ASCOLTA TUA MADRE

LE LACRIME DI UNA MADRE NON ASCOLTATA

 

FERMIAMO LA LEGGE CONTRO L'OMOFOBIA

 

TELEFONO VERDE "SOS VITA" 800813000

CHE COSA E' IL TELEFONO "SOS VITA"?
 
È un telefono “salva-vite”, che aspetta soltanto la tua chiamata. E' un telefono verde, come la speranza la telefonata non ti costa nulla,
Vuole salvare le mamme in difficoltà e, con loro, salvare la vita dei figli che ancora esse portano in grembo.
E quasi sempre ci riesce, perché con lui lavorano 250 Centri di aiuto alla vita.
 
Il Movimento per la vita lo ha pensato per te
 
Puoi parlare con questo telefono da qualsiasi luogo d’Italia: componi sempre lo stesso numero: 800813000.
 
Risponde un piccolo gruppo di persone di provata maturità e capacità, fortemente motivate e dotate di una consolidata esperienza di lavoro nei Centri di aiuto alla vita (Cav) e di una approfondita conoscenza delle strutture di sostegno a livello nazionale. La risposta, infatti, non è soltanto telefonica.
 
Questo telefono non ti dà soltanto ascolto, incoraggiamento, amicizia, ma attiva immediatamente un concreto sostegno di pronto intervento attraverso una rete di 250 Centri di aiuto alla vita e di oltre 260 Movimenti per la vita sparsi in tutta Italia.

 
DUE MINUTI PER LA VITA

Due minuti al giorno è il tempo che invitiamo ad offrire per aderire alla grande iniziativa di
preghiera per la vita nascente che si sta diffondendo in Italia dal 7 ottobre 2005 in
occasione della festa e sotto la protezione della Beata Vergine Maria, Regina del Santo Rosario.
Nella preghiera vengono ricordati ed affidati a Dio:
 i milioni di bambini uccisi nel mondo con l’aborto,
 le donne che hanno abortito e quelle che sono ancora in tempo per cambiare idea,
 i padri che hanno favorito o subito un aborto volontario o che attualmente si trovano accanto ad
una donna che sta pensando di abortire,
 i medici che praticano aborti ed il personale sanitario coinvolto, i farmacisti che vendono i
prodotti abortivi e tutti coloro che provocano la diffusione nella società della mentalità abortista,
 tutte le persone che, a qualsiasi livello, si spendono per la difesa della vita fin dal concepimento.
Le preghiere da recitarsi, secondo queste intenzioni, sono:
 Salve Regina,
 Preghiera finale della Lettera Enciclica Evangelium Vitae di Giovanni Paolo II
 Angelo di Dio,
 Eterno riposo.
Il progetto è quello di trovare 150.000 persone, che ogni giorno recitino le preghiere. Il numero corrisponde a quello - leggermente approssimato per eccesso – degli aborti accertati che vengono compiuti ogni giorno nel mondo, senza poter conteggiare quelli clandestini e quelli avvenuti tramite pillola del giorno dopo. Per raggiungere tale obiettivo occorre l’aiuto generoso di tutti coloro che hanno a cuore la difesa della vita.

“Con iniziative straordinarie e nella preghiera abituale,
da ogni comunità cristiana, da ogni gruppo o associazione,
da ogni famiglia e dal cuore di ogni credente,
si elevi una supplica appassionata a Dio,
Creatore e amante della vita.”
(Giovanni Paolo II, Evangelium Vitae, n. 100)

Ulteriori informazioni su: www.dueminutiperlavita.info
 

PREGHIERA A MARIA PER LA VITA GIOVANNI PAOLO II

O Maria, aurora del mondo nuovo, Madre dei viventi,
affidiamo a Te la causa della vita:
guarda, o Madre, al numero sconfinato di bimbi cui viene impedito di nascere,
di poveri cui è reso difficile vivere, di uomini e donne vittime di disumana violenza, di anziani e malati uccisi dall'indifferenza o da una presunta pietà.
Fà che quanti credono nel tuo Figlio sappiano annunciare con franchezza e amore agli uomini del nostro tempo il Vangelo della vita.
Ottieni loro la grazia di accoglierlo come dono sempre nuovo,
la gioia di celebrarlo con gratitudine in tutta la loro esistenza
e il coraggio di testimoniarlo con tenacia operosa, per costruire,
insieme con tutti gli uomini di buona volontà, la civiltà della verità e dell'amore
a lode e gloria di Dio creatore e amante della vita.
Giovanni Paolo II


 

AREA PERSONALE

 

Messaggi del 04/07/2012

SANTO PADRE: OGGI SI PARLA POCO DEI NOVISSIMI (PARADISO, PURGATORIO E INFERNO)

Post n°7287 pubblicato il 04 Luglio 2012 da diglilaverita
Foto di diglilaverita

Santo Padre, lavoro in un oratorio e in un centro di accoglienza per minori a rischio. Le volevo chiedere: il 25 marzo 2007 Lei ha fatto un discorso a braccio, lamentandosi come oggi si parli poco dei Novissimi. In effetti, nei catechismi della Cei usati per l’insegnamento della nostra fede ai ragazzi di confessione, comunione e cresima, mi sembra che siano omesse alcune verità di fede. Non si parla mai di inferno, mai di purgatorio, una sola volta di paradiso, una sola volta di peccato, soltanto il peccato originale. Mancando queste parti essenziali del credo, non Le sembra che crolli il sistema logico che porta a vedere la redenzione di Cristo? Mancando il peccato, non parlando di inferno, anche la redenzione di Cristo viene a essere sminuita. Non le sembra che sia favorita la perdita del senso del peccato e quindi del sacramento della riconciliazione e la stessa figura salvifica, sacramentale del sacerdote che ha il potere di assolvere e di celebrare in nome di Cristo? Oggi purtroppo anche noi sacerdoti, quando nel Vangelo di parla di inferno, dribbliamo il Vangelo stesso. Non se ne parla. O non sappiamo parlare di paradiso. Non sappiamo parlare di vita eterna. Rischiamo di dare alla fede una dimensione soltanto orizzontale oppure troppo distaccata, l’orizzonte dal verticale. E questo purtroppo nella catechesi ai ragazzi, se non nell’iniziativa dei parroci, nella struttura portante, viene a mancare. Se non sbaglio, quest’anno ricorre anche il venticinquesimo anniversario della consacrazione della Russia al Cuore immacolato di Maria. Per l’occasione non si può pensare di rinnovare solennemente questa consacrazione per il mondo intero? E’ crollato il muro di Berlino, ma vi sono tanti muri di peccato che devono crollare ancora: l’odio, lo sfruttamento, il capitalismo selvaggio. Muri che devono crollare e ancora aspettiamo che trionfi il Cuore immacolato di Maria per poter realizzare anche questa dimensione. Volevo anche notare che la Madonna non ha avuto paura di parlare dell’inferno e del paradiso ai bambini di Fatima, che, guarda caso, avevano l’età del catechismo: sette, nove e dodici anni. E noi tante volte invece omettiamo questo. Può dirci qualche cosa in più su questo? [Don Pietro Riggi, salesiano del Borgo Ragazzi Don Bosco di Roma]

«Lei ha parlato giustamente su temi fondamentali della fede, che purtroppo appaiono raramente nella nostra predicazione. Nell’Enciclica Spe salvi ho voluto proprio parlare anche del giudizio ultimo, del giudizio in generale, e in questo contesto anche su purgatorio, inferno e paradiso. Penso che noi tutti siamo ancora sempre colpiti dall’obiezione dei marxisti, secondo cui i cristiani hanno solo parlato dell’al di là e hanno trascurato la terra. Così noi vogliamo dimostrare che realmente ci impegniamo per la terra e non siamo persone che parlano di realtà lontane, che non aiutano la terra. Ora, benché sia giusto mostrare che i cristiani lavorano per la terra – e noi tutti siamo chiamati a lavorare perché questa terra sia realmente una città per Dio e di Dio – non dobbiamo dimenticare l’altra dimensione. Senza tenerne conto, non lavoriamo bene per la terra. Mostrare questo è stato uno degli scopi fondamentali per me nello scrivere l’Enciclica. Quando non si conosce il giudizio di Dio, non si conosce la possibilità dell’inferno, del fallimento radicale e definitivo della vita, non si conosce la possibilità e la necessità della purificazione. Allora l’uomo non lavora bene per la terra perché perde alla fine i criteri, non conosce più se stesso, non conoscendo Dio, e distrugge la terra. Tutte le grandi ideologie hanno promesso: noi prenderemo in mano le cose, non trascureremo più la terra, creeremo il mondo nuovo, giusto, corretto, fraterno. Invece hanno distrutto il mondo. Lo vediamo con il nazismo, lo vediamo anche con il comunismo, che hanno promesso di costruire il mondo così come avrebbe dovuto essere e, invece, hanno distrutto il mondo.
Nelle visite ad limina dei Vescovi di Paesi ex comunisti, vedo sempre di nuovo come in quelle terre siano rimasti distrutti non solo il pianeta, l’ecologia, ma soprattutto e più gravemente le anime. Ritrovare la coscienza veramente umana, illuminata dalla presenza di Dio, è il primo lavoro di riedificazione della terra. Questa è l’esperienza comune di quei Paesi. La riedificazione della terra, rispettando il grido di sofferenza di questo pianeta, si può realizzare soltanto ritrovando nell’anima Dio, con gli occhi aperti verso Dio.
Perciò lei ha ragione. Dobbiamo parlare di tutto questo proprio per responsabilità verso la terra, verso gli uomini che oggi vivono. Dobbiamo parlare anche e proprio del peccato come possibilità di distruggere se stessi e così anche le altre parti della terra. Nell’Enciclica ho cercato di dimostrare che proprio il giudizio ultimo di Dio garantisce la giustizia. Tutti vogliamo un mondo giusto. Ma non possiamo riparare tutte le distruzioni del passato, tutte le persone ingiustamente tormentate e uccise. Solo Dio stesso può creare la giustizia, che deve essere giustizia per tutti, anche per i morti. E come dice Adorno, un grande marxista, solo la risurrezione della carne, che lui ritiene irreale, potrebbe creare giustizia. Noi crediamo in questa risurrezione della carne, nella quale non tutti saranno uguali. Oggi si è abituati a pensare: che cosa è il peccato, Dio è grande, ci conosce, quindi il peccato non conta, alla fine Dio sarà buono con tutti. E’ una bella speranza. Ma c’è la giustizia e c’è la vera colpa. Coloro che hanno distrutto l’uomo e la terra non possono sedere subito alla tavola di Dio insieme con le loro vittime. Dio crea giustizia. Dobbiamo tenerlo presente. Perciò mi sembrava importante scrivere questo testo anche sul purgatorio, che per me è una verità così ovvia, così evidente e anche così necessaria e consolante, che non può mancare. Ho cercato di dire: Forse non sono tanti coloro che si sono distrutti così, che sono insanabili per sempre, che non hanno più alcun elemento sul quale possa poggiare l’amore di Dio, non hanno più in se stessi un minimo di capacità di amare. Questo sarebbe l’inferno. D’altra parte, sono certamente pochi o comunque non troppi coloro che sono così puri da poter entrare immediatamente nella comunione con Dio. Moltissimi di noi sperano che ci sia qualcosa di stabile in noi, che ci sia una finale volontà di servire Dio e di servire gli uomini, di vivere secondo Dio. Ma ci sono tante e tante ferite, tanta sporcizia. Abbiamo bisogno di essere preparati, di essere purificati. Questa è la nostra speranza: anche con tante sporcizie nella nostra anima, alla fine il Signore ci dà la possibilità, ci lava finalmente con la sua bontà che viene dalla croce. Ci rende così capaci di essere in eterno per Lui. E così il paradiso è la speranza, è la giustizia inizialmente realizzata. E ci dà anche i criteri per vivere, perché questo tempo sia in qualche modo paradiso, sia una prima luce del paradiso. Dove gli uomini vivono secondo questi criteri, appare un po’ di paradiso nel mondo, e questo è visibile. Mi sembra anche una dimostrazione della verità della fede, della necessità di seguire la strada dei comandamenti, di cui dobbiamo parlare di più. Questi sono realmente gli indicatori di strada e ci mostrano come vivere bene, come scegliere la vita. Perciò dobbiamo anche parlare del peccato e del sacramento del perdono e della riconciliazione. Un uomo sincero sa che è colpevole, che dovrebbe ricominciare, che dovrebbe essere purificato. E questa è la meravigliosa realtà che ci offre il Signore: c’è una possibilità di rinnovamento, di essere nuovi. Il Signore comincia con noi di nuovo e noi possiamo ricominciare così anche con gli altri nella nostra vita.
Questo aspetto del rinnovamento, della restituzione del nostro essere dopo tante cose sbagliate, dopo tanti peccati, è la grande promessa, il grane dono che la Chiesa offre. E che, per esempio, la psicoterapia non può offrire. La psicoterapia oggi così diffusa e anche necessaria di fronte a tante psiche distrutte o gravemente ferite. Ma le possibilità della psicoterapia sono molto limitate: può solo cercare un po’ di riequilibrare un’anima squilibrata. Ma non può dare un vero rinnovamento, un superamento di queste gravi malattie dell’anima. E perciò rimane provvisoria e mai definitiva. Il sacramento della penitenza ci dà l’occasione di rinnovarci fino in fondo con la potenza di Dio - ego te absolvo – che è possibile perché Cristo ha preso su di sé questi peccati, queste colpe. Mi sembra che questa sia proprio oggi una grande necessità Possiamo essere risanati. Le anime che sono ferite e malate, come è l’esperienza di tutti. Hanno bisogno non solo di consigli ma di un vero rinnovamento, che può venire solo dal potere di Dio, dal potere dell’Amore crocifisso. Mi sembra questo il grande nesso dei misteri che alla fine incidono realmente nella nostra vita. Dobbiamo noi stessi rimeditarli e così farli arrivare di nuovo alla nostra gente» [Benedetto XVI, Domande e risposte, 7 febbraio 2008].


Gli uomini hanno bisogno di speranza per vivere il proprio presente. Il contenuto di questa speranza è sempre e soltanto quel Dio che possiede un volto umano e che ci ha amati fino a farsi uccidere per salvarci singolarmente e collettivamente. Per questo il corpo del Risorto che è la Chiesa è missionaria nella sua essenza. Non possiamo tenere per noi le parole di vita veramente vita, di vita eterna che ci sono date nell’incontro con la Persona viva di Gesù Cristo. Esse sono per tutti, per ogni uomo che Dio ama, comunque ridotto. Ogni persona del nostro tempo, lo sappia a no, ha bisogno di questo annuncio. Proprio l’assenza di questa consapevolezza genera deserto e sconforto. Tra gli ostacoli alla nuova evangelizzazione c’è proprio la mancanza di gioia e di speranza che simili situazioni creano e diffondono tra gli uomini del nostro tempo.

- Oliosi Don Gino - Fonte: CulturaCattolica.it -

 
 
 

LASCIARCI COINVOLGERE: L'EREDITA' DI PIER GIORGIO FRASSATI

Post n°7286 pubblicato il 04 Luglio 2012 da diglilaverita
Foto di diglilaverita

L'Azione Cattolica Italiana e tutta la Chiesa festeggiano oggi la memoria del Beato

Oggi, l’Azione Cattolica Italiana, insieme a tutta la Chiesa, festeggia il beato Pier Giorgio Frassati. Il “santo giovane e dei giovani” che seppe mostrare al mondo - come ha ricordato Benedetto XVI nel suo messaggio per la XXVII GMG - il “mistero della gioia cristiana”, non in senso astratto ma riflettendo sulle strade della vita quotidiana, per trovarla e per esserne messaggeri. Per diffonderla come un contagio che guarisce. Poiché al cristiano si addice il dolore ma non la disperazione.

Nei pochi anni della sua vita terrena, Pier Giorgio Frassati è stato giovane della “Gioventù Cattolica”, ramo maschile dell’Azione Cattolica dell’epoca, universitario fucino, militante del neonato Partito Popolare di don Sturzo, fondatore della rivista “Pensiero Popolare”, sempre generoso nel suo servizio appassionato agli ultimi, la sua misura delle cose terrene.

Una vita, la sua, che è esortazione a “lasciarsi coinvolgere”, a ripudiare l’indifferenza e l’isolamento, tanto più forte per questi nostri tempi che vedono soprattutto le giovani generazioni minacciate dall’insicurezza, dall’opacità del disinteresse per il bene comune, dall’apatia che ogni tanto ci appartiene e spesso vediamo intorno a noi.

Lasciarsi coinvolgere nel tempo e nello spazio che abitiamo: nel “qui ed ora” che interpella proprio ciascuno di noi, di fronte al quale il beato Pier Giorgio Frassati non ha esitato a rispondere un sonoro “Si”.

Dicendo ai nostri cuori di non avere paura a vivere desideri alti, a cercare il Signore con tutte le nostre forze, ad incarnare un impegno incessante. Un impegno di fedeltà perseguita ad ogni costo, pagando prezzi anche alti, certo onerosi ma necessari sapendo qual è la meta: vivere non vivacchiare.

Mentre chiediamo al beato Pier Giorgio Frassati di illuminarci e di poter sperimentare l’apertura del cuore da lui incarnata, spiraglio prezioso per entrare veramente in contatto con le persone e la realtà in torno a noi, non possiamo non ricordare infine il suo amore per la montagna.

Una passione che oggi prosegue nell’esperienza dei “Sentieri Frassati”, fortemente sostenuta dall’Azione Cattolica: una rete di cammini presenti in tutte le regioni d’Italia, ogni anno percorsi da migliaia di persone, soprattutto giovani, in un ambiente dove l’uomo, ancora oggi può ritrovare il silenzio, la pace, l’incontro con Dio, con se stesso, con la bellezza degli elementi. Un’opportunità offerta per tutti coloro che alla passione per la montagna possono unire la condivisione dell’amicizia e di ideali alti.

* Informazioni e date sui “Sentieri Frassati” sono disponibili su:

http://www2.azionecattolica.it/tutti-cammino-sui-sentieri-frassati - ZENIT -

 
 
 

DROGA: L'IMMORALITA' DEGLI ANTIPROIBIZIONISTI

Post n°7285 pubblicato il 04 Luglio 2012 da diglilaverita
Foto di diglilaverita

Un fatturato di 300 miliardi di dollari, più di quello che deriva dalle armi e dal petrolio, di poco inferiore a quello del sesso. In un solo anno, il 2010, ha prodotto 200mila morti, con una persona su venti nel mondo che fa uso di sostanze stupefacenti. Circa 230 milioni di persone, il 5% della popolazione mondiale adulta (tra i 15 e i 64 anni), si possono considerare consumatori. Di questi, 27 milioni, circa lo 0,6%, sono tossicodipendenti dall’eroina e dalla cocaina: uno ogni 200 abitanti. Questi i dati contenuti nel rapporto annuale dell’Unodc, l’Ufficio delle Nazioni unite contro la droga e il crimine organizzato, recentemente pubblicato.

Queste cifre inducono molti a ritenere che sia da rivedere la politica proibizionista. Il primo passo  in questa direzione sarebbe quello della depenalizzazione delle cosiddette droghe leggere. L’Uruguay, ad esempio, sembra andare in questa direzione. Guidato dal Presidente José Mujica, già esponente del movimento di guerriglia urbana di sinistra Tupamaros, con quindici anni di carcere alle spalle, il Paese latino americano si appresta ad approvare una legge che consentirà di legalizzare l’uso, la vendita e la produzione di marijuana. Nello scorso mese di aprile, prima del vertice del Mercosur (il mercato economico del Centro e Sud America), che si è svolto in Colombia, Otto Perez Molina, Presidente del Guatemala, ha invitato gli Stati sudamericani ad operare in direzione opposta al proibizionismo, incontrando l’opposizione di El Salvador, Honduras e Nicaragua e il sostegno di Costa Rica e Colombia.

Anche il Presidente della Bolivia, Evo Morales, vorrebbe legalizzare l’uso delle foglie di coca, mentre in California, sull’esempio olandese, si vorrebbe liberalizzare la vendita e l’uso di marijuana. Insomma, il quadro che se ne trae è inquietante. Tanto più che lo stesso establishment mondiale sembra orientarsi verso la gestione di politiche antiproibizioniste e libertarie. L’anno scorso, il rapporto delle Nazioni Unite, intitolato Global Commission on Drug Policy, diceva: «La guerra alle droghe ha fallito, con conseguenze devastanti per gli individui e le società del mondo. Cinquant’anni dopo la Convenzione sulle droghe, promossa dalle Nazioni Unite e quarant’anni dopo il lancio, da parte del Presidente degli Stati Uniti Nixon della guerra alla droga, sono necessarie ed urgenti fondamentali riforme nei Paesi e a livello globale in termini di controllo di polizia sulle droghe».

Il rapporto era firmato dai grandi del mondo della politica, della cultura e dell’economia mondiale. Gli stessi che per decenni sono stati incapaci di governare il fenomeno, si sono candidati a governare un nuovo approccio, proponendo la legalizzazione, orientando l’opinione pubblica e le scelte dei Governi.

Questi signori credono – o fanno finta di credere che con la legalizzazione e quindi con la libertà di drogarsi decretata per legge, diminuiscano le vittime e si argini il fenomeno. Eludono, così, il cuore del problema. Quando si annulla nelle società la possibilità di distinguere il bene dal male, questi sono i risultati: la diffusione di una cultura della morte. Ci si interroghi piuttosto sui principi in base ai quali i giovani crescono.

Quali sono? Ve ne sono ancora? Chi li promuove? Chi li pratica? Chi li insegna? Non può sopravvivere ed è destinata ad annullarsi una società che si fonda solo sul materialismo e sull’affermazione dei desideri, contrabbandandoli in maniera ipocrita e ambigua per libertà. Non di legalizzazione si deve discutere, ma di modelli di modelli di sviluppo sociale e stili di vita alternativi a quelli legati alla «proposta di quelle culture – come ha affermato Benedetto XVI nell’Angelus del 16 dicembre 2007 – che pongono la felicità individuale al posto di Dio».

(Danilo Quinto) - www.corrispondenzaromana.it -

 
 
 

ALLARME YEMEN TRA BAMBINI SOLDATO E SPOSE BAMBINE

Post n°7284 pubblicato il 04 Luglio 2012 da diglilaverita
Foto di diglilaverita

Senza difesa dei diritti umani non c'è civiltà

Johann Wolfgang Goethe scriveva che “chi ha molto a che fare con i bambini scoprirà che nessuna azione esteriore resta senza influsso su di loro." Di qui la responsabilità dei genitori, degli educatori, delle società, dei governi e delle istituzioni internazionali ad assicurare a ciascun bambino una crescita sana in un ambiente altrettanto sano. Purtroppo, è risaputo, non tutti i bambini hanno questa fortuna.

Un esempio eclatante è dato dallo Yemen, un paese in pieno fermento politico e tormentato da lotte intestine, tribali e non. Un paese che l’anno scorso ha avuto nella persona di Tawakkul al-Karman, membro del direttivo del partito al-Islah legato ai Fratelli musulmani, un premio Nobel per la pace.

Un paese di cui si sente parlare solo in occasione di attentati di al-Qaeda o di rapimenti di occidentali. Ma il vero problema in Yemen sono i bambini e le bambine, vittime di tradizioni crudeli che li vogliono da un lato soldati e dall’altro spose bambine. La gravità della situazione si evidenzia ancor di più nel momento in cui si viene a conoscenza che su quasi 25 milioni di abitanti, il 14% è rappresentato da bambini tra gli zero e i quattordici anni.

Oggi il sito della televisione satellitare Al-Arabiyya denuncia: “Una scuola premia gli studenti migliori con kalashnikov e armi da fuoco. I bambini yemeniti preferiscono i giochi ‘di morte’ e le divise militari”. Da quando è iniziata la cosiddetta “primavera” yemenita si è aperto il triste capitolo del reclutamento di bambini da parte delle milizie armate e di Al Qaeda di cui troppo poco si parla, ma è ancora più grave e preoccupante che una scuola, nella città di Taizz a un’ora dal porto di Mocha, abbia ‘insignito’ i propri studenti con armi.

Un padre allarmato ha dichiarato: “Mio figlio è stato, al pari di altri, premiato con un kalashnikov, altri bambini hanno ricevuto pistole, razzi, esplosivi e altre armi da fuoco. Tutto ciò suscita in me rabbia e dipinge un’immagine cupa del presente e del futuro dei nostri figli.”  Anche il sociologo Naji Dibwan ha ribadito la gravità dell’accaduto:

“Le operazioni di lotta armata influiscono negativamente sulla psiche e sul comportamento dei bambini… non è una rarità vedere nello Yemen un bambino che impugna un’arma al posto di una penna oppure che porta uno zainetto pieno di munizioni e razzi al posto di una cartella con i libri di scuola.

”E’ una denuncia grave che non deve cadere nel vuoto. Se poi al fenomeno dei bambini soldato uniamo quello delle spose bambine ci rendiamo conto che l’opinione pubblica internazionale deve sapere quel che accade nel paese della regina di Saba. In base alla Convenzione per i diritti del bambino delle Nazioni Unite un matrimonio al di sotto dei 18 anni è definito “una violazione dei diritti umani”.

Ebbene un recente rapporto di Human Rights Watch, dal titolo significativo “Come potete consentire il matrimonio delle bambine?”, riferisce l’agghiacciante dato di un sondaggio che vuole che il 52% delle bambine yemenite contragga il matrimonio prima dei 18 anni mentre il 14% addirittura al di sotto dei 15 anni.

La legge yemenita pone come età minima per il matrimonio proprio i 15 anni. Purtroppo ogni tentativo di innalzare l’età minima è stato bloccato dai conservatori religiosi, primo fra tutti il partito al-Islah, cui appartiene il Premio Nobel per la Pace al-Karman.

Nel 2008 si è avuto il primo caso di una sposa bambina di dieci anni, Nujood Ali, che, grazie all’aiuto di una coraggiosa avvocatessa, Shada Nasser, ha ottenuto  il divorzio dal marito trentenne. Il caso di Nujood ha fatto il giro del mondo, ma nessuna pressione internazionale è riuscita a sfondare la barriera delle tenebre e dell’oscurantismo che, basandosi sia su tradizioni arcaiche sia sulla vita di Maometto che ha sposato Aisha quando quest’ultima aveva un’età compresa tra i 9 e 10 anni, rifiuta di proteggere la vita delle bambine yemenite.

Il mondo non può restare a guardare. Nello Yemen ci sono quasi undici milioni tra bambini e bambine il cui futuro è messo a repentaglio.

Se vogliamo che lo Yemen viva una vera “primavera” dobbiamo fare in modo che le sue nuove generazioni godano dei diritti fondamentali primi fra tutti il diritto a giocare, a studiare e a vivere una vita degna di essere definita tale.

di Valentina Colombo - Zenit -

 
 
 

COPPIE GAY E POVERE DONNE CONDANNATE AD AFFITTARE L'UTERO

Post n°7283 pubblicato il 04 Luglio 2012 da diglilaverita
Foto di diglilaverita

La Francia si è dichiarata pronta alle nozze gay. Insieme, all’adozione di figli a genitori dello stesso sesso. Continua la guerra della cultura nichilista contro i bambini, contro i più deboli. Ma i deboli coinvolti in questa follia, sono anche altri. Per esempio le donne povere che sempre di più fungono da serbatoi per i figli di coppie di uomini gay. Sì perché due uomini per la legge francese possono pure avere un figlio; ma per Dio e per la natura no. Devono quindi andare a comperarsi degli ovuli: spesso estratti a donne povere, che li vendono, pur di guadagnare. Nonostante ciò possa comportare per loro una serie incredibili di dolori e mali fisici (sterilità, emorragie, tumori, talora morte).

Agli uomini mancano, oltre agli ovuli, gli uteri. La cosa può stupire Hollande, i radicali, e tanti altri, ma è così. Come fare? Lo racconta il giornale online BioEdge, ripreso dal Foglio di oggi: basta andare nei paesi più poveri, o in India (dove le donne godono da sempre, causa la visione induista, di scarsissima considerazione), ad affittare l’ utero di qualche disperata per pochissimi soldi.

Con l’aumento delle nozze gay, dunque, aumentano i bambini nati nell’utero di povere donne sfruttate da cliniche perverse. Queste donne, povere, vedove, disperate, affittano il proprio utero anche più volte nella vita; godono di pochissimi diritti (firmano una liberatoria che solleva la clinica da qualsiasi responsabilità in caso di problemi); subiscono, spesso, il cesareo…

Li chiamano diritti civili, ma sono solo le mostruosità di un mondo sempre più anticristiano.

Per ripassare:

Banche del seme e uteri in affitto: sino a ieri ogni uomo è stato figlio di un rapporto, spirituale e fisico tra due persone di sesso diverso, tra due gameti diversi, uniti anch’essi in “matrimonio” (singamia). Oggi in alcuni paesi del mondo in troppi si accalcano vicino alla culla di un eventuale bambino nato da Fiv: i medici, le agenzie che procurano gli uteri a pagamento, le gestanti che affittano, i donatori-venditori di seme o di ovuli, i “banchieri” che li conservano e ne garantiscono la funzionalità, lo psicologo che assiste la coppia nel suo faticoso cammino, l’euro, divenuto improvvisamente grande protagonista…Tutti dicono e mettono il loro contributo, anche lo Stato ed i tribunali, per vietare o permettere, stabilire riconoscimenti o disconoscimenti… La nascita è diventata una “complicanza”. Prendiamo l’esempio dell’utero in affitto. Il giornalista Fabrizio Del Noce racconta che nel 1995 in Usa un utero in affitto veniva a costare circa 41.000 dollari: 16.000 all’agenzia, 10.000 alla prestatrice d’utero, 15.000 per le spese mediche e l’assistenza legale. Perché l’assistenza legale? Perché l’utero in affitto porta con sé dei gravi problemi. Succede, ad esempio, che la gestante si affezioni al bambino portato in grembo, e che alla fine decida di non riconsegnarlo; o che faccia pesare la sua presenza anche dopo il parto, ritagliandosi a forza uno spazio nell’affetto del bimbo e nella famiglia. Oppure approfitta per alzare il prezzo, man mano che l’ora del parto si avvicina. Si hanno anche casi di gestanti che decidono in corso d’opera che non ne vale la pena, e abortiscono; che sono malate di aids, e lo “passano” al nascituro; che gestiscono la gravidanza senza alcuna precauzione, danneggiando il futuro neonato. Succede, ancora, che la coppia committente, nell’arco dei nove mesi, si separa, e nessuno allora vuole più il bambino; o che alla fine del parto nessuno riconosce il neonato come suo…In Italia vi è un caso divenuto celebre: quello di un ricco pasticcere di Seregno, che affitta l’utero di una donna algerina. Costei ne approfitta e alza di continuo il prezzo: chiede 40 milioni, poi una paninoteca in gestione, poi una macchina sportiva. Alla fine il povero pasticcere si secca e la allontana. Ma la moglie, disperata per tutta questa vicenda, si spara in testa: non muore, ma rimane cieca. Quando il bambino nasce, nessuno sa cosa fare. I tribunali prima la danno alla gestante algerina, poi riconoscono come padre il pasticcere e permettono a sua moglie di adottare il bambino, se la gestante è d’accordo. (vedi Francesco Agnoli, “Voglio una vita manipolata”, Ares).

Francesco Agnoli -  libertaepersona.org -

 
 
 
 
 

INFO


Un blog di: diglilaverita
Data di creazione: 16/02/2008
 

 

LE LACRIME DI MARIA

 

MESSAGGIO PER L’ITALIA

 

Civitavecchia la Madonna piange lì dove il cristianesimo è fiorito: la nostra nazione, l'Italia!  Dov'è nato uno fra i più grandi mistici santi dell'era moderna? In Italia! Padre Pio!
E per chi si è immolato Padre Pio come vittima di espiazione? Per i peccatori, certamente. Ma c'è di più. In alcune sue epistole si legge che egli ha espressamente richiesto al proprio direttore spirituale l'autorizzazione ad espiare i peccati per la nostra povera nazione. Un caso anche questo? O tutto un disegno divino di provvidenza e amore? Un disegno che da Padre Pio agli eventi di Siracusa e Civitavecchia fino a Marja Pavlovic racchiude un messaggio preciso per noi italiani? Quale? L'Italia è a rischio? Quale rischio? Il rischio di aver smarrito, come nazione, la fede cristiana non è forse immensamente più grave di qualsiasi cosa? Aggrappiamoci alla preghiera, è l'unica arma che abbiamo per salvarci dal naufragio morale in cui è caduto il nostro Paese... da La Verità vi Farà Liberi

 

 

 
 

SAN GIUSEPPE PROTETTORE

  A TE, O BEATO GIUSEPPE

A te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione ricorriamo, e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio dopo quello della tua santissima Sposa.
Per quel sacro vincolo di carità, che ti strinse all’Immacolata Vergine Madre di Dio, e per l’amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, riguarda, te ne preghiamo, con occhio benigno la cara eredità, che Gesù Cristo acquistò col suo sangue, e col tuo potere ed aiuto sovvieni ai nostri bisogni.
Proteggi, o provvido custode della divina Famiglia, l’eletta prole di Gesù Cristo: allontana da noi, o Padre amatissimo, gli errori e i vizi, che ammorbano il mondo; assistici propizio dal cielo in questa lotta col potere delle tenebre, o nostro fortissimo protettore; e come un tempo salvasti dalla morte la minacciata vita del pargoletto Gesù, così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità; e stendi ognora ciascuno di noi il tuo patrocinio, affinché a tuo esempio e mediante il tuo soccorso, possiamo virtuosamente vivere, piamente morire e conseguire l’eterna beatitudine in cielo.
Amen
San Giuseppe proteggi questo blog da ogni male errore e inganno.

 
 

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