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shomer.mml
   
 

Anima.Sine.Requie

Diario di una solitudine

 

 

CRUCIALE

Post n°114 pubblicato il 17 Maggio 2013 da shomer.mml

 

 

 

Mi è sempre mancata quella confidenza quasi d'amicizia con i miei familiari. E mi è sempre mancato forse il senso della famiglia per quel che riguarda la qualità del tempo che si passa insieme. Quasi che i pranzi di famiglia siano sempre stati un dovere e non un piacere.  

 

  

 

Parimenti, già in età adulta, ho tentato di creare una qualità nei rapporti con mia sorella e mio fratello. Bisogno che evidentemente ho sentito solo io. Ognuno viaggia per conto suo. E, aggiungo, ognuno si sente solo per conto suo, inevitabilmente. 

 

 

 

Nell'ultimo anno mi è capitato spesso di pensare a mia madre e a mio padre in un modo che per me è doloroso; quello, cioè, della possibilità di confidarsi sinceramente con le persone che più mi amano al mondo. E' un desiderio che si fa sempre più prepotente e la sua frustrazione pure. Perché non posso rompere silenzi decennali come se nulla fosse. Non posso dire cose che mi hanno dilaniata, ma che, ormai, riguardano morti. Non posso rischiare di attirare l'attenzione di famiglie perfette su di me. Non voglio turbare equilibri sani e belli, costruiti in anni di lotte. Ma soprattutto non voglio essere presa per una menzognera, che so di non essere, perché le mie parole potrebbero essere prese per quelle di una frustrata e di un'infelice (cosa vera, tra l'altro), ma, dato il loro peso, anche per quelle di una pazza. 

 

  

 

 

Tuttavia, se per qualcuno è più che normale parlare di cose intime con i propri genitori (e per intime, ben inteso, mi riferisco alle cose che si hanno nel cuore, spesso non legate ai rapporti affettivi di coppia), per me non lo è e non lo è mai stato. Benché desiderato talvolta fortemente. Probabilmente anche per il fatto che, una vita fa, quando espressi certi miei desideri, che per me erano desideri davvero del cuore, fui immediatamente e involontariamente repressa, cosicché da allora chiusi ogni comunicazione, ferita nel profondo. 

 

 

 

E, nonostante questo, anche per una mia scoperta recente, grazie a una persona a me cara in questo momento, del bisogno di essere nuda, ieri ho sentito il bisogno di dire a mia madre che sento il bisogno di investire, nei prossimi mesi, tempo e denaro per affrontare certe mie cose con l'aiuto di uno o una psicoterapeuta. E, nel momento stesso in cui le parole uscivano dalla mia bocca, avevo già nelle orecchie le parole che sarebbero e che sono poi uscite dalla bocca di mia madre. Che, cioè, dovrei piuttosto trovare un buon prete con cui parlare. E, mentre lo diceva, ero già oltre. Già sapevo che le avrei detto, come in effetti le ho poi detto, che i preti hanno cento cose da fare e, se non le hanno, non hanno di certo voglia di prendersi carico di ascoltare una come me. 

 

  

 

Forse perché sono ormai ridotta al volto della disperazione, forse perché nella mia vita interiore c'è troppo caos e un gran bisogno di fare un minimo di ordine, forse perché sento il peso di questi miei pensieri. 

 

 

 

L'urlo dentro di me lo sento molto chiaramente oggi, il mio usato urlo silenzioso, proprio lui, compagno patologicamente fedele da e di una vita, più vivo che mai.  

 

 

La scorsa notte (ben poche ore fa, vista la privazione di sonno, volontaria e involontaria), l'ultima cosa che ho fatto è stato piangere, come la prima che ho fatto appena svegliata, dopo ben tre ore di sonno. Così "mi sento a casa" ed è in questo esatto momento che un'epifania mi si palesa e questo scritto prende un senso vero. In riferimento al concetto, citato nel penultimo post, del "sentirsi a casa". 

 

 

A volte prendere consapevolezza è, oltre la cosa più bella che ci sia, anche tremendo.

 

 

 

 
 
 

ASCENSIONE

Post n°113 pubblicato il 13 Maggio 2013 da shomer.mml

 

"Il perdono dei peccati non cancella le colpe (né le conseguenze, n.d.r.), ma fa molto di più: mette la persona nella condizione della salvezza definitiva"

Sapevo che nulla è per caso.  

 
 
 

SENTIRSI "A CASA"

Post n°112 pubblicato il 28 Aprile 2013 da shomer.mml

 

"

La "bambina del passato" si sente più al sicuro se viene maltrattata. Ogni mancanza di durezza da parte degli adulti con cui viene in contatto suscita in lei sospetto e ansia, perché è qualcosa di strano e sconosciuto. Se invece suscita ostilità, si sente più "a casa". 

Se non riusciamo a trovare, a ricreare o a simulare l'atmosfera emotiva che ben conoscevamo da bambini, ci sentiamo "strani", "stranieri", "persi" o "non a casa". Se al contrario riusciamo a simularla, proviamo quella vecchia e nota sensazione di "sentirci a casa", che offre sì una certa dose di sicurezza, ma che contiene anche tutte quelle restrizioni e ferite che abbiamo conosciuto da bambini

"

 

(tratto da "Il bambino che sei stato" di W. H. Missildine)

 
 
 

INCONTRO

Post n°111 pubblicato il 25 Aprile 2013 da shomer.mml

 

Conobbi Roberto in un periodo infelice della mia vita. Il mio cuore era a pezzi per amore. E pure quello di Roberto, molto provato dalla recente separazione dalla moglie, che se ne era andata con il titolare dell'agenzia per cui lavorava. 

Credo che potrei definire quel periodo balordo. Nessuno di noi due era pronto a innamorarsi, ad amare di nuovo, eravamo troppo freschi e sofferenti. Eppure per circa sei mesi ci frequentammo in ogni senso. Talvolta anche nelle nostre disperazioni affogate nell'alcool. 

Ricordo bene qualche episodio, di cui non vado fiera, e un paio di cose: la prima è che Roberto si era fatto sterilizzare per non avere figli, di comune accordo con la moglie; la seconda è che era riuscito, nel suo piccolo, a realizzare un piccolo sogno, quello di avere una Porsche, anche se di seconda mano. Me la fece anche guidare e non mi ci trovavo mica con le marce al contrario! 

Mi lasciò per Marisa, una donna più grande di me e notoriamente bisessuale, con la quale, per inciso, io andavo d'accordo. 

Poi ci perdemmo di vista. 

Negli ultimi anni l'ho incontrato davvero raramente, anche perché vive in un'altra città e forse rimpatriava ogni tanto per via di suo padre, ora defunto. E l'ho incontrato sempre con una donna bionda. 

Roberto è sempre stato un uomo molto bello: alto, brizzolato, magro, con gli occhi scuri e un bel sorriso. La donna che lo accompagnava non era altrettanto bella. 

Oggi pomeriggio l'ho rivisto, dopo qualche anno, al supermercato. Ero con il mio ex compagno, ho girato lo sguardo e ho visto uno che mi sorrideva con lo sguardo complice. Mi ci è voluto un attimo per metterlo a fuoco. E pure a me è spuntato un sorriso spontaneo. Ci siamo avvicinati, ci siamo scambiati due baci sulle guance, proprio come amici che si incontramo dopo molto tempo. Mi ha presentato la sua compagna come sua moglie. Il mio ex si è allontanato, sua moglie pure, perché era il suo turno in cassa. Abbiamo scambiato due parole di fretta. Ha nominato mio marito, ma non sapeva che è morto quasi nove mesi fa. Ha detto due parole sul fatto che è contento che anch'io mi sia rimessa; e l'ha detto volgendo uno sguardo verso il mio ex compagno. Avrei voluto dirgli che non stiamo insieme, ma avevo altre cose da dirgli, più importanti. Così mi sono infine resa conto di non avergli detto che sono sola. Non che questo cambi nulla, anzi. Ci siamo salutati di fretta, cercando di prenderci fino all'ultimo istante possibile. Quello che è stato davvero bello è che alla fine ci siamo salutati tenendoci la mano. 

In ogni caso è successa una cosa che non mi sarei mai aspettata e che comunque non era mai successa dopo averlo incontrato negli anni precedenti. Dopo averlo salutato, mi è venuto un groppo in gola terribile. Sono stata costretta ad allontanarmi un attimo, fingendo di guardare la corsia degli assorbenti, che era la più vicina. Mi è scesa una lacrima, ma davvero non potevo lasciarmi andare. Cosa che ho fatto, poco dopo, in silenzio, in auto. E con gratitudine verso il mio ex compagno, che, conoscendo bene questi miei sbalzi improvvisi, se ne è stato in silenzio senza scomporsi. 

Ma cosa c'era in quelle lacrime? Non c'era invidia, né gelosia. Ero contenta perchè lui ce l'ha fatta a rifarsi una famiglia, a trovare una stabilità e un equilibrio dopo gli anni burrascosi in cui ci siamo conosciuti. Ed ero contenta nel vedere che sua moglie non è una modella, perché sono certa che, nonostante questo, l'ha sposata perché sta davvero bene. E c'era anche tristezza per me stessa, dolce malinconia ai ricordi con lui, e infine quasi un dolore anticipatorio per quello che voglio e dovrò affrontare nel futuro prossimo. 

Con buona speranza che qualcosa di buono uscirà :)

A Roberto piacevano da impazzire i Pooh, quindi una canzone loro ci sta ;) 

 

 
 
 

R.E.M.

Post n°110 pubblicato il 20 Aprile 2013 da shomer.mml

 

Molti anni fa. Ci troviamo in auto. Sono alla guida e tu seduto al mio fianco. Non sono grassa e indosso una gonna e i tacchi. Tu non bevi. Nostro figlio (che oggi ha più di quattordici anni), è un bambino di circa due o tre anni. Durante il viaggio silenzioso, prendo la tua mano, come si prendono per mano i bambini, e col pollice accarezzo con tenerezza il dorso dela tua. Tu non reagisci. 

 

Più tardi ci troviamo in un bar storico (inesistente) nel viale della cittadina della tua infanzia. C'è gente e ci sono anche i miei. Tu sei in piedi, placido, paziente, mentre io guadagno un tavolo in una sala attigua e tu ti occupi di nostro figlio. 

 

Ti ho visto come non eri e ho visto me come non sono mai stata. E' un risveglio consapevole della falsità, consapevole che forse una famiglia armoniosa è un sogno mai sognato ma forse profondamente desiderato e negato. Quanti forse... 

So di certo che io e te non siamo mai stati così, nessuno dei due così sereno. 

Ma quello che mi fa male e mi lascia amara è il fatto che non hai mai reagito, non hai mai parlato, e mi sembrava una vendetta per vecchi rancori e una sorta di rassegnazione. E io non ti ho riconosciuto, come, conciata in quel modo, non ho riconosciuto me, se non nel sentimento che ho provato nell'accarezzarti la mano, di tenerezza, senso di colpa e desiderio di riconciliazione, cosa che non è stata, nella realtà, possibile, anche se c'è stato tra noi un tacito armistizio. 

Verrò sulla tua tomba. Forse mi stai chiamando. Non so più niente. 

 

 
 
 

L'INCONTRO CON PAOLO

Post n°109 pubblicato il 05 Aprile 2013 da shomer.mml

 

L'ho visto, è salito in auto nei pressi della posta. Guardando nello specchietto retrovisore, me lo sono trovato dietro. Ho passato il semaforo, il sottopasso, ho svoltato a sinistra e lui era sempre dietro a me, senza saperlo. 

Quando ho svoltato nel parcheggio del supermercato, ho tirato un sospiro di sollievo nel vedere che andava dritto. 

Salvo poi trovarmi, pochi minuti dopo, di fronte a lui in supermercato, faccia a faccia... 

 

L'imbarazzo, un commento sulla mia ciccia, un saluto misurato, un bacio per guancia solo perché l'ho voluto io. 

E in tre minuti di orologio dirsi cose che si raccontano solo agli amici intimi. La perfetta sintesi della propria vita, il termometro del proprio star bene o star male. 

 

Forse l'amore è (anche) questo: non perdere mai l'intimità, anche quando ci si incontra dopo anni; guardare due occhi scuri e strabici, concessi solo per un momento, e pieni di rughe e ritrovarci la stessa comprensione di allora; piangere in auto da sola per le sofferenze di un uomo che fa parte del passato, ma che ho ancora dentro e che credo ci resterà per sempre in qualche modo. 

Forse l'amore è (anche) questo: qualcosa che non finisce, nonostante. 

E riascolto la nostra canzone... 

 

 

shomer.mml 

 

 

 

 
 
 

VENERDI' SANTO

Post n°108 pubblicato il 29 Marzo 2013 da shomer.mml

 

Esco di fretta, ma in orario, dal lavoro e mi dirigo in chiesa. So che la celebrazione è già iniziata e quando arrivo stanno leggendo la Passione. 

 

(omissis)

 

La croce è piantata al centro, tutte le persone sono in fila. 

Ho gli occhi lucidi per tutto il tempo. Meno male che ho già pianto un bel po'. Mi sento estremamente imbarazzata per il fatto che ormai non riesco mai a trattenere le lacrime. Sono un caso patologico. 

Ho desiderio di adorare la Croce. Forse mai come quest'anno. 

Pazientemente mi metto in fila. Cerco di non guardare troppo le persone davanti a me, altrimenti scoppio in lacrime. Già il nodo alla gola è tremendo e gli occhi lucidi da un pezzo. E anzi, devo pure cercare di non sbattere le palpebre, altrimenti le lacrime scendono e mi trovo ancor più in imbarazzo. 

Arrivo davanti alla Croce. Non ho il coraggio di guardare il Crocifisso in volto. Tengo lo sguardo basso, mi inginocchio per un attimo, poi mi alzo e bacio i piedi di Gesù. 

E le lacrime spingono. Sulla strada per tornare al mio posto, incrocio lo sguardo e il sorriso di una donna ammalata di cancro, che io ho conosciuto per motivi di lavoro. E sotto quello sguardo mi sento indifesa e nuda. 

Non so come le lacrime riescono a restare appese ancora per l'attimo che le passo accanto, la saluto, le appoggio solo per un istante la mano sulla spalla e le sorrido. 

Poi colano inevitabilmente. 

 

(omissis) 

 

Attendo. 

Scende finalmente le scale. 

Penso: "O adesso o chissà quando..."

"Scusi, don ......, adesso è molto impegnato?" 

Un po' seccato, la vecchia volpe ha già capito tutto. Ma non sapevo ancora che fosse più volpe di quello che credevo...

"Perché?" 

"Vorrei confessarmi" 

Brontolicchia e dice che gli orari erano altri. 

"Ma io lavoro..." 

"Su, venga di qua" 

"No, non fa niente" ... e intanto si dirige verso una zona della chiesa in cui non ci sono molte persone, mentre io, per parlargli, sono costretta a seguirlo "Davvero... posso tornare domani... " 

Quasi sorride la vecchia volpe, perché, secondo me, sa bene che il demonio lavora sempre assiduamente. 

"No, no, venga, ecco, mettiamoci là"

Ci mettiamo in un angolo abbastanza appartato da poter piangere senza che nessuno, eccetto il sacerdote, mi veda e tuttavia non troppo nascosto. 

E mi dice: "Su, avanti!". Mi sa che ha fretta la vecchia volpe, anzi, ne sono sicura. 

Già piango. 

"Sono anni che non mi confesso e questa Pasqua vorrei fare la Comunione, ne ho il desiderio" 

Gli si apre un sorriso in volto. "Bene! Questa è la tua Pasqua!" riferendosi al fatto che oggi mi sono accostata alla Riconciliazione sacramentale. 

(omissis) 

Ho fame del Corpo di Gesù e ho sete del Suo Sangue. 

 

 

shomer.mml

 
 
 

***

Post n°107 pubblicato il 10 Marzo 2013 da shomer.mml

 

 
 
 

DELIRI SULLA FELICITA' RIFLESSA

Post n°106 pubblicato il 08 Marzo 2013 da shomer.mml

 

La mia storia mi ha portata a vivere nella convinzione che la felicità stia nel dare, nel donare, nel servire. E' qui che si realizza la libertà, nel donarsi senza riserva a chi ti succhia la vita. Questa, però, è una dimensione che non appartiene naturalmente all'essere umano. Per questo ogni tanto esce il lato egoistico, quello, cioè, di avere qualcosa per sé. 

Oggi (ma in realtà negli ultimi giorni e oggi di più) mi pare di riuscire a essere felice per gli altri; questo sì. Ma anche di non essere mai felice per me stessa, come se ci fosse, nel mio cuore, una sacra inaccessibilità, un posto dove regna la solitudine che nessun essere umano, nemmeno mio figlio, può colmare. 

E' questa la ragione più grande della mia Speranza. In quella sacra inaccessibilità agli esseri umani, Uno solo è sovrano, e lo è oltre la mia consapevolezza. 

Deliri sulla felicità riflessa?

Sapere o credere che questo si chiami fede? 

Io non lo so, ma sento che è così. E il mio sentire non è emozione, piuttosto cruda verità, memoriale di pietre miliari, pace profonda. 

 

shomer.mml

 

 
 
 

R.E.M. (e altri pensieri)

Post n°105 pubblicato il 25 Febbraio 2013 da shomer.mml

 

Ti ho visto camminare come vent'anni fa, i tuoi capelli biondi al sole, i colori tenui e caldi dei tuoi vestiti, forte e vigoroso, con gli occhi vivi e il sorriso sulle labbra, amore mio. 

Sei venuto da me e ci siamo abbracciati, amore mio, in un abbraccio d'amore, di quelli che si danno, senza malizia, i bambini. Vedendo la tua fragilità, amore mio, ti ho preso tra le mie braccia come una madre fa con suo figlio. E tu ti sei lasciato abbracciare, abbandonandoti, amore mio. 

Non posso non chiamarti "amore mio". Amore, poiché lo fu e lo è, generatore di vita. Mio perché ci siamo appartenuti. 

 

Ogni giorno vedo l'umana fragilità e il passaggio da questa vita a quella degli spiriti che attendono la Resurrezione. 

Non so quando sarà la mia ora (ma lo sospetto); poiché in questa vita ti ho detto poche parole d'amore e pochi gesti ti ho donato; ecco, vorrei essere sepolta vicina a te, per poter, nel giorno del Risveglio, guardarti negli occhi e dirti tutte le cose belle che non ti ho detto, darti tutti i gesti d'amore che non ti ho dato, e amarti come ancora non ti ho amato. 

 

Lascio qui una poesia che ti piaceva molto. Ricordi, amore mio? 

 

 

 Il più bello dei mari 

è quello che non navigammo. 

Il più bello dei nostri figli 

non è ancora cresciuto. 

I più belli dei nostri giorni 

non li abbiamo ancora vissuti. 

E quello 

che vorrei dirti di più bello 

non te l'ho ancora detto. 

 

Nazim Hikmet

 

 

 
 
 
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Un blog di: shomer.mml
Data di creazione: 25/08/2011
 

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