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LA BAMBINA CHE FU MIA MADRE
Post n°73 pubblicato il 28 Maggio 2012 da shomer.mml
Ogni tanto se ne esce con racconti antichi. Alcuni aneddoti li avrò sentiti non so più quante volte. Ogni tanto, quando sento di non poter sopportare, la blocco sul nascere. Più spesso la lascio parlare, perchè so che ne ha bisogno. Ma è quando mi racconta della sua infanzia che starei ad ascoltarla per ore, solo che mi vengono le lacrime e non voglio che mi veda piangere. Così inghiotto il nodo in gola, finchè ce la faccio, poi trovo una scusa, per allontanarmi un attimo, come per esempio andare in bagno, dove mi asciugo le lacrime. Così stamattina... mentre raccontava, oggi serena nonostante tutto, credevo di soffocarmi col boccone per via del nodo in gola. Suo padre era ammalato e lontano da casa, sua madre doveva necessariamente lavorare per poter mangiare. Vivevano in una baracca e mia madre fu messa in un collegio all'età di quattro anni per uscirne a tredici. Il collegio ospitava sia figli di benestanti, sia figli di orfani. E mia madre divenne orfana di padre all'età di sette anni. Nei suoi racconti mi ha sempre detto che questi e quelli non venivano trattati alla stessa maniera. Quando aveva sei anni fu mandata a scuola in un collegio in montagna, per rafforzare i polmoni, come si diceva una volta. Il collegio ospitava maschi e femmine, rigorosamente separati, dalla prima infanzia fino ai diciotto anni. L'unico momento in cui erano tutti insieme era quando uscivano nel cortile. Era fragile e sola e ogni tanto un ragazzo in particolare, a cui probabilmente faceva tenerezza o pena, la prendeva in braccio. Lei lo ricorda sempre, poichè era forse l'unica persona che le dava un gesto di affetto in quel posto. Le suore ci misero malizia in quel gesto e lei non capiva perchè dicessero certe cose. Ci furono un paio di episodi in cui lei continuava a dire alla suora di stare male e la suora continuava a dire a lei che era una scusa, perchè non aveva voglia di studiare. La prima volta ebbe una pleuro-polmonite, la seconda l'appendicite cronica che la fece crollare a terra sulle scale del collegio senza forza, sfociando poi in una peritonite. Quando si mestruò, sua madre le portò gli assorbenti, che, al tempo, erano ancora di stoffa. Gliene portò un bel po', ma qualcuno (...) li fece sparire facendoli poi riapparire miracolosamente l'ultimo giorno di scuola e costringendola a indossare sempre gli stessi pochi assorbenti per giorni con le conseguenze che lascio immaginare. Ci fu un episodio a scuola per cui, ingiustamente, fu dato il sette in condotta a tutta la classe. Assieme al sette fu aggiunta un'altra punizione: non poter ricevere la visita dei genitori per un mese, cosa che normalmente avveniva ogni due settimane... In quel periodo era il compleanno di mia madre e sua sorella, più grande di sette anni, andò a farle visita e le portò una casetta in marzapane che le aveva regalato una sua amica e che proveniva dalla Svizzera. Mia madre, avvisata da una ragazza che c'era sua sorella, corse giù e la incontrò. Quando tornò su, la suora fece mettere tutte le ragazze in fila per due lungo il corridoio, con mia madre in prima fila. Davanti a tutti le chiese cosa avesse fatto e mia madre disse la verità, che cioè era il suo compleanno e che era scesa perchè sua sorella era venuta a trovarla. Le arrivò un ceffone in pieno viso, forte. La suora si accinse a dargliene un altro, ma lei si scostò, così la mano della suora andò a sbattere contro il muro e si fece pure male, tra le risate generali. Per tutto l'anno successivo a mia madre fu affidato il compito di pulire i bagni di due piani del collegio.
Oggi mia madre si è riconciliata, attraverso Gesù Cristo, con la sua storia. (omissis) Oggi mi ritrovo qui col desiderio di abbracciare forte quella bambina che fu, per poter dirle che le voglio bene e che nessuno le farà del male e che non deve avere paura, perchè la proteggo. E a pensare a come potrebbe essere il futuro di questa salute incerta. Vero è che sempre più scopro il valore di mia madre, la fortuna di averla, il calore del suo amore talvolta silenzioso. E tutto questo mi commuove profondamente, indegna ancora di questa eredità meravigliosa.
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