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Anima.Sine.Requie

Diario di una solitudine

 

Messaggi di Luglio 2012

ERI TU IL MIO SIGNORE

Post n°85 pubblicato il 29 Luglio 2012 da shomer.mml

 

Mentre incosciente Ti ferivo 

scoprivo ch'eri accanto a me. 

Lottando inutilmente contro Te 

sentivo ch'eri Tu il mio Signore. 

Derubando del mio tributo il Tuo onore,

vedevo crescere il mio debito con Te. 

Nuotavo contro corrente di Tua Vita 

solo per sentire la forza del Tuo amore. 

Per nascondermi da Te 

ho spento la mia luce, 

ma Tu m'hai sorpreso con le stelle. 

 

Tagore

 

 

 

 
 
 

PUNTI DI VISTA

Post n°84 pubblicato il 25 Luglio 2012 da shomer.mml

 

Quello che per me è desiderio di condivisione, per lui è invadenza.

Sono queste (e altre) sottili (ma neanche tanto) differenze di punti di vista che impediscono la crescita.

Ma forse sbaglio.

 

 

shomer.mml

 
 
 

LA SAGGEZZA DELL'AQUILA

Post n°83 pubblicato il 13 Luglio 2012 da shomer.mml

 

Da sempre, in molte culture, l'Aquila è stata considerata come simbolo di FORZA, RESISTENZA e vista come l'essere dotato della più ALTA CAPACITA' VISIVA. Le aquile sono le padrone dei cieli. La Medicina dell'Aquila è il potere del Grande Spirito. Essa è lo Spirito della Tenacia, del Coraggio e della Rinascita Spirituale. 

 

 

 

C'è una vecchia leggenda sulla lunga vita dell'Aquila. Si narra che l'Aquila viva fino a 70 anni, ma perché ciò accada, quando ne ha 40, deve prendere una decisione seria, difficile e molto dolorosa. A questa età i suoi artigli sono lunghi e flessibili e non riescono più ad afferrare le prede di cui si nutre. Il suo becco è allungato ed appuntito, si incurva. Le ali, invecchiate ed appesantite dalle penne assai ingrossate, puntano contro il petto. Per lei volare è ora difficile. Ora l'Aquila ha solo due alternative: o si lascia morire o affronta un doloroso processo di rinnovamento, lungo ben 150 giorni. 

 

 

 

Volerà allora in cima a una montagna, si ritirerà su un nido inaccessibile, addossato a una parete rocciosa, un luogo da cui potrà fare ritorno con un volo piano e sicuro. Trovato questo luogo, l'Aquila comincerà a sbattere il becco sulla parete fino a staccarlo, affrontando con coraggio il dolore di tale operazione. Passate alcune settimane le ricrescerà un nuovo becco. Con questo, strapperà ad uno ad uno, incurante del dolore, i vecchi artigli. Quando ricresceranno i nuovi artigli, con questi e con il becco, strapperà dal suo corpo tutte le penne, una ad una. Quando rinasceranno le nuove penne, essa, nuova Aquila rinata, si lancerà sicura nel volo di rinnovamento e ricomincerà a vivere per altri 30 anni. 

 

 

 

 
 
 

IL BATTESIMO DEL SETTIMO FIGLIO

Post n°82 pubblicato il 04 Luglio 2012 da shomer.mml

 

Mi si avvicinò durante il rinfresco, nell'unico momento in cui eravamo soli in mezzo agli altri e mi disse: "Hai sentito ciò che ho detto nell'introduzione? Ricordi che leggevamo insieme quei passi?". 

Massimo fu il primo uomo che baciai... avevo circa diciassette anni e lui venticinque. 

Vedevo il suo cuore e mi piaceva, giudizio avallato anche da tutte le mie proiezioni e dai miei sogni e con il benestare della mia famiglia. 

Sposò una ragazza slovena. Hanno avuto in dono parecchi figli e i fatti a cui mi riferisco qui si svolsero il giorno del Battesimo del loro settimo figlio. Devo dire che non so se sia l'ultimo o se dopo ne abbiano avuti ancora. E' usanza, da quanto mi è stato riferito, che in Slovenia sia il Vescovo a battezzare il settimo figlio di una coppia. Così fu infatti. 

Nel momento in cui mi si avvicinò e mi parlò, credo che sentimmo entrambi la dolcezza di quei ricordi, dei passi amati di Gibran che leggevo nella mia adolescenza, sofferta, odiata, cupa, con rari balenii di luce qua e là. 

Ancor oggi quei passi continuano a piacermi molto. Lascio qui il passo a cui si riferì Massimo quel giorno. 

 

 

"E una donna che reggeva un bambino al seno disse: 

Parlaci dei figli. 

E lui disse: 

I vostri figli non sono figli vostri. 

Sono figli e figlie della sete che la vita ha di se stessa. 

Essi vengono attraverso di voi, ma non da voi, 

e benché vivano con voi non vi appartengono. 

Potete donare loro amore ma non i vostri pensieri: 

essi hanno i loro pensieri. 

Potete offrire rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime: 

esse abitano la casa del domani, 

che non vi sarà concesso visitare neppure in sogno. 

Potete tentare di essere simili a loro, ma non farli smili a voi: 

la vita procede e non s'attarda sul passato. 

Voi siete gli archi da cui i figli, 

come frecce vive, sono scoccati in avanti. 

L'arciere vede il bersaglio sul sentiero dell'infinito, 

e vi tende con forza affinché le sue frecce 

vadano rapide e lontane. 

Affidatevi con gioia alla mano dell'arciere, 

poiché come ama il volo della freccia, 

così ama la fermezza dell'arco. 


(Gibran Kahlil Gibran, "Il Profeta")

 

 

 

 

shomer.mml

 

 

 
 
 

MATTEO

Post n°81 pubblicato il 04 Luglio 2012 da shomer.mml

 

"Per me non esiste età". 

Ho compreso ciò che volevi dire... 

ma inevitabilmente certe persone sono destinate 

a non stare assieme...  

 

"Faresti un'esperienza così?". 

Ma ti sembrano domande da farmi?? 

E con quella tua semplicità disarmante?? 

Insomma, capiti per caso nella mia vita, 

in circostanze di lavoro, 

e mi ritrovo a raccontarti 

con gli occhi sorridenti, 

a te che per poco potresti essere mio figlio, 

cose di cui sono molto gelosa, 

proprio quelle che mi vedono indifesa, 

i segreti del mio io bambino, 

i sogni che ho lucchettato nel mio cuore,  

mentre ti svelo chi sono veramente, 

e più tardi col magone e le lacrime agli occhi... 

Ma chi sei? 

Vattene, 

'ché sono impura, 

e stammi distante. 

Sei un diamante, pezzo unico, 

meraviglia d'amore, 

segno vivente del bene. 

Vattene, 

'ché mi costringi a tirar fuori le unghie 

e difendere la mia povertà assurda 

che ingoia la ricchezza di cose antiche come certi ricordi. 

Cosa vuoi che ti dica se non che ho i miei sospesi? 

Cedo quasi a darti ragione, 

forse non c'è età per certe cose, 

ma nemmeno immagini cosa scateni in me: 

voragini abissali di insoluti, 

appuntamenti col passato nel futuro, 

assassini di ricordi così cari da farmi male... 

Sì, era il mio sogno fare quello che tu farai. 

Fu anche il sogno di due Noi. 

Mancò il coraggio e l'amore. 

Resta la spina nel fianco, la mia fragilità, le mie paure. 

Vattene, benché io desideri che tu resti qui a scaldarmi 

questo cuore disabituato, bastonato, afflitto. 

Vattene, raggio di sole, 

vattene!

 

 

 

 


La consapevolezza è un senso unico. 

 

shomer.mml

 

 

 

 
 
 

LE CRUDE VERITA'

Post n°80 pubblicato il 01 Luglio 2012 da shomer.mml

 

La donna sentiva sempre più chiaramente che qualcosa stava cambiando, come se avesse imboccato una strada che l'allontanasse dall'uomo.

Sentì le mani e il suo fiato di cipolla addosso, violento. Nulla di strano. Così stavano le cose. Già da un pezzo. Quando il sesso era divenuto, snaturandosi, un mezzo per allontanare i sentimenti, aveva assunto sembianze tutt'altro che delicate. Quello era ormai divenuto il loro modo, unico, di comunicare.

In fondo nulla avevano condiviso: in anni di frequentazioni, un paio di film al cinema e due volte al teatro. Nessun tipo di lettura li accomunava. L'uomo amava il mare, lei la montagna.

Nemmeno il loro pensiero sui grandi temi etici combaciava, tanto che per non litigare spesso evitavano qualsiasi discussione.

Tutto però aveva un senso e uscì al momento opportuno, quando il disincanto bussò alla porta.

Annaffiato di abbondante alcool, l'uomo pretese ciò che la donna non poteva, e non voleva, (più) dare: il sorriso innamorato, la spensieratezza e la vivacità degli albori, la serenità che non le era mai appartenuta.

I giochi erano fatti. Restava solo il momento della verità, come accade a ogni rapporto, dove il tempo attende paziente il decantarsi delle illusioni e l'avvento delle verità più crude.

Quel tempo era venuto.

Non sentiva più nulla, nessun trasporto in quella violenza che forse aveva cercato per non ammettere di non amare. L'uomo, animale che domina la femmina, era caduto in quel tranello, ancora stoltamente inconsapevole che quello sarebbe stato il primo passo verso un addio.

La sera uscirono a cena. Lui, non dovendo guidare, approfittò e bevve abbondante vino bianco mosso. A lei parve di tornare indietro di anni. Il suo pensiero tornò al marito alcoolista. Riconobbe le nature diverse di quegli uomini e comprese, nonostante tutto e per l'ennesima volta, i motivi che l'avevano spinta a sposarlo, oltre a quel maledetto orgoglio.

Dopo la cena si sedettero nel cortiletto a casa di lui. Stanca, sfiancata, ebbra di umori, si rese conto di annoiarsi, di non dare né ricevere nulla e se ne andò a casa. Lui, sul portone di casa, col bicchiere in mano, l'ultimo rimprovero, quasi inquisitorio. 

 

 

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Un blog di: shomer.mml
Data di creazione: 25/08/2011
 

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