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Creato da: salvo303 il 21/10/2011
La Parola di Dio per eccellenza è Gesù Cristo, uomo e Dio. Il Figlio eterno è la Parola che da sempre esiste in Dio, perché essa stessa è Dio: «In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio» (Gv 1, 1). La Parola rivela il mistero di Dio Uno e Trino.A causa del Vangelo «io soffro fino a portare le catene come un malfattore, ma la Parola di Dio non è incatenata!». San Paolo scriveva questo messaggio – tra realtà e metafora – al discepolo Timoteo (2Tim 2,9). Sono parole che fanno riferimento al realismo della sofferenza lasciando intravvedere allo stesso tempo la luce della speranza.

 
 
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Non scoraggiarsi mai. E' più difficile liberarsi dallo scoraggiamento che dal peccato. Non inquietarsi se non si constatano progressi nello stato della propria anima. Spesso Dio permette questo per evitare un sentimento di orgoglio. Egli sa vedere i nostri progressi e contare ogni nostro sforzo.

(Beata Elisabetta della Trinità, Pensieri)

 

 

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SPENDI L'AMORE A PIENE MANI!

L'amore è l'unico tesoro che si moltiplica dividendosi
È l'unico dono che aumenta quanto più ne sottrai.
È l'unica impresa nella quale più si spende e più si guadagna.
Regala l'amore, gettalo ovunque, vuotati le tasche,
scuoti il cesto, rovescia il bicchiere, e domani ne avrai più di prima.
(Anonimo)

 

 

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LA RUGIADA DIVINA

 

1. Tu m'apparisci raggiante d'amore, Gesù mio dolce, sul seno di tua Madre: rivela al mio cuore, ti prego, il mistero che t'esiliò dal celeste soggiorno. E lascia che mi nasconda sotto il velo che ti sottrae ad ogni sguardo mortale. Soltanto vicino a te, Stella mattutina, l'anima mia pregusta la gioia del cielo.

2. Quando al destarsi d'una nuova aurora tornano i primi raggi del sole, il fiorellino che sta per schiudersi attende dal cielo un balsamo prezioso: è la scintillante perla del mattino che, misteriosa e colma di frescura, produce la linfa abbondante che fa sbocciare il fiore.

3. Gesù, tu sei il fiore appena schiuso che io contemplo al primo destarti, sei la rosa in boccio, freschissima. Le purissime braccia della diletta tua Madre si fanno culla per te, e trono reale. E il dolce tuo sole è il seno di Maria, e la rugiada è il latte verginale.

4. Mio Benamato, divino infante, fratellino mio, nel tuo sguardo io vedo tutto l'avvenire: presto lascerai per me la Madre, già l'amore t'affretta a soffrire! Ma sulla croce, o fiore sbocciato, riconosco il tuo profumo mattutino, le perle di Maria: ché il tuo sangue divino è il latte verginale.

5. Questa rugiada è là nel Tabernacolo, ed anche l'Angelo vorrebbe abbeverarsene: e, come san Giovanni offrendo a Dio una sublime preghiera ripete: «Eccolo!». Ecco, sì, il Verbo che s'è fatto Ostia, eterno sacerdote, Agnello sacerdotale. Il Figliol d'Iddio è figlio di Maria... ed il pane dell'Angelo è il latte verginale!

6. Il serafino si nutre di gloria, di puro amore, di perfetta letizia: io, bambinella, nel ciborio non vedo che il colore, l'immagine del latte, il latte che s'addice alla mia infanzia. L'amore del cuor divino non ha l'eguale, tenero amore, potenza insondabile! L' Ostia mia bianca è il latte verginale!

Santa Teresa di Lisieux

 

 

"Se sapessi fino a qual punto ti amo, non avresti mai paura di me. Ti getteresti perdutamente nelle mie braccia. Vivresti nell'abbandono fiducioso alla mia immensa tenerezza e soprattutto, pur tra le attività più assorbenti, non potresti dimenticarmi mai e compiresti ogni cosa in me."

 

 

 

 

Testamento spirituale del Padre Christian de Chergé aperto la domenica di Pentecoste 26 maggio 1996

Post n°166 pubblicato il 26 Maggio 2012 da salvo303
 

INCASTRO DI CIELO E TERRA
Uomini di Dio

"Abbiamo tagliato la gola ai monaci". Così veniva rivendicata l'uccisione, dopo il sequestro, di 7 monaci trappisti di nazionalità francese che avevano scelto di vivere a Tibhirine, in Algeria, da parte dei "Gruppi Islamici Armati".

Riporto il testamento del priore, Christian de Chergé, che nella sua sacralità cancella ogni pregiudizio e trasporta noi che siamo eredi della sua testimonianza, su un piano di verità raggiungibile attraverso l'amore vero.

Quando si profila un ad-Dio

Se mi capitasse un giorno (e potrebbe essere anche oggi) di essere vittima del terrorismo che sembra voler coinvolgere ora tutti gli stranieri che vivono in Algeria, vorrei che la mia comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia si ricordassero che la mia vita era donata a Dio e a questo paese. Che essi accettassero che l'unico Padrone di ogni vita non potrebbe essere estraneo a questa dipartita brutale. Che pregassero per me: come potrei essere trovato degno di tale offerta ? Che sapessero associare questa morte a tante altre ugualmente violente, lasciate nell'indifferenza dell'anonimato.

La mia vita non ha più valore di un'altra. Non ne ha neanche meno. In ogni caso, non ha l'innocenza dell'infanzia. Ho vissuto abbastanza per sapermi complice del male che sembra, ahimé, prevalere nel mondo, e anche di quello che potrebbe colpirmi alla cieca.

Venuto il momento, vorrei avere quell'attimo di lucidità che mi permettesse di sollecitare il perdono di Dio e quello dei miei fratelli in umanità, e nel tempo stesso di perdonare con tutto il cuore chi mi avesse colpito.

Non potrei auspicare una tale morte. Mi sembra importante dichiararlo. Non vedo, infatti, come potrei rallegrarmi del fatto che un popolo che amo sia indistintamente accusato del mio assassinio.

Sarebbe un prezzo troppo caro, per quella che, forse, chiameranno la "grazia del martirio", il doverla a un algerino chiunque egli sia, soprattutto se dice di agire in fedeltà a ciò che crede essere l'islam.

So il disprezzo con il quale si è arrivati a circondare gli algerini globalmente presi. So anche le caricature dell'islam che un certo islamismo incoraggia. È troppo facile mettersi a posto la coscienza identificando questa via religiosa con gli integralismi dei suoi estremisti.

L'Algeria e l'islam, per me, sono un'altra cosa; sono un corpo e un'anima. L'ho proclamato abbastanza, credo, in base a quanto ne ho concretamente ricevuto, ritrovandovi così spesso il filo conduttore del Vangelo imparato sulle ginocchia di mia madre, la mia primissima Chiesa, proprio in Algeria e, già allora, nel rispetto dei credenti musulmani.

Evidentemente, la mia morte sembrerà dar ragione a quelli che mi hanno rapidamente trattato da ingenuo o da idealista: "Dica adesso quel che ne pensa!". Ma costoro devono sapere che sarà finalmente liberata la mia più lancinante curiosità.

Ecco che potrò, se piace a Dio, immergere il mio sguardo in quello del Padre, per contemplare con lui i suoi figli dell'islam come lui li vede, totalmente illuminati dalla gloria di Cristo, frutti della sua passione, investiti del dono dello Spirito, la cui gioia segreta sarà sempre lo stabilire la comunione e il ristabilire la somiglianza, giocando con le differenze.
Di questa vita perduta, totalmente mia, e totalmente loro, io rendo grazie a Dio che sembra averla voluta tutta intera per quella gioia, attraverso e nonostante tutto.
In questo grazie, in cui tutto è detto, ormai, della mia vita, includo certamente voi, amici di ieri e di oggi, e voi, amici di qui, accanto a mia madre e a mio padre, alle mie sorelle e ai miei fratelli, e ai loro, centuplo accordato come promesso!
E anche te, amico dell'ultimo minuto, che non avrai saputo quel che facevi. Sì, anche per te voglio questo grazie e questo ad-Dio profilatosi con te. E che ci sia dato di ritrovarci, ladroni beati, in paradiso, se piace a Dio, Padre nostro, di tutti e due. Amen! Insc'Allah

Algeri, 1º dicembre 1993
Tibhirine, 1º gennaio 1994
+Christian

 

 
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PENTECOSTE

Post n°165 pubblicato il 24 Maggio 2012 da salvo303

 

Vorrei spendere due parole su quello che è il simbolo principale della Pentecoste, in particolare dello Spirito Santo, il simbolo già considerato a Pasqua: la Colomba.
La Colomba è dunque il simbolo dello "Spirito Santo". E' la Colomba che si libra sulle acque e portando un ramoscello d'ulivo a Noè (Genesi 8:10,12) annuncia la Pace Divina e la rinascita che lo spirito di Dio portava sulla terra.
La Colomba appare sul capo di Gesù, battezzato da Giovanni nel Giordano.
Anche qui, come nell'episodio del diluvio appare insieme ad un'acqua purificatrice quella del battesimo.
Riprenderò in seguito questo parallelismo. Voglio proporvi un'interpretazione, potremmo dire esoterica, riportata da Yogananda, del simbolo della colomba.
Quando una persona, che abbia affinato certi tipi di percezioni o che possieda certe capacità come bagaglio personale, si concentra con gli occhi chiusi nel punto fra le sopracciglia, vede una luce con una stella bianca nel mezzo, racchiusa in una sfera di luce blu che a sua volta è circondata da un anello di luce dorata.
A causa dei suoi tre colori, l'occhio spirituale è stato paragonato ad una colomba; la bocca della colomba è stata paragonata alla stella bianca nel mezzo dell'occhio spirituale e gli altri due colori, il blu e l'oro, sono stati paragonati alle due ali della colomba.
Il vocabolo Pentecoste deriva dal greco e significa cinquantesimo. Vediamo il significato del numero cinquanta. Se il numero quaranta, è il numero biblico della tribolazione, della prova, della penitenza, della preghiera, del digiuno, dell'attesa, il Cinquanta è considerato dalla Bibbia come il numero della gioia. Nella tradizione ebraica il cinquantesimo giorno dopo Pasqua era la festa del raccolto. Ogni cinquantesimo anno c'era un anno giubilare nel quale gli schiavi erano rimessi in libertà, i debiti condonati, i campi e le case pignorate venivano restituite.
Vedete come già nel significato del numero si delineano alcuni significati della festa di Pentecoste.
La riacquistata libertà (dello spirito) i debiti condonati (i peccati perdonati).

Vangelo Gv 15,26-27; 16,12-15
Lo Spirito di verità vi guiderà alla verità tutta intera.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Parola del Signore

Consapevole della fragilità e ottusità dei suoi (e di noi) Gesù dona lo Spirito, colui che ci guida alla verità tutta intera. Rischiamo di fermarci alla verità parziale, alla nostra piccola verità, anche di fede.

Oggi chiediamo allo Spirito di prendere in mano la nostra vita e di condurci verso la pienezza della conoscenza di Dio. Senza lo Spirito saremmo morti, esanimi, spenti, non credenti, tristi. Lo Spirito, discreto, impalpabile, indescrivibile, è la chiave di volta della nostra fede, ciò che unisce tutto. Lo Spirito, già ricevuto da ciascuno nel Battesimo, è colui che ci rende presente qui e ora il Signore Gesù. Colui che ci permette di accorgerci della sua presenza, che orienta i nostri passo a incrociare i suoi. Siete soli? Avete l'impressione che la vostra vita sia una barca che fa acqua da tutte le parti? Vi sentite incompresi o feriti? Invocate lo Spirito che è Consolatore che con-sola, fa compagnia a chi è solo. Ascoltate la Parola e faticate a credere, a fare il salto definitivo? Invocate lo Spirito che è Vivificatore, rende la vostra fede schietta e vivace come quella dei grandi santi. Siete rosi dai sensi di colpa, la vita vi ha chiesto un prezzo alto da pagare? La parte oscura della vostra vita vi ossessiona? Invocate l'avvocato difensore, il Paracleto, che si mette alla nostra destra e sostiene le nostre ragioni di fronte ad ogni accusa.

 
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AUGURI A TUTTE LE MAMME

Post n°164 pubblicato il 12 Maggio 2012 da salvo303

 

 

 

 

 

Un giorno il Signore gli angeli ha chiamato: "Voglio un

nome dolce, bello, armonioso che parli al cuore e sia

tanto delizioso, per la donna che aspetta un bambino".

Gli angeli hanno pensato e il nome hanno creato:

                            "Mamma!"

Piacque al Signore e lo benedì con amore. Così

prese dai fiori i profumati odori,dal mare tutti i tesori,

dall'arcobaleno i sereni colori, dal leone il coraggio,

dal sole il più caldo raggio; dai cerbiatti la tenera

dolcezza, dal vento la lieve carezza, e dal suo paradiso

il più dolce sorriso. Poi, con tanto amore, come eterna

fiamma, li mise nel cuore della mamma,che dal quel giorno

ha sempre custodito questo dono divino per far serena,

lieta e sicura la vita della sua creatura. Così il dolce

nome è nato, dagli angeli creato: Mamma!

               Auguri cara Mamma!

 

 

 
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LA GIOIA CRISTIANA

Post n°163 pubblicato il 11 Maggio 2012 da salvo303

DOVE SI TROVA LA VERA GIOIA?
La vera gioia si trova in primo luogo nel Signore, secondo quello che diceva S. Paolo ai Filippesi: «State allegri nel Signore; ve lo ripeto, state allegri» . Rallegratevi, commenta S. Anselmo, non nel secolo, ma nel Signore; poiché come nessuno può servire a un tempo due padroni, così nessuno può stare allegro e nel Signore e nel secolo: queste due gioie sono opposte tra di loro come la notte e il giorno.

Dice Isaia: «Farò festa nel Signore, e l'anima mia esulterà di gaudio nel mio Dio; perché mi ha vestito con le vesti di salute, mi ha ornato dei gioielli della giustizia, come uno sposo inghirlandato della sua corona, e come una sposa adorna dei suoi monili». «Quanto a me, esclama il profeta Abacuc, mi rallegrerò nel Signore, ed esulterò in Dio mio Gesù». Questo profeta, seicento anni prima della venuta di Gesù Cristo, l'annunzia per nome ed in lui si rallegra; poiché prevedeva che da lui sarebbe liberato, come siamo noi, dal peccato, dal demonio, dalla concupiscenza, dalla carne, dal mondo, e colmato di grazia e di favori. A ragione pertanto il profeta Baruch animava Gerusalemme a guardare verso l'oriente e a considerare la gioia che a lei veniva dal Signore. A ragione il Salmista esortava all'allegrezza quelli che cercano il Signore ed esclamava: «Voi siete venuto in mio soccorso, o Dio, ed io me ne sono consolato». Questa gioia che deve avere il cristiano non è già la gioia secondo il senso della natura; ma è gioia secondo la ragione illuminata e fortificata dalla fede e dalla grazia... La gioia spirituale è un saggio, un'anticipazione della gioia celeste. Di qui quella sentenza di S. Agostino: «Chi cerca Dio, cerca la gioia; perché quanto si avvicina a Dio, tanto resta illuminato, fortificato, amato da Dio il quale solo è la vera gioia dell'uomo; egli solo ne appaga le brame, e non solo dell'uomo, ma anche dell'angelo... E altrove il medesimo santo così pregava: «Lungi da me, lungi dal vostro servo tenete l'idea di stimarmi felice, qualunque gioia io provi all'infuori di voi; ma fate che io gusti quella gioia che l'empio non conosce, e che voi date a coloro che vi servono. Questa gioia siete voi medesimo; è la vita beata di godere con voi, di voi e per voi: ecco la vera gioia, non ve n'è altra fuori di questa; perché ci avete creati per voi solo, e il nostro cuore non trova pace, fino a tanto che in voi non riposi». «L'unica schietta gioia, dice S. Bernardo, è quella che viene dal Creatore, non dalla creatura, e che nessuno può rapirti quando la possiedi; a paragone di questa, ogni altra allegrezza è pianto, ogni dolcezza è amarezza, ogni diletto è noia, ogni bellezza è sporcizia; insomma ogni piacere è molestia». La gioia perfetta non viene dalla terra, ma dal cielo; non scaturisce da questa valle di lagrime, ma dal giardino della città celeste. La gioia in Dio, notava già il Crisostomo, è la sola che non ci può essere tolta, tutte le altre gioie sono mutabili e transitorie; ma la gioia in Dio è stabile, immutabile, e così grande che riempie tutto il cuore. Le altre gioie non ci rallegrano in modo da dissipare la tristezza e la noia, anzi ne sono la sorgente; ma chi si rallegra e gioisce in Dio, beve alla fonte della vera gioia. A quella guisa che non appena una scintilla è caduta nel mare, vi resta spenta, così avviene a colui che ripone in Dio la sua felicità e la sua gioia; resta tutto affogato in quest'oceano senza sponde e la sua gioia invece di diminuire, si aumenta.

Il vero cristiano in Dio solo trova il riposo e la pace; in esso solo sono le vere gioie. Le allegrezze del mondo, le gioie prodotte dalle passioni non dànno il riposo e la pace, ma in esse si trova il turbamento e il rimorso... «Colui che vuole godere in se stesso e di sé sarà triste, dice ancora S. Agostino, ma chi cerca in Dio la propria gioia sarà in continuo gaudio». La vera gioia si trova in secondo luogo in una vita santa. «Volete sapere il modo di non vivere mai in tristezza? domanda S. Bernardo: vivete santamente. Una vita santa ha per indivisibile compagna la gioia; la coscienza del reo è sempre tra vagliata da foschi pensieri. «Qual cosa più preziosa e più dolce a un cuore, osserva ancora il medesimo santo, qual cosa più sicura e tranquilla in questa terra, che una coscienza retta? Essa non teme né la perdita degli averi, né i patimenti, né i rimproveri; la morte invece di spaventarla, le si presenta come messaggera di gioia».

 
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Il povero vero volto di Cristo

Post n°162 pubblicato il 06 Maggio 2012 da salvo303



Scegliere i poveri vuoi dire scegliere il Vangelo, Cristo. Nel povero, infatti, si incontra Cristo. Ciò che si fa al pove­ro si fa a Cristo. Il povero è mediazione viva del Signore, sua icone, espressione reale. È il rispetto della logica dell'incar­nazione del Verbo, ne è conseguenza. Diventando uomo, assumendo l'umanità, facendosi servo, piccolo, il Figlio di Dio si è identificato con l'uomo povero, piccolo. Per questo si può dire che il povero è sacramento di Cristo, è manife­stazione di lui, luogo privilegiato della sua presenza. Nel povero si incontra Dio che, nella sua povertà, si fa domanda d'amore, provocazione ad amare concretamente, alla giusti­zia, al servizio, alla compromissione, alla condivisione. In quest'ottica si illumina quella realtà evangelica: "I poveri li avrete sempre con voi". Presenza permanente, parola costan­te dell'invito di Dio ad amare.
Ritrovare il povero oggi vuol dire ritrovare Cristo e convertirsi a Cristo vuol dire convertirsi al povero. Per questo la scelta dei poveri non è facoltativa, è vincolante, essenziale. Nel povero Dio percorre le nostre strade, bussa alle nostre porte, parla ai nostri cuori. Il povero è svelamento del mistero di Dio, che è agàpe, comunione, donazione all'altro. È "parola" che vuol farsi "carne", per mezzo di Maria, a Betlemme, nella povertà.

"I poveri li avrete sempre con voi" Forse Gesù vuol dire che non dobbiamo preoccuparci dei poveri, visto che sempre ci saranno dei poveri? O vuol dire che la povertà è un destino imposto da Dio? Come capire questa frase? In quel tempo le persone conoscevano l'Antico Testamento a memoria. Bastava che Gesù citasse l'inizio di una frase dell'AT e le persone già sapevano il resto. L'inizio della frase diceva: "I poveri li avrete sempre con voi!" (Dt 15,11a). Il resto della frase che la gente già sapeva e che Gesù volle ricordare è questo: "Per questo vi ordino: aprite la mano a favore del vostro fratello, del povero e dell'indigente, nella terra dove voi risiedete!" (Dt 15,11b).

 

 
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