggrappiamoci alla preghiera, è l'unica arma che abbiamo per salvarci dal naufragio morale in cui è caduto il nostro Paese... da La Verità vi Farà Liberi

 

 

 
 

SAN GIUSEPPE PROTETTORE

  A TE, O BEATO GIUSEPPE

A te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione ricorriamo, e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio dopo quello della tua santissima Sposa.
Per quel sacro vincolo di carità, che ti strinse all’Immacolata Vergine Madre di Dio, e per l’amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, riguarda, te ne preghiamo, con occhio benigno la cara eredità, che Gesù Cristo acquistò col suo sangue, e col tuo potere ed aiuto sovvieni ai nostri bisogni.
Proteggi, o provvido custode della divina Famiglia, l’eletta prole di Gesù Cristo: allontana da noi, o Padre amatissimo, gli errori e i vizi, che ammorbano il mondo; assistici propizio dal cielo in questa lotta col potere delle tenebre, o nostro fortissimo protettore; e come un tempo salvasti dalla morte la minacciata vita del pargoletto Gesù, così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità; e stendi ognora ciascuno di noi il tuo patrocinio, affinché a tuo esempio e mediante il tuo soccorso, possiamo virtuosamente vivere, piamente morire e conseguire l’eterna beatitudine in cielo.
Amen
San Giuseppe proteggi questo blog da ogni male errore e inganno.

 
 

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