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Anima.Sine.Requie

Diario di una solitudine

 

 

***

Post n°147 pubblicato il 14 Gennaio 2014 da shomer.mml

Cinzia non sapeva che era morto.

Cinzia era stata la prima fidanzatina di mio marito, ai tempi in cui erano ragazzini.

 

Ricordo quando ci incontrammo in piazza, 

ero con mio marito

e lui ci presentò

e disse: "Questa è mia moglie,

sto bene e ho smesso di bere" ...

 

Ho dovuto ripercorrere certi eventi per raccontarle l'accaduto. E mi sono ritrovata a ripercorrere dentro di me quelle emozioni. A stento, con grande sforzo tentando di distaccarmi, ci sono stati momenti in cui il nodo in gola pesava e le lacrime salivano. Ho deglutito e non ho pianto. Non in quel momento. Ma stasera, sotto la doccia bollente, immersa nel vapore, ho ritrovato il mio Dolore intatto, come se avessi ritrovato un vecchio compagno di viaggio. Io di fronte a lui, lui di fronte a me. Ho sentito la sua presenza piena, integra, pregnante. L'ho guardato in faccia e l'ho accolto, come un amico che mi aiuta a non dimenticare. Perché so che senza quei ricordi io non sarei io. E ho pianto il mio silenzio urlante di colpa, di rimorso, di rimpianto. La voce soffocata per non angosciare chi può udirmi.

Ciascuno rimane solo col proprio dolore, impenetrabile. Come se fosse divenuto un tatuaggio sul cuore. Forse è proprio così.

Qualcosa che entra nel DNA.

 

 
 
 

NATALE 2013

Post n°146 pubblicato il 29 Dicembre 2013 da shomer.mml

 

Un pranzo consumato quasi con la frenesia di lasciarsi, parole senza raccontarsi, regali(ni) quasi dovuti per l'occasione.

Poi ciascuno per sé, chi a dormire e a rilassarsi dopo il dovere di preparare l'usuale pranzo di famiglia e dopo l'abbuffata in tempi record, chi prende l'auto per gli auguri obbligati all'altra parte della famiglia, chi torna alla sua prigione. E chi, nella generale incapacità di comunicazione profonda, se ne torna a cercare o a subire la compagnia della propria solitudine. 

Credo che i Natali in solitudine siano sempre malinconici. Chissà, forse il Natale malinconico lo è sempre. Perché qualcuno ci manca sempre. Fosse un amore che non c'è più, un genitore, un fratello o una sorella, un amico o un'amica... O perché è vicino alla fine dell'anno, quando, quasi come un inevitabile rito, si tirano le somme. Chissà, forse la malinconia fa parte del carattere, di quel carattere che i fatti hanno modificato e che mai raggiungerà la sua massima felicità. O forse è così e basta.

 

Gesù Bambino posto ai piedi dell'altare maggiore. Bambino, non neonato, come vorrebbe il Natale. Bambino con le braccia aperte in segno di accoglienza. Illuminato dal basso così che l'ombra manda un messaggio inverso e complementare: la statua ti accoglie, l'ombra ti chiede di essere accolta. E sul fondo il Cristo morto e appeso alla croce. Nascita e morte, l'inizio e la fine, l'alfa e l'omega. Trentatré anni per cambiare il mondo. Trentatré anni per cambiare la storia di ogni uomo che lo desideri. Trentatré anni per sedurmi con la fedeltà. Trentatré anni e l'eternità d'Amore.

Ogni anno aumenta il numero dei personaggi del presepe in movimento. Siamo arrivati oltre i trecento. Un unico motore. Tremiladuecento kg, quaranta giorni per assemblarlo. Un vero gioiello di una vita di hobby dall'adolescenza. E la voce narrante? E le canzoni natalizie? Non si può non tornare bambini di fronte a quel presepe... Forse per questo ci sono andata, per tornare, per poco, bambina. Per tentare di assaporare ancora lo stupore infantile.

La malinconia si impadronisce di me. Sento un forte, assurdo, deleterio desiderio. Lo assecondo, sapendo di farmi del male. Risalgo in auto e vado al parcheggio dove c'era il camper. "Volevo salutarti, anche se so che non ci sei". Questo è per me un luogo particolare, quasi sacro, il luogo in cui è stato nell'ultimo periodo della sua vita terrena, il luogo in cui la sua anima ha lasciato il corpo. Guardo quel posto vuoto e sento quanto definitiva sia la morte. E piango.

Poi me ne torno a casa, ormai invasa. E attendo che finalmente anche questo Natale passi e si chiuda col chiudersi dei miei occhi...

 

 
 
 

NATALE DI SCIROCCO

Post n°145 pubblicato il 25 Dicembre 2013 da shomer.mml

Prima delle lacrime era di certo una brutta giornata. Dopo le lacrime una possibilità si apre. Per questo sono sempre grata a Dio di avermele donate.

Pensieri cupi si sono affacciati in questi ultimi giorni, molta stanchezza e poca voglia di vivere. Desiderio di andare a trovare i nonni al cimitero, per dire loro che i Natali più belli erano quelli in cui c'erano anche loro, in cui la grande famiglia si riuniva, si mangiava esageratamente e c'era l'aria della festa. Perfino io, che dentro di me già sanguinavo, riuscivo a ridere giocando con mio cugino. La tombola era un rito di famiglia, accompagnata da risate quasi a ogni numero che usciva, tra smorfia e vecchie dicerie, tra la sordità di chi non sentiva davvero e quella di chi non riusciva a sentire tra il chiacchiericcio scherzoso. Erano Natali di presepi tradizionali, di abeti finti con luci e palline classiche. Era famiglia.

I nonni sono morti e pure mio marito, con il quale non ho passato mai gli ultimi Natali, anche se un pensiero andava sempre a lui. Questo è il primo Natale della mancanza. Lo scorso Natale già non c'era più, ma il dolore era molto acuto e la mancanza meno accentuata. Questo è il Natale in cui ho desiderato andare a quel camper a portargli i cioccolatini come ogni anno, con auguri veloci per non correre il rischio di restare coinvolta. Questo è il Natale in cui a quel camper non ci posso più andare. Ieri sono stata al cimitero, dopo tanto, a cambiare quelle rose con stelle di Natale, agrifoglio e vischio. Non mi va di portare fiori freschi, soprattutto perché poi avrei l'impegno di dover andare al cimitero molto più spesso e anche controvoglia. Preferisco andarci quando è il momento per me. Passato il primo anniversario dalla morte mi sono imposta di non andarci per un periodo. Ho faticato, lottando contro il mio senso di colpa. Ma sapevo che avevo bisogno di staccarmi un po' da quel dolore che mi stava uccidendo. Da allora ci sono stata, credo, solo tre volte. E va bene così.

Pensavo, in questa notte di Natale, alle donne conosciute al gruppo sull'elaborazione del lutto. E' stata un'esperienza molto bella. Un rifugio in cui a vicenda, attraverso i nostri racconti, ci siamo date il permesso di dire ciascuna a se stessa delle cose che è molto difficile dirsi. E' stata un'esperienza "protetta", molto bella per certi aspetti. Forse, però, io ero nel posto sbagliato, forse ho troppi sospesi, forse non ho amato abbastanza. Resta il fatto che ciascuna resta sola col proprio dolore e, a dire il vero, io del mio sono così gelosa che posso condividerlo veramente solo con le mie lacrime e con Dio. Perché ho sempre l'impressione che parlare del mio dolore sia sprecar fiato, forse perché nessuno lo comprende davvero, forse perché non voglio parole di consolazione, forse perché vorrei solo un buon silenzio. Forse perché parlarne non mi ripara comunque dalla sofferenza.

Di fatto, mi sto prendendo cura di me stessa, costringendomi a impegnarmi in qualcosa, a non lasciarmi andare, a non essere passiva, come lo sono stata per la maggior parte della mia vita. La fatica del costringersi a vivere sembra che qualche frutto porti.

Avrei voluto riuscire a cambiare il pavimento del soggiorno, per fare il presepe e l'albero. E magari fermarmici di fronte, nel buio della sera, seduta sulla mia poltrona da studio e con un po' di musica natalizia o sacra classica, a godere dell'intermittenza delle luci, a guardare i personaggi, contemplante. E a godere di quella quiete fanciullesca. Questo non è stato possibile. Ma mi sono riproposta di andare a vedere il presepe animato che c'è qui vicino, quello che nella mia infanzia e nella mia adolescenza era una delle cose più belle che ci fossero e il cui pensiero, ancora adesso, mi commuove. E' l'atmosfera del Natale.

Qualcuno dice che è inutile essere buoni solo a Natale. Io dico che c'è una speranza per tutti e che ogni moto del cuore che ci porti al bene va inseguito. E il Natale è un'occasione, con tutti i limiti umani che ciascuno ha.

Allora l'augurio di buon Natale è per tutti davvero. Per chi si impegna nel bene ogni giorno della sua vita, ma anche per chi è egoista da non vedere oltre il suo naso. Perché Cristo è venuto al mondo per tutti. Proprio per tutti. Buon Natale ^_^

 

 
 
 

*

Post n°144 pubblicato il 16 Dicembre 2013 da shomer.mml

Per qualcuno la vita è un faticoso, costante, tremendo combattimento per non fare e per non farsi del male.

Una lucida astinenza.

Una consapevole rinuncia.

 
 
 

R.E.M. (13 dicembre 2013, Santa Lucia)

Post n°143 pubblicato il 14 Dicembre 2013 da shomer.mml

 

Sei venuto a casa. In una casa che non è la mia e non era la tua. Una casa diversa, piccolina e affatto sfarzosa, ma con una grande vetrata sul verde.

Ti ho invitato a entrare, andavi e venivi, ma io ero contenta per questa apertura, per questa pace tra noi nel rispetto reciproco. Sembrava che, nonostante tutto, ci volessimo sempre bene e ci fosse un riavvicinamento.

Mi sono svegliata e ho tenuto a lungo con me quella sensazione, dove c'eravamo solo io e te, e mi sentivo bene per quella pace, ma piena di nostalgia.

Oggi, a distanza di poche ore, nostalgia e razionalità lottano l'una contro l'altra. 

Mi sembro perfino patetica. Ti penso, ti scrivo, come se tu fossi qui. Sei morto e le tue ceneri sono sotto quella lastra. Eppure penso (o spero o ho bisogno di pensare e non so più quale sia la differenza tra le cose) che un giorno, oltre questo mondo, ci reincontreremo. Ti chiederò un consapevole perdono e, se tu mi lascerai, ti abbraccerò stretto a me con amore, con tutto l'amore che non ho potuto e non ho saputo qui.

 
 
 

R.E.M.

Post n°142 pubblicato il 14 Dicembre 2013 da shomer.mml

 

(7 dicembre 2013, XV° anniversario dalla morte della nonna Ada)

Suona il telefono. Rispondo. E' la nonna Ada che mi dice che la nonna Marina (morta, ultracentenaria, poco più di due anni fa) è persa e sta girovagando a Draga Sant'Elia.

P.S.: Non sono mai stata a Draga Sant'Elia, ho cercato in rete... E' probabile che ci andrò prima o poi...

 
 
 

R.E.M.

Post n°141 pubblicato il 05 Dicembre 2013 da shomer.mml

 

Sogni d'angoscia e di singhiozzi cardiaci, di curiosità e di impossibilità.

Ho commesso un omicidio, avevo intenzione di seguire la polizia per non destare sospetto, ma quando si è allontanata, sono tornata accanto al luogo del delitto, per sentire cosa si dicesse.

Ho visto i miei cari affetti presentarsi a me l'uno scodinzolando e l'altro sorridendo, anche se senza alcuni denti, ma entrambi avevano bocche grondanti di sangue fresco misto alla benevolenza per me.

Dopo un prolungare il sonno per cogliere qualcosa, ho visto una bara.

Un giovanissimo seminarista mi ha ammiccato e qualcosa si è strappato, forse un ideale in me, o qualcosa si è presentato, forse lo scandalo della peccatrice. Eppure, dopo molto, un paesaggio tra collina e montagna mi ha rasserenata.

A un corso sulle emozioni finalizzato all'assistenza ci hanno dato pennarelli a modificare disegni preesistenti e tempere a creare qualcosa di nuovo. La mia mano andava senza la mia mente e disegnai donne, contorni neri e capelli colorati, grandi occhi e bocche carnose. Apparve ai loro piedi la sagoma di una mano che simulava un dito medio. Non ebbi una diagnosi, perché mi svegliai.

E non ce l'ho. Per paralisi mentale. Per cecità dell'anima. Per difesa?

 

 
 
 

*

Post n°140 pubblicato il 25 Novembre 2013 da shomer.mml

 

Grazie.

Grazie per esserti seduto accanto a me. Grazie per aver combattuto contro i tuoi limiti. Grazie per esserci.

Sentire quelle note e quelle voci per la prima volta dal vivo è stato bellissimo.

 

Quel Requiem si riversa in me e vi trova uno specchio, una segreta corrispondenza, un alfabeto conosciuto. Tumulti dell'anima, angoscia, buio, ma anche pace e speranza di Resurrezione.

Un inchino, signor Mozart.

 
 
 

ANESTESIA

Post n°139 pubblicato il 20 Novembre 2013 da shomer.mml

 

 

 

 

 

E per oggi quel Dolore non c'è. Non so se devo esserne contenta. Forse c'è solo un senso di vuoto. Ma non è il vuoto che ha lasciato lui, sempre in me e oggi anestetizzato, non so perché.

E' il vuoto di certa solitudine, forse. Il vuoto crudo del "meglio così che niente", il malstare del sentirsi vittime e dei sensi di colpa per l'ingratitudine per le cose che si hanno, la solitudine che scaturisce dal crollo delle annunciate illusioni, dalle parole dette e non credute, dal disallineamento tra parola e comportamento.

E' solitudine del sentirsi soli quando si è in compagnia.

E' solitudine della consapevolezza di sentirsi amati quando non lo si è, di quella fine percezione che qualcosa sempre manchi, della disillusione del sogno. 

E' fastidio per quella maledetta mania del dover essere impeccabili. Quella perversione che il massimo non sia mai abbastanza. Quella leva di falsità che si erge Per orgoglio e Per l'infelicità.

E' il vuoto per l'usare il piacere per ferirsi; per quel bisogno di sottile, maniacale, perversamente appagante masochismo; per il ritrovarsi sempre, ciclicamente, al punto di partenza.

E' smarrimento per la consapevolezza che nulla resta, mai. Per la futura perdita di memoria. Per l'acqua che scivola dalle mani e non torna. Per l'occasione perduta.

E' ansia per il tempo inesorabile, per le cose che vorrei, ma che non sono capace di fare, paralizzata. Per la morte. 

E' stasi.

E' attesa.

E' indolenza.

 

 

 

 

 
 
 

ARIA DI CASA

Post n°138 pubblicato il 07 Novembre 2013 da shomer.mml

 

Per motivi di lavoro ho conosciuto un uomo di poco più di sessant'anni che molti anni fa ha fatto parte di uno storico gruppo musicale della mia zona. Ogni tanto sembra che parli correttamente il dialetto, cosa ormai rara. E questo mi piace molto.

Nei giorni scorsi mi ha raccontato che ha partecipato quattro volte a un concorso di canzoni dialettali della mia zona in veste di autore di testi (e qui mi scappa un saluto al mio caro amico Eddie_Crane ;) ) e si è classificato, nelle varie edizioni, al primo, al secondo, al terzo e al quarto posto.

Non so bene come sia nata la cosa, ma so che stamattina ha portato i cd con le sue canzoni e un suo amico, anch'egli persona con cui io ho a che fare per motivi di lavoro, ha portato un lettore cd con tanto di casse staccate. E così mi sono piacevolmente ascoltata queste canzoni... a volume decisamente alto per il luogo, tanto che non sentivo cosa stesse accadendo fuori da quella stanza.

Devo dire che mi sono piaciute tutte le canzoni. L'ultima delle quattro in ordine di ascolto era una canzone malinconica e dal ritmo più lento, in memoria di un amico che non c'è più. Parlava dei tempi che furono, delle serate in cui, tra amici, si ritrovavano dopo l'orario di lavoro e prima di rientrare a casa, in posti che da me hanno un nome (ma che qui non voglio scrivere) dove bevevano vino e si raccontavano sempre le stesse cose e infine rientravano a casa spesso ubriachi, mentre le mogli infuriate imprecavano.

Guardando il sorriso di questa persona, il modo di parlare, la gioia di queste cose, ho sentito qualcosa muoversi dentro di me e, forse per la prima volta, mi è parso che gli uomini di quella generazione e di quella cultura avessere avuto bisogno di quegli spazi fisici ed emotivi, di quelle inutili chiacchiere annaffiate abbondantemente di vino e di bestemmie. E' stato in quel momento che mi sono profondamente commossa e ho ripensato a mio marito, alle serate in cui arrivava a casa ubriaco e in cui forse sarebbe stato di buonumore se io avessi capito. Di fatto certe cose, di certo anche per la mia educazione e nonostante abbia voluto sperimentarle, non le ho mai capite. Perché credo, e sempre più, che ci si possa dare tante belle cose anche se non si beve, anzi, probabilmente anche di più. E in ogni caso io non sono mai riuscita ad accettare il contorno di menzogne che mi sono sempre state raccontate come giustificazione all'alcoolismo. Sono severa in questo, ma oggi, dopo che, dalla morte di mio marito, quasi quotidianamente faccio i conti con i miei sensi di colpa, comprendo di più certe cose. E forse le accetto di meno. Come se fossero una discriminante della distanza e della vicinanza tra me e un'altra persona con cui mi relaziono.

Di fatto nulla cancella il male che gli ho fatto anche involontariamente, poichè non comprendevo e nulla potrà restituirmelo.

E' morto. E questo è un dato di fatto.

Programmo quotidianamente, annaspando, la mia solitudine.

 
 
 
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Un blog di: shomer.mml
Data di creazione: 25/08/2011
 

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