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Una gamba qua, una gamba là....

 

 

FWN

Colui che finalmente si accorge quanto e quanto a lungo fu preso in giro, abbraccia per dispetto anche la più odiosa delle realtà; cosicché, considerando il corso del mondo nel suo complesso, la realtà ebbe sempre in sorte gli amanti migliori, poiché i migliori furono sempre e più a lungo burlati. (da Il Viandante e la sua ombra-wikiquote)

 

 

Merla o non merla? (La neve rende tutti bambini)

Post n°636 pubblicato il 07 Febbraio 2012 da mwinani
 

Nei piani c'era un'uscitina questo weekend.
Ma dopo la buca data per il Bike sciò di Verona (problemi di salute familiari) e la "mezza" buca del raduno del Catria (non me a sentivo di prendere 100 km di acqua, così me ne sono presi 50 di acqua e fango oltre ad aver consumato giacca e pantaloni sull'asfalto bagnato per accendere una moto che non partiva

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Non potevo perdere l'occasione de clima asciutto di questi giorni:

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Però non tutto filava liscio e la motoretta si rifiutava di collaborare per due giorni (nonostante 2 ricariche notturne):

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Ma domenica il clima era mite : 0°C e non potevo rassegnarmi.
Ho preso il seghetto a ferro. Ho tagliato la plastiche che "protegge" le punte dei cavi batteria dell'Auchan da eventuali corto circuiti (ma che di fatto li rende inutilizzabili).
E ho acceso il VFR che da questo punto di vista non delude mai, anche dopo 1 mese di fermo a -5°C. 

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E dopo 2 tentativi il rombo torna a farsi vivo.
Si fanno 7,89 litri al distributore più vicino (il pieno è 8 litri :-) ) e via a provare la tenuta delle gomme.
Arrivo a Lucrezia e torno indietro per via Gambarelli

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La tundra:

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Dopo aver attraversato le famigliole con bob più o meno improvvisati nella discesa di fianco al parco dei cigni faccio una capatina in piazza:

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Poi a Saltara:

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Infine sono andato a cercare un stradina "incontaminata"

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Parcheggio la moto per far vedere che la neve è talmente alta che la moto sta su da sola, senza cavalletto :-)

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No avevo pensato che dopo la discesa c'era da risalire e le gomme non sono proprio fresche.
Comunque un po' aspettando che la ruota scavi la neve fino ad arrivare al duro sotto, un po' spingendo, nel punto più ripido arrivo al convento di San Francesco. Uno spettacolo!

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Dopo la sudata fatta e con le mani che gridano vendetta per il gran freddo torno a casa, sul pulito:

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Un giretto breve ma intenso. La cosa più divertente è guardare le facce della gente a piedi che ti vede e scuote la testa pensando che sei matto :roll: o sorpassare le macchine che vanno a 2 all'ora con la moto che sbanda per tutti i versi.
Adesso, viste le previsioni del tempo non rimane che cambiare la gomma dietro!

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Qui si vedono le foto più in grande: http://www.motoclubdragone.it/forum/viewtopic.php?f=47&t=4752

 

 

 
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La befana sull'isola Polvese (de arretratis)

Post n°635 pubblicato il 04 Febbraio 2012 da mwinani
 

 

Quest'anno per il compleanno della befana abbiamo deciso di fare qualcosa di diverso dalla "solita" gita a Urbania. Dopo aver preso in considerazione due o tre località sul Tirreno (non ci crederete, ma Porto Santo Stefano, di fronte al Giglio era tra queste) ed averle scartate per l'onerosità della trasferta, HO deciso di approfittare dell'occasione per un meeting con l'amico Michele per qualche "happening" dalle parti di Perugia.
Avevo già colto in passato una certa attrazione per il Lago Trasimeno e per i traghetti che di tanto in tanto si affacciano ai moli di Tuoro e di Castiglione del Lago, diretti sulle sue minuscole isolette.
Nei giorni precedenti, mi accordo in gran segreto con Michele ( https://www.facebook.com/pages/Michele- ... 0673977056 ) per organizzare l'uscita in gran segreto per fare una sorpresa alla festeggiata.

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Il 5 pomeriggio si fa una brusca inversione di rotta. Invece di imbarcarci da Tuoro, come si pensava in un primo momento, per andare all'Isola Maggiore, ci si vedrà alle 10 da San Feliciano per andare sull'isola Polvese dove ci sarà una gran kermesse a sfondo epifanico.
http://maps.google.it/?ll=43.115019,12. ... 4&t=h&z=13

http://www.umbrialeft.it/notizie/befana ... visitatori

Informo la combriccola che anche se è festa, ci si deve alzare presto e alle 8 e qualche minuto siamo già in superstrada verso la destinazione ignota ai più (in effetti fino alla sera prima anche io non sospettavo nemmeno della sua esistenza). Siamo più veloci del navigatore e di Michele e famiglia. Mentre aspettiamo qualche minuto "pisciamo il cane" e facciamo una tranquilla colazione nel bar della piazzetta.

Poi ci imbarchiamo. Michele non è tranquillo, ma ci penso io: Michele dai stai sereno, da quanto tempo non senti di qualche incidente sui traghetti :mrgreen: ? All'epoca ignoriamo la prassi di inchini o salamelecchi simili. La nostra esperienza lungamente sviluppata sulla tratta Scilla Cariddi ci parla di tutt'altre pratiche. Qui non è diverso. Il piccolo natante si stacca veloce dal molo di San Feliciano e in poco più di 10 minuti approda all'isola Polvese senza fronzoli di nessun tipo. Solo qualche gabbiano ci volteggia attorno. E' una bella giornata, solo un filo di vento costringe a stare ben coperti, ma 8-9 gradi ai primi di gennaio sono senz'altro da apprezzare. E ce li godiamo dal ponte del traghetto: 

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Qualcuno durante la traversata e nelle operazioni di imbarco e sbarco è particolarmente ansioso:

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Mentre è molto contento quando rimette le zampe a terra e ci allontaniamo da "transatlantico":

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senza avere una meta ben definita decidiamo di andare a destra seguendo la riva del lago dalla parte più ventosa. Per un tratto rimane all'aperto poi si infila nel bosco rimanedo però a pochi passi dall'acqua quindi ben esposta al vento. I bimbi iniziano a stancarsi e noi cominciamo un po' a pentirci di aver lasciato i passeggini in macchina. Però questo ci permetterà di non patire il freddo per nulla.
Ad un certo punto vediamo una scorciatoia sulla sinistra e ci inerpichiamo. Qualche centinaio di metri risparmiati val bene la fatica della ripida salita:

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A ripagarci c'è anche la bellissima vista sul lungolago tutt'attorno

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Intanto quelche furbetta ha trovato un passaggio sfruttando prontamente l'amicizia appena acquisita (compagni di escursione che ci terremo preziosi in quanto titolari di gelateria vicino a Rimini):

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Sulla sommità c'è un antico rudere in fase di restauro e lungo la discesa qualche bella villa fascinosa.
Finalmente tutta la truppa arriva al punto di partenza dopo aver percorso quasi tutto il periplo dell'isola. 

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In attesa della festa che inizierà nel pomeriggio sono stati approntati dei grossi teloni in un ampio spazio verde

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E' possibile mangiare all'aperto qualcosa di veloce e poco impegnativo oppure al riparo approfittando di succulenti menù completi.

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Non perdo l'occasione di approfondire la conoscenza con la "Regina in Porchetta", che ebbi occasione di conoscere già nel maggio scorso in quel di Magione. :mrgreen: 

http://www.cornaletto.it/Ricette_Umbre/ ... hetta.aspx 

Man mano che ci avviciniamo al dolce i bimbi iniziano ad agitarsi. Il locale si riempie sempre più in fretta grazie agli sbarchi copiosi dai traghetti sempre più frequenti.
Così ci spostiamo in zona digestivo/caffè, dopo aved dato una rapida occhiata al mercatino con alcune particolarità dell'artigianato locale.

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Mentre ci rilassiamo sotto il tiepido sole, la fotografa di casa si mette a fare foto artistiche ai presepi in miniatura presenti, giocando coi riflessi di luce:

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Poi però si attarda ad affinare l'arte con i primi piani

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E le "nature morte" (la mia gamba "sana")

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Ma il traghetto se ne frega delle doti artistiche e non ci aspetta:

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Poco male di lì a poco ne partirà un altro (a proposito, tutti rigorosamente gratis!!), più bello e panoramico:

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Qualcuno, resosi conto che ci si dirige verso casa, viene colto da un po' di malinconia (e tanta stanchezza)

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Per fortuna i gabbiani (c'era Jonathan, lo giuro) che cercano pesci nella scia dell'elica riportano il sorriso e la gioia di scoprire ad ogni passo

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Sbarcati di nuovo a San Feliciano assistiamo ad un vero assalto al traghetto, visto che la festa vera e propria sta per iniziare. Noi siamo ben lieti di scappare essendoci goduti la pace dell'isola semideserta. Salutiamo gli amici più o meno nuovi, combattiamo un po' coi bimbi per staccarli dalle giostre e convincerli a salire in auto. Poi partiamo con calma verso casa.
Bastano 3 chilometri e il silenzio a bordo diventa pressoché assoluto.
Nel tratto tra Umbertide e Gubbio c'è qualche cima bianca. Fuori il sole sta calando e il freddo si è fatto pungente. (la macchina è sempre 80 minuti avanti)

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Nel tepore della macchina rivediamo le scene simpatiche vissute durante la giornata faticosa ma appagante.
Ringraziamo col pensiero gli amici e godiamo della fortuna per la splendida giornata trascorsa.

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(PS grazie anche per questa e le altre foto).
Qui le foto sono più grandi : http://www.motoclubdragone.it/forum/viewtopic.php?f=25&t=4749
 
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Vacanze di Natale

Post n°634 pubblicato il 03 Febbraio 2012 da mwinani

Sono un po' in ritardo ma stavo mettendo a posto le foto solo adesso ...

Per Natale abbiamo deciso di andare un po' in montagna per far svagare un po' i bimbi. Però, con la scusa della crisi abbiamo puntato a una vacanza un po' breve (mezza giornata) e vicina (San Marino).
Il clima natalizio quest'anno non è stato particolarmente ostile, partiamo dopo pranzo che da noi ci sono 8 gradi. Però non tutto andrà liscio. Già al casello di Rimini i primi segni premonitori: il casello automatico si magna la viacard e quelle di scorta sono misteriosamente scomparse da tutte le borse e i portafogli. :shock: 

Saliamo verso il monte Titano e il traffico si fa sostenuto. Leggermente preoccupati dal fatto di riuscire a trovare un parcheggio libero, una volta arrivati in cima, decidiamo di lasciare la macchina sotto e salire per vie alternative.

Prendiamo a destra per un parcheggio che tutti snobbano, chissà perché ..... :roll: :roll: 

Lo scopriamo subito dopo (la macchina fotografica era avanti di un'ora e venti, così le foto vengono prima):

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Sembra bella soffice ma era un crostone unico di ghiaccio.

Infatti qualcuno era mooolto preoccupato

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Un po' smarriti guardiamo le indicazioni per la vetta:

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Dopo 100 metri di sentiero impervio in mezzo al bosco e al ghiaccio eravamo già stremati e abbiamo optato per il mezzo pubblico (per una volta nella vita volevo vivere quell'esperienza!) :-)

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Arriviamo su e cominciamo a girare, ma qualcuno è terrorizzato all'idea di uscire dal parcheggio col ghiaccio lungo una ripida stradina e studia dall'alto possibili vie d'uscita

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Però poi ci facciamo trascinare tutti dall'atmosfera Natalizia!

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Un po' di giri, qualche ricordino per la fidanzata del nonno. Tanto freddo per gi altri e caldo per me (Andrea vuol stare in braccio). Alla fine un simpatico bar poco affollato ci attrae per una cioccolata calda e il gelato (io e i bimbi), che ci rinfrancherà durante la discesa a 2 °c e un vento gelido che, scoprirò dopo qualche giorno, farà ammalare mio cugino (che era li ma non con noi.
L'ultima foto prima di partire.

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Qualcuno cercherà invano di suggerire l'idea che io scenda a piedi e salga in macchina a recuperare il resto della truffa, poi visto che tutti scendevano a piedi, per paura di essere abbandonato in quota si è aggregato. :mrgreen: 

Al ritorno mi son detto: perché non "tagliamo" fino a Cattolica? E ho preso strade meno conosciute. In pratica ho fatto tutto l'entroterra ed è stato un bene perché c'erano tanti prati. La cioccolata calda con panna ha infatti colpito qualcuno dei passeggeri e si è dovuto approfittare della zona desertica per una sosta d'emergenza. Solo a 5 km da casa Sonia ha capito da dove eravamo arrivati (Montefabbri, Gallo, Isola del Piano....)

 
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Mondo (ra)barbaro. (growing post part II)

Da piccolo, come tutti i bimbi "fortunati" sono vissuto in un mondo ideale. 

Il proungamento di quell'oasi di serenità in cui, se hai un problema, arriva qualcuno e te lo risolve.

Un po' il mondo in cui le ultradolescenti di oggi strillano sui socialnetworks, quando un gruppo di maschietti si cimenta in una serie di commenti scontati alla vista di una foto con una coscia fuoriuscita: "ma smettetela di guardare solo il lato esteriore di una donna, le donne venno guardate dentro"!

A parte che non si nasce tutti anatopatologhi, ma poi c'è gente che si impressiona. Gente tradizionalista. A qualcuno è pure capitato di ricevere o leggere dei curriculum inviati in risposta ad un annuncio di ricerca di impiegata amministrativa dal tono: "... disponibile anche nei weekend e a trasferte anche all'estero". Richiedo compenso adeguato, auto e telefono aziendali, alloggio a carico dell'azienda... ".

Dopo sono cresciuto. Adesso mi credo più sveglio, più capace di discernere la realtà dalla "fuffa". Ma dentro di me so solo di aver traslato i miei orizzonti cognitivi e di consapevolezza un poco più oltre. Ma nuovi trucchi e nuovi inganni sono pronti ad accogliermi a braccia aperte.

Nel mezzo ero un tipo un po' strano ed appartato. Con certe particolari sensibilità che erano in grado di provocarmi più dolori che piaceri, più svantaggi che benefici, ma che spesso riuscivano a tenermi lontano da certi inganni di massa. Spesso vuol dire, più o meno, uno su tre. Ne schivi uno a destra e lì ce n'è un'altro che ti fotte. Allora nauseato scarti a sinistra e caschi bello diritto dentro a quello messo lì all'uopo. 

In quel mentre scoprii che niente ti viene regalato. 

Oh, il mondo è pieno di benefattori, ma questi sono tutti pronti a sparire nel nulla nell'esatto istante in cui il tuo benessere si scontra con il loro interesse. Sono pronti anche ad ammazzarti per il tuo bene, purché questo gli porti qualche tipo di beneficio. Anche il più insospettabile o occulto.

Non c'è nulla di rivelatorio in questo. E' la logica conseguenza della natura del mondo. Direi di più: un postulato della stessa esistenza del genere umano (animale, in generale), sulla faccia di questa Terra.

Dalle madri terese apportatrici di dolore, perché il dolore è elemento sacrale nella dottrina cristiana, ai più feroci propugnatori di democrazia imposta, passando per l'amico che ti lascia a piedi perché proprio quel giorno ha rivisto la ex, c'è una varietà infinita di casi che dicono tutti una cosa.

Chiedi sempre a tutti, ma sii sempre pronto a fare da solo. Soprattutto NON ASPETTARTI NULLA e godi di ogni cosa ti venga regalata. Perché non succederà mai più.

Uno degli errori più banali ma, proprio per questo più frequenti, è quello di far dipendere la felicità da un evento, da una situazione, dall'agire di qualche persona esterna a noi. E' un atto di profonda ingiustizia perpetrato ai danni nostri e di chi ci circonda. 

Prendere atto che NULLA CI è DOVUTO A NESSUN TITOLO,  e che nessuno ce lo donerà gratuitamente, che sia un amico, un conoscente, un padre, un figlio, un fratello o un buon uomo incontrato sulla strada, è un passo enorme sulla strada della consapevoezza e dell'autoaffermazione e della crescita personale.

Credo che un uomo (ma per le uome vale lo stesso discorso) possa dirsi tale solo dopo aver superato la fase del RICATTO MORALE.

I bambini infatti, egoisti senza ipocrisia, capiscono subito ciò che gli porta vantaggio e lo perseguono senza remore e ritegni di sorta, finché non si riesce ad istillare loro "la giusta morale" o perlomeno "un sano pudore". Quando imparano, dagli ineffabili genitori, l'arte di ricattare moralmente per ottenere l'oggetto del desiderio, possono essere "sconfitti" solo dalla arma più potente in possesso del genitore sagace: IL SENSO DI COLPA.

Se solo fossero, sempre e per tutti, disponibili degli occhiali polarizzati per vedere queste cose attorno a noi, ci verrebbe da sorridere nel vedere perfino genitori novantenni e figli ultrasessantenni combattere la loro battaglia a colpi di RICATTI E SENSI DI COLPA.

Un vero spasso per i folletti guardoni. La morte dello spirito dei contendenti. 

Se tutti avessero la forza di essere vere persone di trattarsi da tali e di smettere di avanzare pretese o di esserne vittima, se si imparasse ad ascoltare gli altri con le loro orecchie e noi con orecchie non nostre, se si decidesse di troncare le dispute e di percorrere la via della crescita lontano, su altre sponde e con mezzi assolutamente nuovi, se avessimo sempre il coraggio che mostriamo lontani dal campo di battaglia....

 

saremmo di nuovo il quel mondo ideale di quando eravamo bambini.

 

Per chi non se ne fosse accorto, continuava da qui 

 
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PADRI E FIGLI (FIJEU)

Post n°632 pubblicato il 27 Gennaio 2012 da mwinani
 

Ecco, parola più, parola meno i suoi scrupoli sono anche i miei.

E la decadenza continua, in attesa di una nuova guerra.

 

"CARO MATTEO ...

Caro Matteo,

hai compiuto 11 anni, nonostante a me piaccia vederti ancora come tale, non sei più un bambino, ma un ragazzino che che sta entrando nell'età della ragione. Come ogni padre mi pongo anche io il problema di darti dei riferimenti morali più precisi e più  argomentati di quanto abbia fatto finora. Per la verità è già da tempo che avrei dovuto affrontare la questione. Ma esito. Il mio istinto sarebbe quello di trasmetterti i valori che mio padre diede a me e che io ho introiettato anche se, non sempre sono stato all'altezza: onestà, lealtà, rigore, dignità. Sono i valori della culture e dell'etica laica e liberale ottocentesca che generazioni di genitori hanno tramandato ai figli e che ora io dovrei consegnare a te. Ma esito. Il mio timore, inculcandoteli, è di fare di te un handicappato sociale. Quei valori, infatti, che son stati moneta valida e riconosciuta fino agli anni 50, son ora diventati carta straccia.

Non farti fuorviare dal fatto che li sentirai continuamente sulla bocca dei nostri uomini politici, dei nostri dirigenti, dei nostri imprenditori, dei nostri banchieri e di chiunque abbia una posizione di potere. Sono sulla loro bocca, ma non nel loro cuore e tantomeno nei loro comportamenti.. In Italia infatti esiste una doppia morale: una buona per i gonzi che ci vogliono credere, l'altra per i furbi. Intendiamoci, Matteo, questa doppia morale, una per la classe dirigente l'altra per il popolo, è sempre esistita, anche se, forse, non in forme così sfacciate. La novità è che oggia furia di prendere lezioni, la doppia partita della morale è diventata patrionio anche della maggioranza della gente comune. Qualche anno fa una valletta televisiva, Lory Del Santo, dichiarò: "la morale non esiste. L'unico principio è che il fine giustifica i mezzi e tutte le strade sono buone se portano là dove vuoi arrivare". Nella sua onesta impudicizia la del Santo svelava le regole del gioco che oggi quasi tutti praticano: le monete che hanno veramente valore per farsi avanti nella vita sono la disonestà, la slealtà, l'opportunismo, la vendita di se stessi. Non si tratta, naturalmente, di andare a rapinare i negozi o di prostituirsi pubblicamente. Questo lo fanno i poveracci. Nemmeno le puttane esercitano più sulla strada. Si tratta di vendersi sottobanco, di mettersi sotto la protezione di boss, di clan, di mafie, di lobby, di partiti, di grassare denaro pubblico con astuzia, di lucrare l'ingiusto, ma stando al coperto, di affibbiare ad altri il lavoro che dovresti fare tu e di attribuirsene i meriti e così via. Nella società del look, importante è essere onesti senza esserlo. Ignazio Silone in Vino e pane, ha scritto: "Non c'è niente da fare, oggi per vivere bene bisogna vendersi l'anima". Si riferiva al fasciso, ma le sue parole si attagliano ancor meglio per l'Italia degli ultimi 30 anni.

E allora cosa ti dovrei insegnare Matteo? La dignità, la coerenza, l'onestà, il rigore morale che ti saranno d'ostacolo nelle già difficile corsa per la vita? O non è forse meglio che ti educhi al cinismo e ti attrezzi per la realtà qual'essa è oggi?

Per sondarti un po', per capire le tue inclinazioni, quest'estate ti ho raccontato l'apologo del partigiano Pedro. Ti ho raccontato come Pedro, arruolatosi giovanissimo nelle file partigiane subito dopo la caduta del fascismo, abbia catturato sulle montagne del lago di Como, con un'azione audacissima (in 7 fermarono una colonna di 300 Tedeschi armati di tutto punto), Mussolini la Petacci, i gerarchi fascisti in nfuga e li abbia poi trattati con l'umanità che sempre si deve ai vinti. Ti ho raccontato come, da Milano, arrivò un manipolo di partigiani, con le divise nuove di zecca, comandato dal "colonnello Valerio" il quale massacrò, strappandoli ai laceri uomini di Pedro, Mussolini, la Petacci, i gerarchi, quelli responsabili e quelli meno responsabili, eppoi li fece appendere per i piedi a piazzale Loreto. Ti ho raccontato come Pedro, ingegnere, una volta tornato alla vita civile non volle mai strumentalizzare ai fini di carriera la sua partecipazione alla lotta partigiana e fece i capelli grigi in un modesto impiego all'Eni e come Valerio, nel dopoguerra, fosse premiato, per un'azione che nulla aveva avuto di glorioso, ma somigliava piuttosto a quella del boia, con onori e cariche e morì parlamentare della Repubblica.

Tu, a capo chino, mi ascoltavi, mi pare con attenzione (a meno che non contassi i foriconi che evouivano sotto il tavolo, in giardino). Alla fine ti ho chiesto: "allora, preferiresti essere Pedro o Valerio?". Hai risposto: "Pedro". E mi ha fatto piacere. Ma tu non puoi sapere,Matteo, che Pedro per comportarsi come si comportònella vita civile dovette avere molto più coraggio di quando rischiò la pelle combattendo. Perché il vero eroismo non è quello di un giorno, ma quello quotidiano, difficilissimo, della rinuncia alle lusinghe e alle facili scorciatoie. E' quello di combatteread armi impari con chi usa tutti i mezzi per arrivare. E' quelo di accettare, pur di non vendersi, un posto nella vita sociale più modesto di quello che pensiamo ci spetterebbe. Ci vuole una grande forza interiore per essere Pedro. E a maggior ragionece ne vuole oggi quando chi si comporta con onestà e dignità non ha nemmeno, a differenza di un tempo, il rispetto sociale, ma gli tocca anzi subire la commiserazione, se non l'aperto disprezzo dei bari della vita.

Per questo, caro Matteo, esito. Non sono del tutto sicuro di avere il diritto di marchiare, per pregiudizi morali che sono miei, un futuro che è tuo.

Massimo Fini "Europeo", Il Conformista, 22 settembre 1989."

Copiato da qui:

Lo so che non "dovrei" copiare roba altrui. se l'ho fatto è solo perché questa mi pare la bella copia, molto più circostanziata, completa e corretta di quanto ho avuto la presunzione di scrivere qui.

Poi ci sono altri padri .......... e altri figli.

 
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Manifesto dell'antimodernità

Post n°631 pubblicato il 27 Gennaio 2012 da mwinani
 

Questo si assomiglia. E credo sia importante per eliminare o limitare alcuni dei più grandi inganni di questi tempi.

Ovviamente per modernità si deve intendere il senso lato, non quello letterale, ovvero la degenerazione cui la modenità ci ha portato, con tutte le devianze e le distorsioni che ogni giorno ci segnano la pelle.

PER CHI VOLESSE FIRMARE:

http://www.massimofini.it/firma-il-manifesto

 
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GROWING POST----> PARALOGISMO

Post n°630 pubblicato il 27 Gennaio 2012 da mwinani
 

Ogni tanto imparo una parola nuova.

E quando la imparo mi rendo conto che ci sono un sacco di vecchie situazioni che ne avevano bisogno e a cui dovrò applicarla.

Il PARALOGISMO è molto in voga in questi anni. O meglio, più in voga.

Evidentemente sto crescendo (invecchiando) perché la mia vista diventa sempre più nitida. Gli orizzonti più definiti. Sento le stonature nei discorsi della gente come i rintocchi sordi di una vecchia campana crepata. 

CONTINUA. Venerdì 27 gennaio 2011 h.10,12

 
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Segnali

Post n°629 pubblicato il 25 Gennaio 2012 da mwinani
 

L'anno, dicevo, è iniziato molto bene.

E chi ben comincia..... non sa che succederà dopo.

Dunque io ho due motorette vecchie che mi portano a spasso, al prezzo di un terzo.

Ovvero con quello che spendo per tutte e due non ci coprirei nemmeno un terzo delle spese di un "appasionato vero". Cioè uno che ha le sue cosine tutte a posto, la moto la compra nuova ogni 2-3 anni, ci fa tutti i lavoretti coi crismi, qualche accessorio, qualle modifica per "personalizzarla" e tutte le cose che fanno quelli giusti.. Non paga le riparazioni perché le moto le da via che sono ancora in garanzia. Paga solo finanziarie e tanti tagliandi.

A me ne servono 2 perché sono vecchiette e qualche acciacco può sempre capitare. Poi, se qualcosa si rompre, io non voglio dover correre dal primo sciacallo che mi capita sulla strada per trovare presto quel che mi serve. Metto la moto da un lato, uso l'altra e mi metto a cercare il ricambio dove costa meno, fosse anche in Australia.

Bene. A volte le cose non vanno proprio come uno se le immagina.

Ed è più bello immaginarsele simpatiche. Ti dà più voglia di alzarti di corsa la mattina.

Il CBR è un po' di anni che soffre il freddo. Sotto una certa temperatura è irregolare. A velocità costante e limitata strappetta un po'. Ma basta dargli del gas ed essere irregolari e tutto funziona!

Il VFR, a ripensarci è un po' che mi sembra che, nonostante frenassi con forza, non ne voleva sapere di fermarsi con "garbo".

Ho su ancora le pastiglie che aveva quando l'ho preso: 6 anni e 26mila km fa. Non ci avevo mai fatto caso. Sentivo che non erano performanti come quelle del CBR che pure dovrebbero esserne la versione economica, però, mi dicevo, tato prima  poi finiscono e ne ne prendo un paio "come si deve". Queste qui ormai sono fossili. Dure come il corindone (anche se mi frulla in testa il topazio).

La macchina invece (mi tocco), è un po' che va bene e non ha problemi. Però il tipo che me l'ha venduta, prima di andarsene mi disse: fossi in te io non terrei a ruota di scorta nel baule. La lasci a casa, al massimo ti porti dietro uno di quei minicompressori, "tanto al giorno d'oggi chi è che buca più una gomma?". In pubblico mi vergognai a toccarmi ...

Parte per primo il VFR. Vado a prenderlo, lo tiro fuori a fatica e mi si pianta con la ruota anteriore bloccata in mezzo allo scivolo dei box. Per spostarlo devo tirar via le pinze dei freni ...

Tanto c'è il CBR. Che però non ci sta. Tempo due giorni e smette di partire. Ovvero lo fa solo a spinta e quando parte singhiozza da impazzire e sembra fermarsi da un momento all'altro in superstrada. Così per curiosità invio una mail ad un grosso concessionario Honda. Le membrane costano 193 € ciascuna e in ogni caso, non sono più disponibili ... 

Per fortuna la macchina. Ok, non ho le gomme termiche e le catene non si montano più, ma tanto hanno finito (e mi ritocco) di fare gli sciacalli appostati sulle strade di collina nelle giornate di sole per beccare pensionati e casalinghe disinformati (ormai qua attorno sono obbligatorie pressoche ovunque da novembre a marzo). "Ste pecore si saranno tutti uniformati" penseranno.

Siccome devo caricare dei tubi ingombranti quasi quasi scarico la ruota di scorta. Ma sono pusillanime, e devo fare 150 km coi bimbi: la lascio.

Faccio quasi 6 km.

Adesso devo cercare una toppa grande.

Questi son tutti segnali.

I segnali è meglio non beccarli quando scivoli con la moto.

 
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SI PARTE!

Post n°628 pubblicato il 15 Gennaio 2012 da mwinani
 

 

Buon inizio!

Dopo un po' di riscaldamento (giretto da solo fatto il 29 su stradine bianche e sporche che mi ha fatto trovare modi nuovi per raggiungere Barchi, Vergineto, Reforzate, Isola di Fano e Villa Palombara) e il mio giretto alla motobenedizione al Beato Sante i off del 1 gennaio, finalmente arriva l'occasione per una bella uscita "di gruppo".

Nei giorni precedenti sento Alberto che è i contatto con un gruppetto di Pesaro, rimandiamo un paio di volte di cui una per una delle poche piogge che son cadute da prima dell'estate scorsa e finalmente la mattina del 4 ci si trova nell'entroterra tra qui e Pesaro.

Mi ero immaginato un percorsino da compiere tenendo conto della pioggia recente e confidavo che tra gli amici di Alberto (che si perde anche nel cortile di casa sua :-) ) ci fosse qualche "esperto" della zona. 
Invece non solo dovrò fare "il maestro" come impropriamente mi ha definito qualcuno, ma c'è un mezzo che mi costringerà a rivedere i miei intenti. Pensavo che avremmo "sofferto ma non troppo" sulle viscide argille delle nostre zone ma non potevo pensare che ad attedermi ci sarebbe stato anche un KTM 990. Bello, NUOVO NUOVO!!

Insomma parto per il primo tratto di strada bianca e non sono per nulla tranquillo. 
Con le nostre motorette leggere e il fondo viscido la salita può essere un problema, ma la discesa no. in discesa ci vai, magari ti sdrai sotto la moto ma in fondo ci arrivi. Col grosso bicilindrico no. Sarebbe un problemone tenerla i piedi e mi dispiacerebbe troppo se per una mia leggerezza nello scegliere il percorso dovesse rovinarla o peggio farsi male. Tra l'altro Antonio è già i riserva col suo DR400 (mi sa che ha fatto il pieno col tubo dell'aria compressa ivece che co quello della benzina :-) ). Così arrivati in cima al nostro percorso di avvicinamento invece di prendere a destra, i discesa, predo a sinistra in salita. C'è un pezzetto dal fondo duro, con i sassi. E' facile, l'ho fatto anche con mia figlia davanti a me. Già però a settembre era tutto secco e non c'era u bel fondo di foglie viscide. Il KTMone pian pianino sale, senza grandissime difficoltà, ma con gran fatica psico fisica tanto che il pilota (chiedo scusa ma no ricordo il nome), vede un "greppo" 50 metri prima di arrivare in cima e decide di appoggiarvisi per riposare :mrgreen: 
Lo aiutiamo ma dalla sua faccia vediamo che inizia ad avere qualche dubbio sulla bontà della giornata per una uscita con quella moto.
Ha delle gomme tipo "trail" ovvero più stradali che da cross e in più, davanti ha il parafango basso, aderente alla ruota. In cima mentre si riprende un po' di fiato, si ragiona sulle modifiche utili per rendere la moto un po' più fruibile.
A quel punto la nostra meta è diventata il distributore di Tavernelle, che poi da lì ci sono tante varianti semplici. Certo Alberto, Fabio e Antonio si dovranno accontentare di percorsi molto facili e poco impegnativi, ma come giretto inaugurale ci può stare. Dalle antenne scendiamo prima per uno sterrato battuto senza problemi, poi sul fango infido e viscido. Tutto bene fino a 100 metri dalla stradina bianca. Un piccolo tratto di argilla collosa intasa la ruota anteriore dell'Adventure che si ribalta provocando anche un piccolo strappo al guidatore. Per finire il tratto siamo costretti a smontare il parafango per poi rimontarlo sul pulito. Nel frattempo mi permetto di consigliare l'unico accessorio che renderebbe la Kappona veramente gustosa sui nostri tracciati, specie d'inverno: l'affiancarla con un bel 300 a 2 tempi, anche con diversi anni sule spalle, senza spendere altri soldi accessori per lo più inutili, se si vuol fare del sano fuoristrada ben fatto. Arriviamo all'asfalto dopo un po' e il Kappone prendederà la strada (asfaltata) del ritorno lasciandomi con l'unico bicilindrico del gruppo. E senza avere il tempo di fare almeno una foto e, perché no, provare quel motorone che solletica tanto la mia curiosità.
Facciamo benzina e dopo qualche km di stradina bianca passiamo nel torrente (dove finalmente ci sono 10 cm d'acqua) a sciacquare le moto. Poi liberi dal pensiero di non poter fare tratti "divertenti", facciamo prima una bella discesa viscida, poi saliamo lungo una erta pietraia.

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Alberto si ostina a dire che la sua moto non gradisce quel tratto di salita. Noi invece confidiamo nelle sue doti acrobatiche, nella grinta e determinazione e nelle buone qualità del DR. Infatti un DR è sempre salito, senza inpuntarsi mai :alien: Il cielo si copre di nuovo, fino a quel momento è stata una bellissima giornata con temperatura mite. L'umido domina e basta un velo di fanghiglia sulle pietre lisce e pulite a rendere certi passaggi veramente critici.
Arriviamo in cima ben riscaldati e rinfrancati di aver potuto finalmente dar sfogo alle nostre abilità nascoste e insoddisfatti della pulizia delle moto decido di scendere giù per il versante "terroso". Un paio di km di terra dura ma veramente viscida ci portano giù al fosso. Da li si prega perché la risalita sia "mite". Non ci sarebbe via di scampo e il tornare indietro appariva alquanto improponibile. Fortunatamente c'era sufficiente grip per salire senza grossi patemi, galleggiando in 2a 3a marcia. Qualcuno per divertirsi di più decide di riempire completamente le ruote di terra fino a farle toccare sulle forcelle, ma con un po' di pazienza si libera e si può riprendere un pezzetto d'asfalto. Ancora un po' di salita e arriviamo alla vetta dove moriamo dala voglia di metterci in posa per farci vedere nella nostra forma migliore!

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Il tempo è tiranno, da lì riprendiamo verso casa ripercorrendo il tratto sassoso già fatto in mattinata. Il sole e il vewnto hanno asciugato le foglie (solo in superficie scoprirò di lì a poco) e libero dal dovermi preoccupere del bicilindrico KTM che seguiva, lo affronto di buon passo, confidando troppo della tenuta della mie gomme ormai alla frutta. Infatti in una curva a sinistra perdo aderenza di colpo e dò una mina in terra che hanno suonato le campane della chiesa del paese passato da poco. Specchietto rotto (in fuoristrada non serve ma su strada mi è(era) utile per guardare quelli che seguono), gran male a ginocchio sx e rintronamento generale. Per fortuna passerà in fretta senza lasciare nessuno strascico. W le ginocchiere Zandonà! Quel punto lì, che la mattina avevamo passato senza nemmeno accorgerci si rivela ostico per la ripartenza da fermo e tutti e 4 arriviamo i cima ansimando a sbuffando come ciminiere. Da lì poi il percorso è semplice. Solo una discesina ripida e moolto viscida ci impensierisce un attimo, poi sterrati, facendo sempre attenzione. In discesa sembrava proprio che prima di alcune curve strette non ci fosse la possibilità di rallentare, tanta era la mancanza di grip, e sembrava di dover di volare in mezzo al bosco, poi in qualche modo si riusciva a mettere una pezza. Qualche tornante in salita e siamo di nuovo sull'asfalto vicino al luogo da dove eravamo partiti. Arrivo a casa con 20 kg di fango (un'ora di idro per tirarlo via dopo una settimana di essiccamento), bello sereno e soddisfatto. Una doccia bollente, uno spuntino veloce e sono pronto per una relazione tecnica da consegnare obbligatoriamente entro sera. 

Grazie ragazzi, se questo è l'inizio ci aspetta un bellissimo 2012.

Link al post originale: http://www.motoclubdragone.it/forum/viewtopic.php?f=47&t=4721&p=23949#p23949

 

 
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Genialità cinese

Post n°627 pubblicato il 12 Gennaio 2012 da mwinani
 

I newcomers, nella loro ingenuità, riescono a cogliere l'essenza delle cose molto meglio degli "oldcomers", annebbiati da una ipocrisia consolidata negi anni.

Mi spiego meglio (per stavolta).

L'Italia aveva una nautica da diporto di assoluto rilievo a livello mondiale.

Era un settore trainante e in grandissima espansione, almeno fino a tre anni e mezzo fa.

Poi è venuta la crisi della finanza. Durante le crisi economiche i beni di lusso di solito non subiscono flessioni, anzi, per una sorta di compensazione psicologica, chi ha soldi tende a spenderli in cose superflue, in una sorte di esorcismo alla paura.

Ma le barche non sono beni di lusso. Sono di extralusso (non sto parlando di robbetta sotto il milione di euro). Come tali non si comprano con un rotolino di banconote né con un ceque. Si fanno società apposite con sede in qualche paese straniero opportuno e si fanno i leasing.

Crolla la finanza, si fermano i leasing e si ferma la nautica.

Sotto quel crollo c'ero pure io che facevo qualche accessorio con una dittarella artigianale.

Se invece di aprire la ditta e soffrire, mi fossi comprato uno yachtino anche io, me la sarei goduta di più e probabilmente avrei speso di meno. 

3 anni fa il gruppo Ferretti, cui facevano capo due tra i nostri maggiori clienti, si rimise in sesto con una finanziamento da circa un miliardo tramite una cordata di banche capitanata da banca Intesa. E pagò tutto, con circa 9 mesi di ritardo (per quel che ci riguardava) ma pagò tutto. Però contemporaneamente annullò tutti gli ordini in corso (per i quali avevamo già fatto acquisti) e sospese completamente quelli futuri.

Ci tolse anche dalla lista dei fornitori. Probabilmente eravamo un po' troppo poco docili e un po' troppo rompipalle. Non eravamo neanche bravi a farci degli amici in un modo diveso dal cercare di lavorare bene e onestamente, regali agli acquisitori, pacchi di Natale generosi e così via. Non sapevamo nemmeno dove si "comprassero" le donnine allegre che si vociferava si vedessero in giro quando arrivava qualche cliente particolarmente facoltoso.

Sono molto grato di questo. Se mi avessero ammansito con qualche bocconcino succulento, probabilmente mi sarei aggrappato a qualche mendace speranza e sarei ancora lì a strisciare il culo per terra.

Invece li ho maledetti tutti e ho navigato per un po' nel nulla senza mendicare niente a nessuno.

Fino a due giorni fa ho pensato che vivacchiassero senza infamia e senza lode.

Poi mi dicono che sono arrivati "altri Cinesi" e se li sono comprati per un pugno di milioni (il prezzo di una decina di barche di quelle che dico io).

http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2012-01-10/gruppo-ferretti-comprato-cinesi-085538.shtml

Bene, tutto questo mi ha portato a conoscenza di una cosa.

Di come i Cinesi abbiano trovato l'essenza del possedere il motor yacht.

Pratici come sono, da brava gente di risaia e di terra, hanno detto: " a che catzo serve il motore in una barca che sta ferma nel porto perché la vedano tutti?"

Così hanno inventato lo yacht a motore senza motore, risparmiando non solo più di metà del costo della barca (il motore, in realtà sono almeno due, e tutti gli organi accessori necessari per farlo funzionare), ma anche il costo del carburante, del comandante necessario a pilotare la barca, e tutti gli oneri e i rischi annessi e connessi con la navigazione.

E sembrano ricchi lo stesso!!

Non so voi, ma io al pensiero che a breve sarò governato da gente così, mi sento in una botte di ferro!

 
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