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Angelo Ribelle

La Via Che Conduce All'Inferno E' Lastricata Di Buone Intenzioni? Piacere, Io Sono Il Pavimentatore...

 

 

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Salsedine

Post n°204 pubblicato il 28 Maggio 2012 da Solo_Vita

Sanguina la ferita, scorre copioso il sangue inutilmente tamponato col sale grosso da cucina.

Brucia la vita che scorre in quelle vene, come arde soltanto quel fuoco che si alimenta di paura, dolore, sconvolgimento interiore. Trema il diaframma, impazzisce il cuore.

Bloccherà le parole in gola, impastandole con la sabbia e attaccandole alla punta delle dita, così che non possano uscire. Tutto inutile.

Siamo fatti d'istinto e l'istinto non è fatto per essere frenato. Quello che è stato progettato per tutelare la vita non si presta a valutazioni razionali di convenienza, di perbenismo, di tutela del quieto vivere.

La vita, l'odio, la rabbia e l'amore non si prestano ad essere raccolti in invasi artificiali studiati per sfruttarne la forza. Sono fatti per esplodere, travolgere, sconvolgere, mutare il corso degli eventi.
Può essere questione di ore, giorni, settimane, ma lquache  piccola imperfezione verrà trovata e trasformata in una crepa, per poi venire sollecitata, allargata, inginocchiata dall'enorme pressione.

Arriveranno mal di testa terribili, dolori lancinanti allo stomaco, potrai addirittura desiderare che ti scoppi una gomma mentre scendi un passo Appenninico ai centosettanta nel tentativo di toccare il culo alla dea bendata per poi dirle che si, tutto sommato si potrebbe star bene anche sparendo per sempre, purchè in fretta e senza accorgersene. Altro aspetto della fortuna.

Verranno le bugie che si misceleranno alla verità, petrolio iniettato in acqua di fonte, le fughe, i silenzi, poi di nuovo le parole, con un livello crescente di purezza, sino a che diventaranno come il profumo delle viole in maggio.

Guerre, lotte palesi ed altre intestine, pochi colpi leciti e tantissimi bassi, sino alla proclamazione dell'armistizio coi sensi, all'otto settembre che dichiara la vittoria del sentimento, di quel cuore che sovrintende a tutto.

Ho visto persone senza testa, stomaco, occhi. Pallavolisti senza gambe, cestisti senza un braccio. Una volta un arciere privo della vista. Ma mai un uomo che affermi di poter vivere veramente senza un cuore. Ed è a quello che si deve prestare ascolto, sempre.

Checcazzo, in certe sere non mi va proprio giù di non essere nato rockstar. O magari attore.
Sarebbe tutto più semplice: un cambio di palco o di set e via verso la nuova vita tanto sognata.

Buona fortuna.

Quello è il mare- gli dissero.

-Puoi guardarlo, studiarne i sospiri, gustarne le increspature arancio nei mille tramonti, repirarlo a fondo coi polmoni sfondati di Marlboro, ma non c'è altro modo di capirlo se non nuotandoci dentro.

Il sale, l'acqua che si fa di colpo tiepida quando incappi in una corrente benevola, quella sensazione di fare improvvisamente parte di un tutto che è fatto di vita, il farci l'amore quando nelle notti d'estate ti getti nelle acque nere che si fondono con la notte. E tu con lui.

Puoi continuare a rimirarlo dai pontili che ci affondano sino alle caviglie o dai fari che lo scrutano con lo stesso ardore mozzato di chi vuole fare l'esploratore mantenendo il culo al caldo.

Ma non è così che ti farai amare dal mare.

Esso da sempre predilige i navigatori ignoti che si perdono tra i suoi flutti, appesi ad una stella che indica il nord e ad un grecale timido in grado di tendere leggermente le vele col suo alito.
Cacciatori di balene, di piovre, di relitti. Esploratori dei suoi fondali, uomini in fuga da vite troppo ingombranti per poter essere spiegate sulla terraferma, avventurieri in cerca di fama.

Sognatori, criminali, poeti, innamorati, solitari, folli, tutti possono trovare il loro posto.

Ma solo tutti coloro che hanno coraggio di imbarcarsi. Capito Ragazzo?

 
 
 
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INFERNO, CANTO V, VV. 127-138

Noi leggiavamo un giorno per diletto

di Lanciallotto, come amor lo strinse:

soli eravamo e sanza alcun sospetto.

Per più fïate li occhi ci sospinse

quella lettura, e scolorocci il viso;

ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disiato riso

esser baciato da cotanto amante,

questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi baciò tutto tremante.

Galeotto fu il libro e chi lo scrisse:

quel giorno più non vi leggemmo avante.

 

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